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Cesare Lombroso e l'Antropologia Criminale: Teorie e Contesto Storico, Sintesi del corso di Storia

Cesare Lombroso e l'antropologia criminale

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 12/02/2016

angela_gorlani
angela_gorlani 🇮🇹

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Cesare Lombroso nacque a Verona nel 1835. Incaricato di un
corso sulle malattie mentali all'università di Pavia nel 1862,
divenne in seguito (1871) direttore dell'ospedale psichiatrico di
Pesaro e professore di igiene pubblica e medicina legale
all'università di Torino (1876), di psichiatria (1896) e infine di
antropologia criminale (1905). Morì a Torino nel 1909. Tra le sue
opere più importanti, ricordiamo: La medicina legale
dell'alienazione (1873); L'uomo criminale (1875); L'uomo
delinquente (1876); L'antisemitismo e le scienze
moderne (1894); Il crimine, causa e rimedi (1899), sintesi dei
lavori precedenti.
La figura di Cesare Lombroso è emblema dell’influenza che il
Positivismo francese e inglese esercitò anche in Italia.
Seguace e assertore del metodo positivistico, che lasciò una
notevole traccia nelle varie branche medico-biologiche,
Lombroso compì studi di medicina sociale che costituiscono
una delle fonti principali della legislazione sanitaria italiana.
Ma il suo nome resta legato soprattutto
all'antropologia criminale, di cui è ritenuto il fondatore, insieme
con la "scuola positiva del diritto penale", in cui influenzò le
teorie poi sviluppate da E. Ferri, le quali teorie positiviste, ma
sociologiche, indagavano sull’influenza che nella commissione
di un crimine possono determinare le condizioni del contesto
sociale nel quale un soggetto nasce, cresce, vive. Se si nasce in
determinati ambienti dove la spinta verso la realtà criminale è
più forte di altri, questo può incidere in materia determinante
sul percorso di vita delle persone.
Lombrso sosteneva invee che le condotte atipiche del
delinquente sono condizionate, oltre che da componenti
ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero
peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l'ereditarietà
e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del
criminale in quanto questi è in primo luogo un malato.
In particolare nell’opera L’uomo delinquente, Lombroso
sostiene l’ardita tesi secondo cui i comportamenti criminali
sarebbero determinati da predisposizioni di natura fisiologica, i
quali spesso si rivelano anche esteriormente nella
configurazione anatomica del cranio. L’idea che la criminalità
sia connessa a particolari caratteristiche fisiche di una persona
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Scarica Cesare Lombroso e l'Antropologia Criminale: Teorie e Contesto Storico e più Sintesi del corso in PDF di Storia solo su Docsity!

Cesare Lombroso nacque a Verona nel 1835. Incaricato di un corso sulle malattie mentali all'università di Pavia nel 1862, divenne in seguito (1871) direttore dell'ospedale psichiatrico di Pesaro e professore di igiene pubblica e medicina legale all'università di Torino (1876), di psichiatria (1896) e infine di antropologia criminale (1905). Morì a Torino nel 1909. Tra le sue opere più importanti, ricordiamo: La medicina legale dell'alienazione (1873); L'uomo criminale (1875); L'uomo delinquente (1876); L'antisemitismo e le scienze moderne (1894); Il crimine, causa e rimedi (1899), sintesi dei lavori precedenti. La figura di Cesare Lombroso è emblema dell’influenza che il Positivismo francese e inglese esercitò anche in Italia. Seguace e assertore del metodo positivistico, che lasciò una notevole traccia nelle varie branche medico-biologiche, Lombroso compì studi di medicina sociale che costituiscono una delle fonti principali della legislazione sanitaria italiana. Ma il suo nome resta legato soprattutto all'antropologia criminale, di cui è ritenuto il fondatore, insieme con la "scuola positiva del diritto penale", in cui influenzò le teorie poi sviluppate da E. Ferri, le quali teorie positiviste, ma sociologiche, indagavano sull’influenza che nella commissione di un crimine possono determinare le condizioni del contesto sociale nel quale un soggetto nasce, cresce, vive. Se si nasce in determinati ambienti dove la spinta verso la realtà criminale è più forte di altri, questo può incidere in materia determinante sul percorso di vita delle persone. Lombrso sosteneva invee che le condotte atipiche del delinquente sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l'ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato. In particolare nell’opera L’uomo delinquente , Lombroso sostiene l’ardita tesi secondo cui i comportamenti criminali sarebbero determinati da predisposizioni di natura fisiologica, i quali spesso si rivelano anche esteriormente nella configurazione anatomica del cranio. L’idea che la criminalità sia connessa a particolari caratteristiche fisiche di una persona

è molto antica: la si trova già, ad esempio, nell’ Iliade di Omero, nel cui libro II la devianza di Tersite è direttamente legata alla sua bruttezza fisica; le stesse leggi del Medioevo sancivano che se due persone fossero state sospettate di un reato, delle due si sarebbe dovuta considerare colpevole la più deforme. Memore di questa tradizione, Lombroso è convinto che la costituzione fisica sia la più potente causa di criminalità: e, nella sua analisi, egli attribuisce particolare importanza al cranio. Esiste una caratteristica anatomica del cranio che è oggi chiamata fossetta di Lombroso: egli riteneva si trattasse di un carattere degenerativo più frequente negli alienati e nei delinquenti, che classificava in quattro categorie: i criminali nati (caratterizzati da peculiarità anatomiche, fisiologiche e psicologiche), i criminali alienati, i criminali occasionali e quelli professionali. Ma Lombroso non limita la propria indagine al cranio: considerando anche le altre parti del corpo umano, egli arriva a sostenere che il “delinquente nato” ha generalmente la testa piccola, la fronte sfuggente, gli zigomi pronunciati, gli occhi mobilissimi ed errabondi, le sopracciglia folte e ravvicinate, il naso torto, il viso pallido o giallo, la barba rada. Influenzato dalle teorie di Darwin, Lombroso sostiene poi che il “ delinquente nato ” presenta delle caratteristiche simili a quelle dell’uomo primitivo; tali caratteristiche renderebbero difficile o addirittura impossibile il suo adattamento alla società moderna e lo spingerebbero sempre di nuovo a compiere reati. Nella prospettiva lombrosiana domina il determinismo più assoluto, per cui quel che si fa dipende necessariamente da ciò che si è: privo di ogni libertà, l’uomo agisce in maniera deterministica e necessitata. Anche in forza delle dure critiche a cui la sua teoria fu sottoposta, Lombroso andò via via correggendola, sempre più arretrando dal suo iniziale determinismo assoluto: egli arrivò a sostenere che i delinquenti nati fossero solo un terzo di coloro che infrangevano le norme e che ogni delitto aveva origine in una molteplicità di cause. Lombroso indicò anche le conseguenze giuridiche della propria dottrina: poiché il crimine non è il frutto di una libera scelta (il che striderebbe con l’adesione ai canoni del Positivismo), ma è piuttosto la manifestazione di una patologia, allora la pena deve essere intesa non come una punizione (poiché non ha senso punire chi non ha agito liberamente), ma semplicemente come strumento di tutela della società.