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Bellini - article about architetcture, Test d'ammissione di Architettura

Bellini - article about architetcture

Tipologia: Test d'ammissione

2024/2025

Caricato il 04/05/2026

Utente sconosciuto
Utente sconosciuto 🇮🇹

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bazia delle Tre Fontane in una fe ti Carlomagno»; al centro SS. Vincenzo e An cala Coeli © sullo sio UN’OPERA DI GIACOMO DELLA PORTA: LA RICOSTRUZIONE DELL’'ORATORIO DI S. MARIA DE SCALA CCELI NELL’'ABBAZIA DELLE TRE FONTANE di FEDERICO BELLINI le chiesa di S. Maria de Scala al suo impianto geometrico, all’orienta- rente: un luogo disabitato en edificio tardo cinquecentesco zione architeitonica (lungo l’asse nord- lo dagli edifici abbazi a pianta rale mistilinca, sud), alla struttura. Le seguenti note in- paludosi pressoché dese: in muratura di mfelli a para- tendono mostrare come tali particola- scolo (6) fi mattoni (figg. 1,2). Sorge su di rità siano il risultato di una soluzione In questi luoghi v un cialzo di terreno all’interno dell’Ab- architettonica data a esigenze cultnali e edificato un santuario di DI enne benedettina cistercense delle Tre di prestigio richieste dal sito e dalla questo culto che si s ianco della chiesa dei SS. committenza. li cristiani della V Anastasio e poco distante S. Paolo e infine di di S. Paolo della stessa S. Zenone, tu (fig. 3) T culti stro edificio in v de Scala Coeli è fabbrica cemeteriale sorge ceri raltro tra le meno note, I culti del complesso delle Tre Fontane il quale, probabilmente c sua custruzione stata finan- sono strettamente legati alla fisici mune dal Cardinale Alessandro allora Inoghi. Tarea è una leggera depres a dei da segnalazione al sottosta ne di$. Zenone, che racco; rio dell'Abbazia. La sua tra piccoli rialzi, condannata dalle acque Diccimila (5). Al culto di Di: è fatta risalire a Giacomo di questi allo stato naturale di palude. vrappone quello dell'Am bbene la fonte non sia Da sempre afflitta da febbri malariche, molto anticamente, dà il nom tribuzione ap- fu destinata già in epoca imperiale a ci. pelletta (6). Possiamo o discutibile, confortata mitero (3): l’attuale amenità dei luoghi ciù che ca dremo, da inequivocabili è dovuta alle recenti bonifiche e alla d i Le particolarità di ta- piantagione degli eucalipti. 12: f ì no a cento anni f; Fig. 2 quel luogo non può nascere una ecclesia, un punto di incontro, ma un wmonuner nel senso latino del termine, un edificio che suggerisca una sospensione del tempo a ricordo della strage. Occor- re infine sottolineare la popolarità dei culti dell’Anvunziata e dei SS. Martiri, che dettero presto vita ad annuali pro- cessioni (7). Nell’impossibilità di riper correre tutte le varie vappe della ricca storia dell’abbazia, ci si deve limitare a segnalare la presenza dî monaci greci no all'VILIX sec., ta dei benedettini, che, dopo varie vi- cissitudini, ancora la occupano. Hani, e la successiva venu- È con Bernardo di Chiaravalle che la cappelletta aggiunge un ulteriore valore cultuale: fu qui che il monaco francese ebbe la visione delle anime che, «quasi per scalam», venivano accompagnate al cielo da angeli (8). Si era nel 1138, ma la ristrutturazione dell’edificio avvenne probabilmente solo un secolo più tardi, rispettandone l'impianto centrico (9) L'ultimo ritocco la piccola chiesa lo eb- be nel 1412, quando, a seguito di dan- neggiamenti, l'allora anti-Papa Giovan- ni XXIII, nella necessità di trovare fon- di per il restauro, concesse indulgenze per le anime del purgatorio (10). È que- viene sta la prima volta che la chi detta de Scala Coeli. Ecco che ai culti popolari se ne aggiunge un altro, quello della visione bernardiana, più legato alle classi abbienti, le uniche in grado di so- stenere il costo di un'indulgenza. La forma dell’antico oratorio Possiamo tarci un'idea neppure Lrop- po imprecisa di come si presentassero edificio e sito alla metà del sec. XV. Ce lo consentono alcune mappe la cui ico- nografia risale probabilmente al primo decennio del secolo (11) (fg. 4). In una di esse la chiesa presenta un impianto circolare, nelle altre poligonale (12); le poche murature superstiti ci sug no tuttavia la prima forma. L'edificio era coperto a volta, ma non si capisce se questa fosse în ‘muratura oppure în legname: tutte le mappe disegnano dei timpani, dal che si potrebbe dedurre che avessero una funzione di rinfianco. Tuttavia avrebbero avuto un senso an- che come semplice efflorescenza decora- tiva, o come rinforzo all’incastro nella muratura delle travi di un terto. La più accurata delle mappe mostra anche se- gni di danneggiamenti a questa copertu- ra, dovuti ai micidiali effet. dell’um tà dei Inoghi, e all'esposizione zi fulmini favorita dall’assenza completa di vegeta- zione nei paraggi. Infine il corpo degli ambienti inferiori appare sporgere un po’ fuori terra e staccarsi dal corpo del la chiesa. Maggiori e dererminanti informazioni sono fornite da uno schizzo di Sallustio Peruzzi che restituisce l'andamento mi- stilineo che lo spazio interno doveva presentare e che ricordava quello del ce- lebre Oratorio Ilariano detto della S. Croce al T.aterano: una croce greca con raccordi angolari convessi, cui tuttavia non corrisponderebbero spazi autonomi (13) Via. 3). Un ultimo contributo alla ricostruzio- ne del precedente edificio lo fornis le guide del Panvinio e del Serrano (1 In esse si ricava l’idea di un edificio due livelli: in quello inferiore si trova vano le celle del cimitero contencn l’ossario; in quello superiore, proprio spazio della chie colo composto da quattro color che assai celebrate (15), che no una venerata immagine della na e quella dell’estasi di S. B: era sovrastato da un mos un sentante la Vergine e l'abside era ir n muro del corpo sporgente. DI NI guide si ricava inoltre che l'edi stato ridotto alla funzione di or ata nell - Rappresentazioni dell'antico Oratorio: (Pietro del Massaîo):; 1474 (Alessandro era peraltro impegnato a difenderla nel le liti, a mantenerla, a restaurarne gli edfici (24). Le opere farnesiane si erano convento, alla fattura di una teca ed alla cura delle estrazioni di reliquie dal Cimitero di S. Zenone (25). Dopo il ollo dell’antico oratorio Alessandro, forse ipotizzando imminenie un muovo conclave, decise di riedificare radical mente l’edificio, escludendo un sempli- stauro (26), affidandone l’incarico a Giacomo Della Porta, allora impegna- mo Architetto di S. Pietro e del Po polo Romano (27) Sebbene non esistano documenti al riguardo, il programma di ricostmzione può essere letto in trasparenza dall’ope- ra effettivamente eseguila. La spazialità del vecchio edificio doveva cssere ri- » Peruzzi, Pianta di S. Mavia de Scala c. 1560 (I! 694A). spettata il più possibile e tradotta nel linguaggio cinquecentesco: la muova lab brica doveva essere a pianta centrale, sebbene fosse usato oramai, dopo tutio, come un oratorio; doveva avere una vol- ta in muratura e non in legname ed es- sere alta almeno un centinaio di palmi; avrebbe dovuto inglobare con la sua ampiezza Lulta l’area del cimitero (28); doveva chiarire le peculiarità cultuali eliminando le confuse sovrapposizioni tardo-antiche e medioevali. Dal punto di vista religioso l’opera- zione si rivela iutt’altro che ovvia: l’al- tare principale, probabilmente allora l’unico, quello con le colonne antiche magnilicate in ogni descrizione dell'ora- torio e con l’immagine della Madonna, era sovrastato dalle figure musive della stessa Vergine e di S. Zenone. L’imma- gine di 8. Bernardo, che oltre a fornire parte del titolo all'edificio era legato al privilegio dello stesso altare, era dipinta sul paliotto. Inoltre se il culto della Ma- donna e dei Martiri era perfertamente in sintonia con le convinzioni romane del periodo, non altrettanto si poteva dire nei confronti della figura di Ber- nardo ed in particolare della visione del- la «scala». Bernardo fu infatti un misti co di derivazione agostiniana: fu attra- verso il filosofo di ‘l'agaste che il bene dettino attinse al plotinismo del culto della luce, sostanza della visione di Sca- la Cocli. Inutile sottolineare come la «Luce» sia, nel caso, assolutamente sim- bolica. Bernardo non dice che le anime vengono prese dal purgatorio, dal mo- mento che è persino dubbio che il fran- cese credesse alla stessa esistenza di un purgatozio (29). Sc la luce rappresenta allora la Grazia, si intuisce quanto sco- moda fosse la visione bernardiana în quel frangente religioso (30): il ruolo della luce nel muovo edificio doveva dunque essere hen controllato per cvita- re qualsiasi impressione di totale tra- scendenza tra mondo terreno & celeste, implicito nella scale 2 coelo vista da Bor- nardo, ma oramai identificabile con una concezione protestante. Nell’abside si replicherà con forme cinquecentesche il mosaico alto-medioevale, con lo stesso fondo oro, nonostante che l’arte musiva sia oramai desveta; questa volia però S. Bernardo troverà posto accanto a S. 7. none e alle figure del Pontefice e del Commendatatio, in rappresentanza que ste ultime del ruolo della Chiesa Ro- mana (31). Così facendo si raggiunge va anche l'unificazione di culti apparte- nenti a classi differenti, nell'intento ti picamente controriformista di ricercare un'integrazione religiosa sul piano so- ciale 0, ciò che non è la stessa cosa, un'integrazione sociale sul piano seli gioso Datazione Le fonti più antiche parlano del crollo dell’edificio preesistente nel 1582, a se guito di un «fiero uragano» (32). L'inizio della nuova costruzione era stata tuita- via retrodatata dal Pastor all'anno prece- dente, seguendo le indicazioni di un «av- viso» dell'archivio Gonzaga (33). Succes- sive ricerche hanno condotto al ritrova mento di copie dei verbali delle estrazio ni di reliquie dal cimitero di S. Zenone, fatti tenete dal Cardinale Tarnese dal 1570, che confermerebbero però l’ipote- si più antica, quella cioè di un inizio la- veri nel 1582 (34). I controlli eseguiti presso l'archivio mantovano ‘hanno per- messo di stabilire che quello di Pastor fu un errore di lettura, che il documento è del 7 aprile 1582, che l'antico oratorio crollò per il mal tempo nella prima metà di marzo dello stesso anno (35) Per ciò che riguarda la fine dci lavori, la scritta sotto la serraglia della cupola ci informa che la costruzione era com pletata al 1584 fin sotto il Tanternino (36), mentre la data della consacrazione è posta da aleuni documenti al 26 gen- naio, da altri al 25 novembre (36). Se si vuole dar credito ai verbali dei prelie vi di reliquie si potrebbe individuare nel 5 agosto la consacrazione, comin ciandosi solo da allora a riparlàse di estrazioni ex capella Beutae Mariae Virgi- is c non più ex wonasterio 0 ex eden loco; il prelievo del 5 agosto inoltre, contrariamente all’abitudine, fu presen- ziato da un alto prelato (forse il Card. Santoso), assente in genere a queste operazioni. 1l testo appare tuttavia piu tosto corrotto. Successivi lavori potreb- bero aver riguardato il solo lanternino. Dopo la morte del Farnese (1589), la commenda passò in mano Aldobrandir dal 1589 al ?92 fu commendatario Ippo- lito, poi Papa Clemente VIII; dal marzo 792 al 1621 gli subentrò il nipote Pictro. I nuovi commendatari Aldobrandini si limitarono ad apporre il loro stemma sull’abside dell’altare privilegiato. Pic- tro inoltre sostituì nel mosaico della conca i ritratti dello stesso Alessandro e di Gregorio XIII con il suo c quello dello zio Clemente VILL. L'edificio risulta dunque interamente farnesiano, e la non finitezza di alcuni dettagli è attribuibile non alla morte di Alessandro, quanto al disinteresse per l’opera che seguì in lui dopo la sconfitta al conclave del 1585, quello che poriò al Soglio il Peretti. Giacomo Della Porta Di Giacomo Della itetti romani più mente sappiamo anco: un’esaustiva imp dell’arck degna di ulteriori e più approfonditi studi, mi limito a fornirne alcuni carat- ri fondamentali che nella propettazio- ne di S. Maria Scala Coeli si rivelano, come vedremo, salienti. La sua proget tazione è in primo luogo fondata su di un’operatività assoluta: le suc capacità professionali sono indiscusse, è rapido e sicuro nella conduzione di ogni tipo di lavori, decorativi, architettonici, inge- gneristici (38). Ambigui sono i suoi rap- porti con gli ambienti romani del dopo- Michelangelo: diffidente versa i vitru- vianisti e i classicisti, sprezzante nei confronti dei lombardi, accusati di pro- saicismo professionistico, quasi indiffe- rente alla corrente michelangiolesca (39. Il suo referente diretto è spiritual mente Antonio da Sangallo il Giovane (10). A lui lo accomunano sia l’imposta- zione tipologica semplificatrice, sia la si- curezza tecnica, sia ancora la spregiudi- catezza nei confronti della soluzione dei g. 6 - Rilievo: piante dello stato attuale ercava la definizione di po uni ersale, approdando a creazioni origina- li, Della Porta si limita all’adattamento al caso particolare di un tipo apparte nente alla tradizione, attingendo all’ori- ginalità proprio nella risoluzione dei problemi imposti dal caso specifico. TI rivolgimento di prospettive, comune del resto ai suoi contemporanei, è dunque evidente: gli aniefici della prima metà del secolo adattavano la situazione reale all’astrazione del tipo universale; ora è quest'ultimo a cedere spesso alle ne- cessità del particolare. Vista attraverso questa ottica anche la normatività gene- ralizzata del periodo potrebbe assumere tutto un altro aspetto, così come il rap- porto tra «regola» e sua applicazione Ma sarebbe credo necessaria un'intera riletiura del periodo, che svincolasse la compressione delle opere dall’applica- zione sistematica dell’antitesi manieri- smo-classicismo la cui schematicità mo- stra oramai i propri limiti, soprattutto in casi come quello dellaportiano. E for- se si potrebbe azzardare che l'assenza di una ricerca monografica su Giacomo Roma con opere di eleva: tettonica (41). Elaborazione tipologica, ripetizio: di ornati «narmalizzati», ingegno rut- turale: queste caratteristiche progettua li dellaportiase si ritrovano tutte in S. Maria Scala Coeli, così come alcuni suoi stilemi c soluzioni tipiche su cui attire- rema l’attenzione nella descrizione del- l'edificio. Tipologia dell’edificio La chiesa di S. Maria di Scala Coeli. così come si presenta oggi, è un edificio a pianta centrale: la pianta è fondata su di un ottagono irregolare con i lati brevi sulle diagonali, dotato sugli assi absidi e un ingresso quadrato settentrio- nale (ig. 6). Delle tre absidi quella a Oriente è occupata dall'altare privilegia- lo e, al piano inferiore, dal cimitero di Ss. Zenone (fi. 7); quella a Meridione, la prima a presentarsi a chi entra, ospita i tre vw VI ne il rivestimento (pensato probabil- mente in metallo) e definisce il raccordo formale, preso il Pantheon a modello, con gli spessi muri di rinfianco (cm. 125-135): questi, data la statica della struttura in questione, dovranno per siunta essere perimetrali. Si intende meglio ora il perché dell’unicità della pianta di Scala Coeli: imporce una cupo la relativamente ampia su quattro absidi porta inevitabilmente a far poggiare il peso dei rinfianchi sulle conche, come è evidente nella sezione riportata (fg. 9) Prendendo a paragone un esempio più che famoso, la cappella palladiana di Maser, notiamo che îl vicentino operan- do în condizioni strutturalmente simili a quelle di Della Porta, risolve il proble- ma delle spinte con rinfianchi che van- n0 a pesare su absidi coperte non da se- micupole, ma da volte a botte; Palladio poi, accenna alla curvatura delle conche absidali con la sole parete di fondo (47). Della Porta, per la necessità di aderire all'antico edificio, è invece costretto ad utilizzare quelle semicupole che avreb- bero consentito la replica del mosa ull’altare di S. Bernardo (48), conside certamente essenziale: i rinfianchi va co que, in mancanza di un tamburo, li cono sulle semicupole, rendendo in dispensabile una superiore struttura di arico che faccia defluire le pressioni 0 i fianchi delle absidi stesse, come caso palladiano (fig. 10). Ed è ora che la geometria delle fonta di piazza Navona mostra la sua utili > quegli spigoli a fianco delle cuve inbrano fatti a posta per div i pi ri che sopporteranno le pr cupola e rinfianchi convagliano attra verso gli archi di scarico sopra le absidi o dunque definito anche il perime esterno; €, come spesso sembra av- nire nelle fabbriche di Della Posta, lo dopo avere definito l'involucro mu io e spaziale si passa al rivestimento ordini o di altri ornati. La definizione architettonica Coerentemente alle probabili indica ioni di programina, l'antico pavimento zare di S. Bernardo, dove poggia ciborio con le quattro colonne di ‘o e l’immagine della Vergi- nne conservato per quanto ne ri ovvero qualche frammento di te che, o anti so, le misure 7 te proprio alla to pavimento, che è rialza- Lunsrimizione pe venste and omar Fig. 8 - Ricostrazione dell'impianto geomelrico struite su di un doppio quadrato solo se si sottrae tale differenza di quota. L'architetto concepisce allora un or- dine unico che vada da terra alla calot- ta, corinzio forse in voluta relazione con la virgina è dedicata. Tale ordine è ste aperte a libro sui vertici dell’or- tagono, che inquad: archi delle absidi sugli Fig ità di Maria, cui la chiesa sostituito da ano lc cornici degli i e le nicchie Rilievo: sezione trasversale est-ovest Aupecioire | scunie csvia cri senza riquadro sui lati brevi. È evidente il tentativo di adattare il privcipio della travi chiesa. Coerentemente al suo stile, se- ritmica allo spazio raccolto della para sostegno (perimetro murario) e so stenuto (volta), distinguendo gli spazi per sovrapposizioni e accostamenti, sen- ‘za alcuna compenetrazione (50). La for- te irabeazione che Lanto spesso compare nelle sue fabbriche civili (51) riappare STES lig. 10 - Rit vo: spaccato assonometrico all’interno di Scala Cori, in proporzio- ne di 1/4 circa con l'altezza della colon- na, con denlelli modiglioni e sima as- sommati al servizio della massima mo numentalità (52). Questa risulta formal mente indispensabile, ed il motivo è il ‘guente: l'imposta della calotta interna a stata fissara dall'architetto a 56 pal dal pavimento, ovvero a 54 dalla ta fondamentale; la distanza tra le ste era inoltre fissata. ‘l'utto ciò non consentiva di definise un arco sui lati hi sufficientemente slanciato relati vamente all'ordine prescelto, né di ser rare sui lati corti l'unità dell'intera com- posizione: il tutto cioè rischiava di sfal- trabeazio- allora al duplice scopo di bloccare l'insieme e nascondere il più ssibile l'attacco della calotta che, data a vastità, avrebbe amplificato l’ef to disgregante. La riunificazione di eraltro un po’ brutale, è mente efficace, climinan- te la fiacchezza della composi. zione dell'interno. Le proporzioni del l'ordine, esclusa la trabeazione, sono vi- gnolesche: fusto di 16 moduli e 2/3, ca- pitello di 2 e 1/6. Quello che incariosi- sce è la misura del modulo, pati a palmi 2 e 1/6: sembrerebbe una delle poche misure frazionarie dell’edificio, ma mol- tiplicandola per 16,67 (ovvero 16 e 2/3) otteniamo come altezza del fusto quasi esattamente 36. Evidentemente l’archi- tetto, che ben conosceva la misura vi- gnolesca, la utilizza nel caso in cui essa si sposa con la propria ratio wtlitatis. Gli altari vennero posti sulle absidi orientale e meridionale e la loro gerar- chia viene sottolineata dal numero dei gradini: tre per quello privilegiato, duc per la Vergine; la sacrestia nell'abside occidentale non ne aveva nessuno (53). Lo spazio interno era ora interamente definito ed è pressappoco quello che si vede oggi, a meno delle recenti tinteg- giature e di qualche clemento che non si riuscì mai a portare a termine. Ci sono patticolari, piuttosto insoliti in una fabbrica farnesiana, che confer- mano che a un certo punto i fondi do vettero cominciare a mancare: alcuni basamenti non sono stati rifiniti, come quello dell'abside dell’altare privilegia. 10; le pareti sono insolitamente nude (si veda il contrasto con la ricchezza degli intradossi degli arconi delle absidi, tutti in mosaico con i gigli farnesiani): man cavano le balaustre agli altari c alle due piccole scalinate che conducono al cimi- tera sottostante; infine, la calotta ester- na non fu rivestita da una copertura in piombo, come la particolare aggressività dei luoghi avrebbe richiesto, ma da te gole in cuito, che dopo un paia di de- cenni corrinciarono fatalmente a cade- re, e che sarebbero state un problema costante fino al restauro del 1925 (54). Mi pare che se ne possa argnire che do- po la mancata elezione al Saglio del 1585 e il successivo ritiro del Farnese dalla vita pubblica (55), le cure del Car- dinale alle Tre Fontane vennero meno, lasciando non più completati quei lavozi che solitamente venivano lasciati per ul- timi perché non impedivano la consa- crazione dell’edificio religioso. Quanto all’esterno l'architetto cam- bia completamente registro: conforme- mente alla pratica romana del periodo abolisce gli ordini e li sostitirisce con pa raste e parcti di mattoni a vista. In Sca- la Coeli la scelta è felice anche perché l'umidità delle Aguar Salvige avrebbe presto avuto ragione del migliore tra gli intonaci (56). Le modanature dell’or- dine dorico, relegato in facciata, sono le uniche parti realizzate in travertino assieme a una fascia di 15-20 cm. di al- tezza che corre per tutto il perimetro esterno e che costituisce il piano di spic- cato dell’edificio. Le misure dell'esterno sembrano meno esatte di quelle dell’in terno: l’abside misura 36 palmi solo al goccioletoin della cornice; il bordo infe- riore del forte cornicione che corre per l’intero perimetro è allo da terra cisca 50 palmi e il cornicione stesso è 1/9 del- l'altezza totale, contro 11/11 del canone vignolesco: ancora una volta l’architetto ricorre all'appesantimento delle trabea- zioni, ma questa volta riesce a conferire un'efficace e appropriata solennità ad un edificio che era in fando cemeteria- le. L'intera altezza potrebbe essere stata calcolata sui 100 palmi precisi, come misure ricavate da fotografie, necessa riamente approssimate, unite al rilie- vo sembrerebbero confermare (fis. 11). Sempre secondo ipotesi fondale sull’a- nalisi di immagini fotografiche, si può pensare che la calotta esterna avesse un profilo circolare di 72 palmi di diametro (36 x 2). L’attico dovrebbe essere di 16 palmi di sviluppo: dal punto di vista formale esso è trattato come un Lam ser e, se gli oculi fossero ancora i, riuscirebbe a illuminare anche il vosaico. Forse siamo in presenza di una sa spettacolare del dato dottrinale 0 forse si tratta solo di un casv (66). La strombatura è del resto quasi cerramen- te intenzionale: essa, non apparendo ot tenuta con il disassamento le cornici in- terne ed csterne delle finestre, coin- NOTE Sulla storia dell'Abbazia cfr. M. Anomutii- e chiese dî Roma, Roma 1887, pr 153757; \. Barni Tito ne XA secoli di storia monaco cistercense [parte primal, Roma 1938; C D'OnoeRIO-C. Premanorti, Abbazie del Lazio, Roma 1969, pp. 177-196. Unica scritto monogra- fico sulla chiesa di S. Maria de Scela Coli è il do- cumentetissimo K. Scuwassk, Sarto Maria Coeli în Ire Fontane bei Rome, in «Pracstant i na, Festsckrift fiîr Ulrich Lausmann», Tubingen 1982. (2) G. Baaniove, Le Vite de’ pittori, scultori, ar chitetti et intagliatori..., Roma 1642, p. 81. Si veda anche l'edizione in facsimile con no te di GP. Bertoni, a cura di V. Martani, Roma 1935 (3) Cfr. i numerosi ritrovamenti di lapici di cui oggi è rimasta piccola parte nel’’Ant'ouariu del onvento. Sano del resto presenti nell'Abbazia parecchi (rarmenti architettonici: rocchi il. Abbazia Nallins delle aussi în ince da un Scala i pne (li granito grigio del diemetto di circa 38.+40 cm), numerosi blocchi anche cospicui di peperino (riutilizzati tra l'altra nelle murature del- vatelle della chiesa di SS. Vincenzo e Anasta- ), e infine in (ruminento interessante di craben alta circa 30 em — in inarino bianco a ne circolare (architrave © parte del fregio a racemi, ana mollo line, certamente antica, compatibile 13 - La facciata nello stato attuale volge probabilmente l’intera geometria dell’edificio, facendo assomigliare anco- ra più il suo impianto alla scometria al- lungara delle fontane di Piazza Navona Gig. 15) Certamente tuttavia, nell’intevento dellaportiano e famesiano in Scala Coeli mi sembra sia dimostrato che gli aspetti religiosi furono în manicra netta premi per misure al morlulo dei rocchi. Come cvrio, ogni deduzione sulle preesisterze appare tutta certa. Ctr. anche RAV, Var. Zar. 9I4I, ve sono descritti rizrovamenti secen- via molto in f. 1982, teschi. (4) Sull’antica fis'cità dei lvoghi eh. A. Forro- NA, I podere della Società agricala delle Tre Forta- ne, Roma 18/8; 5. Dia sull'andamento pro gressivo della bonifica della tenuta delle Tre Doria we, Roma s.d. [19222]; 11. VentIGLIA, La geologia delia città di Roma, Roma 1971. Molto espressive sono a riguardo lc fotografie presso il Gub. fot, naz.: le E 70100 (18/0); E 70095, E 70104, E È 70199 ed F 70115 (1890). (5) L'attuale chiesa si ergerebbe su sottostanti vani con volze ribassate della misura di circa m. 1,5 x 3,0 datali forse del Mufioz, rel 1925, al MIT sce. d.C. (A. BarsreRt, cattiloseritto inedito della II parte delle sua Storia dell'Abbazia, presso l'ar- chivi: delle Tre Fontane). Se questa notizia fosse vera (confermata da MazzoLarrApamI, Dias Sacro, Roma 1805), se ne dedurrebbe che, confor- nemente alla geologia del lungo {f-. U. Vania GLIA, 9p. ci, p. 249), una catacomba vei pria alle Tre Fontane nen ci fe mai, ma che le 0 st trovasscro posto în questi sotterranei antichi, forse sestruzione di qualche edificio templare, chiusi nel 1721 dal Commendatario Pamphyli) Del resto turte le fanti parlano sempre di coemete- rime © mai di catacumba. (6) Cîr. Roma, Arch. Stor. Cap., Nutaio de Co- varsbias, Senti. Arebiv. tomo 273 c. affe:ma che nel 1560 all’interno dell'oratorio era inesto che cnella era la «secunda capella quae in toto orbe fuit fuadata î rem Bcatac Marine Semper Virginis». Ricordo come l'antica Diana di quei luoghi fosse certamente quella Ne- morerse, cea della lire e del concepimento: è fin troppo chiara la sovrapposizione del culto cristia- no della Vergine, che a poca distanza e nellu (utti- specie dell'Annunziata, aveva un santuario dove, «nelogamente all'antico rito di Diana, si dist:ibvi- va Îl 1° maggio il pane ai fedeli accorsi in proces- sione. Ch. core Rumasa Religione, a cura di A Di Nota, in Faciclopedia delle Religioni, Vicenze 19/3. coll. 477-478. (7) Posto per tradizione al 9 luglic 298, 11 mar tirio dei soldati di Zenone, che per l'e n0 10.203, evverne (ramnite annegamento in loce- lità «ed gurzam iugiter mananiem», identificabile «ilucenze del fronte occizientale dell’attuale è pro 108, dove si horx Terza ers- conle edificio (8) Bernardo fu inviato nel 1137 a Rome nocenzo LI Papareschi nel tentativo (poi fallito scabare dal Soglio Anacleto II Pierleo: nenti su quelli formali: circostanza che del resto, in quel frangente storico, non appare alfatto isolato, vista la commi- stione del data fideistico con quello po- litico, culturale © più semplicemente quotidiano. Scala Coelî è di quel fran- gente dunque solo un ulteriore interes sante e, aggiungerei, piuttosto felice prodotto. e derante una celebrazione in onore dei alla presenza di Innocenzo IT. Cîr. F Gregorovms, Storie della città di rome nel me- dicevo, Roma 1901, vel. IT, p. 169; R. Kratrrt- n, Roma Profile di una città, Ron. 1981, p. Bernento es notoriamente legatissimo al culto della Madonna, vista particolarmente per le pico edificio abbazia. In virnù virgince, e aveva eletto inte preminente di sutti i coccmenti si fa menzione del titolo alla Beata Maria Semper Virgo 90 spicivuale (9) Nel 1221 Qaorio TTT restaurò 33. Vincenzo € Anastatio c prodabilmere anche Scal Cooli. {10) A seguito del sazco ce! napaletiti di Ladi- slao di Durazzo il 25 aprile 1408, CE, F. Greno rovius, cp. ci, val. TIT, p à pubblicate de A.P, FRUTAZ (Te nante di Roma, vol. IL, pp. 137 144) e sono così datate è attribuite: 1) BAY, Var lat. 5669, f. 127, firmata Pietro del Massaio e detata al 1469; 2) BAV, Urb. lat. 277, £. 1317, datata 1472 e attribuita sempre a Pietro del Massxio: 3) Firer- ze, Bibl. Med. Laur., Cod, Redi, #. VITo, VIT, di Alessandro Strozzi (11/4; 4) Parigi, BN, 25 dat. 4802 153, 1575-80?, attribuiti ancora a Pie- tra del Massaîo. L'iconografia risale l’inizio del secolo. Te più accurata rsclza quella di diversa dalle altre anche per le sue più ridotte ci mensioni. (11) Le mappe si Strozzi, (12) È rotonda ir quell: del 1169. Cfr. alla no- tal (13) Tale schizzo è stato pubbliceto e discusso da K. ScuwAGFR, ob. cit, pp. 402-4, tav. 83.1 Lo Schwager attribuisce molta fiducie al disegno, cun argomentazioni cerzo plausibili. Tuttavie non s' auò affermare l'assoluta attendibilità: în primo luogo Peruzai, come ammette lo stesso Schwager, non riperta le concavità absidale (che certo eriste- fr. n. 14) e le trasforma in un muro cettiinco; l'autore sostiene che l'abside eta ricavata nello spessore del muro e che Sallustio stava disegnando al piano superiore del ciriveru: tuttevia si deve ri- tenere più probabile che un’absice vera e propria denunciata anche al'esterno, dovesse esserci, sto che ancor opgi è evidente Îa curvatura delle uniche mura supersti:i de’ sotterraneo. Peruzzi inoltre fa di più: nor. disegna quel laklacchino or- peto dalle helli serite, archivi, 1. 273, c. 108). Non deve in- snnure l'affermazione di Panvicio che la dl antica fosse ari ridi». Una Visita del 1625 d à l'attuale «circolare», confenmncdo la di- rata percezione che può avere il fedele di uo spazio architettonico (Arch. Segr. Vat., Congr. SL Vis. Apost., vol. II, L. 62; concessa lesa (15). Saranno una costante di tutte le de: ni: se sono, come probabile, quelle reimpicgete nei due alari della attipue 5. Paolo ci 1599 ne verrà cecisa la riedificazione ilo nel , seno di un bel marmo nischio a fundo nere (non porfido co- me afferma il ‘liti, rarissime o foise addirittura iche a Roma. C. D'Onorzo-C. PIETRANGR un CI (17) Si consideri che l'ingresso verso Ovest, l'antico sito «e giutiami iugiter mananteme, spes sò allagato c impraticabile, è a strettissimo ridosso del muro di cinta dell’A5dazia, che, ogradossali mente, è forse ‘1 manufsito più antico del coi plesso: questo muro serviva erche di comenien- o al ineteriale franoso della collina prossiciente a Ovest Îa cappelli: avrebbe crovazo spazio quel portico che 8. Peruzzi nicenna? Quanzo è proba- bile poi che un portico colennato :lel dianetro di selle e più metri non sie mai stato ricordato ca alcuno? A cosa serve la grecinera d’ingresso, visto che le cuote cccicentale era giù probabilmente al livello della chicsa cinquecentesca? Non è anche poss'hile, infine, che le scale che portano al sotterraneo che sano l'unico elemento che fae- cia capire che l'altaze orincipale stesse di frente all'ingresso Peruzzi le abbia disegnate dopo, «a memoria», (presentando infatti la dicîtura a! contrarie) commenenilo dunque un'imprccisione? Copie degli affreschi delle facciata del'a prospi- ciente chiesa dei SS. Virsenzo e Anastasio uno che portava al cie- forse dei quali ceffigurava in ange lo un ba:utino (un'anima?) da ur'eula absidata Ti propris sullo spigolo verso Scala Coeli, e con fermersbbe che l'antico ingresso fosse anch'essa verso nord, Cfr. RAV, vis. Bard. dar. 4402, £. SI. (Bi Questi passava dallo stato di «encrgume- no» (con pesto nell'atrio) a quello ili «catecure- no» (non ancora battezzato, rel rartece): questo, al momente del hatiesiino pronunciava fasi con- uro il demonio verso occidente e confessava la sca fede nel Cristo verso cst; all'interno dell'eeccle- È G. Moroxi, Dizio rio di Frudizione Storica Ecclesiastica, Roma 1843 vol. IV, p. 186; val. IL, p. 110. (19) L'unica monografia sul personaggio è quel- la spologetica di G.!'. FRANGIPANE, Menzoria sella vita è i fatti del Cardinale Alessandro Famese, Roma 1876; cfr. ancora i testi più generali sulla fami G. Dei, 1 Farnese. Grandezza © decadenza di una Surzigha italiana, Roma 1954; E. Der. Vecio, I Famese, Rovna 1972. Essenziali sono inoltre G. Moroni, cp. ci, vol. XXIIL p. 129 sge. e l’ano- nimo manoscritto contenenze la biografia del pre- lato (BAY, #5. Barb. daî, 5054) scritta da quelcuno certamente a lui molto vicino. lia: (20) Ritengo opportuno riportare la lista, per megiio farne intendere la personalità. Egli fa: Vi- cccancelliere di 5.R.C., Governatore di Tivoli, Arciprete della Basilica Liberiana prima e delli Vatizane poi, Arcivescovo Ostiense, Patriarca di Gerusalemme, Vescovo di Monreale, Tours c Vel- letri, Amministratore delle chiese dl Giuen, Vi- seu, Avignone, Protettore delle città di Genova è Rapuse, dei regni di Portogallo, Polonia, Aregona & Sicilia, degli orciai dei Reredettini e dei Serviti, Decano infine del S. Collegio Cardinalizio (22) Ricordo come il Vignola facesse parte di quel circolo di intellertvati antiquari che si riuni- vano presso gi Orti Farsesiani negli anni "40. Il Della Porta esordì în une ebbrica farnesiane, l'O- rutorio del Crocefisso, dove ebbe mado di cono- scene quel Tommeso de’ Cavalieri che sarà alla ba- se del suo futura successo professionale. Cir von Hunueberc, L'oratorio dell’Arrivanfrate del Santissima Crocifisso di San Marcello, Roma 1974, p. 27-47; V. Giacomo Della Der- da, un architetto tra manierismo e barocca, Roms 1974, n.3 Traerma (22) Ta coruenda esa stata crasferita nel 1544 rielle mani del fracello di Alessandro Ranuccio, ri- passando el nostro alla marte di cuesti nel 2065 (23) L'abbazia, a seguito di lonezione di Carlo Magro, aveva il prietà dell'intera Marermma, compreso l'allora ne- vrelgico Stato dei l'esidi (24) Sell’istizuto delle commenda vedi la vie Conmiende in Dictiunnaire de Droit Caronigue, De- s 2937, vol. III, co. 1030 seg Cir. C. JowcrimNIs, Noiizia Abbatiarum nis Cistescensis, Colonia Agrippinze 1640; la teca fu ope di Antonio Faentino (6) Giò si inseriva nella più vasta polemica tra Cattolicesimo e Riforma sul tema del culto delle site verdi quanto descrive L. von Pastor, Ste- ria dei Paci, Roma 1924, vol. DX, pp. 498. (27) Cir Thident, vol Xx. 5. 498 adeva alla necessità di protegge le reliquie, di accorpare tt: pli element! che po- idea di un'autonomia cnltvale a timori epabropaici (c[- le contemporanee discus dimensioni della miova S. Piet-o) (29) Cfr. E. Guuson, La I sorde, Paris 1934 (39) L'irmagine della escela» come progres ad coelun è peraltro cavune 4 diverse dortriac: uctavia quasi sempre per suggerire una nogr va percorribilità del fedele verso la divinità, come nell'Itiverarium Deuri di Bonaventura. Coerentemente alla sua visione mistica S. Rernar do el'Îminaya invece ci fatto la possibilità di un medium va divinità e fedele; inoltre era fortemen- te uribiguo il significaco della visione in relazione ro suggerire dorétigue de S. Ber meri Fig. 14. Mosaico dello Succhi e aliare di S. ernaido suprastante la cripta di Yenone, c. 1870 (GN. E 70090). all’aliara centrale problema della salvazione per sola Grazia 0 tramite l'ulteriore ausilio delle Ope- se. Cir. M. ELIADE, Storia delle crederze © del idev religiose. Firenze 1983, + II, p. 213.21 61) Ricordo che un'immagine della pesta nella preredente chiesa sell’altare. Cfr. so- pra alle nota 14 quanto detto ill Sersero sione era (62) CE. A. Nisey, Hinesario di Roma, Roma 1861, p. 414, {33) Azchivio di Stato Mantova, Reluzione Odescalehi del ! aprile, in PastoR, 0p. cit., 34) Roma, Bibi. Vallicelliana, 175. G. 100: co- pia del 1730 dei verbali di prelievo dal 1570 al 1652 di reliquie dal Cimitero di 5. Zenone. Da questo documento si silevano nelle estrazioni die sole pause, quella di quattro mesì tra il 1579 e T'80, c quella di cinque tra l'82 e l'83, Le relicuie venivano in genere inviate nel Nuovo Mondo per la fondazione sioni (35) Cfr. Archivio di Stato Mantova; Relazioni del Vescovo Udescalchi; B. 931, Î. 60r, 17 marzo 1582: elcuntinvano] li gran venti che da xv giorni corminciorno e vegnare [?] li quali sono stati tanto serribili che hanno gittate a menate molte case ct in particolare une Capella nella Chiesa «delle Tre Fontane la quale dovrà sere ristaurate dal Sip.re Carcì.le Farnese tenendo S.S. IlLma cuell’Abbatia che è molto bona»; ff. 760, 777,7 aprile 1582: «... il Card.le Farnese fu alla sua Abbatia delle Tre Fon: comitiva dî Prelati, dove fece canza lenne [era la settimana Santa]. ec Tllira con delliss.a ceremonia gettò nei fondamen- ti della Chicsa che vi si deve fare novamenie li prima pietra, poiché li venti grandissimi che ve gnorno li piornî passati hanno, come si scrisse me- rata la Chiesa vecchia». Quest'ultimo «ivviso» fu custodito nella raccolta del 1581, traendo così in inganno il Pastor e ad amsloga constatazione cra giunto Schweger nell'82: cl. Scrmeaner, op cit, 2. 406, n RI p. 823 terra molte piame e con una gran re la messe si inita che fu $. (36) K. Scnwacan, op. cit., p. 407, n. 86. Co- me talvolta accade, entrambi i documemi (un no- tiziario dell'Abbazia dellASR © l'autobiografia del Santoro) sono a riguardo espliciti! Fino alla ricostruzione della volta (1925), sotto al lan- ternino vi si leggeva ALEXANDER CARDINA- LIS FARNFESTIS S.R.E. VICECANC. FECIT MDLXXXINI. 4l