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Appunti per cdl infermieristica.
Tipologia: Appunti
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Le infezioni del sito chirurgico ( SSI ) rappresentano il 15-20% delle infezioni acquisite in ospedale. Una stima statunitense ci indica che una SSI allunga di 7 giorni la degenza in ospedale con conseguente aggravio di spesa, che corrisponde a circa 1000€ al giorno. I fattori di rischio che possono portare a ciò sono: ● La classe di contaminazione del sito operatorio ● La durata della degenza preoperatoria ● La presenza di “focus” infettivo in prossimità ● L’effettuazione dell’intervento in urgenza ● La tecnica operatoria utilizzata Inoltre bisogna conoscere lo stato generale del paziente, ovvero: ● Età ● Comorbilità (diabete, obesità) ● Malnutrizione ● Terapie protratte con corticosteroidi o immunosopressori
La preparazione del paziente è un insieme di cure che contribuisce alla prevenzione delle infezioni del sito operatorio sia perché riduce il rischio di contaminazione perioperatoria di origine endogena (flora cutanea del paziente) sia per l’applicazione di antisettici che ripuliscono la cute. Il rischio di infezione può essere valutato sulla base di 3 elementi: ● La classe di contaminazione dell’intervento chirurgico: ○ Pulito → tiroide, sangue. ○ Pulito-contaminato → intestino, stomaco, vie urinarie. ○ Sporco o infetto → perforazione intestinale con conseguente presenza di feci nell’addome. ● L’indice di gravità clinica del paziente ( classificazione ASA ): ○ ASA 1 → senza patologie. ○ ASA 2 → patologie sotto controllo (diabete). ○ ASA 3 → malattia grave con modica limitazione. ○ ASA 4 → malattia grave con limitazione importante. ● La durata dell’intervento. L’infezione può portare a complicanze locali e sistemiche, la cui gravità dipende dall’entità dell’infezione e dal germe responsabile.
Le raccomandazioni sono ritenute efficaci strategie di prevenzione delle infezioni dal comitato HIPAC (Hospital Infection Control Pratices Advisory Committee).
● Categoria 1A → raccomandazioni ritenute efficaci e fortemente raccomandate perché supportate da studi sperimentali, clinici o epidemiologici (abbondanti evidenze scienfiche). ● Categoria 1B → raccomandazioni fortemente raccomandate perché supportate da alcuni studi sperimentali, clinici ed epidemiologici e sottese ad un forte razionale teorico (numero di evidenze scienfiche inferiori rispetto alle raccomandazioni 1A). ● Categoria 2 → raccomandazioni suggerite perché supportate da minori evidenze scientifiche rispetto alla categoria 1A e 1B; sono sottese comunque ad un razionale teorico e possono essere valide. ● Nessuna Raccomandazione → Pratiche per le quali non vi sono evidenze sufficienti o per le quali non c’è consenso unanime circa la loro efficacia.
Informazioni al paziente ● Informare il paziente di tutte le procedure assistenziali infermieristiche cui sarà sottoposto nelle fasi pre, intra, postoperatorie. ● Accertarsi che l’atto di consenso informato sia allegato alla cartella clinica. ● Consegnare e dare le necessarie istruzioni educative al paziente che deve sottoporsi a intervento chirurgico in regime di daysurgery e/o ambulatoriale (daysurgery → indica la modalità di eseguire un intervento chirurgico in giornata, senza ricovero del paziente).
Supporto psicologico ● Valutare gli stati d’ansia che il paziente può manifestare, discuterne attuando un intervento infermieristico appropriato. ● Rassicurare il paziente per ridurre al minimo lo stato di tensione, la paura del dolore e la paura delle complicanze.
Preparazione della documentazione clinica e infermieristica ● La sera precedente l’intervento controllare che sia presente tutta la documentazione clinica e infermieristica comprensiva di: ○ Cartella clinica ○ Cartella o documentazione infermieristica ○ Consenso informato ○ Esami di laboratorio ○ EGC ○ Referti di diagnostica per immagini ● Verificare che la documentazione accompagni il paziente in sala operatoria.
Prevenzione delle infezioni ● Se possibile identificare e segnalare tutti i processi infettivi localizzati anche a distanza dal sito operatorio prima degli interventi di chirurgia elettiva.
○ Più la depilazione è lontana come tempo rispetto all’intervento chirurgico, più aumenta il rischio di infezioni; categoria 1A. ● È accettabile effetturare la depilazione la sera prima dell’intervento chirurgico purché sia utilizzata una tecnica poco traumatizzante per la cute. ● L’ideale sarebbe effettuare la tricotomia (rasatura di peli e capelli) la mattina dell’intervento. ● L’ablazione dei peli non è indispensabile, se dev’essere praticata bisogna: ○ Limitare la zona da depilare; categoria 1A. ○ Utilizzare preferibilmente il rasoio elettrico ( categoria 1A ) o la crema depilatoria. Per cui la depilazione aumenta il rischio di riscontrare infezioni, ma allo stesso tempo aiuta il chirurgo a capire meglio dove incidere con una visuale pulita della cute. Se deve essere fatta, si usa il metodo meno traumatico. In ordine dal meno al più traumatico: 1) crema depilatoria; 2) rasoio elettrico; 3) lama. Nonostante ciò, quello più usato rimane la lama, in quanto più economico rispetto agli altri. Bisogna depilare poco prima dell’intervento, per evitare il più possibile la proliferazione dei germi.
Preparazione intestinale ● La preparazione intestinale varia con la tipologia d’interventi e, se richiesta, può essere effettuata con tecniche diverse: clistere , clismi pronti , lassativi per via orale. In realtà non c’è una sostanziale differenza di infezioni tra chi fa e non fa la preparazione (= non c’è evidenza scientifica). ● Seguire le indicazioni del chirurgo e attenersi possibilmente ad un protocollo standard redatto per tipologia d’intervento chirurgico.
Detersione e igiene del paziente ● La sera prima o la mattina del giorno dell’intervento far eseguire al paziente una doccia o un bagno con antisettico adeguato (a base di clorexidina ). Categoria 1B ● Pulire, disinfettare e medicare adeguatamente eventuali ferite o lesioni cutanee e mucose. Categoria 1A ● Lavare e isolare le stomie, sostituendo la placca e il sacchetto. Categoria 1A
Preparazione della cute
Igiene del letto di degenza ● Cambiare la biancheria del letto: ○ Dopo la doccia o bagno o spugnatura. ○ Prima del rientro del paziente dalla sala operatoria. ● Cambiare la biancheria della barella ogni qualvolta si utilizza per il trasporto dei pazienti.
Vestizione del paziente ● Prima di accompagnare il paziente in sala operatoria per l’intervento rimuovere: ○ Lenti a contatto e occhiali ○ Protesi dentarie o di altro tipo ○ Apparecchi acustici (toglierli il più tardi possibile) ● Segnalare se il paziente è portatore di ponti o denti instabili. ● Far togliere gioielli, catenine, anelli, orologi. ● Depositare gli effetti personali di valore in luogo sicuro o consegnare ad un parente chiaramente identificato. ● Far indossare camice e cuffia monouso forniti dall’ospedale. Categoria 1B
Profilassi antibiotica ● Eseguire l’antibiotico-profilassi nei tempi e modi prescritti dal medico. ● In caso di ritardo o rinvio dell’intervento segnalare al medico l’orario dell’ultima dose somministrata. Categoria 1A Gli antibiotici si danno non appena il paziente viene intubato, in modo da avere il picco di funzionalità del farmaco.
Premedicazione ● Somministrare la premedicazione secondo indicazione medica. ● Far rimanere il paziente a letto o in barella; in quest’ultimo caso accertarsi che le sponde siano adeguatamente posizionate.
Profilassi antiembolica ● Seguire le indicazioni del medico sia per l’eventuale applicazione di fasce elastiche che per la prescrizione farmacologica ( eparina ). In questo caso si somministra la sera prima per evitare il picco, che potrebbe causare durante l’intervento problemi come un tromboembolismo (formazione di un coagulo di sangue all’interno di un vaso).
Pneumotorace spontaneo ● Primitivo → causato dalla rottura di una bolla enfisematosa all’interno del cavo pleurico (subpleurica) con conseguente rilascio d’aria e collasso del polmone; più comune nei giovani maschi fumatori. (Es. ragazzo fumatore che va a giocare a calcetto e all’improvviso ha un dolore lancinante alla spalla). ● Secondario → più frequenti, sono facilitate da una serie di condizioni: ○ BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) → paziente obeso fumatore. ○ Malattia bollosa ○ Fibrosi cistica ○ Aids ○ Catameniale → si verifica nelle donne con endometriosi a livello toracico. ○ Neonatale ○ Da tumore polmonare o metastatico
Pneumotorace acquisito ● Traumatico ● Iatrogeno: ○ Cateterismo venoso centrale → generalmente i chirurghi sono portati a cercare l’accesso venoso più rapido, ovvero la succlavia. È molto rischioso in quanto si passa con un ago al di sopra dei rami dell’apice polmonare, provocando un possibile pneumotorace (il pz sente dolore, respira male e diventa cianotico). ○ Toracentesi → versamento pleurico da drenare con l’ago. ○ Ventilazione meccanica → tipica nei pazienti in rianimazione che hanno bisogno della ventilazione assistita. ○ Biopsia trans-toracica ○ Post-chirurgico ○ Post-rimozione drenaggio toracico ● Altri: ○ Barotrauma → trauma da eccessiva pressione (es. piloti di aerei). ○ Perforazione esofagea → es. pz arriva pugnalato a livello toracico, ha un rilascio di aria all’interno del cavo pleurico.
Classificazione Si distinguono 3 tipi di pneumotorace ● Aperto → entrata e fuoriuscita di aria all’interno del cavo pleurico con collasso del polmone; condizione grave, ma non mortale, in quanto si riesce a respirare. ● Chiuso → entrata di aria all’interno del cavo pleurico con collasso del polmone ambolaterale; anche in questo caso si riesce a respirare.
● Ipersteso → la condizione più grave; l’aria entra con meccanismo a valvola, ma non riesce ad uscire tramite l’espirazione. Questa è mortale per via della compressione e l’ostruzione delle vene cave, impedendo il ritorno venoso al cuore. Per cui si avrà: collasso polmonare omolaterale, spostamento del mediastino verso il polmone controlaterale, la pressione aumenta a ogni ispirazione e il pz muore prima di poter fare analisi strumentali accurate (lastra e tac).
Sintomi ● Dolore toracico → ● Dispnea → difficoltà a respirare ○ Ortopnea → in posizione supina (sdraiato) ● Tachipnea → aumento della frequenza respiratoria ● Tosse → ● Ipossiemia → diminuzione di ossigeno nel sangue. ● Cianosi → estremità violacee.
Esame obiettivo Oltre i sintomi sopracitati, si può arrivare alla diagnosi di pneumotorace attraverso questi esami: ● Iperfonesi percussoria ● Assenza o diminuzione del murmure vescicolare ● Assenza o diminuzione del fremito vocale tattile
Rx torace ● Zona iperdiafana in cui non è possibile riconoscere la trama bronco-vascolare ● Iperespansione dell’ emitorace corrispondente (TC torace solo in caso di dubbio).
Complicanze ● Pneumotorace ricorrente ● Piopneumotorace → presenza di aria e di pus in contemporanea ● Emopneumotorace → presenza contemporanea di aria e di sangue
Drenaggio pleurico (MOLTO IMPORTANTE) È un dispositivo usato per evacuare raccolte aeree o liquide, generalmente patologiche, da cavità naturali o neoformate. Il materiale utilizzato è: ● Drenaggio di varie dimensioni; è connesso tramite un tubo alla falla ● Sistema di connessione ● Bottiglione di raccolta
Medicazione ● Disinfettante ● Garze sterili ● Cerotto Verificare: ● Tenuta del punto di sutura ● Eventuali perdite di aria o di fluidi dal tramite di inserzione ● Presenza di enfisema sottocutaneo
28/10/ Anatomia dell’uretra Uretra maschile L’uretra maschile, che serve da condotto sia del sistema urinario che di quello genitale, si estende dal meato interno nella Vescica urinaria fino all’estremità del glande. È divisa in tre segmenti:
Uretra femminile L’uretra femminile è lunga circa 4 cm e larga 6 mm, inizia dal meato interno vescicale e decorre strettamente adesa alla parete anteriore della vagina. Termina all’orifizio uretrale esterno, che è una fessura verticale situata in posizione immediatamente anteriore rispetto all’apertura della vagina. Essa rappresenta per la vescica l’intero meccanismo sfinteriale, ha una robusta parete muscolare composta da 2 strati; è più facilmente distendibile di quella dei maschi.
Funzionamento normale della vescica ● Il volume medio di urina prodotto nelle 24 ore è di circa 1,5 l. ● Il volume della produzione di urina varia con la temperatura e con la quantità di liquidi introdotta nell’organismo. ● La maggior parte delle persone inizia ad avvertire la necessità di svuotare la vescica quando questa contiene all’incirca 200 ml di urina.
● La capacità massima della vescica e di 400-600 ml; inizialmente lo stimolo non è continuo, ma mano a mano che la vescica si riempie lo stimolo diventa sempre più frequente ed intenso, fino a quando non è più possibile ignorarlo. ● La maggior parte delle persone svuota la vescica da 4 a 6 volte al giorno. ● La maggior parte delle persone non ha la necessità di alzarsi dal letto durante la notte per urinare, una minoranza invece si deve alzare una volta. ● In alcune persone anziane, la capacità funzionale (compliance) della vescica è ridotta, di conseguenza l’intervallo tra la prima sensazione è lo stimolo impellente ad urinare diventa più breve. ● La capacità funzionale della vescica è ridotta anche durante la gravidanza.
Pressioni vescicali La pressione vescicale tende a spingere l’urina verso l’esterno, mentre la pressione uretrale tende a trattenerla. La pressione uretrale è mantenuta da: ● Sfinteri uretrali. ● Pavimento pelvico. La pressione vescicale è aumentata da: ● Contrazioni del detrusore. ● Aumento della pressione intra-addominale (tosse, risata, movimenti improvvisi, gravidanza). In condizioni normali la pressione vescicale è maggiore di quella uretrale; quando l’individuo decide di urinare la pressione uretrale diminuisce (lo sfintere si rilassa) e la pressione vescicale aumenta (il detrusore si contrae), permettendo così la fuoriuscita dell’urina. Tra una minzione e l’altra, riflessi automatici assicurano che gli sfinteri e il pavimento pelvico si contraggano in risposta a qualsiasi aumento della pressione vescicale. Ci sono diverse situazioni nelle quali questo meccanismo può essere compromesso e che possono portare al fenomeno dell’ incontinenza urinaria.
Infezioni delle vie urinarie È stato stimato che fra il 5 e il 7% dei pazienti ricoverati in ospedale o in strutture di ricovero per anziani ogni anno contrae un’infezione ospedaliera. Le infezioni delle vie urinarie ( IVU ) sono le infezioni più frequenti e rappresentano il 35-40% delle infezioni ospedaliere. Il 75-80% circa delle IVU È associato all’uso di catetere vescicale è un altro 5-10% ad altre manipolazioni del tratto urinario (cistoscopia). L’elevata frequenza di IVU È attribuibile sia all’enorme diffusione del catetere vescicale in pazienti ricoverati che alla facilità alla contaminazione dello stesso catetere. I fattori predisponenti sono: ● L’area perineale dove viene inserito il catetere è normalmente colonizzata. ● L’urina rappresenta un ottimo terreno di coltura. ● Frequenti manipolazioni della sacca di drenaggio per lo svuotamento.
In base alla forma dell’estremità prossimale del catetere vescicale, possiamo distinguere (non sono da sapere tutti, quello Foley è il più importante): ● C. di Nelaton → ha l’estremità prossimale arrotondata e rettilinea. ● C. di Mercier → generalmente semirigido, la punta (arrotondata) presenta un’angolatura (30º-45º). ● C. di Couvelaire → semirigido, l’estremità presenta un foro a “becco di flauto” e 2 fori laterali. ● C. di Tiemann → semirigido, ha l’estremità a forma conica e con un’angolatura di 30º. ● C. conicolivare → semirigido, dotato all’estremità distale di un’olivella. ● C. di Foley → molle, autostatico (è dotato all’estremità distale di un palloncino gonfiabile che ne permette l’ancoraggio in vescica). ● C. Dufour → semirigido, autostatico, a tre vie (anch’esso è dotato di un palloncino di ancoraggio, la terza via serve per il lavaggio continuo). ● C. di Pezzer e c. di Malecot → cateteri in gomma, autostatici.
● Epicistostomia → quando non è possibile drenare le urine per uretra, o in particolari condizioni come durante alcuni interventi chirurgici o nel caso si voglia evitare una lunga permanenza in uretra del catetere, può essere utilizzata la puntura sovrapubica.
Modalità operative Risorse materiali ● Carrello o supporto stabile sul quale posizionare tutto il materiale. ● Kit per cateterismo con il seguente materiale sterile: ○ Telino ○ Telino fenestrato ○ Garze sterili ○ Antisettico ○ Lubrificante sterile in siringa ○ Soluzione fisiologica in siringa. ● Cateteri sterili di varie misure. ● Sacca di raccolta sterile a circuito chiuso. ● Guanti monouso puliti. ● 2 paia di guanti sterili (e altre paia di riserva). ● Lubrificante con lidocaina sterile monodose (nell’eventualità di cateterismo difficoltoso). ● DPI: occhiali protettivi per l’operatore. ● Siringa cono catetere da 50 o 100 ml. ● Flacone di soluzione fisiologica sterile da 100 o più ml.
Preparazione materiale
● Predisporre il materiale su un carrello.
Preparazione paziente ● Spiegare al paziente la procedura che verrà eseguita. ● Isolare la postazione del paziente con paravento o usare una stanza dedicata. ● Procedere ad accurata igiene intima (se non autosufficiente). ● Effettuare ispezione per evidenziare fimosi, stenosi o malformazioni con guanti monouso. ● Far assumere al paziente la posizione supina.
Allestimento campo sterile ● Effettuare accurato lavaggio delle mani con antisettico. ● Aprire il kit per il cateterismo in maniera asettica. ● Indossare il primo paio di guanti sterili. ● Aprire il telino e stenderlo fra le gambe del paziente, se collaborante, altrimenti su un piano vicino e disporre asetticamente il materiale sullo stesso telino. ● Distribuire parte del lubrificante della siringa su una garza.
Antisepsi del meato uretrale ● Con la mano non dominante afferrare il pene, ritrarre il prepuzio e scoprire il glande, quindi con la mano dominante prendere il gruppo di tre garze imbevute di antisettico e procedere con l’antisepsi dal meato verso la base del glande con movimenti circolari. ● Ripetere, eliminando la garza usata, l’azione con la garza successiva. ● Lasciare l’ultima garza adesa al meato. ● La mano non dominante continua la presa del pene.
Lubrificazione dell’uretra ● Introdurre nell’uretra il cono della siringa con la restante parte di lubrificante, o meglio utilizzare un lubrificante con lidocaina sterile monodose, soprattutto in caso di cateterismo difficoltoso. ● Togliere il primo paio di guanti sterili.
Preparazione del catetere ● Scegliere la misura del catetere più piccola possibile. ● Aprire le confezioni e disporre in modo asettico il catetere e la sacca sul telino sterile.
Pre-cateterismo ● Eseguire l’antisepsi delle mani e indossare il secondo paio di guanti sterili. ● Collegare la sacca al catetere.
● Registrare sulla documentazione clinica del paziente: ○ Motivo della cateterizzazione ○ Volume di urine drenato ○ Data ed ora della cateterizzazione ○ Tipo, lunghezza e calibro del catetere ○ Problemi intervenuti nel corso della procedura ○ Segnalazioni da parte del paziente, se riportate.
Raccomandazioni ● La procedura è stata sviluppata per l’esecuzione da parte di un operatore: nel caso di cateterismo difficile, soprattutto in mancanza della collaborazione del paziente, è utile l’intervento di un secondo operatore. ● Evitare manovre disinvolte o improvvisate che possono determinare conseguenze anche pesanti per il paziente (traumi, false strade, uretrorragia e/o ematuria, infezioni). ● Durante l’introduzione del catetere, se si avverte una resistenza insolita, ritirare un po’ il catetere e ruotarlo sul suo asse, riprovando quindi a farlo avanzare, sempre con gradualità e senza forzare. ● Durante il gonfiaggio del palloncino se si avverte eccessiva resistenza e/o nel contempo il paziente lamenta dolore, sgonfiare immediatamente il palloncino e ritirare il catetere e riprovare una nuova introduzione, sempre con gradualità e senza forzare. ● Se dal catetere inserito l’urina non esce anche dopo aver provato a schiacciare il catetere: provare ad aspirare con la siringa cono il catetere oppure eseguire delicatamente un lavaggio vescicale con circa 50 ml di fisiologica sterile per verificare che il catetere sia effettivamente in vescica.
Ginnastica vescicale prima di rimuovere il catetere? ● Si chiude il catetere per due o tre ore e si riapre per far refluire l’urina, si continua fino a quando il paziente avverte lo stimolo alla minzione. ● Si chiude il catetere non ad intervalli prefissati e si riapre quando il paziente avverte lo stimolo alla minzione. Non vengono presi in considerazione lo stato vigile o meno del paziente, l’autonomia o la non autosufficienza, le patologie di base, l’idratazione endovenosa o per via orale, l’uso di diuretici. Tutte queste variabili fanno sì che la procedura sia un fatto che l’infermiere gestisce in base alle sue conoscenze professionali. Non esistono in letteratura linee guida o procedure o protocolli su come eseguire la ginnastica vescicale. Diversi studi dimostrano che non esiste alcuna differenza alla minzione tra i pazienti ai quali viene tolto il Foley alla fine del tempo previsto per la permanenza e i pazienti ai quali viene eseguita la ginnastica vescicale prima della rimozione del catetere.
30/10/ Il sondino naso-gastrico è un tubo flessibile che viene introdotto attraverso il naso nello stomaco. Vi sono due motivi per cui si mette:
Modalità operative Risorse naturali (NON da imparare a memoria): ● Guanti monouso non sterili ● S.N.G. in silicone o poliuretano a seconda della destinazione d’uso ● Lubrificante ● Cerotto di tela o in TNT ● Schizzettone ● Spugnetta preinsaponata ● Contenitore con acqua ● Panno-carta ● Medicazioni a base di idrocolloidi ● Telino ● Tappini per SNG ● Garze non sterili ● Pompa infusionale e deflussore per nutrizione enterale ● Fonendoscopio ● Contenitore per rifiuti.
Inserimento ● Informare il pz della procedura (se cosciente). ● Eseguire il lavaggio delle mani e indossare i guanti. ● Posizionare il pz semiseduto. ● Ispezionare le cavità nasali e scegliere la narice più idonea. ● Verificare eventuali deformazioni, irritazioni o piccole ulcere in caso di pz già portatore di SNG. ● Rimuovere eventuali protesi dentarie mobili. ● Misurare la distanza orecchio-naso-processo xifoideo (NOX) e fare riferimento alla tacca segnata sul SNG. ● Lubrificare la punta del sondino. ● Introdurre delicatamente il sondino nella narice e quando il tubicino arriva in faringe invitare il pz a deglutire alcuni sorsi di acqua. ● Ispezionare il cavo orale qualora si presentassero difficoltà nell’avanzamento del SNG. ● A metà della distanza NOX aspirare con uno schizzettone.
● Sfilarsi i guanti e lavarsi le mani.
Complicanze ● Lesioni da decubito sul naso per posizionamento prolungato del SNG. ● Polmonite ab-ingestis in corso di nutrizione enterale.
Eccezioni ● In caso di politraumi o traumi cervicali evitare la posizione semi-seduta del pz ● Nei pz con traumi del massiccio facciale il SNG viene inserito attraverso la cavità orale anziché le narici.
Raccomandazioni Per la somministrazione di farmaci attraverso SNG ● Preferire gocce, sciroppi, compresse effervescenti, bustine. ● In caso si tratti di compresse frantumarle il più possibile per facilitare lo scioglimento. ● Dopo la somministrazione di farmaci chiudere il SNG con un tappino e mantenerlo chiuso per il tempo necessario all’assorbimento dei farmaci ● Infondere 30 ml circa di acqua prima e dopo la somministrazione del farmaco. ● Verificare l’assenza di residui di farmaco nella siringa dopo la somministrazione. ● Evitare di somministrare farmaci a rilascio prolungato, poiché frantumandoli viene alterato l’effetto terapeutico. ● Evitare l’uso di farmaci gastroresistenti in quanto la rimozione della superficie esterna potrebbe causare l’inattivazione del farmaco da parte degli acidi grassi. ● Evitare anche l’uso di capsule molli per le quali è sconsigliata l’aspirazione del contenuto.
Per la gestione delle linee infusionali per la nutrizione enterale ● Quando si ha la certezza (con quadro Rx) che il SNG sia collocato nel punto giusto procedere alla preparazione della nutrizione enterale al fine di evitare che eventuali liquidi somministrati possano non raggiungere la sede prestabilita (stomaco). ● Durante la somministrazione di nutrizione enterale è bene procedere al lavaggio del SNG alla fine di ogni infusione con 30/50 ml di acqua, per ridurre al massimo il rischio di ostruzione. ● Controllare il posizionamento del SNG in quanto nel corso della nutrizione enterale, soprattutto in soggetti non coscienti il sondino potrebbe dislocarsi, piegarsi o risalire con il rischio di ab-ingestis.
● All’inizio di ogni turno controllare il posizionamento del SNG e l’eventuale ristagno gastrico. Se il ristagno risulta > a 150/200 ml ritardare o sospendere l’infusione. ● Sostituire il deflussore ogni 24 ore.
30/11/ Vie di accesso ● Vena succlavia ● Vena giugulare interna ● Vena femorale
Cateteri ● Una, due o tre vie. ● Port-a-cath → si fa una tasca sottocutanea per il serbatoio ○ Ponendolo all’interno ha meno rischio di infezioni ○ Hanno una maggiore durata nel tempo.
Modalità operative Risorse materiali ● Guanti sterili ● Antisettico ● Soluzione fisiologica 500 cc ● 1 deflussore sterile ● Kit sterile CVC ● Sutura sterile ● Portaghi ● Sistema di fissaggio per CVC ● Medicazione sterile ● Anestetico locale (lidocaina al 2%) ● Fiale di soluzione fisiologica 10 cc ● Forbici sterili o bisturi ● Siringhe da 5 cc e da 10 cc sterili ● Aghi 19G / 23G ● Teli sterili monouso ● Mascherina chirurgica - copricapo - schermo protettivo
Inserimento (tecnica di Seldinger) ● Informare il pz sulla procedura cui verrà sottoposto, facendogli firmare il consenso informato. ● Posizionare correttamente il pz. ● Indossare mascherina chirurgica, copricapo e schermo protettivo.