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Riassunto libro Codice Deontologico di A. Gorgoni
Tipologia: Sintesi del corso
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Le principali concezioni antropologiche occidentali che hanno dato vita alla credenze etiche che ispirano l’agire sociale e la deontologia professionale.
Principio base della Deontologia del Servizio Sociale: Valore dell’essere PERSONA.
ORIGINE del Concetto di Persona.
Individuare processo evolutivo del concetto significa guardare alle diverse correnti umanistiche contemporanee che hanno cercato di definire l’ESSERE e le sue caratteristiche.
ETIMOLOGIA DEL TERMINE
Sin dall’antichità il SIGNIFICATO del termine ruotava intorno al tema del VOLTO, con riferimento sia al termine greco PROSOPON sia vocabolo etrusco PHERSU. Omero lo utilizza nell’ILIADE e nell’ODISSEA con riferimento esclusivo all’uomo.
Più tardi gli viene attribuito valore di MASCHERA, oggetto utile agli attori commedie per assumere e interpretare altre identità.
Di qui ANTITESI tra i due significati:
Sarà il Cristianesimo ad assegnare al termine un alto contenuto, usato nella sacre scritture per svelare il Mistero di Dio nelle 3 persone (trinità).
Nel corso della storia 3 MODELLI INTERPRETATIVI:
L’ ANTROPOLOGIA : scienza ruolo rilevante nella speculazione dell’uomo per rispondere Domande di Fondo: Chi è l’uomo? La sua vita ha uno scopo?
Il 1900 secolo dicotomico per l’Antropologia:
Nell’ Era Attuale l’uomo si vede frammentato: le dimensioni che lo compongono sembrano essere in contrapposizione la dimensione ai margini è quella SPIRITUALE.
Si assiste ad un processo di DEPERSONALIZZAZIONE :
La persona assume IDENTITA’ DIVERSE, PARZIALI, RIDUTTIVE con le quali non riesce a dominare la realtà che lo circonda. La sua CHIUSURA, il ripiegamento su se stesso, sono alimentate da una VIRTUALITA’ RELAZIONALE.
La mancanza di un UNICO CENTRO SIMBOLICO DI VALORI, dà ad ogni ESPERIENZA un SIGNIFICATO RELATIVO che non si collega con quello delle altre esperienze, non permettendo un SENSO GENERALE alla sua ESISTENZA.
La Società post-moderna, mcdonaldizzata, cibernetica, del rischio, liquida, esalta un Benessere Materiale, mettendo ai margini quella Spirituale.
Moravia (filosofo) fa un Elenco Istruzioni Pratiche per condurre Vita Umana:
-memoria storica
-guardare al FUTURO in maniera responsabile
il suo Razionalismo afferma che esistenza terrena ha più valore di quella ultraterrena ricerca Felicità immediata, del presente, del quotidiano, contro ingiustizie sociali, a favore della Comunità
Nega la presenza di un Dio creatore di un Ordine Morale Universale. Tutto ciò che è compiuto in nome della Libertà è etico quindi giusto.
Negare Parte Spirituale dà dell’Uomo una descrizione parziale e riduttiva:
L’uomo è corpo-materia e spirito-anima
La società contemporanea induce a guardare la realtà attraverso la Scienza e la Tecnica negando Dimensione Affettivo Relazionale dei Sentimenti su cui si basa Arte, Fede e Amore.
Michel Foucault già riteneva che l’uomo necessita di un termine di paragone, ideale di perfezione per auto-costruirsi valori universali solidi che pongono confine Bene e Male su cui fondare la propria vita.
La Tutela dei Diritti è data anche dal Riconoscimento della Spiritualità.
Concetto di persona, fornisce descrizione completa dell’uomo ed ha un rapporto con la teologia cristiana.
TERMINI per definire l’essere:
Queste prospettive fanno dell’uomo un egocentrico, egoista, rifiuta la condivisione e si chiude in un spazio privato.
Pensiero Antropocentrico si rivela con auto fondamento e autoreferenzialità
L’uomo è padrone del cosmo – Come descrive Niztsche “l’avvenire dell’uomo dipende dalla sua volontà”.
Non si può parlare di PERSONALISMO ma di PERSONALISMI data la molteplicità dei significati attribuiti a tale termine.
Inizi del 1900, sviluppo anni ’30, con ripresa pensieri di San Tommaso e Sant’Agostino in chiave moderna, contro le correnti anti-umanistiche del periodo.
Il termine è coniato nel 1903 dal francese Charles Renouvier. Nella Francia degli anni ’30 del secolo scorso la corrente filosofica si sviluppa nel mondo occidentale come risposta problemi crisi economica, politica, sociale e valoriale.
Gli studiosi identificano 2 correnti:
IL PERSONALISMO COMUNITARIO di EMMANUEL MOUNIER
Mounier, fondatore del personalismo contemporaneo, ne descrive il significato nell’opera del 1948 “Cos’è il personalismo?” – è una filosofia necessaria per combattere il percorso di depersonalizzazione dell’uomo.
Un processo che vede contrapporsi negli ultimi due secoli, 2 pensieri alienanti:
Il PERSONALISMO si propone come:
LA PERSONA NON E’ OGGETTO (non conoscibile come conosciamo gli altri oggetti)
Sostiene l’importanza del VOLTO, con il quale identificare l’ALTRO, e fa sentire l’IO responsabile nei suoi riguardi.
I valori del rapporto sono quelli cristiani, dell’amore, della carità, e nel vivere sociale la giustizia sociale (norme eque dello Stato).
La responsabilità verso il prossimo intesa come amore e non come esigenza politica.
L’UMANESIMO INTEGRALE di JACQUES MARITAIN
Gli studiosi lo annoverano tra i Neo-Tomisti, poiché recupera e rivaluta il Pensiero di San Tommaso D’Aquino in chiave moderna.
Maritain sostiene che l’UOMO in quanto PERSONA, si un UNICUM fra due dimensioni
FISICA e SPIRITUALE:
La soggettività umana è composta da due dimensioni che sembrano all’apparenza contrastanti, ma coesistono in quanto indivisibili:
L’uomo così inteso è un MICROCOSMO in cui coesistono la fisicità che è vitale grazie allo spirito.
Individualità e personalità sono complementari e in equilibrio e danno dell’uomo la visione più completa.
Altresì va riconosciuto il suo essere membro di una società, in ragione delle sue imperfezioni che gli impongono di porsi in relazione con gli altri e dei suoi bisogni che lo spingono ad unirsi ai suoi simili per far fronte alle mancanze conoscitive.
La società è indispensabile per la crescita dell’uomo se persegue il bene comune, che non è semplice collezione beni materiali o privati, ma un bene secondo giustizia sociale riconoscendo come valore principale il diritto di ciascuno di emanciparsi.
Il concetto di persona così denotato si pone contro ideologie del regimi totalitari di concezione comunista e socialista, così come alle ideologie del libero mercato tese all’individualismo e all’antropocentrismo.
Il concetto di persona così declinato richiama ad un modo olistico di intendere l’uomo. Una visione globale di unicità e originalità dell’uomo rispettate da tutte le convezioni, dichiarazioni e costituzioni internazionali.
Composto da 4 dimensioni che interagiscono in equilibrio per lo sviluppo sano dell’identità.
Dimensione corporea
E’ la filosofia esistenzialistica a dare alla dimensione corporea della persona una posizione rilevante. Si rapporto con il mondo e con i suoi simili attraverso il CORPO, diviene espressione della sua individualità in quanto diverso e unico dagli altri.
Scheler, Gehelen, Helmuth e Plessner (padri dell’antropologia filosofica) distinguono in tal senso:
Dimensioni complementari che fanno dell’uomo spirito incarnato, complesso e imprevedibile.
Dimensione psicologica
Si può far riferimento approccio scientifico nella descrizione della persona sviluppato da George Engel, sulla rivista Science nel 1977:
“l’essere umano come un’entità bio-psico-sociale integrata”
un vero e proprio sistema che vive immerso con altri sistemi esterni nell’ambiente.
Gli aspetti bio-psichici dell’uomo, ovvero il sistema intrapersonale è suddivisibile in:
Il sottosistema affettivo rappresenta l’intelligenza emotiva dell’uomo (area prefrontale cervello) le emozioni, i sentimenti, le passioni, sensazioni che spingono all’azione e nascono sia da inclinazioni biologiche sia dall’esperienza personale e culturale. Sono strettamente legate all’affettività positiva fornita da figure di riferimento essenziali (genitori, educatori) che contribuiscono ad una buona costruzione del sé.
Il sottosistema cognitivo comportamentale si distingue in sfera del pensiero , che permette una rielaborazione personale della realtà nonché una sua interpretazione simbolica, un significato, dal quale scaturiscono azioni dotate di senso, intenzionali (decisionale) o immediata (automatismo,
E’ un atto di trascendenza orizzontale che si manifesta come dono di sé all’altro, senza secondi fini o interessi propri da soddisfare. L’altro non è funzionale ai propri interessi, di conseguenza la relazione non si può definire sociale, ma relazione di prossimità, solidale e reciproca.
La dimensione dell’intersoggettività è dovuta a:
La soggettività umana si esprime con l’intersoggettività, che assume valore etico e ontologico, perché è una parte costitutiva dell’essere.
Considerare l’altro PERSONA significa:
PRINCIPI ASSOLUTI VALORI COSTITUZIONI I PRINCIPI OPERATIVI (cod.deontologico)
Il concetto di persona ci aiuta a comprendere l’uomo come UNITA’ INSCINDIBILE ed ORIGINALE con riferimento alle quattro dimensioni che lo compongono.
La visione dell’uomo come persona guarda anche a due concetti centrali su cui sono stati costruiti i diritti inalienabili e universali: LA DIGNITA’ e LA LIBERTA’.
LA DIGNITA’
Con questa espressione si vuole focalizzare l’attenzione sul valore della persona a prescindere dal ruolo sociale, posizione economica, sesso, età, razza, etnia.
Dal latino Dignitas, significa meritevole, che merita lode, premio e onore.
In realtà la semplice appartenenza al genere umano conferisce ad ogni persona un valore assoluto che le permette di godere di un rispetto incondizionato.
La dignità è propria dell’uomo e della sua natura contraddistinta da:
o razionalità , permette all’uomo di conoscere, riflettere sulle cose e su sé stesso o individualità , esprime indivisibilità dell’uomo, unicità e irripetibilità o sussistenza , esiste da sé (libertà e autonomia, autodeterminazione e autorealizzazione), in sé (azione riflessiva e responsabile del soggetto che è attore della propria vita) e per sé (inteso non come mezzo, ma come fine).
Ricostruzione storico-filosofica
Il concetto di dignità umana è presente già in epoca romana, con Cicerone che la descrizione con due accezioni:
L’avvento del Cristianesimo conferisce all’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio, come possessore di una dignità assoluta, universale e intangibile.
Con il Giusnaturalismo moderno, il cui promotore fu Pufendorf, la dignità non deriverà dalla capacità di pensare, ma dalla sua facoltà morale, che gli permette di porre limiti al proprio agire secondo leggi da lui stesso create.
Tale teoria diventa determinante con Kant , per il quale il valore dell’essere umano scaturisce dalla sua moralità, che lo distoglie da azioni lesive della dignità umana.
Dallo spirito filosofico del ‘700, guidato dal pensiero del grande intellettuale tedesco, scaturiscono le celebri dichiarazioni dei diritti umani “Declaration of rights” della Virginia 1776, “Dichiarazione d’indipendenza” degli USA 1776, “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” del 1791 della Francia rivoluzionaria in cui si consolidano i diritti naturali e imprescindibili (in queste ancora no dignità come principio giuridico).
Solo nel secondo dopoguerra la dignità diviene oggetto della politica e del diritto con le successive dichiarazioni: Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (ONU, 1948), Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (1950), Dichiarazione dei diritti del fanciullo (1959), Costituzione Italiana (1948), Legge Fondamentale della Repubblica Federale Tedesca (1949).
L’ultima assume importanza rilevante come risposta agli orrori del regime totalitario.
Giuristi e filosofi del diritto arricchiscono il significato con alcune considerazioni in merito a cosa significa rispettare la dignità umana:
-per Luhmann , creare contesti favorevoli al soddisfacimento dei bisogni e delle aspirazioni del singolo;
-per Nussbaum, garantire a tutti e a ciascuno un contesto materiale e istituzionale funzionale alla proattività del singolo;
-per Margalit, costruire società decenti, in cui le istituzioni operano in modo da non offendere il rispetto che ogni soggetto ha di sè e da esonerarlo da ogni esperienza umiliante;
-per Jonas, agire in modo tale che gli effetti della nostre azioni siano compatibili con la continuazione di una vita autenticamente umana, ovvero nelle nostre scelte attuali bisogna includere la futura integritá dell'uomo.
Il nuovo spirito filosofico ha contribuito alla redazione di documenti internazionali importanti per l’evoluzione giuridica del concetto di dignità: Carta dei diritti fondamentali dell’EU del 2000 e la Costituzione Europea del 2004. Nella prima la dignità viene declinata in senso astratto-universale
Marx guarda allo Stato e alle sue leggi come espressioni di una libertà illusoria, in quanto strumenti a servizio di una sola classe sociale, la borghesia. Egli auspica lo sviluppo di un’organizzazione politico-sociale che dia a tutti la possibilità di realizzarsi secondo le proprie capacità e aspirazioni (il suo socialismo scientifico crea un nuovo libero rapporto tra singolo e comunità, dove quest’ultima si propone come appendice potenziante della capacità del singolo)
Kant ritiene che la libertà sia un postulato (come descritto nell’opera la Critica della ragion pratica ) che non risponde alle leggi fisiche e trova fondamento nella morale iscritta nell’uomo che gli permette di agire e di emanciparsi in piena autonomia.
Sartre , esponente dell’Esistenzialismo, ritiene la libertà come atto indispensabile per l’io, per creare la sua originale ed unica essenza. L’uomo costruisce in modo del tutto libero la sua individualità, nel rispetto delle altre individualità, sia totalmente responsabile del suo progetto di vita. I suoi valori di riferimento non sono religiosi ma frutto della mente umana e del contesto socio-culturale di riferimento.
Spencer , sostenitore dell’Evoluzionismo Sociale, ogni uomo ha libertà di fare tutto quello che vuole, purchè non violi l’eguale libertà di un altro uomo. Ogni azione va compiuta nel rispetto della libertà dell’altro.
La modernità classica sembra farsi promotrici della libertà negativa che è la possibilità di ogni individuo di agire liberamente in assenza di ostacoli posti da altri. Una convinzione che si traduce nell’ideologia, non solo economica, su cui si basa il laissez faire , che induce a privilegiare il benessere individuale su quello collettivo.
La tutela della libertà è affidata allo Stato che attraverso il quadro normativo si pongono a difesa dell’individuo e della collettività.
Bauman nel suo libro La solitudine del cittadino globale descrive come nella postmodernità, la libertà acquista un significato più ampio, concedendo agli individui uno spazio sempre maggiore di autonomia a scapito di altri che ne vedono un restringimento. La libertà è accompagnata dall’incertezza: alcuni ricercano nuove certezza (autorevolezza che dica se sia giusto o sbagliato) creando nuove dipendenze da aziende commerciali, tecnici o esperti; altri guardano all’incertezza come sintomo di una liberazione definitiva e una piena emancipazione.
Rawls ritiene che l’unica garanzia a tutela delle libertà proviene da una giustizia equa, attraverso una giusta distribuzione dei benefici tra gli individui.
Gli studiosi contemporanei che hanno discusso intorno a questa teoria sono:
Dahrendorf sostiene che la libertà è una sfida perché comporta una propensione al rischio e al fare. Essa si identifica come assenza di costrizioni, ma anche come ampliamento delle chances di vita estese a tutti: esse nascono dall’interrelazione fra opzioni (opportunità vaste per la crescita personale) e legature (nella scelta tengo conto dei vincoli affettivi e valoriali che delimitano il
campo di azione). L’equilibrio fra le due evita il disorientamento vissuto dall’uomo della società contemporanea, dove le opzioni sono maggiori delle legature.
La società smette di essere socio centrica e diviene soggetto centrica, in cui le aspirazioni del singolo sono il fulcro delle sue azioni. Da un lato vi è la caduta delle gerarchie sociali in favore dell’emancipazione individuale e dall’altro la caduta di una coscienza sociale che ruota intorno ad un unico centro simbolico di valori, in grado di sostenere le scelte di vita di ciascun individuo.
Habermans , filosofo e sociologo tedesco, propone in difesa delle libertà umane una particola forma di governo definita democrazia deliberativa in cui la sovranità popolare (funzionale alla realizzazione etica del cittadino che lo porta ad agire consapevolmente) e la tutela dei diritti umani (espressione concreta dell’autodeterminazione morale) sono essenziali.
La dignità e la libertà sono la base dei diritti umani di ogni ordinamento giuridico.
Alain Tourine sostiene questa tesi quando spiega come la post-modernità deve connotarsi come l’era del trionfo del Soggetto, ovvero di un uomo la cui volontà responsabile valorizza la sua e le altre libertà, per la costruzione di una vita significativa e singolare.
Questo sarà possibile con la presenza di un ordine etico volto all’affermazione della tutela dei diritti.
I diritti umani sono quelle pretese di cui sono titolari tutti gli esseri umani solo per il semplice fatto di appartenere al genere umano. Sono conosciuti universalmente a tutti indipendentemente dallo status di cittadino. Sono chiamati diritti di nascita , coincidono con i diritti dell’uomo , poiché inviolabili, ma non possono corrispondere con i diritti del cittadino , quelli codificati in un sistema giuridico che attribuiscono i requisiti di cittadinanza.
Il percorso di affermazione
Il concetto di diritto inizia a diffondersi nella seconda metà del 17° secolo grazie a pensatori francesi e inglesi.
La sua nascita è legata al diffondersi del capitalismo e della nozione di individuo e rappresenterà una forma di tutela degli interessi personali nei confronti di un sistema di produzione autoritario ed oppressivo.
La prima rivoluzione avrà inizio con la Riforma Protestante nel 1517 con l’autoaffermazione dell’io e dall’immanenza di Dio; la seconda si è sviluppata nell’800 ed ha posto le basi della modernità per lo sviluppo scientifico e tecnologico.
I diritti diventano un baluardo contro i privilegi della nobiltà e del clero e il loro ufficiale riconoscimento nelle carte costituzionali: Costituzione Americana 1787 e Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino francese del 1791 (riservato ancora solo ad alcune categorie di persone).
L’etica e la deontologia diviene etica applicata quando si traduce nei procedimenti metodologici e nell’operatività quotidiana.
Al professionista è richiesto soprattutto di interpretare il proprio lavoro coniugando al meglio il rigore metodologico con la capacità di scelte eticamente fondate, ovvero scelte che facciano continuamente riferimento ai principi ispiratori della professione, riassumibili nel dare primato e centralità alla persona.
Porre al centro dell’etica professionale la persona significa (come asseriva Giovanni Cattaui De Menasce):
combattere la passivizzazione (l’utente non partecipa al processo di aiuto) e la spersonalizzazione (l’utente non è protagonista del processo di aiuto, utile alla costruzione del proprio progetto di vita); mai pensare all’uomo come soggetto astratto (persona in tutte le sue dimensioni) evitare ogni comportamento burocratico e tecnicistico che considera l’ utente un mero consumatore (colui che consuma il servizio che gli viene proposto); nel servizio sociale l’utente non può essere consumatore perché non vi è uno degli elementi portanti della cultura consumistica: la libera scelta (il disagio appanna la capacità di scegliere, mancanza di risorse diversificate per la scelta, funzione di controllo che spesso l’AS deve compiere nei confronti dell’utente).
o operare avendo fiducia nell’uomo e nelle sue risorse, intese come energia indispensabile per realizzare il cambiamento; o profondere un impegno costante per far vincere la democrazia ; per migliorare i servizi sociali e le strutture; per abbattere i fenomeni di marginalizzazione e di esclusione sociale; o sviluppare rigore scientifico (metodologia professionale) nell’agire professionale valorizzando la formazione continua, l’aggiornamento e la supervisione; perfezionando le tecniche e le metodologie professionali; dando risalto alle ricerche e alle scoperte scientifiche; favorendo l’interdisciplinarità, il lavoro d’equipe, il lavoro in/di rete e l’integrazione dei servizi; facendo costante riferimento ad alti valori (persona, dignità e libertà).
Lo strumento principale del servizio sociale è la relazione interpersonale tra l’utente e il professionista, perché mezzo utile alla conoscenza e alla costruzione dell’intervento funzionale al suo cambiamento. La posizione dell’utente nei confronti del professionista è paritaria. Da questo presupposto nascono altre e più complesse implicazioni etiche e deontologiche.
In questo caso la pratica diviene metodologicamente corretta ed eticamente giusta solo se l’operatore agisce per il bene del soggetto , portatore di uno stato di bisogno:
o Personalizzando e Individualizzando il processo di aiuto considerando l’utente una persona portatrice di specifici bisogni, ma anche di particolari caratteristiche, risorse, aspettative e motivazioni per la costruzione del suo originale progetto di vita. o Fungendo da sostegno e supporto in un processo di aiuto Educativo-Promozionale , in cui l’utente ha un ruolo attivo e responsabile nella riacquisizione dell’autonomia e dell’empowerment.
La Comunità Scientifica internazionale e nazionale invita ad assumere il ruolo di professionista :
impegnato , costantemente e integralmente, come persona e come professionista a dare impulso al cambiamento politico, sociale, culturale, sia a livello collettivo che individuale riflessivo , creativo e flessibile, che si impegna a superare la routine e la staticità della prassi in favore di un’operatività progettuale in cui l’assessment (ricognizione iniziale dei bisogni), il care planing (costruzione dei piani individualizzati) siano il frutto di metodologie operative più efficaci da sperimentare.
Sarah Banks nel suo libro Etica e valori nel servizio sociale , mette in risalto 3 correnti filosofiche alle quali gli assistenti sociali nel corso della storia hanno fatto riferimento e dalle quali sono scaturiti i primi principi operativi della professione:
Mary Richmond, Rogers, Perlman, Dal Pra Ponticelli, e altri promuovono la
Esprime l’indissolubile rapporto tra singolo e contesto fisico e sociale, riconoscere questo principio significa riconoscere che il benessere o disagio è frutto di un mancato equilibrio nella relazione persona-ambiente. E’ la risorsa indispensabile per il planning life, attraverso azioni sistematiche ed intenzionali, finalizzate all’empowerment individuale, di gruppo o comunitario.
Operare nel rispetto della socialità di un soggetto significa:
collocarlo nel suo spazio vitale, cogliendone la stretta interrelazione e interdipendenza con l’ambiente costruire ed analizzare i legami diretti e indiretti, significativi e non, che ruotano intorno allo stesso, individuando e quantificando l’ampiezza della rete sociale per dedurre la qualità e la quantità di supporto che si dispone nell’attività di fronteggiamento creare un processo di aiuto che valorizzi le capacità e le potenzialità curative e preventive della rete sociale di cui un soggetto fa parte e tenga presente degli elementi che sono stati la causa o la concausa dello stato di malessere vedere come strumento fondamentale il lavoro in rete e di rete , utile all’azione congiunta verso un fine condiviso. Nel lavoro in rete , il professionista è uno degli elementi della rete e agisce insieme agli altri elementi in funzione di un obiettivo comune. Nel lavoro di rete, il professionista funge da guida, da elemento di raccordo, di direzionamento e di sviluppo della rete, assumendosi la responsabilità diretta e forma del caso, ricoprendo il ruolo di case manager che svolge 3 azioni congiunte: azioni di raccordo o sincronizzazione delle attività, azioni di sostegno alla rete e azioni di estensione o potenziamento della stessa.
E’ l’imprescindibile principio che ogni dichiarazione, convenzione e costituzione democratica riconosce contro tutte le forma di discriminazione e a favore della parità di diritti e opportunità.
Martha Nussbaum , esponente dei neoaristotelici, ritiene che tutelare l’uguaglianza significhi dare a tutti eguali opportunità di sviluppare capacità utili a vivere dignitosamente. Le istituzioni
dovranno pertanto garantire l’ambiente materiale e istituzionale utile allo sviluppo di queste capacità.
Sen, coniuga l’eguaglianza con la libertà sostenendo che quest’ultima sia concretamente garantita solo se tutti hanno le stesse opportunità di star bene e scegliere liberamente la propria vita.
Ronald Dworkin , sostiene che la comunità politica deve agire per assicurare un’uguaglianza di risorse personali che consenta il superamento di differenze o svantaggi fisici, psichici, individuali e sociali del territorio.
John Rawls , sostiene che l’uguaglianza è tutelata se coniugata con la giustizia intesa come equità, cioè la prima virtù delle istituzioni sociali alle quali venga attribuito il dovere di distribuire i benefici. In senso giuridico si declina con il diritto di voto, e in senso sociale con la ripartizione equa dei beni e delle opportunità.
Alain Tourine , sostiene che l’uguaglianza è salvaguardata in una democrazia, solo se coniugata alla diversità:
A fronte di tale principio operativamente il Servizio Sociale si propone come strumento in grado di contrastare forme di discriminazione e di rimozione degli ostacoli che nel contesto territoriale limitano il pieno godimento dei diritti e delle opportunità essenziali per costruire la propria personalità nella società (autodeterminazione e autorealizzazione).
Nel costruire processi di aiuto come percorsi educativo-promozionali, l’assistente sociale si dovrà ispirare ad un complesso intreccio di uguaglianza e differenza , con il quale riconosce l’irripetibilità di un’identità individuale e collettiva, garantendo a ciascuno il diritto di scegliere il modo di essere al mondo senza condizionamenti.
L’etimologia del termine risulta ambiguo e appartiene ad una famiglia di parole: solidum, sodalitas, socius, che esprimono un obbligo alla reciprocità e alla mutualità.
Permette e giustifica l’imprescindibile relazione tra soggetto e i suoi simili che genera una collettività. E’ la matrice socioculturale su cui si costruiscono rapporti di convivenza pacifica, richiama al senso di responsabilità verso l’altro e della comunità. Nel corso dei secoli è stata considerata come un vincolo religioso, un obbligo morale, infine come principio etico motivando l’intervento statale.
Zygmunt Bauman , considera la solidarietà nella società contemporanea come il principio basilare delle politiche sociali come modalità per costruire spazi dove conciliare interessi, diritti, doveri privati con quelli pubblici.