



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto del capitolo su Jean Bodin del libro di Storia delle Dottrine Politiche di Mario D'Addio
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 7
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




La Riforma protestante aveva infranto il principio dell’unità di fede che aveva, fino ad allora, contraddistinto la Respublica Christiana, riconoscendo la piena legittimità a quelle nuove comunità cristiane di darsi un’autonoma organizzazione politica. Occorrevano quindi nuovi principi per regolare la nuova realtà politica scaturita dalla Riforma: si avvertiva l’esigenza di una concezione sistematica dello Stato. In questo senso Jean Bodin ( 1529-1596 ) rappresenta una pietra miliare delle dottrine politiche: la sua opera è infatti caratterizzata da un punto focale, che è quello della sovranità. Bodin è uno tra i primi autori che ci indirizza sulla via della costituzionalizzazione (i suoi Sei libri della Repubblica costituiscono l’atto di nascita dello Stato moderno). La concezione bodiniana dello Stato sanciva la fine della Respublica Christiana che si esprimeva nelle due autorità a carattere universale: la Chiesa e l’Impero. L’opera politica di Jean Bodin riflette i problemi della vita politica francese nel periodo delle guerre di religione. Queste infatti avevano suscitato in modo drammatico il problema dell’unità dello Stato francese: si affermava sia da parte cattolica che da parte ugonotta il primato e la sovranità degli Stati Generali, di contro al potere della monarchia.
Il punto di partenza del pensiero politico di Bodin può essere individuato nel rapporto fra storia e politica (polemica con Machiavelli): secondo Bodin la storia umana non è predeterminata dalla natura, né diretta dalla volontà di Dio, in quanto l’uomo è libero. Solo partendo da tale assunto la storia può essere concepita come il risultato delle azioni dell’uomo. Ne è la prova l’origine della storia umana: passaggio da società di natura (uomo ferino) a razionalità (solita digressione in stile Platone – Polibio, con toni vagamente hobbesiani). La libertà dell’uomo nello Stato di natura è pressoché assoluta, il che si traduce in una indeterminatezza della volontà. L’uomo si sottrae al suo stato ferino, diventando razionale, nel momento in cui la sua volontà gli pone dei freni e soprattutto gli suggerisce che i fini che devono essere raggiunti sono quelli indicati dalla ragione. In stato di libertà assoluta l’uomo infatti
non riesce a darsi degli obiettivi e, di conseguenza, a progredire. Potremmo anche definire la libertà assoluta quasi come una non libertà La prima forma di disciplina della volontà è rappresentata, secondo Bodin, dalla religione : il timore di Dio di stabilire i primi principi di convivenza umana e pertanto di sottrarsi alla condizione ferina, dando vita ai primi agglomerati umani, i quali poi si evolsero nei moderni Stati, la cui caratteristica fondamentale è quella di esprimere una forza comune (in quest’assunto può essere riconosciuta parzialmente l’influenza machiavelliana), che si traduce in volontà comune degli individui, la quale a sua volta si esprime e si realizza nelle leggi e nelle istituzioni che contraddistinguono lo Stato. Possiamo quindi dire che la volontà comune, quindi lo Stato, è la condizione indispensabile perché le volontà individuali possano realizzarsi come volontà veramente libere, laddove per libere intendiamo la possibilità di porsi, e realizzare, i fini che la ragione ci indica. In questo senso l’uomo deve tutto allo Stato, senza il quale stagnerebbe nella sua originaria condizione ferina: lo Stato si forma nella storia ed è quell’istituzione che salva l’uomo dalla dispersione e dalla vanificazione delle sue energie. Attraverso il progresso tecnologico l’uomo infine potuto lanciarsi alla scoperta del Nuovo Mondo: comincia così a delinearsi la comunità universale che abbraccia tutti i popoli, la Respublica mundana.
Ora, è necessario analizzare quelli che secondo Bodin sono gli elementi che costituiscono lo Stato: Famiglia : la famiglia e non l’individuo costituisce il soggetto attivo della comunità statale. L’individuo per Bodin, come del resto già per Aristotele, è un animale sociale: ciò significa che non può essere considerato dal punto di vista meramente individuale, ma organicamente inserito nel gruppo sociale. La famiglia rappresenta inoltre un archetipo di quella che poi sarà la società politica: nella famiglia difatti si realizza quel rapporto basato sullo schema comando-obbedienza fra padre e figli che poi caratterizzerà il rapporto Stato- sudditi. La famiglia precede storicamente lo Stato. Le cose comuni : secondo elemento dello Stato è ciò che è comune alle famiglie e a quanti vivono nello Stato e che è costituito da beni, servizi, disposizioni (città, strade, piazze, templi) senza le quali non è possibile realizzare un’organizzazione che possa servire a tutti: lo Stato implica necessariamente la sfera del pubblico. A questo proposito è utile ricordare che Bodin opera una distinzione fra sfera pubblica e privata ; senza
stabilisce alcun rapporto, in quanto non riconosce alcuna posizione stabile e sicura: tutto e tutti sono sottoposti all’arbitrio del potere.
Tra i poteri che rientrano nell’ambito della sovranità rientra il potere legislativo. La sovranità infatti consente allo Stato moderno di rivendicare il monopolio delle leggi che possiedono la supremazia su tutte le altre norme provenienti da istituzioni che allo Stato sottostanno (tale supremazia viene in particolar modo affermata sulla consuetudine). Il concetto di sovranità inoltre consente di definire i rapporti tra monarchia e Stati Generali , argomento per Bodin di scottante attualità. Le concezioni monarcomache infatti affermavano il pieno diritto degli S.G. non solamente a legiferare, ma ad eleggere il re stesso. La teoria della sovranità bodiniana non ammette questi principi: gli Stati Generali non possono rivendicare alcun autonomo potere nei confronti del sovrano. Il loro compito è unicamente quello di ragguagliare il re sulla situazione del paese. Rappresentano il momento istruttorio necessario ai fini della legiferazione, ma quest’ultima spetta solo e soltanto al re di Francia. (faccenda dei tributi se la si vuole dire) Tuttavia il potere del sovrano riconosce delle limitazioni , anche perché in caso contrario non parleremmo di sovranità, ma di arbitrio. La sovranità individua i suoi limiti innanzitutto nel diritto divino e nel diritto naturale, in quanto formano quell’insieme di norme etico-religiose che costituiscono la fonte di legittimazione della sovranità stessa. Lo stato di Bodin è uno Stato costituzionale , nel senso che non può porsi come fonte autonoma di principi e regole, ma trova delle limitazioni al suo potere nella sua stessa struttura. L’altro limite sostanziale è rappresentato dalla proprietà , nel senso che il re non può privare il suddito della sua proprietà, a meno che ciò non sia previsto dalle leggi fondamentali dello Stato. La proprietà è infatti il fondamento delle garanzie di libertà di cui gode il singolo individuo nell’ambito dello Stato.
Il principio dell’indivisibilità della sovranità non consente di accogliere la concezione dello Stato misto teorizzato da Polibio, in quanto la sovranità non può che appartenere o a una persona (monarchia) o ai pochi (aristocrazia) o al popolo (democrazia). Lo Stato sussiste solo se viene assicurata l’unità della decisione e del comando col fine di perseguire i suoi supremi interessi. La costituzione mista si configura come una chimera di quanti, tra cattolici e ugonotti, sostenevano la realizzazione di questo tipo di governo attraverso gli Stati Generali. Il tentativo di attuarla avrebbe determinato un conflitto inevitabile fra i vari centri di potere, che sarebbe poi degenerato in una guerra civile per decidere con la forza delle armi a chi dovesse appartenere la sovranità, se al monarca o all’aristocrazia o al popolo. Tuttavia Bodin riconosce che in uno Stato bisogna contemperare le esigenze dell’unità (monarchia), della virtù dei pochi (aristocrazia) e della forza dei molti (democrazia). Ciò è possibile grazie al principio della giustizia , la quale può ispirarsi a tre criteri: Aritmetico , che si fonda sulla mera eguaglianza numerica ed è la norma di tutte le democrazie. Geometrico , che si riferisce al concetto di proporzione, cui si richiamano le aristocrazie. ARMONICO , che rappresenta un contemperamento del primo e del secondo e informa sostanzialmente la costituzione monarchica. Quest’ultimo tipo di giustizia è quella prediletta da Bodin, in quanto è l’unica che contempera quella geometrica e quella aritmetica, le quali a loro volta finiscono o col creare un ordine sociale molto differenziato, con una gerarchia sociale molto rigida (geometrico-aristocrazia), o col misconoscere le diversità delle posizioni sociali (aritmetico-democrazia). Il principio armonico e quindi la costituzione monarchica riconoscono innanzitutto ciò che spetta ad ogni individuo, a seconda del suo status o dei suoi meriti nella società; la monarchia inoltre si configura come la forma di governo che maggiormente può garantire il principio della giustizia in quanto costituisce il medium tra le due forze contrastanti impedendo che l’una soverchi l’altra.
Il rafforzamento dell’unità monarchica costituiva per Bodin l’unica possibilità per uscire dalla tragica situazione provocata dalle guerre di religione. Egli dichiara
Alla sovranità debbono essere riportati, per tramite del diritto, tutti i rapporti che si istituiscono nella società politica. Il rapporto feudale signore-vassallo che aveva gerarchizzato la società feudale non ha più alcun valore politico , poiché si tramuta nell’unico rapporto che conta dal punto di vista dello Stato, quello fra suddito e sovrano. Alla sovranità farà capo anche l’organizzazione politico-amministrativa di cui si serve lo Stato, abolendo i privilegi e il complicato ordinamento feudale. Accanto ad organi, uffici e magistrature, Bodin riconosce particolare importanza alle forme di associazione che si costituiscono nell’ambito dello Stato. Bodin ne distingue tre: il collegio , cioè l’unione di tre o più persone; la corporazione , ossia l’unione di più collegi; infine l’ universitas , costituita dall’unione dei collegi e delle corporazioni di una medesima comunità. Bodin è quindi favorevole ad una piena libertà di associazione, pur riconoscendo che tale libertà crei delicati problemi per quanto riguarda i rapporti fra le diverse confessioni religiose. Il sistema delle associazioni trova una sua istituzionalizzazione negli Stati Generali. La sovranità infatti trova negli Stati Generali il suo necessario completamento: come abbiamo già accennato, essi esprimono gli interessi e le opinioni del regno intero (suddiviso in ordini basati sullo status sociale e giuridico anche grazie alla libertà di associazione) e possono indicare le disposizioni che debbono essere assunte dalla volontà sovrana del monarca.