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Eutanasia dal punto di vista etico
Tipologia: Appunti
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Secondo l’EAPC (European Association for Palliative Care) l’ eutanasia è l’azione di uccidere intenzionalmente una persona, effettuata da un medico, per mezzo della somministrazione di farmaci, assecondando la richiesta volontaria e consapevole della persona stessa.
L’Enciclica Evangelium Vitae , di Giovanni Paolo II, riporta un’altra definizione simile: “Per eutanasia si intende un’azione o un’omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore” (impara a memoria)
Oggi si parla di eutanasia non soltanto in relazione al malato grave e terminale, ma anche in altre situazioni; per esempio nel caso del neonato si parla di “eutanasia neonatale” , o nel caso in cui la scelta viene fatta non più dal singolo individuo ma dalla società si parla di “eutanasia sociale”. Quest’ultima si potrebbe verificare nel caso in cui la spesa economica per l’assistenza al malato è ritenuta insostenibile e in questo modo le risorse economiche verrebbero riservate ai malati in grado di tornare, guariti, alla vita produttiva.
Il perno della giustificazione è sostanzialmente costituito da due idee fondamentali: ▲ Principio di autonomia del soggetto: tutti hanno il diritto di decidere in maniera assoluta della propria vita. ▲ Insopportabilità e inutilità del dolore che può accompagnare la morte.
Gli sviluppi della medicina hanno aumentato il problema dell’eutanasia; i processi medici rendono sempre più difficilmente definibili i confini tra vita e morte, tra coma reversibile e coma irreversibile. Le tecniche di rianimazione da una parte consentono totali riprese, ma dall’altra spesso condannano a trattamenti di
malato, con gravi conseguenze dal punto di vista psicologico.
(moralmente inaccettabile, in quanto uccisione deliberata di una persona umana innocente), ma ha anche offerto un itinerario di assistenza al malato grave e al morente che fosse sia sotto il profilo dell’etica medica che sotto il profilo spirituale. Sostiene che il dolore dei pazienti è un dolore curabile, con mezzi adeguati dell’analgesia e delle cure palliative proporzionate al dolore stesso. Se questo è anche supportato da una soddisfacente assistenza umana e spirituale, può essere sollevato e confortato in un clima di sostegno psicologico e affettivo. Le cure palliative possono controllare efficacemente ogni dolore fisico (terapia del dolore) e trattare la sofferenza psichica. Possono sconfiggere la disperazione, favorire l’accettazione di sé e la riscoperta del
Le cure palliative sono richieste da quei pazienti che hanno un processo patologico non guaribile ma che, allo stesso tempo, richiedono delle cure per alleviare quanto più possibile i sintomi e gli effetti della malattia.
Infatti, la terapia palliativa non è mirata alla cura della malattia di base ma al trattamento di tutti gli effetti e i disturbi secondari prodotti da questa. L’equipe è formata da: medici e infermieri, assistente sociale, sacerdote, psicologo, personale amministrativo, volontari e famiglia. Lo scopo principale è quello di migliorare la qualità della vita del paziente nella fase di avvicinamento alla morte, nella maggior parte dei casi si applicano quando ormai le terapie mediche non hanno più un effetto terapeutico. Recentemente si sono cominciate a studiare e ad applicare delle cure palliative simultanee ; un nuovo paradigma di cura per i malati oncologici che consiste della presa a carico globale del malato fin dall’inizio del percorso terapeutico, attraverso un approccio multidisciplinare e multidimensionale che, da un alto, garantisce il miglior trattamento antitumorale e, dall’altro, riconosce e asseconda precocemente gli altri bisogni (fisici, psicologici, spirituali, sociali, riabilitativi) del malato. Queste cure sono inversamente proporzionali alla somministrazione di terapie.
Riflettendo su altri motivi per cui l’eutanasia è considerata inaccettabile si può osservare il fatto che il principio di autonomia (con cui si esaspera avvolte il concetto di libertà) non può giustificare la soppressione della vita proprio o altrui. Infatti, l’autonomia personale ha come presupposto primo l’essere vivi e sopprimere la vita vorrebbe dire distruggere le radici stesse della libertà e dell’autonomia della persona. Inoltre il compito del medico è quello di sostenere la vita e curare il dolore, non dare la morte.
La linea di trattamenti e comportamenti verso il malato dovrà ispirarsi al rispetto della vita e della dignità della persona, con lo scopo di rendere disponibili le terapie proporzionate, senza cedere ad alcuna forma di accanimento terapeutico. E’ obbligatorio l’impiego di mezzi ordinari (cure normali; es. alimentazione, idratazione, aspirazione dei secreti bronchiali) per il sostegno del morente, ma si può rinunciare, con la richiesta e in consenso del paziente, ai mezzi straordinari , anche quando questa rinuncia determina l’anticipazione della morte. Il carattere “straordinario” veniva definito in rapporto all’incremento di sofferenza che potevano procurare tali mezzi oppure alla dispendiosità e alla difficoltà di accesso per tutti coloro che ne potevano far richiesta. I progressi della medicina però hanno reso sempre più difficile questa distinzione; mezzi che ieri venivano definiti straordinari, sono diventati oggi ordinari. Inoltre l’uso dei mezzi di terapia intensiva ha salvato moltissime vite. Su questo punto la Dichiarazione su L’eutanasia (S. Congregazione per la Dottrina della Fede) desume quattro criteri indicativi:
▲ In Belgio è stata approvata nel 2001 ▲ Negli USA è vietata dalla legge federale, solo l’Oregon ha autorizzato nel 1994 l’eutanasia per i malati in fase terminale che l’abbiano formalmente richiesta (la legge però è attualmente sospesa) ▲ In Cina nel 1998 il governo l’ha autorizzata negli ospedali, per i malati in fase terminale di una malattia inguaribile
In Olanda, con il Protocollo di Groninger, è stata estesa l’eutanasia anche per i bambini sotto i 12 anni, fino all’età neonatale. Ovviamente per far sì che questo avvenga devono essere soddisfatti alcuni requisiti, tra cui: diagnosi e prognosi certe, la sofferenza insopportabile e disperata (confermate da un medico indipendente), entrambi i genitori devono fornire il loro consenso informato. L’informazione è necessaria per supportare, chiarificare e giustificare la decisione sull’eutanasia; tutto deve essere messo per iscritto. In questo protocollo è in gioco una decisione esterna, un’imposizione dell’adulto cosciente su chi non ha autonomia. Sono gli adulti che valutano “insopportabili” le sofferenze dei bambini.