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Riassunto del manuale di Ciancaglini e Keidan, dal capitolo VII al capitolo XI.
Tipologia: Sintesi del corso
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7.1.1 Generalità sulle cause del mutamento linguistico Lingue storico-naturali: mutano a velocità variabile e a ogni livello → i parlanti si accorgono poco dei mutamenti sul piano fono-morfologico, ma di solito sono consapevoli dei mutamenti lessicali e semantici → i compiti dei lin- guisti di fronte ai mutamenti sono: a) capire le cause dei mutamenti; b) capire se il mutamento sia prevedibile o no; c) capire se il mutamento linguistico presenti delle tendenze universali e quali
sistemi linguistici in sincronia → scetticismo saussuriano superato dai linguisti funzionalisti → Jakobson: affermò che si poteva descrivere l’evoluzione dei sistemi linguistici nella dimensione diacronica → André Martinet: le cause del mutamento si possono descrivere in modo positivo → possono essere raggruppate in cause interne e cause esterne → le cause esterne riguardano la dimensione storica e sociale della lingua → le cause interne riguar- dano la struttura dei sistemi linguistici e dei loro subsistemi → le cause esterne sono: a. l’apprendimento; b. il contatto tra lingue (interlinguistico e interdialettale, sostrati…); c. l’imitazione Le cause esterne comprendono fattori molto diversi → alcuni «difetti» di apprendimento (semplificazioni, assimi- lazioni, analogie…) possono stabilizzarsi ed entrare nel sistema → ne provocano il mutamento → il contatto tra lingue è un comunissimo fattore di mutamento linguistico → un’altra forza che può modificare una lingua è il fattore sociale, che spinge le persone a modificare il proprio comportamento linguistico per imitare alcuni modelli considerati di prestigio → le cause interne, invece, sono: a. le tendenze generali (paradigmatiche e sintagmatiche); b. l’analogia; c. l’etimologia popolare Le tendenze generali comprendono tutti i fattori che i funzionalisti hanno messo in luce e che possono alterare l’equilibrio del sistema → a livello di paradigma, le tendenze generali al mutamento si manifestano come la ten- denza alla simmetria del sistema fonologico → a livello di sintagma, le cause generali del mutamento si manife- stano come tendenza alla stabilità o instabilità dei fenomeni in relazione alla loro posizione nei sintagmi e in rela- zione alla posizione dell’accento → si manifesta anche come la tendenza alla stabilizzazione dei fenomeni dovuti alla coarticolazione → l’analogia è uno dei fenomeni chiamati in causa dai Neogrammatici → analogia: spiega- zione delle eccezione alle leggi fonetiche → consente il risparmio mnemonico per i parlanti → l’etimologia popo- lare, invece, modifica diacronicamente un lessema sulla base di un erroneo accostamento pseudoetimologico con un lessema simile Il mutamento linguistico non è prevedibile → dipende dal concorso di innumerevoli fattori storici e sociali → possono verificarsi inaspettatamente → la loro interazione è complessa → i linguisti si limitano a formulare delle
già avvenuto 7.1.2 Mutamento linguistico programmato Imprevedibilità del mutamento: viene meno solo nei contesti storici in cui si facciano dei tentativi di portare avanti
delle politiche tese a indirizzare il mutamento linguistico verso determinate direzione prestabilite → molte nazioni hanno organi preposti esplicitamente a svolgere tale funzione (Accademia della Crusca, Académie française…) →
zione di neologismi Pianificazione linguistica: caso estremo di politica linguistica → spesso viene messa in atto da formazioni statali centraliste → la pianificazione linguistica ha lo scopo di annientare intere lingue o dialetti, per imporre un’unica lingua nazionale → un esempio è la russificazione attuata nell’impero zarista a spese del polacco, dell’ucraino, delle lingue baltiche e finniche → la pianificazione linguistica zarista, tuttavia, non è riuscita fortunatamente a estinguere queste lingue → un caso speciale è il purismo linguistico → l’idea alla base del purismo linguistico è che la lingua nazionale debba essere ripulita dai prestiti stranieri (considerati impurità) → in senso opposto alla pianificazione e al purismo linguistici va la programmazione linguistica → è una politica comune negli Stati di nuova creazione/ recentemente indipendenti → un caso esemplare è l’ebraico moderno, «risorto» (a circa due millenni dall’estinzione dell’ebraico biblico) in seguito alla creazione dello Stato di Israele, 1948 → anche l’ita-
gno d’Italia → il dibattito sulla questione della lingua italiana si è sviluppato solo a partire dal 1861, dall’Unità d’Italia → dibattito che vede schierarsi Manzoni a favore di una base toscana, mentre Ascoli a favore di una lom-
riale linguistico proveniente dalle varietà del ladino → adottato come lingua ufficiale del Trentino Alto Adige a fini amministrativi, il ladin dolomitan non si è mai imposto come lingua effettivamente parlata dalle popolazioni ladine Lingue artificiali: create per lo più da entusiasti senza una formazione linguistica → lo scopo è promuovere la pace tra i popoli e altre finalità utopiche → ne sono esempi l’esperanto (Ludwik Zamenhof) e la lingua volapük (J. M. Schleyer)
7.2.1 Tipologie del mutamento lessicale e semantico Mutamento lessicale: può avvenire per un gran numero di cause, dalla necessità ala tendenza dei parlanti di se- guire mode linguistiche → i fenomeni principali relativi al mutamento lessicale sono: a. prestiti (acquisizione di un termine da una lingua straniera); b. calchi (replica di una parola straniera per mezzo di materiale indigeno); c. conî/ neoformazioni (invenzione di parole nuove); d. estensione metaforica/ metonimica del significato di una parola già esistente 7.2.2 Prestiti lessicali I prestiti lessicali sono lessemi stranieri acquisiti all’interno di una lingua → tutte le lingue presentano prestiti → a volte sono percepiti come tali dai parlanti, altre volte sono talmente antichi/ adattati da non essere riconosciuti in quanto tali → talora, entrano nella lingua replica attraverso passaggi successivi → alcuni prestiti sono entrati in ita-
tiche → altre parole, che riguardano soprattutto beni di commercio internazionale, vagano da una lingua a un’altra
In italiano, molti prestiti vengono dalle lingue germaniche e dall’arabo → alcuni prestiti germanici sono prece-
molte delle varietà romanze di forme che rimandano a un unico archetipo germanico non garantisce affatto che si
antico → ne è prova la palatalizzazione di un’occlusiva velare sonora davanti a /a/, attestata in francese, ma intatte- sta altrove → la maggior parte dei prestiti germanici in italiano si deve all’invasione degli Ostrogoti (493-553 d.C.)
genere e numero) vengono applicate anche ai prestiti → i prestiti inglesi che appartengono al genere neutro, in
I verbi, generalmente, vengono inseriti nella coniugazione più produttiva → in italiano i prestiti dai verbi inglesi sono quasi esclusivamente inseriti nella prima coniugazione → quando la morfologia della lingua ricevente e della
7.2.4 Calchi I calchi sono, sostanzialmente, prestiti camuffati → dipendono dall’influsso di una lingua straniera, ma imitano il modello straniero solo a livello di struttura morfologica/ di significato → la presenza di calchi denota una mag- giore e più approfondita conoscenza della lingua straniera → essa funge da modello → i calchi si suddividono in calchi strutturali e calchi semantici Calchi strutturali: imitano un composto o un derivato straniero replicando con elementi lessicali indigeni → pos- sono essere calchi di composizione o di derivazione → per calchi di composizione, in italiano si hanno:
Talora l’ordine degli elementi in italiano è diverso per esigenze morfologiche → altre volte, si rende un composto
Nei calchi semantici si estende il significato di una parola già esistente per imitazione del significato della corri- spondente parola straniera:
7.2.5 Conî o neoformazioni
nomeno dell’etimologia popolare → la paretimologia crea parole nuove sulla base di spiegazioni etimologiche inesatte di parole a qualche titolo oscure per i parlanti inacculturati → quando l’etimo o la struttura di una parola non risulta più trasparente ai parlanti, essi accostano in modo errato la parola ad altre parole vagamente simili per forma o significato → questo processo può portare a modificazioni del tutto irregolari della forma della parola → le paretimologie sono frequenti nei toponimi, come nel caso del Golfo degli Aranci in Sardegna Esistono anche paretimologie dotte → riavvicinano artificialmente una parola al suo reale antecedente storico →
Un altro procedimento per la creazione di parole nuove è la retroformazione → una parola viene creata
7.2.6 Il mutamento semantico Il mutamento semantico riguarda il significato dei segni linguistici → le cause del mutamento sono molteplici → sono state categorizzate da Meillet (1921) e da Ullmann (1951) → Meillet individua tre cause:
zione da guerra i cui rematori erano condannati a significato di ‘carcere’); c. cause sociali → i mutamenti per cause sociali implicano l’ampliamento o il restringimento di significato di una parola nell’estensione dell’uso da un linguaggio settoriale di un particolare gruppo sociale al linguaggio
Ullmann ne aggiunge altre tre: d. cause psicologiche → sono le cause per cui alcuni referenti non possono essere nominati direttamente,
e. influsso straniero; f. creazione di parole nuove I più comuni mutamenti semantici si debbono alle estensioni per metafora o metonimia → la metafora è un’estensione del significato per somiglianza, di solito dal concreto all’astratto → molte metafore comuni sono
parola secondo un rapporto di contiguità → designa un’entità per mezzo del nome di un’altra entità che sta alla prima in un rapporto di contiguità, di causa ed effetto, o le corrisponde per relazioni in qualche modo interdipen-
una nozione per mezzo di una parola che ne denota di per sé un’altra, ma le corrisponde per una relazione di
diacronia di alcuni nomi: LATINO ITALIANO
crus, ‘gamba’ gamba
7.3.1 Definizioni Il mutamento fonologico può agire sia a livello sintagmatico sia a livello paradigmatico → il mutamento sintagma- tico ha origine da fenomeni di coarticolazione in particolari contesti fonici → in esso è cruciale il principio del minimo sforzo → il mutamento fonologico sintagmatico può avere meno conseguenze in diacronia → può pro- durre o meno dei mutamenti che modificano l’inventario fonologico di una lingua → i tipi di mutamento sintag- matico sono molteplici → i più frequenti sono: assimilazione; dissimilazione; indebolimento/ cancellazione di consonanti; indebolimento/ cancellazione di vocali; rafforzamento consonantico 7.3.2 Assimilazione Nell’assimilazione due suoni, più o meno contigui, si influenzano a vicenda in modo che uno acquisisca i tratti
7.3.6 Dissimilazione La dissimilazione è un fenomeno che rende due fonemi dissimili tra loro → avviene quando all’interno di uno stesso lessema vi sono due o più nasali, laterali o vibranti:
7.3.7 Epentesi
intermedi non etimologici → tale fenomeno si chiama epentesi (se il suono è una consonante) o anapitissi (se il suono è una vocale) → l’epentesi rappresenta una semplificazione a livello fonetico e a livello sillabico → nel caso di anapitissi, infatti, rende sillabe chiuse delle sillabe aperte → se la vocale è inserita a inizio di parola, si ha una prostesi:
7.3.8 Metatesi La metatesi è un altro fenomeno di dissimilazione → comporta l’interversione di due suoni in un segmento → la metatesi si manifesta soprattutto in presenza di sonanti:
7.3.9 Indebolimento o cancellazione dei suoni Indebolimento dei suoni: ha aspetti diversi per le consonanti e per le vocali → la forza consonantica è l’energia impiegata per l’articolazione di un fono → le articolazioni si situano su gradini diversi di una scala di forza conso- nantica, che va dalle più forti alle più deboli: occlusive sorde intense > occlusive sorde semplici > occlusive sonore
pure s >r/V_V Uno dei più noti fenomeni di rotacismo è quello avvenuto in latino → le sibilanti intervocaliche sono passate a
senta in tutti gli altri casi della declinazione → il rotacismo latino presenta delle eccezioni:
agire;
e. per semplificazione di - ss- dopo vocale lunga o dittongo Il rotacismo latino non cambia il numero dei fonemi, ma ne cambia la distribuzione → diminuiscono le posizioni sintagmatiche in cui può occorrere la sibilante → il rotacismo può in altre lingue essere un esito diverso da /s/ → il rotacismo si palesa anche in alcune lingue germaniche per effetto della Legge di Verner: una sibilante intervoca- lica si sonorizza in [z] e diventa /r/ se non è preceduta dall’accento i.e. (Legge di Verner: l’occlusiva sorda non aspirata dell’i.e. muta in fricativa sonora in germanico, se l’occlusiva i.e. risponde a tre condizioni contemporanea- mente: i) l’occlusiva è in posizione interna; ii) l’occlusiva è immediatamente preceduta e seguita da un ambiente
scrive l’evoluzione del consonantismo dall’i.e. al germanico: INDOEUROPEO GERMANICO occlusive sorde non aspirate > fricative sorde occlusive sonore aspirate > fricative sonore occlusive sonore non aspirate > occlusive sorde
fonologico, aumentando o diminuendo il numero dei fenomeni o alternandone la distribuzione/ tratti distintivi per i quali si oppongono → alcune tendenze generali:
7.4.2 Principali tipi di mutamento fonologico paradigmatico Esistono anche mutamenti fonologici conservativi, cioè che non ristrutturano l’intero sistema fonologico → un esempio di mutamento fonologico conservativo è il passaggio in fr. dalla vibrante /r/, intorno al XVII sec., alla vi-
del mutamento fonologico: A : B → A 1 : B 1 (Lazzeroni) 7.4.3 Fonologizzazione La fonologizzazione è il mutamento per cui due allofoni di uno stesso fonema entrano in opposizione funzionale per la perdita del condizionamento contestuale → si originano due fonemi diversi → dopo il mutamento, il si- stema fonologico presenta un fonema in più: [A] : [B] → /A 1 / : /B 1 / In anglosassone esisteva un fonema fricativo labiodentale sordo /f/ che aveva un allofono sonoro [v] in posizione interna intervocalica → i primi prestiti latini in anglosassone dall’VIII secolo d.C. inizianti per /v/ sono resi fonolo-
ing., il lessico anglosassone acquisì numerosi lessemi con /v/ iniziale → portò alla creazione di numerose coppie
deva /a, o, u/, mentre era resa come palatale se precedeva /e, i/ → successivamente, le vocali /e, o, a/ confluirono
7.4.4 Defonologizzazione La defonologizzazione è il fenomeno contrario della fonologizzazione → due fonemi diventano due allofoni di uno stesso fonema: /A 1 / : /B 1 / → [A] : [B] → in seguito alla defonologizzazione, il sistema fonologico avrà un fo- nema in meno → un esempio di defonologizzazione nel passaggio dal latino alle lingue romanze è la perdita dell’opposizione tra vocali lunghe e vocali brevi 7.4.5 Perdita o confluenza di fonemi Sia la perdita sia la confluenza di fonemi causano la diminuzione di un’unità del numero dei fonemi presenti in
fonema /p/ è scomparso, p. e., nel passaggio da i.e. a celtico → il fonema scomparso è sostituito da uno zero fo-
gue romanze → il latino aveva dieci vocali (distinte per timbro e quantità), l’italiano ne ha sette (distinte per tim- bro) 7.4.6 Rifonologizzazione Si ha la rifonologizzazione quando due fonemi in opposizione restano tali dopo il mutamento, ma è cambiato il tratto distintivo per il quale si opponevano → /A/ : /B/ > /A 1 / : /B 1 / → un esempio di rifonologizzazione è il
si oppongono per quantità
La risistemazione di fonemi comporta il mutamento di intere serie di fonemi all’interno di correlazioni → riorga- nizza in modo evidente tutto il sistema fonologico → spesso non comporta un mutamento del numero globale dei fonemi dell’inventario → Martinet ha proposto di intendere questi mutamenti come mutamenti a catena di tra- zione o mutamenti a catena di propulsione → Martinet riconduce dei mutamenti prima considerati indipendenti a tappe di uno stesso fenomeno fonologico → esempio di mutamento a catena: L’intero mutamento a catena si sarebbe strutturato in questo modo: /ku + í/ → /kwí/ → /ki/ → /tʃi/
vestito tutte le vocali lunghe del medio inglese: Il GVS è descrivibile come un mutamento a catena → nel caso in cui sia partito dal dittongamento delle vocali lunghe /i/ e /u/, si dovrebbe parlare di catena di trazione → nel caso sia partito dall’innalzamento di /a/ lunga biso- gnerebbe parlare di catena di propulsione → un ultimo esempio di mutamenti a catena è la Legge di Grimm (§ 7.3.9) → la Legge di Grimm descrive un mutamento paradigmatico, mentre la Legge di Verner descrive un muta- mento sintagmatico → la Legge di Grimm descrive inoltre un mutamento sistematico e proporzionale → i muta- menti sistematici e proporzionali sono quelli in cui le alterazioni di norma si verificano: 1) in tutto il campo distri- butivo dell’unità fonologica che si sta alterando; 2) la stessa alterazione si verificherà in tutte le altre unità fonologi- che 7.4.8 Cause del mutamento fonologico Nel mutamento fonologico hanno grande rilievo le cause interne → il metodo comparativo-ricostruttivo e l’accer- tamento delle parentele genealogiche tra lingue si basano in modo significativo sulla fonologia, perché in genere è più stabile → tende anche a mutare in maniera regolare → il sistema fonologico infatti è basato su un numero re- lativamente basso di unità (dalle venti alle quaranta) → il sistema fonologico tende all’equilibrio → evolve in rela- zione a due tendenze antitetiche: il principio del minimo sforzo e il principio della differenziazione massima (Martinet) → i parlanti tendono a compiere il minimo sforzo nell’articolazione dei messaggi verbali e ad anticipare tratti di fonemi che seguono nella sequenza fonica → sono fenomeni di coarticolazione → tutte le oscillazioni cui è soggetto un fonema nel sintagma, tuttavia, sono frenate dal sistema nel caso in cui l’oscillazione possa portare alla confusione o confluenza tra due fenomeni diversi → in italiano, p.e., si può pronunciare /i/ in diversi gradi di apertura, purché non si confonda con /e/ → il principio di differenziazione massima è quello per cui se in un si- stema fonologico, per esempio, ci fossero tre vocali, queste sarebbero /a, i, u/, ossia i timbri più distanti reciproca- mente → questo principio agisce anche sul piano sintagmatico → le lingue privilegiano i contrasti marcati, come le sequenze consonante occlusiva + vocale → costituiscono un tipo sillabico universale → secondo i funzionalisti, il principio di differenziazione massima sarebbe anche alla base di alcuni mutamenti fonologici diacronici I mutamenti fonologici sono generalmente confermi alla scala di forza consonantica: occlusive sorde intense >
Quando l’equilibrio tra queste due forze contrapposte si spezza, avviene il mutamento fonologico → l’equilibrio si rompe più facilmente in presenza di opposizioni con basso rendimento funzionale
7.5.1 Creazione analogica e livellamento analogico Secondo Martinet, i principali mutamenti morfologici si devono a: a) creazioni analogiche e livellamento analo- gico; b) grammaticalizzazione → la creazione analogica è il fenomeno per cui si crea un nuovo affisso tramite un
estensione di un suffisso straniero a voci indigena si chiama induzione di morfema Il livellamento analogico riguarda un’intera coniugazione o declinazione → tende a ripristinare la regolarità fles- sionale secondo il paradosso di Sturtevant → il paradosso di Sturtevant afferma che il mutamento fonologico è
7.5.2 I principi di Kuryłowicz Kuryłowicz (linguista polacco): ha elaborato una serie di principi universali che regolerebbero i processi analogici → secondo Kuryłowicz, il livellamento analogico tende a conservare distinzioni morfologiche di valore centrale a spese di distinzioni di minore importanza → un caso in cui questo principio è evidente è l’evoluzione della decli- nazione nominale dal germanico all’inglese moderno: c. fase I (germanico occidentale, anglosassone): SINGOLARE PLURALE NOM./ ACC.
SINGOLARE PLURALE NOM./ ACC.
e. fase III (livellamento analogico): in questa fase, /ō/ viene percepita come marca del sg., mentre /ē/ del pl. → /ē/ del dativo sg. e /ō/ dei gen. e dat. pl. vengono percepiti come non regolari → vengono sostituiti ana- logicamente: SINGOLARE PLURALE NOM./ ACC.
In questo caso, il livello analogico ha preservato la distinzione morfologica più importante (quella tra sg. e pl.) a scapito della distinzione, ormai diventata marginale, tra i casi obliqui → un altro principio generale dell’analogia elaborato da Kuryłowicz afferma che, quando una forma viene rimodellata analogicamente, essa assume una fun- zione primaria, mentre la forma più antica svolge funzioni secondarie o scompare In molti casi, l’estensione analogica di morfemi può collegarsi alla rianalisi (§ 7.5.1) → un esempio di estensione
mento analogico è la contaminazione → sono forme che non appartengono allo stesso modello flessionale, ma che vengono imparate e/o ripetute in sequenza e quindi possono influenzarsi a vicenda → un esempio è costituito
7.5.3 Altri mutamenti morfologici Altri tipi di mutamenti morfologici riguardano il cambio di categoria grammaticale nel corso del tempo → nel pas- saggio dalle quattro coniugazioni del verbo latino alle tre dell’italiano, si sono verificati numerosi metaplasmi: lat.
nel passaggio dai tre generi del latino ai due dell’italiano → già nel tardo latino si osserva un mutamento morfolo- gico che tende a cancellare le declinazioni meno produttive → i temi della V declinazione tendono a passare alla
Il latino, già partire dal periodo classico, tende a una progressiva erosione della flessione nominale → questa per- dita dei casi, che ha interessato tutte le lingue i.e., prende il nome di sincretismo delle desinenze di caso → ven- gono eliminati dei casi e le corrispettive funzioni vengono assunte dai casi conservati → molto precocemente, p. e., il vocativo viene assorbito dal nominativo → la progressiva perdita delle desinenze ha portato all’affermarsi di costrutti preposizionali, nei quali l’informazione morfologica è apparentemente ridondante → la declinazione la- tina viene smantellata anche a causa di importanti mutamenti fonologici che hanno interessato il latino, tra i quali:
gerò’ → per morfologizzazione si intende il processo per cui un lessema autonomo si trasforma in un morfema
zazione e morfologizzazione non sembra indispensabile, perché lo stesso fenomeno può produrre sia morfemi liberi sia morfemi legati nella stessa lingua o in lingue dello stesso gruppo → spesso, inoltre, alla grammaticalizza- zione segue la morfologizzazione → il processo di grammaticalizzazione, a livello generale, segue questi passaggi: lessema autonomo → morfema grammaticale → clitico → affisso flessionale Spesso prevede la progressiva riduzione sia del carico semantico sia del corpo fonico dell’elemento che si gram-
L’origine del passato prossimo in italiano Per esprimere il passato, il latino faceva uso dell’imperfetto o del perfetto → il perfetto latino non discende dal
si ripete il pronome personale che funge da anafora del soggetto → la predicazione nominale è presente anche
come copula, verosimilmente per effetto del contatto linguistico con lingue europee dotate di copula → in cinese,
‘questo’
Lazzeroni: sottolineò che il mutamento linguistico si attua in tre dimensioni: a) dimensione diacronica; b) dimen- sione spaziale; c) dimensione sociolinguistica 7.6.1 La dimensione diacronica Che le lingue mutino nel tempo è ammesso fin dalle origini della linguistica storica → la diacronia è l’unica di- mensione presa in considerazione dai linguisti dell’Ottocento e del primo Novecento → necessità di ipotizzare
sione temporale → la dimensione temporale è fondamentale nel mutamento linguistico → la velocità del muta- mento è tuttavia variabile → dipende dalle condizioni storiche e sociali di una comunità → le crisi del mondo ro- mano e le invasioni germaniche hanno accelerato il mutamento del latino volgare verso le lingue romanze; i muta- menti più profondi dell’inglese avvengono dopo la conquista normanna… → la glottocronologia, metodo lessico- statistico elaborato da M. Swadesh, è un metodo di tipo matematico che pretenderebbe di misurare la propaga- zione nel tempo dei mutamenti linguistici e l’età delle lingue → si basa sull’erroneo presupposto che la velocità del mutamento sia costante → Swadesh si basa su una lista di cento parole (poi duecento) che farebbero parte del «lessico fondamentale» di qualsiasi lingua → sarebbero degli «universali culturali»: concetto di uomo, donna, sole, luna, albero…; pronomi personali; numeri bassi; azioni basilari; parti del corpo… → l’idea di fondo è che il «deca- dimento» seguirebbe un ritmo costante → in particolare, dopo un millennio, la percentuale del lessico fondamen- tale conservato sarebbe dell’81% → secondo la formula presentata da Swadesh, dati due stadi di una lingua, o di due lingue imparentate, il tempo che li divide sarebbe uguale al logaritmo della percentuale dei significati comuni
log𝑐 log𝑟
a partire da questa formula, per calcolare il tempo di separazione tra due lingue genealogicamente affini, si de- duce: 𝑡 = logc 2logr Se si applica questa formula a lingue imparentate di cui si conoscono le vicende storiche, si ottengono risultati to- talmente in contraddizione rispetto a quelli ottenuti dalla Linguistica storica → ai risultati inesatti si è tentato di ovviare abbassando l’indice di conservazione al 76% → i motivi per cui la glottocronologia è metodo criticato sono sostanziali: a) tutti i casi storici a noi noti mostrano che le lingue non mutano a velocità costante; b) non è affatto dimostrato che esista un lessico di base universale → le liste di Swadesh, più che di parole, sono liste di concetti → il modo in cui ogni singola lingua segmenta il campo dei concetti universali è arbitrario → la compara- zione-ricostruzione può basarsi solo sulle forme linguistiche, non sui concetti 7.6.2 La dimensione spaziale La dimensione spaziale iniziò a essere inclusa nella dinamica del mutamento con lo sviluppo della dialettologia e della geolinguistica → il fondatore della Geografia Linguistica è considerato J. Gilliéron, studioso franco-svizzero e autore del primo atlante linguistico → il concetto di isoglossa linguistica (linea ideale che racchiude l’area in cui si
damentale per la Geografia Linguistica fu quello condotto da Wenker, nel 1876, sulla seconda rotazione
consonantica tedesca → è una mutazione paradigmatica → il fenomeno si trova massicciamente nei dialetti tede- schi superiori, ma va scemando man mano ci si avvicini alla linea di Benrath → è possibile seguire l’espandersi della seconda rotazione consonantica germanica sulle fonti documentarie → non tutti gli esiti della mutazione
orientali Il fenomeno è datato tra il VII e il IX secolo d.C. → le più antiche testimonianze si collocano alla fine del VII secolo → sono testi prodotti in area alemanna, in area tedesco-superiore → è probabile che dall’area alpina la mutazione si sia estesa in due direzioni: verso nord (coinvolgendo i dialetti franconi) e verso sud (passando per le Alpi e raggiungendo i Longobardi) → i prestiti longobardi in italiano consentono di datare l’inizio del fenomeno con maggior sicurezza agli inizi del VI o del VII secolo → tra le possibili cause del fenomeno, la più probabile è l’influsso del sostrato linguistico in area alpina incontrato dai Germani nel momento del loro stanziamento (V e VI secolo d.C.): occlusive sorde germaniche > a) fricative sorde (singole o doppie); b) affricate occlusive sonore germaniche > occlusive sorde Caso a) si presenta quando l’occlusiva si trova in posizione interna o finale di parola, dopo un suono vocalico o dittongo → nei mss. in posizione finale o preceduta da vocale lunga/ dittongo si presenta come fricativa singola, altrimenti si raddoppia → il caso b) si riscontra quando l’occlusiva si trova in posizione iniziale di parola o se (nel caso sia in posizione interna oppure finale) è preceduta da un suono consonantico o è una consonante geminata germ. > ata. 1.a P > FF T > SS K > HH KW > HW 1.b P > PF T > TS K > KH KW > KHW 2 B > P D > T G > K GW > KW
simili avviene il contrario W. Labov è considerato il fondatore della Sociolinguistica → i suoi studi principali, sulla centralizzazione di /a/ nei dittonghi dell’inglese di Martha’s Vineyard e sulle varietà dell’inglese americano di NY, hanno avuto grande importanza per una migliore comprensione dei fenomeni di mutamento → hanno condotto alle seguenti conclu- sioni:
Poco dopo Labov diede avvio alla sociolinguistica moderna con uno studio nella centralizzazione di /a/ nei ditton-
tralizzato, ossia /ʌɪ/ e /ʌʊ/ → inizialmente Labov distingue quattro gradi di centralizzazione (0, 1, 2, 3) → poi cal- colò il numero medio di centralizzazione in ognuno dei parlanti esaminati → per prima cosa considerò il rap- porto tra centralizzazione ed età anagrafica → il fenomeno era più cospicuo tra i parlanti tra i trenta e i quaranta- cinque anni, ma diminuiva negli anziani e in parte nei giovani → ciò escludeva che si potesse pensare un muta- mento generazionale → Labov allora considerò altri elementi:
Ne concluse che la centralizzazione era un segno di attitudine positiva verso l’isola → con gli stessi metodi Labov affrontò lo studio della pronuncia della vibrante /r/ dopo vocale e in coda di sillaba → sono presenti due pro-
pronunciava → i bambini del New England imparavano a scuola inglese in cui i maestri non pronunciavano la /r/
entrambe le pronunce, ma in misura diversa → Labov considera due fattori:
studi sociolinguistici di Labov hanno dimostrato che: 1) una variabile linguistica può essere socialmente stratificata;
Esistono leggi regolari e paradigmatiche che descrivono l’evoluzione del sistema fonologico dell’i.e. ricostruito in una o più lingue storiche indoeuropee → la maggior parte di queste leggi fonetiche è stata individuata dai Neo- grammatici → si dedicarono allo studio delle lingue indoeuropee → questi studiosi consideravano le lingue come prodotti collettivi dell’agire umano → i Neogrammatici individuarono una serie di leggi fonetiche che sono un aiuto enorme nell’applicazione del metodo comparativo-ricostruttivo → diedero le migliori descrizioni delle lin- gue i.e. → i Neogrammatici erano convinti che il mutamento linguistico fosse regolato da leggi fonetiche ineccepi- bili, ossia prive di eccezioni, escluse di quelle spiegabili con altre leggi o tramite meccanismi analogici → il neo- grammatico A. Leskien affermava che le leggi fonetiche agivano con «cieca necessità» → a questa concezione dei
la sua storia, evolve secondo percorsi peculiari, non descrivibili da leggi regolari → a controversia continuò ad ani- mare il dibattito per molto tempo divise gli studiosi → la disputa fu risolta nel 1990 da W. Belardi → fece notare che la controversia riguardo alle leggi fonetiche non aveva ragione di esistere → i Neogrammatici e Schuchardt si occupano di lingue la cui tipologia del segno era totalmente diversa I Neogrammatici si occupavano di lingue a segno internamente articolato, mentre Schuchardt studiava lingue a segno fisso → queste due tipologie di lingue si comportano in modo differente → nelle prime è possibile indivi- duare delle leggi fonetiche sistematiche e paradigmatiche → i mutamenti delle lingue a segno articolato sono rego- lari → nelle lingue a segno fisso i mutamenti sono irregolari, condizionati dal contesto fonico → è impossibile in- dividuare delle leggi fonetiche del tipo della legge di Grimm → la posizione dei Neogrammatici e quella di Schuchardt erano entrambe corrette, ma nessuna aveva carattere generale → le lingue a segno internamente arti- colato sono le lingue in cui il segno lessematico presenta confini netti tra morfemi (radice, vocali, apofoniche e tematiche, affissi formativi, desinenza) → in esso la struttura consonantica ha funzione semantica → veicola il con- tenuto noetico di base → la struttura vocalica ha funzione morfologica e determina il lessema in relazione alle ca- tegorie morfosintattiche della lingua in questione → sono lingue a segno articolato tutte le lingue flessive con fles- sione interna e derivazione → nelle lingue a segno fisso, la struttura interna del lessema è opaca → possono es- sere individuabili un tema e dei morfemi grammaticali → consonanti e vocali in un segno fisso hanno la mede- sima funzione → manca la flessione interna → le lingue a segno internamente articolato evolvono in modo da preservare i confini di morfemi e la distinzione funzionale tra consonanti e vocali → per il funzionamento del se- gno fisso ciò non è necessario → Belardi associa il segno internamente articolato a una bandiera a strisce di colori diversi, mentre il segno fisso a una bandiera di un solo colore → se si elimina una striscia dalla prima bandiera, può perdersi completamente un colore e la bandiera avrà perso la sua funzione → viceversa, asportare una striscia