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L’Educazione Inclusiva è un processo che tiene conto della diversità dei bisogni di tutti i soggetti per favorire partecipazione e apprendimento, ma anche per ridurre l’esclusione e l’emarginazione e presuppone la trasformazione e la modificazione dei contenuti, degli approcci, delle strutture, delle strategie, nella convinzione profonda che il sistema educativo ha la responsabilità dell’educazione di tutti. Bisogni Educativi Speciali (BES).
Tipologia: Tesine universitarie
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Per una serie di motivazioni, sociali, politiche ed economiche, il numero di alunni che necessitano di un‟attenzione particolare e di una didattica personalizzata risulta in costante aumento. La scuola non può prescindere dal considerare una simile realtà; la missione perseguita in tal senso è rivolta a realizzare una realtà scolastica inclusiva , nella quale si combatta a spada tratta la marginalità. Educare presuppone la consapevolezza che ognuno è dotato di capacità di apprendimento differenti e che pertanto può capitare di imbattersi in bambini, ragazzi o anche adulti che hanno bisogni educativi speciali e che necessitano quindi di metodi educativi speciali. Tutti gli studenti sono molto più di una sigla. Anche in presenza di una diagnosi che certifica un determinato disturbo, non bisogna mai considerare la persona come una categoria standardizzata. Piuttosto è importante individuare le specificità di quell‟individuo. Solo così sarà possibile elaborare per lui un percorso formativo veramente efficace. Il concetto di Bisogno Educativo Speciale è indissociabile dall‟idea di “ Educazione Inclusiva”. L‟Educazione Inclusiva è un processo che tiene conto della diversità dei bisogni di tutti i soggetti per favorire partecipazione e apprendimento, ma anche per ridurre l‟esclusione e l‟emarginazione e presuppone la trasformazione e la modificazione dei contenuti, degli approcci, delle strutture, delle strategie, nella convinzione profonda che il sistema educativo ha la responsabilità dell‟educazione di tutti. L‟ Educazione Inclusiva, infatti, non si limita agli alunni con disabilità o
agli alunni con bisogni educativi speciali, ma prende in carico l‟insieme delle differenze, comprendendo anche gli alunni definiti “normali”.
LA DIDATTICA INCLUSIVA
Nel 1994, alla Conferenza Mondiale di Salamanca, l‟UNESCO, (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization/Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura),affrontando il tema dei Bisogni Educativi S peciali afferma l‟ inclusione come la prospettiva efficace per affrontare le difficoltà educative riconducibili ai Bisogni Educativi Speciali (BES). L‟inclusione è, innanzitutto, una scelta politica, etica e culturale della scuola, che si orienta verso un ambiente educativo che accoglie tutti , dà a tutti l‟opportunità di partecipare, non separa e non esclude, ma al contrario valorizza le differenze di ciascuno, attuando strategie speciali, specificamente pensate per andare incontro alle difficoltà di chi presenta ostacoli o d ifficoltà con le modalità “normali” di lavoro proposte alla classe. La prospettiva inclusiva implica attuare scelte organizzative e didattiche particolari in classe, cambiando alcune consuetudini per tutta la classe, a beneficio di tutti e di alcuni in particolare. Come previsto dalla Nota Ministeriale prot.1551 del 27 giugno 2013, che richiama la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 e la C.M.n.8 del 2013 - “Strumenti d‟intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territorial e per l‟inclusione scolastica”. Indicazioni operative” - la scuola è chiamata ad elaborare una proposta di PAI (Piano Annuale per l‟Inclusività) riferito agli alunni con BES. Il PAI è uno strumento che consente alle istituzioni scolastiche di progettare la propria offerta formativa in senso inclusivo, spostando cioè l‟attenzione dal concetto di integrazione( che è una situazione. Ha un approccio compensatorio , ovvero si riferisce esclusivamente all‟ambito educativo. Guarda al singolo, nel senso che prima interviene sul soggetto
scolastiche, frutto dell‟osservazione e della rielaborazione dell‟esperien za vissuta. La didattica per compiti autentici o per progetti. I compiti autentici sono contraddistinti da alcune caratteristiche: Vengono svolti da piccoli gruppi di lavoro, richiedono di lavorare non per “elencazione a memoria” ma attraverso lo sviluppo di una ricerca e/o di un progetto. Accertano la padronanza su un certo numero di conoscenze, abilità e competenze.
La didattica inclusiva ,non lavora sul singolo ma prima di tutto sul gruppo classe. Questo non esclude naturalmente che ogni studente con BES, portatore di bisogni educativi diversi, possa avere bisogno di momenti individualizzati con o senza uno specialista che lo accompagna nel suo percorso di crescita e di apprendimento.
COSA SONO I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES)
Gli alunni BES, ovvero con Bisogni Educativi Speciali, sono tutti quegli studenti che manifestano una particolare esigenza di apprendimento. A loro è dedicata una normativa specifica per garantire la perfetta inclusione scolastica. Quindi la sigla BES è l‟ acronimo di Bisogni Educativi Speciali ,definizione introdotta per la prima volta nel Regno Unito alla fine degli anni ‟70. L‟ area dei Bisogni Educativi Speciali “Special Educational Needs” rappresenta quell‟ area dello svantaggio scolastico che comprende tre grandi sottocategorie:
Queste problematiche non possono essere tutte certificate ai sensi della legge 104/92, proprio perché non rappresentano delle patologie invalidanti. Di conseguenza si rendeva necessaria una normativa di riferimento che garantisse a questi alunni la possibilità di ricevere la giusta attenzione in ambito scolastico. A tal fine fu emanata la legge 170/2010 che foc alizzava l‟attenzione sugli alunni con DSA. Infatti, in essa vengono presi in considerazioni tutti quegli alunni con competenze intellettive nella norma o anche elevate che, per specifici problemi, possono incontrare delle rilevanti difficoltà in ambito scolastico, le quali sono causa di insuccesso. Anche se la legge nomina solo la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia, si possono includere nei DSA anche altre problematiche che in genere si presentano in alunni con competenze intellettive nella norma. Tra queste si possono annoverare:
Per questi alunni la legge prevede che si programmano le opportune metodologie e strategie di intervento, proprio per garantire l‟ i nclusività.
Nel caso di studenti con ADHD con un quadro clinico grave, è necessaria la presenza del docente di sostegno. In Italia i ragazzi con ADHD sono moltissimi e per tale ragione, anche se il disturbo non è considerato così grave da poter ottenere una certificazione ai sensi della legge 104/92, è necessario garantire il diritto al loro successo formativo. Il nucleo centrale dell‟ introduzione dei BES nella scuola italiana è l‟ ampliamento del campo di applicazione di una Didattica Personalizzata e Inclusiva che in precedenza era prevista solamente per gli alunni con DSA. Il diritto ad un Piano Didattico Personalizzato ( PDF ) , ovvero ad una personalizzazione del processo di apprendimento viene esteso anche agli studenti con BES..
Inoltre, le scuole, dopo aver esaminato eventuali certificazioni o dopo aver individuato, sulla base di attente considerazioni didattiche e psicopedagogiche gli allievi con BES, possono avvalersi per tutti gli alunni con BES di opportuni strumenti compensativi e di misure dispensative previste già dalla legge 170/2010.
Misure educative e didattiche di supporto
previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, garantiscono:
a) l'uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate;
b) l'introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere;
c) per l'insegnamento delle lingue straniere, l'uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilità dell'esonero.
e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione , anche per quanto concerne gli Esami di Stato e di ammissione all'università nonché gli esami universitari.
I DISTURBI SPECIFICI DELL’ APPRENDIMENTO ( DSA)
Con l‟acronimo DSA – in lingua inglese indicati come “ Specific Learning Disorders ” o, a seconda dell‟ambito di interesse, “Disabilities” – si indicano quei disturbi dello sviluppo neurologico che interessano una delle aree che sono alla base dell‟apprendimento, ovvero lettura,
Diagnosi dei DSA
La diagnosi di DSA prevede l‟intervento di un‟équipe multidisciplinare costituita da Neuropsichiatra Infantile, Psicologo e Logopedista. Ognuna di queste figure professionali si occupa di valutare differenti e specifiche aree dello sviluppo del bambino.
Il Neuropsichiatra Infantile si occupa di:
Lo Psicologo si occupa di:
(strumento clinico per eccellenza somministrato individualmente, per valutare le capacità cognitive dei bambini di età compresa tra i 6 anni e 0 mesi e i 16 anni e 11 mesi).
Il Logopedista si occupa di:
In seguito alla valutazione da parte di ogni singolo professionista, viene organizzata una riunione di équipe in cui vengono integrate tutte le informazioni raccolte per ottenere il profilo funzionale completo del bambino ed emettere la diagnosi. Successivamente vi è una restituzione alla famiglia dei risultati emersi dalla valutazione.
La diagnosi di Dislessia, Disgrafia e Disortografia è effettuabile a partire dalla fine della 2a^ classe elementare, mentre per la diagnosi di Discalculia occorre attendere la fine della 3a^ elementare poiché le operazioni con i numeri vengono affrontate successivamente nella formazione scolastica.
Per la diagnosi di DSA ci si basa su due parametri:
necessità di andare incontro alle particolari esigenze che un alunno può manifestare , anche solamente per un periodo circoscritto e in assenza di una diagnosi clinica. Si è quindi in presenza di una difficoltà puramente pedagogica che l‟ insegnante può decidere di affrontare con la stipula di un Piano Didattico Specifico. Quindi si può affermare che i DSA rispondono a una“categoria diagnostica” mentre i BES a una “ categoria scolastica”. Proprio per questo nell‟ individuazione dei Bisogni Educativi Speciali è fondamentale il ruolo dell‟ insegnante. La normativa da ai docenti la responsabilità e competenza di individuare esigenze specifiche di apprendimento. Nella direttiva si fa presente che l‟identificazione degli alunni con disabilità non avviene esclusivamente sulla bas e dell‟eventuale certificazione medico - sanitarie , le valutazioni dei docenti si basano invece sul concetto educativo e di apprendimento facendo riferimento al modello diagnostico ICF (International Classification of Functioning/ Classificazione Internazionale del
Funzionamento, della Disabilità e della Salute) dell‟ Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) per individuare i Bisogni Educativi Speciali (BES) degli alunni.
PEI ( Piano Educativo Individualizzato)
Uno dei compiti importanti della scuola è, garantire l’ integrazione di tipo scolastico degli alunni con una disabilità certificata e, proprio per questo, ogni anno i docenti elaborano il cosiddetto PEI (Piano Educativo Individualizzato). Il PEI è un modello di inclusione scolastica rivolto ad alunni con un‟accertata condizione di disabilità. Ha lo scopo di assicurare il rispetto delle norme che garantiscono il loro diritto allo studio. Si tratta quindi di un documento di progettazione didattica di durata annuale che realizza un ambiente di apprendimento che possa promuovere lo
sviluppo delle facoltà e il soddisfacimento dei bisogni educativi individuati per gli alunni con disabilità. È uno strumento che è parte integrante della programmazione didattico-educativa della classe, e comprende:
informazioni e dati sulla patologia dell‟alunno; obiettivi educativi e strategie didattiche; itinerari di lavoro con indicazione di attività specifiche; metodi, materiali, sussidi, tecnologie e orari per organizzare la proposta e le attività didattiche; criteri e metodi di valutazione; forme di integrazione tra il contesto scolastico ed extra-scolastico
Il PEI attua tutti gli obiettivi educativi e didattici al fine di garantire un ambiente di apprendimento inclusivo per contribuire a oltrepassare l‟idea di disabilità come malattia ; è un modello che può essere redatto per alunni che appartengono alla:
scuola dell‟infanzia ; scuola primaria di I grado scuola secondaria di I grado; scuola secondaria di II grado.
Il PEI, è rivolto anche all‟insieme di persone che partecipano all‟organizzazione della presenza a scuola dell‟alunno, dando loro indicazione delle attività da svolgere. Tra queste risorse professionali troviamo, insieme ai docenti della classe, anche:
l‟ i nsegnante di sostegno; l‟assistente all‟autonomia e/o alla comunicazione; i collaboratori s colastici impegnati nell‟assistenza igienica di base.
in ogni ordine e grado scolastico. l PDP si rivolge ad alunni detti BES, cioè con Bisogni Educativi Speciali. Ma chi sono coloro che rientrano in questa categoria? Oltre ad alunni con una disabilità certificata (per i quali però verrà redatto il documento di programmazione detto PEI - Piano Educativo Individualizzato), appartengono alla categoria BES anche:
alunni con uno svantaggio di tipo linguistico, culturale e socio- economico, ma anche con disagio comportamentale/relazionale; alunni con disturbi evolutivi come: ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder , cioè con disturbo da deficit dell‟attenzione e di iperattività), deficit del linguaggio, deficit delle abilità non verbali, deficit della coordinazione motoria, disturbo dello spettro autistico; alunni DSA, cioè con Disturbi Specifici dell‟Apprendimento , quali
dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia.
Il PDP introdotto dalla l.170/2010 è obbligatorio per i DSA e facoltativo per i BES, nel secondo caso il PDP verrà elaborato solo se richiesto dal consiglio di classe che, in questo caso, deve spiegare con considerazioni di tipo pedagogico-didattico la scelta di attivare il percorso e verbalizzare le proprie motivazioni. Il PDP è il documento con cui il Consiglio di Classe struttura un percorso formativo ad hoc per tutti quei ragazzi che presentano difficoltà nell‟ apprendimento. Si tratta di uno strumento chiave ai fini dell‟ inclusione scolastica di alunni altrimenti destinati a rimanere “ indietro” rispetto al resto della classe.
L’ insegnante di sostegno
Il docente per le attività di sostegno: si tratta di un docente che, oltre ai titoli necessari all‟insegnamento di una o più discipline, è in possesso di titolo di s
pecializzazione per il sostegno didattico ad alunni con disabilità. In base alle norme in vigore, viene assegnato alle classi in cui siano presenti alunni con disabilità, con il compito di promuovere il toro processo di inclusione. E‟ un facilitatore dell‟apprendimento , con competenze pedagogiche, didattiche, metodologiche e relazionali, da utilizzare per promuovere l‟inclusione con l‟azione di mediazione. Deve inoltre possedere le competenze di tipo legislativo ed organizzativo necessarie per far fonte adeguatamente e consapevolmente alle incombenze burocratiche connesse al ruolo. Queste ultime, va da sé, sono richieste anche a tutti gli altri docenti. La didattica – Il docente per il sostegno partecipa alle attività didattiche nelle classi in cui lavora, supportando il gruppo classe e accompagnandolo nel processo di apprendimento. Si pone come mediatore attivo per assicurare la partecipazione e come facilitatore per favorire l‟apprendimento e l‟inclusione degli alunni con disabilità, suggerendo risorse, percorsi didattici, ausili e sussidi utili all‟apprendimento; contribuisce ad adattare strumenti, strategie e metodologie didattiche alle esigenze educative degli alunni, tenendo conto dei diversi bisogni che possano emergere nello studio delle diverse discipline; risponde alle esigenze peculiari degli alunni con interventi calibrati sulle condizioni personali di ciascuno; propone ed applica metodologie e strategie utili per l„apprendimento, per promuovere relazioni e socializzazione, per favorire l‟autonomia personale e sociale; coopera nel creare nelle classi un clima solidale e sereno e favorevole a ll‟inclusione scolastica, in continuo dialogo con gli altri docenti; promuove la costruzione reale di specifici progetti di vita, anche relazionandosi alle risorse del territorio. E‟ in dialogo costruttivo con le famiglie e con le altre figure di riferimento coinvolte nella presa in carico.