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Codice deontologico., Appunti di Metodi E Tecniche Del Servizio Sociale

Codice deontologico dell’assistente sociale.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 27/07/2021

cla_hem
cla_hem 🇮🇹

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IL CODICE DEONTOLOGICO DELL’ASSISTENTE SOCIALE.
Il Codice deontologico dell’assistente sociale rappresenta il punto di riferimento per ogni
assistente sociale. Quest’ultimo ha valore di norma per ogni iscritto all’albo professionale. Il Codice
deontologico della professione è costituito dai principi e dalle regole che gli Assistenti Sociali
devono osservare nell’esercizio della professione e che orientano le loro scelte di comportamento
nei diversi livelli di responsabilità in cui operano. Il Codice deontologico è, e deve essere, collegato
ai cambiamenti sociali, all’evolversi della professione e delle sue conoscenze specifiche e allo
sviluppo delle conoscenze scientifiche in generale. Per questo, anche in Italia, il Codice
deontologico attuale è frutto di una storia. Le sue origini si possono individuare nella riflessione
sulle basi etiche della professione già presente nel fondamentale Convegno di Tremezzo del 1946.
Nel 1991 l’Associazione Nazionale degli Assistenti Sociali (ASSNAS) elabora per la prima volta il
Codice Deontologico. In seguito alla legge 84\93 che ha istituito l’Ordine Nazionale degli Assistenti
Sociali, il Codice è stato recepito e poi deliberato nel 1998 dall’Ordine stesso. Nel 2002 il Codice ha
subito una prima revisione, legata soprattutto all’esigenza di adattarlo alle modifiche legislative
introdotte con la Legge 328\2000 (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di
interventi e servizi sociali. Il codice ha subito una seconda revisione nel 2009, dopo un importante
lavoro di riflessione interno alla professione. Il 21 febbraio 2020 il CNOAS (Consiglio Nazionale
dell’Ordine degli Assistenti Sociali) ha approvato il nuovo Codice deontologico della professione,
entrato in vigore il 1° giugno 2020.
Le principali novità del nuovo Codice deontologico.
Il nuovo Codice è più lungo: è formato da 86 articoli, rispetto ai 69 precedenti, distribuiti in
9 titoli, anziché 7;
Nel Codice deontologico del 2009 non vi era un preambolo, mentre nel Codice
deontologico 2020 si.
Si sono sostituite le parole “utente\cliente” con PERSONA;
Si specifica la condotta degli Assistenti Sociali nell’uso di INTERNET e dei SOCIAL NETWORK;
Si ribadisce il RUOLO POLITICO della professione;
La presenza di un intero titolo dedicato a precisare le responsabilità generali degli
Assistenti Sociali;
L’inserimento di indicazioni relative alle modalità per individuare e affrontare i DILEMMI
ETICI.
L’introduzione di norme deontologiche relative alla supervisione didattica nei confronti dei
tirocinanti.
L’ulteriore precisazione del rapporto degli Assistenti Sociali con l’Ordine Professionale.
Il codice deontologico è un codice esigente -> L’attuale codice deontologico dell’assistente sociale non è di
semplice applicazione, al contrario, esso è un codice esigente: infatti, alcuni articoli possono creare dilemmi
etici. Il codice non risolve però dilemmi etici e deontologici proponendo soluzioni preconfezionate, sarebbe
impossibile. Esso orienta il professionista a fare la scelta più giusta secondo lui, definisce che tipi di
comportamento deve avere con le persone. Le soluzioni, infatti, vanno prese unendo empatia e ragione e
questo presuppone un’enorme responsabilità: ogni assistente sociale accetta su di sé il peso morale delle
decisioni e accetta la decisione di poter sbagliare.
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IL CODICE DEONTOLOGICO DELL’ASSISTENTE SOCIALE.

Il Codice deontologico dell’assistente sociale rappresenta il punto di riferimento per ogni assistente sociale. Quest’ultimo ha valore di norma per ogni iscritto all’albo professionale. Il Codice deontologico della professione è costituito dai principi e dalle regole che gli Assistenti Sociali devono osservare nell’esercizio della professione e che orientano le loro scelte di comportamento nei diversi livelli di responsabilità in cui operano. Il Codice deontologico è, e deve essere, collegato ai cambiamenti sociali, all’evolversi della professione e delle sue conoscenze specifiche e allo sviluppo delle conoscenze scientifiche in generale. Per questo, anche in Italia, il Codice deontologico attuale è frutto di una storia. Le sue origini si possono individuare nella riflessione sulle basi etiche della professione già presente nel fondamentale Convegno di Tremezzo del 1946. Nel 1991 l’Associazione Nazionale degli Assistenti Sociali (ASSNAS) elabora per la prima volta il Codice Deontologico. In seguito alla legge 84\93 che ha istituito l’Ordine Nazionale degli Assistenti Sociali, il Codice è stato recepito e poi deliberato nel 1998 dall’Ordine stesso. Nel 2002 il Codice ha subito una prima revisione, legata soprattutto all’esigenza di adattarlo alle modifiche legislative introdotte con la Legge 328\2000 (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Il codice ha subito una seconda revisione nel 2009, dopo un importante lavoro di riflessione interno alla professione. Il 21 febbraio 2020 il CNOAS (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali) ha approvato il nuovo Codice deontologico della professione, entrato in vigore il 1° giugno 2020. Le principali novità del nuovo Codice deontologico.  Il nuovo Codice è più lungo: è formato da 86 articoli, rispetto ai 69 precedenti, distribuiti in 9 titoli, anziché 7;  Nel Codice deontologico del 2009 non vi era un preambolo, mentre nel Codice deontologico 2020 si.  Si sono sostituite le parole “utente\cliente” con PERSONA;  Si specifica la condotta degli Assistenti Sociali nell’uso di INTERNET e dei SOCIAL NETWORK;  Si ribadisce il RUOLO POLITICO della professione;  La presenza di un intero titolo dedicato a precisare le responsabilità generali degli Assistenti Sociali;  L’inserimento di indicazioni relative alle modalità per individuare e affrontare i DILEMMI ETICI.  L’introduzione di norme deontologiche relative alla supervisione didattica nei confronti dei tirocinanti.  L’ulteriore precisazione del rapporto degli Assistenti Sociali con l’Ordine Professionale. Il codice deontologico è un codice esigente -> L’attuale codice deontologico dell’assistente sociale non è di semplice applicazione, al contrario, esso è un codice esigente: infatti, alcuni articoli possono creare dilemmi etici. Il codice non risolve però dilemmi etici e deontologici proponendo soluzioni preconfezionate, sarebbe impossibile. Esso orienta il professionista a fare la scelta più giusta secondo lui, definisce che tipi di comportamento deve avere con le persone. Le soluzioni, infatti, vanno prese unendo empatia e ragione e questo presuppone un’enorme responsabilità: ogni assistente sociale accetta su di sé il peso morale delle decisioni e accetta la decisione di poter sbagliare.

Il codice deontologico italiano, quindi, (che si distingue da tutti gli altri codici deontologici esteri) è composto da 9 titoli, 86 articoli ed un preambolo (inserito grazie all’ultima revisione effettuata nel 2020). Cos’è un preambolo?? Il preambolo (o anche premessa) è quella parte introduttiva rispetto alla pubblicazione vera e propria, in questo caso rispetto ai vari titoli del codice deontologico. All’interno del preambolo vengono definiti gli obiettivi dell’assistente sociale e della professione. Inoltre, all’interno di quest’ultimo si sottolinea l’importanza della figura e del ruolo del professionista, è infatti scritto: “La professione dell’assistente sociale è fondamentale per garantire i diritti umani e lo sviluppo sociale… l’assistente sociale è consapevole che la professione è una risorsa da tutelare, che implica doveri e responsabilità.” Viene inoltre presentato il codice, che definisce i limiti del corretto esercizio professionale. Infatti, se si vuole esercitare la professione di assistente sociale, bisogna RISPETTARE le regole, i principi e i metodi presenti nel codice deontologico. Titolo I Definizioni generali e ambito di applicazione. 1.Il Codice Deontologico è costituito dai principi e dalle regole che l’assistente sociale iscritto all’albo professionale deve conoscere, osservare e contribuire a diffondere.

  1. La conoscenza e il rispetto del Codice sono vincolanti per l’esercizio della professione in tutte le forme in cui essa è esercitata; la non conoscenza delle norme in esso contenute non esime dalla responsabilità disciplinare.
  2. I principi, i valori e le regole contenute nel Codice orientano le scelte di comportamento dei professionisti in tutti gli ambiti, a tutti i livelli di responsabilità attribuita, anche quando gli interventi professionali siano effettuati a distanza, via internet o con qualunque altro dispositivo elettronico o telematico. TITOLO 2. Nel secondo titolo sono citati i principi generali della professione che guidano il comportamento del professionista. In questo titolo, potremmo parlare soprattutto dell’articolo 8 e 9. Nell’attuale articolo 8 viene riconosciuta la centralità della persona e nell’attuale articolo 9 viene eliminato il termine “razza” riferito all’uomo, in quanto questo termine viola quella che è la sua dignità. TITOLO 3. In questo titolo sono citati i doveri e le responsabilità generali dei professionisti nei confronti degli: altri colleghi, della società e degli individui. In questo titolo viene esplicitato che l’assistente sociale, qualora lo tenesse necessario, può cercare l’aiuto e la collaborazione dei colleghi (art. 16) e DEVE dividere la sua vita privata dalla sua vita professionale, per questo motivo non può iniziare relazioni di natura sentimentale o sessuale con i destinatari degli interventi. (art. 20). Dilemmi etici della professione. Preambolo: le ambiguità e i dilemmi etici sono connaturati all’esercizio della professione; si affrontano anche mediante pratiche riflessive e processi decisionali orientati a risultati etici. Art.14: l’assistente sociale li individua e li affronta evidenziando i valori e i principi in contrasto. Le scelte professionali che ne risultano sono la sintesi della valutazione delle norme, del sapere scientifico,

In questo titolo vengono enunciate le responsabilità che l’assistente sociale ha verso i colleghi e gli altri professionisti con cui entra in contatto (psicologi, forze dell’ordine…).

  1. Il professionista non registra né divulga conversazioni con i colleghi senza il loro consenso, ad eccezione delle situazioni disciplinate tra le cause di giustificazione previste dall’ordinamento giuridico. In caso di diffusione di audio/video conferenze, è necessario il consenso di tutti i partecipanti. Nelle comunicazioni a distanza, l’assistente sociale rende nota agli interlocutori l’eventuale partecipazione di terzi. Gli stessi obblighi si applicano anche alla corrispondenza.
  2. L’assistente sociale segnala al Consiglio Territoriale di Disciplina le condizioni soggettive, le omissioni o i comportamenti dei colleghi contrari alle norme deontologiche, all’ordinamento professionale o che configurino forme di oppressione istituzionale. TITOLO 7. Questo titolo cita la responsabilità dell’assistente sociale nell’esercizio della professione e si suddivide in 4 capi:
    • Capo 1: l’esercizio della professione in regime subordinato -> l’assistente sociale, svolgendo un lavoro subordinato, dovrà chiedere al proprio datore di lavoro il corretto inquadramento giuridico delle proprie funzioni (che funzione svolge?); nel caso in cui c’è un carico di lavoro esagerato che ostacola lo svolgersi della professione, dovrà segnalarlo al proprio datore…;
    • Capo 2: esercizio della professione in ruoli dirigenziali, apicali o di coordinamento -> nel momento in cui l’assistente sociale occuperà un ruolo dirigenziali, apicale o di coordinamento dovrà: gestire le risorse umane e i carichi di lavoro, valorizzando i singoli professionisti e rispettando la loro autonomia, favorire il confronto tra professionisti di aree o enti differenti, favorire la partecipazione, tutte le volte che è opportuno;
  • Capo 3: esercizio della professione in Società tra professionisti, in Società multi professionale e in regime di libera professione;
  • Capo 4: esercizio della professione nel ruolo di consulente tecnico d’ufficio o di parte. TITOLO 8. In questo titolo vengono citate le responsabilità verso la professione. In questo titolo ci sono tre capi:
    • nel primo capo si parla del rapporto con l'ordine professionale: dovrà inserire la regione nella quale risiede, dovrà pagare la quota annuale all’albo entro i tempi stabiliti, dovrà fornire e aggiornare i propri dati;
    • Il secondo capo si riferisce ai assistenti sociali eletti nei consigli dell'ordine e nominati nel consiglio di disciplina ciò significa che l'assistente sociale chiamata a far parte del consiglio nazionale o regionale dovrà rispettare l'incarico con impegno costante;
    • Il terzo capo si riferisce alle azioni disciplinari nei confronti degli iscritti ciò significa che chi non rispetta ciò che ha affermato nel codice deontologico andrà incontro a sanzioni più o meno gravi come l'ammonizione la censura o addirittura la radiazione dall' albo. TITOLO 9.

E’ l’ultimo titolo del codice deontologico del 2020, in questo titolo ci sono tutte le norme finali.

  1. L’assistente sociale rispetta le norme deontologiche del Paese in cui esercita osservando le leggi che regolano l’esercizio della professione all’estero. L’assistente sociale straniero che eserciti in Italia è tenuto al possesso dei requisiti di legge e ha l’obbligo di conoscere ed osservare i precetti contenuti nel presente codice.
  2. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine provvede alla revisione e all’aggiornamento del Codice anche per il tramite dell’Osservatorio Deontologico Nazionale. ASSISTENTE SOCIALE E SOCIAL NETWORK. Un’ulteriore modifica al codice deontologico del 2020, oltre al preambolo, è dedicata ai social network. In vari titoli troviamo articoli che si riferiscono ai social network, in quanto fanno ormai parte della nostra quotidianità. Potremmo citare l’articolo 21, presente nel terzo titolo, il quale afferma che l’assistente sociale deve sempre rispettare i principi etici della professione e mantenere un comportamento adeguato anche nei confronti dei social network. Un ulteriore articolo che si può citare è l’articolo 37, presente nel quarto titolo, il quale afferma la riservatezza dell’assistente anche nei confronti della stampa, dei mezzi di comunicazione di massa e dei social network, soprattutto quando si parla di minori (viene assicurato loro l’anonimato). Ancora, troviamo l’articolo 69, titolo sette, il quale afferma che l’assistente sociale non si serve di mezzi di stampa o social network per un uso strumentale della consulenza, nel momento in cui fosse consulente tecnico di parte incaricato da una delle parti nell’ambito di un processo civile; Infine troviamo l’articolo 72, titolo otto, dove l’assistente deve sempre garantire la tutela della comunità utilizzando i social in modo decoroso, stessa cosa vale per mantenere fede all'integrità della professione utilizzando i social media in modo consono. ATTEGGIAMENTI PROFESSIONALI. Accettazione: si tratta di un sentire professionale che favorisce nella persona la crescita della fiducia in sé stessa, liberandola dai timori di non essere compresa e/o danneggiata. Accettare non significa acconsentire da parte dell’operatore a qualsiasi azione o comportamento, ma evitare di categorizzare la persona entro degli schemi prefissati. Accettare senza giudicare: permette lo scambio tra Assistente Sociale ed utente, permettendo a quest’ultimo di sentirsi accolto, ascoltato, compreso. L’Assistente sociale manifesta interesse ascoltando la storia della persona, manifestando un interesse reale ed attento. Ascolto : esso assume un’importante valenza costruttiva per l’identità della persona, di riconoscimento del suo valore e di conferma delle sue possibilità. Esso deve essere: attivo, rispettoso, attento. Questo tipo di ascolto instaura già di per sé un processo di aiuto, rafforzando in quel momento almeno la fiducia dell’utente in sé stesso. Affiancamento: aiuto alla persona per trovare soluzioni più appropriate ai suoi problemi. L’Assistente sociale assume il ruolo di affiancatore/accompagnatore della persona in difficoltà nel raggiungimento di mete di benessere senza risolvere il problema, calandolo dall’alto.