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Collegamenti interdisciplinari su tematiche trasversali per la maturità, Schemi e mappe concettuali di Latino

Per ogni argomento sono presenti collegamenti già strutturati tra più discipline: italiano, latino, greco, inglese, educazione civica e attualità. I riferimenti sono selezionati per creare percorsi coerenti e utilizzabili direttamente all’orale, senza dover costruire collegamenti da zero. Le tematiche trattate coprono sofferenza, solitudine, sofferenza interiore, suicidio, apparenza e realtà, inettitudine, morte, donna, tempo, amore, natura, equilibrio, immigrazione, materialismo, ritorno, rapporto con il potere, religione, forme di governo, fisionomica, fratellanza e famiglia. Il materiale è organizzato per nuclei tematici, con connessioni logiche tra autori e concetti, così da facilitare la memorizzazione e la costruzione del discorso. Ideale per preparazione alla maturità e per avere una base completa di collegamenti interdisciplinari pronti all’uso.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2025/2026

In vendita dal 01/07/2026

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COLLEGAMENTI SULLA SOFFERENZA
SOLITUDINE
Epicureismo
Ataraxia, lathe biosas
Neoteroi /
Catullo
De Oo
Seneca
Oum leerario/negoum
L'infinito
Giacomo Leopardi
La solitudine diventa un momento in cui il poeta inizia a immaginare
(cosa c’è oltre la siepe?)
Alla luna
Giacomo Leopardi
Il poeta sta soffrendo e cerca un confronto con la natura (la luna),
solo loro due
La sera del dì di festa
Giacomo Leopardi
Durante il giorno della festa, le persone si incontrano, si divertono e
condividono momen insieme. Quando la sera arriva e la festa
finisce, il silenzio che cala sul paese mee il poeta bruscamente
davan alla sua realtà: quella di essere escluso da quella gioia e da
quelle relazioni.
Rosso Malpelo
Giovanni Verga
In Rosso Malpelo la solitudine è una condanna sociale basata sul
pregiudizio: emarginato per i capelli rossi e privato del padre, unico
affeo, il protagonista affronta isolato il duro lavoro della cava. La
perdita di Ranocchio spezza il suo ulmo legame umano,
spingendolo a una totale alienazione che culminerà nella scomparsa
definiva nei cunicoli della miniera.
La lupa
Giovanni Verga
Mazzarò
Giovanni Verga
Mastro don Gesualdo
Giovanni Verga
In Mastro
-
don Gesualdo, la solitudine è il prezzo del riscao sociale:
l'ascesa economica isola Gesualdo sia dal popolo, che lo invidia, sia
dai nobili, che lo disprezzano per le sue origini umili. Nemmeno la
famiglia gli offre conforto, poiché il matrimonio con Bianca Trao e il
rapporto con la figlia Isabella sono privi di affeo, condannandolo a
morire solo e incompreso nel palazzo della figlia, circondato
dall'indifferenza dei servitori.
L'esclusa
Luigi Pirandello
In L'esclusa, la solitudine di Marta Ajala nasce da un'ingiusta
condanna sociale: cacciata di casa dal marito per un falso sospeo
di adulterio, viene isolata e sgmazzata dall'intero paese. Questa
solitudine forzata si trasforma in un'emarginazione interiore ed
esistenziale che la accompagna anche quando cercherà di
ricostruirsi una vita, dimostrando l'impossibilità di sfuggire alle
"maschere" imposte dagli altri.
Il fu Maa Pascal
Luigi Pirandello
In Il fu Maa Pascal, la solitudine è la conseguenza del fallimento
del tentavo del protagonista di azzerare il proprio passato per
vivere una nuova vita libera da vincoli. Assumendo l'identà di
Adriano Meis, scopre che l'isolamento burocraco e l'impossibilità
di stringere veri legami lo condannano a una solitudine ancora
peggiore della precedente. Il ritorno a casa sancisce la sua definiva
esclusione dalla società: impossibilitato a riprendere la vecchia
identà, diventa il "fu" Maa Pascal, uno spero che osserva la vita
degli altri in totale e rassegnato isolamento.
La patente
Luigi Pirandello
Chiàrchiaro
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COLLEGAMENTI SULLA SOFFERENZA

SOLITUDINE

Epicureismo Ataraxia, lathe biosas

Neoteroi / Catullo

De OƟo Seneca OƟum leƩerario/negoƟum

L'infinito Giacomo Leopardi La solitudine diventa un momento in cui il poeta inizia a immaginare

(cosa c’è oltre la siepe?)

Alla luna Giacomo Leopardi Il poeta sta soffrendo e cerca un confronto con la natura (la luna),

solo loro due

La sera del dì di festa Giacomo Leopardi Durante il giorno della festa, le persone si incontrano, si divertono e

condividono momenƟ insieme. Quando la sera arriva e la festa

finisce, il silenzio che cala sul paese meƩe il poeta bruscamente

davanƟ alla sua realtà: quella di essere escluso da quella gioia e da

quelle relazioni.

Rosso Malpelo Giovanni Verga In Rosso Malpelo la solitudine è una condanna sociale basata sul

pregiudizio: emarginato per i capelli rossi e privato del padre, unico

affeƩo, il protagonista affronta isolato il duro lavoro della cava. La

perdita di Ranocchio spezza il suo ulƟmo legame umano,

spingendolo a una totale alienazione che culminerà nella scomparsa

definiƟva nei cunicoli della miniera.

La lupa Giovanni Verga

Mazzarò Giovanni Verga

Mastro don Gesualdo Giovanni Verga In Mastro-don Gesualdo, la solitudine è il prezzo del riscaƩo sociale:

l'ascesa economica isola Gesualdo sia dal popolo, che lo invidia, sia

dai nobili, che lo disprezzano per le sue origini umili. Nemmeno la

famiglia gli offre conforto, poiché il matrimonio con Bianca Trao e il

rapporto con la figlia Isabella sono privi di affeƩo, condannandolo a

morire solo e incompreso nel palazzo della figlia, circondato

dall'indifferenza dei servitori.

L'esclusa Luigi Pirandello In L'esclusa, la solitudine di Marta Ajala nasce da un'ingiusta

condanna sociale: cacciata di casa dal marito per un falso sospeƩo

di adulterio, viene isolata e sƟgmaƟzzata dall'intero paese. Questa

solitudine forzata si trasforma in un'emarginazione interiore ed

esistenziale che la accompagna anche quando cercherà di

ricostruirsi una vita, dimostrando l'impossibilità di sfuggire alle

"maschere" imposte dagli altri.

Il fu Maƫa Pascal Luigi Pirandello In Il fu Maƫa Pascal, la solitudine è la conseguenza del fallimento

del tentaƟvo del protagonista di azzerare il proprio passato per

vivere una nuova vita libera da vincoli. Assumendo l'idenƟtà di

Adriano Meis, scopre che l'isolamento burocraƟco e l'impossibilità

di stringere veri legami lo condannano a una solitudine ancora

peggiore della precedente. Il ritorno a casa sancisce la sua definiƟva

esclusione dalla società: impossibilitato a riprendere la vecchia

idenƟtà, diventa il "fu" Maƫa Pascal, uno speƩro che osserva la vita

degli altri in totale e rassegnato isolamento.

La patente Luigi Pirandello Chiàrchiaro

SOFFERENZA INTERIORE tedium vitae Lucrezio Il tedium vitae (la noia o l'angoscia esistenziale) è per Lucrezio quel senso di insoddisfazione e vuoto interiore che tormenta l'uomo che non conosce le leggi della natura. Ne parla nel Libro III del De rerum natura (vv. 1053-1075), descrivendo l'ansia dei patrizi romani che fuggono conƟnuamente da un luogo all'altro nel vano tentaƟvo di scappare da se stessi e dalla paura della morte. Lucrezio spiega questo male usando la metafora di un malato che cambia posizione nel leƩo senza trovare pace, indicando che la cura non è il movimento, ma la filosofia epicurea che libera la mente. aegritudo animi / displicenƟa sui Seneca L' aegritudo animi (l'infelicità o l'angoscia dell'anima) è per Seneca la malaƫa interiore dell'uomo che non ha trovato l'equilibrio filosofico. Ne parla sopraƩuƩo nel De tranquillitate animi, descrivendola come una conƟnua oscillazione emoƟva e un'insoddisfazione cronica che nasce dall'incapacità di bastare a se stessi. Il filosofo la paragona a una febbre che tormenta chi cerca inuƟlmente di guarire cambiando conƟnuamente occupazioni o viaggiando, anziché curare la propria mente. accidia dante Nell'Inferno (VII cerchio), Dante punisce gli accidiosi immersi nel fango della palude SƟgia, poiché in vita soffocarono l'anima con una pigrizia spirituale e una tristezza rancorosa. Nel Purgatorio (XVII-XVIII cornice), l'accidia è ridefinita come "scarso amore" verso il bene; qui le anime espiano correndo a perdifiato, contrapponendo il fervore e la sollecitudine alla loro passata inerzia. In entrambi i casi, Dante la descrive non come un semplice ozio fisico, ma come una colpevole e malinconica incapacità di agire per il bene. Secretum Petrarca Nel Secretum, Petrarca definisce questa malinconia come accidia (o aegritudo), descrivendola nel Libro II come un'oscura sofferenza interiore che lo tormenta e lo immobilizza. Nel dialogo con Sant'AgosƟno, il poeta confessa di essere aƩraƩo da questa tristezza morbosa, che nasce dall'incapacità di staccarsi dalle passioni terrene (l'amore per Laura e la gloria) pur desiderando la salvezza spirituale. Questa lacerazione profonda crea un senso di vuoto e insoddisfazione perenne, che Petrarca vive come una vera e propria prigione dell'anima. Ippocrate melancholia da un punto di vista medico è lo squilibrio tra la bile rossa, bile nera, sangue e fregma, quando c’è squilibrio c’è un malessere interiore senilità italo svevo strenua inerƟa / veternus Orazio Orazio parla della strenua inerƟa (un'irrequieta e affannosa pigrizia) sopraƩuƩo nelle Epistole (I, 11), descrivendola come l'inuƟle agitarsi dell'uomo moderno che viaggia e cambia conƟnuamente luogo alla ricerca della felicità. Il poeta spiega che questa insoddisfazione profonda è un male dell'anima e non del posto in cui si vive: la pace interiore (animus aequus) si può trovare ovunque, persino nel più isolato dei villaggi, poiché a cambiare deve essere la mente e non il cielo sopra di noi. Dialogo di ploƟno e porfirio leopardi Nelle OpereƩe morali, il Dialogo di PloƟno e di Porfirio affronta la sofferenza esistenziale legata al "tedio della vita" e alla vanità di ogni cosa, che spinge Porfirio a desiderare il suicidio. PloƟno confuta questa scelta non con argomenƟ religiosi o metafisici, ma aƩraverso il valore della solidarietà umana e dell'affeƩo. La solitudine e il dolore, insiƟ nella condizione umana, non vanno affrontaƟ con l'isolamento o la morte, ma stringendosi insieme agli amici per confortarsi a vicenda e fare meno gravoso il cammino della vita. Rosso malpelo verga pascoli dolore universale di tuƫ gli uomini ungareƫ sofferenza comune a tuƫ montale il male di vivere il fu maƫa pascal pirandello SopravvissuƟ ai campi di concentramento nazisƟ TraumaƟzzaƟ dalle guerre

APPARENZA VS REALTA Il Piacere D’annunzio Andrea Sperelli. In Il piacere Andrea Sperelli appare come un esteta raffinato. Vive tra arte, lusso e relazioni mondane. Sembra controllato e sicuro. In realtà è dominato dall’isƟnto e dall’insicurezza. Non ha volontà stabile. Il culto della bellezza copre una vita vuota e instabile. Il rapporto con Elena MuƟ e Maria Ferres mostra la sua incapacità di scegliere. Dietro l’apparenza elegante c’è disordine morale e crisi interiore. il treno ha fischiato pirandello Belluca. In Il treno ha fischiato Belluca appare come un impiegato soƩomesso, passivo e quasi alienato, schiacciato dalla rouƟne e dal lavoro. Per gli altri è un uomo “normale”, rassegnato e privo di reazioni. In realtà vive una condizione di oppressione mentale che lo porta quasi al limite della follia. Il fischio del treno rompe questa maschera: gli fa immaginare una vita diversa, fuori dagli schemi quoƟdiani. La sua “follia” è in realtà una presa di coscienza. Dietro l’apparenza di uomo insignificante c’è una sofferenza profonda e un bisogno di evasione. la carriola pirandello In La carriola il protagonista appare come un professionista rispeƩabile, serio e controllato. All’esterno manƟene una vita perfeƩamente normale e coerente con le aspeƩaƟve sociali. In realtà vive una scissione interiore: prova un senso di estraneità verso se stesso e la propria idenƟtà sociale. Il gesto della “carriola” rappresenta un momento di liberazione segreta, in cui smonta la maschera e si riconosce diverso da ciò che mostra agli altri. Dietro la normalità c’è un vuoto e una dissociazione profonda tra apparenza e verità interiore. uno nessuno e centomila pirandello Vitangelo Moscarda. In Uno, nessuno e centomila Vitangelo Moscarda appare all’inizio come un uomo normale, stabile e senza problemi parƟcolari. Vive una vita comune, convinto di avere un’idenƟtà unica e definita. In realtà scopre di non essere uno solo, ma “centomila” immagini diverse a seconda di chi lo guarda. Ogni persona lo percepisce in modo diverso, e questo lo porta a perdere la certezza della propria idenƟtà. Dietro l’apparenza di uomo comune c’è quindi una frantumazione totale dell’io e una crisi radicale tra ciò che si è e ciò che si appare. INETTITUDINE Ciclo dei VinƟ Giovanni Verga In Mastro-don Gesualdo Gesualdo MoƩa è un ineƩo dal punto di vista affeƫvo e sociale. Ha successo economico e accumula ricchezza, ma non riesce a integrarsi nella nobiltà né a costruire legami familiari solidi. È estraneo sia al mondo contadino sia a quello aristocraƟco. La sua vita è segnata dall’isolamento e dall’impossibilità di trovare un posto stabile nella società. Novelle RusƟcane Giovanni Verga Mazzarò è un altro caso di ineƫtudine esistenziale diversa: è ossessionato dal possesso, ma non sa godere della ricchezza che accumula. Alla fine resta solo e disperato, incapace di separarsi dai suoi beni. L’ineƩo qui coincide con chi non sa vivere oltre il proprio aƩaccamento materiale. La coscienza di Zeno svevo Zeno Cosini. Zeno Cosini è l’ineƩo perché non riesce a decidere in modo stabile e coerente. Fallisce nei proposiƟ, come il tentaƟvo di smeƩere di fumare, e nelle scelte personali e lavoraƟve. La sua ineƫtudine diventa però anche adaƩamento, perché gli permeƩe di sopravvivere meglio degli altri. Una Vita Svevo Alfonzo Niƫ Senilità Svevo Emilio Brentani

MORTE assiuolo Pascoli In L’assiuolo la morte non è esplicita, ma si sente nel “chiù”, suono noƩurno che diventa lamento funebre. Il paesaggio è pieno di immagini oscure (tenebra, silenzio, vuoto) che trasformano la natura in segno di qualcosa di minaccioso e indecifrabile. La morte per Pascoli è presenza indisƟnta e misteriosa, legata all’angoscia dell’ignoto e alla perdita di ogni certezza. novembre Pascoli In Novembre la morte emerge nello scarto tra apparenza e realtà: “l’estate fredda dei morƟ” è un’illusione di vita. La natura sembra viva (aria serena, cielo chiaro), ma “le piante stecchite” e il “pruno” secco mostrano il contrario. La morte coincide con la verità profonda del reale: tuƩo è desƟnato a spegnersi e la vitalità è solo inganno momentaneo. favola de piacere Parini Nella "Favola del piacere" (contenuta nel Mezzogiorno del poema Il Giorno) gli uomini nascono tuƫ uguali guidaƟ dal bisogno, ma si dividono in nobili e plebei quando il Piacere scende sulla Terra a raffinare solo i primi. La morte interviene infine come un livellatore universale e democraƟco, distruggendo ogni privilegio sociale e riportando tuƫ i corpi alla medesima decomposizione e all'uguaglianza materiale originaria. livella Totò Nella celebre poesia "A' livella" di Totò, la morte viene presentata come un faƩore democraƟco che annulla ogni disƟnzione sociale, ricchezza o Ɵtolo nobiliare accumulato in vita. AƩraverso il dialogo tra il fantasma di un marchese e quello di un neƩurbino sepolƟ vicini, Totò dimostra che le divisioni di classe sono solo miserie umane terrene. DavanƟ alla morte siamo tuƫ uguali. Amleto Shakespeare Nel monologo “To be or not to be”, Amleto esita nel suicidio perché teme che la morte non sia un sonno pacifico, ma un incubo in un "paese inesplorato" e ignoto. Questa profonda paura dell'aldilà e dei tormenƟ spirituali dopo la fine della vita è l'unico moƟvo per cui gli uomini acceƩano di sopportare le sofferenze terrene. Di conseguenza, secondo Shakespeare, la coscienza e l'angosciante incertezza sul futuro post-mortem paralizzano l'azione dell'uomo, trasformandoci tuƫ in codardi dinanzi alla scelta di morire. I sepolcri Foscolo Parte inizialmente da una visione materialista e illuminista in cui la morte coincide con il "nulla eterno", ovvero l'esƟnzione totale e biologica dell'individuo. TuƩavia, il poeta supera questo pessimismo nichilista aƩraverso la corrispondenza d'amorosi sensi, spiegando che la tomba permeƩe un dialogo affeƫvo conƟnuo tra i vivi e i defunƟ. La memoria custodita nei sepolcri e celebrata dalla poesia eternatrice sconfigge così la distruzione del tempo, trasformando la morte in una fonte di ispirazione morale e civile per le generazioni future. Democrito Per il filosofo atomista Democrito, la morte non è altro che la disgregazione degli atomi che compongono il corpo e l'anima dell'essere umano. Poiché tuƩo l'universo è faƩo solo di atomi e vuoto, la fine della vita rappresenta semplicemente la separazione di queste parƟcelle indivisibili, le quali torneranno a circolare nel cosmo per aggregarsi in nuove forme. Di conseguenza, l'anima non sopravvive e la morte non deve essere temuta: quando ci siamo noi lei non c'è, e quando c'è lei non ci siamo più noi. (elegie) Mimnermo Nella sua visione edonisƟca, la morte e la vecchiaia sono i mali assoluƟ che distruggono la giovinezza, l'unico momento della vita in cui è possibile godere dell'amore e dei piaceri. Egli esprime il celebre desiderio di morire a, proprio per evitare il decadimento fisico e mentale della vecchiaia, che considerava peggiore della morte stessa. Il suo è un invito a vivere intensamente ogni gioia prima che l'oscurità della fine e della senilità spenga ogni bellezza.

COLLEGAMENTI DI BASE

DONNA

SaƟra 6 Giovenale Messalina Futurismo Filippo Tommaso Marineƫ

Il Futurismo rifiuta il modello tradizionale della donna romanƟca, fragile e

senƟmentale, accusata di intrappolare l'uomo nei valori borghesi del matrimonio e

della stabilità. La provocatoria espressione di Marineƫ sul "disprezzo della donna"

non era quindi un aƩacco al genere femminile in sé, ma una criƟca feroce ai cliché

del passato; il movimento esaltava invece una donna nuova, indipendente ed

energica, tanto da accogliere al proprio interno numerose intelleƩuali e arƟste,

considerate vere e proprie alleate nella distruzione della vecchia cultura e nella

costruzione della modernità.

Eneide Virgilio Didone, PromeƩe fedeltà a Sicheo ma si fa Enea. Regina di Cartagine, è ricordata come tragica eroina dell'amore appassionato e disperato. Abbandonata da Enea per volere del fato, si suicida scagliando una maledizione che darà origine all'eterna inimicizia tra Cartagine e Roma. Odi et amo Catullo Lesbia. Musa ispiratrice di Catullo, è ricordata come il simbolo dell'amore passionale, tormentato e adulterino. Sulpicia Unica poetessa dell'anƟca Roma di cui ci siano giunƟ i tesƟ, è ricordata per i suoi brevi ed eleganƟ versi d'amore, in cui rivendica con orgoglio e senza ipocrisie la passione per il suo amato Cerinto. Ab urbe condita Tito Livio Lucrezia. Eroina romana simbolo di virtù e pudore: violentata dal figlio del re Tarquinio il Superbo, si suicidò per l'onore, spingendo il popolo alla rivolta che cacciò i re e fondò la Repubblica romana. Ab urbe condita Tito Livio Durante lo stesso assedio etrusco di Porsenna, dopo che Muzio Scevola si era bruciato la mano per dimostrare il coraggio romano oƩenendo l'avvio delle traƩaƟve di pace, Clelia fu consegnata al re come ostaggio. La fanciulla però fuggì dal campo etrusco guidando un gruppo di ragazze a nuoto aƩraverso il Tevere; Porsenna, ammirato, dichiarò che il valore di Clelia superava persino quello di Scevola e le diede la libertà. Saffo Poetessa greca di Lesbo, è l'icona assoluta della lirica d'amore anƟca; celebrò l'intensità della passione e della bellezza femminile all'interno del Ɵaso, influenzando la leƩeratura occidentale. Iliade Omero Andromaca. Moglie di EƩore nell'Iliade, è l'archeƟpo della sposa e madre tragica, celebre per il commovente addio al marito alle porte Scee, dove incarna il dolore delle donne viƫme della guerra. Diventerà schiava di NeoƩolemo (figlio di Achille) Odissea Omero Penelope. Moglie di Ulisse, è il simbolo universale di fedeltà, pazienza e astuzia calcisƟca; per vent'anni aƩende il ritorno del marito ingannando i Proci con il celebre stratagemma della tela. Le opere e i giorni Esiodo Pandora. Prima donna mortale della mitologia greca, per curiosità aprì il celebre vaso liberando tuƫ i mali del mondo (malaƫe, vecchiaia, dolore), lasciando sul fondo soltanto la Speranza come conforto per l'umanità. L’AnƟgone Sofocle AnƟgone, resistenza contro il potere Medea Euripide Medea. Maga straniera e sposa tradita da Giasone, compie una vendeƩa feroce e disperata uccidendo la nuova sposa del marito e i propri stessi figli, diventando il simbolo tragico del confliƩo insanabile tra passione distruƫva e isƟnto materno. AlcesƟ Euripide AlcesƟ. Sposa esemplare della mitologia greca, acceƩa di morire al posto del marito Admeto per salvargli la vita, venendo poi strappata a Thanatos (la Morte) e riportata nel mondo dei vivi dall'eroe Eracle. Decameron ( giornata) Giovanni Boccaccio Madonna Filippa. Accusata di adulterio per essere stata colta in flagrante dal marito, Filippa fa cambiare la legge di Prato che condannava al rogo le donne infedeli, limitandola solo a quelle che si concedono per denaro. La Locandiera Carlo Goldoni Mirandolina è una donna moderna, indipendente e astuta che gesƟsce da sola la sua locanda, usando il fascino e l'intelligenza per sedurre e beffare il misogino Cavaliere di RipafraƩa. Donne che lavorano nelle fabbriche durante la Prima Guerra Mondiale

SuffrageƩe Suffragio universale, voto delle donne nel 1946 (“C’è ancora domani”, Paola Cortellesi, 2023) 1978  approvazione della legge 194 sull’aborto

ED. CIVICA

ART.3 (UGUAGLIANZA DI GENERE)

ART.37 (PARITA’ NEL LAVORO)

GOAL 5 AGENDA 2030 (GENDER EQUALITY)

TEMPO Eraclito Per Eraclito, il tempo non è staƟco ma è un flusso perpetuo espresso dal celebre Panta rhei («tuƩo scorre»). Il divenire è la legge fondamentale della realtà, simboleggiata dal fuoco e dall'immagine del fiume: non ci si può bagnare due volte nella stessa acqua, perché sia noi sia la corrente muƟamo conƟnuamente in ogni istante. senƟmento del tempo Ungareƫ Il tempo diventa una forza distruƩrice che logora ogni cosa, legata alla memoria, al peso del passato e alla percezione della fine. Bergson Bergson disƟngue il tempo della scienza dal tempo della vita. Il primo è il tempo "astraƩo", paragonabile a una collana di perle: è reversibile, quanƟficabile e composto da istanƟ idenƟci separaƟ tra loro. Il tempo della vita è invece la durata reale: un flusso conƟnuo e irreversibile, simile a un gomitolo di lana che cresce su se stesso, dove il passato si conserva nel presente aƩraverso la memoria e la coscienza. Odi Orazio Per Orazio, il tempo ha una dimensione preƩamente "kairoƟca" (kairos come momento opportuno), sinteƟzzata nel celebre invito al Carpe diem («afferra il giorno»). Il presente è l'unica realtà su cui l'uomo ha potere, un'occasione fuggevole da cogliere senza fare affidamento sul domani, poiché il futuro è incerto e oscuro. Questa urgenza nasce dalla consapevolezza che il tempo scorre inesorabile ed è soƩraƩo agli uomini dagli dei, spesso mossi da phthonos ton theon (l'invidia degli dei). Tradizione Greca Nella tradizione greca anƟca, il tempo non era un conceƩo unico, ma veniva diviso e divinizzato in tre forme disƟnte, ognuna con una sua precisa natura filosofica e psicologica:  Chronos (Κρόνος/Χρόνος): È il tempo lineare, quanƟficabile e sequenziale (passato, presente, futuro). Rappresenta lo scorrere inesorabile dei minuƟ, l'orologio che avanza e che, come il Ɵtano Crono che divora i suoi figli, consuma e distrugge ogni cosa creata.  Kairos (Καιρός): È il tempo qualitaƟvo, il "momento opportuno" o l'aƫmo fuggente. Non risponde alla quanƟtà dei minuƟ, ma alla qualità dell'istante: è l'occasione propizia che va colta al volo prima che svanisca, l'intersezione perfeƩa tra la decisione umana e il desƟno.  Aion (Αἰών): È il tempo eterno, l'infinito e l'atemporalità. Rappresenta la durata ciclica e l'era cosmica, un tempo che non ha inizio né fine, spesso associato al movimento degli astri e alla dimensione divina, opposta alla natura transitoria della vita mortale. film “l’aƫmo fuggente” Cogli la rosa quand’è il momento, che il tempo lo sai che vola…e lo stesso fiore che oggi sboccia domani appassirà - professor KeaƟng De Brev vitae, Epistole morali, Epigrammi Seneca proƟnus vive … Le Opere e i Giorni Esiodo Ha una visione di tempo ciclico. L'umanità scivola progressivamente dall'Età dell'oro (felice e vicina agli dèi) a quelle dell'argento, del bronzo e degli eroi, fino alla tragica Età del ferro contemporanea al poeta, dominata dal dolore, dal lavoro forzato e dalla perdita della giusƟzia. 4 bucolica Virgilio Propone una visione del tempo ciclica e rigeneratrice. Annunciando la nascita di un misterioso puer (un fanciullo), il poeta profeƟzza il ritorno imminente della miƟca Età dell'oro. Il tempo non è più una linea inarrestabile verso il declino, ma una ruota cosmica che, completando il suo ciclo, cancella le colpe del passato e riporta sulla Terra la pace, l'armonia e la giusƟzia universale. Divina Commedia Dante Alighieri Nell'Inferno, il tempo è eterno e immutabile: la pena dei dannaƟ non avrà mai fine e il tempo terreno è percepito solo come ricordo o come capacità profeƟca del futuro, ma non c'è possibilità di cambiamento o riscaƩo.

amore basato sui canoni cortesi ("Amor, ch'a nullo amato amar perdona") che eleva l'anima ma, non essendo controllato dalla ragione, si trasforma in peccato carnale, condannando i due amanƟ a rimanere uniƟ per l'eternità nella bufera infernale. Romeo e giulieƩa shakespeare Amore che porta alla morte Il Simposio platone Il mito narra che l'umanità originaria era composta da esseri sferici, perfeƫ e potenƟssimi, che Zeus tagliò a metà per punirne la superbia. Da allora, privaƟ della loro totalità, gli esseri umani sono condannaƟ a una perpetua nostalgia: l'amore non è altro che questa ricerca disperata della propria metà perduta I Promessi sposi manzoni L'amore tra Renzo e Lucia è un senƟmento casto, realisƟco e radicato nella fede in Dio e nella Provvidenza. SeparaƟ dalla prepotenza di Don Rodrigo, i due giovani affrontano prove dolorose e distanƟ, purificando il loro legame fino al ricongiungimento finale, che trasforma il matrimonio da desiderio individuale a tesƟmonianza di riscaƩo morale. metamorfosi apuleio favola di amore e psiche Ars Amatoria ovidio l'amore è concepito come un gioco razionale e una caccia, in cui l'uomo è il cacciatore e la donna la preda da conquistare attraverso precise strategie e tecniche di seduzione. Il poeta introduce il concetto di militia amoris (l'amore come servizio militare), dove l'amante è un soldato che deve combattere, faticare e sottostare alle regole della guerra amorosa per conquistare l'amata. Remedia amoris ovidio Quando questo senƟmento sfugge al controllo della ragione e si trasforma in nosos (malaƫa distruƫva e dolorosa), Ovidio fornisce i rimedi per liberarsi dalla dipendenza affeƫva, suggerendo strategie psicologiche come l'allontanamento, l'occupazione in altre aƫvità e, sopraƩuƩo, la taƫca di fingere l'indifferenza: comportarsi come se non si amasse più finché la finzione non diventa realtà, guarendo così l'animo. Carme 72 catullo Per Catullo l'amore è un foedus, un paƩo sacro fondato sulla fides (lealtà e rispeƩo). Il tradimento di Lesbia rompe questo paƩo, creando un paradosso: l'offesa profonda fa scaƩare un meccanismo psicologico per cui il desiderio puramente fisico e passionale si accende ancora di più, ma la perdita totale di sƟma rende ormai impossibile volere il bene dell'altra persona. Il tradimento fa amare di più ma fa volere meno bene. (amare magis, sed bene velle minus) amatorius plutarco Plutarco analizza le diverse sfumature del senƟmento amoroso, disƟnguendo i legami affeƫvi in base alla loro natura e finalità:  agapè, amore superiore, disinteressato e incondizionato che lega genitori e figli  charis, legame benevolo tra la divinità e le sue creature  storghè, affeƩo che unisce i membri dello stesso nucleo familiare  philia, amore tra gli amici legato sulla reciprocità  eros, amore fisico e sessuale Amore che può finire, 1970  legge n.898 sul divorzio

NATURA boudlaire Foresta di simboli (pessimismo storico, alla Luna; pessimismo cosmico, natura e islandese; eroico, la ginestra leopardi Diverse riflessioni ... arano, lavandare, temporale, lampo, tuono, assiuolo pascoli la pioggia nel Pineto d’annunzio Panismo con la natura Ossi di seppia montale La natura è arida, scarna e indifferente. Diventa l'emblema del "male di vivere" universale. La natura non offre consolazione né risposte all'uomo, ma si fa specchio concreto, aƩraverso il correlaƟvo oggeƫvo, della sofferenza, della solitudine e della prigionia esistenziale. I Fiumi, l’Allegria ungareƫ Per Ungaretti la natura è lo spazio della memoria e della riconciliazione cosmica con se stesso. Nella poesia I fiumi, l'Isonzo e la natura circostante non sono semplici sfondi della guerra, ma diventano una sorta di specchio in cui il poeta si immerge per ritrovare la propria identità. Attraverso questo "bagno" rituale nel fiume, Ungaretti si sente in armonia con l'universo (una "docile fibra dell'universo"), superando momentaneamente il dolore del conflitto grazie alla memoria degli altri fiumi della sua vita (il Serchio, il Nilo, la Senna) che rappresentano le tappe delle sue origini. naturales quaesƟones seneca Vivere "secondo natura" (secundum naturam vivere) significa vivere secondo ragione, poiché la natura stessa è governata dal Logos, l'ordine razionale divino. idilli teocrito La natura è idealizzata ma ricca di deƩagli realisƟci. È il miƟco paesaggio della Sicilia o di Cos, un ambiente solare, rigoglioso e pacifico che fa da sfondo ai canƟ dei pastori. TuƩavia, questa realtà viene filtrata dall'arte per diventare un luogo di evasione e di pace (locus amoenus), dove il tempo sembra fermarsi e dove l'uomo vive in perfeƩa armonia con l'ambiente circostante. I Persiani Eschilo Il re persiano Serse commeƩe questo gravissimo peccato di superbia (ubris) pretendendo di dominare gli elemenƟ naturali: per invadere la Grecia, fa frustare le acque del mare e ordina di costruire un ponte di barche sull'Ellesponto, incatenando lo streƩo per trasformare il mare in terraferma. Questo tentaƟvo violento di alterare i confini stabiliƟ dagli dei per la natura aƫra su Serse la punizione divina (Ɵsis), portando la spedizione persiana alla totale catastrofe. The rime of the ancient mariner coleriedge l'uccisione ingiusƟficata dell'Albatros è un aƩo di ubris che spezza l'armonia tra uomo e creato. La natura si ribella e si trasforma in una forza puniƟva e speƩrale, bloccando la nave in un mare putrido e costringendo il marinaio a un'atroce espiazione. Naturalis Historia plinio il vecchio Nella Naturalis Historia, Plinio il Vecchio vede la natura come un'enƟtà ambivalente: è madre generosa quando offre all'uomo risorse e meraviglie, ma diventa matrigna crudele perché fa nascere l'essere umano fragile, nudo e indifeso in un mondo pieno di pericoli. De Rerum Natura lucrezio la natura è una forza puramente materiale e meccanicisƟca, governata dal movimento e dall'aggregazione casuale degli atomi, senza alcun disegno divino o provvidenziale. canƟco delle creature san francesco Non è una forza minacciosa o indifferente, ma una meravigliosa opera divina in cui ogni elemento (il sole, la luna, il vento, l'acqua, il fuoco e la terra) è legato all'uomo da un rapporto di fratellanza e sorellanza. La natura, quindi, diventa uno strumento di lode: l'uomo non deve dominarla, ma amarla e rispeƩarla come parte di un'unica, grande famiglia creata da Dio. Le bucoliche Virgilio Il paesaggio bucolico è sereno, rigoglioso e apparentemente senza tempo, faƩo di ombre fresche, fiumi limpidi e canƟ di pastori. TuƩavia, questa armonia non è perfeƩa: sulla natura si rifleƩe il dramma storico delle confische delle terre (dopo le guerre civili a Roma). La natura diventa così uno spazio fragile, una sorta di paradiso perduto o di consolazione precaria di fronte alle ingiusƟzie e al dolore del mondo esterno. Dopo la SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, la natura viene intensamente sfruƩata e contaminata a causa dell'uso massiccio di petrolio, chimica ed eleƩricità. Il paesaggio naturale si trasforma rapidamente in un ambiente urbano e industriale, dove l'inquinamento atmosferico e idrico altera gli ecosistemi in modo irreversibile. La natura smeƩe quindi di essere uno sfondo incontaminato e diventa una riserva di materie prime subordinata ai ritmi della produzione di massa.

IMMIGRATI/IMMIGRAZIONE italy pascoli descrive il dramma dell'emigrazione italiana come uno sradicamento doloroso causato dalla povertà, che spezza i legami con la patria. AƩraverso il ritorno di una famiglia dall'America, emerge lo scontro culturale e linguisƟco tra le generazioni e la perdita d'idenƟtà. La terra straniera si rivela fredda e osƟle, trasformando il viaggio in un sacrificio e la madrepatria nell'unico "nido" desiderato. Iliade Omero Per la cultura greca chi veniva da fuori non era un nemico ma un ospite. Il valore di accoglienza era molto importante. Durante un duello Glauco e Diomede scoprono di essere legaƟ da un vincolo di xenia che si era creato tra i nonni. Per questo scoprono di essere legaƟ e cessano di combaƩere Le Supplici Eschilo Nelle Supplici di Eschilo, il re Pelasgo accoglie le Danaidi riconoscendo l'asulìa, ovvero il diriƩo di asilo e di inviolabilità sacra dovuto a chi si rifugia presso gli dei. Il sovrano antepone il dovere morale e religioso dell'ospitalità al rischio di una guerra, consultando i ciƩadini per deliberare un'accoglienza democraƟca. Questa scelta trasforma lo Stato nel garante supremo della protezione dei perseguitaƟ contro ogni prevaricazione. Odissea Omero Nell'Odissea, l'accoglienza di Nausicaa incarna perfeƩamente la xenìa, la sacra ospitalità greca proteƩa da Zeus. Nonostante Ulisse le appaia come un naufrago spaventoso e nudo, la principessa feacia non fugge, ma lo accoglie offrendogli cibo, vesƟƟ e protezione. Il suo gesto dimostra una profonda pietà e civiltà, accogliendo lo straniero prima ancora di conoscerne l'idenƟtà. Eneide Virgilio Nell'Eneide di Virgilio, la regina Didone accoglie Enea e i troiani supersƟƟ a Cartagine offrendo loro immediato asilo, protezione e ristoro, prima ancora che scaƫ la passione amorosa. Panegirico Isocrate elogia Atene come la capitale morale della Grecia, celebrandola per aver trasformato i valori di xenìa (ospitalità) e asulìa (diritto di asilo) in una vera e propria missione politica. Il retore sottolinea che la città non è solo una potenza militare, ma un rifugio sicuro e generoso per tutti i perseguitati e gli esuli del mondo ellenico. Per Isocrate, questa vocazione all'accoglienza dimostra la superiorità civile di Atene, capace di unire i popoli sotto il segno della cultura e dell'umanità.

ED. CIVICA

ART.10 (DIRITTO DI ASILO)

ART.2 (DIRITTI INVIOLABILI, ANCHE PER GLI STRANIERI)

MATERIALISMO La roba, verga Mazzarò vive in funzione del possesso materiale: accumula terre e ricchezze fino a idenƟficare in esse il senso stesso della vita. Non esistono valori interiori o affeƫ, solo il desiderio di “avere”. Alla fine rimane schiacciato dal suo stesso accumulo, incapace di staccarsi dalla roba. mastro don gesualso verga il materialismo di Gesualdo MoƩa è legato all’idea che la ricchezza sia l’unico mezzo per elevarsi socialmente. Lavora senza sosta e accumula beni, ma resta isolato perché i legami affeƫvi sono sempre subordinaƟ al denaro e all’ascesa sociale. Anche quando raggiunge il successo economico, non oƫene riconoscimento né felicità. La “roba” non lo salva dall’alienazione, ma lo rende estraneo a tuƫ, segnando il fallimento umano del suo materialismo. De costanƟa sapienƟs Seneca Il saggio non ha bisogno di niente di materiale, omnia mea mecum, non gli servono advenƟcia Georgiche Virgilio Il vecchio di corico. Propone un ideale di vita sobria basato sul lavoro dei campi (parvus labor) e sul contaƩo direƩo con la natura. Il valore non sta nell’accumulo di ricchezze, ma nella misura e nell’equilibrio. La magnitudo parvi esprime proprio questo: la vera grandezza si trova nelle cose piccole e semplici, non nel possesso. È una visione anƟmaterialista, perché contrappone alla logica dell’avidità un modello di vita essenziale e autosufficiente, in cui il poco basta a garanƟre dignità e serenità. Corpus Ɵbullianum Tibullo (elegiaco) emerge l’ideale della vita semplice e rurale, lontana dalla ricchezza e dalle ambizioni materiali. Il poeta desidera una condizione umile, faƩa di amore, pace e contaƩo con la natura. Il “poco” diventa una scelta consapevole contro il lusso e la corruzione della vita urbana. È una visione anƟmaterialista, in cui la felicità non dipende dal possesso ma dalla serenità interiore.

IL RITORNO (vostos = viaggio di ritorno) Odissea Omero Ulisse. Al suo arrivo ritrova la patria invasa dai Proci, che dilapidano i suoi beni e ne insidiano la moglie, costringendolo a rientrare in casa propria travesƟto da mendicante e a subire umiliazioni. L'accoglienza calorosa e commovente di Argo, Telemaco e Penelope riscaƩa questa osƟlità, trasformando il ritorno nel trionfo degli affeƫ e della giusƟzia. I Malavoglia Giovanni verga Il ritorno finale del giovane 'Ntoni alla fine del romanzo è il momento più struggente: egli torna di noƩe alla casa del nespolo, ormai consapevole di aver distruƩo la sua vita e l'onore della famiglia. Dopo aver mangiato un pezzo di pane offerto dal fratello Alessi, guarda con nostalgia il nido familiare che ha perduto per sempre e si allontana nell'oscurità, esiliato dai suoi stessi rimorsi. Questo tragico ritorno sancisce la dura legge di Verga: chi tradisce le proprie radici non può più tornare indietro. Il Fu maƫa Pascal Luigi Pirandello Il ritorno finale di Maƫa Pascal a Miragno è il culmine del suo fallimento: scopre che per la società egli è ormai legalmente morto e che la moglie si è risposata con il suo migliore amico, avendo anche avuto una figlia. Impossibilitato a riprendere la vecchia idenƟtà e fallito il tentaƟvo di viverne una nuova come Adriano Meis, rinuncia a rivendicare i suoi diriƫ per non distruggere la nuova famiglia. Il suo nòstos si risolve così in una paradossale non-esistenza: l'unica cosa che gli resta da fare è portare i fiori sulla propria tomba, ridoƩo a essere soltanto "il fu Maƫa Pascal". Bibbia Il ritorno del figliol prodigo nel Vangelo di Luca rappresenta il verƟce del perdono e della riconciliazione. Dopo aver dilapidato la sua eredità nei vizi ed essere caduto nella miseria più profonda, il giovane decide di tornare dal padre non più come figlio, ma sperando di essere accolto come servo. Il padre, invece, vedendolo da lontano, gli corre incontro, lo abbraccia e ordina una grande festa per il suo ritorno, simboleggiando l'amore incondizionato e la misericordia divina che rigenera chi si era perduto. L’Agamennone Eschilo Al suo rientro a Micene, il re viene accolto con una finta e sfarzosa devozione dalla moglie Clitennestra, che lo aƫra in un inganno mortale: mentre è indifeso nella vasca da bagno, lo avvolge in una rete e lo uccide a colpi di scure insieme all'amante Egisto. Si vuole vendicare del sacrificio di Ifigenia all’inizio della guerra. RAPPORTO CON IL POTERE apokolokntosys seneca insulta claudio, inoltre partecipa alla congiura dei Pisoni Pharsalia lucano insulta cesare e uccide nerone FATTO STORICO petronio uccide nerone alceo nun xre metusten, morte del sovrano mirsilo orazio nunc est bibendum, morte cleopatra tacito nunc redit animus alla morte di Domiziano. Considera però il periodo di traiano felicitas temporum. Nel rapporto con il potere bisogna essere a metà tra il deforme obsequium e l’abrupta contumacia) epistolario e panegirico plinio il giovane buon rapporto con traiano L’AnƟgone Sofocle AnƟgone, si scontra con il re Creonte che non voleva dare sepoltura al corpo del fratello Polinice perché aveva combaƩuto contro la patria. Nonostante l’altra sorella Ismene le chieda di obbedire lei non si arrende e si baƩe per quello che crede. Secondo la legge divina tuƫ hanno diriƩo alla sepoltura, qualunque sia la loro colpa. Arriva ad essere murata viva in una groƩa pur di non arrendersi. De Monarchia dante alighieri teoria dei due soli Spirito delle leggi montesque Teorizza la separazione dei poteri come unico strumento per garanƟre la libertà poliƟca e prevenire il dispoƟsmo. Egli afferma che i tre poteri dello Stato – legislaƟvo, esecuƟvo e giudiziario – devono essere aƩribuiƟ a organi disƟnƟ e indipendenƟ, affinché «il potere arresƟ il potere» aƩraverso un sistema di pesi e contrappesi. Se queste funzioni fossero concentrate nelle mani di una sola persona o di un unico corpo sociale, la libertà finirebbe immediatamente, lasciando spazio all'arbitrio e alla Ɵrannia. Promessi Sposi manzoni corruzione degli spagnoli al potere, grida

LA MIGLIORE FORMA POLITICA de clemenƟa Seneca teorizza la necessità di una monarchia assoluta guidata da un principe illuminato, il quale deve esercitare il potere con moderazione ed empaƟa ispirandosi alla sapienza filosofica (una forma di epistocrazia). Il filosofo affianca il giovane Nerone proprio per educarlo alla clemenza, virtù poliƟca fondamentale per disƟnguere il re buono dal Ɵranno e garanƟre la pace sociale. Il fine ulƟmo di questo progeƩo era la realizzazione del saeculum felix, un'età dell'oro basata sulla giusƟzia, sulla concordia e sulla stabilità dell'impero. Storia erodoto Nel logos tripoliƟkos di Erodoto, Otane difende l'isonomia (l'uguaglianza poliƟca davanƟ alla legge), considerandola la base della democrazia direƩa in cui il popolo sovrano vota i decreƟ tramite gli psefismata. TuƩavia, il testo evidenzia anche le inevitabili degenerazioni di questo sistema, come l'irresponsabilità della massa e l'invidia popolare che sfociano nel caos. Per questo moƟvo il dibaƫto si conclude con la viƩoria di Dario, il quale dimostra che la monarchia resta la forma migliore poiché evita le faziosità Ɵpiche del governo del popolo. Repubblica platone difende l'epistocrazia, sostenendo che lo Stato debba essere guidato solo dai filosofi in quanto detentori del vero sapere (episteme). Egli rifiuta la democrazia poiché il voto affidato al popolo ignorante fa degenerare le isƟtuzioni nell'oclocrazia, ovvero il dominio caoƟco della massa. Questa instabilità e l'incapacità dei ciƩadini di scegliere il bene comune portano inevitabilmente alla peggiore delle degenerazioni: la Ɵrannide. Storie, epitaffio di Pericle Tucidide Pericle difende con orgoglio la democrazia ateniese poiché il potere non è nelle mani di pochi, ma della maggioranza, garantendo a tuƫ i ciƩadini l'uguaglianza delle leggi (isonomia) e il merito individuale sopra la nascita. In questo sistema, la partecipazione poliƟca aƫva tramite il voto in assemblea è un dovere morale, tanto che chi si disinteressa dello Stato non è considerato quieto, ma inuƟle. Questo modello fa di Atene la "scuola della Grecia", dove la libertà poliƟca si unisce al culto della bellezza e della cultura. De re publica cicerone afferma che la migliore forma di governo è la cosƟtuzione mista della Repubblica Romana, che unisce armonicamente le tre forme classiche per evitarne le degenerazioni. Questo perfeƩo equilibrio isƟtuzionale fonde l'elemento monarchico nei Consoli, quello aristocraƟco nel Senato e quello democraƟco nei Comizi popolari. Tale bilanciamento garanƟsce la massima stabilità dello Stato, impedendo che il potere si concentri nelle mani di una sola fazione. tacito sosƟene con realismo poliƟco che la forma imperiale sia ormai un'inevitabile necessità storica per garanƟre la pace e la stabilità dello Stato, devastato dalle sanguinose guerre civili della tarda Repubblica. Sebbene acceƫ la fine della parresia (la libertà di parola) e l'inevitabile perdita della libertà poliƟca repubblicana, egli riƟene il Principato l'unico compromesso possibile per evitare l'anarchia. La pace dell'Impero viene quindi acceƩata non con entusiasmo, ma come un amaro rimedio per la sopravvivenza di Roma. italia oggi, repubblica democraƟca (art1) Per Lenin la miglior forma poliƟca è la diƩatura del proletariato, guidata dal parƟto comunista. La rivoluzione è direƩa da una cerchia ristreƩa di rivoluzionari professionisƟ, non da un’azione spontanea di massa. Serve a eliminare le classi sociali e arrivare progressivamente alla società comunista senza Stato

ED. CIVICA

ART.1 (L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA), DAL REFERENDUM DEL 2 GIUGNO 1946

ART.48 (CHI VOTA)

ART.49 (ASSOCIAZIONE IN PARTITI LIBERA)

NAZIONALISMO la grande proletaria di è mossa Pascoli esprime un nazionalismo sociale, definendo l'Italia una nazione "proletaria" e povera rispetto alle potenze capitalistiche. Giustificando l'invasione della Libia, il poeta trasforma l'imperialismo in una necessità di riscatto: la guerra coloniale diventa lo strumento per dare terre e dignità ai lavoratori italiani, ponendo fine al dramma dell'emigrazione e dello sfruttamento all'estero. Fascismo, Nazismo, Giappone, Franchismo ED. CIVICA ART.11 (RIPUDIO DELLA GUERRA)

FISIOGNOMICA Dicerie del popolo claudio Si pensava che essendo zoppo e balbuziente fosse stupido, invece non fu così. AddiriƩura lascio alla sua morte le casse dello stato in aƫvo. Il suo unico problema furono le donne. cesare lombroso briganƟ De vita Cesarum svetonio Associava traƫ fisici a traƫ caraƩeriali nelle sue biografie la banalità del male hannah arendt In realtà l’aspeƩo non c’entra nulla con il caraƩere. Eichmann sembrava normale, eppure firmò il documento della Soluzione Finale Odissea Omero Tersite, era kakos. si contrapponeva alla kalokagaƟa Il nazismo trasforma la fisiognomica in una pseudoscienza di Stato aƩraverso l'antropometria, uƟlizzando strumenƟ di precisione per misurare crani e volƟ e classificare le razze. Il volto "ariano" viene così idealizzato come simmetrico, longilineo e dai traƫ regolari, sinonimo di purezza e nobiltà d'animo. Al contrario, la propaganda deforma i traƫ degli ebrei, stereoƟpandoli con naso pronunciato e sguardo asimmetrico, per associarli arbitrariamente a difeƫ morali come l'avidità, l'inganno e la degenerazione. Questa catalogazione, spacciata per scienza numerica, viene poi usata nelle scuole e nelle leggi razziali come giusƟficazione biologica della discriminazione. ED. CIVICA ART.3 (SIAMO TUTTI UGUALI) FRATELLANZA Italy Pascoli Umanitarismo Commedie Menandro Filantropia HeautonƟmorumenos Terenzio Homo sum, nihil humani a me alienum puto Fratelli, l’Allegria Ungareƫ Fratellanza Epistole a Lucilio Seneca Humanitas La Rivoluzione francese introduce la Fraternité (solidarietà) proprio per abbaƩere le ingiusƟzie dell'AnƟco Regime, dove il 98% della popolazione era schiacciato dai privilegi di pochi nobili. I rivoluzionari capiscono che, per costruire una società nuova, non basta proclamare la libertà (Liberté) e l'uguaglianza (Égalité), ma serve che i ciƩadini si riconoscano come "fratelli" legaƟ dal dovere reciproco di aiutarsi e proteggere i più deboli. La solidarietà nasce così come un'arma poliƟca per unire il popolo contro i soprusi e garanƟre i diriƫ di tuƫ. La resistenza dopo la Seconda Guerra Mondiale La società delle Nazioni dopo la Prima Guerra Mondiale ONU ED. CIVICA ART.2 (SOLIDARIETA’)

economico individuale, la famiglia si disgrega tragicamente, travolta dalla "fiumana del progresso". X agosto Pascoli In Pascoli il conceƩo di famiglia coincide interamente con il "nido", un rifugio caldo, proteƫvo e chiuso verso l'esterno, che serve a difendere i supersƟƟ dalla violenza di un mondo esterno percepito come minaccioso e malvagio. Questo nido è ossessivamente legato al culto dei morƟ della famiglia (in primis l'assassinio del padre), i quali conƟnuano a vivere nei ricordi e a dialogare con i vivi. Ogni tentaƟvo di allontanarsi dal nido o di creare una nuova famiglia (come il matrimonio) viene vissuto dal poeta come un tradimento doloroso nei confronƟ dei legami di sangue originari. Coscienza di Zeno svevo Nella Coscienza di Zeno di Svevo, il rapporto tra Zeno e il padre rappresenta il culmio della famiglia confliƩuale e nevroƟca del Novecento, segnata da una totale incomprensione generazionale. Il padre incarna la figura del "sano" borghese, solido e sicuro di sé, mentre Zeno è l'ineƩo, incapace di integrarsi in quella società e in perenne senso di colpa. Il confliƩo tocca il culmine tragico nella scena della morte del padre: l'ulƟmo gesto del genitore morente è un schiaffo inconscio sferrato al figlio, che Zeno interpreterà per sempre come un'ulƟma, definiƟva condanna e punizione, alimentando la sua eterna nevrosi. La Carriola, Belluca... pirandello In Pirandello, la famiglia borghese è descriƩa come una delle "trappole" sociali più soffocanƟ, un'isƟtuzione ipocrita che schiaccia l'individuo e lo costringe a indossare una maschera fissa. L'ambiente domesƟco, tuƩ'altro che un rifugio sereno, si rivela un luogo di tensioni soƩerranee, risenƟmenƟ e incomunicabilità, dove i ruoli imposƟ (di padre, marito o figlio) soffocano la vera vita e la spontaneità del singolo. Il protagonista pirandelliano (come Maƫa Pascal) vive la famiglia come una prigione da cui l'unica via di fuga è spesso la pazzia, il deserto sociale o il tentaƟvo, drammaƟco e fallimentare, di cambiare idenƟtà. Durante il fascismo, la famiglia viene completamente strumentalizzata e trasformata nella cellula base dello Stato totalitario, finalizzata unicamente alla grandezza e alla potenza della Patria. Il regime promuove una massiccia poliƟca demografica riassunta nello slogan di Mussolini "Il numero è potenza": un'alta natalità era infaƫ considerata sinonimo di forza e vitalità nazionale, necessaria sia per oƩenere una vasta forza lavoro sia, sopraƩuƩo, per garanƟre un numero inesauribile di futuri soldaƟ a sostegno delle mire imperialiste e coloniali del regime. Per questo moƟvo, lo Stato incenƟva i matrimoni, premia le madri più prolifiche e arriva a isƟtuire una tassa sui celibi. In questo disegno, la donna viene rigidamente relegata all'ambiente domesƟco nel ruolo di "madre e sposa esemplare", custode della casa e incubatrice della nazione. TuƩavia, il monopolio educaƟvo viene soƩraƩo ai genitori: la famiglia ha il dovere di collaborare streƩamente con l'Opera Nazionale Balilla (ONB), l'organizzazione di stampo militare che inquadra i figli fin dai 6 anni per soƩoporli a un rigido indoƩrinamento poliƟco, ginnico e marziale, trasformandoli fin dalla tenera età nei perfeƫ fascisƟ del domani. ED. CIVICA ART. ART. ART.