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riassunto dettagliato del capitolo 9 di psicologia generale "comunicazione e linguaggio"
Tipologia: Sintesi del corso
Caricato il 27/03/2020
4.6
(27)29 documenti
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Che cos’è la comunicazione? Lo studio della comunicazione si è caratterizzato per la sua natura fortemente multidisciplinare, giovandosi dei contributi della matematica, delle scienze dell’informazione, della semiotica, della linguistica, delle neuroscienze e della psicologia. 9.1 costruire segni Quando si comunica occorre un processo di significazione, cioè di costruzione di un segno, qualcosa che rappresenta la realtà. Quando comunichiamo, costruiamo messaggi costruiti da segni. Il segno rappresenta una moneta simbolica di scambio: è il ponte tra la realtà, la rappresentazione di essa e la possibilità di comunicarla ad altri. La capiti di comprendere e produrre segni apre la porta della realtà simbolica. Essa non è direttamente vincolata alla realtà presente, per cui è possibile fare riferimento al passato e al futuro, a rapporti astratti, a eventi ipotetici, a entità immaginarie e costrutti esplicativi. Il segno offre la possibilità di agire sulle “cose” senza che vi sia con esse alcun costrutto fisico, manipolandole in modi che sarebbero impossibili con i referenti essi rappresentano, sino ad arrivare a versioni della realtà nuova e persino creative. L’uso dei segni ci permette di agire con altre persone. La natura composta del segno trova una sua rappresentazione nel triangolo semiotico, nel quele processo di significazione viene decritto come la reazione fra tre lati
informazione. L’informazione, da u. Punto di vista matematico, è l’unità minima (bit) che compone il segnale. La comunicazione consiste nel passaggio di un segnale o messaggio da una fonte emittente (ovvero unità che codifica il messaggio) :
la trasmissione del segnale
A questo modello vengono poi aggiunte alcune componenti:
codifica stessa)
influenzando i messaggi successivamente emessi L’approccio matematico implica una teoria forte del codice, poiché ritiene che la condizione necessaria e sufficiente per comunicare sia avere a disposizione un condire di trasmissione, un emittente in grado di codificare e un ricevente proposto 9.3 Comunicare è fare “Comunicazione è fare” è stato posto in evidenza all’interno dell’approccio pragmatico della comunicazione. Esso considera la comunicazione come azione, il dire come fare. Nella sua opera importante AUSTIN delinea la teoria degli atti linguistici, egli afferma che dire qualcosa è sempre fare qualcosa, e distingue l’atto linguistico in 3 livelli, corrispondenti a tre tipi di azione che compiamo simultaneamente quando parliamo:
Sperber e Wilson introducono il concetto ostensione, con questo termine intendono la condotta che rende manifesta l’ntnesione di rendere manifesto qualcos’altro. Dunque mediante l’ostensione di uno stimolo il comunicare sollecita nei sui destinatari l’aspettativa che quello stimolo sia sufficientemente pertiene da essere trattato. Analizziamo la conversazione: G: “Che ore sono?” A: “ è appena passato il lattaio” “è appena passato il lattaio” significa ridere manifesta, ovvero OSTENDERE intenzione di far sapere all’altro che lui sa che l’altro sa che il lattaio passa sempre alla stessa ora (supponiamo alle nove) e quindi alle nove. Secondo i teorici della pertinenza, nel corso della comprensione verbale il destinatario userà una procedura guidata dal principio comunicativo del seguenti tipo: a. Nel processare gli effetti cognitivi, segui il percorso che minimizza lo sforzo, controlla le ipotesi interpretative in ordine di accessibilità. b. Fermati quando le tue aspettative di pertinenza sono soddisfatte. Nel modello di Sperber e Wilson viene sottolineata la distinzione tra
informativa). In conclusione Sperber e Wilson parlano di comunicazione OSTENTIVO - INFERENZIALE, poiché la comunicazione inferenziale e l’ostensione sono lo stesso processo, ma considerato da due differenti punti di vista: quello del combinatore, che produce l’ostensione, e quello del destinatario, che compie inferenze. We-intention SEARLE (1990) sostiene l’intenzione collettiva (we-intention) come un un fenomeno elementare, una predisposizione propria dell’uomo a cooperare con gli altri essi umani, una nota distintiva e peculiare che fa dell’uomo “un essere sociale e comunicante”. Cooperare non significa avere lo stesso obiettivo individuale degli altri comunicanti, del tipo: 1- Io ho l’intenzione di comunicare + tu hai di comunicare: quindi noi comunichiamo 2 - Noi intendiamo fare l’atto X (comunicare) Io intendo fare y (parlo) come parte del nostro fare atto X (Comunicare) Tu intendi fase Z (ascolti) come parte del nitro fare atto X (comunicare) nell’intenzione collettiva la componente individuale svolge il ruolo di mezzo aspetto al fine: era presuppone la capacità mentale d riconoscere gli altri esseri umani come simili e come complementari, in tanto potenziali o reali co- agenti nell’attività di cooperazione. L’intenzione comunicativa presuppone non solo la partecipazione intenzionale dei due comunicanti allo stesso atto (A parla B ascolta), ma l’intenzione comune di comunicare viene conseguire mediante la loro azione differenziata, coordinata e complementare (A e B comunicano per mezzo di A parla B ascolta) La sintonizzazione L’ultima caratteristica dell’intenzione comunicativa: la sintonizzazione. Essa è stata definita come un insieme di comportamenti interpersonali finalizzati al raggiungimento di un’intenzione congiunta, attraverso i quali gli interlocutori si predispongono e coordinano lo scambio comunicativo. Il processo di sindonizzazione prevede l’insieme di mosse necessarie a porsi sulla stessa, lunghezza d’onda (mutual tuning in) e definire le condizioni per una intenzione condivisa. Si sottolinea la dimensione temporale di sincronizzazione dei comportamenti che si sviluppa dai primi mesi di vita. Le persone sincronizzate tendono a modulare alcune caratteristiche del proprio stile comunicativo in funzione di quello del proprio interlocutore; le modificazioni (Shift) così prodotte possono essere effettuate in direzione convergente o divergente per segnalare la necessità di una modificazione
del comportamento comunicativo. La sintonizzazione reciproca viene a configurarsi come un’aspettativa condivisa e perseguita da parte di entrambi gli interlocutori, una sorta di massima per la riuscita dell’interazione comunicativa. 9.5 Il medium, i media: oltre i confini del corpo Quali mezzi usiamo per costruire i ponti che ci consentono di uscire dai confini della nostra mente e della nostra pelle per comunicare con gli altri? Il primo ponte è il segno. Ma come vengono trasmessi? I media sono gli strumenti tra cui possiamo scegliere per comunicare e allargano i confini di esplorazione della nostra mente e i confini di estensione e di efficacia della comunicazione. Definiamo Medium qualunque dispositivo di mediazione, cioè qualunque elemento e/o strumento che ci permette di entrare in interazione e di comunicare con l'ambiente esterno. Ogni medium può essere analizzato facendo riferimento a 3 dimensioni:
gesto o di una parola pronunciata, il disegno permane oltre il momento in cui viene prodotto
tempo e nello spazio —> un dipinto a differenza di un dialogo face to face, può essere fruito da soggetti diversi in contesti e tempi diversi. L’evoluzione delle nuove tecnologie: differenti livelli di presenza:
La comunicazione non verbale viene appresa durante l’infanzia di conseguenza presenta delle variazioni da una cultura all’altra.
I gesti Azioni motorie coordinate e circoscritte e sono dotate di intenzionalità Vi sono varie categorie di gesti: