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L'antropologia criminale di Cesare Lombroso: un'analisi critica - Prof. Montaldo, Appunti di Storia Moderna

Appunti del corso di storia del risorgimento AA 2015/2016 Università di Torino

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 10/09/2016

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stefano_bacchi 🇮🇹

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Storia del risorgimento
28/09/2015
Lombroso nasce nel 1835 da una famiglia piemontese, da parte di madre, a
Verona.
In Piemonte esistevano ancora i ghetti: gli ebrei e i valdesi non avevano gli
stessi diritti.
Le biograe di Lombroso sono state scritte dalle glie, nonostante egli avesse
scritto un libro sull’inferiorità delle donne (La donna delinquente).
La madre è una gura molto importante: pare avesse scelto di sposarsi a
Verona proprio perché non c’erano le discriminazioni antisemite. Lombroso
scrisse contro le discriminazioni antisemite. Egli era ebreo, da parte di padre,
ma ciò nonostante detestava la tradizione ebraica e si deniva un ebreo laico. Il
padre era un uomo al limite del bigottismo, contrapposto alla laicità della
madre.
L’adolescenza del Lombroso pare segnata da problemi economici.
Si iscrisse all’università di Pavia, si trasferisce poi però a Padova e inne a
Vienna. Studiò scienze mediche e si laureò nel 1858 a Pavia, dove ritornò dopo
il soggiorno viennese, proprio quando scoppiò la seconda guerra
d’indipendenza.
Lombroso pubblicò già molto prima della laurea. Lombroso è chiaramente un
genio e, a proposito di questo tema (genialità/follia) scrisse: fece molte ricerche
sull’uomo di genio e la genialità. Per lui la genialità è una degenerazione della
mente umana, al pari della follia.
Nel 1855 pubblicò il suo primo saggio, a proposito della pazzia di Cardano:
matematico del rinascimento che venne internato.
Si laureò con una tesi sul cretinismo.
Nel 1858 lascia il Lombardo-Veneto, prende la convalida per la professione
medica a Genova, così da poter lavorare nel Regno di Sardegna, e si arruola
nell’esercito come uciale medico.
Nel 1862 viene inviato in Calabria per la repressione del brigantaggio e qui
scrive un primo testo tra l’antropologico e il politico I geni delle Calabrie,
ripubblicato poi come Tre mesi in Calbria nel 1863.
A quell’epoca erano pochi gli uomini del nord che avevano esperienza diretta
del sud Italia, rimasto ancora ai tempi del Medioevo. Lombroso credeva che la
causa del problema meridionale fosse da attribuirsi al malgoverno (prima
spagnolo e poi borbonico). Il buon governo liberale, secondo Lombroso,
avrebbe potuto risolvere la questione meridionale.
Visione ottimista, scientista e laica, derivazioni del pensiero positivista.
Nel 1898 il saggio verrà ripubblicato ma con senso totalmente diverso, in
quanto, dopo 36 anni di governo liberale, la situazione era solo che peggiorata.
L’analisi non fu più sul campo (non viaggiò).
Circolazione della vita, Jacob Moleschott; L’opera vene tradotta da Lombroso ed
è il manifesto del positivismo scientico: l’uomo è ciò che mangia. Il cervello
secerne il pensiero così come lo stomaco il nutrimento. Pensiero scandaloso per
l’epoca.
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Storia del risorgimento

Lombroso nasce nel 1835 da una famiglia piemontese, da parte di madre, a Verona. In Piemonte esistevano ancora i ghetti: gli ebrei e i valdesi non avevano gli stessi diritti. Le biografie di Lombroso sono state scritte dalle figlie, nonostante egli avesse scritto un libro sull’inferiorità delle donne ( La donna delinquente ). La madre è una figura molto importante: pare avesse scelto di sposarsi a Verona proprio perché non c’erano le discriminazioni antisemite. Lombroso scrisse contro le discriminazioni antisemite. Egli era ebreo, da parte di padre, ma ciò nonostante detestava la tradizione ebraica e si definiva un ebreo laico. Il padre era un uomo al limite del bigottismo, contrapposto alla laicità della madre. L’adolescenza del Lombroso pare segnata da problemi economici. Si iscrisse all’università di Pavia, si trasferisce poi però a Padova e infine a Vienna. Studiò scienze mediche e si laureò nel 1858 a Pavia, dove ritornò dopo il soggiorno viennese, proprio quando scoppiò la seconda guerra d’indipendenza. Lombroso pubblicò già molto prima della laurea. Lombroso è chiaramente un genio e, a proposito di questo tema (genialità/follia) scrisse: fece molte ricerche sull’uomo di genio e la genialità. Per lui la genialità è una degenerazione della mente umana, al pari della follia. Nel 1855 pubblicò il suo primo saggio, a proposito della pazzia di Cardano: matematico del rinascimento che venne internato. Si laureò con una tesi sul cretinismo. Nel 1858 lascia il Lombardo-Veneto, prende la convalida per la professione medica a Genova, così da poter lavorare nel Regno di Sardegna, e si arruola nell’esercito come ufficiale medico. Nel 1862 viene inviato in Calabria per la repressione del brigantaggio e qui scrive un primo testo tra l’antropologico e il politico I geni delle Calabrie, ripubblicato poi come Tre mesi in Calbria nel 1863. A quell’epoca erano pochi gli uomini del nord che avevano esperienza diretta del sud Italia, rimasto ancora ai tempi del Medioevo. Lombroso credeva che la causa del problema meridionale fosse da attribuirsi al malgoverno (prima spagnolo e poi borbonico). Il buon governo liberale, secondo Lombroso, avrebbe potuto risolvere la questione meridionale. Visione ottimista, scientista e laica, derivazioni del pensiero positivista. Nel 1898 il saggio verrà ripubblicato ma con senso totalmente diverso, in quanto, dopo 36 anni di governo liberale, la situazione era solo che peggiorata. L’analisi non fu più sul campo (non viaggiò). Circolazione della vita, Jacob Moleschott; L’opera vene tradotta da Lombroso ed è il manifesto del positivismo scientifico: l’uomo è ciò che mangia. Il cervello secerne il pensiero così come lo stomaco il nutrimento. Pensiero scandaloso per l’epoca.

Lombroso incontrò in Svizzera De Sanctis che diventerà poi ministro dell’istruzione che inviterà Moleshott a insegnare in Italia. Lombroso ha altri autori di riferimento: Paolo Mazzolo: glottologo della generazione precedente a Lombroso. Egli sosteneva che la lingua potesse determinare la storia antica di un popolo, che all’interno di essa fossero presenti ancora i caratteri ancestrali una lingua antichissima. Charles Darwin: nel 1859 pubblicò L’origine delle specie, che per l’epoca fu un balzo scientifico impressionante. L’uomo dell’ottocento credeva di essere al centro della creazione e Darwin sosteneva esattamente il contrario. Darwin scopre che ci sono variazioni naturali di cui non capisce la spiegazione. L’ambiente decide se la variazione è adattativa o disadattiva. La specie propone e l’ambiente dispone. Non c’è un disegno preordinato ma le variazioni sono casuali. Darwin non parla dell’uomo, esclusa una piccola nota finale: sa che non sarebbe una buona idea per i tempi. Rilancia la palla agli altri scienziati. Già nel 1860/61 ci sono autori che scrivono a proposito dell’origine dell’uomo. Il darwinismo si diffonde in maniera incredibile. Lombroso nel 1871 pubblicò L’uomo bianco e l’uomo di colore: applicazione delle idea darwiniane all’umanità. Risultato di una serie di conferenze per signore all’università di Pavia. Libro chiave perché traccia l’idea di evoluzione a partire da una via di mezzo tra uomo e scimmia fino ad arrivare, tramite le influenze naturali, all’uomo bianco nord americano ( yankee ). Lo schema era uomo nero > uomo asiatico > uomo bianco. L’uomo dell’ottocento si rende conto che l’essere umano ha profonde differenze. Discussione tra monogenisti e poligenisti. Lombroso è monogenista: l’uomo nasce in Africa e si diffonde nel mondo sbiancandosi, fino allo stadio finale che è lo yankee, uomo libero capace di comunicare e dominare la tecnologia (vetta della civiltà). Testo importante perché crea una gerarchia del colore ma anche del progresso: stabilisce che il primitivo è come un selvaggio della Polinesia, dell’Africa o dell’Amazzonia. Lombroso afferma che esistono ancora elementi primitivi in mezzo a noi europei, per esempio il cretinismo: difficoltà di parola/pensiero astratto. Ci sono dei comportamenti che riflettono le parti ancestrali dell’uomo. Nel 1876 pubblica L’uomo delinquente, in cui spiega la sua teoria secondo cui il delinquente è un primitivo: è il selvaggio che vive in mezzo a noi. Summa dell’ideologia borghese dell’800. Anche il bambino è un selvaggio che deve essere educato. La donna invece è inferiore all’uomo, meno evoluta. L’uomo delinquente è l’opera che rende famoso Lombroso. Lo ripubblicò cinque volte incrementando il lavoro e la mole dell’opera. Lombroso viveva durante un periodo di allarme sociale: c’era un terzo della popolazione odierna in Italia e il triplo degli omicidi. Proprio per questo si interrogò sulla causa di questa criminalità e ne attribuisce la colpa ai selvaggi. Ricerca nel fisico e nella biologia di ogni cosa, anche per i problemi politico/ sociali.

Lombroso si era laureato a Pavia nel 1858 e lì teneva dei liberi insegnamenti di antropologia. Nel 1868, quando pubblicò il libro L’uomo bianco e l’uomo di colore, era già uscita L’origine delle specie. Il libro di Lombroso rientra nell’applicazione delle teorie darwiniane sulla storia dell’uomo. Darwin non scrisse, nel suo libro, a proposito dell’essere umano. Ci sono un’altra serie di autori però che, già un anno dopo la pubblicazione del libro di Darwin, iniziarono a scrivere sulle implicazioni della teoria dell’evoluzione sulla storia dell’umanità. L’origine dell’uomo e la varietà delle razze. Concetto di razza: Lombroso lo da, come tutti in quel secolo, per scontato. Oggi la scienza esclude categoricamente l’esistenza delle razze umane (esiste solo la specie dell’ homo sapiens ). A quel tempo però il concetto di razza esisteva. Decine e decine di autori dibatterono su questi argomenti: monogenisti vs poligenisti. Secondo i monogenisti esiste solo un’origine dell’uomo e il clima determina poi le razze. Questa versione si accorda con la Bibbia. I poligenisti invece credono che non esista un unico Adamo ma tanti. Ci sono poi diverse correnti anche all’interno su come si siano generate le diverse creazioni. Le implicazioni di questo dibattito hanno conseguenze enormi. Nel 1600 e nel 1700 questo pensiero venne investito dal pensiero illuminista. Buffon, nel 1700, dice che è esistito un uomo bianco da cui poi varie degenerazioni hanno portato alla creazione delle altre razze. Teoria trasformista del tutto estranea e opposta all’evoluzionismo. Lamark, nell’Ottocento, giunge alla teoria secondo cui, se le giraffe hanno il collo lungo, è perché a furia di sforzarsi per arrivare ai rami più alti lo hanno allungato, trasmettendo alle generazioni future il caratteristico collo allungato. Variazione per uso e disuso. Oggi sappiamo che questa teoria è del tutto errata. Secondo Darwin invece le variazioni avvengono per caso, lui non prova nemmeno a dare una spiegazione sulle motivazioni. Si accorge però che tutti gli animali hanno caratteristiche diverse che possono essere adattative o disadattive. Concorrenza all’interno della stessa specie per il cibo. La giraffa con il collo più lungo avrà più possibilità di sopravvivere e, riproducendosi, farà morire la specie con il collo più corto (cosa che comunque avviene in un lasso di tempo millenario). A metà Ottocento questa teoria ha una portata enorme. Lombroso ha una teoria secondo cui l’uomo bianco è l’evoluzione naturale dell’uomo giallo che, a sua volta, deriva da quello nero. Lui vuole dimostrare che le razze esistono. Perché in Europa c’è il vapore e in Africa si caccia con le frecce? Lo scopo del libro non è però quello di dimostrare l’inferiorità dei neri ma è quello di iscrivere l’uomo nella storia zoologica. Vi sono comunque descrizioni degradanti dei neri e degli asiatici.

Il nero è l’uomo più antico che si è trasformato per effetto del clima: non degenerazione quindi ma evoluzione della specie. L’uomo migliora per la selezione naturale. Il libro tenta di spiegare come avviene questa trasformazione. Lombroso è sia darwinista che lamarkiano. Fino a un certo punto Lombroso non fa errori metodologici, piuttosto concettuali, poi però ne commette uno gravissimo: applica la teoria darwiniana su un tempo troppo breve: la società contemporanea. Lui afferma che la trasformazione sta avvenendo sotto i nostri occhi. Per Lombroso il culmine dell’evoluzione è lo yenkee (uomo nord americano), evolutosi dalla razza britannica. Un altro tipo di razza è quella ebraica. Lombroso è un ebreo laico, che odia le tradizioni religiose. Per lui gli ebrei, giunti in Europa attraverso la diaspora, si sono mischiati e sono quindi un’altra razza darwiniana che è stata selezionata: sono sopravvissuti nonostante le difficoltà delle persecuzioni. Il suo intento non è quello di degradare i neri. Un altro errore metodologico è quello sua follia e sulla criminalità. Riemersione di caratteri scimmieschi anche nell’uomo evoluto. Atavismo. Villella: cranio di cui si attribuisce l’autopsia. Il cervelletto ha tre lobi, tipico delle scimmie, quindi deriva dalle scimmie. Teresa Gambardella: bambina con tanti peli (ipertricotica), anche questa per lui è una prova che deriviamo dalle scimmie. Idea che le razze melaniche siano più antiche e meno perfezionate. Serie di luoghi comuni che erano insiti in quella società: bianco bello/nero brutto. Il linguaggio è evoluto nel bianco mentre è basilare nel nero. La massima espressione dell’arte è quella greca (bianca). Anche le religioni migliori, seguendo un’impronta di stampo feuerbachiano, secondo cui Dio non fa l’uomo ma l’uomo fa Dio, sono quelle dei bianchi perché espressione di un essere superiore. Lombroso afferma anche che ora i bianchi troneggiano ma che questa non è una situazione immutabile. Il destino dell’uomo si definisce tramite le trasformazioni ma esse non sono già state definite. Se i neri cambiassero clima potrebbero evolversi anche loro. Non ci sono quindi razze condannate all’inferiorità. Secondo la teoria di Alfred Wallace, altro grande teorico dell’evoluzione, la legge naturale determina e giustifica l’eliminazione delle razze, comprendendo anche il colonialismo come strumento di eliminazione. Lombroso ha una visione molto diversa da lui, essendo contrario al colonialismo. Lombroso nella parte finale della sua opera ci da qualche delucidazione sulle sue posizioni politiche: contrario alla schiavitù e a favore della sua abolizione, è un pacifista, crede che il concetto di nazione sia progresso e crede nella libertà di pensiero. Ammira molto Washington, Franklin (uomo politico e scienziato) e Mirabeau. I primi due sono facili da giustificare ma il secondo meno. Egli era un personaggio secondario della rivoluzione francese, pre-giacobino (Lombroso era contrario alla violenza dei giacobini). Per lui ha un merito: sosteneva l’emancipazione degli ebrei. Ebrei come un popolo retto da una legge barbarica. Vanno liberati e assimilati, ovvero l’ebraismo deve cessare di esistere assimilando gli ebrei nella cultura europea.

Nucleo positivista nell’opera e nel pensiero: la scienza deve coordinare la politica. Lombroso se la prende anche con la giuria popolare, poiché il volgo non ha conoscenze scientifiche non può giudicare. Tra le fonti che Lombroso cita vi sono:

  • Prosper Despine (1812-1892) che aveva già sostenuto il rapporto tra delitto e l’alterazione della mente
  • James Bruce Thomson (1810-1873)
  • Thomas Wilson (1832-1902) di professione paleontologo Lombroso ha probabilmente preso da lui l’idea di criminale/uomo primitivo
  • Martino Beltrani Scalia (1828-1909) ispettore delle carceri (1864) e poi direttore generale (1876). Nel 1871 fonda la Rivista di discipline carcerarie… su cui scrisse anche Lombroso.
  • Louis Ferdinand Alfred Maury (1817-1892) Questi sono i precursori di Lombroso direttamente citati da lui. Altri da cui potrebbe aver preso idee (non li cita mai quindi non sappiamo nemmeno se li conoscesse ma i loro lavori sono complementari) sono:
  • Bemjamin Rush, patriota americano che già nel 1700 (illuminista) parlò dell’influenza del fisico sulle facoltà morali
  • James Cowles Prichard, che ipotizzò il concetto di follia morale : persone che appaiono sane ma che esplodono in casi isolati di follia. Rimanda al rapporto tra giurisprudenza e psichiatria (scienza nascente al momento)
  • Philippe Pinel Da un ragionamento astratto sulla pena e la colpa si procede allo studio diretto della mente dell’uomo criminale, messo a confronto con l’uomo sano e il folle/ alienato (la pazzia e la criminalità, per Lombroso, sono due cose differenti). Cap 1, 2, 3 esame somatico: il corpo del delinquente. Studio del corpo del reo attraverso l’analisi del cranio, del corpo e del tatuaggio. Il tatuaggio all’epoca era segno di delinquenza. Era diffuso tra i selvaggi e, forse Lombroso ci azzecca pure, tra gli uomini primitivi. Le persone per bene nel 1800 non si tatuavano, ci si tatuava solo nelle carceri per noia. Cap 4, 5, 6 sensibilità, affetti, passioni, morale, religiosità dei delinquenti analizzate attraverso criminali celebri. Aveva preso il lavoro di altri psichiatri, come quelli sulla banda Lagala. Lombroso sostiene che l’istinto dell’uomo primitivo sia presente in tutti noi perché vede il cervello come una cosa stratificata, a cui mano a mano che ci siamo evoluti, si sono aggiunti strati. Il criminale è meno evoluto perché non ha alcuni strati e il che lo rende più vicino alla mente dell’uomo primitivo. Cap 7, 8, 9 Lombroso raccoglie le prove della materialità della vita in carcere. Mette insieme una collezione di ceramiche carcerarie: è interessato ai segni culturali della criminalità. L’acqua nelle carceri non c’era ma si portava tramite otri che i carcerati incidevano con frasi e disegni, durante le lunghissime ore che passavano lì dentro. Questo gli ricorda di nuovo l’uomo primitivo. Cap 10 le cause (eziologia) del delitto:
  • clima
  • razza, elemento dubbio ma di due razze si ha la certezza: zingari come popolo di delinquente ed ebrei come popolo quasi senza delinquenza
  • civiltà
  • alimentazione, soprattutto per quanto riguarda il vino
  • ereditarietà
  • età, è più facile che la criminalità si manifesti in gioventù e la follia durante la vecchiaia
  • sesso
  • stato civile
  • educazione
  • imitazione
  • traumi fisici Cap 11 analogie e differenze tra pazzia e delitto Cap 12 associazione al mal fare (criminalità organizzata), che a mano a mano, con le varie edizioni, diventa un capitolo sempre più importante. Cap 13 l’atavismo nel delitto e le sue conseguenze sulla teoria penale

Cap 14 la terapia del delitto: si poteva attuare diffondendo la civiltà laddove

non c’era.

1875, Lombroso si mette d’accordo con la famiglia di Alessandro Volta per riesumarlo e misurarne il cranio. Nel 1878 scrive una relazione su questo cranio. Questo non è strano perché una disciplina nascente in medicina era la ricerca sull’encefalo. Ci sono molti ricercatori in Europa che si occupano del viscere in quel periodo: il cervello produce pensiero come i reni l’orina o è la sede dell’anima? Tutto ciò che presenta variazioni viene analizzato a fondo. Lombroso si inserisce in questo filone con la riesumazione di Volta. Un’altra variazione: 1880, pubblica su Archivio , insieme a M. du Camp, l’arte dei pazzi. Vede produzione artistica dei carcerati in alcuni manicomi. Teorizza quale può essere l’arte dei pazzi: ossessiva, ripetitiva. Oppure è un arte che sfugge alle consuetudini artistiche. Arte slegata dai canoni estetici contemporanei. Diversino era uno che era stato più volte ricoverato nel manicomio di Torino, sfilava tutto quello che trovava per poi tessere di nuovo altri vestiti. Lombroso lo vede in una funzione diagnostica: questo cucire era un sinonimo di pazzia. Lombroso crea il primo museo della follia. Pierre Auguste Marié, vedendo questa collezione pensa che si dovrebbero incoraggiare i detenuti a fare arte, poiché l’arte è terapeutica. 1888, pubblica L’uomo di genio. È il momento di massima circolazione della teoria della patologia di genialità. L’uomo per Lombroso è un animale, per tanto va spiegato tramite la scienza naturale. Il genio è sempre un’alienazione/nevrosi? Non tutti i geni sono così. Parte poi l’argomentazione. Cos’è l’intuizione geniale? Atti quasi involontari, come gli atti impulsivi dei maniaci. Hanno una sensibilità particolare: la loro mente determina che spesso la genialità si accompagna a forme precise del corpo. Lombroso cita una di quelle leggi che all’epoca era data per vera: legge di compenso delle forze e della materia, che domina in tutto il mondo vivo. Le persone egoiste, alla ricerca del bello e del vero con un concentramento ossessivo, pagano. Per ribadire il concetto che il genio è il prodotto di un modo diverso della mente umana di funzionare, si sforza di dimostrare che è determinato dal clima. Anche il territorio influenzerebbe la genialità: a Firenze, capitale del Rinascimento, ci sono le colline, quindi le colline facilitano il genio. Anche le condizioni culturali/politiche/sociali possono influenzare la genialità. Fa poi alcuni esempi di geni alientati: Comte, Cadano, Tasso, Swift, Newton, Rousseau, ecc. Poi fa la dimostrazione per contrario: pazzi che fanno opere geniali. La pazzia trasforma la mente anche degli uomini comuni. Arriva a una prima conclusione: non tutti i geni sono pazzi. Geni sani: Galileo, Keplero, Colombo, Voltaire, Napoleone, Michelangelo. Studiando l’arte si può capire la follia dell’autore. Il genio sano ha un cranio armonioso. Deve essere qualcuno il cui amore per il vero non ha intaccato l’amore per la famiglia e la patria. Vi sono molti geni che non patirono di alienazione. La follia ha qualcosa della normalità. Esercitare il dubbio ed essere tolleranti nei confronti del folle.

Intorno agli anni ’80 avviene l’incontro con la teoria degenerazionista. La genialità è come una scarica elettrica che produce progresso. Sono persone fatte in maniera particolare che determinano il progresso. Pubblica il cervello di Giacomini nel libro del 1907. Giacomini era un suo collega che si fece autopsiare quando era morto. Leonardo Bistolfi, scultore piemontese e amico di Lombroso, è un genio degenerato. Per Lombroso il genio degenerato era una cosa positiva. Bistolfi farà il monumento funebre a Lombroso. Queste teorie sul genio aprono la strada alla psichiatria e alla cultura. Lui ha aperto un varco e tutte queste persone ci si sono buttate. La storia attraverso l’ottica della psicologia. In particolare per il centenario di Giacomo Leopardi. Mariani Patrizi, di Recanati, studia Leopardi. Artista segnato dalla malattia. Esito positivo delle teorie lombrosiane. La teoria del genio venne contestata dagli umanisti. Nordau aveva preso di mira Zolà, che parlava di prostitute e truffatori. Esempio, per lui, di genio degenerato. Edouard Touluse, d’accordo con Zolà, lo analizza, molto sarcasticamente. Z. si fa fotografare e studiare per dimostrare con sistemi scientifici veri. Volevano smentire questa sciocchezza del genio degenerato. Lombroso però contesta che la degenerazione dell’artista si può in effetti vedere dalla foto (non sapeva più a cosa aggrapparsi). Genio e follia di A. Manzoni , Paolo Bellezza. Molti pensarono che questa pubblicazione fosse pro-Lombroso, ma era solo una presa in giro alla quale era cascato anche Lombroso. È la fine di questa invasione di campo da parte dei positivisti nell’arte e nella cultura.

Negli Anarchici e in Delitto politico e rivoluzioni c’è un’adesione al socialismo da parte di Lombroso. Elemento molto noto ma poco approfondito. Ricondotto a quello che viene chiamato socialismo dei professori. Nel 1893 Lombroso fa la

religione ha generato una morale. Serie di spiegazioni e conseguenze del misoneismo. Caso di Galileo e del sistema copernicano. I partiti politici non hanno saputo modernizzare i loro programmi. Il prestigio che circonda aristocrazia e clero è un’altra causa del misoneismo. Ci sono sostenitori nostalgici di regimi che hanno totalmente fallito (es. Borboni). L’aristocrazia ha lasciato un senso di devozione, tale che quasi sempre alle elezioni vince. Stessa cosa per il clero. Il passato è così incarnato nelle nostre viscere che anche i più riluttanti ne sono influenzati. Lentezza del progresso: chi vuole velocizzare il processo si scontra con la natura misoneista dell’uomo. Ogni progresso per essere accettato dev’essere lentissimo, se no viene identificato come delitto politico e viene punito. Distinzione tra rivolte e rivoluzioni. Banalizzando, le rivolte sono tali perché falliscono, le rivoluzioni invece no. Le rivoluzioni sono tentativi maturi e necessari, che hanno successo. La rivolta nasce quando ci sono cause parziali e non generali e sono troppo in anticipo sui tempi. Ci sono anche casi intermedi: ad esempio i moti del ’20 e ’30: rivoluzioni mosse da cause giuste ma nate in anticipo o dalla minoranza. Alla lunga vincono, ma attraverso processi lentissimi. Se la causa giusta è difficile far distinzione tra rivoluzione o rivolta. Chiave di lettura per distinguere socialisti da anarchici. La nascita della repubblica o di un governo socialista sono ammissibili, l’anarchia no. Una lotta di classe provocherebbe una reazione. I tempi non sono maturi per gli anarchici. Ci sono due precedenti: ’99 reazione sanfedista; 1871 la comune di Parigi. La rivoluzione francese: a Lombroso non piace l’organizzazione della violenza. Cause giuste, metodi sbagliati. Le grandi rivoluzioni, per Lombroso, avvengono in maniera pacifica. Es.: cristianesimo (non è una contraddizione), riforma luterana, rivoluzione americana e Risorgimento. Lombroso analizza le cause di rivoluzioni e rivolte. Ritorna il suo background antropologico. Cause fisiche delle rivoluzioni: clima, periodo, natura, ecc. L’alcolismo scatena gli istinti e determina le rivolte. La razza, riflesso di tutta la discussione che stava avvenendo in quegl’anni. L’alimentazione, l’Africa non è evoluta perché non mangiano abbastanza. Anche il mutamento di clima equivale a un innesto etnico (yankee ed ebrei). Densità di popolazione. La cultura è un fattore evolutivo. La pazzia influenza la rivoluzione. Percezione dell’aspetto carismatico del leader. In ogni rivolta c’è una componente criminale, che non ha niente a che fare con il delitto politico. 1890, fa un’ammissione: parla degli istinti omicidi e della libidine, presenti in ogni persona ma temperati dall’educazione, diventano virulenti nelle folle agitate (contrario all’idea del criminale nato quindi). Fattori sociali, politici ed economici: il prevalere di una classe è sempre pericoloso, perché arresta il progresso, provoca per contro uno scoppio rivoluzionario. Se c’è uguaglianza la rivoluzione è rarissima. Lombroso è antidemocratico in questo punto: ha paura che sia un modo per dar voce alla folla delinquente. Partiti e sette hanno ruoli positivi quando non vi è libertà, ma non servono nei regimi liberali, sono anzi pericolosi. L’unico esempio positivo è il parlamento inglese. Le riforme politiche inadatte o precoci sono causa di rivolte.

Cause economiche: la principale causa di rivoluzioni oggi è l’enorme sproporzione tra capitale e lavoro. I deboli tendono ad associarsi per combattere i forti (darwinismo sociale). Gli scioperi sono una spia della disparità tra capitale e lavoro. Quindi Lombroso è in una fase di passaggio tra sistema liberale (dimostratosi fasullo) e socialismo. Simpatia nei confronti dei delinquenti politici.

Rapporto tra natura umana e rivoluzioni: componente legata ai fattori fisici. 1890, poco prima di aderire al socialismo. Lombroso pensa che il prevalere di una classe sull’altra sia sempre pericoloso: teocrazia medievale (Italia, Spagna,

Rei d’occasione , criminali politici per occasioni eccezionali (Robespierre e Danton ne sono un esempio, contrapposti a Marat e Fieschi, criminali nati) e per passione , quelli che si mettono a capo delle rivoluzioni per vero altruismo (Mazzini, Garibaldi, nichilisti, etc.). I rei per passione sono i geni e sono quelli che permettono il vero cambiamento. Il genio è amante della novità ed è rivoluzionario nato: Cromwell, Napoleone, Tousssaint Louverture. Rapporto genio/società: sintesi di sentimento e idee mature a svilupparti, ma che non sbocciano per colpa del misoneismo generale. Può capitare che la rivoluzione trionfi, anche se vengono sconfitti: Cristo, Mazzini e Cossu. Lombroso dimostra di essere vicino al socialismo. Preparazione abbandono liberismo, per un socialismo evoluzionista (non marxista). II parte del libro: punizione del delitto politico. I delitti politici sono puniti troppo severamente. Serve l’antropologo criminale, affinché distingua a che categoria appartiene il reo. Criminali nati e mattoidi generano sommosse. L’antropologia criminale può individuarli e mandarli in manicomio. Problema suggestione: le folle hanno scopi di violenza, commettono delitti politici. C’è una responsabilità maggiore nei capi. Si deve distinguere tra capi e seguaci. Riconoscere i rei per passione e i geni: bisogna tutelare il volere della maggioranza ma con rispetto verso i geni, che vogliono riforme tacitamente volute da molti. I colpevoli di ieri spesso sono gli apostoli di oggi. La repressione porta danni enormi. Questi individui sono il sale dell’umanità, reprimerli è male (inquisizione spagnola e Russia zarista). L’esilio è la giusta punizione. Le condanne devono comunque essere revisionate nel tempo, perché alcuni delitti, con il tempo, non sono più tali (vedi Mazzini). Anche l’appello popolare può servire a cancellare alcuni delitti. Mezzi preventivi per prevenire lo scoppio delle rivoluzioni: bisogna trovare un nuovo assetto. Per esempio con la partecipazione agli utili, il mutuo soccorso, tassazione eredità e riforma fisco per ridurre diseguaglianze sociali, senza cadere in misure di tipo comunista, che cozzerebbero con il misoneismo. Assicurazione infortuni, facilitare immigrazione nei grandi territori non coltivati, diritto di sciopero. Decentralizzare lo stato e abolire il parlamentarismo. Testo che contiene un programma politico. Anarchici: Europa inondata da attacchi terroristici: sia borghesi, sia capi monarchici vengono attaccati. Repressione poliziesca. Lombroso è ambiguo: da un lato li condanna ma riconosce che esistono elementi di giustizia nelle loro idee. Richiesta di un alleggerimento della repressione. Da un lato sembra che Lombroso parli ai ceti bassi, affinché non si facciano convincere dagli anarchici, dall’altro alle classi potenti, perché non siano troppo dure nella repressione. Occasione per attaccare l’ordinamento vigente, regime liberale. Proposta del socialismo come soluzione per l’Europa. Testo molto breve, scritto sull’onda degli eventi. Gli anarchici hanno successo perché il mondo va male. L’assetto economico è difettoso: squilibrio economico, strapotere del clero, parlamentarismo che non funziona, patriottismo eccessivo. La critica al parlamentarismo va avanti per pagine e pagine. Per Lombroso il programma anarchico sbagliato perché:

  1. Troppa collettività che avvelenerebbe quell’individualità a cui tengono tanto gli anarchici.
  2. Nessuna riforma si può produrre così velocemente.
  3. Scelta del ricorso al delitto, che provoca impopolarità dei ceti bassi e disgusto dei savi. Applicazione antropologia criminale: molti tratti criminali negli anarchici, come i tatuaggi, gergo, delitto politico, canti che inneggiano alla violenza, eroi che sono quasi sempre criminali nati. Epilessia, isteria, suicidio indiretto, follia, uccidono con la massima imperizia i capi di un paese per finire una vita che non hanno il coraggio di finire da sé. Anche qui ci sono i rei per passione: Sante Caserio, che aveva ucciso il presidente della repubblica francese. Era lombardo, zona di pellagra. Delinquente politico ma onesto, gesto compiuto per gli altri. Questo altruismo era dovuto all’isteria. Come combattere l’anarchia? No alla pena di morte, si rischierebbe di creare degli eroi. Serve il manicomio e non il patibolo. Alcuni poi sono persone interessanti e un’idea non si soffoca con la pena di morte. Una generazione non può giudicare in assoluto un’idea, potrebbero aver ragione gli anarchici. Inoltre più vengono repressi, più gli attentati aumentano.

fosse stata matura -> tesi sostenuta da Lombroso nel Delitto politico. Ferri vuole sganciare il socialismo dalla visione marxista di Turati. Paul Lafargue critica Spencer, sostenendo che i cattivi istinti dell’uomo sono dovuti alla proprietà privata. Nella discussione i temi lombrosiani sono sempre presenti. Ferri viene criticato sia dai socialisti marxisti che dai borghesi liberali. Antonino Debella, socialista calabrese -> Socialismo antiscientifico. Riprende i testi di Ferri: socialismo non è marxismo. Debella attaccava i socialisti che disprezzavano il positivismo. La teoria lombrosiana era importante per il socialismo. Darwin era un naturalista, il marxismo quindi doveva essere aggiornato secondo le nuove scienze. Il trasformismo lamarkiano aveva influenzato Marx, quindi adesso doveva essere aggiornato. A. Labriola, maggiore marxista italiano, interviene su Critica sociale. Critica al capitalismo e guida politica del proletariato. 1887, anno di svolta -> inizia la crisi del positivismo anche in ambito letterario. Legame positivismo e socialismo viene attaccato anche dai liberali. Grassi, figura politica molto importante e senatore, tiene una prelazione che sostiene che tra natura e società c’è un salto enorme: Darwin non conduce al socialismo. Le applicazioni al darwinismo sono metodologicamente imprecise. L’ Avanti , in un articolo, attacca La donna delinquente. 1898, Labriola pubblica Sui limiti dell’antropologia criminale , sull’ Avanti. Riconosce qualche merito a Lombroso: di aver scosso il diritto di punire della società borghese: la legge è uguale per tutti ma rimane comunque un’ipocrisia perché ci sono disparità sociali. Lombroso ha il merito di aver messo in discussione questo cardine della borghesia. Il suo limite però era non capire che il crimine nasce dalla diseguaglianza sociale. Brunettiere, aveva pubblicato La bancarotta della scienza -> la scienza non era riuscita a definire il nuovo orizzonte culturale dell’uomo. Aveva fallito non rispondendo ai grandi interrogativi della società. Attacco da destra che si unisce a quelli da sinistra al positivismo. Uno dei primi a rispondere è Norlenghi, Socialismo popolare -> la vera bancarotta è quella dlla scienza borghese, restrittiva ed egoistica. La scienza ha dato risposte ma i governi non volevano andare contro alla borghesia. 1898, Ferri dirige l’ Avanti. In giugno viene pubblicato un articolo di Nordau, Critici estetici e critica scientifica. Ferri difende Nordau con due articoli. In luglio Lombroso pubblica Il cervello di un assassino, sull’ Avanti. La tendenza a delinquere è una malattia, va combattuta con misure preventive, riforme sociali e risistemazione del sistema penale. 1900, Scienza e socialismo, si va a fondo nella vicenda sollevata da Brunettiere: non aveva fallito la scienza, era la borghesia che l’aveva abbandonata. Il socialismo, che ha una visione scientifica della modernità, aveva un futuro. 1901, Rossi Doria, La scienza e il proletariato -> la scienza doveva farsi più democratica, così scienza e socialismo avrebbero combattuto la borghesia. 1902, viene recensito il libro di Penta sull’ultimo dei briganti, criminalità primitiva, da combattere tramite la civilizzazione 1903, Lombroso interviene sull’ Avanti , sulla scienza borghese e socialista: tesi scientifica sull’emancipazione del proletariato. 1909, Critica sociale, necrologio di Carrara per la morte di Lombroso. Sostiene che gli studiosi della sua generazione fossero stati tutti allievi di Lombroso e

che avessero dato vita a un umanesimo positivista, contro il conservatorismo. Se Lombroso aveva sbagliato era perché le leggi dell’uomo sono complesse, ma aveva comunque aiutato i socialisti.