Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


caregiver protocollo, Appunti di Infermieristica

protocollo caregiver per studio o per eseguire procedure scritte

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 02/05/2020

rosita_fortunato
rosita_fortunato 🇮🇹

5

(3)

4 documenti

1 / 136

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER
ISTRUZIONI OPERATIVE
Rev. 01 Aprile 2014
RSD “Ca’ Luigi” e
Servizio ADI
Via San Carlo, 13
Arluno (MI
GEODE- RSD e ADI - PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER e ISTRUZIONI OPERATIVE 1
PROCEDURA PER LA CORRETTA EDUCAZIONE SANITARIA
DEL CARE GIVER NELLA PREVENZIONE RISCHI
PREMESSA
Entrando nelle loro case dei pazienti in assistenza domiciliare si scopre una diversa dimensione rispetto alle cure
prestate in regime residenziale. Qui ci si ritrova veramente a curare il malato insieme ai suoi familiari poiché sono loro
ad assisterlo tutto il giorno. Spesso sanno riconoscere quali sono le necessità di quel paziente in un determinato
momento: i caregivers imparano a gestire i sintomi, gli orari della terapia, i presidi sanitari e sono molto precisi. Altre
volte invece, trovandosi all'improvviso ad affrontare situazioni impreviste e a ricoprire un ruolo al quale non sono
preparati, necessitano di informazione e di formazione da parte del personale di assistenza professionale.
Per questo gli operatori del servizio di Assistenza Domiciliare devono sostenere la rete familiare / il
caregiver e non sostituirla completamente.
EDUCAZIONE SANITARIA:
Facciamo educazione ogni qualvolta produciamo un cambiamento nelle conoscenze, negli atteggiamenti, nelle abilità,
nei comportamenti, nelle abitudini, nei valori ecc.… di un altro individuo esponendolo a stimoli educativi, cioè
comunicando con lui. Più specificatamente, si parla di educazione sanitaria quando il cambiamento in gioco riguarda
quelle conoscenze, atteggiamenti, abitudini, valori che contribuiscono ad esporre a (o a proteggere da) un danno alla
salute.
L'aspirazione principale di ogni intervento di educazione alla salute è quello di rendere i destinatari capaci di compiere
scelte e di adottare comportamenti che contribuiscano a migliorare la propria salute o perlomeno a tutelarla.
A seconda di ciò che si intende cambiare attraverso l’educazione sanitaria, si parlerà di finalità ed obiettivi diversi
dell’educazione sanitaria, ed in particolare di:
a) obiettivi cognitivi (area del sapere), quando lo scopo è, ad esempio, quello di migliorare il patrimonio di
conoscenze e di informazioni posseduto dall’individuo.
b) obiettivi affettivi (area del saper essere), quando ciò che si intende mutare sono gli atteggiamenti i valori di
un individuo, i significati emotivi che egli attribuisce a certe abitudini o alcune sue capacità relazionali.
1. obiettivi di comportamento (area del saper fare) quando il mutamento che si intende produrre nell’individuo
riguarda le sue abilità, il suo comportamento, le sue abitudini.
L’educazione alla salute rivolta ai famigliari/caregiver consiste nell’addestramento nelle abilità di auto-gestione o
adattamento del trattamento alla sua particolare situazione di cronicità e per essere efficace deve essere progettata,
definendo :
i bisogni
i destinatari
le finalità educative
gli obiettivi
i contenuti, metodi e sussidi appropriati
le risorse necessarie (umane e materiali)
le modalità di realizzazione dell’intervento
la valutazione dei risultati
Sono coinvolti nella attività di educazione sanitaria ad domicilio tutte le figure professionali che operano nel servizio,
ciascuna secondo le proprie competenze specifiche.
Per poter svolgere la funzione educativa, gli operatori domiciliari devono:
a) Conoscere il sistema familiare e le relazioni esistenti fra i suoi membri
b) Capire chi sono le persone più vicine al paziente e chi è il caregiver (organizzativo, operativo)
c) Conoscere le esperienze, le capacità e la volontà di aiuto della famiglia / caregiver operativo
d) Ha già avuto nel passato esperienze di aiuto?
e) Cosa ha fatto ? Cosa sa fare?
f) E’ ancora disponibile a collaborare?
g) Cosa può fare? Cosa vuole fare?
h) Guidare la famiglia / il caregiver a prendere coscienza dei bisogni dell’assistito
i) Fissare gli obiettivi specifici per ogni bisogno (conoscenze, abilità e comportamenti per gestire il problema)
j) Informare e formare: spiegare, dimostrare, fare ripetere, fare esercitare
k) . Verificare l’acquisizione delle competenze
l) Rimodulare la formazione alla evoluzione della malattia.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d
pf3e
pf3f
pf40
pf41
pf42
pf43
pf44
pf45
pf46
pf47
pf48
pf49
pf4a
pf4b
pf4c
pf4d
pf4e
pf4f
pf50
pf51
pf52
pf53
pf54
pf55
pf56
pf57
pf58
pf59
pf5a
pf5b
pf5c
pf5d
pf5e
pf5f
pf60
pf61
pf62
pf63
pf64

Anteprima parziale del testo

Scarica caregiver protocollo e più Appunti in PDF di Infermieristica solo su Docsity!

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

PROCEDURA PER LA CORRETTA EDUCAZIONE SANITARIA

DEL CARE GIVER NELLA PREVENZIONE RISCHI

PREMESSA Entrando nelle loro case dei pazienti in assistenza domiciliare si scopre una diversa dimensione rispetto alle cure prestate in regime residenziale. Qui ci si ritrova veramente a curare il malato insieme ai suoi familiari poiché sono loro ad assisterlo tutto il giorno. Spesso sanno riconoscere quali sono le necessità di quel paziente in un determinato momento: i caregivers imparano a gestire i sintomi, gli orari della terapia, i presidi sanitari e sono molto precisi. Altre volte invece, trovandosi all'improvviso ad affrontare situazioni impreviste e a ricoprire un ruolo al quale non sono preparati, necessitano di informazione e di formazione da parte del personale di assistenza professionale. Per questo gli operatori del servizio di Assistenza Domiciliare devono sostenere la rete familiare / il caregiver e non sostituirla completamente.

EDUCAZIONE SANITARIA: Facciamo educazione ogni qualvolta produciamo un cambiamento nelle conoscenze, negli atteggiamenti, nelle abilità, nei comportamenti, nelle abitudini, nei valori ecc.… di un altro individuo esponendolo a stimoli educativi, cioè comunicando con lui. Più specificatamente, si parla di educazione sanitaria quando il cambiamento in gioco riguarda quelle conoscenze, atteggiamenti, abitudini, valori che contribuiscono ad esporre a (o a proteggere da) un danno alla salute. L'aspirazione principale di ogni intervento di educazione alla salute è quello di rendere i destinatari capaci di compiere scelte e di adottare comportamenti che contribuiscano a migliorare la propria salute o perlomeno a tutelarla. A seconda di ciò che si intende cambiare attraverso l’educazione sanitaria, si parlerà di finalità ed obiettivi diversi dell’educazione sanitaria, ed in particolare di: a) obiettivi cognitivi (area del sapere), quando lo scopo è, ad esempio, quello di migliorare il patrimonio di conoscenze e di informazioni posseduto dall’individuo. b) obiettivi affettivi (area del saper essere), quando ciò che si intende mutare sono gli atteggiamenti i valori di un individuo, i significati emotivi che egli attribuisce a certe abitudini o alcune sue capacità relazionali.

  1. obiettivi di comportamento (area del saper fare) quando il mutamento che si intende produrre nell’individuo riguarda le sue abilità, il suo comportamento, le sue abitudini. L’educazione alla salute rivolta ai famigliari/caregiver consiste nell’addestramento nelle abilità di auto-gestione o adattamento del trattamento alla sua particolare situazione di cronicità e per essere efficace deve essere progettata, definendo :  i bisogni  i destinatari  le finalità educative  gli obiettivi  i contenuti, metodi e sussidi appropriati  le risorse necessarie (umane e materiali)  le modalità di realizzazione dell’intervento  la valutazione dei risultati Sono coinvolti nella attività di educazione sanitaria ad domicilio tutte le figure professionali che operano nel servizio, ciascuna secondo le proprie competenze specifiche. Per poter svolgere la funzione educativa, gli operatori domiciliari devono: a) Conoscere il sistema familiare e le relazioni esistenti fra i suoi membri b) Capire chi sono le persone più vicine al paziente e chi è il caregiver (organizzativo, operativo) c) Conoscere le esperienze, le capacità e la volontà di aiuto della famiglia / caregiver operativo d) Ha già avuto nel passato esperienze di aiuto? e) Cosa ha fatto? Cosa sa fare? f) E’ ancora disponibile a collaborare? g) Cosa può fare? Cosa vuole fare? h) Guidare la famiglia / il caregiver a prendere coscienza dei bisogni dell’assistito i) Fissare gli obiettivi specifici per ogni bisogno (conoscenze, abilità e comportamenti per gestire il problema) j) Informare e formare: spiegare, dimostrare, fare ripetere, fare esercitare k). Verificare l’acquisizione delle competenze l) Rimodulare la formazione alla evoluzione della malattia.

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

m) Riportare sul diario domiciliare gli interventi educazione n) Segnalare al medico e/o al coordinatore responsabile le esigenze di formazione rilevate, al fine di predisporre strumenti didattici adeguati sia per la famiglia / il caregiver che per gli operatori domiciliari.

SOMMARIO:

  1. Oggetto e scopo
  2. Campo di applicazione
  3. Competenze e responsabilità
  4. Documenti di riferimento
  5. Moduli e documenti di registrazione
  6. Modalità operative
  7. Schede istruzioni operative del caregiver: 7.1. - ASSISTENZA AL PAZIENTE FRAGILE: CONDIZIONI GERIATRICHE COMUNI 7.1.1. - DISTURBI COGNITIVI 7.1.2. - I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO
    1. 1.3. - AGGRESSIVITÀ ED IRRITABILITÀ 7.1.4. - INVERSIONE RITMO SONNO-VEGLIA 7.1.5. - NON VUOLE MANGIARE 7.1.6. - VAGABONDAGGIO 7.1.7. - AZIONI RIPETITIVE 7.1.7. - NASCONDERE E ROVISTARE 7.1.8. - DELIRI E ALLUCINAZIONI 7.1.9. - DISIBINIZIONE SESSUALE 7.1.10. - REAZIONI CATASTROFICHE 7. 2- L’ALIMENTAZIONE: AIUTO DURANTE I PASTI E
    2. 2.1 - ASSISTERE ALLA PERSONA DISFAGICA 7.2.2 - GESTIRE IL SONDINO NASO GASTRICO (SNG); LA SONDA PER GASTROSTOMIA(PEG), LA SONDA PER DIGIUNOSTOMIA (PEJ 7.3. – AIUTO NEL PRENDERE I FARMACI 7.4 – ASSISTENZA AL LA TERAPIA ENDOVENOSA 7.4.1.- MANIPOLAZIONE E SMALTIMENTO SICURO DEGLI AGHI E DELLE MEDICAZIONI SPORCHE: 7.5. - SUGGERIMENTI PER UN AMBIENTE SICURO 7.5.1 – PREVENZIONE DEL RISCHIO CADUTE 7.6.– INCONTINENZA URINARIA 7.6.1 - AIUTO AL PORTATORE DI CATETERE VESCICALE A PERMAN ENZA 7.7. - GESTIONE DELLA LA STOMIA INTESTINALE 7.8. - PREVENZIONE DELLE LESIONI DA PRESSIONE E DECUBITO 7.9. - MOBILIZZAZIONE DELLA PERSONA ALLETTATA 7.10. - ASSISTENZA ALLA PERSONA PORTATRICE DI TRACHEOSTOMIA 7.10.1 – ASPIRAZIONE ENDOTRACHEALE 7.10 2– ASSISTENZA ALLA PERSONA IN OSSIGENOTERAPIA (O2 TERAPIA) E VENTILAZIONE MECCANICA 7.11. - ASSISTENZA ALLA PERSONA DIABETICA IN TERAPIA INSULINICA 7.12. – ASSISTENZA ALLA PERSONA CON ESITI D’ INFARTO MIOCARDICO 7.13. - ASSISTENZA ALLA PERSONA CON ESITI DI ICTUS 7 .14. - PREVENZIONE E CONTROLLO DELLE INFEZIONI CORRELATE ALL’ASSISTENZA

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

 registra sul foglio visita l’attività educativa.

7. SCHEDE ISTRUZIONI CAREGIVERS Le schede d’istruzione sono organizzate in maniera da poter essere utilizzate sia per gli utenti ADi che per gli ospiti della RSD e pur consapevoli che non esauriscono i bisogni degli assistiti e di chi li assistiti, rappresentano le problematiche prevalenti tematiche delle personein carico alle UdO gestite da GEODE. Contestualmente vogliono essere uno schema utili per i professionisti GEODE per focalizzare e sistematizzare le informazioni, i metodo di addestramento da applicare nella presa in carico dell’ospite e dei suoi familiari.

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

ISTRUZIONE OPERATIVA -7.1. - ASSISTENZA AL PAZIENTE FRAGILE –

CONDIZIONI GERIATRICHE COMUNI

7.1.1. - I DISTURBI COGNITIVI

Fra i sintomi che rendono particolarmente difficile e pesante la gestione del malato anziano e/o non autosufficiente, vi sono quelli legati alla sfera comportamentale,soprattutto nella malattia di Alzheimer e nelle demenze in generale. Spesso i cosiddetti “disturbi del comportamento” altro non sono che l’unica modalità rimasta per comunicare sofferenza, malessere, disagio e bisogni psicofisici. Quindi, per affrontare al meglio le problematiche comportamentali è essenziale cambiare il punto di vista e considerali indizi fondamentali di un linguaggio alternativo. Chi assiste, infatti, è chiamato a sviluppare la capacità di osservazione e di utilizzo del linguaggio non verbale, che diviene il principale strumento per stabilire un contatto con il malato Le cause più comuni di alterata ideazione negli anziani sono lo stato confusionale, la demenza e la depressione. È importante distinguere le cause dello scadimento delle condizioni mentali; anche se, nel paziente anziano, spesso varie cause sono concomitanti; La confusione. è uno stato mentale e comportamentale in cui la comprensione, la coerenza del pensiero e la capacità di ragionamento sono ridotte. Per il trattamento dello stato confusionale sono importanti una assistenza infermieristica di buon livello e il soggiorno in una stanza tranquilla e luminosa. Un riorientamento regolare e provvedimenti attivi per ridurre i fattori di rischio (privazione del sonno, immobilità e compromissione di vista e udito) hanno dimostrato di essere utili per ridurre il numero e la gravità degli episodi di delirium nei pazienti anziani ricoverati in ospedale o che hanno cambiato recentemente il loro ambiente di vita (es. trasferimenti). La demenza. La demenza si definisce come un deterioramento acquisito delle capacità cognitive che comporta lo scadimento di prestazioni precedentemente effettuate con successo nel corso delle attività della vita quotidiana. La memoria è la capacità cognitiva che più frequentemente viene persa nella demenza. Oltre alla memoria, altre facoltà mentali possono deteriorarsi nel corso di una demenza: o deficit neuropsichiatrici o sociali che portano o a depressione, ritiro dalla realtà, o allucinazioni, o illusioni, o insonnia e disinibizione.

COSA FARE PER COMUNICARE AL MEGLIO? Utilizzare il proprio viso, il proprio modo di comportarsi, tutto ciò che può essere utile a stabilire un contatto, un’intesa. Cercare sempre di guardare chi si assiste negli occhi sia quando gli si parla sia quando lo si ascolta; parlare sempre scandendo bene le parole, usare vocaboli semplici e modulare il tono di voce in modo che sia cordiale e tranquillizzante (non urlare). I rumori in sottofondo possono confondere, non stancarsi di ripetere quello che si vuole comunicare, rendendo sempre più semplice il concetto che si intende esprimere. Ricordare che pur non comprendendo tutto ciò che si dice, NON È UN BAMBINO. Non parlare della persona malata in sua presenza, nessuno sa fino in fondo cosa riesca ancora a comprendere e a percepire al di là delle parole.

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

Per quanto riguarda la gestione al domicilio, è importante conoscere bene quali erano le abitudini della persona prima della malattia (es. orario in cui si coricava, numero di ore di riposo, tipo di confort che venivano adottati, ecc…), al fine di ricreare le condizioni ideali per il riposo.  Cosa fare? o Incoraggiare la persona ad essere attiva durante il giorno ; o scoraggiare i pisolini pomeridiani troppo lunghi o frequenti; o cercare di mantenere la stessa ora in cui andare a dormire, adottando dei rituali (es. camomilla, lavarsi, spogliarsi, abbassare le luci, spegnere la televisione) che indichino che è ora di andare a dormire; o evitare di dargli cibi ricchi di zucchero prima di coricarsi perché potrebbero eccitarlo; o evitare di fargli bere molti liquidi; o consultare il medico per un’eventuale terapia adeguata (evitare terapie “fai da te”).

7.1.5. - NON VUOLE MANGIARE Il momento del pasto può essere un particolare momento di ansia e frustrazione per chi assiste, poiché veicola molti significati emotivi, oltre alla valenza di sussistenza. Spesso si fanno richieste che la persona non può più eseguire, non perché non voglia, ma perché la malattia ha compromesso alcune capacità ed organi di senso. Cosa fare?  È MEGLIO SERVIRE I PASTI SEMPRE ALLA STESSA ORA E NELLA STESSA STANZA in modo che diventino un rituale;  se ha difficoltà a masticare sminuzzare/frullare il cibo;  se ha difficoltà a deglutire i liquidi cercare di aumentare la consistenza dei cibi;  se ha difficoltà ad usare le posate, consentirgli di usare le mani;  per evitare che si sporchi troppo e si senta in imbarazzo utilizzare tovaglioli grandi (EVITARE i bavaglini da bambino!!!);  evitare di servire troppe cose contemporaneamente, al fine di non distrarre l’attenzione residua;  cercare di individuare quali sono i cibi che gradisce maggiormente;  provare ad invertire l’ordine delle portate;  presentare cibi che possa ancora riconoscere (privilegiare cibi che fanno parte della sua tradizione e della sua storia di vita);  parlare con il medico al fine di valutare se viene assimilato un corretto ìapporto calorico;  verificare che non abbia problemi al cavo orale e che eventuali protesi siano posizionate correttamente;  provare a lasciare a disposizione del cibo durante l’intero arco della giornata;  preparare del cibo in anticipo, in modo da soddisfare il bisogno nel momento stesso in cui viene espresso, evitando di far aspettare troppo.

7.1.7. - VAGABONDAGGIO Tale comportamento può rappresentare il modo in cui la persona assistita cerca di comunicare quello che sente (irrequietezza, noia, bisogno di muoversi), oppure tenta di rendere proprio un nuovo ambiente.

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

Spesso il camminare a lungo e apparentemente senza meta è una delle poche attività che la persona riesce ancora a svolgere in modo autonomo. Inoltre è utile che la persona cammini, poiché questo fa si che intervengano tutti gli aspetti benefici del movimento. Cosa fare? Il tentativo di limitare questo comportamento può essere scorretto e scatenare aggressività e agitazione; è importante comprendere questo “disturbo” e sorvegliare la persona per prevenire incidenti. È fondamentale protesizzare l’ambiente, rendendolo sicuro, e circondare il malato di oggetti a lui familiari. Se la persona tende alla “fuga” è utile metterle in tasca o al collo un documento di riconoscimento e recapiti telefonici.

7.1.7. - AZIONI RIPETITIVE A volte la persona può manifestare movimenti ripetitivi e stereotipati. Anche in questo caso è importante verificare che non siano presenti disagi e/o dolori fisici e che il comportamento non sia un modo per comunicare sofferenza non esprimibile altrimenti. È utile inoltre osservare attentamente il momento in cui si presentano questi disturbi, al fine di capire se esiste una causa scatenante. È sempre fondamentale osservare attentamente la persona ed i suoi comportamenti, al fine di apprendere il suo linguaggio ed i suoi tempi. Cosa fare?  PROVARE A DISTRARLO, offrendogli qualcosa da guardare, da ascoltare o da fare;  scrivere la risposta alle domande poste ripetutamente dal malato ( FASE INIZIALE );  se il comportamento ripetitivo non disturba, lasciare che la persona possa esprimersi; se il comportamento disturba, trovare delle soluzioni creative (es. se la persona picchia oggetti sulla tavola, attutire il rumore con dei panni);  rassicurare la persona assistita con un atteggiamento caldo e affettivo, se lo accetta.

7.1.7. - NASCONDERE E ROVISTARE Quanto più nella mente presente e passato si confondono , tanto più frequentemente la persona che “si è persa” sarà alla ricerca di qualcosa o qualcuno. Potrà nascondere oggetti e dimenticare dove li ha messi, accusando altri di averli rubati. Cosa fare?  Individuare i luoghi preferiti come nascondiglio per poi aiutare nella ricerca, sapendo già dove trovare gli oggetti nascosti;  non rispondere MAI alle accuse in modo aggressivo (non alzare la voce, non cercare di convincere che non siete stati voi);  non cambiare posto ai ricordi, non cambiare arredamento o l’atmosfera dell’abitazione;  se la persona si sente rassicurata da alcuni oggetti (spesso le donne amano le borsette e/o i gioielli), tenere un “ricambio” simile a portata di mano, al fine di rassicurare immediatamente la persona.

7. 1.8. - DELIRI E ALLUCINAZIONI Questo disturbo spaventa molto chi fa assistenza ad un malato anziano, poiché la persona fa riferimento ad un mondo che “non esiste”.

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

ISTRUZIONE OPERATIVA - 7. 2- L’ALIMENTAZIONE: AIUTO DURANTE I PASTI

I pasti devono essere equilibrati nella giornata: alla mattina si ha bisogno di una maggiore quantità di energia pronta per affrontare la giornata; per questo motivo la colazione di solito è ricca di glucidi. Invece alla sera si deve affrontare il riposo, per questo motivo il pasto non dovrà essere pesante così da evitare episodi di reflusso (risalita di cibo-acidi dallo stomaco all’esofago), nausea, sensazione di peso allo stomaco. Le persone anziane hanno spesso problemi di salute che, anche se non direttamente dipendenti dall’apparato digerente, possono però risentire di una alimentazione non corretta (arteriosclerosi, diabete, gotta…), per questo motivo è bene concordare con il medico sulla dieta che meglio si adatta alla persona; si vedrà poi il modo di distribuire gli alimenti nella giornata cercando di mediare esigenze di salute e gusti della persona. Alcuni aspetti possono influenzare lo stato nutrizionale nell’anziano o della persona fragile.

Spesso l’anziano o la persona assistita a domicilio deve seguire un un regime dietetico, prescritto al lo scopo di prevenire, controllare o monitorare patologie che vengono influenzate dall’alimentazione di cui le più frequenti:

MALNUTRIZIONE

 OBESITA

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

MALNUTRIZIONE

OBESITÀ

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

Ipertensione arteriosa

La riduzione della quantità di sodio, introdotto con il sale da cucina, è uno dei meccanismi dietetici di controllo dell’ipertensione. Quattro regole per ridurre il sale in cucina

REGOLE PER UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

AIUTO AL PASTO DELLA PERSONA CON PROBLEMATICHE NEUROLOGICHE

Le malattie neurologiche ,sono frequenti negli anziani seguiti in ADI e gli esiti neurologici costituiscono la totalità delle problematiche degli assistiti nella RSD “Cà Luigi”.

 POSIZIONAMENTO

 AUSILI ALL’ASSUNZIONE DEI PASTI

E’ molto importante mantenere la capacita di alimentarsi da soli anche in situazioni di mobilità ridotta a seguito di danni neurologici

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

ISTRUZIONE OPERATIVA - 7.2.1 - ASSISTERE LA PERSONA DISFAGICA

La disfagia è un sintomo, non una malattia. E’ un disturbo della deglutizione (di alimenti, saliva o altro) conseguente per lo più a patologie neurologiche (PSP, Ictus, TCE, Parkinson, SM, SLA, M. di Alzheimer, Demenze multi infartuali, Miopatie, ecc.), oncologiche o traumi. La disfagia può essere di vari gradi e compromettere la deglutizione di liquidi, cibi solidi, cibi semi-solidi o semiliquidi o più di questi insieme.

CONSEGUENZE DELLA DISFAGIA

processi infettivi a carico delle vie aeree conseguenti ad aspirazione , di alimenti o di materiale gastrico, spesso non evidenti , con a volte associata perdita di peso, disidratazione, cachessia  episodi disnoici (difficoltà a respirare) acuti con tosse (evenienza più frequente)  episodi acuti di soffocamento o sub soffocamento che possono arrivare alla morte  malnutrizione (principalmente calorico-proteica ma anche per micronutrienti, vitamine, sali minerali)  disidratazionedepressionepeggioramento della qualità di vita

I “CAMPANELLI D’ALLARME”

  1. Fastidio/dolore durante la deglutizione.
  2. Sensazione di corpo estraneo in gola e/o di soffocamento (o episodi di soffocamento durante il pasto).
  3. Lentezza a iniziare la deglutizione (oltre cinque secondi).
  4. Aumento del tempo impiegato per consumare i pasti.
  5. Difficoltà/impossibilità delle labbra a prendere o trattenere il cibo.
  6. Presenza di residui alimentari in bocca dopo la deglutizione e/o fuoriuscita di cibo dal naso.
  7. Tosse durante i pasti o subito dopo oppure dopo un atto deglutitorio.
  8. Assenza di tosse e/o deglutizione volontaria.
  9. Voce gorgogliante o rauca specie dopo il pasto.
  10. Frequenti schiarimenti di voce.

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

  1. Cambiamento delle abitudini alimentari.
  2. Perdita di peso inspiegabile e/o disidratazione.
  3. Febbre.
  4. Frequenti episodi infettivi polmonari.
  5. Modificazione delle modalità di respirazione dopo il pasto.
  6. Risvegli notturni per accessi di tosse con senso di soffocamento.

LA VALUTAZIONE DELLA DISFAGIA Molte sono le scale che valutano la disfagia, nell’addestramento dei caregivers ne proponiamo 2; quelle che a nostro parere sono più semplici e sottolineano gli aspetti assistenziali.

  1. “Indice di rischio di disfagia” permette di quantificare il rischio, assegnando un punteggio, descrivendo dei segnali che possono essere correlati alla disfagia PUNTEGGIO Mancanza di denti (Edentulia) e/o protesi dentarie incongruenti 1 Postura scorretta 1 Respirazione alterata 2 Collaborazione limitata dalle difficoltà di comprensione verbale e contestuale 1 Rifiuto del cibo 1 Eccessiva velocità o lentezza nell’assunzione del cibo 2 Limitata autonomia nell’alimentazione (a volte non autonomo) 1 Calo ponderale nell’arco di breve tempo 2 Scarso controllo dell’apertura chiusura della bocca con tenuta delle labbra 1 Scarso controllo dei movimenti di masticazione 1 Scarso controllo dei movimenti della lingua 1 Impossibilità a evocare (provocarsi) volontariamente la tosse 2 Variazione della qualità della voce nell’ultimo mese 2 Percezione del gusto alterata (non riconosce i sapori, cerca gusti più decisi. 1 Alterazione nella produzione della saliva 1 Punti /

GRADO DI RISCHIO Punteggio (score) Basso 0- Medio 6 - 10 Alto 11 - 15 Disfagia evidente 16 - 20

2. Dysphagia Outcome and Severity Scale (DOSS) Valuta la gravità della disfagia e fornisce indicazioni sul tipo di dieta, il grado di assistenza e il tipo di alimentazione (per os o artificiale). Distingue 7 gradi di gravità

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

braccioli della sedia. Se utilizza una carrozzina bascula, il corretto posizionamento sarà effettuato regolando opportunamente l’inclinazione dello schienale e del poggiatesta  Anche e ginocchia devono formare un angolo di 90°  Piedi ben appoggiati sul pavimento o sulle pedane della carrozzina.  Testa allineata al tronco, leggermente flessa in avanti e comunque mai in estensione per il rischio di aspirazione.

POSTURA CORRETTA A LETTO  Regolare la testata in modo che il busto abbia un’inclinazione di 60°- 80° (è possibile utilizzare cuscini per ottenere un posizionamento migliore).  Gli arti superiori, se possibile, dovrebbero appoggiare comodamente sul tavolino posto trasversalmente al letto e davanti al paziente.  Se la testa è instabile l’operatore può sostenere la fronte del paziente con una mano.  Sconsigliato l’uso del collare cervicale per mantenere il posizionamento del capo perché può ostacolare la deglutizione  sedersi allo stesso livello del paziente o trovarsi un poco più in basso dei suoi occhi.  piegare in avanti il capo, abbassando il mento verso il torace facilita la deglutizione e riduce il rischio di aspirazione. In presenza di deficit motorio monolaterale :  è preferibile imboccare dal lato sano.  flettere il capo del paziente verso il lato sano CORRETTO UTILIZZO DEL CUCCHIAIO: o scegliere il cucchiaio più adatto; o portarlo alle labbra della persona assistita dal basso; o deporre il cibo al centro della bocca, sulla parte anteriore della lingua, circa a un terzo della sua lunghezza; o non far venire il cucchiaio in contatto con i denti per evitare che la persona assistita lo morda. o premere leggermente il cucchiaio sulla lingua. ESEGUIRE DEGLI ATTI DEGLUTITORI A VUOTO a intervalli regolari durante il pasto. Se la persona è incapace di compiere delle deglutizioni a comando queste possono essere innescate semplicemente appoggiando sulla lingua il cucchiaio vuoto ESEGUIRE DEI COLPI DI TOSSE. Questo permette di verificare la presenza di materiale non deglutito in gola e di liberare le vie aeree superiori da eventuali residui alimentari. INTERROMPERE IL PASTO IN CASO DI STANCHEZZA. MANTENERE LA PERSONA ASSISTITA CON IL TRONCO ERETTO per almeno 30 min. dopo la fine del pasto (non ci si corica subito dopo aver mangiato PASTI POCO ABBONDANTI. E’ opportuno (ma non è una regola assoluta) somministrare numerosi piccoli pasti lungo l’intero arco della giornata al fine di evitare una precoce sensazione di sazietà. PICCOLE QUANTITÀ DI CI BO per volta, assunte o somministrate lentamente e con attenzione (cucchiai piccoli ADDENSARE CON ATTENZIONE. Il prodotto addensante va aggiunto poco a poco in modo da ottenere facilmente la consistenza desiderata (che molto spesso varia da persona a persona).

PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014

Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI

CIBI FRESCHI. La deglutizione è solitamente migliorata se il cibo addensato o gelificato è fresco. In ogni caso è consigliabile somministrare alimenti con temperature più calde o più fredde di quella corporea. PREPARAZIONE ACCURATA E FANTASIOSA. Curare il gusto dei cibi a consistenza modificata evitando la monotonia e la ripetitività. Permettere al paziente di guardare, annusare e gustare il cibo al fine di stimolare l’appetito e la produzione di saliva CARATTERISTICHE DEI CIBI. o Cibi con caratteristiche di temperatura , aroma e sapore piuttosto decise stimolano la deglutizione. o Alimenti dal sapore aspro, come limone o lime hanno un effetto stimolante sulla deglutizione (possono però essere controindicati in caso di abbondante salivazione perchè l’ aumentano). NON MESCOLARE LE PORTATE. Mescolare le varie pietanze fino a ottenere un “pappotto” dal sapore indefinito, stucchevole e sempre uguale, non apporta nessun vantaggio a (il tempo impiegato per somministrare il pasto sarà comunque lo stesso) ma sicuramente compromette il piacere e il desiderio di alimentarsi della persona assistita e, conseguentemente, la sua capacità deglutire CONSISTENZA OMOGENEA. La consistenza ottimale varia da paziente a paziente, devono essere evitati tutti i cibi che presentano contemporaneamente una componente solida e una liquida (es. minestrina). IDRATARE: il disfagico è particolarmente a rischio di disidratazione. o Regola pratica: il fabbisogno giornaliero di liquidi può essere stimato in 30-35 ml/Kg di peso (1800 ml per un soggetto di 60 Kg). ADDENSARE per migliorare viscosità, coesione , omogeneità e consistenza del cibo evitando ristagni in bocca, faringe, esofago e proteggendo la persona assistita dal rischio di aspirazione. o – Viscosità : facilita la progressione del bolo rendendolo più scivoloso. La viscosità può essere migliorata utilizzando tutti i condimenti (olio, burro, panna, maionese, besciamella…) che hanno anche il vantaggio di aumentare la densità calorica della preparazione o Coesione e omogeneità : Il bolo deve mantenersi compatto durante il transito faringo- esofageo e deve essere costituito da particelle aventi uguali dimensioni e consistenza. o – Consistenza: viene modificata con l’aggiunta di addensanti naturali (fecola, amido di mais, fiocchi di patate, gelatine alimentari) oppure prodotti addensanti specifici (a base di amido modificato, polisaccaridi, maltodestrine). Gli addensanti commerciali possono essere aggiunti al termine delle fasi di cottura e preparazione, permettendo un aggiustamento all’ultimo momento, tarato sul singolo paziente. Essendo inoltre quasi insapori alterano poco il sapore dell’alimento.

CLASSIFICAZIONE DEGLI ALIMENTI IN BASE ALLA CONSISTENZAALIMENTI DI CONSISTENZA SOLIDA****. Alimenti morbidi, riservati a pazienti con compromissione di bassa entità della fase orale e con masticazione almeno in parte conservata. Esempi: pasta ben cotta, gnocchi ben cotti e ben conditi, pesce (platessa, sogliola), verdure non filamentose cotte, frutta cotta o comunque ben matura.  ALIMENTI DI CONSISTENZA SEMISOLIDA: alimenti che, pur non necessitando di masticazione, richiedono una preparazione orale più impegnativa rispetto a quelli a consistenza semiliquida. Esempi: polenta morbida, passati e frullati piuttosto densi, creme