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Capitolo 9 diritto romano, Appunti di Storia del Diritto Romano

Storia del diritto romano

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 23/06/2016

marina_veneto
marina_veneto 🇮🇹

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Capitolo nono
L'amministrazione pubblica, l'insegnamento , le scuole
1. <<Immensum corpus imperii>>
Nel periodo antico tra Platone e Aristotele nota era la concezione antica di stato ''come insieme
organico, le cui parti sono strettamente solidali'' da cui poi il diffuso confronto con il corpo, in
cui l'efficienza delle singole parti contribuisce al funzionamento dell'intero organismo, divenuto
un topos molto diffuso. Questa concezione trova nell'organizzazione burocratica dell'impero la
sua più razionale traduzione; l'organizzazione burocratica legata saldamente ad una nuova idea
di potere ovvero il potere assolutistico, viene a coincidere con una macchina, con un articolarsi
razionale delle funzioni che prescinde dal carattere gratuito e esclusivamente onorario delle
cariche. In epoca repubblicana non troviamo nulla di analogo; '' l'imperium ''
magistratuale repubblicano è onnicomprensivo e seppur adotti salvaguardie efficaci contro
l'abuso, si sottrae ad una rigida divisione delle competenze. Il cursus honorum( nell'antica
Roma, serie progressiva delle cariche, generalmente pubbliche, ricoperte da un uomo nel corso della
propria vita)è lontano da qualsivoglia nozione di burocrazia piuttosto si vien delineando come
una carriera politica svincolata da particolari tirocini, da retribuzioni e caratterizzata da una serie
di uffici slegati tra loro. Non sono presenti, inoltre, quadri amministrativi nonostante il crescente
aumento di subalterni nell'ultimo periodo.
Nel Principato, Roma e l'Italia da un lato e le province dall'altro rappresentano lo scenario sul
quale si muovono gli organi dell'amministrazione in un sobrio equilibrio con le autonomie
locali; le province potevano avere carattere senatorio o imperiale ma nulla impediva il passaggio
dall'una all'altra. I proconsoli (di rango consolare o pretorio) con i magistrati subalterni, come
in epoca repubblicana, governavano le province senatorieil caso di Creta, Africa,
Macedonia... in epoca augustea) a loro volta soggette all'ingerenza e al controllo dell'imperatore
come accadde per la Cirenaica (vedere pag 225). Le province imperiali, uniche nel possedere
uno stanziamento di truppe, erano affidate a legati senatorii dipendenti dall'imperium
proconsolare del principe (è il caso della Spagna, la Lusitania, la Gallia nelle sue diverse zone,
la Galazia, la Siria ecc) in quanto secondo il sistema dei ''legati Augusti pro praetore'', ogni
proconsole aveva a disposizione uno o più legati. A curare la gestione di piccole province
furono i prefetti poi denominati procuratori appartenenti al ceto equestre; ma una delle cariche
più alte a cui un cavaliere poteva aspirare era la prefettura dell'Egitto.
L'amministrazione pubblica curava in particolar modo l'ambito finanziario (anch'esso
sottoposto al controllo dal principe): si costituirono in seguito a catasti o registri di beni (in
particolare immobili) di un territorio allo scopo di ripartire il carico fiscale e a rilevazioni simultanee
di dati circa gli elementi di un'entità collettiva in un dato momento, i fisci ovvero nuove strutture
contabili dove attivi erano funzionari equestri dediti alla riscossione diretta che vennero a
sostituirsi all'attività dei pubblicani detentori dell'appalto delle imposte.
La cassa del principe il ''fiscus Caesaris''che raccoglieva le entrate complessive dell'impero e
che venne a sostituirsi all'antico ''erario del popolo romano'' o ''aerarium Saturni'' ( così chiamato
da Claudio), solo nel corso del I secolo d.C divenne un ente dotato di autonomia giuridica e con
Adriano furono istituiti anche gli advocati fisci che potevano difenderlo in giudizio.
L'apice della carriera equestre era anche rappresentato da altre tre grandi prefetture oltre quella
dell'Egitto:
il praefectus vigilum: preveniva e spegneva gli incendi ed era capo della vigilanza notturna in
Roma;
il praefectus annonae: doveva rifornire la capitale di grano;
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Capitolo nono

L'amministrazione pubblica, l'insegnamento, le scuole

  1. <> Nel periodo antico tra Platone e Aristotele nota era la concezione antica di stato ''come insieme organico, le cui parti sono strettamente solidali'' da cui poi il diffuso confronto con il corpo, in cui l'efficienza delle singole parti contribuisce al funzionamento dell'intero organismo, divenuto un topos molto diffuso. Questa concezione trova nell'organizzazione burocratica dell'impero la sua più razionale traduzione; l'organizzazione burocratica legata saldamente ad una nuova idea di potere ovvero il potere assolutistico, viene a coincidere con una macchina, con un articolarsi razionale delle funzioni che prescinde dal carattere gratuito e esclusivamente onorario delle cariche. In epoca repubblicana non troviamo nulla di analogo; '' l'imperium '' magistratuale repubblicano è onnicomprensivo e seppur adotti salvaguardie efficaci contro l'abuso, si sottrae ad una rigida divisione delle competenze. Il cursus honorum ( nell'antica Roma, serie progressiva delle cariche, generalmente pubbliche, ricoperte da un uomo nel corso della propria vita)è lontano da qualsivoglia nozione di burocrazia piuttosto si vien delineando come una carriera politica svincolata da particolari tirocini, da retribuzioni e caratterizzata da una serie di uffici slegati tra loro. Non sono presenti, inoltre, quadri amministrativi nonostante il cre scente aumento di subalterni nell'ultimo periodo. Nel Principato , Roma e l'Italia da un lato e le province dall'altro rappresentano lo scenario sul quale si muovono gli organi dell'amministrazione in un sobrio equilibrio con le autonomie locali; le province potevano avere carattere senatorio o imperiale ma nulla impediva il passaggio dall'una all'altra. I proconsoli (di rango consolare o pretorio) con i magistrati subalterni, come in epoca repubblicana, governavano le province senatorie (è il caso di Creta, Africa, Macedonia... in epoca augustea) a loro volta soggette all'ingerenza e al controllo dell'imperatore come accadde per la Cirenaica (vedere pag 225). Le province imperiali , uniche nel possedere uno stanziamento di truppe, erano affidate a legati senatorii dipendenti dall'imperium proconsolare del principe (è il caso della Spagna, la Lusitania, la Gallia nelle sue diverse zone, la Galazia, la Siria ecc) in quanto secondo il sistema dei ''legati Augusti pro praetore'', ogni proconsole aveva a disposizione uno o più legati. A curare la gestione di piccole province furono i prefetti poi denominati procuratori appartenenti al ceto equestre; ma una delle cariche più alte a cui un cavaliere poteva aspirare era la prefettura dell'Egitto. L'amministrazione pubblica curava in particolar modo l'ambito finanziario (anch'esso sottoposto al controllo dal principe): si costituirono in seguito a catasti o registri di beni (in particolare immobili) di un territorio allo scopo di ripartire il carico fiscale e a rilevazioni simultanee di dati circa gli elementi di un'entità collettiva in un dato momento, i fisci ovvero nuove strutture contabili dove attivi erano funzionari equestri dediti alla riscossione diretta che vennero a sostituirsi all'attività dei pubblicani detentori dell'appalto delle imposte. La cassa del principe il '' fiscus Caesaris ''che raccoglieva le entrate complessive dell'impero e che venne a sostituirsi all'antico ''erario del popolo romano'' o ''aerarium Saturni'' ( così chiamato da Claudio), solo nel corso del I secolo d.C divenne un ente dotato di autonomia giuridica e con Adriano furono istituiti anche gli advocati fisci che potevano difenderlo in giudizio. L'apice della carriera equestre era anche rappresentato da altre tre grandi prefetture oltre quella dell'Egitto:
  • il praefectus vigilum : preveniva e spegneva gli incendi ed era capo della vigilanza notturna in Roma;
  • il praefectus annonae : doveva rifornire la capitale di grano;
  • il praefectus praetorio : carica sempre più rilevante sin da vedere in azione due titolari che gestivano il comando delle coorti pretorie ossia un corpo speciale vicino alla persona del principe e in ambito militare, durante una campagna di guerra, rivestivano il ruolo di comandanti maggiori ( approfondire con la funzione civile del prefetto del pretorio). La prefettura urbana , carica senatoria (che nel nome riprende un antico istituto della Repubblica) che si occupava della ''custodia'' della città vigilando sui teatri, sui circhi, sui mercati, sui prezzi della carne, sul rispetto delle regole da parte di banchieri e commercianti. Di ordine senatorio erano anche i curatores ovvero i dirigenti di opere pubbliche, acquedotti e vie di comunicazione. IL PRINCIPE è dunque il supremo regolatore ''dell'immenso corpo dell'impero'' e intorno alla sua persona ruotano una serie di uffici e servizi che rappresentano la sua cancelleria. Fondamentale, nel delineare la sua cancelleria, è una razionale suddivisione dei compiti: • ufficio ab epistulis: sbrigava la corrispondenza del principe e si occupava di tutte le sue decisioni da redigere in forma di lettera ( risposte a funzionari, istruzioni ai comandanti militari, interventi diplomatici, nomine di ufficiali o concessioni di privilegi) ed era diviso in ab epistulis Latinis e ab epistulis Graecis , uffici che da Traiano ebbero distinti titolari;
  • ufficio a libellis : aveva il compito di prendere in esame le domande che i sudditi rivolgevano all'imperatore spesso su questioni giuridiche e di redigerne le risposte;
  • ufficio a cognitionibus : istruiva i procedimenti giudiziari;
  • ufficio a memoria : aveva una funzione archivistica;
  • ufficio a rationibus : amministrava le entrate della cassa imperiale e controllava le spese in ogni ambito della vita pubblica; Vi erano anche uffici minori come a studiis o a censibus. La vicenda interna di ogni singolo ufficio poteva rivelare una scelta o un indirizzo politico; prima di Claudio non troviamo un'organizzazione centrale della cancelleria simile e solo dopo la dinastia giulio-claudia troviamo i primi procuratori di rango equestre a capo dei vari dipartimenti. Questo nuovo indirizzo assunse le forme di un indirizzo destinato a durare con il principato di Adriano. La cancelleria di Claudio come i segretariati che la precedono, era formata di soli liberti e schiavi e rappresentava ormai un organo amministrativo con funzione pubblica. Il mondo romano conosce in questo periodo ''la burocrazia libertina'' lontana dal modello di burocrazia legale-razionale moderno; in essa si può individuare una successione di gradi impiegatizi ma non una vera e propria carriera. Essa viene a coincidere con una ''burocrazia carismatica'' cioè <<un'organizzazione in cui gli elementi ideologico-morali sono sempre presenti e coprono l'intero orizzonte della forma mentis(impostazione della mente) del funzionario anche se... non sopprimono la necessità sotterranea di una razionalità pragmatistica che ne corrode nascostamente la vitalità e l'autonomia>>. Solo con la fine della monarchia giulio-claudia, gli uffici di corte si trasferiscono nelle mani del ceto equestre che invaderà ogni campo dell'amministrazione pubblica e verrà distinguendosi per classi di stipendio ( sexagenarii=sessantamila sesterzi l'anno, i centenarii, i ducenarii e i trecenarii)( lo stipendio dei prefetti maggiori probabilmente era ancora più alto). La carriera equestre come quella militare presupponeva il servizio militare sino ad un certo grado ma con Adriano al reclutamento militare si affiancherà anche quello civile e solo in epoca tarda carriera militare e civile saranno su due piani diversi. Ma l'avvento di una razionalità pragmatistica sempre più incisiva, il rispetto di determinati criteri e di una forma nella nomina dei funzionari, di un ordine gerarchico non devono far dimenticare quanto scelte, durate e svolgimenti di uffici, dipendess ero dalla volontà del principe. Inoltre la carriera equestre non togli ogni valore a quella senatoria; i nomi dele magistrature repubblicane si conservano durante il principato e il vecchio cursus honorum(

3.Il giurista <> ( DOMANDA D'ESAME) Libri di istituzioni erano stati scritti da: Gaio , Fiorentino (dodici libri, numero enorme per un testo semplice), Elio Marciano (sedici libri, ''una mostruosità letterale'')scrisse il suo libro sotto Caracalla e agli stessi anni risalgono le Institutiones in tre o due libri di Callistrato e di Paolo , di Ulpiano ma tutti questi autori si allontanarono ''dal limpido andamento delle Institutiones gaiane''. Le Institutiones di Ulpiano ( di cui il Digesto ha tramandato i caratteri essenziali ) sono un importante documento arricchito con motivi culturali , preoccupazioni etiche sino a quel momento avulse dalla letteratura giuridica. Ulpiano designa la figura del giureconsulto conferendole un'enfasi pedagogica e moralistica mai trovata prima: D. 1, 1, 1 pr. - 1 Ulpiano,libro primo, Delle istituzioni: “Chi sta per dedicarsi al diritto, in primo luogo occorre che conosca da dove derivi il nome del diritto (ius). Orbene, è chiamato <con tale nome poiché deriva> dalla giustizia: infatti, secondo l'appropriata definizione di Celso, il diritto è l’arte del buono e dell’equo (ars boni et aequi). Di quest'arte, noi potremmo a ragione essere chiamati sacerdoti : infatti coltiviamo la giustizia e professiamo la conoscenza del buono e dell’equo (bonum et aequum), separando l’equo dall’iniquo, discernendo il lecito dall’illecito, desiderando rendere buoni non solo col timore delle pene ma anche con l'incentivo delle ricompense,aspirando, se non mi sbaglio, alla vera, non ad un’apparente filosofia.” Diversi insegnamenti cristiani da Giustino a Clemente di Alessandria a Origene, ruotano intorno al concetto di ' ' filosofia vera'' o di ' 'vera ragione'' e fra questa e la giustizia, nota Giustino, c'è un nodo intrinseco. Ma non raramente si pretende il nome e l'abito della filosofia senza rispettarla nei fatti. Solo in Dio risale la verità, alla quale il filosofo aspira nella sua vocazione contemplativa, in continuo confronto polemico con le ''arti liberali''(attività dov'era necessario un lavoro prettamente intellettuale). Questo insegnamento cristiano non era estraneo alla zona orientale in cui Ulpiano era nato; potrebbe esserci nelle sue parole una sottile polemica anticristiana ma ciò che è certo è che per Ulpiano il diritto, come tecnica o arte, assume un valore filosofico. '' La vera filosofia'' si esprime nel diritto come per Galeno(medico greco antico) nella medicina. Come nell'agire del medico si raccolgono insieme teoria della natura, metodo logico, costume etico e dunque l'aristos iatros è anche philosophos (il miglior medico è anche filosofo) , qualcosa di simile accade per il giureconsulto. Ogni singola scienza o arte tende a riassumere entro di sé , secondo una visione policentrica della cultura, l'intera sapienza filosofica e dunque ''non è il filosofo in quanto tale, che può fare qualunque cosa meglio di qualsiasi altro anche se non è in grado di conoscere tutte le tecniche o di agire di volta in volta secondo il livello tecnico dell'agricoltore, del falegname, dell'architetto, del musico, del medico, del matematico ; ma meglio di qualunque altro opera il singolo esperto, il quale nel suo settore si comporta anche da filosofo.'' Siamo dunque lontani dallo stoicismo di Seneca che svaluta le arti in nome della filosofia ma nelle pagine ulpianee risuonano gli echi ciceroniani e quintilianei di un rifiuto di una simulata philosophia. Sia Ulpiano che Paolo nei loro scritti sorprendono; è sorprendente come afferma anche Schulz'' che grandi giuristi come loro, appartenenti ad un alto rango, autori di opere brevi ed elementari non fossero stati capaci di sostituirsi nelle scuole di diritto alla lacunosa e antiquata opera di Gaio''; d'altronde Ulpiano e Paolo hanno scritto opere istituzionali ma questo non significa che abbiano insegnato a quel primo livello di studi. Come insegnante Ulpiano si spiega meglio nelle

Disputationes che riprendono come le Questiones di Papiniano e Paolo l'indirizzo casistico- repubblicano della giurisprudenza repubblicana e classica.