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Bioetica: eutanasia, Appunti di Psicologia Morale

Eutanasia dal punto di vista etico

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 03/05/2019

Ila.Marti
Ila.Marti 🇮🇹

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BIOETICA, EUTANASIA E DIGNITA DELLA MORTE
Secondo l’EAPC (European Association for Palliative Care) l’eutanasia è l’azione di uccidere
intenzionalmente una persona, effettuata da un medico, per mezzo della somministrazione di farmaci,
assecondando la richiesta volontaria e consapevole della persona stessa.
L’Enciclica Evangelium Vitae, di Giovanni Paolo II, riporta un’altra definizione simile: “Per eutanasia si
intende un’azione o un’omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di
eliminare ogni dolore” (impara a memoria)
ALTRE DEFINIZIONI
Oggi si parla di eutanasia non soltanto in relazione al malato grave e terminale, ma anche in altre situazioni;
per esempio nel caso del neonato si parla di “eutanasia neonatale” , o nel caso in cui la scelta viene fatta non
più dal singolo individuo ma dalla società si parla di “eutanasia sociale”. Quest’ultima si potrebbe verificare
nel caso in cui la spesa economica per l’assistenza al malato è ritenuta insostenibile e in questo modo le
risorse economiche verrebbero riservate ai malati in grado di tornare, guariti, alla vita produttiva.
Il perno della giustificazione è sostanzialmente costituito da due idee fondamentali:
Principio di autonomia del soggetto: tutti hanno il diritto di decidere in maniera assoluta della propria
vita.
Insopportabilità e inutilità del dolore che può accompagnare la morte.
Gli sviluppi della medicina hanno aumentato il problema dell’eutanasia; i processi medici rendono sempre
più difficilmente definibili i confini tra vita e morte, tra coma reversibile e coma irreversibile. Le tecniche di
rianimazione da una parte consentono totali riprese, ma dall’altra spesso condannano a trattamenti di
prolungamento dell’agonia, più che della vita. NB Questo è anche spesso accompagnato dall’isolamento del
malato, con gravi conseguenze dal punto di vista psicologico.
Coma reversibile è obbligatorio usare tutti i mezzi a disposizione perché il recupero è probabile, tutti i
mezzi di rianimazione, anche straordinari, purché accessibili.
Coma irreversibile obbligo delle cure normali ma non eccessive, per non condannare il paziente al
prolungamento di un’agonia vissuta in condizioni prive di ogni possibilità di ripresa.
.
Un altro problema etico derivato dallo sviluppo della medicina è la così detta “socializzazione della
medicina” (aver trasformato la malattia da problema privato a questione pubblica, la maggior parte dei
medici sono diventati lavoratori sociali alle dipendenze di enti pubblici e quindi obbligati a seguire le norme
di tali strutture). Questo ha spinto verso l’affollamento degli ospedali, la spersonalizzazione dell’assistenza
sanitaria e l’isolamento del morente nelle corsie con conseguente difficoltà per il personale di passare dalla
semplice assistenza tecnica all’assistenza umana.
La Chiesa si è espressa in diversi documenti, dove non si è solo limitata a condannare l’eutanasia
(moralmente inaccettabile, in quanto uccisione deliberata di una persona umana innocente), ma ha anche
offerto un itinerario di assistenza al malato grave e al morente che fosse sia sotto il profilo dell’etica medica
che sotto il profilo spirituale.
Sostiene che il dolore dei pazienti è un dolore curabile, con mezzi adeguati dell’analgesia e delle cure
palliative proporzionate al dolore stesso. Se questo è anche supportato da una soddisfacente assistenza
umana e spirituale, può essere sollevato e confortato in un clima di sostegno psicologico e affettivo.
Le cure palliative possono controllare efficacemente ogni dolore fisico (terapia del dolore) e trattare la
sofferenza psichica. Possono sconfiggere la disperazione, favorire l’accettazione di sé e la riscoperta del
senso della vita. NB dove le cure palliative sono ben praticate le richieste di eutanasia scendono a zero.
Le cure palliative sono richieste da quei pazienti che hanno un processo patologico non guaribile ma che,
allo stesso tempo, richiedono delle cure per alleviare quanto più possibile i sintomi e gli effetti della malattia.
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BIOETICA, EUTANASIA E DIGNITA’ DELLA MORTE

Secondo l’EAPC (European Association for Palliative Care) l’ eutanasia è l’azione di uccidere intenzionalmente una persona, effettuata da un medico, per mezzo della somministrazione di farmaci, assecondando la richiesta volontaria e consapevole della persona stessa.

L’Enciclica Evangelium Vitae , di Giovanni Paolo II, riporta un’altra definizione simile: “Per eutanasia si intende un’azione o un’omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore” (impara a memoria)

ALTRE DEFINIZIONI

Oggi si parla di eutanasia non soltanto in relazione al malato grave e terminale, ma anche in altre situazioni; per esempio nel caso del neonato si parla di “eutanasia neonatale” , o nel caso in cui la scelta viene fatta non più dal singolo individuo ma dalla società si parla di “eutanasia sociale”. Quest’ultima si potrebbe verificare nel caso in cui la spesa economica per l’assistenza al malato è ritenuta insostenibile e in questo modo le risorse economiche verrebbero riservate ai malati in grado di tornare, guariti, alla vita produttiva.

Il perno della giustificazione è sostanzialmente costituito da due idee fondamentali: ▲ Principio di autonomia del soggetto: tutti hanno il diritto di decidere in maniera assoluta della propria vita. ▲ Insopportabilità e inutilità del dolore che può accompagnare la morte.

Gli sviluppi della medicina hanno aumentato il problema dell’eutanasia; i processi medici rendono sempre più difficilmente definibili i confini tra vita e morte, tra coma reversibile e coma irreversibile. Le tecniche di rianimazione da una parte consentono totali riprese, ma dall’altra spesso condannano a trattamenti di

prolungamento dell’agonia, più che della vita. NB Questo è anche spesso accompagnato dall’isolamento del

malato, con gravi conseguenze dal punto di vista psicologico.

  • Coma reversibile è obbligatorio usare tutti i mezzi a disposizione perché il recupero è probabile, tutti i mezzi di rianimazione, anche straordinari, purché accessibili.
  • Coma irreversibile obbligo delle cure normali ma non eccessive, per non condannare il paziente al prolungamento di un’agonia vissuta in condizioni prive di ogni possibilità di ripresa. . Un altro problema etico derivato dallo sviluppo della medicina è la così detta “socializzazione della medicina” (aver trasformato la malattia da problema privato a questione pubblica, la maggior parte dei medici sono diventati lavoratori sociali alle dipendenze di enti pubblici e quindi obbligati a seguire le norme di tali strutture). Questo ha spinto verso l’affollamento degli ospedali, la spersonalizzazione dell’assistenza sanitaria e l’isolamento del morente nelle corsie con conseguente difficoltà per il personale di passare dalla semplice assistenza tecnica all’assistenza umana.

La Chiesa si è espressa in diversi documenti, dove non si è solo limitata a condannare l’eutanasia

(moralmente inaccettabile, in quanto uccisione deliberata di una persona umana innocente), ma ha anche offerto un itinerario di assistenza al malato grave e al morente che fosse sia sotto il profilo dell’etica medica che sotto il profilo spirituale. Sostiene che il dolore dei pazienti è un dolore curabile, con mezzi adeguati dell’analgesia e delle cure palliative proporzionate al dolore stesso. Se questo è anche supportato da una soddisfacente assistenza umana e spirituale, può essere sollevato e confortato in un clima di sostegno psicologico e affettivo. Le cure palliative possono controllare efficacemente ogni dolore fisico (terapia del dolore) e trattare la sofferenza psichica. Possono sconfiggere la disperazione, favorire l’accettazione di sé e la riscoperta del

senso della vita. NB dove le cure palliative sono ben praticate le richieste di eutanasia scendono a zero.

Le cure palliative sono richieste da quei pazienti che hanno un processo patologico non guaribile ma che, allo stesso tempo, richiedono delle cure per alleviare quanto più possibile i sintomi e gli effetti della malattia.

Infatti, la terapia palliativa non è mirata alla cura della malattia di base ma al trattamento di tutti gli effetti e i disturbi secondari prodotti da questa. L’equipe è formata da: medici e infermieri, assistente sociale, sacerdote, psicologo, personale amministrativo, volontari e famiglia. Lo scopo principale è quello di migliorare la qualità della vita del paziente nella fase di avvicinamento alla morte, nella maggior parte dei casi si applicano quando ormai le terapie mediche non hanno più un effetto terapeutico. Recentemente si sono cominciate a studiare e ad applicare delle cure palliative simultanee ; un nuovo paradigma di cura per i malati oncologici che consiste della presa a carico globale del malato fin dall’inizio del percorso terapeutico, attraverso un approccio multidisciplinare e multidimensionale che, da un alto, garantisce il miglior trattamento antitumorale e, dall’altro, riconosce e asseconda precocemente gli altri bisogni (fisici, psicologici, spirituali, sociali, riabilitativi) del malato. Queste cure sono inversamente proporzionali alla somministrazione di terapie.

Riflettendo su altri motivi per cui l’eutanasia è considerata inaccettabile si può osservare il fatto che il principio di autonomia (con cui si esaspera avvolte il concetto di libertà) non può giustificare la soppressione della vita proprio o altrui. Infatti, l’autonomia personale ha come presupposto primo l’essere vivi e sopprimere la vita vorrebbe dire distruggere le radici stesse della libertà e dell’autonomia della persona. Inoltre il compito del medico è quello di sostenere la vita e curare il dolore, non dare la morte.

La linea di trattamenti e comportamenti verso il malato dovrà ispirarsi al rispetto della vita e della dignità della persona, con lo scopo di rendere disponibili le terapie proporzionate, senza cedere ad alcuna forma di accanimento terapeutico. E’ obbligatorio l’impiego di mezzi ordinari (cure normali; es. alimentazione, idratazione, aspirazione dei secreti bronchiali) per il sostegno del morente, ma si può rinunciare, con la richiesta e in consenso del paziente, ai mezzi straordinari , anche quando questa rinuncia determina l’anticipazione della morte. Il carattere “straordinario” veniva definito in rapporto all’incremento di sofferenza che potevano procurare tali mezzi oppure alla dispendiosità e alla difficoltà di accesso per tutti coloro che ne potevano far richiesta. I progressi della medicina però hanno reso sempre più difficile questa distinzione; mezzi che ieri venivano definiti straordinari, sono diventati oggi ordinari. Inoltre l’uso dei mezzi di terapia intensiva ha salvato moltissime vite. Su questo punto la Dichiarazione su L’eutanasia (S. Congregazione per la Dottrina della Fede) desume quattro criteri indicativi:

  1. In mancanza di altri rimedi è lecito ricorrere, con il consenso dell’ammalato, ai mezzi messi a disposizione dalla medicina più avanzata. Anche se ancora allo stadio sperimentale e non esenti da qualche rischio.
  2. E’ lecito interrompere l’applicazione di tali mezzi, quando i risultati deludono le speranze riposte in essi. Ma nel prendere una decisione del genere si dovrà tenere conto del giusto desiderio dell’ammalato e dei suoi familiari, nonché del parere dei medici veramente competenti.
  3. E’ sempre lecito accontentarsi dei mezzi normali che la medicina può offrire. Non si può quindi imporre a nessuno l’obbligo di ricorrere ad un tipo di cura che, per quanto sia già in uso, non è esente da pericoli o è troppo impegnativo.
  4. Nell’imminenza di una morte inevitabile nonostante i mezzi usati, è lecito prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali.

EUTANASIA DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO

  • Non è il rifiuto delle cure
  • Non è la rinuncia all’accanimento terapeutico
  • Non equivale alla medicina palliativa

▲ In Belgio è stata approvata nel 2001 ▲ Negli USA è vietata dalla legge federale, solo l’Oregon ha autorizzato nel 1994 l’eutanasia per i malati in fase terminale che l’abbiano formalmente richiesta (la legge però è attualmente sospesa) ▲ In Cina nel 1998 il governo l’ha autorizzata negli ospedali, per i malati in fase terminale di una malattia inguaribile

EUTANASIA PEDIATRICA (NEONATALE)

In Olanda, con il Protocollo di Groninger, è stata estesa l’eutanasia anche per i bambini sotto i 12 anni, fino all’età neonatale. Ovviamente per far sì che questo avvenga devono essere soddisfatti alcuni requisiti, tra cui: diagnosi e prognosi certe, la sofferenza insopportabile e disperata (confermate da un medico indipendente), entrambi i genitori devono fornire il loro consenso informato. L’informazione è necessaria per supportare, chiarificare e giustificare la decisione sull’eutanasia; tutto deve essere messo per iscritto. In questo protocollo è in gioco una decisione esterna, un’imposizione dell’adulto cosciente su chi non ha autonomia. Sono gli adulti che valutano “insopportabili” le sofferenze dei bambini.