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Cesare Pavese, La luna e i falò, 1950 + critiche, Sbobinature di Letteratura Italiana

Cesare Pavese, La luna e i falò, 1950 Massimo Schilirò, introduzione e commento a Cesare Pavese, La luna e i falò, Garzanti, 2021

Tipologia: Sbobinature

2020/2021

In vendita dal 19/02/2022

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CESARE PAVESE – LA LUNA E I FALO’
Lui morto nel 1950 quindi adesso si può pubblicare liberamente perche scadono i
diritti di copyright. Einaudi e la nuova copertina, innovazione solo grafica. Sul
frontespizio c’è scritto il titolo e poi “For C” che sta per Constance Dowling,
un’attrice americana molto bella di cui si innamora lui nel 1949. È un amore molto
difficile, come tutti i suoi amori. Il fallimento di questo amore, anche se lui stesso
scrive nel suo diario “non ci si uccide mai per amore”, è una delle ragioni per cui
Pavese il 27 agosto 1950 si suicida. Subito sotto la dedica For Constance (tutti
sapevano di chi si stava parlando) c’è una piccola frase, una parte di un verso di
Shakespeare. “La maturità è tutto.” Uno dei temi di questo romanzo è la maturità.
CAP 1: introduzione ai temi da cui veniamo a sapere alcune informazioni
fondamentali, in primo luogo che il personaggio, che qui non ha nome e non ha
propriamente nome in tutto il romanzo, è tornato in questo paese, quale sia esso noi
non lo sappiamo. Lui dice qui e non in altri, quei 3 li situiamo in Piemonte ed è quella
parte che noi definiamo Le Langhe (la langa è una collina dal profilo basso). Sono
una regione di vigneti, a Barbaresco si fa il famoso vino, Canelli invece è la capitale
del Vermut, Alba è una città importante. I nomi che si fanno dopo, invece sono nomi
minori. Il luogo del personaggio potrebbe essere Alba, di fronte al duomo sul sagrato
viene deposto questo bimbo ancora in fasce appena nato.
(A inizio 900 si praticava l’infanticidio oppure c’erano le ruote in cui in un convento
o ospedale si poteva depositare un neonato, poi si faceva girare la ruota e c’era un
campanellino che destava l’attenzione di una suora che andava a raccogliere il
bambino abbandonato, cosi si riusciva a garantire l’anonimato della madre. Molti
cognomi nascono appunto da questa pratica come Trovato in Sicilia oppure Esposito
in Campania, un antenato della famiglia era un neonato abbandonato. Tutti questi
neonati venivano ospitati in orfanotrofi fino al raggiungimento di una certa età dopo
la quale dovevano darsi da fare da soli. Un tema letterario assai diffuso proporzionale
alla diffusione del fenomeno, come Oliver Twist di Charles Dickens).
Il personaggio non sa chi sono i suoi genitori, da dove vengo lui si chiede, potrebbe
essere uno dei paesi circostanti. Lui torna nel paese della famiglai alla quale era stato
affidato: c’era un’usanza nell’800 poi ripresa qua nel 900 sulla quale Pavese si era
informato, che prevedeva che una famiglia povera \ contadina (regione rurale) poteva
prendere un orfano, riceveva da parte del comune uno stipendio mensile che era una
piccola somma, 5 lire, erano il contributo che veniva offerto dal comune al
mantenimento del ragazzo, se era maschio crescendo sarebbe diventato mano d’opera
utile al podere della famiglia contadina, se era ragazza sarebbe diventata una specie
di domestica nella casa. Il destino degli orfani era duro. Lui chiama Padrino il padre
adottivo, Virgilia la madre adottiva e due sorellastre, dormono tutti insieme in un
© A. B.
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CESARE PAVESE – LA LUNA E I FALO’

Lui morto nel 1950 quindi adesso si può pubblicare liberamente perche scadono i diritti di copyright. Einaudi e la nuova copertina, innovazione solo grafica. Sul frontespizio c’è scritto il titolo e poi “For C” che sta per Constance Dowling , un’attrice americana molto bella di cui si innamora lui nel 1949. È un amore molto difficile, come tutti i suoi amori. Il fallimento di questo amore, anche se lui stesso scrive nel suo diario “non ci si uccide mai per amore”, è una delle ragioni per cui Pavese il 27 agosto 1950 si suicida. Subito sotto la dedica For Constance (tutti sapevano di chi si stava parlando) c’è una piccola frase, una parte di un verso di Shakespeare. “La maturità è tutto.” Uno dei temi di questo romanzo è la maturità. CAP 1 : introduzione ai temi da cui veniamo a sapere alcune informazioni fondamentali, in primo luogo che il personaggio, che qui non ha nome e non ha propriamente nome in tutto il romanzo, è tornato in questo paese, quale sia esso noi non lo sappiamo. Lui dice qui e non in altri, quei 3 li situiamo in Piemonte ed è quella parte che noi definiamo Le Langhe (la langa è una collina dal profilo basso). Sono una regione di vigneti, a Barbaresco si fa il famoso vino, Canelli invece è la capitale del Vermut, Alba è una città importante. I nomi che si fanno dopo, invece sono nomi minori. Il luogo del personaggio potrebbe essere Alba, di fronte al duomo sul sagrato viene deposto questo bimbo ancora in fasce appena nato. (A inizio 900 si praticava l’infanticidio oppure c’erano le ruote in cui in un convento o ospedale si poteva depositare un neonato, poi si faceva girare la ruota e c’era un campanellino che destava l’attenzione di una suora che andava a raccogliere il bambino abbandonato, cosi si riusciva a garantire l’anonimato della madre. Molti cognomi nascono appunto da questa pratica come Trovato in Sicilia oppure Esposito in Campania, un antenato della famiglia era un neonato abbandonato. Tutti questi neonati venivano ospitati in orfanotrofi fino al raggiungimento di una certa età dopo la quale dovevano darsi da fare da soli. Un tema letterario assai diffuso proporzionale alla diffusione del fenomeno, come Oliver Twist di Charles Dickens). Il personaggio non sa chi sono i suoi genitori, da dove vengo lui si chiede, potrebbe essere uno dei paesi circostanti. Lui torna nel paese della famiglai alla quale era stato affidato: c’era un’usanza nell’800 poi ripresa qua nel 900 sulla quale Pavese si era informato, che prevedeva che una famiglia povera \ contadina (regione rurale) poteva prendere un orfano, riceveva da parte del comune uno stipendio mensile che era una piccola somma, 5 lire, erano il contributo che veniva offerto dal comune al mantenimento del ragazzo, se era maschio crescendo sarebbe diventato mano d’opera utile al podere della famiglia contadina, se era ragazza sarebbe diventata una specie di domestica nella casa. Il destino degli orfani era duro. Lui chiama Padrino il padre adottivo, Virgilia la madre adottiva e due sorellastre, dormono tutti insieme in un

casotto in collina vicino questo paese. La collina si chiama Gaminella , il casotto consta di due stanze e il fienile. Il romanzo racconta il ritorno del personaggio in questo paese e questo casotto, casa della sua infanzia. Il paese però non ha nome, in verità noi glielo possiamo dare facilmente. Tutti i paesi circostanti sono nominati e di consequenza il nome lo possiamo dedurre guardando la carta geografica, esso corrisponde al paese natale di Pavese: SANTO STEFANO BELBO che viene nominato solo una volta nel corso del romanzo, ma non come se fosse il paese dove è tornato il personaggio, ma come se fosse un paese circostante. Quello che ci colpisce di questo inizio è che c’è una ragione ma non ci viene data, ci viene detto “qui non ci sono nato”, la ragione non è che ho una casa da queste parti, dove c’era mia madre o mi aspetta mia moglie (come in genere avviene nel topos del nostos, del ritorno , Ulisse è il fondatore dell’archetipo del ritorno, è un reduce che torna in una casa dove c’è una donna che lo aspetta, questo è in genere il nòstos sia nell’etica greca che successivamente). Qui non si torna ad un luogo che sia abitato da una donna, qualcuno che ci accoglierà, simbolo dell’accoglienza, ma verso un luogo e c’è una ragione. Pensiamo che sia data da un lavoro della memoria, che lui debba trovare in questo luogo i ricordi o meglio il luogo che abita i suoi ricordi e che vorrebbe riconoscere. Il NOSTOS è sempre una ricerca identitaria, uno che cerca la propria identità contro il tempo antagonista, torno in un luogo perchè l’ho perduto. Il tempo è passato, mi ha allontananto sempre di più da questo luogo originario, che in genere corrisponde all’origine, io cerco di vincere il tempo che mi ha separato dalla mia infanzia e giovinezza e torno in questo luogo. Quello che fa Ulisse, cerca di tornare ad Itaca, luogo della sua giovinezza. “Ho girato…si equivalgono”: la condizione umana è uguale a tutto il mondo, dappertutto, il riferimento antirazzista non è uno dei temi del romanzo, sta dicendo che “è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici”. Lui sta tornando in un luogo in cui cerca di mettere radici. “…stagione”: il tema del tempo avversario, nemico, antagonista. Io voglio riconoscermi in un luogo in cui ci siano già stati gli antenati, non faccio altro che continuare, avere una continuità. Qui parliamo di carne e terra , più avanti di sangue e di luogo. La carne e il sangue : un tema della cultura romantica ed indica l’appartenenza etnica di un popolo. Il luogo, il suolo: un'altra nozione romantica che parimenti indica l’appartenenza etnica. Quello che lui sta cercando è l’appartenenza ad un luogo, ad una terra, cerca di farsi terra, la carne equivale alla terra, io sono fatto della terra in cui sono nato. Una prima apparizione del sapere mitico all’interno del romanco, in esso c’è una forte presenza del MITO, dei testi dei mitologi letti da Pavese in questo periodo, lui è anche l’inventore presso la casa editrice Einaudi, quella presso cui lavora, di una collana “Collezione di studi religiosi, etnologici ecc” che noi definiamo come la collana viola, collana di libri con la copertina viola che ospitava dei testi di antropologia, storia delle religioni, testi che

Pavese scrive dal 1936 un diario filosofico, intimo nel senso che ci sono le sue riflessioni metaletteraria intorno alla letteratura e al mito, lui identifica questo elemento teorico centrale che è il selvaggio. È un repertorio d’immagini che appartiene al passato mitico di un paese, ciò che era prima che iniziasse la storia, al tempo del mito. La luna e i falò si riferiscono appunto a dei riti , ispirati a miti agrari originari di prima della civiltà. Lui riflette all’interno del suo diario pubblicato nel 1951, anno dopo la morte, da parte di Italo Calvino, sempre per Einaudi, con il titolo Il mestiere di vivere. Esso ha varie riflessioni intorno al selvaggio, il nefando, quello che non si può dire secondo l’etimo latino della parola, io non posso dire ciò che è prima di me. È il mistero ma anche la possibilità aperta, cio che potevo diventare e forse sono diventato. Lui torna quindi verso il suolo che contiene il selvaggio, il apssato preistorico cenrcando una spiegazione al suo destino. Inoltre lui dice che il selvaggio è ciò che siamo stati, cioè l’inumano che era in noi. Quello che scopre è che al fondo dei riti agrari\rurali che sembrano innoqui, come accendere un falò, in verità ci sono dei riti inumani, cioè c’è un rito sacrificale, il sacrificio umano , questo romanzo è dedicato ad un sacrificio umano, in senso simbolico ma anche reale, c’è una persona che viene bruciata già cadavere. Se il selvaggio è l’inumano che era in noi, allora questo viaggio viene condotto dal personaggio verso un passato rimorso, non rimosso nel senso freudiano, ma rimorso: passato che desta in noi un rimorso. Il rimorso che Pavese voleva mettere in narrazione (già fatto ne La casa in collina) era quello di non aver partecipato alla resistenza, di essere stato uno che si era nascosto, segnalato ai fascisti e tedeschi come antifascista. Dal 1943 a 45 si nasconde in un paesino sempre delle langhe, ospite di un convento e non fa la guerra, non si ritira sulle colline a combattere come i partigiani. Ad Alba si fa una repubblica, prime forme di organizzazione democratico. Lui porta con sé il rimorso di essersi sottratto. In campagna c’è il selvaggio che equivale al mito, secondo gli studi antropologici che leggeva Pavese c’è un passaggio nella cultura occidentale dal mitos al logos , dal mito alla ragione in greco. Il mito si fa ragione. Si tratta di fare un viaggio a ritroso qui, dal logos verso il mitos, riuscire a conoscere appunto le ragioni di questo passato rimorso, l’inumano che è in noi, qualcosa legato al suolo\terra\nostra origine. Questo fa parte della cultura della prima metà del 900 che si ispira al selvaggio, lo stesso Pavese ragione su questa cosa nel suo diario e fa alcuni nomi, lui dice l’arte del 900 batte tutta sul selvaggio, cioè il selvaggio è il suo tema: Keapling, l’autore inglese del Libro della giunga, oppure D’Annunzio, il selvaggio si realizza nel panismo. Altri nomi significativi perché sono il punto di riferimento di Pavese, cioè Joyce e Picasso , che all’inizio del 900 importa all’interno della pittura europea le maschere africane. C’era stata una mostra di maschere africane, lui va a visitarla e ne riceve l’ispirazione a tal punto da creare quei volti squadrati, molti ritratti che danno vita alla corrente chiamata cubismo, che prende ispirazione dall’arte dei selvaggi, dall’arte africana. Questi sono i punti di riferimento che Pavese si sceglie. Fa il nome

di Picasso non solo in nome dell’arte negra ma anche riferirsi al tema della tauromachia, cioè la corrida, lui ha dipinto per tutta la vita, rito sacrificale diventato una specie di sport\spettacolo, oggi contrastato dai movimenti animalisti, vietato in Francia, Catalogna. La tauromachia , questo tipico tema picassiano, tema mitologico mediterraneo. Il sacrificio, il selvaggio è il tema di questo romanzo. Pavese aveva annotato nel diario a un certo punto la tua modernità sta tutta nel senso dell’irrazionale, cioè del selvaggio, lui nel diario si rivolge a se stesso con il tu, come fosse un interlocutore, tipico sdoppiamento del diarista che apparentemente parla a se stesso, ma si rivolge in verità a qualcun altro. Il personaggio principale si reca in questo luogo svolgendo questo tentativo, lui vuole recuperare la parte irrazionale che abbiamo tutti noi, cioè l’inconscio, la nostra parte infantile, l’orfano che è in noi. C’è il tema dell’orfano nella mitologia antica e tanto ha affascinato l’antropologia del primo 900. Lui torna cercando il fanciullo divino in maniera tale da fare in modo che l’irrazionale sia integrato nella ripeness, cioè la maturità nell’epigrafe che apre il romanzo, che è l’obiettivo di questo personaggio e di Pavese come testimonio lui stesso nel suo diario. La conquista della maturità
adultità può avvenire soltanto attraverso un ritorno all’infanzia, al bambino che è in noi che viene reintegrato nell’adulto. Temi del pensiero di Jung, l’allievo di Freud. Una maturità che sia un’integrazione dell’infantile nell’adulto. Paese è un limite da cui Pavese vuole uscire, nel primo capitolo ci sono simboli della permanenza, del paese prigione e anche dell’impermanenza, quindi fuga dal paese. C’è il casottto, piccola casa in cui lui era cresciuto, 5 persone che dormivano nella stessa stanza. “L’altr’anno…noccioli” : lui in paese è già tornato, ripetizione rituale del pellegrinaggio, lui torna sempre nello stesso luogo cercando cio che non riesce a posserere cioè recupero della sua identità. I noccioli perche vicino alla casa in cui è stato bambino, c’è una macchia di noccioli, un albero che da un frutto scarso, poco remunerativo e quindi lui si accorge che non ci sono più, perche il nuovo proprietario li ha tagliati, per recuperare terreno utile alla vigna, questi noccioli che non ci sono piu diventano il simbolo del luogo, torna ad un luogo in cui quello che deve ricordare non c’è più: situazione tipica del pellegrinaggio sentimentale, il luogo è cambiato significa che sono cambiato io , il luogo non mi riconosce e io non riconosco il luogo. Il nocciolo è l’albero simbolo della sua infanzia, ma accanto al casotto c’è anche un altro albero, il fico , un fico sta anche accanto alla casa di Lucia Mondella nei Promessi Sposi, nel capitolo 8 l’Addio ai Monti, Lucia che sta sulla barca che la sta portando dall’altra parte del ramo del lago di Como guarda verso il suo paese anch’esso senza nome e vede che vicino la sua casa ci sta il fico, diventa il simbolo della sua casa, cioè della nostalgia. Qui il simbolo della nostalgia del personaggio sono i noccioli e anche il fico vicino la finestra. Adesso la finestra è vuota, non ci stanno più le persone che stavano con lui,

Il mito sta nell’uomo, il luogo è legato al mito, ci sono dei LUOGHI SACRI. A lui interessano questi, il luogo sacro in questo romanzo è la vetta della collina di Gaminella , ai piedi ci sta il casotto, sulla vetta lui non era mai salito, ci sale insieme all’amico Nuto nell’ultimo capitolo, che lo conduce per mostrargli una cosa e lui scopre come negli antichi miti che sulla vetta delle colline\monti si svolgono dei riti che fanno di quel luogo un luogo sacro. Lui è alla ricerca di un luogo in cui si rivela il divino, il sacro è una parola ambigua perceh significa anche un luogo in cui noi non possiamo entrare. I luoghi sono molto importanti, il romanzo si apre con un elenco di luoghi, la luna e i falò è il romanzo dei nomi secondo qualcuno, si è messo a contarli, pare che un centinaio di nomi di luogo appaiono in questo romanzo, appare ben 115 volte Canelli , cioè la città del Vermut, la città più importante dal punto di vista industriale dell’economia rurare di cui stiamo parlando, là viene portata l’uva trasformata in vino poi commercializzato in tutto il mondo, Canelli è quindi un oaese ricco dove stanno commercianti ricchi ed è la porta del mondo , il luogo dove io vado per conoscere il mondo. Qualcuno si ferma e il mondo finisce là, altri da li proseguono in ferrovia vannoa ltrove, ad Alessandria, a Genova, in America. Canelli è il nome che ricorre di più, la soglia dell’altrove , il luogo altro, che sta fuori dal paese. L’altro luogo importante è la fattoria della sua adolescenza, cioè la Mora. TRAMA Lui viene prima ospitato da questa famiglia che abita il casotto di Gaminella, dopo essa si impoverisce ulteriormente già poverissima deve cedere il casotto e se ne vanno a lavorare in una fattoria dove non c’è posto per il trovatello, ci vanno già in 4, allora il parroco del paese gli trova posto in un’altra fattoria la cui famiglia noi seguiremo perche le 3 ragazze di famiglia sono le destinatarie del desiderio adolescenziale del protagonista, soprattutto una, ma la piu giovane che è solo una bambina quando lui stava nella fattoria della Mora è appunto il personaggio che… Quindi la Mora è il secondo luogo che appare, poi il Belbo, cioè il fiume che attraverso questo paesaggio che è un modo di nominare Santo Stefano Belbo, il paese in cui è tornato ma mai nominato come tale, poi Gaminella la collina dell’infanzia poi Genova cioè l’altrove, insieme all’America, un altro toponimo che ricorre molto spesso e poi c’è il Nido cioè una villa in campagna in cui abitano dei personaggi ricchi e verso esso si dirigono i desideri delle 3 ragazze che sono ricche per il nostro orfano ma scopre che le gerarchie sociali esistono anche molto al di sopra di lui e quindi anche per loro c’è un mondo piu ricco del loro verso il quale desiderano e intrecciano degli amori e poi c’è un altro luogo che è la collina del Salto , di fronte a quella di Gaminella, c’è una sorta di opposizione spaziale evidente, da una parte c’è l’infanzia, il luogo sacro, del sacrificio, dall’altra parte il Salto, luogo dove abita l’amico Nuto, che rappresenta la parte razionale del personaggio. Una specie di

filosofo\saggio contadino che è diventato comunista nel corso del tempo, nella giovinezza era un musicista quindi legato ai temi del divertimento e della giovinezza. Abbiamo nomi che si ripetono diffusamente nel romanzo e l’unico nome che sarebbe contato cioe quello del paese non c’è, è come se fosse un paese innominabile. Potremmo leggere questo tema nel principale dei suoi antropologi di riferimento, James Frazer , l’autore del “Ramo d’oro”, pubblicato negli anni 20 (a esso si è ispirato pure Freud) quando in cui si parla dei riti sacrificali, del fuoco di cui parla già il titolo, i falò, il rito finale della ragazza bruciata. Lui dice che nel pensiero magico, cioe quello dei selvaggi se si vuole uccidere qualcuno gli si nega il nome, il fatto che un personaggo sia innominabile significa la sua uccisione. L’omissione del nome equivale alla morte del personaggio. L’omissione del nome del paese vuol dire che è assente, non c’è, è introvabile, il personaggio non riesce a trovarlo, non lo riconosce e non è riconosciuto. Lui che è partito in questo ritorno\pellegrinaggio per ritrovare la sua identità, essa gli viene negata perche il paese non ha neppure un nome. Lui è tornato nel paese perche voleva trovare il suo passato, la memoria e invece essa non l’ha trovata. CAP 5 : bricchi sono le colline, ci sono spesso termini piemontesi che fanno parte del gusto dell’epoca, pe cui il lessico regionale era parte del realismo, Pavese è neorealista. La grillaia è un terreno argilloso non coltivabile, buono solo per i grilli. Sembra di essere in Sicilia per il caldo da questa descrizione. Momenti della vita contadina: quando si raccoglie uva o fieno, quando si sfoglia il mais. Riconoscimento memoriale, il luogo viene ricnosciuto, lui riesce a recuperare le stesse percezioni sensoriali che aveva avuto nell’infanzia. L’Angelo è l’albergo dove si trova, quasi quasi vorrebbe non essere uscito fuori dal paese. Tra tutti i sensi della memoria, attraverso cui la memoria recupera il apssato, qui sembrerebbe essere importante soprattutto l’odorato ma anche la sensazione tattile del caldo, ma in realtà ci sono tutti ad esempio ritorna sempre il suono della martinica, un aggeggio del carro, l’udito recupera questo ricordo del suono\rumore che magari ora non si sente più, i cibi contadini con i loro sapori. La veduta della vigna, vista sempre con il cielo dietro, è una collina, dietro c’è il cielo, vediamo quasi una foto\quadro. La memoria recupera visivamente il luogo, tra tutti molto importante è il tatto. Toccare il suolo con i piedi da il senso del nostro esistere del mondo, tema del suolo fondamentale, in America invece tutti sono stranieri perche nessuno ha toccato le montagne, molti territori selvaggi dove nessuno coltiva. CAP 3 : Lui parla delle montagne americane (per motivi politici da Genova deve fuggire e va in America), dice che nessuno le aveva toccate con le mani, a differenza delle colline del suo paese lavorate, quelle sono vergini. La nostra appartenenza al luogo ci viene data dal senso del tatto , attraverso esso abbiamo la sensazione di poggiare i piedi sulla terra. Stare nelle montagne americane che nessuno aveva

SECONDA LEZIONE

Il viaggio è un attraversamneto dello spazio, attraversamento di luoghi che non sono tutti altrattanto distanti, quello che avviene in questo romanzo è che abbiamo una sorta di disposizione del paesaggio e dello spazio geografico secondo cerchi concentrici, più piccolo è il cerchio maggiore è il grado di familiarità. Al centro del romanzo non troviamo il paese ma il casotto di Gaminella , luogo in cui il protagonista è stato bambino, adozione a pagamento da una famiglia contadina. Al di fuori di questo ristretto cerchio quello del casotto di Gaminella, pur sempre casa anche se non è quella della sua famiglia, un luogo di abitudini, giochi, momenti condivisi, poi c’è la fattoria della Mora dove il protagonista, finita l’infanzia necessariamente abbandonato dalla famiglia povera d’adozione, viene affidato come lavorante ad una fattoria. Un cerchio un po’ più ampio, nel romanzo si dice della fattoria della Mora che è un porta di amre, un’amercia, già c’è l’idea del viaggio, l’essersi spostati verso la casa della giovinezza è un andare verso l’America, un proprio destino di esule e di senza casa, aldila di questa cerchia c’è Canelli piu volte ricordata come la porta o la strada del mondo, oppure come l’ultimo paese perche lì finisce il tempo delle stagioni cioe il tempo ciclico della natura e comincia il tempo lineare degli affari, del progresso e dell’erranza. Da Canelli partono le strade, quella che porta a Genova , un altro cerchio concentrico, qui giunge il protagonista durante il servizio di leva e poi vi ritornerà quando sarà tornato dall’America, la su attuale residenza quando compie il viaggio al paese è appunto Genova. Poi c’è l’America , in generale in particolar modo la California, lui ha attraversato tutta l’America, in California non sa più che fare, non restava altro che buttarsi nel mare perche quello era l’orlo del mondo, l’ultimo luogo in cui poteva viaggiare. Questo è uno spazio ampio, mondiale in cui si compie il destino del protagonista. Etimo di ESISTENZA: esistere dal latino ex sistere vuol dire stare fuori, la stessa cosa di essere esposti, il nostro bambino è esposto, rifiutato dalla madre quindi esistere significa stare fuori dal nostro posto. Il fatto che noi viviamo, esistiamo, significa che siamo stati sottratti al nostro nucleo simbolico originario, che siamo costretti a stare fuori dal luogo in cui per primi siamo stati accolti, in termini freudiani l’utero materno, in cui noi avremmo vissuto agevolmente, significa attraversare uno spazio estraneo. Poiche esistere vuol dire stare fuori è questo che tocca al protagonista cio peregrinare nel mondo, anche questo termine ed “esperienza” qualcosa che si svolga fuori dal nostro posto, fuori c’è il luogo in cui io affronto\svolgo il mio destino, poi io posso tornare, a tutti è dato tornare, non al nostro protagonista perche lui non ha propriamente una casa. Ad un certo punto dice “potrei avere un paese qualsiasi”, torna lì per una ragione, il fatto che lì era stato bambino\adolescente.

Vuoto del luogo originario , il fatto che non ha nome significa che il luogo dell’origine è assente, lui è condannato allo spaesamento. Parola chiave di questo romanzo. Uno che non riesce a radicarsi, disperatamente in tutto il romanzo cerca il radicamento e non riesce a raggiungerlo. Esso sarebbe uno delle tappe della maturià
ripeness dell’epigrafe. La maturità è una integrazione del bambino e dell’adulto, della sua origine e della sua esperienza. Topos\luogo comune del ritorno è fondamento dell’immaginario umano, la maggior parte delle narrazioni umane non solo occidentali è fondato sul viaggio\ritorno, si viaggia sempre per ritornare, quindi Pavese può facilmente trovare nel mito appunto il topos del ritorno. Lui sa subito che nel luogo in cui si è stati felici non si può sostare, per il fatto stesso adesso è inabitabile perche non si riesce a ripetere la felicità originaria\l’infanzia. Questo lo dice in un altro romanzo “ La spiaggia ” all’inizio il protagonista anche narratore si reca nel paese dell’amico e nota, cominciava a capire che nulla è più inabitabile di un luogo in cui si è stati felici, la mattina dopo tornato al suo destino, esperienza che si svolge fuori dal nucleo originario. La stessa cosa avviene in un altro suo testo fondamentale: lui ricrea alcuni miti della mitologia greca in un libro dei suoi il meno letto e più difficile, lui pensava fosse uno dei suoi capolavori, si intitola “ Dialoghi con Leucò”. Dialoghi perche questi miti vengono narrati come fossero dialoghi tra 2 o piu personaggi, in genere 2. Leucò è l’abbreviazione di Leucotea una ninfa greca che appare in alcuni dialoghi, nel suo etimo ha il bianco, leucos, è un riferimento alla donna che Pavese amava in quel momento, Bianca Garufi, con cui progetta di scrivere un libro a due voci, come fosse una specie di dialogo, metà e metà. In essi si narra anche un nòstos, quello classico di Odisseo , sta parlando con Calipso, una dea bellissima e sempre giovane, lo scopre sempre sulla spiaggia a piangere perche sogna il ritorno alla vita mortale, a Itaca e Penelope, alla fine convinta dagli dei dopo 7 anni gli consente di andare via dall’isola con una zattera che poi naufragherà, sbarca nell’isola dei Feaci. Calipso dice “tu che hai visto l’oceano, i mostri, che hai attraversato i mari e hai visto il luogo dei morti, l’ade, potrai riconoscere le case?”. La stessa situazione del romanzo. Il nostro protagonista come Odisseo ha difficoltà a riconoscere le sue case, il luogo in cui è stato, Odisseo risponde che certamente il suo sguardo sarà diverso ma lui sta cercando qualcosa che porta nel suo cuore, porta l’isola Itaca con se, non l’ha mai abbandonata. Si viaggia e si ritorna verso qualcosa che si porta nel proprio cuore. È questo che sta facendo appunto il protagonista, cioè sta tornando verso il proprio passato cioè verso il tempo che lui conserva nel suo cuore. In apparenza il passato è qualcosa di definitivo, un tempo andato in giudizio, per giudicato, qualcosa che non si può modificare perche il tempo è costituito da fatti, ciò che è fatto, al participio passato, non può essere mutato, però non è così, noi con il nostro tempo\passato continuamente lo ricostruiamo, nel momentoi stesso in cui lo ricordiamo stiamo modificando il nostro passato, Pavese scrive che il suo romanzo è

avviene , il tema della prigione. Rimanere nel luogo non è più possibile perche il luogo incatena, la mia ripeness non può realizzarsi perche sono tornato nel luogo, ho fatto un’esperienza come Odisseo e poi sono tornato a Itaca. Il protagonista invece tornato al suo apese senza nome deve poi ripartire , perche la sua esperienza è come se non si fosse compiuta, la sua maturità non è stata conquistata. Anche nel tema del nostos c’è questo elemento, cioè nell’Odissea c’è la profezia di Tiresia, incontrato nell’Ade e dice che giunto a Itaca dovrà ripartire per un paese che non conosce il remo, dove non c’è il mare. L’idea che deve riprendere il suo viaggio dopo essere ritornato. La sua esperienza non è completata, la vita non si completa mai, deve essere continuata. La seconda versione del nostos è quella di Dante quando immagina Ulisse che a Itaca non torna mai ma continua a viaggiare, desiderio di riprendere l’esperienza, rigettando la fedeltà alla moglie, la cura del figlio, l’amore per il padre, le cose tradite da Ulisse. Lo stesso avviene qui, il protagonista deve ripartire. Il suo ritorno non può\deve essere definitivo. Se Ulisse ritorna nel luogo della sua origine per rimanerci allora coincide con il luogo della morte. Come se in questo nostos avessimo un personaggio che va verso la morte, immaginare l’Odissea come il racconto di una vita che si conclude con la morte tornando nel luogo della propria origine. MITO DI ORFEO ED EURIDICE Si può raccontare il viaggio verso il luogo della morte in un altro modo: il nome di questo viaggio è Nekyia cioè “viaggio agli Inferi”, è un altro degli elementi fondamentali del pensiero di Jung, è quella che compie per primo Orfeo ed Euridice legati da uno straordinario amore, lui un musicista che ha un grande talento nell’usare la lira, finche lei (inseguita da uno che la vuole stuprare) viene morsa da un serpente velenoso e muore. Orfeo inconsolabile, si lamenta e commuove con la usa lira la natura circostane, gli animali\piante si muovono per seguire Orfeo che cerca l’anima di Euridice che ha perso finchè discende nell’ade. La nekyia compiuta da Odisseo ripete il mito di Orfeo. Odisseo va nell’ade non per salvare la sua amata ma per ricevere delle informazioni intorno a come proseguire il suo viaggio, la profesia di Tiresia, incontra anche la madre che cerca di abbracciare ma non abbraccia nessuno perche lei è solo un’anima, questo ripreso da Dante, le anime si dissolvono tra le sue braccia perche non sono dei corpi. Orfeo discende nell’ade per cercare la sua amata, per giungere ad una rinascita della sua amata e con lei rinascerebbe anche lui ad uan vita felice. Pavese nei Dialoghi con Leucò in cui ricrea i miti dell’antichità ricrea pure questo e immagina che lui dialoghi con Bacca, nome che lui da ad una Baccante. Alla fine del mito Orfeo viene sbranato dalle Baccanti. Nel mito antico Orfeo riesce a commuovere Persefone che convince Ade ed eccezionalmente è possibile a Euridice ritornare nel mondo dei vivi soltanto che Persefone pone la condizione che Orfeo potrà ricondurre lei pero dovrà andare davanti, lei dovrà seguirlo e lui non dovrà mai voltarsi fino a che non rivedranno la luce, questo tema del voltarsi è fondamentale nel

mito orfico, lui tale l’amore che vuole vederla, si gira appena vede poca luce, lei viene risucchiata nel mondo dei morti, Orfeo di questo sarà inconsolabile e dopo essere stato sbranato dalle Baccanti indispettite dal fatto che lui fosse diventato omosessuale, la sua testa verrà abbondonata al fiume. Tutti i fiumi portano all’Acheronte che attraverso l’ade, finalmente riuscirà a ricongiungersi a Euridice e passeggeranno insieme per i Campi Elisi. Nel dialogo di Pavese di Orfeo con Bacca, lui da una spiegazione perche si è girato, non perche mosso da troppo amore ma perche lui non rivoleva il passato, quella cosa che incatena e impedisce di vivere. Lui invece non cercava la resurrezione di lei, ma non cercava altro che se stesso. Piu o meno è quello che fa il protagonista qui, fa una specie di viaggio tra i morti, resuscita i morti, narra di loro, soprattutto delle 3 sorelle, che erano l’oggetto del suo desiderio, incontra i morti in questo viaggio. Il passato incatena, quindi i morti devono essere ababndonati. Ognuno per conoscere se stesso cosi come Orfeo nel dialogo pavesiano deve scendere una volta nella tenebra più profonda delle origini , dice così lo stesso Pavese. Una volta che si reca nel paese senza nome lui senza nome sta discendendo nella tenebra feconda delle origini: il romanzo è una NEKYIA , cioè un viaggio nel paese dei morti alla ricerca di nient’altro che se stesso , quello che il protagonista cerca non come l’Orfeo del mito antico ma del dialogo non è la resurrezione dei morti, riportarli alla vita, ma la conoscenza che dà la memoria. Scendere nelle tenebre delle proprie origini per ripartire, lui vuole la memoria per ripartire, riprendere la sua esperienza e la sua vita. Se Euridice fosse stata restituita alla vita sarebbe rientrata nel ciclo della vita e avrebbe incontrato la morte più tardi, qui invece il nostos non ha queso senso. Il nostos e la nekyia sono colelgati, la nekyia è compresa nel nostos di Ulisse. Il nostos viene compito da Odisseo che dovendo dichiarare il proprio nome a Polifemo dice di essere NESSUNO ; aldilà dell’interpretazione di questo passo, questo fatto che il protagonista del nostos omerico sia nessun è ripetuto all’interno di questo romanzo, perche il protagonista che torna è uno senza nome, in qualche modo è nessuno. Anche Dante in quanto compie un viaggio nel regno dei morti riscrive nella cultura cristiana la nekyia degli antichi, all’ade, il paese senza luce e senza gioia degli antichi, sostituisce i 3 regni dell’oltretomba. Pavese scrive in una lettera ai suoi amici “io sono come pazzo perche ho avuto una grande intuizione, quasi una mirabile visione su cui vorrei costruire una modesta Divina Commedia” lui imamgina che il romanzo La Luna e i Falò che sta scrivendo è una specie di Divina Commedia. BAZZOCCHI: il viaggio del protagonista tra i morti è una specie di ascesa al Purgatorio accompagnato da Nuto che è una specie di Virgilio, uno che en sa più di lui, che reca il sapere degli antichi nella narrazione. Nuto che fa da Virgilio e il protagonista senza nome che fa da Dante , i quali nel capitolo 26 si dice che andavano come due frati. Due frati che fanno un viaggio come quello di Dante sono

antagonista, distrugge i ricordi. Il pellegrinaggio sacro da forma a quello sentimentale, quello che noi tutti facciamo quando torniamo in un luogo. NOSTOS: ritorno all’utero materno? ecco perche lui non può rimanere: lui non ha un luogo materno, vuole tornare ad un luogo che non esiste, perch enon sa il luogo dov’è nato, è cosi che si apre il 1 capitolo; lui non ha un vero legame al luogo, ha soltanto dei ricordi, torna al luogo dei suoi ricordi cioe della sua infanzia, lui non è autoctono, non è nato in quel luogo per questo non ha gli stessi diritti di chi lo è. Sembra un luogo materno non lo è, lui lo sa dall’inizio ma se ne rende conto pienamente che sta tornando alle origini ma non sono le vere origini, uno dei motivi per cui deve ripartire è questo, che in verità non è un viaggio verso la madre. Questo viaggio secondo Bazzocchi è una specie di Purgatorio , verso cui lui compie un’ascesa, in cima al quale ci sta il Paradiso terrestre, anziche esso abbiamo una collina in cima al quale ci sta il falò di Santina. Il viaggio viene compiuto in due come due frati. Dante e tutte le anime del Purgatorio vi giungono attraverso il mare, anche Ulisse nel 26 canto dell’Inferno compie un viaggio aldilà delle colonne d’Ercole, giunge in vista del Purgatorio e lì la sua nave viene affondata da Dio ma è giunto di fronte al monte del Purgatorio che sta agli antipodi di Gerusalemme. Il viaggio del protagonista avviene per mare, lui va in America, questo viaggio era stato già profetizzato da un personaggio del romanzo: quando lui era alla fattoria della Mora Emilia , una delle servitrici, dice di lui che sembra un’ANGUILLA , un animale che fa una migrazione per riprodursi fino al mar dei Sargassi, parte dai nostri fiumi, giunge nell’Atlantico quasi in America lì depone le uova si riproduce e torna. È quello che fa il nostro protagonista che attraversa l’Atlantico, va in America e poi torna. Quindi Emilia quando gli dice che semrba un’anguilla sta profetizzando il suo destino, la sua esperienza. A cominciare da questo momento tutti lo chiamano così. Lui è anche molto contento di farsi chiamre cosi perche gli sembra che contenga un destino che per lui che è ancora ragazzo legato alal fattoria e al paese in cui si trova sembra un destino prestigioso, nel mondo vasto. Il soprannome che gli viene dato contiene tutti i temi del viaggio e lo caratterizza come un uomo destinato all’erranza, lui è errante come un’anguilla. RIEPILOGO: il pellegrinaggio sentimentale assume nella sua forma secolarizzata il pellegrinaggio sacro ma anche tutti i modelli mitici del viaggio, fondamentale la nekyia , il viaggio verso i morti e l’eroe rivive come fosse una nekyia il suo viaggio, la sua destinazione finale al letto del falò di Santina, allo stesso tempo il letto del falò simbolicamente il letto di Santina, equivale alla meta odisseica del nostos , non lo ricono compie il proprio viaggio verso il talamo di Penelope , solo loro 2 sanno com’è stato costruito, radicato nella terra, il letto nuziale è in verità un albero morto su cui Odisseo ha scavato il letto, qualcosa che ha radici nel luogo, chiarissimo

simbolismo. Ulisse ha radici nel luogo infatti il letto con cui condivide la sua vita con penelope ha le radici nella terra. C’è una fondamentale riscrittura novecentesca dell’Odissea, cioè Ulisses di Joyce , nell’ultimo capitolo il protagonista Leopold Bloom torna a casa e al letto caldo di Molly, sua moglie, il letto è caldo al contrario di Penelope perche lei ha tradito Leopold. Tutti hanno visto questo ritorno di Leopold al letto dove lui stesso sa che è stato consumato un adulterio come un’accettazione della vita, Leopold è andato in giro per tutta la giornata il 16 giugno 1904 per la città di Dublino, ha racchiuso i 10 anni dell’Odissea in una sola giornata perche non riesce ad accettare la vita, alla fine la accetta e decide il suo ritorno. Ad uno che non ha casa ne letto, ad Anguilla è il contrario di tutto questo, lui non può accettare la vita dentro un luogo, ma la sua accettazione della vita non è altro che l’accettazione dell’erranza, lui resta condannato all’erranza , lui che è orfano, non ha casa, può soltanto errare, compiere un’esperienza fuori dal suo luogo materno. Il finale del romanzo restituisce Anguilla al vasto mondo, riparte e forse non tornerà più nel paese. Nell’ultima pagina del romanzo Nuto dice che quello che sta vedendo Anguilla è il letto del falò di Santina , alla fine bruciata, Nuto racconta questo fatto a lui, lei era stata partigiana e collaborazionista con i fascisti, quando i partigiani la scoprono pensano che sia una spia e decidono di ucciderla, dopo che viene fucilato il suo cadavere viene bruciato per nasconderlo. Ragione di natura mitica, interessa a Pavese trasformare Santina in una vittima sacrificale , bruciata nei falò contadini, una volta bruciavano umani, ora nulla. Il letto si vedeva fino all’anno scorso, ora non più, sono passati 4 anni dalla sua morte. Il letto del falò è un letto, questo ci fa pensare che Pavese avesse chiaro in mente che questa è un’Odissea e che come tutte le Odissee anche Anguilla torna al letto però quello che lui vede è il letto dei morti della sua vita infantile, anche una componente erotica (letto di Santina), ma non è il letto di Penelope, né quello di Molly Bloom. Come tutte alla fine c’è un letto, io torno ad un letto, le Odissee sono costruiti così, tutti i nostoi, anche Agamennone che torna al letto di Clitennestra e trova che è occupato da Egisto, infatti Agamennone viene ucciso. Tutti tornano ad un letto. Però Anguilla deve ripartire proprio perché non è il suo letto. Il tornare ad un letto significa l’accettazione della vita , della finitezza della vita (io faccio un’esperienza che devo concludere per questo sono tornato), che non c’è in Anguilla perché lui deve ripartire. Per lui la vita non si ferma mai, lui è condannato all’erranza, è uno zingaro; per Emilia lui doveva essere figlio di un saltinbanco (ha una vita errante, l’uomo che lavora nel circo) e di una capra, altrove una donna che ha a Genova gli dice che sicuramente lui è figlio di una zingara, il tema dell’erranza è quello che alla fine prevale, pare minore ma prevale, lo restituisce a questa erranza senza fine.

personaggio si reca in un luogo in cui possa ritrovare il sesno della sua esistenza, gli venga rivelato). Anguilla vuole ottenere la ripeness\maturità a cui si riferisce l’epigrafe del romanzo ispirata ad un verso di Shakespare di Re Liar. Una caratteristica fondamentale del viaggio\pellegrinaggio è lo spaesamento : io mi trovo in un luogo altro rispetto a quello da cui sono partito, quindi non ho i termini dell’orientamento consueto e mi sento spaesato, significa anche che ho perso il paese, esattamente quello che accade ad Anguilla il quale ha perso appunto il paese, spaesato e sradicato. Viene chiamato come i migranti legati ad un altro paese, l’America nel suo caso. L’esperienza dello spaesamento non viene narrata semplicemente attraverso l’estraneità che molto spesso prova nel paese ma soprattutto quella che in parte prova durante il viaggio, in America. Era partito per il servizio militare, aveva lasciato il paese per Genova , intrapreso vellazioni con il mondo dell’antifascismo, quindi partito comunista e di conseguenza quando la cospirazione viene scoperta e i suoi compagni cominciano ad essere arrestati la sua fidanzata riesce a procurargli un posto di mozzo su una nave che sta partendo per l’America e lui quindi fugge, questo è uno dei pochi elementi romanzeschi
avventurosi in questo romanzo. Una volta in America lui dice che l’attraversa tutta dalla costa orientali si dirige verso quella occidentale. Fa l’esperienza dei pionieri che nell’epopea western dell’800 hanno colonizzato il paese, lui dice che ci sta 8 mesi per percorrerlo tutto lavorando nelle ferrovie. È anche l’epopea della ferrovia che riesce a ricongiungere le due sponde oceaniche degli Stati Uniti e che è a fondamento dell’ideologia della frontiera che sta alla base del cinema western. Lui quindi si cala all’interno del mito americano, quello che ci si potrebbe chiedere è se la sua America appartenga solo al mito o solo alla storia, cioe sia un’esperienza come quella dei migranti. Quando lui si trova lì dapprima non c’è lo spaesamento, anzi lui si ritrova come nei prorpio luogo, perche dice “qui sono tutti bastardi” come lui, tutti gli americani è come se non avessero famiglia. Stringe una relazione amorosa con una donna di nome Rosanna , fa la maestra, è bella, si aspetta altro dalla propria vita. Ad un certo punto lui dice “ sarebbe bello se mio figlio somigliasse a mio padre, nonno e vedessi davanti finalmente chi sono ” vuole fare un figlio e pensa di poterlo fare con Rosanna, pensa che in questo modo riuscirebbe a vedere la sua famiglia, le sue origini e quindi se stesso, suo figlio sarebbe una proiezione di se stesso e consentirebbe di collocarsi all’interno di un albero genealogico. Questa esperienza non si può fare perche se nascesse in America questo figlio sarebbe bastardo come tutti gli americani, sarebbe difficile costruire una sorta di genealogia attorno a lui. Esattamente come lui anche Rosanna è una donna senza radici. A un certo punto nel suo percorso letterario Pavese aveva già incontrato l’America, insieme a Elio Vittorini è l’artefice principlae del mito americano, il fatto che negli

anni 30 del 900 si realizza in italiana la diffusione della letteratura americana, temi e miti propri della letteratura americana che è realista ma nello stesso tempo visionaria, molto piu forte\epica rispetto a quelle europee che invece sono piu sofisticate. Ispirato dalle sue letture dei romanzieri\poeti americani, Pavese scrive delle poesie, lui nato poeta poi diventato romanziere, una soprattutto “ i mari del sud ” 20-30 versi, poesia narrativa che presenta il caso di un esule che ha lasciato il proprio paese, vi ha lasciato una famiglia, ora è tornato e c’è suo nipote insieme a cui salgono sulle colline, stessa situazione di Nuto e Anguilla. Qui pero è un nipote incantato dai ricordi dello zio che gli parla della sua esperienza americana, che però è mitica. Lui incontra un Cetaceo , riferimento a Moby Dick di Melville , la balena simbolo\allegoria del male, qui indica semplicemente il fatto che il suo viaggio è stato un viaggio nel mondo mitologico prima ancora che in un’America reale. Si dice che è lo zio un gigante bianco ad un certo punto, perche vestito di bianco, era stato in Tasmania e vi aveva fatto il cercatore di perle. Anche lui era alla ricerca della ripeness, lui si reintegra nel paese, la sua è un’Odissea in senso pieno della parola, perche è partito, è tornato ed è finalmente reintegrato da dove era partito. È un viaggio che è stato compiuto nel mito. Se guardiamo l’America che invece appare in questo romanzo è diversa perche qui Anguilla si sporca nei lavori anche più umili, conosce donne, fa il ferroviere (mitologia ferroviaria della frontiera), ma fa anche il lavoro dei campi, lui è stato addestrato da adolescente a fare il contadino nella fattoria della Mora, però si accorge che questo fare il lavoro contadino in California ha un altro significato, perche “ qui anche le vigne sembrano giardini ”, cioè il giardino è qualcosa di addomesticato
urbano, ha perduto la terranità del lavoro contadino in Piemonte. Fa anche il lattaio a un certo punto, conosce la prigione, quasi tutti i personaggi romanzeschi americani rischiano o passato dalla prigione perchè la violenza e l’esercizio della legge sono temi fondamentali. Il romanzo più americano di Pavese “ Paesi tuoi ” ci sono due personaggi maschili che escono di prigione e si recano al paese di uno dei due, anche in questo caso si tratta di scoprire il selvaggio. Altri lavori che fa lui in America: lavora in un bar, anzi la sua ragazza immagina che potrà aprirne uno in città invece loro ce l’hanno in collina, nel suo bar serve i liquori che sono proibiti dalla legge americana sulla proibizione degli alcolici, dagli anni 20 fino agli anni 30, infatti lui che ha scoperto il marketing capitalistico (un oggetto di cui si è nostalgici possa diventare una merce esso stesso), inventa il probition time gin (gin del tempo del proibizionismo) e pare che vada a ruba. Riesce in questo modo a fare soldi ed essere ricco. L’America in verità è il luogo della finzione , dove si creano dei simulacri. Aldilà di questo, alla fine di questo suo percorso qui è diventato ricco ma si rende conto che sta per perdere tutto perche è scoppiata la gueera, tra poco anche l’Italia entrerà in guerra con l’America (avverrà alla fine del 1941) e quindi temendo che finirà in un campo di raccolta per cittadini stranieri pensa di passare in Messico, non