Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Chissà che succederà ora, Schemi e mappe concettuali di Antropologia Culturale

libro di Ciminale per l'esame di Antropologia Culturale di Scienze della Formazione Primaria con la professoressa Iuso

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

Caricato il 18/06/2025

Raja26
Raja26 🇮🇹

4.8

(6)

33 documenti

1 / 8

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Chissà che succederà ora
INTRODUZIONE
La sospensione del tempo ordinario, l'orrore della guerra che viene fatta è l'attesa della
fine del conflitto sono rievocati con forza nelle testimonianze scritte in prima persona
dai bambini, un esempio nato a tutti è il diario di Anna Frank dove la ragazza è
segregata in un alloggio segreto attendendo la fine della guerra e che i tedeschi
abbandonassero l'Olanda. Fra le pagine dei diari dei bambini e degli adolescenti che
vissero gli anni del conflitto possiamo leggere esiste i pericoli i disagi e le difficoltà di
una quotidianità stravolta dalla guerra.
Chissà che succederà ora è una raccolta di 27 diari, ci sono quasi tutti inediti, che ci
mettono di fronte allo sconforto e al disorientamento ma anche all'inesauribile voglia di
vivere dei bambini nonostante il conflitto. E io molti bambini pensava di essere un
diario come compito imposto dalla scuola, diventato negli anni del conflitto uno
strumento fondamentale per ognuno.
La prima parte del libro contestualizza il rapporto tra i diari e la pedagogia fascista,
mentre la seconda rievoca gli anni della guerra caratterizzati dallo sbriciolarsi
inesorabile della quotidianità sotto i colpi del conflitto e quindi dal rapporto tra i
bambini e i bombardamenti alle alleati, che rappresentano un trauma che lascia ferite
profonde nella psiche dei piccoli errori.
Diversi bambini adolescenti italiani durante la seconda guerra mondiale hanno tenuto
dei diari personali, questi diari si trovano nell'archivio diaristico nazionale di Pieve
Santo Stefano. All'interno dei diari i ragazzi raccontano delle difficoltà paure ,
privazioni e sofferenze; sono obbligati a sconvolgere la loro quotidianità ma ciò
nonostante continuano a voler giocare, ad osservarsi mentre crescono, a far progetti e ad
avere fantasie. Sì Quali sono 27 si trovano in Toscana ad eccezione di due testi che sono
stati pubblicati il diario di Angela è quello di Lidia Gallico. L'età media dei diaristi va
dagli 8 anni fino ai primi anni delle superiori, 20 sono stati scritti da ragazze ed è stati 7
da ragazzi, in questi ben 9 diari sono esplicitamente commissionati da educatori. Tutto
tranne la palermitana L.B. Tutti gli altri ragazzi si trovano nell'italia centro
settentrionale quando inizierò a scrivere il proprio diario, non possiamo stabilire quanto
questa disomogeneità nella distribuzione sia dovuta ad una minore diffusione della
pratica di scrittura nel meridione in quegli anni e quanto al fatto che nel Sud Italia
l'archivio sì ad oggi meno noto che altrove. Sicuramente gli alti livelli di analfabetismo
che si registrarono al sud in quegli anni hanno avuto il loro peso, così come il fatto che
nel nord della penisola la guerra durò più a lungo.
In quegli anni dove il rischio di una perdita di senso molto grave aleggia su bambini e
adolescenti , questi ricorrono alla scrittura di un diario personale come strumento di
resilienza.
Oltre che essere una testimonianza di quelli che sono gli anni cruenti e dare un
insegnamento a tutti i diari sono una testimonianza del fatto una signora che bisogna
dire la verità sulla violenza perché questa non può mai nuocere.
Con questa raccolta troviamo ragazzi separati dai familiari nascosti nelle campagne per
fuggire da rastrellamenti fascisti, come Franca Franco; la cronaca dei bombardamenti
sul porto di Venezia accompagnata dalla descrizione dei giochi infantili di Diego
squarcialupi; la testimonianza della vita all'interno di un campo di concentramento
Fanny Baley o eufemia marchis che di fronte al crollo del regime e bombardamenti
Torino si sforza di rifugiarsi nella preghiera.
pf3
pf4
pf5
pf8

Anteprima parziale del testo

Scarica Chissà che succederà ora e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Antropologia Culturale solo su Docsity!

Chissà che succederà ora

INTRODUZIONE

La sospensione del tempo ordinario, l'orrore della guerra che viene fatta è l'attesa della fine del conflitto sono rievocati con forza nelle testimonianze scritte in prima persona dai bambini, un esempio nato a tutti è il diario di Anna Frank dove la ragazza è segregata in un alloggio segreto attendendo la fine della guerra e che i tedeschi abbandonassero l'Olanda. Fra le pagine dei diari dei bambini e degli adolescenti che vissero gli anni del conflitto possiamo leggere esiste i pericoli i disagi e le difficoltà di una quotidianità stravolta dalla guerra. Chissà che succederà ora è una raccolta di 27 diari, ci sono quasi tutti inediti, che ci mettono di fronte allo sconforto e al disorientamento ma anche all'inesauribile voglia di vivere dei bambini nonostante il conflitto. E io molti bambini pensava di essere un diario come compito imposto dalla scuola, diventato negli anni del conflitto uno strumento fondamentale per ognuno. La prima parte del libro contestualizza il rapporto tra i diari e la pedagogia fascista, mentre la seconda rievoca gli anni della guerra caratterizzati dallo sbriciolarsi inesorabile della quotidianità sotto i colpi del conflitto e quindi dal rapporto tra i bambini e i bombardamenti alle alleati, che rappresentano un trauma che lascia ferite profonde nella psiche dei piccoli errori. Diversi bambini adolescenti italiani durante la seconda guerra mondiale hanno tenuto dei diari personali, questi diari si trovano nell'archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano. All'interno dei diari i ragazzi raccontano delle difficoltà paure , privazioni e sofferenze; sono obbligati a sconvolgere la loro quotidianità ma ciò nonostante continuano a voler giocare, ad osservarsi mentre crescono, a far progetti e ad avere fantasie. Sì Quali sono 27 si trovano in Toscana ad eccezione di due testi che sono stati pubblicati il diario di Angela è quello di Lidia Gallico. L'età media dei diaristi va dagli 8 anni fino ai primi anni delle superiori, 20 sono stati scritti da ragazze ed è stati 7 da ragazzi, in questi ben 9 diari sono esplicitamente commissionati da educatori. Tutto tranne la palermitana L.B. Tutti gli altri ragazzi si trovano nell'italia centro settentrionale quando inizierò a scrivere il proprio diario, non possiamo stabilire quanto questa disomogeneità nella distribuzione sia dovuta ad una minore diffusione della pratica di scrittura nel meridione in quegli anni e quanto al fatto che nel Sud Italia l'archivio sì ad oggi meno noto che altrove. Sicuramente gli alti livelli di analfabetismo che si registrarono al sud in quegli anni hanno avuto il loro peso, così come il fatto che nel nord della penisola la guerra durò più a lungo. In quegli anni dove il rischio di una perdita di senso molto grave aleggia su bambini e adolescenti , questi ricorrono alla scrittura di un diario personale come strumento di resilienza. Oltre che essere una testimonianza di quelli che sono gli anni cruenti e dare un insegnamento a tutti i diari sono una testimonianza del fatto una signora che bisogna dire la verità sulla violenza perché questa non può mai nuocere. Con questa raccolta troviamo ragazzi separati dai familiari nascosti nelle campagne per fuggire da rastrellamenti fascisti, come Franca Franco; la cronaca dei bombardamenti sul porto di Venezia accompagnata dalla descrizione dei giochi infantili di Diego squarcialupi; la testimonianza della vita all'interno di un campo di concentramento Fanny Baley o eufemia marchis che di fronte al crollo del regime e bombardamenti Torino si sforza di rifugiarsi nella preghiera.

PARTE PRIMA – IL CONTESTO

Il diario dei ragazzi I fratelli di Anne, l’icona. Il diario di Anna Frank inizia le pubblicazioni nel 1950 e diventa il simbolo di tutti i diari tenuti da adolescenti durante le guerre. La figura di Anna Frank corre, però, il rischio di essere mitizzata, perché è al tempo stesso monolitica e pervasiva, in quanto riconduce a sé tutte le storie che i ragazzi annotavano sul proprio diario. Anna vive in un alloggio segreto; quindi il suo diario non può essere un riepilogo di tutte le esperienze di ragazzi che hanno vissuto la guerra in strada, nei ghetti, nelle campagne o nei campi di concentramento. Motivi e specificità del diario. Ogni ragazzo scrive il diario per motivi diversi. Inge Pollak nasce in una famiglia ebrea e durante la furia nazista viene messa su un treno ideato per salvare i più piccoli e portata in Inghilterra, dove inizierà una vita con una nuova famiglia. Per lei il diario è un intimo confidente e l’unica consolazione in quel periodo. Ricorre spesso a termini come nostalgia, malinconia, tristezza. Il ricorso alla scrittura per i bambini può essere uno strumento fondamentale per mantenere un’identità e per conservare un equilibrio psichico. Il diario consente una rielaborazione dell’esperienza quando quest’ultima è ancora viva nella mente e nel corpo. Infatti, mentre il ricordo subisce un lungo processo di rielaborazione e influenze esterne, la caratteristica dei diari è proprio l’immediatezza. Per questo, il diario è paragonato al riverbero, mentre il ricordo all’eco. Anche tra l’evento vissuto e il diario c’è una distanza, in quanto il diario è un filtro che dà voce a ciò che altrimenti resterebbe inespresso. A volte, il desiderio di scrivere supera le minacce di punizioni o i limiti di spazio e tempo. Infatti, la segretezza diventa un aspetto centrale del rapporto instaurato con il diario. Su alcuni diari troviamo scritto “ Nulla di nuovo da raccontare ” e questo dimostra una relazione a tutti gli effetti con il diario, mostrando la necessità di aggiornarlo su tutto, anche quando non c’è nulla da dire. In base al rapporto con esso cambia anche il modo di definirlo: libretto, quaderno, quaderno di pensieri, diario di guerra, ecc. ciò dipende dal committente del diario, perché non sempre si scrive di propria iniziativa. La realtà italiana La pedagogia fascista. Il ruolo nella formazione extrascolastica del fanciullo è ricoperto dall’Opera Nazionale Balilla, creata nel 1926, con lo scopo di educare i giovani alle pratiche militari attraverso l’educazione fisica. Inoltre, ha il compito di diffondere tra i giovani la cultura fascista, l’educazione religiosa e le attività ricreative. Nel 1939, Mussolini pronuncia il suo discorso dal balcone di Piazza Venezia e lo acclamano circa 50mila bambini e ragazzi. Il fascismo reinventa il calendario con nuove ricorrenze e festività. Questo processo di assorbimento include anche la Chiesa: il Credo viene rivisitato in un’ottica

PARTE SECONDA – GLI ANNI DELLA GUERRA

La quotidianità mutata “Non si trova più niente”: procurarsi da mangiare. Dal ’42, entrata in guerra dell’Italia, le vite di bambini e ragazzi cambiarono radicalmente. Procurarsi da mangiare nella Roma occupata del ’44 era molto difficile. Una testimone è Gloria Chilanti, che nel suo diario racconta le sue giornate spese a recuperare cibo per sfamare la sua famiglia e quanto i prezzi fossero alti. Inoltre, le giornate in cui si mangiava pochissimo erano alternate agli “abbottamenti”, cioè alle giornate in cui si mangiava un po’ di più. Anche in Liguria, a Sanremo, come testimonia Ivano Moretti, la situazione non era migliore. Il percorso per andare a prendere il cibo è tortuoso in tempo di guerra e nessuno può assicurare che i mezzi di trasporto arrivino a destinazione, perché può succedere che un ponte sul fiume sia fatto saltare in aria per motivi strategici. Per far fronte a continui aumenti di prezzi, molte famiglie avviavano proprie coltivazioni. “Son Pippo birichino”: i bombardamenti. I bombardamenti in Italia hanno inizio verso la fine del ’42, quando diventano frequenti gli sganci di bombe angloamericane. Prima vengono colpite le città del triangolo industriale e, nell’estate del ’43, soprattutto Roma, Foggia e Reggio Calabria. È difficile anche distinguere i nemici dagli amici: gli angloamericani, che nel ’43 sono visti come futuri liberatori d’Italia, sono anche coloro che bombardano senza sosta molti centri italiani. Ne deriva un’ambiguità che ritroviamo nei cambiamenti di schieramento delle persone o nell’associare all’aeroplano bombardiere nomi buffi e amichevoli, come Giuseppe Francia, che nel suo diario lo chiama “ Pippo birichino ”. Nel ’43, Almo Fanciullini scrive nel suo diario i principali fatti bellici che colpiscono la sua città (Arezzo), descrivendoli con una precisione scientifica e attenzione ai particolari, accompagnati da disegni esplicativi, ma è molto difficile trovare dei commenti personali su impressioni o stati d’animo. Inoltre, Almo racconta che sta costruendo dei rifugi antiaerei, come fanno tutti, non indistruttibili, ma che garantiscono un po’ di difesa dalle bombe. “Torneremo al Foro: lasciare la casa. In genere la permanenza nel rifugio è relativamente breve: tra l’allarme e il cessato allarme non trascorrono più di 24 ore; però, quando i bombardamenti si intensificano e costringono a ricorrere al rifugio quotidianamente, diverse famiglie decidono di partire, senza avere la certezza di rivedere la propria casa. La testimonianza è quella di Elda, che racconta che insieme alla sua famiglia ha dovuto lasciare la sua casa a Foro (vicino Ortona) e dopo giorni di cammino arrivano a Porto d’Ascoli, dove alloggiano in un magazzino umido. Il suo diario ha viaggiato molto e sceglie di chiamarlo “diario di guerra”, le sue emozioni non filtrano mai nelle pagine del suo diario, come se il silenzio sull’interiorità servisse a esorcizzare il trauma della guerra; l’unico passaggio in cui esprime i suoi sentimenti intimi è nella poesia che dedica alla sua casa di Foro. Quando finalmente possono tornare a Foro, la loro casa è distrutta e da questo momento Elda dedica poco tempo al diario perché impegnata a risistemarla. “Papà mio adorato”: separarsi dalla famiglia. La separazione da un genitore porta i ragazzi a scrivere un diario composto da lettere, come nella testimonianza di Franca Franco, che ha origini ebraiche e per lei i problemi iniziano nel ’38 quando venne espulsa dalla scuola a causa delle leggi razziali. Oltre alla separazione dai compagni di classe, deve vivere anche la separazione dal padre e dai fratelli. Franca si confida con

il suo diario, ma il vero interlocutore è il padre, al quale racconta le sue giornate, i suoi passatempi e le sue riflessioni; infatti, lo chiama “diario”, ma spera che i suoi scritti diventino delle vere e proprie lettere che possano essere recapitate al padre, ed è proprio questo che le dà la forza di continuare a scrivere. Durante la Seconda Guerra Mondiale una delle principali preoccupazioni degli psicologi riguarda proprio il trauma della separazione dai genitori. Gli studi svolti durante l’assedio di Londra mostrano che i problemi di salute nei bambini più piccoli erano legati alla separazione forzata dai genitori. “Nino ha il maglione di lana che non gli serve più”: l’incontro con la morte. Peppino Zangrando racconta il suo incontro con la morte di un conoscente per mano nemica e scatena in lui una rabbia mai provata prima, tant’è vero che si farà chiamare “Furore”, perché l’odio che provava era così forte che avrebbe voluto dirlo a tutti. Infatti, circa un mese dopo, davanti ai cadaveri nemici non si impressiona. Insieme alla rabbia, l’incontro con la morte genera anche sgomento e lacrime, soprattutto se rimane coinvolta una persona cara, come succede a Dirk Van der Heide, nei Paesi Bassi. Il padre parte per combattere i nazisti e Dirk con la famiglia sono costretti a nascondersi nel rifugio per i bombardamenti, ed è qui che inizia a scrivere il suo diario, dove racconta che la madre è morta durante uno dei bombardamenti e lui ha passato la notte a piangere e si vergogna molto per questo. Nonostante questo grande shock, assume un atteggiamento protettivo nei confronti della sorellina. “Mi sfogherò stasera a letto”: lacrime e dignità. Nell’esperienza raccontata da Dirk, colpisce la vergogna per le lacrime. Non riesce a non preoccuparsi del fatto che gli altri possano vederlo mentre piange, pur essendo giustificato. La sofferenza è concepita come un insieme di emozioni personali e private, che non devono essere espresse in pubblico. Questo modo d’intendere il pianto lo ritroviamo anche nell’Italia di quegli anni. L’atto di piangere è sottoposto a una dura regolamentazione che stabilisce i tempi e gli spazi in cui è consentito versare lacrime. Il pianto sembra necessariamente comportare una perdita di dignità, soprattutto se si è maschi; ma anche la dignità femminile viene lesa se al pianto assistono altre persone, anche se sono familiari. Il diario in questi casi diventa uno spazio di libera espressione delle emozioni. “Ma come sono io veramente?”: l’introspezione. Considerando i diari nel complesso, sembra che la propensione all’autoanalisi riguardi soprattutto le ragazze, compreso il pianto e le riflessioni sull’amore o su Dio. La sensibilità viene infatti di solito associata al sesso femminile. A volte le situazioni difficili portano a riflessioni più intime, soprattutto se chi scrive percepisce il ruolo centrale della guerra nel formare il proprio carattere. La guerra ha anche sottratto a molti la possibilità di trascorrere un’adolescenza “normale” e di non aver potuto vivere alcune fasi della propria esistenza. Nell’auto-rappresentazione, le opinioni altrui sono importanti, anche solo per contraddirle. Il conflitto con i genitori è una sorta di rito di passaggio dell’adolescenza, mettendo in discussione la loro parola, prima inconfutabile. La scrittura è vista come una “vizio terapeutico” e il diario uno specchio attraverso il quale guardarsi e guardare il mondo esterno. “Penso che il Signore ci voglia ancora bene”: la spiritualità. Momenti di smarrimento possono essere causati da molti fattori, soprattutto se si è costretti a vivere l’adolescenza durante la guerra. Alcuni ragazzi cercano conforto e fanno affidamento nella fede in Dio. Ci possono essere diversi motivi se le preghiere non hanno avuto l’effetto desiderato. Secondo Eufemia perché la guerra finisca il genere umano deve fare penitenza;

quando Diego racconta i bombardamenti lo fa sempre con un tono scanzonato; infatti, è difficile distinguere i momenti in cui riporta episodi bellici dai momenti in cui descrive i suoi giochi. Il confine tra gioco e realtà è molto labile. Dalla fine dell’Ottocento, lo studio dello sviluppo cognitivo ha dimostrato come il gioco sia uno strumento che favorisce lo sviluppo relazionale e quindi sociale dell’individuo. Alcune discipline, tra cui l’antropologia, hanno considerato il gioco come un fenomeno di scarsa importanza, non prestando particolare attenzione all’infanzia. Successivamente si inizia a tenere in considerazione questo aspetto, ma lo studio sul “contesto” del gioco è ancora molto scarso, almeno dal punto di vista antropologico. L’atteggiamento dei ragazzi che giocano alla guerra deriva da un’imitazione del mondo adulto. Giocare alla guerra è un modo per esorcizzare la guerra stessa. I bambini sembrano affascinati dalle armi. Sono anni in cui è frequente fabbricarsi da solo il proprio giocattolo: c’è chi si costruisce una bamboletta, chi un teatrino per le marionette, chi utilizza i giochi da tavola (monopoli, dama, carte molto nominate nei diari), chi fa sport, chi in inverno gioca con la neve e con gli slittini improvvisati, chi gioca a calcio uno contro uno, come racconta Diego Squarcialupi, allestendo il proprio salotto e spostando il divano e le poltrone, oppure a scuola durante l’ora di educazione fisica, in partite amichevoli dividendo la classe in due squadre o sfidando le altre classi, chi gioca a far rimbalzare i sassi piatti sul pelo dell’acqua e chi si diverte a fare scherzi a scuola alle professoresse. “Ai vostri ordini Presidente”: la partecipazione attiva. Gloria Chilanti racconta la sua esperienza nell’attività clandestina. Viene incaricata dalla madre di consegnare 25 kili di esplosivo, che sarebbe stato usato per far saltare in aria un ponte, in modo da interrompere le comunicazioni tedesche. Era troppo pericoloso mandare un uomo. Il 23 marzo ’43 esplode una bomba nascosta in un cazzo da spazzino, uccidendo 52 tedeschi. I tedeschi annunciano che uccideranno 520 ostaggi (10 per ogni tedesco morto). Quindi iniziano subito i rastrellamenti per trovare i candidati a morte. 24 ore dopo l’attentato inizia l’eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui perdono la vita 335 civili. Gloria sul suo diario scrive che non è certa di quanti e di chi siano i morti, perché la carneficina si svolge in segretezza per evitare eventuali reazioni da parte dei cittadini. Il 24 aprile ’43, Gloria racconta che torna frettolosamente a casa perché quel giorno per protesta tutti dovevano stare rintanati dentro casa dalle 5 e mezza alle 8 e mezza. Questa assenza fisica significa partecipazione. “Le mie simpatie nel mondo cinematografico ”: il ruolo dei mass media. La Seconda Guerra Mondiale è il primo grande conflitto in cui i mezzi di comunicazione ricoprono un ruolo determinante. La radio inizia a diffondersi in Italia intorno agli ultimi anni ’20 e si annuncia nella sua immediata possibilità di diffondersi in ogni casa. In Italia tra il 1926 e il 1940 si passa da 27mila a oltre un milione di radio. Le trasmissioni radiofoniche fanno proclami, informano, intrattengono ed hanno anche una funzione educativa. Nel caso di Anna Frank e dei suoi coinquilini, costretti a vivere nell’alloggio segreto, la radio è una finestra sul mondo di fuori e Anna la definisce come una “sorgente di coraggio”, perché anche quando le notizie peggiorano, la radio invita a non perdere in coraggio e la speranza in tempi migliori. Per Franca Franco la radio è un intrattenimento musicale; la musica compare spesso nei diari delle ragazze. In quegli anni, il mezzo d’intrattenimento per eccellenza è il cinema; la produzione cinematografica continua durante la guerra anche se con difficoltà. Nei diari compaiono spesso recensioni di film o descrizioni delle trame oppure Anna Avallone

passa in rassegna molti attori scrivendo ciò che pensa di loro. Il cinema offre anche opportunità di propaganda, fornendo ai dittatori vaste possibilità di condizionamento ideologico di un pubblico facilmente influenzabile. Nella Germania nazista, una regista avvia una collaborazione con Hitler, realizzando un film-documentario sul congresso nazista di Norimberga. In Italia, il fumetto ha riscosso un successo straordinario: nel 1939 si arrivano a contare 1.600.000 copie vendute a settimana. Nel 1932 appare Topolino, di cui si parla molto nei diari. Nei diari vengono anche commentate molte letture di libri. Ivano Amoretti, quando può, acquista un libro con i suoi risparmi. Nonostante i tempi difficili, i libri continuano ad essere ordinati e spediti oppure prestiti dalle biblioteche private o statali. Wanda De Giorgis scrive che per lei la lettura non è un passatempo, ma un elemento essenziale per vivere.

Le scritture

Scritture e disegni. Anna Avallone si scusa con il diario per la sua assenza perché sta scrivendo un libro. Anna, a confronto di altri suoi coetanei, ha viaggiato molto e nel suo racconto mette anche questa sua instabilità. Inoltre, nel suo romanzo c’è anche un po’ della vita di Giacomo Leopardi, che come la protagonista nasce in un piccolo paese per poi abbandonarlo alla volta della città. In Diego Squarcialupi ritroviamo un utilizzo delle onomatopee e sembra esplorare le possibilità espressive della scrittura attraverso la sperimentazione del linguaggio e il gioco con le parole; ma ciò che lo appassiona di più sono le narrazioni di eventi bellici. I contenuti degli scritti sono influenzati dal contesto culturale ora più che mai perché la pedagogia fascista determina la sostanza degli scritti. La scrittura dei diari è molto spesso accompagnata da disegni, indipendentemente che tenda alla cronaca, alla riflessione introspettiva, ecc. il linguaggio delle immagini completa quello delle parole scritte. Le tecniche del disegno vengono insegnate e apprese a scuola, dove spesso è tutto fuorché libera espressione.

Il tempo delle pace- Conclusioni

Dai diari dei ragazzi si apprende che anche se la guerra è finita lo strascico è davvero molto lungo tanto da rendere meno netta la differenziazione tra tempo di guerra e tempo di pace. In questi anni difficili i momenti intimi dei ragazzi si sono intrecciati a passaggi collettivi e grandi temi nazionali, questi non sono diari di guerra poiché un'etichetta del genere non terrebbe conto delle sfumature di contenuto che questi diari presentano. Piuttosto è appropriato parlare di diari di vita durante la guerra. Gli iscritti sono accomunati da alcuni elementi di fondo come la giovane età degli autori la guerra, la fase storica 0in linea di massima la cultura di riferimento e vanno ad esplorare tutte le possibili direzioni dei diversi ambiti del quotidiano. Le complessità tematiche di questi diari rendono impossibile giungere ad una sintesi, ma permettono di trovare alcune continuità tra i diari.