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Brexit:un divorzio difficile, Tesi di laurea di Istituzioni di Diritto Pubblico

L'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea costituisce uno degli eventi più significativi del panorama contemporaneo. Un'accurata analisi normativa permette di rilevare gli elementi cardini e le difficoltà che ne scaturiscono da un possibile ma non certo recesso dell'United Kingdom.

Tipologia: Tesi di laurea

2018/2019

In vendita dal 10/04/2019

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FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE,
SOCIOLOGIA E COMUNICAZIONE
CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN RELAZIONI
INTERNAZIONALI
Tesi di laurea magistrale
in
Diritto pubblico Anglo-Americano
BREXIT: UN DIVORZIO DIFFICILE
Relatore Candidata
Prof.ssa Giulia Caravale Federica Ruoti
Matricola: 146842
Anno Accademico
2017/2018
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Anteprima parziale del testo

Scarica Brexit:un divorzio difficile e più Tesi di laurea in PDF di Istituzioni di Diritto Pubblico solo su Docsity!

FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE,

SOCIOLOGIA E COMUNICAZIONE

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN RELAZIONI

INTERNAZIONALI

Tesi di laurea magistrale in Diritto pubblico Anglo-Americano

BREXIT: UN DIVORZIO DIFFICILE

Relatore Candidata Prof.ssa Giulia Caravale Federica Ruoti Matricola: 146842 Anno Accademico 2017/

Ai miei genitori e alle mie sorelle Martina e Cristiana

Capitolo IV: La Devolution e la Brexit 4.1 Brevi cenni sulla riforma della Devolution in Scozia Galles e Irlanda del Nord e l’impatto che questa ha avuto sul processo Brexit…………….………………….pag. 4.2 La posizione della Scozia e del Galles in merito alla recesso del Regno Unito e al Brexit bill e l’accordo concluso tra Londra e il Galles…………………………...pag. 4.3 L’opposizione della Scozia e del Galles alla clausola 11 dell’European Union (Withdrawal) Bill e l’accordo raggiunto tra il governo di Londra e l’Assemblea di Cardiff……..………..…….………………………………………………………pag. 4.4 L’Irlanda del Nord e il problema del confine…………………………………pag. Conclusioni.............................................................................................................pag. Bibliografia, Sitografia e Sentenze.............................................................………pag. Ringraziamenti........................................................................................................pag.

Abstract

The 21st June of 2016, in the United Kingdom a referendum was held by the will of the ex Premier David Cameron. The ex Prime Minister had promised to resort to a referendum in case he hadn’t won the election in 2015. From the results of the referendum emerged that the British people wanted to abandon the EU. Although in the Nation the referendum has an “advisory” value exclusively, it was considered unthinkable not to consider the choice made by the voters. Following a lengthy controversy, which ended up before the Supreme Court, between the Government and Parliament regarding the procedure for activating Article 50 of the TEU that establishes the possibility of a member of the EU to withdraw, the legislative body allowed the Executive to announce the UK’s wish to withdraw on March 29, 2017. The Brexit case is considered a very complex issue as it not only involves new negotiations and agreements with the EU as a third state, once the negotiations have been concluded, but also because it is important to preserve all of the European legislation that has become part of the British legislation through the European Communities Act of 1972.

derivanti dai trattati e tutti i rimedi e le procedure di volta in volta previsti dai Trattati sono, senza necessità di promulgazione, efficaci nel Regno Unito e devono essere quindi riconosciuti e applicati”.^1 Per la prima volta nella storia britannica, con l’approvazione dell’Eca, il Regno Unito aveva concesso una limitazione del principio della sovranità parlamentare che come è ben noto costituisce il caposaldo della Unwritten Constitution. Ed ora con la Brexit si procederà all'abrogazione di tale bill e alla conservazione di tutte quelle leggi comunitarie che sono, ormai, considerate parte integrante del sistema britannico. Il primo capitolo illustra brevemente le tappe storiche che hanno condotto il Regno Unito ad entrare nell’Ue. Una delle maggiori personalità politiche che ha indotto la Nazione verso la strada dell'integrazione europea è stato Winston Churchill. Egli ha ritenuto che per il Regno Unito, al termine di sanguinosi conflitti dovuti allo scoppio della seconda guerra mondiale, fosse giunto il momento di cooperare economicamente con gli stati europei per fondare i nuovi “Stati Uniti d’Europa”. L’ingresso del Regno Unito nell’allora Cee era stato sancito con l’approvazione dell’ European Union Communities Act. Nel 1975, per permettere alla popolazione di decidere se far parte della Cee oppure se abbandonare il sogno europeista era stato indetto un referendum a livello nazionale. I britannici, in quell’occasione, avevano votato per rimanere nel circuito comunitario. Nel corso del tempo, nonostante il Regno Unito continuasse a far parte dell'Ue, il sentimento euroscettico non era mai tramontato, al contrario era accresciuto tra gli anni 80' e 90'. Con la nomina della Tatcher in qualità di Primo Ministro si era assistito a un periodo di sorprendenti riforme in quanto la “lady di ferro” era riuscita ad ottenere delle importanti concessioni dall'Europa. A partire dagli anni '90 erano riemerse le voci dissenzienti in merito alla partecipazione della Nazione alla Ce in quanto gli euroscettici avevano ritenuto che la permanenza della Nazione all'interno del circuito comunitario avesse inciso negativamente sul sistema britannico, limitando la sovranità del parlamento britannico e subordinando gli interessi britannici a quelli europei. Questo scetticismo, aveva indotto l’ex premier David Cameron a promettere, durante la campagna elettorale del 2015, di ritrattare la posizione britannica in (^1) http://www.legislation.gov.uk/ukpga/1972/68/pdfs/ukpga_19720068_en.pdf.

sede comunitaria e di indire un referendum qualora avesse vinto le elezioni. Il secondo capitolo invece si focalizza sulle elezioni del 2015 e l'ascesa al potere di David Cameron. A partire dal gennaio del 2013, in un discorso tenuto a Bloomberg, l’ex leader conservatore aveva promesso che qualora fosse stato eletto Prime Minister si sarebbe impegnato affinché si fosse tenuto un referendum entro il 2017 sulla permanenza o meno della Nazione nel circuito comunitario. Cameron aveva dichiarato, in quella occasione, che avrebbe voluto rinegoziare i rapporti tra l'Ue e il Regno Unito. Il Premier, in realtà, aveva deciso di indire un referendum nazionale sia per cercare di arginare le correnti euroscettiche presenti all'interno del partito conservatore sia per arrestare l’ascesa del partito Ukip che dalle elezioni europee ne era uscito vittorioso. Vinte le elezioni del 2015, il giorno successivo alla sua nomina, il leader aveva inviato una lettera a Tusk nella quale erano contenute tutte le proposte avanzate dal Primo Ministro. Intanto, il 23 giugno 2016 si era tenuto un referendum in territorio britannico per dare l'opportunità agli elettori britannici di poter esprimere un proprio giudizio in merito. Il referendum, come verrà illustrato nella tesi, ha innescato una serie di perplessità dal punto di vista giuridico tanto da chiamare in causa la Corte Suprema per redimere le controversie. L'elaborato, dunque, analizza l'impatto che ha avuto il risultato referendario sull'ordinamento britannico. Il governo May, pertanto ha dovuto prendere atto della volontà del popolo britannico di abbandonare l’Ue nonostante non avesse alcun obbligo giuridico ma esclusivamente morale nei confronti degli elettori, in quanto il referendum nel sistema britannico è uno strumento di natura consultivo e non determina alcun vincolo giuridico. Il capitolo, inoltre, analizza gli sviluppi che si sono ottenuti nei rapporti tra Regno Unito e Ue in merito ai negoziati. Infatti sono stati indetti diversi incontri tra le istituzioni europee e la May per raggiungere un'intesa comune nel settore economico e per risolvere la questione del confine irlandese. Le trattative, tuttavia sono ancora in corso. Nel terzo capitolo, invece, vengono messe in rilievo tutte le implicazioni giuridiche che ha sollevato il caso Brexit. È stato fatto ricorso, infatti, alla Corte Suprema per cercare di redimere le controversie sorte tra il Governo e il

innalzando barriere e dazi doganali con gli stati europei. Il Primo Ministro, in merito alla questione, ha espresso più volte la volontà di voler avviare un “ hard Brexit ” in modo tale da rendere autonomo il Ragno Unito dall'Ue. Dunque, è possibile affermare che, gli effetti della Brexit hanno ricadute nell’ambito giuridico, in quanto è necessario salvaguardare le norme comunitarie presenti nell'ordinamento britannico che sono state garantire con l’approvazione dell’Eca, le quali saranno convertite in normativa nazionale. Inoltre, come sarà facilmente comprensibile, il processo d’uscita avrà ripercussioni anche nel settore economico-finanziario. Un altro aspetto che viene trattato, riguarda l’intenzione da parte di alcuni anti-brexiters di non voler arrendersi alla Brexit. Di fatti, è cominciata a dilagare nella Nazione, l'ipotesi di indire un secondo referendum, terminati i negoziati, per comprendere se il nuovo assetto possa soddisfare le esigenze del popolo britannico. In realtà tale ipotesi, per il momento resta irrealizzabile in quanto è necessario un atto dal parlamento di Westminster che vada a legittimare l'indizione di una seconda consultazione popolare. Infine nel quarto capitolo viene affrontato il tema più caldo: il coinvolgimento delle amministrazioni devolute nel processo Brexit. Infatti, la riforma della Devolution ha permesso a Scozia, Galles e Irlanda del Nord di amministrare svariati settori locali e di rendere permanenti, nel corso del tempo, le proprie istituzioni. Il problema della Devolution, in relazione alla B rexit, si è presentato nel momento in cui è stata introdotta dall’Esecutivo, all’interno del Brexit bill, la clausola 11. Scozia e Galles si sono opposti a tale emendamento che disponeva il conferimento di poteri temporanei, compresi i settori amministrati dalle Assemblee devolute a Londra. Le due Nazioni hanno considerato l’ emendament nocivo per l’intero sistema devolutivon e pertanto hanno approvato i così definiti Continuity bills per preservare i loro poteri. Pertanto, il governo ha deciso di fare ricorso alla Corte Suprema per valutare la legittimità di tali atti. Intanto la situazione è migliorata nel corso delle trattative in quanto Londra è riuscita a raggiungere un accordo con il Galles mentre con la Scozia i rapporti sono rimasti difficili in quanto non è disposta a scendere a compromessi con il Governo. Infine viene affrontata nell’ultimo paragrafo, la questione relativa al confine Nord-Irlandese. Dal momento che il Regno Unito ha deciso di abbandonare

l’unione doganale e di procedere con una hard Brexit, si è ritenuto che questa scelta causerebbe il ripristino di un confine con barriere e controlli tra il Nord- Irlanda e la Repubblica Irlandese, minando la stabilità del territorio. Come è noto, l’Irlanda del Nord ha dovuto affrontare un periodo difficile, dovuto alle guerre che sono state combattute tra le due fazioni, quella unionista e quella nazionalista. Il territorio, è bene ricordarlo, è stato diviso in due parti: il Nord- Irlanda che è una delle Nazioni che costituisce il Regno Unito e la Repubblica irlandese che, invece, è uno stato autonomo e indipendente. Per tali ragioni, il Governo vuole scongiurare un opzione che preveda un “ harder border ” dal momento che questa soluzione potrebbe mettere a repentaglio l’Accordo del Venerdì Santo che garantisce, tutt’oggi, la pace nel territorio. Tuttavia, le trattative tra Londra e Bruxelles sono ancora in corso e, non è stata ancora presa una decisione definitiva in merito al problema.

1.1 L’ingresso del Regno Unito nella Cee e il referendum del 1975

Il termine Brexit è formato dalle due parole inglesi “Britain” e “Exit” ed è stato coniato per la prima volta nel 2012 per indicare il processo che condurrà il Regno Unito ad abbandonare l’Ue. La Gran Bretagna ha deciso di lasciare l’Europa in seguito al referendum che si è tenuto il 23 giugno 2016. La questione è stata ampiamente discussa a livello internazionale negli ultimi anni in quanto la Brexit costituisce un tema complesso e spinoso. Infatti, la decisione presa dal Regno Unito di recedere dall’Ue non può essere riconducibile esclusivamente ad una mera scelta politica ma piuttosto è da considerarsi un processo che gradualmente si è sviluppato nel Regno Unito. La Gran Bretagna, come è noto, si è sempre mostrata diffidente nei confronti della creazione di una Comunità europea. Questa diffidenza deriva principalmente dal fatto che la Nazione ha sempre considerato la propria collocazione insulare e le proprie tradizioni come dei veri e propri tratti distintivi che non permettono, ancora oggi, al popolo britannico di sentirsi a pieno cittadini europei. Nonostante questa predisposizione, i britannici si sono sempre mostrati inclini a mantenere relazioni con l’esterno, soprattutto per ragioni economiche, attraverso scambi commerciali e culturali con altri Paesi. È importante tenere a mente, inoltre, che “the historical epoch of the British Empire has significantly influenced the way the British political elites sees the position of the country in Europe”.^2 Gli avvenimenti storici dimostrano che il Regno Unito era riuscito a conquistare, nei secoli, vasti territori, sino a diventare uno degli imperi più grandi a livello mondiale in quanto aveva posseduto colonie in tutti i continenti e in tutti gli oceani. La creazione di un impero cosi grande aveva permesso, nel tempo, di accrescere, nel popolo britannico, l’idea di essere un popolo superiore rispetto ad altre popolazioni, tanto da dover preservare la propria identità. Perciò, in seguito alla creazione della Ceca, quando si era presentata l’occasione di collaborare e cooperare con gli stati continentali europei ( quest’ultimi aveva voluto lasciarsi alle spalle la dura esperienza della guerra e quindi avevano deciso di avviare un processo comunitario a livello economico) i britannici, inizialmente, si sono tirati indietro. Questi avevano ritenuto che un rapporto cooperativo con gli stati europei andasse (^2) B. Perisic, Britain and Europe: a History of difficult Relations, Institute for Cultural Diplomacy, Berlin, 2010.

a minare necessariamente l’influenza che fino ad allora avevano esercitato a livello mondiale. Dunque, si può affermare che i rapporti che si sono instaurati nel corso del tempo, tra la Country England e l Ue sono, perciò, sempre stati altalenanti e ambigui. Tuttavia prima di fare richiesta ed entrare a far parte dell’allora Cee, si sono presentate due occasioni per la Gran Bretagna per aderire alla Comunità.^3 La prima a partire dagli anni ‘50, anni in cui si era creata la Comunità del Carbone e dell’Acciaio, ma il Primo Ministro Clement Attlee aveva rifiutato l’iniziativa. La seconda opportunità, invece, si era presentata con l’entrata in vigore dei Trattati di Roma (1957) che avevano sancito la creazione della Comunità economica europea e la Comunità europea dell’energia atomica. Tuttavia, anche in quell’occasione il governo conservatore guidato da Anthony Eden non aveva considerato vantaggioso il Trattato per il proprio Paese e aveva respinto la proposta. La Cee, negli anni successiva alla sua nascita, aveva conosciuto periodi di grande prosperità a differenza di quanto era accaduto, in quegli anni, nel Regno Unito che, invece, era stato investito da una grave crisi economica. È importante, tuttavia, osservare, quanto sia stato difficile per la corrente euroscettica presente all’interno dei diversi partiti politici britannici accettare l’ingresso della Nazione nella Cee. Infatti, il Regno Unito come tanti altri stati, era entrato a far parte della Comunità in una fase successiva rispetto a quella dei 6 Paesi fondatori, perciò tutti i nuovi stati che avevano deciso di aderirvi, si erano trovati dinanzi ad un’istituzione già pre-costituita, dotata di proprie regole, alla quale era difficile adeguarsi. Pertanto, la stessa cosa era accaduta alla Gran Bretagna che aveva dovuto affrontare una serie di difficoltà. Di fatti, gli inglesi avevano dovuto adattarsi a politiche già stabilite che delle volte erano in conflitto con i principi cardini su cui si basa, tutt’oggi, la Costituzione britannica. Inoltre, era difficile per la corrente euroscettica accettare che il Regno unito potesse rinunciare ai propri caratteri distintivi, alla propria politica nazionale per adeguarsi alle norme e ai regolamenti imposti dalla Comunità. L’euroscetticismo, quindi, ha costituito per l’ United Kingdom un freno nel processo di integrazione europeo, non permettendo, il più delle volte, di conciliare gli interessi nazionali con le politiche europee. Quando il Regno Unito era entrato a far parte della Comunità (^3) A. Wright, A. Turner, D.Gowland, Britain and the European Integration since 1945: on the Sidelines, Routledge, 2010.

pace e di ricostruzione dopo la fine del conflitto. Churchill non solo riteneva che fosse giunto il momento di abbandonare quegli atteggiamenti isolazionistici che sino ad allora avevano sempre contraddistinto la Gran Bretagna, ma anche che fosse necessaria una maggiore cooperazione tra stati, a prescindere dai legami sempre più stretti e privilegiati che si erano creati con gli Stati Uniti che, va ricordato, hanno anche inciso nel corso del tempo sulle relazioni UK-UE. Churchill aveva affermato in un discorso che aveva tenuto nell’università di Zurigo nel 1946 che “We must build a kind of United Stats of Europe. In this way only will hundreds of millions of toilers be able to regain the simple joys and hopes which make life worth living. The structure of the United States of Europe, if well and truly built, will be such as to make the material strenghth of a single state less important. Small nations will count as musch as large ones and gain their honor by their contribution to the common cause”.^8 Succeduto a Churchill, il Primo Ministro Harold MacMillan aveva concentrato i propri sforzi nella creazione di una vera e propria organizzazione europea tanto che, nel 1961, aveva annunciato alla Camera dei Comuni l'intenzione di avviare trattative per aderire all'Europa. Il progetto, tuttavia, aveva avuto dei risvolti negativi a causa sia della fervida opposizione di Charles De Gaulle, sia per le questioni legate all‘EFTA e al Commonwealth. De Gaulle, per ben due volte aveva respinto la richiesta di adesione britannica dal momento che riteneva che il Regno Unito non fosse mosso da una concreta volontà di partecipare alla Comunità. In seguito a questi avvenimenti, si era venuta a creare una frattura in seno ai partiti: vi erano coloro che sostenevano il progetto europeo e coloro che erano contrari all’adesione britannica alla Cee. Questi ultimi si erano battuti per tutelare, a tutti i costi, l’autonomia britannica sia nella gestione del settore economico nazionale sia nella conduzione della politica estera e di difesa dei propri dominions del Commonwealth. Solo con Harold Wilson, leader del partito laburista, veniva alla luce la concreta possibilità di ravviare un progetto d’integrazione, in quanto era stato nominato Primo Ministro tra il 1964 e il 1970. Wilson aveva avuto come obiettivo quello di concretizzare il programma europeo. Però, solo con la scomparsa di De Gaulle dalla scena politica, la nomina di Rober Shumann in qualità di ministro degli esteri (nonché sostenitore (^8) Il testo è reperibile al seguente indirizzo https://europa.eu/european- union/sites/europaeu/files/docs/body/winston_churchill_en.pdf

dell’ingresso della Gran Bretagna in Europa) e la vittoria dei conservatori alle elezioni del 1970 sotto la leadership di Heath che, il Regno Unito era riuscito ad entrare nella Cee. Health era divenuto Primo Ministro dal 19 giugno 1970 fino al 4 marzo 1974, anno in cui i laburisti erano riusciti a salire al potere. Pertanto, le trattative tra Regno Unito e Cee cominciarono il 30 giugno 1970. Georges Pompidou, diventato il nuovo presidente francese, succeduto a De Gaulle, timoroso che la Germania di Brandt potesse schiacciare economicamente e politicamente la Francia, si era mostrato favorevole all’ingresso del Regno Unito nel progetto di integrazione europea. Solo con la presenza degli inglesi sarebbe stato possibile frenare le ambizioni tedesche. Intanto nel settembre del ‘70, era cominciata a farsi strada l’idea di indire un referendum, strumento a cui non si era mai fatto ricorso prima di allora nella Gran Bretagna. Intanto il partito laburista si erano mostrato favorevole al processo di integrazione e pertanto avevano ritenuto che le condizioni negoziate da Heath non erano state sufficienti in quanto penalizzavano il Regno Unito soprattutto nell’ambito della politica agricola comune. Perciò i Labour avevano deciso di impegnarsi affinché potessero essere rinegoziate nuove condizioni per poter aderire. Nonostante l’opposizione del partito laburista, a partire dal gennaio del 1972, veniva siglato a Bruxelles il Trattato di adesione del Regno Unito alla Comunità economica europea, seguito da quello dell'Irlanda e della Danimarca. La Norvegia, invece, si era espressa contraria. Il 28 ottobre, il Parlamento di Westminster aveva approvato lo European Communities Act che aveva sancito l’ingresso del Regno Unito nella Cee con 356 voti favorevoli e 244 contrari.^9 Per la prima volta nella storia britannica, il Regno Unito era tenuto a conformare il proprio ordinamento nazionale rispettivamente a quello della Cee, della Ceca e dell’Euratom. Tuttavia, per aderire, le era stata posta una condizione dai 6 paesi^10 : quella di accettare l'intero corpus normativo comunitario. Dunque, oltre 2.900 fonti regolamentari e 410 direttive^11 erano state integrate, senza alcuna possibilità di deroga da parte del Regno Unito. Questo processo era avvenuto in maniera graduale attraverso l’estensione delle disposizioni comunitarie al nuovo aderente. Lo ECA 1972^12 (^9) Il testo dell’ European Comunities Act 1972 è reperibile al seguente indirizzo del Parlamento britannico http://www.legislation.gov.uk/ukpga/1972/68/pdfs/ukpga_19720068_en.pdf. (^10) I 6 paesi che hanno costituito, inizialmente la CECA erano: Belgio, Francia,Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. (^11) A. Torre, Regno Unito, Bologna, Il Mulino, 2005. (^12) L’art. 2 dell’ECA recita: “tutti i diritti, poteri , responsabilità e restrizioni derivanti dai Trattati e tutti i rimedi e le procedure di volta in volta previste dai Trattati, sono senza necessità di ulteriore

dall’organo sovrano ovvero il parlamento, ma bensì da una “istituzione esterna”. Con l'adesione della Gran Bretagna, però, erano emersi subito alcuni problemi. Il primo aveva riguardato principalmente il contributo che i britannici avevano dovuto versare per il bilancio comunitario, in quanto, la loro produzione agricola era assai ridotta rispetto a quella di altre Nazioni. Questo problema non permetteva al Regno Unito di beneficiare delle spese comunitarie, alla pari degli altri paesi. In secondo luogo, un altro problema era stato avanzato dai francesi e riguardava proprio la sterlina. I francesi chiedevano, infatti, che fosse finalmente messa la parola fine allo status privilegiato di cui godevano i britannici nelle transazioni finanziarie internazionali. Con l’incontro tra Pompidou e Heath era stata risolta la questione. La Gran Bretagna aveva ottenuto un periodo transitorio, prima di doversi adeguare, di sette anni invece di cinque come era stato fissato in precedenza.^13 Nella Nazione, non erano mancate di fatto le polemiche e le perplessità legate all’adesione alla CEE. Questa situazione aveva contribuito ad accrescere la sensazione che Health avesse concluso un accordo poco vantaggioso per la popolazione. Intanto nel ‘74 si erano tenute nuove elezioni che avevano decretato la vittoria dei Labour , i quali erano riusciti ad ottenere un maggiore numero di voti rispetto ai conservatori. Dunque, veniva nominato Harold Wilson come Primo Ministro. Sotto la leadership di Wilson cominciava a farsi strada l’idea di indire un referendum per cercare di colmare le fratture in seno sia al partito conservatore e sia al partito laburista che si erano venute a creare in merito alla questione europea. Infatti, la corrente euroscettica era composta dalla frangia più radicale del partito laburista e da alcuni deputati conservatori ostili all’ingresso del Paese nella Cee. Questi, per cercare di arrestare l’irreversibile processo che aveva indotto la Nazione ad imboccare la strada dell’integrazione europea, chiedevano l’indizione di un referendum. In questo modo sarebbe stato possibile far esprimere il popolo in merito alla questione. Pertanto, se l’elettorato si fosse espresso negativamente, il Regno Unito avrebbe potuto abbandonare il sogno europeo. Questa richiesta aveva rimarcato la dichiarazione rilasciata dal presidente francese Pompidou. Infatti, le intenzioni di Pompidou erano state quelle di tenere un referendum in Francia per chiedere al popolo francese se fosse stato favorevole ad un eventuale (^13) C. Martinelli, Il referendum Brexit e le sue ricadute costituzionali , Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna, 2017.

allargamento della Cee a nuovi stati membri. È importante ricordare che sino ad allora nell’ordinamento costituzionale britannico l’istituto referendario non era stato previsto in quanto era ritenuto dalla dottrina uno strumento incompatibile con il principio della sovranità parlamentare. Intanto il 29 marzo 1972, Wilson, aveva deciso di dare il proprio consenso e di indire un referendum a livello nazionale. Questa decisione era stata dettata dalla difficile situazione nella quale si trovava il Primo Ministro, in quanto il partito si era spaccato in due parti: l’ala parlamentare favorevole al progetto europeo e la componente sindacalista contraria all’adesione britannica alla Cee, Il leader laburista, in precedenza, già si era espresso in merito al tema ritenendo inconcepibile l’ipotesi di tenere un referendum nel Regno Unito per sancire l’ingresso della Nazione nella Comunità. Questa volta però, il Prime Minister non aveva ormai più altra scelta se non quella di ricorrere allo strumento referendario dal momento che si era profilata l’unica via percorribile per cercare di trovare un compromesso per le due frange del partito. Questa scelta aveva avuto anche delle ripercussioni negative in ambito politico in quanto aveva comportato le dimissioni di Roy Jenkins, vicesegretario del partito laburista che si era mostrato sempre favorevole al progetto europeo.^14 Nel corso del 1974, nel manifesto elettorale laburista (presentato nelle due tornate elettorali) si era annunciata l’intento di rinegoziare le condizioni di adesione della Gran Bretagna alla CEE ma anche di voler comprendere quale fosse l’effettiva volontà del corpo elettorale: restare o uscire dalla comunità europea. Il programma, quindi, era incentrato su due punti chiave: la rinegoziazione dei termini di adesione in modo da renderli vantaggiosi per il Regno Unito (in linea con il programma presentato dal partito laburista in quello stesso anno a febbraio) e, in secondo luogo mirava a far partecipare al processo di adesione gli elettori, i quali avrebbero dovuto esprimere il proprio parere in relazione al tema attraverso nuove elezioni politiche o mediante referendum. Pertanto, nel manifesto si affermava che “Britain is a European nation, and a Labour Britain would always seek a wider co-operation between the European peoples. But a profound political mistake made by the Health Government was to accept the terms of entry to the Common Market, and to take us in without the (^14) A. Torre, J. Frosini, Democrazia rappresentativa e referendum nel Regno Unito , Maggioli Editore, Rimini, 2012.