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Tipologia: Appunti
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PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014
Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI
PREMESSA Entrando nelle loro case dei pazienti in assistenza domiciliare si scopre una diversa dimensione rispetto alle cure prestate in regime residenziale. Qui ci si ritrova veramente a curare il malato insieme ai suoi familiari poiché sono loro ad assisterlo tutto il giorno. Spesso sanno riconoscere quali sono le necessità di quel paziente in un determinato momento: i caregivers imparano a gestire i sintomi, gli orari della terapia, i presidi sanitari e sono molto precisi. Altre volte invece, trovandosi all'improvviso ad affrontare situazioni impreviste e a ricoprire un ruolo al quale non sono preparati, necessitano di informazione e di formazione da parte del personale di assistenza professionale. Per questo gli operatori del servizio di Assistenza Domiciliare devono sostenere la rete familiare / il caregiver e non sostituirla completamente.
EDUCAZIONE SANITARIA: Facciamo educazione ogni qualvolta produciamo un cambiamento nelle conoscenze, negli atteggiamenti, nelle abilità, nei comportamenti, nelle abitudini, nei valori ecc.… di un altro individuo esponendolo a stimoli educativi, cioè comunicando con lui. Più specificatamente, si parla di educazione sanitaria quando il cambiamento in gioco riguarda quelle conoscenze, atteggiamenti, abitudini, valori che contribuiscono ad esporre a (o a proteggere da) un danno alla salute. L'aspirazione principale di ogni intervento di educazione alla salute è quello di rendere i destinatari capaci di compiere scelte e di adottare comportamenti che contribuiscano a migliorare la propria salute o perlomeno a tutelarla. A seconda di ciò che si intende cambiare attraverso l’educazione sanitaria, si parlerà di finalità ed obiettivi diversi dell’educazione sanitaria, ed in particolare di: a) obiettivi cognitivi (area del sapere), quando lo scopo è, ad esempio, quello di migliorare il patrimonio di conoscenze e di informazioni posseduto dall’individuo. b) obiettivi affettivi (area del saper essere), quando ciò che si intende mutare sono gli atteggiamenti i valori di un individuo, i significati emotivi che egli attribuisce a certe abitudini o alcune sue capacità relazionali.
PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014
Servizio ADI Via San Carlo, 13 Arluno (MI
m) Riportare sul diario domiciliare gli interventi educazione n) Segnalare al medico e/o al coordinatore responsabile le esigenze di formazione rilevate, al fine di predisporre strumenti didattici adeguati sia per la famiglia / il caregiver che per gli operatori domiciliari.
SOMMARIO:
PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014
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registra sul foglio visita l’attività educativa.
7. SCHEDE ISTRUZIONI CAREGIVERS Le schede d’istruzione sono organizzate in maniera da poter essere utilizzate sia per gli utenti ADi che per gli ospiti della RSD e pur consapevoli che non esauriscono i bisogni degli assistiti e di chi li assistiti, rappresentano le problematiche prevalenti tematiche delle personein carico alle UdO gestite da GEODE. Contestualmente vogliono essere uno schema utili per i professionisti GEODE per focalizzare e sistematizzare le informazioni, i metodo di addestramento da applicare nella presa in carico dell’ospite e dei suoi familiari.
PROTOCOLLO EDUCAZIONE DEL CAREGIVER ISTRUZIONI OPERATIVE Rev. 01 – Aprile 2014
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Fra i sintomi che rendono particolarmente difficile e pesante la gestione del malato anziano e/o non autosufficiente, vi sono quelli legati alla sfera comportamentale,soprattutto nella malattia di Alzheimer e nelle demenze in generale. Spesso i cosiddetti “disturbi del comportamento” altro non sono che l’unica modalità rimasta per comunicare sofferenza, malessere, disagio e bisogni psicofisici. Quindi, per affrontare al meglio le problematiche comportamentali è essenziale cambiare il punto di vista e considerali indizi fondamentali di un linguaggio alternativo. Chi assiste, infatti, è chiamato a sviluppare la capacità di osservazione e di utilizzo del linguaggio non verbale, che diviene il principale strumento per stabilire un contatto con il malato Le cause più comuni di alterata ideazione negli anziani sono lo stato confusionale, la demenza e la depressione. È importante distinguere le cause dello scadimento delle condizioni mentali; anche se, nel paziente anziano, spesso varie cause sono concomitanti; La confusione. è uno stato mentale e comportamentale in cui la comprensione, la coerenza del pensiero e la capacità di ragionamento sono ridotte. Per il trattamento dello stato confusionale sono importanti una assistenza infermieristica di buon livello e il soggiorno in una stanza tranquilla e luminosa. Un riorientamento regolare e provvedimenti attivi per ridurre i fattori di rischio (privazione del sonno, immobilità e compromissione di vista e udito) hanno dimostrato di essere utili per ridurre il numero e la gravità degli episodi di delirium nei pazienti anziani ricoverati in ospedale o che hanno cambiato recentemente il loro ambiente di vita (es. trasferimenti). La demenza. La demenza si definisce come un deterioramento acquisito delle capacità cognitive che comporta lo scadimento di prestazioni precedentemente effettuate con successo nel corso delle attività della vita quotidiana. La memoria è la capacità cognitiva che più frequentemente viene persa nella demenza. Oltre alla memoria, altre facoltà mentali possono deteriorarsi nel corso di una demenza: o deficit neuropsichiatrici o sociali che portano o a depressione, ritiro dalla realtà, o allucinazioni, o illusioni, o insonnia e disinibizione.
COSA FARE PER COMUNICARE AL MEGLIO? Utilizzare il proprio viso, il proprio modo di comportarsi, tutto ciò che può essere utile a stabilire un contatto, un’intesa. Cercare sempre di guardare chi si assiste negli occhi sia quando gli si parla sia quando lo si ascolta; parlare sempre scandendo bene le parole, usare vocaboli semplici e modulare il tono di voce in modo che sia cordiale e tranquillizzante (non urlare). I rumori in sottofondo possono confondere, non stancarsi di ripetere quello che si vuole comunicare, rendendo sempre più semplice il concetto che si intende esprimere. Ricordare che pur non comprendendo tutto ciò che si dice, NON È UN BAMBINO. Non parlare della persona malata in sua presenza, nessuno sa fino in fondo cosa riesca ancora a comprendere e a percepire al di là delle parole.
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Per quanto riguarda la gestione al domicilio, è importante conoscere bene quali erano le abitudini della persona prima della malattia (es. orario in cui si coricava, numero di ore di riposo, tipo di confort che venivano adottati, ecc…), al fine di ricreare le condizioni ideali per il riposo. Cosa fare? o Incoraggiare la persona ad essere attiva durante il giorno ; o scoraggiare i pisolini pomeridiani troppo lunghi o frequenti; o cercare di mantenere la stessa ora in cui andare a dormire, adottando dei rituali (es. camomilla, lavarsi, spogliarsi, abbassare le luci, spegnere la televisione) che indichino che è ora di andare a dormire; o evitare di dargli cibi ricchi di zucchero prima di coricarsi perché potrebbero eccitarlo; o evitare di fargli bere molti liquidi; o consultare il medico per un’eventuale terapia adeguata (evitare terapie “fai da te”).
7.1.5. - NON VUOLE MANGIARE Il momento del pasto può essere un particolare momento di ansia e frustrazione per chi assiste, poiché veicola molti significati emotivi, oltre alla valenza di sussistenza. Spesso si fanno richieste che la persona non può più eseguire, non perché non voglia, ma perché la malattia ha compromesso alcune capacità ed organi di senso. Cosa fare? È MEGLIO SERVIRE I PASTI SEMPRE ALLA STESSA ORA E NELLA STESSA STANZA in modo che diventino un rituale; se ha difficoltà a masticare sminuzzare/frullare il cibo; se ha difficoltà a deglutire i liquidi cercare di aumentare la consistenza dei cibi; se ha difficoltà ad usare le posate, consentirgli di usare le mani; per evitare che si sporchi troppo e si senta in imbarazzo utilizzare tovaglioli grandi (EVITARE i bavaglini da bambino!!!); evitare di servire troppe cose contemporaneamente, al fine di non distrarre l’attenzione residua; cercare di individuare quali sono i cibi che gradisce maggiormente; provare ad invertire l’ordine delle portate; presentare cibi che possa ancora riconoscere (privilegiare cibi che fanno parte della sua tradizione e della sua storia di vita); parlare con il medico al fine di valutare se viene assimilato un corretto ìapporto calorico; verificare che non abbia problemi al cavo orale e che eventuali protesi siano posizionate correttamente; provare a lasciare a disposizione del cibo durante l’intero arco della giornata; preparare del cibo in anticipo, in modo da soddisfare il bisogno nel momento stesso in cui viene espresso, evitando di far aspettare troppo.
7.1.7. - VAGABONDAGGIO Tale comportamento può rappresentare il modo in cui la persona assistita cerca di comunicare quello che sente (irrequietezza, noia, bisogno di muoversi), oppure tenta di rendere proprio un nuovo ambiente.
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Spesso il camminare a lungo e apparentemente senza meta è una delle poche attività che la persona riesce ancora a svolgere in modo autonomo. Inoltre è utile che la persona cammini, poiché questo fa si che intervengano tutti gli aspetti benefici del movimento. Cosa fare? Il tentativo di limitare questo comportamento può essere scorretto e scatenare aggressività e agitazione; è importante comprendere questo “disturbo” e sorvegliare la persona per prevenire incidenti. È fondamentale protesizzare l’ambiente, rendendolo sicuro, e circondare il malato di oggetti a lui familiari. Se la persona tende alla “fuga” è utile metterle in tasca o al collo un documento di riconoscimento e recapiti telefonici.
7.1.7. - AZIONI RIPETITIVE A volte la persona può manifestare movimenti ripetitivi e stereotipati. Anche in questo caso è importante verificare che non siano presenti disagi e/o dolori fisici e che il comportamento non sia un modo per comunicare sofferenza non esprimibile altrimenti. È utile inoltre osservare attentamente il momento in cui si presentano questi disturbi, al fine di capire se esiste una causa scatenante. È sempre fondamentale osservare attentamente la persona ed i suoi comportamenti, al fine di apprendere il suo linguaggio ed i suoi tempi. Cosa fare? PROVARE A DISTRARLO, offrendogli qualcosa da guardare, da ascoltare o da fare; scrivere la risposta alle domande poste ripetutamente dal malato ( FASE INIZIALE ); se il comportamento ripetitivo non disturba, lasciare che la persona possa esprimersi; se il comportamento disturba, trovare delle soluzioni creative (es. se la persona picchia oggetti sulla tavola, attutire il rumore con dei panni); rassicurare la persona assistita con un atteggiamento caldo e affettivo, se lo accetta.
7.1.7. - NASCONDERE E ROVISTARE Quanto più nella mente presente e passato si confondono , tanto più frequentemente la persona che “si è persa” sarà alla ricerca di qualcosa o qualcuno. Potrà nascondere oggetti e dimenticare dove li ha messi, accusando altri di averli rubati. Cosa fare? Individuare i luoghi preferiti come nascondiglio per poi aiutare nella ricerca, sapendo già dove trovare gli oggetti nascosti; non rispondere MAI alle accuse in modo aggressivo (non alzare la voce, non cercare di convincere che non siete stati voi); non cambiare posto ai ricordi, non cambiare arredamento o l’atmosfera dell’abitazione; se la persona si sente rassicurata da alcuni oggetti (spesso le donne amano le borsette e/o i gioielli), tenere un “ricambio” simile a portata di mano, al fine di rassicurare immediatamente la persona.
7. 1.8. - DELIRI E ALLUCINAZIONI Questo disturbo spaventa molto chi fa assistenza ad un malato anziano, poiché la persona fa riferimento ad un mondo che “non esiste”.
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I pasti devono essere equilibrati nella giornata: alla mattina si ha bisogno di una maggiore quantità di energia pronta per affrontare la giornata; per questo motivo la colazione di solito è ricca di glucidi. Invece alla sera si deve affrontare il riposo, per questo motivo il pasto non dovrà essere pesante così da evitare episodi di reflusso (risalita di cibo-acidi dallo stomaco all’esofago), nausea, sensazione di peso allo stomaco. Le persone anziane hanno spesso problemi di salute che, anche se non direttamente dipendenti dall’apparato digerente, possono però risentire di una alimentazione non corretta (arteriosclerosi, diabete, gotta…), per questo motivo è bene concordare con il medico sulla dieta che meglio si adatta alla persona; si vedrà poi il modo di distribuire gli alimenti nella giornata cercando di mediare esigenze di salute e gusti della persona. Alcuni aspetti possono influenzare lo stato nutrizionale nell’anziano o della persona fragile.
Spesso l’anziano o la persona assistita a domicilio deve seguire un un regime dietetico, prescritto al lo scopo di prevenire, controllare o monitorare patologie che vengono influenzate dall’alimentazione di cui le più frequenti:
MALNUTRIZIONE
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Ipertensione arteriosa
La riduzione della quantità di sodio, introdotto con il sale da cucina, è uno dei meccanismi dietetici di controllo dell’ipertensione. Quattro regole per ridurre il sale in cucina
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Le malattie neurologiche ,sono frequenti negli anziani seguiti in ADI e gli esiti neurologici costituiscono la totalità delle problematiche degli assistiti nella RSD “Cà Luigi”.
E’ molto importante mantenere la capacita di alimentarsi da soli anche in situazioni di mobilità ridotta a seguito di danni neurologici
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La disfagia è un sintomo, non una malattia. E’ un disturbo della deglutizione (di alimenti, saliva o altro) conseguente per lo più a patologie neurologiche (PSP, Ictus, TCE, Parkinson, SM, SLA, M. di Alzheimer, Demenze multi infartuali, Miopatie, ecc.), oncologiche o traumi. La disfagia può essere di vari gradi e compromettere la deglutizione di liquidi, cibi solidi, cibi semi-solidi o semiliquidi o più di questi insieme.
processi infettivi a carico delle vie aeree conseguenti ad aspirazione , di alimenti o di materiale gastrico, spesso non evidenti , con a volte associata perdita di peso, disidratazione, cachessia episodi disnoici (difficoltà a respirare) acuti con tosse (evenienza più frequente) episodi acuti di soffocamento o sub soffocamento che possono arrivare alla morte malnutrizione (principalmente calorico-proteica ma anche per micronutrienti, vitamine, sali minerali) disidratazione depressione peggioramento della qualità di vita
I “CAMPANELLI D’ALLARME”
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LA VALUTAZIONE DELLA DISFAGIA Molte sono le scale che valutano la disfagia, nell’addestramento dei caregivers ne proponiamo 2; quelle che a nostro parere sono più semplici e sottolineano gli aspetti assistenziali.
GRADO DI RISCHIO Punteggio (score) Basso 0- Medio 6 - 10 Alto 11 - 15 Disfagia evidente 16 - 20
2. Dysphagia Outcome and Severity Scale (DOSS) Valuta la gravità della disfagia e fornisce indicazioni sul tipo di dieta, il grado di assistenza e il tipo di alimentazione (per os o artificiale). Distingue 7 gradi di gravità
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braccioli della sedia. Se utilizza una carrozzina bascula, il corretto posizionamento sarà effettuato regolando opportunamente l’inclinazione dello schienale e del poggiatesta Anche e ginocchia devono formare un angolo di 90° Piedi ben appoggiati sul pavimento o sulle pedane della carrozzina. Testa allineata al tronco, leggermente flessa in avanti e comunque mai in estensione per il rischio di aspirazione.
POSTURA CORRETTA A LETTO Regolare la testata in modo che il busto abbia un’inclinazione di 60°- 80° (è possibile utilizzare cuscini per ottenere un posizionamento migliore). Gli arti superiori, se possibile, dovrebbero appoggiare comodamente sul tavolino posto trasversalmente al letto e davanti al paziente. Se la testa è instabile l’operatore può sostenere la fronte del paziente con una mano. Sconsigliato l’uso del collare cervicale per mantenere il posizionamento del capo perché può ostacolare la deglutizione sedersi allo stesso livello del paziente o trovarsi un poco più in basso dei suoi occhi. piegare in avanti il capo, abbassando il mento verso il torace facilita la deglutizione e riduce il rischio di aspirazione. In presenza di deficit motorio monolaterale : è preferibile imboccare dal lato sano. flettere il capo del paziente verso il lato sano CORRETTO UTILIZZO DEL CUCCHIAIO: o scegliere il cucchiaio più adatto; o portarlo alle labbra della persona assistita dal basso; o deporre il cibo al centro della bocca, sulla parte anteriore della lingua, circa a un terzo della sua lunghezza; o non far venire il cucchiaio in contatto con i denti per evitare che la persona assistita lo morda. o premere leggermente il cucchiaio sulla lingua. ESEGUIRE DEGLI ATTI DEGLUTITORI A VUOTO a intervalli regolari durante il pasto. Se la persona è incapace di compiere delle deglutizioni a comando queste possono essere innescate semplicemente appoggiando sulla lingua il cucchiaio vuoto ESEGUIRE DEI COLPI DI TOSSE. Questo permette di verificare la presenza di materiale non deglutito in gola e di liberare le vie aeree superiori da eventuali residui alimentari. INTERROMPERE IL PASTO IN CASO DI STANCHEZZA. MANTENERE LA PERSONA ASSISTITA CON IL TRONCO ERETTO per almeno 30 min. dopo la fine del pasto (non ci si corica subito dopo aver mangiato PASTI POCO ABBONDANTI. E’ opportuno (ma non è una regola assoluta) somministrare numerosi piccoli pasti lungo l’intero arco della giornata al fine di evitare una precoce sensazione di sazietà. PICCOLE QUANTITÀ DI CI BO per volta, assunte o somministrate lentamente e con attenzione (cucchiai piccoli ADDENSARE CON ATTENZIONE. Il prodotto addensante va aggiunto poco a poco in modo da ottenere facilmente la consistenza desiderata (che molto spesso varia da persona a persona).
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CIBI FRESCHI. La deglutizione è solitamente migliorata se il cibo addensato o gelificato è fresco. In ogni caso è consigliabile somministrare alimenti con temperature più calde o più fredde di quella corporea. PREPARAZIONE ACCURATA E FANTASIOSA. Curare il gusto dei cibi a consistenza modificata evitando la monotonia e la ripetitività. Permettere al paziente di guardare, annusare e gustare il cibo al fine di stimolare l’appetito e la produzione di saliva CARATTERISTICHE DEI CIBI. o Cibi con caratteristiche di temperatura , aroma e sapore piuttosto decise stimolano la deglutizione. o Alimenti dal sapore aspro, come limone o lime hanno un effetto stimolante sulla deglutizione (possono però essere controindicati in caso di abbondante salivazione perchè l’ aumentano). NON MESCOLARE LE PORTATE. Mescolare le varie pietanze fino a ottenere un “pappotto” dal sapore indefinito, stucchevole e sempre uguale, non apporta nessun vantaggio a (il tempo impiegato per somministrare il pasto sarà comunque lo stesso) ma sicuramente compromette il piacere e il desiderio di alimentarsi della persona assistita e, conseguentemente, la sua capacità deglutire CONSISTENZA OMOGENEA. La consistenza ottimale varia da paziente a paziente, devono essere evitati tutti i cibi che presentano contemporaneamente una componente solida e una liquida (es. minestrina). IDRATARE: il disfagico è particolarmente a rischio di disidratazione. o Regola pratica: il fabbisogno giornaliero di liquidi può essere stimato in 30-35 ml/Kg di peso (1800 ml per un soggetto di 60 Kg). ADDENSARE per migliorare viscosità, coesione , omogeneità e consistenza del cibo evitando ristagni in bocca, faringe, esofago e proteggendo la persona assistita dal rischio di aspirazione. o – Viscosità : facilita la progressione del bolo rendendolo più scivoloso. La viscosità può essere migliorata utilizzando tutti i condimenti (olio, burro, panna, maionese, besciamella…) che hanno anche il vantaggio di aumentare la densità calorica della preparazione o Coesione e omogeneità : Il bolo deve mantenersi compatto durante il transito faringo- esofageo e deve essere costituito da particelle aventi uguali dimensioni e consistenza. o – Consistenza: viene modificata con l’aggiunta di addensanti naturali (fecola, amido di mais, fiocchi di patate, gelatine alimentari) oppure prodotti addensanti specifici (a base di amido modificato, polisaccaridi, maltodestrine). Gli addensanti commerciali possono essere aggiunti al termine delle fasi di cottura e preparazione, permettendo un aggiustamento all’ultimo momento, tarato sul singolo paziente. Essendo inoltre quasi insapori alterano poco il sapore dell’alimento.
CLASSIFICAZIONE DEGLI ALIMENTI IN BASE ALLA CONSISTENZA ALIMENTI DI CONSISTENZA SOLIDA****. Alimenti morbidi, riservati a pazienti con compromissione di bassa entità della fase orale e con masticazione almeno in parte conservata. Esempi: pasta ben cotta, gnocchi ben cotti e ben conditi, pesce (platessa, sogliola), verdure non filamentose cotte, frutta cotta o comunque ben matura. ALIMENTI DI CONSISTENZA SEMISOLIDA: alimenti che, pur non necessitando di masticazione, richiedono una preparazione orale più impegnativa rispetto a quelli a consistenza semiliquida. Esempi: polenta morbida, passati e frullati piuttosto densi, creme