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Sbobinature di basi di infermieristica generale.
Tipologia: Sbobinature
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Il dolore viene considerato parte dei paarmetri vitali. È un parametro discriminante anche nell’attribuzione codice- colore. Una prima definizione del dolore è stata data nel 1978 dall’IASP e identificava il dolore come una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale. Nel 2020 è stata data una definizione più complessa del dolore. Il dolore può non solo essere una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale associata ad un danno ma potrebbe anche solo assomigliarvi. IL dolore è un’esperienza personale. Gli individui imparano il concetto di dolore a seconda delle loro esperienze di vita. IL dolore può avere effetti psicosoversi sull’individuo. Il dolore è un’esperienza vissuta in modo personale: rispetto alla precedente definizione il dolore non è più un’esperienza soggettiva ma bensì personale. Il dolore è sempre influenzato a vario titolo da fattori biologici e da fattori psicologici legati al contesto sociale in cui vive la persona. Esiste un’effettiva differenza tra dolore e nocicezione. La nocicezione è il processo che manda l’attività ai neuroni sensoriali. Il dolore non coincide sempre con la nocicezione, non sempre c’è un’automatica espressione dell’organismo. Gli individui imparano il dolore in base alle esperienze di vita, è frutto delle possibilità di apprendimento. Non vanno considerate solo le esperienze vissute nell’infanzia bensì tutte le esperienze della vita. Il resoconto di un’esperienza di dolore dovrebbe sempre essre rispettato. Questa dichiarazione è legata direttamente alla definizione di mon real. Viene ribaditto il fatto che, indipendentemente da una causa riconoscibile di dolore, il dolore va rispettato e trattato. Il dolore può avere effetti avversi. Lo stimolo doloroso può essre una minaccia come fonte di danno tissutale, ha un ruolo adattivo in questo caso. Quando però il dolore diventa cronico e non sempre ha una causa a cui può essere ricondotto, le conseguenze non sono più solo fisiche ma anche psicosociali. È importante non solo valutare l’intensità del dolore ma considerare l’impatto che questo ha sulle funzioni quotidiane e sull’aspetto psicologico. Es) pazienti affetti da psicopagia La descrizoone verbale è solo uno dei tanti comportamenti usati per l’espressione del dolore. Un paziente si deve rendere conto effettivamnte che c’è iuna problematica dolorosa. TIPOLOGIE DEL DOLORE IL dolore può essere classificato in: Acuto/transitorio Cronico episodico: compare in modo sporadico ma in periodo di tempo prolungato. Es) emicrania, dolore che va via come è arrivato Cronico persistente: ha una durata prolungata, non sempre vi è una causa identificabile. Può essere secondario a patologie oncologiche o a neuropatie periferiche o artriti. IN questo dolore è molto importante la componente psicologica. Oncologico: anch’esso può essere acuto o cronico. IN questo caso è importante accertare ogni forma di un nuovo dolore. Idiopatico: dolore in cui non è possibile riconoscere una causa fisica precisa Da processo patologico: questo dolore può essere differenziato in dolore nocicettivo o dolore neuropatico Dolore nocicettivo= normale elaborazione degli stimoli che possono danneggiare i tessuti. Si differenzia in dolore somatico e dolore viscerale. Dolore neuropatico = non vi è una corretta erlaborazione degli imput sensoriali. Anomalie nel SNP o SNC.
Bisogna preferire un approccio diretto. Una valutazione dello stato del paziente e un intervista al paziente stesso. Bisogna avvalerdsi dell’utilizzo di scale di valutazione adeguate. L’approccio indiretto, intervista familiari, va valuato solo nei casi in cui il paziente non riesce ad esprimere il proprio disagio. LINEE GUIDA E GENERALI