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Platone - Mario D'Addio, Sintesi del corso di Storia Delle Dottrine Politiche

Riassunto del capitolo su Platone del libro di Storia delle Dottrine Politiche di Mario D'Addio

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 14/04/2020

Palamara
Palamara 🇮🇹

4.7

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PLATONE
Bio
Nacque ad Atene nel 420 a.C. da famiglia aristocratica che per parte di madre
discendeva da Solone. Nel 388 fu a Siracusa, presso la corte di Dionigi il vecchio,
tiranno della città, ove conobbe Dione, cognato di Dionigi, con il quale stabilì un
profondo legame di amicizia: Dione sostenne Platone nei suoi progetti per una
riforma politica della città-stato, in modo da affidare il potere ai reggitori-filosofi. Ma
tale progetto doveva essere brutalmente accantonato dall’intervento dello stesso
Dionigi , che fece consegnare Platone agli Aginesi, allora in guerra contro Atene, che
lo ridussero in stato di schiavitù. Fu liberato grazie all’intervento di un amico. Nel
387 apre la famosa Accademia. Nel 367, alla morte di Dionigi il vecchio, sollecitato
da Dione e il suo successore Dionigi il giovane, sempre sorretto dalla fiducia di poter
realizzare il suo programma, accettò l’invito di tornare a Siracusa. Anche in questo
caso i dissidi politici fra Dione e Dionigi il giovane determinarono il fallimento del
suo programma e tornò ad Atene nel 365. Tentò dopo qualche anno di riconciliare
l’amico Dione col nipote tornando a Siracusa, ma fallì nuovamente: in questo caso fu
salvato solo dall’intervento di Archita di Taranto. Tornò quindi ad Atene dove
continuò a insegnare fino alla sua morte nel 347 a.C..
Pars philosophica
L’insegnamento di Socrate diventa il presupposto del pensiero politico e filosofico in
Platone. Se in Socrate è preponderante la ricerca della verità, in Platone diventa
centrale il problema del fondamento oggettivo della conoscenza e dei rapporti che
sussistono fra questa e la verità. Si pone così il fondamento di una conoscenza
oggettiva, universale, sottratta alla mutevolezza delle opinioni che, coerentemente
con l’insegnamento socratico, si riferisce anche alla politica, dato che il nesso
filosofia-politica diventa dominante nella speculazione platonica. Questo nesso
scaturisce dall’appassionata partecipazione al dramma di Socrate, che affligge non
soltanto Atene, ma il mondo politico greco. La filosofia, intesa come scienza della
verità, diventa così lo strumento per cogliere i motivi profondi della crisi, in quanto
solo la filosofia, intesa come scienza della verità riesce ad individuare l’essenza vera
della realtà. Attraverso, appunto, la filosofia, Platone perviene alla convinzione che è
la retorica, la sofistica, che ha condannato a morte Socrate, cioè il vero politico,
l’autentico rigeneratore della politica ateniese. Platone, facendo sue le istanze
socratiche, vuole che sia la filosofia a governare gli Stati.
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Scarica Platone - Mario D'Addio e più Sintesi del corso in PDF di Storia Delle Dottrine Politiche solo su Docsity!

PLATONE

Bio

Nacque ad Atene nel 420 a. C. da famiglia aristocratica che per parte di madre discendeva da Solone. Nel 388 fu a Siracusa, presso la corte di Dionigi il vecchio, tiranno della città, ove conobbe Dione, cognato di Dionigi, con il quale stabilì un profondo legame di amicizia: Dione sostenne Platone nei suoi progetti per una riforma politica della città-stato, in modo da affidare il potere ai reggitori-filosofi. Ma tale progetto doveva essere brutalmente accantonato dall’intervento dello stesso Dionigi , che fece consegnare Platone agli Aginesi, allora in guerra contro Atene, che lo ridussero in stato di schiavitù. Fu liberato grazie all’intervento di un amico. Nel 387 apre la famosa Accademia. Nel 367, alla morte di Dionigi il vecchio, sollecitato da Dione e il suo successore Dionigi il giovane, sempre sorretto dalla fiducia di poter realizzare il suo programma, accettò l’invito di tornare a Siracusa. Anche in questo caso i dissidi politici fra Dione e Dionigi il giovane determinarono il fallimento del suo programma e tornò ad Atene nel 365. Tentò dopo qualche anno di riconciliare l’amico Dione col nipote tornando a Siracusa, ma fallì nuovamente: in questo caso fu salvato solo dall’intervento di Archita di Taranto. Tornò quindi ad Atene dove continuò a insegnare fino alla sua morte nel 347 a. C ..

Pars philosophica

L’insegnamento di Socrate diventa il presupposto del pensiero politico e filosofico in Platone. Se in Socrate è preponderante la ricerca della verità, in Platone diventa centrale il problema del fondamento oggettivo della conoscenza e dei rapporti che sussistono fra questa e la verità. Si pone così il fondamento di una conoscenza oggettiva, universale, sottratta alla mutevolezza delle opinioni che, coerentemente con l’insegnamento socratico, si riferisce anche alla politica, dato che il nesso filosofia-politica diventa dominante nella speculazione platonica. Questo nesso scaturisce dall’appassionata partecipazione al dramma di Socrate, che affligge non soltanto Atene, ma il mondo politico greco. La filosofia, intesa come scienza della verità, diventa così lo strumento per cogliere i motivi profondi della crisi, in quanto solo la filosofia, intesa come scienza della verità riesce ad individuare l’essenza vera della realtà. Attraverso, appunto, la filosofia, Platone perviene alla convinzione che è la retorica, la sofistica, che ha condannato a morte Socrate, cioè il vero politico, l’autentico rigeneratore della politica ateniese. Platone , facendo sue le istanze socratiche, vuole che sia la filosofia a governare gli Stati.

Stante il sopracitato nesso filosofia-politica, anche la politica deve essere fondata come scienza, basata su un sapere universale, il quale rinvia necessariamente all’ idea , (dal greco eidon , vedere), che ci permette appunto di vedere intellettualmente e riconoscere la verità, e agire quindi di conseguenza. Qual è, dice Platone, l’idea che ci permette di giungere alla conoscenza dell’autentico modo d’essere della politica e, di conseguenza, della polis? La risposta risiede nell’opera madre del filosofo, La Repubblica ( Politéia ), vero e proprio punto di riferimento dell’intera storia delle dottrine.

Pars politica

Repubblica: il problema della giustizia

La Repubblica fu composta da Platone fra i quarantacinque e i cinquant’anni, gli anni della sua piena maturazione. E’ divisa in dieci libri in forma di dialogo e nel suo incipit è contenuta una discussione sulla giustizia. Il problema della politica si concentra sulla giustizia. Nel dialogo Socrate, attraverso le cui parole Platone esprime i suoi convincimenti, confuta via via le tesi espresse dai commensali in merito alla domanda “cos’è la giustizia?”. Interviene quindi il sofista Trasimaco sostenendo che la giustizia è l’utile del più forte. Applicando il concetto alla politica: la giustizia è l’utile di coloro che governano. Non esiste quindi un concetto di giustizia universale secondo Trasimaco, ma tante giustizie quante sono le forme di governo. Socrate replica affermando che la politica va considerata alla stregua delle scienze mediche : così come il medico ha a cuore le sorti del paziente, così il politico deve tutelare i propri interessi e soprattutto quelli dei governati. Come il medico deve possedere le conoscenze esatte del corpo umano, così il governante deve avere la consapevolezza del risultato ultimo delle sue azioni. Da ciò ne deriva che, secondo Socrate-Platone, il male in politica è il risultato dell’ignoranza. La rovina degli stati dipende dall’insipienza politica, dettata dalla presunzione dei governanti.

Realtà organica, la divisione del lavoro e le tre classi

La discussione sulla giustizia assume ormai un connotato politico, allargando la sua prospettiva dall’individuo allo Stato, concepito come un uomo in grande. Essendo l’uomo composto organicamente, lo Stato stesso avrà una sua realtà organica. Comincia così una digressione sulla genesi biologica dello Stato. Perché si costituisce

Le virtù fondamentali e il sommo bene

La giustizia , che da Socrate viene espressa attraverso il motto “a ciascuno il suo”, si realizza quindi quando ciascun individuo svolge solamente l’attività che corrisponde alle sue predisposizioni naturali. Le tre categorie di persone sopra individuate trovano una precisa analogia nella struttura interna dell’uomo, in cui coesistono tre anime : concupiscibile, che presiede alla vita biologica, irascibile, in cui si esprime la forza dell’individuo, razionale, che deve sovrintendere all’attività dell’uomo e governare le altre due anime. L’uomo può essere raffigurato come un cocchio trainato da due cavalli focosi e guidato da un auriga. Alle tre anime corrispondono le tre classi nella società. Naturalmente ogni anima (e pertanto ogni classe) deve avere la sua particolare forma di disciplina, cui corrisponde una determinata virtù : all’anima razionale la saggezza, a quella irascibile la fortezza e a quella concupiscibile la temperanza. Quest’ultima ha un’importanza primaria in quanto rende possibili i rapporti che si istituiscono fra governanti e governati. La giustizia è il principio in base al quale ogni individuo compie l’attività che gli è propria: ciò significa che nell’individuo si sono armonicamente composte le tre virtù fondamentali. Quando questo processo si instaura nell’individuo, di riflesso ciò accade anche nello Stato. La branca che deve occuparsi di individuare il fondamento della giustizia, che risiede nell’ idea del bene , da cui discendono tutte le norme di comportamento, sia privato che pubblico, è la filosofia. Il governo deve essere indirizzato quindi verso il sommo bene, alla cui conoscenza si giunge per il tramite della filosofia.  Prima cura dei governanti sarà quella di sorvegliare con attenzione che il sistema educativo non incorra in deviazioni.  Altrettanta cura dovrà essere rivolta alla politica demografica  mantenimento numero perfetto, 5350.  Severo controllo delle nascite , da attuarsi mediante unioni predeterminate dai custodi, i quali dovranno informarsi ai criteri dell’eugenetica  A un matrimonio privato è sostituito un matrimonio di Stato , i cui contraenti sono formalmente indicati dalla sorte, ma, praticamente (e in segreto), dai custodi Per quanto riguarda i reggitori-filosofi, Platone ritiene che debba sussistere la piena parità di diritti fra uomini e donne. Ciò costituisce una radicale innovazione sulla tradizione greca che vedeva la donna in uno stato di perenne minorità.

La decadenza dello Stato

Essendo un prodotto umano, la polis è corruttibile ed è comunque soggetta al ciclo nascita-sviluppo-morte. Il processo di decadenza si verificherà allorquando, per un fatale errore, i custodi sbaglieranno nel compito di assegnare gli individui alle varie categorie. Verrà così intaccata l’armonia fondamentale della comunità, cui seguiranno le fasi degenerative: Questo processo rappresenta per Platone la crisi del razionale e l’emergere dell’irrazionale , della pervicace volontà di scambiare la verità con l’opinione (doxa). La costituzione o forma di governo per Platone si corrompe allorché viene assolutizzato il principio che ne costituisce il fondamento. L’analisi platonica in particolar modo fa riferimento alle ultime due forme di governano che vanno profilandosi: democrazia e tirannide. Per quanto riguarda la democrazia va ricordato che Platone vive in un periodo storico caratterizzato dalla crisi profonda dell’ordinamento democratico ateniese: il processo e la condanna a Socrate sono l’esempio più significativo. In questo caso ad assolutizzarsi è la libertà dell’individuo, che legittima qualsiasi forma di arbitrio e che determina una forma latente di anarchia.

Aristocrazi

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TimocraziaOligarchiaDemocraziaTirannide

qualsiasi tentativo volto a migliorare la legislazione. La politica, quando fatta dal re filosofo, è certamente al di sopra delle leggi e della tradizione, e non è limitata né dall’una né dall’altra. L’arte regia praticata dal re filosofo viene quindi individuata come la costituzione perfetta. Per ciò che concerne la classificazione delle forme di governo Platone ritiene che non ci si debba servire di un criterio estrinseco come la quantità (uno-monarchia, pochi-aristocrazia, molti-democrazia), ma da un criterio intrinseco , che è quello della maggiore o minore corrispondenza della costituzione all’ ideale di governo.  Monarchia , quando il re si ispirerà all’arte regia  quando ciò non accade, tirannideAristocrazia , quando i pochi “  “ oligarchiaDemocrazia sana , quando i molti “  “ democrazia corrotta Le leggi infine si configurano come una copia imperfetta e approssimativa dell’arte regia.

“Le Leggi”

Ne “le Leggi” il pensiero politico e filosofico di Platone giunge alla sua piena maturità. L’opera si presenta come lo svolgimento della prima concezione sistematica di tutte le disposizioni e norme di diritto di una città, alla luce dei rapporti intercorrenti fra filosofia, politica e religione. L’opera è scritta in forma di dialogo fra un ateniese , uno spartano e un cretese. Quest’ultimo è stato incaricato di studiare e formulare la forma di governo migliore possibile per una città cretese che, dopo essere stata abbandonata, si voleva ripopolare, e pertanto interpella due esponenti delle due più famose legislazioni greche: quella ateniese e quella spartana. Platone coglie l’occasione per formulare una critica della legislazione di Sparta , ove, secondo lui (che si immedesima nell’ateniese), le leggi e in generale il modo di vivere erano troppo improntati al militarismo e i suoi valori. La pace , dice Platone, è il fine dello Stato , la lotta è invece una necessità che deve essere sempre intesa in funzione della pace. Il rischio sarebbe quello di formare cittadini-soldati, senza alcuna apertura umana. Una politica improntata alla formazione ateniese significherebbe invece il riconoscimento della civiltà del logos come appunto accadde ad Atene, nonostante i continui contrasti fra le varie fazioni. L’affermazione del logos come principio fondante permette ai cittadini di esprimere armonicamente tutte le virtù di cui è capace la natura umana.

Il dialogo prosegue e sposta il suo focus sulla storia delle poléis greche sin dalle sue più ataviche origini. Una volta che gli agglomerati umani raggiunsero un numero considerevole si avvertì la necessità di nominare leader, condottieri, re; seguì poi il periodo dei legislatori, redattori di una serie di leggi ispirate alla tradizione e ai costumi. Si deducono così le due forme di governo da cui derivano tutte le altre: monarchia e democrazia. L’una si affermò in Persia, l’altra nell’Ellade. Entrambe, pur diverse nella forma, sono accomunate dal fatto di non aver rispettato, nel corso delle rispettive storie, il principio della giusta misura. In Persia infatti i monarchi hanno assolutizzato il loro potere reprimendo le libertà dei cittadini, mentre in Grecia i cittadini hanno progressivamente perso il timore reverenziale che provavano nei confronti delle leggi, a causa anche di una innovazione delle tradizioni post-guerre persiane, causando così la degenerazione e la fine della democrazia in Grecia.

La polis de “le Leggi”

Per serbare la giusta misura è quindi utile creare una costituzione in cui vengano fuse armonicamente monarchia e democrazia , cosicché la liberta possa essere esercitata nell’ambito delle leggi, che trovano un sicuro presidio in un potere sottratto alle mutevoli maggioranze. Si profila un tipo di stato ideale differente rispetto a quello della Repubblica. Si tratta di un Platone meno incline a disegni utopistici forse anche a seguito del fallimento dei suoi tentativi nei suoi soggiorni siracusani. Nella polis che si va profilando nelle Leggi è assente quel principio collettivistico che aveva caratterizzato la Repubblica. Viene inoltre concesso spazio alla famiglia, alla proprietà privata e agli interessi degli individui, cosa che, come sappiamo, nella Repubblica non è prevista. La prima magistratura del nuovo Stato è composta dal collegio dei custodi delle leggi , formato da 37 cittadini, eletti da un’assemblea composta da tutti coloro che hanno prestato e prestano servizio militare. Gli eletti devono avere almeno 50 anni e rimangono in carica per 20. Si passa poi alla formazione del Consiglio della città , composto da 360 cittadini. Entrambe le istituzioni sono caratterizzare da complessi meccanismi elettorali che sono volti a favorire la concentrazione dei voti sugli elementi moderati, ossia coloro i quali siano in possesso della giusta misura e quindi capace di farla valere negli affari di Stato. Per ogni distretto della città (che ne conta 12) vengono eletti dei magistrati: agronomi (regolamentazione delle acque) e astinomi (urbanistica).