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Catullo. Vita e opere, Appunti di Latino

Vita e opere di Catullo. Tutto quello che c’è da sapere.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 21/08/2024

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camilla-arlati 🇮🇹

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Catullo
I Greci chiamavano lyrikè la poesia cantata con l’accompagnamento della lira (o analoghi
strumenti a corda).
La lirica si suddivide in monodica ecorale.
La lirica monodica è cantata da un solo esecutore. I poeti più influenti sono Alceo di Mitilene,
che affronta temi amorosi, politici e conviviali; Saffo invece concentra i suoi versi sull’amore
per le fanciulle.
La poesia di Alceo è destinata a un ambiente aristocratico e la sua esecuzione avviene
durante il simposio.
La poesia di Saffo è invece rivolta al tiaso, ovvero una comunità religiosa con finalità
educative.
Anacreonte, posteriore a essi, è un poeta simposiaco che canta il vino e l’amore con più
leggerezza rispetto ai precedenti poeti.
La lirica corale è cantata da un coro ed è destinata a occasioni pubbliche. Il suo esponente
più famoso è Pìndaro (di cui si conservano solo epinici, ovvero componimenti celebrativi per
le vittorie nei giochi).
Alla lirica vera e propria si avvicinano tre generi, accomunati tra loro per il carattere
soggettivo e l’estensione breve dei componimenti.
L’elegia, la cui caratteristica fondamentale è l’uso del distico elegiaco.
Il giambo, da cui deriva la poesia giambica, che era recitata con l’accompagnamento
musicale e non era cantata. È caratterizzato dal maggior realismo dei temi e dei toni e
dall’aggressività dei componimenti.
L’epigramma, caratterizzato dalla brevità della pregnanza espressiva e dall’utilizzo
prevalente del distico elegiaco (l’epigramma ellenistico esercitò un’influenza determinante
sulla poesia lirica latina).
Catullo fece parte di un movimento letterario che operò un profondo rinnovamento nella
poesia latina: quello dei poetae novi, ovvero poeti nuovi e moderni (detti anche con il termine
greco neoteroi.
Entrambe queste denominazioni risalgono a Cicerone, che usò con intenzione ironica e
dispregiativa.
Si trattava di un circolo letterario, formato da un gruppo di poeti che condividevano gusti e
programmi, e che erano uniti da vincoli di amicizia.
La poesia dei poetae novi è ispirata ai principi della poetica alessandrina, come era stata
formulata dal suo caposcuola Callimaco: egli mette alla base della propria poetica la brevità
dei componimenti, la tecnica raffinata accompagnata da erudizione e il deliberato rifiuto della
grandiosità e della magniloquenza.
Catullo proveniva dall’Italia settentrionale: nacque a Verona da una famiglia di alto rango
provinciale.
San Girolamo indica nell’87 e nel 57 le date di nascita e di morte, aggiungendo che Catullo
morì all’età di trent’anni.
Alcuni carmi catulliani però, rendono inattendibile le date della morte, perché contengono
allusioni al secondo consolato di Pompeo del 55 a.C. e all’evasione cesariana della Britannia
degli anni 55-54 a.C.
Dunque più probabile che le date di nascita e di morte siano nell’84 nel 54.
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Catullo

I Greci chiamavano lyrikè la poesia cantata con l’accompagnamento della lira (o analoghi strumenti a corda). La lirica si suddivide in monodica e corale. La lirica monodica è cantata da un solo esecutore. I poeti più influenti sono Alceo di Mitilene, che affronta temi amorosi, politici e conviviali; Saffo invece concentra i suoi versi sull’amore per le fanciulle. La poesia di Alceo è destinata a un ambiente aristocratico e la sua esecuzione avviene durante il simposio. La poesia di Saffo è invece rivolta al tiaso, ovvero una comunità religiosa con finalità educative. Anacreonte, posteriore a essi, è un poeta simposiaco che canta il vino e l’amore con più leggerezza rispetto ai precedenti poeti. La lirica corale è cantata da un coro ed è destinata a occasioni pubbliche. Il suo esponente più famoso è Pìndaro (di cui si conservano solo epinici, ovvero componimenti celebrativi per le vittorie nei giochi). Alla lirica vera e propria si avvicinano tre generi, accomunati tra loro per il carattere soggettivo e l’estensione breve dei componimenti. L’elegia, la cui caratteristica fondamentale è l’uso del distico elegiaco. Il giambo, da cui deriva la poesia giambica, che era recitata con l’accompagnamento musicale e non era cantata. È caratterizzato dal maggior realismo dei temi e dei toni e dall’aggressività dei componimenti. L’epigramma, caratterizzato dalla brevità della pregnanza espressiva e dall’utilizzo prevalente del distico elegiaco (l’epigramma ellenistico esercitò un’influenza determinante sulla poesia lirica latina). Catullo fece parte di un movimento letterario che operò un profondo rinnovamento nella poesia latina: quello dei poetae novi, ovvero poeti nuovi e moderni (detti anche con il termine greco neoteroi. Entrambe queste denominazioni risalgono a Cicerone, che usò con intenzione ironica e dispregiativa. Si trattava di un circolo letterario, formato da un gruppo di poeti che condividevano gusti e programmi, e che erano uniti da vincoli di amicizia. La poesia dei poetae novi è ispirata ai principi della poetica alessandrina, come era stata formulata dal suo caposcuola Callimaco: egli mette alla base della propria poetica la brevità dei componimenti, la tecnica raffinata accompagnata da erudizione e il deliberato rifiuto della grandiosità e della magniloquenza. Catullo proveniva dall’Italia settentrionale: nacque a Verona da una famiglia di alto rango provinciale. San Girolamo indica nell’87 e nel 57 le date di nascita e di morte, aggiungendo che Catullo morì all’età di trent’anni. Alcuni carmi catulliani però, rendono inattendibile le date della morte, perché contengono allusioni al secondo consolato di Pompeo del 55 a.C. e all’evasione cesariana della Britannia degli anni 55-54 a.C. Dunque più probabile che le date di nascita e di morte siano nell’84 nel 54.

Catullo si trasferì a Roma formando un sodalizio, che era anche un cenacolo letterario, con alcuni brillanti poeti che condividevano i suoi gusti e i suoi orientamenti culturali. L’unico avvenimento della vita di Catullo che possiamo datare con sicurezza è un soggiorno in Asia minore che accenna Catullo stesso in alcuni componimenti. Da questi testi risulta che il poeta faceva parte del seguito del propretore Gaio Memmio; durante quel viaggio in oriente egli si recò a rendere un omaggio alla tomba del fratello. L’evento cruciale dell’esistenza di Catullo fu l’incontro con una donna di cui il giovane poeta si innamorò e che nei suoi versi canta con lo pseudonimo di Lesbia. Il suo vero nome in realtà era Clodia, da identificare probabilmente come la celebre sorella di Clodio (tribuno della plebe, alleato di Cesare e mortale nemico di Cicerone). Clodia, aveva una decina d’anni più di Catullo la storia d’amore tra lei e il giovane poeta si sviluppa per alcuni anni tra entusiasmi, depressione, ingiurie, abbandoni, litigi e riappacificazioni. Il Liber catulliano è la raccolta delle poesie di Catullo. La raccolta è organizzata sulla base dei metri usati nei vari componimenti e contiene 166 carmi (l’ordinamento prescinde sia dall’ordine cronologico dei componimenti sia dagli argomenti). Carmi 1-60 = metri vari, in maggioranza endecasillabi; sono componimenti di vario argomento, molti dei quali incentrati sull’amore per Lesbia. Carmi 61-68 (carmina docta) = metri vari; sono componimenti più ampi dei precedenti, più impegnati stilisticamente con dei riferimenti ai miti. Carmi 69-116 = il metro è il distico elegiaco (quasi tutti epigrammi ad eccezione di alcune elegie); sono componimenti di vario argomento, molti di carattere satirico o sentimentale. Il carme 1, è una dedica all’amico Cornelio Nepote. Catullo definisce libellus l’opera per l’amico, e definisce le sue poesie come nugae, cioè “poesie leggere”. Questa dedica è riferita a una parte del liber, per noi oggi non più identificabile, e contiene un’importante dichiarazione di poetica. Il libellus è definito infatti nel primo verso con gli aggettivi lepidus (piacevole, amabile) e novus (nuovo), perché appena pubblicato e perché ispirato a una nuova concezione della poesia, diversa da quella tradizionale. Sono nugae le poesie volutamente ispirate alla concezione alessandrina della poesia come gioco, un gioco raffinato ed elegante che segue regole ben precise e che e può essere apprezzato soltanto da chi ne conosce e ne condivide i presupposti ideali e artistici. Anche Catullo quindi, come gli altri poetae novi, è fortemente dipendente dalla poesia ellenistica. È molto importante per lui il labor limae, ovvero un lavoro di rifinitura e di perfezionamento stilistico che deve seguire la prima stesura di un’opera letteraria, secondo le regole della retorica antica. Dopo la crisi del I sec a.C. si affermano nella letteratura le esigenze individuali, con un

sulla base di questo si è supposto che la corrispondenza non sia casuale: Catullo avrebbe usato il metro tipico della poetessa greca per i due Carmi che segnano il sorgere dell'amore e la fine di questo amore. In alcuni componimenti, appartenenti alla fase iniziale della relazione, l'amore viene raffigurato in modo gioioso, ma subito dopo questa gioia viene offuscata dalla gelosia e dalla consapevolezza che la donna amata non contraccambia l'innamoramento di Catullo. Inoltre questo amore si pone al di fuori degli schemi socialmente accettati: Lesbia Infatti non è una cortigiana, ma una matrona sposata con un uomo politico. Il rapporto condannato dalla morale tradizionale (in quanto si presuppone la adulterio femminile) per il poeta ha un'importanza tale da superare i legami familiari: (^) ;infatti Catullo afferma di aver amato Lesbia più di se stesso e di tutti i suoi cari. Un altro aspetto molto importante è quello di recuperare uno dei valori più sacri dell'antica morale romana: quello della Fides (la lealtà, la fedeltà agli impegni assunti). Catullo sosteneva infatti che questo rapporto con una donna che non era legata a lui da un vincolo matrimoniale potesse fondarsi attraverso un patto accettato da entrambi, su impegno responsabile e duraturo di affetto e fedeltà reciproca. Nonostante ciò l'appello alla fedeltà non fu raccolto da Lesbia. Dopo che Catullo rimase illuso della fedeltà, egli dimostra il suo bisogno vitale della donna e decide di tollerare i tradimenti. Ma l'amore di Catullo è troppo forte e Lesbia troppo infedele quindi questa delusione provoca troppa sofferenza e rancore a Catullo. La passione mista a sofferenza, è sentita da Catullo con grande amarezza (è questo il momento in cui scopre di essere vittima di una scissione irreparabile). L'infedeltà da parte di Lesbia fa sì che diminuiscono la stima e l'affetto e che subentrino il disprezzo e il risentimento. Ma la sua infedeltà Rende ancora più ardente il desiderio e la passione. Tutto ciò provoca una scissione tra sentimento e passionalità (questa scissione è espressa nel carme 72 e nel carme 75). In questo modo in Catullo affiora una sorta di amara e morbosa sensazione di piacere nel constatare che colei che lui stesso ha amato più di se stesso si comporta come una volgare prostituta. A questo lamento si accompagnano la delusione e il dolore che si manifestano attraverso delle offese feroci.