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Chagall, Picasso e l'espressionismo, Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Appunti di Chagall, Picasso e l'espressionismo Con immagini di opere, ordinati e impaginati bene

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 13/11/2025

giulia.cavallin
giulia.cavallin 🇮🇹

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CHAGALL
“Mia soltanto è la patria della mia anima. Vi posso entrare senza passaporto e mi sento a casa;
essa vede la mia tristezza e la mia solitudine ma non vi sono case: furono distrutte durante la
mia infanzia, i loro inquilini volano ora nell’aria in cerca di una casa, vivono nella mia anima”
Vita
Marc Chagall nacque il 7 luglio del 1887 a Lëzna in Russia, tuttavia trascorse la maggior parte
in Francia, acquisendone la cittadinanza.
La lontananza forzata dalla sua terra d’origine venne vissuta in maniera tormentata, in quanto
egli è sempre stato profondamente legato alla sua patria, pur essendo consapevole di non
potervi vivere stabilmente a causa delle incompatibilità dovute al suo credo religioso, del rifiuto
di aderire al regime e della sua arte non approvata dal regime.
La sua famiglia, infatti, era di religione ebraica e viveva nei pressi della cittadina di Vitebsk,
che oggi si trova in Bielorussia.
Il giorno stesso della nascita dell’artista, la città subì un attacco da parte dei cosacchi, da cui
fortunatamente la sua famiglia riuscì a trarsi in salvo.
L’episodio venne raccontato più volte da Chagall, che ne rimase colpito al punto che spesso
dichiarava di essere “nato morto”.
Tra il 1908 e il 1910 studiò in una scuola privata a San Pietroburgo dove la vita fu piuttosto
complicata, in quanto la popolazione ebrea poteva risiedere in città solo con un permesso
particolare, e doveva limitarsi a vivere nel loro ghetto con orari precisi di rientro. Chagall venne
persino arrestato per essere contravvenuto al coprifuoco.
Nel 1910 decise così di andare a Parigi, dove presto entrò in contatto con gli artisti che
gravitavano nello storico quartiere di Montparnasse.
Fece nuovamente ritorno in Russia, effettuando una tappa a Berlino, dove organizzò la sua
prima mostra personale grazie al supporto del mercante d’arte Herwarth Walden, ottenendo
un buon riscontro.
Una volta tornato in Russia, dovette restarvi fino al 1923 a causa dello scoppio della Prima
Guerra Mondiale, che gli impedì qualsiasi movimento.
Nel frattempo, si sposò con una giovane di nome Bella Rosenfeld, protagonista di numerosi
suoi dipinti, ed ebbe una figlia.
Fu attivamente coinvolto nella Rivoluzione Russa come impiegato nel Ministero della Guerra,
e grazie a questo incarico riuscì ad evitare l’arruolamento al fronte.
Questa esperienza gli permise di frequentare importanti poeti russi, di collaborare come
illustratore per diversi libri e di partecipare a diverse mostre collettive.
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CHAGALL

“Mia soltanto è la patria della mia anima. Vi posso entrare senza passaporto e mi sento a casa; essa vede la mia tristezza e la mia solitudine ma non vi sono case: furono distrutte durante la mia infanzia, i loro inquilini volano ora nell’aria in cerca di una casa, vivono nella mia anima” Vita Marc Chagall nacque il 7 luglio del 1887 a Lëzna in Russia , tuttavia trascorse la maggior parte in Francia , acquisendone la cittadinanza. La lontananza forzata dalla sua terra d’origine venne vissuta in maniera tormentata, in quanto egli è sempre stato profondamente legato alla sua patria, pur essendo consapevole di non potervi vivere stabilmente a causa delle incompatibilità dovute al suo credo religioso, del rifiuto di aderire al regime e della sua arte non approvata dal regime. La sua famiglia, infatti, era di religione ebraica e viveva nei pressi della cittadina di Vitebsk , che oggi si trova in Bielorussia. Il giorno stesso della nascita dell’artista, la città subì un attacco da parte dei cosacchi, da cui fortunatamente la sua famiglia riuscì a trarsi in salvo. L’episodio venne raccontato più volte da Chagall, che ne rimase colpito al punto che spesso dichiarava di essere “nato morto”. Tra il 1908 e il 1910 studiò in una scuola privata a San Pietroburgo dove la vita fu piuttosto complicata, in quanto la popolazione ebrea poteva risiedere in città solo con un permesso particolare, e doveva limitarsi a vivere nel loro ghetto con orari precisi di rientro. Chagall venne persino arrestato per essere contravvenuto al coprifuoco. Nel 1910 decise così di andare a Parigi , dove presto entrò in contatto con gli artisti che gravitavano nello storico quartiere di Montparnasse. Fece nuovamente ritorno in Russia , effettuando una tappa a Berlino , dove organizzò la sua prima mostra personale grazie al supporto del mercante d’arte Herwarth Walden, ottenendo un buon riscontro. Una volta tornato in Russia, dovette restarvi fino al 1923 a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, che gli impedì qualsiasi movimento. Nel frattempo, si sposò con una giovane di nome Bella Rosenfeld, protagonista di numerosi suoi dipinti, ed ebbe una figlia. Fu attivamente coinvolto nella Rivoluzione Russa come impiegato nel Ministero della Guerra, e grazie a questo incarico riuscì ad evitare l’arruolamento al fronte. Questa esperienza gli permise di frequentare importanti poeti russi, di collaborare come illustratore per diversi libri e di partecipare a diverse mostre collettive.

Inoltre, venne nominato Commissario dell’arte per la regione di Vitebsk dall’allora ministro sovietico della cultura. In virtù di questo incarico, fondò un’accademia d’arte e un museo d’arte moderna. Tuttavia il governo sovietico ebbe presto da ridire sulle direttive artistiche di Chagall, che si oppose strenuamente all’ordine di far diventare la sua accademia affine al suprematismo russo, stile imposto dal governo. Quando, al ritorno da un soggiorno presso la sua città natale, egli trovò la sua accademia trasformata in un istituto suprematista, Chagall si dimise dall’incarico e si trasferì con la famiglia a Mosca : qui ottenne un incarico di insegnante di arte agli orfani di guerra. Poco dopo Chagall riuscì a lasciare la Russia nuovamente in direzione di Parigi , nel 1923. Nel 1937 ottenne la cittadinanza francese, tuttavia nel giro di pochi anni dovette di nuovo allontanarsi da Parigi a causa della Seconda Guerra Mondiale e la conseguente persecuzione e deportazione del popolo ebreo. Chagall si nascose con la sua famiglia a Marsiglia, per poi fuggire in Spagna e Portogallo , fino alla partenza per gli Stati Uniti nel giugno del 1941. Qui, conobbe diversi artisti europei in fuga dall’Europa e grazie al gallerista Matisse, partecipò a diverse mostre collettive. Tuttavia, Chagall si rifiutò di imparare l’inglese e continuò a parlare esclusivamente in francese e in yiddish, la lingua del popolo ebreo. Nel 1944 rimase vedovo, e il distacco forzato dall’amata moglie lo turbò profondamente, portandolo a smettere di dipingere per diversi mesi. Riuscì a riprendersi grazie all’aiuto della figlia Ida , la quale per altro gli fece conoscere una donna che divenne in seguito sua compagna per 7 anni e dalla quale ebbe un altro figlio maschio. Al termine della guerra Chagall fece ritorno a Parigi una terza volta, poi si spostò in Provenza , dove rimase in via definitiva. Nello stesso anno ricevette alcuni importanti riconoscimenti, come una grande mostra allestita al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris e il conferimento del Gran Premio per l’incisione alla Biennale di Venezia. Nel 1973 Chagall venne invitato dal governo sovietico a recarsi in Russia, e fu accolto trionfalmente a Mosca e a Leningrado, mentre non volle in nessun modo tornare nella sua città natale Vitebsk. Chagall morì a 97 anni in Provenza, il 28 marzo del 1985. Chagall conserverà sempre uno stile unico, al di fuori di ogni corrente o movimento.

La crocifissione bianca La denominazione “bianca” è dovuta alla prevalenza del colore bianco sullo sfondo del dipinto, che presenta anche sfumature sui toni del grigio, più chiaro verso il basso e più scuro verso l’alto. L’opera è costruita con immagini e rievocazioni che provengono dal mondo cristiano e dal mondo ebraico, allo scopo d’imprimere sulla tela le sofferenze, le violenze e i soprusi patiti dagli ebrei. Primo su tutti, dal Cristo crocifisso, che sebbene sia il simbolo cristiano per eccellenza, diviene qui, e nella maggior parte delle Crocifissioni di Chagall, l’archetipo del martire ebreo. Gesù in croce è posto dall’artista al centro della composizione, illuminato da un ampio fascio di luce bianca. Sulla vita indossa un tallit , lo scialle di preghiera ebraico , e il capo non è circondato , come nell’abituale iconografia cristiana, dalla corona di spine, bensì da un panno bianco. Alla base della croce , che la illumina, è posta una Menorah , il candelabro a 7 braccia , alimentato ad olio: è uno dei simboli più ricorrenti dell’ebraismo. Attorno a Gesù crocifisso, Chagall ha raffigurato varie scene: in senso antiorario, si vedono sopra la croce 3 uomini e 1 donna, al posto dei consueti angioletti, che esprimono tutta la loro disperazione piangendo. Sono raffigurate poi case dilaniate dalle fiamme e persino rovesciate, dal cui interno sono usciti alcuni abitanti impauriti. Il villaggio ebraico è stato incendiato dai soldati che si trovano appena fuori dal centro abitato e innalzano fieri le bandiere rosse : il fatto quindi è riconducibile a un pogrom in territorio russo e il colore rosso delle bandiere indica l’appartenenza al comunismo di Stalin. Poco più in basso, l’artista ha dipinto una barca ricolma di profughi ebrei che stanno cercando di buttare l’ancora per salvarsi e attraccare su terra sicura. Una scena ancora molto attuale, nonostante siano trascorsi 80 anni dalla data di realizzazione del quadro, una scena che esprime la fuga dalle terre natie con la speranza di salvare le proprie vite in parti del mondo non contaminate dalla guerra e dalla devastazione. Nell’angolo in basso a sinistra, 3 uomini anziani stanno cercando di proteggere , sottraendola all’indubbia distruzione, una Torah , le leggi e i comandamenti ricevuti sul monte Sinai. Uno dei 3 uomini in fuga, nella prima redazione del dipinto, portava al collo un cartello con scritto “Ich bin Jude” , “Sono ebreo” , ulteriore segno di riconoscimento.

AVANGUARDIE STORICHE

Agli inizi del ‘900 il mondo si preparava a un profondo cambiamento. Una serie di scoperte in campo scientifico stava rivoluzionando non solo i settori di applicazione specifica ma anche il “comune sentire”: la medicina, le scienze naturali e la fisica, in particolare, stavano facendo intravedere altre realtà, oltre quella che, sino ad allora, era comunemente conosciuta.

  • Einstein
  • Bergson
  • Freud Le teorie della relatività, della indeterminazione e della probabilità si divulgarono rapidamente negli ambienti letterari e anche l’arte volle aprirsi a un universo di nuove ricerche e sperimentazioni. Artisti, letterati e intellettuali erano ben consapevoli di tutti quei cambiamenti in atto e con le loro opere vollero dar voce a dubbi, speranze, angosce, entusiasmi di una società piuttosto disorientata. Non a caso, il travagliato esordio del XX secolo vide l’affermazione quasi contemporanea, in meno di un decennio (1905 - 1911), di ben 4 movimenti artistici:
  • Espressionismo (Matisse → Francia - Germania)
  • Cubismo
  • Futurismo (Boccioni → Italia)
  • Astrattismo (Kandinsky) Tutti erano accomunati dalla volontà di ricercare nuove strade e nuovi strumenti espressivi , di mettere in discussione secolari convinzioni estetiche, di contestare il principio che l’arte fosse prima di tutto una finestra aperta sul mondo. Ad essi si aggiunse, nel 1916, un quinto movimento, il Dadaismo, che si caratterizzò per i suoi aspetti provocatori e radicali. Questi 5 movimenti, spesso profondamente diversi fra loro, si definiscono Avanguardie artistiche, poiché furono polemici nei confronti delle tradizioni consolidate e oppositori dell’ordine sociale e culturale costituito. Il termine avanguardia è ripreso dal linguaggio militare , nel quale indica un reparto dell'esercito che si muove in avanscoperta , per aprire il varco alle truppe. Allo stesso modo questi movimenti rivoluzionari di inizio ‘900 con un linguaggio ironico, fanno un salto in avanti, per proiettare la cultura del loro tempo nel futuro, smarcandosi definitivamente dai linguaggi convenzionali insegnati nelle accademie.

Abitava allora in una soffitta di Montmartre e 3 o 4 sere la settimana si recava al Circo Medrano in Place Pigalle. Agli artisti del circo, arlecchini, acrobati, buffoni e ballerine, Picasso dedicò una serie di quadri, che poi espose, con il titolo di “Saltimbanchi” , nel marzo del 1905. L’artista elesse i soggetti circensi come simboli della sua condizione , come quella degli attori oscillante tra realtà e finzione. Nonostante il tema dichiaratamente giocoso, i protagonisti delle sue tele mantengono gli sguardi assenti: appaiono come svuotati di energia, privati della loro forza. Le opere del periodo rosa sono cariche di malinconia e perfino le tinte pastello adottate da Picasso sono tristi quanto i personaggi che l’artista mette in scena. I 3 personaggi sembrano quasi una reincarnazione di una triste maternità, dove l’unico elemento gioioso è il bambino. Les Demoiselles d'Avignon, 1907 Questo quadro è considerato il manifesto del Cubismo. Con questo dipinto l’artista dà il via ad uno dei movimenti artistici più innovativi del ‘900. La scena nell’insieme sembra quella di un palcoscenico teatrale : l’unico arredo è una composizione di frutti in basso al centro del dipinto. Siamo all'interno di un bordello e le demoiselles rappresentate sono delle prostitute che si offrono al nostro sguardo. NON vi è profondità nello spazio rappresentato ma una integrazione bidimensionale tra le forme e lo sfondo. Picasso ha previsto molteplici punti di vista : rompe l'ultimo tabù della pittura accademica, la prospettiva. continuando uno studio già iniziato da Cézanne anni prima. L’artista non era interessato a rendere il senso dei volumi e quindi non elaborò alcuna ombreggiatura né chiaroscuri. Inoltre, spinto da un desiderio di semplificazione estrema, adottò una gamma cromatica estremamente ridotta , proponendo semplici variazioni dell’ocra e del blu. Ultimato il dipinto, Picasso intervenne sulle figure già completate: ritoccò la testa della figura di sinistra, conferendole l’aspetto di una maschera , e ridipinse i corpi e i volti delle figure di destra: l'opera infatti è quasi da considerarsi una sorta di work in progress , un grande foglio di lavoro su cui Picasso andava elaborando, con continui aggiustamenti, la sua teoria.

  • il volto della donna in piedi a destra presenta la tipica deformazione grottesca delle maschere africane
  • la prostituta accovacciata, con le gambe aperte, infrange tutti i canoni della prospettiva rinascimentale: pur essendo ripresa di spalle, mostra il volto allo spettatore. L’artista propone una rappresentazione “totale” di questa donna, mostrandone contemporaneamente la parte posteriore e quella frontale. Alla base della rivoluzionaria ricerca picassiana stanno sostanzialmente 2 fonti di ispirazione:
  • l’arte di Cézanne : Picasso lo ammirava tanto da definire la sua pittura «molto più progressista dell’invenzione della macchina a vapore». Già Cézanne, nell’800, aveva

abbandonato la prospettiva rinascimentale, riprendendo le figure da punti di osservazione differenti e creando combinazioni di molteplici vedute.

  • scultura africana : un’arte fortemente concettuale, poco condizionata dall’apparenza visiva: l’artista riteneva che le maschere ritualistiche di legno possedessero proprio ciò che l’arte europea sembrava aver smarrito ovvero una grande forza espressiva, ottenuta attraverso un’estrema stilizzazione e una tecnica semplice ed immediata. Secondo Picasso, lo stile di questi oggetti poteva ancora essere da stimolo per continuare quella ricerca di nuovi linguaggi artistici iniziata da Van Gogh, Gauguin e Cézanne e riprenderne in modo ancora più determinato gli esperimenti. Guernica Quest’opera fu dipinta nel 1937 e il titolo deriva dal nome della cittadina basca, che il 26 aprile del 1937 fu bombardata e rasa al suolo dall’aviazione nazista, intervenuta a sostegno del dittatore spagnolo Francisco Franco. Il centro del paese era, infatti, pieno di gente perché quello era un giorno di mercato. Proprio in quell’anno si era aperta a Parigi, in un’atmosfera tesa e politicamente instabile, la grande Esposizione Universale (ogni 7 anni). Picasso aveva già accettato l’incarico di realizzare un dipinto murale per il padiglione spagnolo, voluto dal governo repubblicano impegnato nella guerra civile. Quando però si diffuse la notizia del bombardamento e, soprattutto, le prime drammatiche fotografie del massacro, l’artista decise di cambiare il soggetto dell’opera. Così dipinse la tela di Guernica , con un lavoro durato poche settimane, facendo precedere la versione definitiva da un centinaio di studi preparatori. Spedita nel 1939 a New York per esplicito volere dell’artista, il Guernica rimase in America 40 anni. Picasso, infatti, richiese che il quadro fosse inviato in Spagna solo al ripristino della democrazia. Nel 1981, dopo la morte di Francisco Franco, e valutando che tali condizioni fossero pienamente soddisfatte, gli eredi del pittore autorizzarono il trasferimento dell’opera a Madrid. Picasso avrebbe tanto voluto che Guernica venisse esposta al Prado, ma in quel museo non c’era spazio sufficiente. Per questo, l’opera si trova oggi al Reina Sofia. analisi Leggendo il quadro da sinistra verso destra scorgiamo una donna disperata con il bambino morto fra le braccia , palesemente ispirata a un celebre modello dell’iconografia cristiana, quello della strage degli innocenti. I suoi occhi hanno la forma di lacrime, mentre quelli del bimbo sono privi di pupille.

ESPRESSIONISMO

Esiste un filone Espressionista che attraversa tutta l'arte tra fine ‘800 e ‘900. I grandi anticipatori di questa arte sono Van Gogh, Munch, Gauguin. L'arte espressionista ha come scopo quello di far emergere un moto che da dentro porta a fuori, ex - primere, la parte più profonda dell'io dell'artista che arriva a modificare la realtà rappresentata nel quadro per farla corrispondere al proprio mondo interiore: quindi si tratta di un'arte fortemente anti naturalistica , dove noi spettatori percepiamo le stesse emozioni dell'artista. L'Espressionismo come avanguardia storica di inizio ‘900 si divide in 2:

  • Espressionismo francese : con i "Fauves" (bestie), 1905. Maggior esponente Henri Matisse
  • Espressionismo tedesco : con "Il Ponte" di Dresda. Il maggior esponente Ernst Ludwig Kirchner. Appartiene a questo filone espressionista mitteleuropeo, pur non aderendo formalmente al Ponte di Dresda, anche Egon Schiele, allievo di Klimt ed esponente del primo espressionismo viennese. Espressionismo tedesco: Die Brücke “Die Brücke” è stato un gruppo di artisti dell'avanguardia tedesca formatosi a Dresda il 7 giugno 1905. Il gruppo fu denominato espressionismo tedesco e caratterizzato, a differenza delle analoghe proposizioni francesi, da atteggiamenti di decisa opposizione politica e sociale. Gli esponenti più importanti del Ponte sono: Ernst Ludwig Kirchner , Otto Mueller , Emil Nolde , Erich Heckel. La prima esposizione si tenne nel 1906 a Dresda, in una fabbrica di lampade nel quartiere periferico, occasione in cui furono chiarite le premesse ideologiche del movimento nel manifesto “Die Brücke” , una xilografia di Kirchner che accompagnava la mostra.

Il loro nome si ispira ad un passaggio tratto da “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Nietzsche in cui si parla del potenziale dell'umanità di rappresentare gradualmente un "ponte" verso un futuro perfetto, infatti i membri della Brücke puntarono a creare un ponte tra la tradizionale pittura neo - romantica tedesca e la nuova pittura espressionista moderna, contrapponendo all'800 realista e impressionista un ‘900 espressionista e antinaturalista. stile Le loro opere sono caratterizzate da una pittura veloce, colori violenti e linee di contorno marcate, spigolosità di forme e colori, una emotività esasperata, deformazione della realtà, provocazione e polemica sociale. I loro soggetti consistevano principalmente in paesaggi e composizioni di figure, soprattutto nudi all’aperto. C’è un senso di ansia e inquietudine che traspare nelle opere di questi pittori che spesso erano quasi privi di una formazione pittorica accademica e professionale. Furono influenzati non solo dall’arte tardo - medievale tedesca, ma anche dall’arte dei popoli primitivi oltre ovviamente da artisti precursori come Munch, Van Gogh, Gauguin. Kirchner, Scena di strada a Berlino, 1913 L’opera si concentra su un frammento della vita di Berlino. La tela presenta figure umane ritratte nella via cittadina, con l'intento di fare una critica alla società borghese contemporanea. L’attenzione dell’osservatore è catturata dai soggetti in primo piano, 2 uomini e 2 donne che si incrociano, senza però guardarsi : le 2 figure femminile sono prostitute e i 2 uomini potrebbero essere i loro futuri clienti. Kirchner racconta una scena di vita urbana frenetica, senza calore e felicità, dove l'unica forma d'amore possibile è mercificata → i personaggi non entrano in relazione tra di loro, c'è una sorta di asfissia in questa atmosfera contratta e frenetica. L'artista usa colori stesi a piatto , dalle tonalità forti e accese: questo uso del colore violento ci trascina espressivamente nell'atmosfera frenetica e senza felicità della scena urbana. I volti rappresentati s'ispirano all'arte primitiva per i tratti decisi e le forme essenziali: in questi anni molti artisti delle avanguardie vanno alla ricerca di modelli alternativi di riferimento rispetto a quelli classici e li trovano proprio nell'immediatezza delle opere d'arte primitive o provenienti da culture extraeuropee, e in questo un'artista come Gauguin era stato davvero un precursore. Kirchner, Autoritratto in veste di soldato, 1916 Al ritorno dalla prima guerra mondiale l'artista, depresso e con un forte esaurimento, si rappresenta in un autoritratto drammatico: sceglie di identificarsi come un soldato con la divisa blu e rossa del 75° reggimento di artiglieria, gli occhi vuoti , la sigaretta in bocca e con una mano tagliata.

I colori primari furono usati in funzione decisamente antinaturalistica, alberi viola e figure umane rosse , scelti ed accostati liberamente ed arbitrariamente secondo una coerenza insita esclusivamente nell'armonia della composizione. Quello che contava per i Fauves non era la bellezza della tecnica, il chiaroscuro o la prospettiva, ma la semplificazione delle forme, l'immediatezza e il colore, per arrivare a un'arte fatta di pura emozione. La stanza rossa Ne “La stanza rossa” tutto è cambiato: la cameriera si è trasformata in una piatta silhouette, la prospettiva è annullata dallo sfondo rosso omogeneo che investe tavola e pareti, così come la decorazione, che sembra richiamare l'arte islamica. Solo una riga nera sottile separa il tavolo dallo fondo, mentre gli unici elementi che presentano una deformazione prospettica sono la sedia e il davanzale della finestra, per il resto il quadro è un trionfo di colore, rosso soprattutto e poi blu, verde e giallo. Colori primari e complementari, nessuna mescolanza, stesi a piatto per dare il senso profondo del colore e permetterci l'immersione in questa stanza che non è un luogo reale, ma è piuttosto uno spazio meditativo, un luogo dell'anima. L'aspetto riflessivo del quadro è sottolineato anche dalla figura della donna, china ad occhi chiusi, non più intenta nel suo lavoro di allestimento, ma colta in un momento di introspezione. La danza, 1910 3 colori: rosso, blu e verde 3 elementi: terra, cielo, uomini Con questo linguaggio, quasi infantile e primitivo, Matisse rappresenta la danza della vita : un gigantesco girotondo ai confini tra la terra e il cielo, in quello spazio a metà, nella quali siamo tutti trascinati. I 5 personaggi sembrano rappresentare l'umanità intera unita nella gioia del movimento e del colore. La figura in primo piano si slancia nel ricercare il contatto con la mano del compagno che sembra aspettarla → con questo semplice

gesto sembra che Matisse ci racconti la forza che ci unisce e il bisogno incessante dell'altro in questo nostro viaggio che è la vita. La danza è la visione simbolica di un abbraccio universale, l’espressione ideale di armonia e di felicità, la personificazione di una umanità che nella ricerca di amicizia costruisce e non distrugge. All’atteggiamento dolente e pessimista del Simbolismo e dell’Espressionismo, Matisse contrappose un approccio costruttivo all’arte e alla vita: egli aprì la pittura alla speranza in un futuro migliore. In quegli anni tormentati di primo ‘900, un uomo della sua cultura non poteva che avvertire il progressivo decadimento del mondo occidentale , prossimo a precipitare nella Prima Guerra Mondiale. In quest’opera il suo intento fu allora quello di mostrare un’altra via, una strada alternativa alla violenza e al male, l’unica realmente percorribile: quella della solidarietà.