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Causalità ed Esperimento: Un'Introduzione al Metodo Scientifico, Appunti di Metodologia Della Ricerca Sociale Quantitativa

Sintesi del capitolo del Corbetta per esame di Metodologia della ricerca sociale

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 14/03/2016

ettalaba
ettalaba 🇮🇹

4.3

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Capitolo 4: causalità ed esperimento
Il principio della causalità assume che ogni evento abbia una sua causa. Tale principio è largamente
sostenuto a livello metodologico, richiedendo che esso sia formulato in termini operativi.
Il principio della causalità implica una relazione causale tra un fenomeno/evento/variabile identificato
come causa e un fenomeno/evento/variabile identificato come effetto.
Si sono sviluppate due prospettive teoriche per identificare le relazioni causali :
Teoria della successione regolare, secondo la quale il contenuto empirico di una relazione causale si riduce
ad una successione temporale e costante di eventi/oggetti chiamati rispettivamente causa ed effetto. Dunque,
la causalità sarebbe il prodotto di regolarità empiriche, caratterizzate da consuetudine, da cui deriva la
credenza del soggetto, da cui
Se C, allora E
(tale enunciato non possiede validità logica) e dunque
Se C allora (e soltanto allora) sempre E
ma anche tale enunciato risulta privo di un elemento in grado di qualificare la connessione come generativa,
in conclusione
Se C allora (e soltanto allora) E sempre prodotto da C.
Teoria produttivistica della causalità (di Burge), in cui la nozione di causa è una categoria di connessione
genetica e designa una modalità di produzione di cose a partire da altre cose. Dunque le relazioni causali non
sono mere relazioni di associazione bensì connessioni di ordine genetico.
Da ciò discende il principio secondo il quale manipolando la causa e producendo in essa dei cambiamenti si
possa provocare l’insorgere dell’effetto. L’azione umana può dunque interferire nel corso naturale degli
eventi (idea dell’esperimento).
I problemi sono fondamentalmente due
1. Come osservare (e dunque controllare) sul piano empirico una connessione causale
In tal senso occorre:
Poter osservare una variazione concomitante (contemporanea) di due fenomeni/eventi/ variabili;
Poter assegnare ad uno/a lo status di indipendente (X) all’altro/a lo status di dipendente (Y);
Poter tenere sotto controllo o escludere l’intervento di fattori/variabili estranei, ovvero tutte le altre possibili
cause di X= realizzare la condizione ceteris pari bus.
2. Come impostare l’analisi empirica
In tal senso esistono due soluzioni:
Analisi della covariazione consiste nel sottoporre a controllo ipotesi circa la variazione di un variabile Y al
variare di una variabile X, e nell’accertare l’effettiva “natura” di tale relazione tramite operazioni di analisi
multivariata (= analisi statistica della covariazione);
Esperimento consiste nella produzione dei dati da analizzare, dunque il ricercatore produce una variazione
in X in una situazione controllata e misura quanto varia Y. Manipolazione della variabile indipendente e
controllo delle terze variabili sono i due elementi caratterizzanti dell’esperimento.
Con tale tecnica si assegnano per sorteggio i soggetti al gruppo sperimentale e al gruppo di controllo, e
quindi si tengono sotto controllo tutte le possibili variabili di disturbo. Al contrario le procedure utilizzate
nell’analisi della covariazione sono applicabili solo ad un numero finito ed esplicitamente rilevato di
variabili.
Il problema principale riguarda il fatto che l’osservazione dell’effetto causale di X su Y richiederebbe di
poter osservare lo stato di Y prima dell’intervento di X e lo stato di Y dopo l’intervento di X sulla stessa
unità, nello stesso tempo, ma poiché impossibile si pone il problema fondamentale dell’inferenza causale.
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Capitolo 4: causalità ed esperimento

Il principio della causalità assume che ogni evento abbia una sua causa. Tale principio è largamente sostenuto a livello metodologico , richiedendo che esso sia formulato in termini operativi.

Il principio della causalità implica una relazione causale tra un fenomeno/evento/variabile identificato come causa e un fenomeno/evento/variabile identificato come effetto.

Si sono sviluppate due prospettive teoriche per identificare le relazioni causali : Teoria della successione regolare , secondo la quale il contenuto empirico di una relazione causale si riduce ad una successione temporale e costante di eventi/oggetti chiamati rispettivamente causa ed effetto. Dunque, la causalità sarebbe il prodotto di regolarità empiriche, caratterizzate da consuetudine, da cui deriva la credenza del soggetto, da cui Se C, allora E (tale enunciato non possiede validità logica) e dunque Se C allora (e soltanto allora) sempre E ma anche tale enunciato risulta privo di un elemento in grado di qualificare la connessione come generativa, in conclusione Se C allora (e soltanto allora) E sempre prodotto da C.

Teoria produttivistica della causalità (di Burge) , in cui la nozione di causa è una categoria di connessione genetica e designa una modalità di produzione di cose a partire da altre cose. Dunque le relazioni causali non sono mere relazioni di associazione bensì connessioni di ordine genetico. Da ciò discende il principio secondo il quale manipolando la causa e producendo in essa dei cambiamenti si possa provocare l’insorgere dell’effetto. L’azione umana può dunque interferire nel corso naturale degli eventi (idea dell’ esperimento ).

I problemi sono fondamentalmente due

1. Come osservare (e dunque controllare) sul piano empirico una connessione causale In tal senso occorre: Poter osservare una variazione concomitante (contemporanea) di due fenomeni/eventi/ variabili; Poter assegnare ad uno/a lo status di indipendente (X) all’altro/a lo status di dipendente (Y) ; Poter tenere sotto controllo o escludere l’intervento di fattori/variabili estranei, ovvero tutte le altre possibili cause di X = realizzare la condizione **ceteris pari bus.

  1. Come impostare l’analisi empirica** In tal senso esistono due soluzioni: Analisi della covariazione consiste nel sottoporre a controllo ipotesi circa la variazione di un variabile Y al variare di una variabile X, e nell’accertare l’effettiva “natura” di tale relazione tramite operazioni di analisi multivariata (= analisi statistica della covariazione ); Esperimento consiste nella produzione dei dati da analizzare, dunque il ricercatore produce una variazione in X in una situazione controllata e misura quanto varia Y. Manipolazione della variabile indipendente e controllo delle terze variabili sono i due elementi caratterizzanti dell’esperimento. Con tale tecnica si assegnano per sorteggio i soggetti al gruppo sperimentale e al gruppo di controllo, e quindi si tengono sotto controllo tutte le possibili variabili di disturbo. Al contrario le procedure utilizzate nell’analisi della covariazione sono applicabili solo ad un numero finito ed esplicitamente rilevato di variabili. Il problema principale riguarda il fatto che l’osservazione dell’effetto causale di X su Y richiederebbe di poter osservare lo stato di Y prima dell’intervento di X e lo stato di Y dopo l’intervento di X sulla stessa unità, nello stesso tempo, ma poiché impossibile si pone il problema fondamentale dell’inferenza causale.

Questo problema può essere risolto grazie a: Assunto di varianza si suppone che lo stato di Y al momento del controllo possa essere sostituito con lo stato di Y rilevato in un momento precedente al controllo e che la rilevazione effettuata su Y prima del trattamento non influenzi il valore che Y assume dopo il trattamento. N.B. l’assunto è indimostrabile, ma altamente plausibile, in condizioni di laboratorio controllate e isolabili; Assunto di equivalenza stabilisce l’equivalenza tra due unità u e v, uguali per tutti gli aspetti rilevanti. Per misurare l’effetto di X su Y basta esercitare il trattamento sulla unità u ( e non sulla v) e poi misurare l’effetto causale come differenza tra lo stato dell’unità trattata e quello dell’unità non trattata.

Nelle scienze sociali l’assunto dell’invarianza che quello dell’equivalenza sono inapplicabili per l’elevata reattività dell’attore sociale: si fa quindi riferimento alla cosiddetta soluzione statistica, vale a dire all’individuazione di due gruppi statisticamente equivalenti ,ottenuti mediante un processo di randomizzazione, in cui le differenze tra loro presenti siano di modesta entità e accidentali, dovute cioè al caso. La soluzione statistica è alla base della costruzione del disegno sperimentale nelle scienze sociali.

Gli esperimenti si dividono in: Esperimenti di laboratorio si conducono in situazioni artificiali , cioè costruite dal ricercatore in base ai principi logici del metodo sperimentale e tali da tenere sotto controllo numerosi possibili fattori di perturbazione. In genere si tratta di esperimenti condotti su un numero limitato casi. Esperimenti sul campo si conducono in situazioni naturali. Il ricercatore cerca di garantire la presenza dei relativi elementi caratterizzanti del disegno sperimentale (presenza di un gruppo sperimentale e di un gruppo di controllo; assegnazione casuale ai gruppi; manipolazione della variabile indipendente).

Vantaggi dell’esperimento: è il metodo che permettere nella maniera migliore di affrontare le relazioni causali e permette di isolare fenomeni specifici che nelle condizioni naturali non potrebbero essere studiati in maniera altrettanto sistematica. Svantaggi dell’esperimento: l’artificialità dell’ambiente e la reattività dei soggetti , in quanto stabilisce un rapporto innaturale delle situazioni che si possono incontrare nella vita reale e gli uomini, sapendo di essere osservati, tendono comportarsi diversamente rispetto ad un contesto naturale; la non rappresentatività , in quanto i risultati non sono generalizzabili all’intera popolazione data l’ampiezza del campione e i criteri di selezione dei soggetti sperimentali.