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Finora abbiamo immaginato l’utilizzo di internet in politica per rafforzare la democrazia in termini di ‘potere del like’ o di continui referendum. Questa visione è ormai tramontata. Nel mondo digitale ci troviamo ad un bivio: possiamo utilizzare la tecnologia per rafforzare la democrazia o per ostacolarla. A Taiwan, ad esempio, la tecnologia è utilizzata per incrementare la discussione delle opzioni prima di arrivare al voto. Prima di giungere a una decisione, chiunque può entrare nella piattaforma del governo, discutere, adattare una legge che solo dopo verrà approvata. Altri esperimenti di democrazia digitale stanno coinvolgendo le nazioni tecnologicamente avanzate come la Corea, mentre Smart City/Nation come Singapore o Dubai avvolgono i cittadini -quasi inconsapevoli- in sistemi di controllo matematico che lasciano intravedere –a noi- il rischio di una dittatura dell’algoritmo. Ma i domini non sono più solo fisici, della forza, delle Nazioni come la Russia, l’America, la Cina. Ci sono anche domini digitali, delle aziende che raccolgono dati. OBIETTIVO CITTADINANZA DIGITALE La frequentazione dell’ambiente digitale influenza anche la vita offline. Il cittadino digitale deve disporre di specifiche competenze per agire efficacemente a tutela della propria e altrui sicurezza. Le competenze della sicurezza digitale hanno anche conseguenze rilevanti dal punto di vista economico. Il livello di sicurezza digitale influenza la partecipazione dei consumatori e lo sviluppo dei servizi e dei mercati digitali. Noi studenti, come cittadini della società della conoscenza siamo testimoni della progressiva integrazione della dimensione digitale in ogni aspetto della nostra vita. Siamo più che un “semplice” cittadino: siamo cittadini digitali! Cittadini di un mondo connesso, disponiamo di strumenti intelligenti che ci consentono di personalizzare e ottimizzare le nostre esperienze come utenti e clienti.
La frequentazione degli ambienti digitali senza il possesso di adeguate competenze può determinare situazioni di disagio e, a volte, di pericolo. I rischi più comuni ai quali siamo esposti sono: ▪ frodi; ▪ violazione della privacY; ▪ violazione del copyright; ▪ grooming (adescamento); ▪ sexting (invio di messaggi sessualmente espliciti anche con immagini); ▪ cyberbullismo. IL GROOMING Esperti e psicologi che hanno studiato il fenomeno hanno individuato sei specifiche fasi del processo di “adescamento” dei minori attraverso la Rete. I FASE › La selezione della vittima e il contatto iniziale II FASE › La creazione dell’amicizia Il groomer, mostrando interesse, cura, pazienza conquista la fiducia del minore. III FASE › La creazione della relazione IV FASE › La valutazione del rischio. Il groomer ricerca informazioni sul rischio che il proprio tentativo di adescamento sia scoperto. V FASE › L’eclusività. Il groomer convince il minore (la vittima) a mantenere il segreto sulla loro relazione. VI FASE › La fase sessuale Il groomer introduce conversazioni su tematiche sessuali. IL CYBERBULLISMO Il fenomemo del cyberbullismo è in costante espansione; esso consiste in atti di molestia sistematici che vengono compiuti utilizzando gli strumenti elettronici (e-mail, telefono, blog, chat ecc.). Le modalità di aggressione possono essere differenti:
Ogni individuo è tutelato nel suo diritto alla privacy (cioè alla riservatezza), nel senso che la legge vieta di procurarsi indebitamente notizie o immagini relative alla vita privata altrui. Nel nostro Paese il d.lgs. n. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali, noto come legge sulla privacy, modificato dalla l. n. 35/2012) tutela la riservatezza dei dati personali e stabilisce che tutte le informazioni relative alle persone possono essere utilizzate da altri solo con il consenso espresso dell’interessato. L’art. 7 stabilisce che il soggetto a cui si riferiscono i dati ha sempre la possibilità di accedere a tutte le informazioni relative alla sua persona detenute da terzi. L’interessato può verificare che tali dati