Capitolo nono
L'amministrazione pubblica, l'insegnamento , le scuole
1. <<Immensum corpus imperii>>
Nel periodo antico tra Platone e Aristotele nota era la concezione antica di stato ''come insieme
organico, le cui parti sono strettamente solidali'' da cui poi il diffuso confronto con il corpo, in
cui l'efficienza delle singole parti contribuisce al funzionamento dell'intero organismo, divenuto
un topos molto diffuso. Questa concezione trova nell'organizzazione burocratica dell'impero la
sua più razionale traduzione; l'organizzazione burocratica legata saldamente ad una nuova idea
di potere ovvero il potere assolutistico, viene a coincidere con una macchina, con un articolarsi
razionale delle funzioni che prescinde dal carattere gratuito e esclusivamente onorario delle
cariche. In epoca repubblicana non troviamo nulla di analogo; '' l'imperium ''
magistratuale repubblicano è onnicomprensivo e seppur adotti salvaguardie efficaci contro
l'abuso, si sottrae ad una rigida divisione delle competenze. Il cursus honorum( nell'antica
Roma, serie progressiva delle cariche, generalmente pubbliche, ricoperte da un uomo nel corso della
propria vita)è lontano da qualsivoglia nozione di burocrazia piuttosto si vien delineando come
una carriera politica svincolata da particolari tirocini, da retribuzioni e caratterizzata da una serie
di uffici slegati tra loro. Non sono presenti, inoltre, quadri amministrativi nonostante il crescente
aumento di subalterni nell'ultimo periodo.
Nel Principato, Roma e l'Italia da un lato e le province dall'altro rappresentano lo scenario sul
quale si muovono gli organi dell'amministrazione in un sobrio equilibrio con le autonomie
locali; le province potevano avere carattere senatorio o imperiale ma nulla impediva il passaggio
dall'una all'altra. I proconsoli (di rango consolare o pretorio) con i magistrati subalterni, come
in epoca repubblicana, governavano le province senatorie (è il caso di Creta, Africa,
Macedonia... in epoca augustea) a loro volta soggette all'ingerenza e al controllo dell'imperatore
come accadde per la Cirenaica (vedere pag 225). Le province imperiali, uniche nel possedere
uno stanziamento di truppe, erano affidate a legati senatorii dipendenti dall'imperium
proconsolare del principe (è il caso della Spagna, la Lusitania, la Gallia nelle sue diverse zone,
la Galazia, la Siria ecc) in quanto secondo il sistema dei ''legati Augusti pro praetore'', ogni
proconsole aveva a disposizione uno o più legati. A curare la gestione di piccole province
furono i prefetti poi denominati procuratori appartenenti al ceto equestre; ma una delle cariche
più alte a cui un cavaliere poteva aspirare era la prefettura dell'Egitto.
L'amministrazione pubblica curava in particolar modo l'ambito finanziario (anch'esso
sottoposto al controllo dal principe): si costituirono in seguito a catasti o registri di beni (in
particolare immobili) di un territorio allo scopo di ripartire il carico fiscale e a rilevazioni simultanee
di dati circa gli elementi di un'entità collettiva in un dato momento, i fisci ovvero nuove strutture
contabili dove attivi erano funzionari equestri dediti alla riscossione diretta che vennero a
sostituirsi all'attività dei pubblicani detentori dell'appalto delle imposte.
La cassa del principe il ''fiscus Caesaris''che raccoglieva le entrate complessive dell'impero e
che venne a sostituirsi all'antico ''erario del popolo romano'' o ''aerarium Saturni'' ( così chiamato
da Claudio), solo nel corso del I secolo d.C divenne un ente dotato di autonomia giuridica e con
Adriano furono istituiti anche gli advocati fisci che potevano difenderlo in giudizio.
L'apice della carriera equestre era anche rappresentato da altre tre grandi prefetture oltre quella
dell'Egitto:
• il praefectus vigilum: preveniva e spegneva gli incendi ed era capo della vigilanza notturna in
Roma;
• il praefectus annonae: doveva rifornire la capitale di grano;