



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Bioetica come scienza che coniuga conoscenze biologiche e valori umani
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 6
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Il termine bioetica viene introdotto dall’oncologo americano Potter ed è intesa come scienza della sopravvivenza che sappia coniugare conoscenze biologiche e valori umani. Tematiche:
La richiesta di coniugare scienza della vita con etica della vita per garantire la sopravvivenza è dettata dal convincimento che il quadro dei valori diffusi non sia capace di fornire criteri sufficienti per affrontare una situazione che appare incommensurabile rispetto alle epoche passate. Per la prima volta nella storia dell’umanità l’uomo diventa responsabile diretto della stessa sopravvivenza dell’intero pianeta. Entrando in possesso delle basi biochimiche della vita è necessario che proprio l’uomo debba salvaguardare sia la natura- ambiente che può essere messa in pericolo, sia la sua stessa struttura biologica che sembra offrirsi alle sue possibilità di progettazione. L’uomo ha una nuova forma di responsabilità nei confronti dell’intera umanità. La cultura che può dominare sempre di più la natura deve tener conto della normativa della natura biologica, favorendone le potenzialità ma limitando i propri interventi quando dovessero modificarla in modo permanente.
BIOETICA E MEDICINA
Secondo Reich tre sono statele aree che hanno contribuito alla formazione delle bioetica
BIOETICA QUOTIDIANA E DI FRONTIERA
L’attenzione viene concentrata sui casi di frontiera trascurando spesso i problemi che coinvolgono miliardi di persone nella vita quotidiana. È proprio all’interno dei casi limite che si mettono alla prova alcune categorie che poi serviranno nei casi ordinari.
ES. CASO BABY DOE – bambino down con complicazioni all’esofago a cui a causa della sua sindrome che non gli permette un “alta qualità della vita” non vengono garantite le cure e viene lasciato morire. L’infanticidio medico selettivo è una scelta accetta dalla moderna pratica medica. Per questo SINGER ritiene che occorre eliminare la distinzione tra infanticidio e aborto legalizzando anche quest’ultimo 8 passaggio da caso limite a quotidianità).
DEFINIZIONE DI BIOETICA
Definizione di Potter che può essere accettata chiariti due equivoci
A. Lo studio sistematico riguarda come di fatto operano gli uomini oppure come dovrebbero operare?
B. I “principi e valori morali” è un indicazione generica per esprimere la problematica etica oppure vincola la bioetica a una precisa impostazione etica (principismo)?
A. Chi non condivide che la bioetica possa inserirsi nel filone dell’etica. Rivendicazione della novità della bioetica rispetto all’etica che manca di insufficienza teorica non occupandosi della tecnica (Jonas) e per i numerosi fallimenti dell’etica tradizionale.
B. Chi è contro la bioetica come nuova disciplina perché elemento di confusione dato che esistono già delle discipline che si occupano dello stesso oggetto di studio (deontologia e medicina legale). La medicina troverebbe più ostacoli che benefici dalle speculazioni filosofiche che introdurrebbero nuovi elementi conflittuali impedendo l’esercizio della concreta pratica medica.
C. Contesto teologico- maggiore insoddisfazione – denuncia l’incapacità delle bioetiche razionalistiche di cogliere il significato della vita.
La cultura umanistica e quella scientifica sono incapaci di comunicare. L’unica vera forma di conoscenza è quella attuta dalla scienza. Si esclude dal contesto del vero e del falso tutto ciò che non rientra nei canoni delle scienze sperimentali.
La scienza contemporanea è inoltre strutturalmente legata alla tecnica, essa è il mediatore tra l’uomo e la realtà. Lo strumento tecnico è neutro soltanto come ammasso di materiali ma cessa di esserlo quando rientra nel progetto con cui lo uso. Della civiltà tecnologica occorre rifiutare quella cultura autoreferenziale che la governa, inibendo quella caratteristica umanistica che ne è il fondamento e il significato.
WEBER – la progressiva intellettualizzazione e razionalizzazione hanno portato alla fede che basta soltanto VOLERE per POTERE ogni cosa, ogni cosa può essere dominata con la ragione. Il selvaggio è così ingenuo da credere che la realtà che lo circonda non sia così a portata di mano e che il significato dell’esistenza trascenda le sue capacità operative per questo egli cerca nella realtà dei simboli. La cultura tecnologica nega proprio questa dimensione della realtà. Finché questa negazione è solo metodologica il problema non esiste, sorge quando si inizia a pensare che tutto è domabile on i mezzi della tecnica. Le tecnoscienze pongono ogni limite come un ostacolo, nella visione morale però esistono ostacoli che sono riconosciuti come limiti. Pensar all’esistenza di limiti significa introdurre il concetto di FINITEZZA e RINUNCIA, ma la ricerca si pensa come infinita e non conosce alcuna rinuncia.
correremmo il rischio di temere mali non curabili o che non si manifestano affatto. In risposta a questo problema c’è il diritto di non sapere, ma una volta istituita questa carta d’identità genetica la pressione sociale renderebbe difficile ogni rinuncia.
EUGENETICA PREVENTIVA
Dovrebbe scoraggiare soggetti affetti da malattie ereditarie dal non procreare. È legata a sotterranee concezioni evoluzionistiche e utilitaristiche. È una medicina preventiva che si appella alla coscienza degli eventuali genitori, ma può diventare un vero arbitrio quando diventa un mezzo di coercizione della libertà di procreare. Le diagnosi prenatali si trasformano in una sollecitazione all’aborto.
Soprattutto nella fecondazione in vitro l’eugenetica preventiva si associa a quella selettiva e creativa. Qui avviene una vera e propria selezione scartando gli embrioni non adeguati. Gli orizzonti prospettati sono quelli di correggere i difetti genetici e di modificare alcuni geni per migliorare la connotazione biologica del proprio figlio.
Si passa dal dovere di curare al diritto di progettare la salute altrui quando si ritiene che la fonte dei diritti sia nella volontà di chi li può esprimere, cioè nei desideri degli adulti, di alcuni adulti.
FIVET (fertilizzazione in vitro con embryo transfer) – fecondazione in vitro dell’ovulo con successivo trasferimento dell’embrione nell’utero.
C’è il 10-15% di possibilità di successi reali. Altissima è invece la percentuale di esseri umani allo stato embrionale che vengono sacrificati. Assistiamo a un limbo biologico che permette di trattare i nostri simili come se fossero soltanto materiale biologico.
Il ricorso alla FIVET nasce dall’incapacità della coppia di assumere l’ostacolo della loro non generazione fisiologica. Il figlio diventa così un oggetto del desiderio, un prodotto che compensa la solitudine. La componente morale e affettiva non basta per sentirsi una famiglia se no si sarebbe ricorsi all’adozione. Il figlio non è più l’ospite gradito della propria intimità, ma come il significato e lo scopo dell’unione tra l’uomo e la donna trasformandolo così in oggetto del desiderio. Porre il figlio come bisogno significa tornare a una visione antropologica che l’occidente ha cercato di superare, istituendo altre categorie che hanno impedito di considerare gli altri soltanto sotto l’aspetto dell’utilità. C’è un involuzione biologica, culturale e antropologica. È ovvio che se il figlio non si presenta come una soddisfazione di questo desiderio ma come un intralcio ai propri bisogni non è facile il passaggio dal diritto di avere un figlio al DOVERE DI CRESCERLO. Chi non sa accogliere e rispettare i propri limiti la propria fragilità umana e biologica rischia di non saper poi accogliere rispettare e amare i propri figli anche e malgrado le possibili condizioni di infermità.
Il giusto desiderio di avere figli sani si modifica quando elimino volontariamente quelli che sani non sono.
Inoltre le percentuali di successo sono bassissime, la donna si è sottoposta a un intervento invasivo, l’uomo ha subito una condizione di marginalità e entrambi hanno costruito la loro identità relazionale su un progetto che riorna a presentarsi come irrealizzabile.
Ancora più complicato è quando c’è un donatore e un terzo soggetto entra nel processo di procreazione. Uno dei genitori non ha accettato la sterilità altrui imponendogli una sostituzione biologica. Qui si lede un diritto costitutivo del figlio, quello di conoscerei genitori biologici.
LA CLONAZIONE UMANA
La prima clonazione è avvenuta nel 1997 con la pecora Dolly. Da subito è scaturito l’interesse per la clonazione umana affinché fosse possibile:
Il clone avrà lo stesso patrimonio genetico di chi ha fornito il nucleo ma non sarà identico ad esso ne somaticamente né psicologicamente né esistenzialmente poiché gli elementi biologici sono solo alcuni dei fattori che costituiscono l’individualità.
ACCANIMENTO TERAPEUTICO
La trasformazione della medicina contemporanea ha permesso la cronicizzazione di malattie un tempo mortali. Provocare la morte è differente dal permettere che questa subentri per cause naturali. L’idratazione e l’alimentazione non sono atti terapeutici e spesso sono funzionali all’accompagnamento del morente. La sospensione di essi è lecita solo in pazienti prossimi al decesso e se non causa la morte del paziente ma eviti soltanto un prolungamento del morire.
Living will – testamento di vita – carta sottoscritta da una persona nl pieno possesso delle proprie facoltà che afferma di non essere sottoposto a tecniche di mantenimento in vita e manovre di rianimazione. Se da una parte ostacola qualsiasi forma di paternalismo medico dall’altra rischia di depotenziare la prassi del pronto soccorso impedendo al medico di agire tempestivamente che ha il dovere di salvare la vita al paziente. L’autonomia del paziente deve trovare un’armonia con l’autonomia del medico (paternalismo moderato – alleanza terapeutica).
EUTANASIA
Il processo di razionalizzazione della vita porta a considerare la natura come qualcosa che deve essere dominato. Così come si domina la nascita, si domina anche la morte. Il rifiuto di riconoscere i limiti biologici sempre più pensati come ostacoli porta all’incapacità di accettare il nostro essere mortali. L’eutanasia è l’autonoma decisione di smettere di soffrire, risponde al diritto di morire. Il DIRITTO DI MORIRE implica che dall’altra parte ci sia un DOVERE DI UCCIDERE.
L’attenzione alle componenti fisiologiche e biologiche del dolore ha offuscato l’aspetto del VISSUTO DEL DOLORE. L’uomo contemporaneo coltiva la speranza di redimere l’uomo dalla sofferenza preservandolo dal dolore, ma è una speranza illusoria.
La sofferenza indica una richiesta di senso e laddove la vita sia privata di senso si è condotti verso la malattia mortale, la disperazione. Nella richiesta di morte si manifesta la solitudine esistenziale dell’uomo contemporaneo che soffre per tutto ciò che non può essere superato.
In un contesto in cui ciò che vale non è l’uomo ma la presenza di alcune sue qualità, l’eutanasia è indotta da aspettative sociali che giudicano inutile e costosa la vita di chi non soddisfa più certi parametri socio- economici. Oggi si sta estendendo anche a soggetti non consenzienti. La disabilità rende le sue vittime indifese e dipendenti dagli altri, i disabili vengono derubati della loro dignità e stima sociale subendo una vera e propria morte sociale. Lo spostamento del riconoscimento della dignità intrinseca dell’uomo alle sue condizioni estrinseche, porta a una progressiva discriminazione.
MORTE CEREBRALE
I difensori della qualità della vita hanno una concezione antropologica che identifica l’uomo con le sue attività conoscitive e relazionali. il rischio è che si sviluppi una specie di mistica del cervello che lo rende sede della personalità dell’uomo. L’uomo non esisterebbe quando esiste come organismo umano ( stadio embrionale) e non cesserebbe di esistere quando cessa di esistere come organismo umano (stadio cadaverico), ma diventerebbe uomo e cesserebbe di esserlo quando si sviluppa e quando cessa i funzionare il suo cervello. Si attribuisce centralità a un organo che esiste soltanto come parte e come esito di sviluppo di un organismo che è la condizione stessa della vitalità e della funzionalità di quell’organo.
Finché il corpo in coma ancora respira e funziona dal punto di vista organico, deve essere sempre considerato come residuo del soggetto che ha amato e che è stato amato, e come tale ha ancora diritto all’inviolabilità e che non se ne faccia uso come di un semplice mezzo.
LA MORTE