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Riassunto del testo di John Dewey "Come pensiamo"
Tipologia: Appunti
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Interpretazione riassunto PARTE I IL PROBLEMA DELL’EDUCAZIONE DEL PENSIERO CAP.1 COS’E’IL PENSIERO? L’oggetto fondamentale dell’opera del 1910 è il pensiero riflessivo, del quale Dewey fa un’analisi molto dettagliata, esponendone le singole fasi e le varie funzioni. Il pensiero può essere definito come un corso non controllato di idee, automatico e privo di regole, il cui tentativo di fermarlo può risultare inutile. Il pensiero riflessivo è, secondo Dewey, «il miglior modo di pensare» ed è «quel tipo di pensiero che consiste nel ripiegarsi mentalmente su un soggetto e nel rivolgere ad esso una seria e continuata considerazione». Esso somiglia molto ad un flusso causale di cose, ovvero una sequenza di idee, ognuna delle quali produce conseguenze. Il primo significato concepisce il pensiero riflessivo come «una serie ordinata o una catena» in cui, però, sia possibile un controllo sulla sequenza, in grado di trasformare questa in una successione ordinata che conduca a «una conclusione contenente in sé la forza intellettuale delle idee precedenti» Il secondo significato di pensiero viene ridotto alle «cose non direttamente percepite o sentite, alle cose non viste, ascoltate, toccate, odorate, assaporate»; in tal senso, «un pensiero o un’idea è una raffigurazione mentale di qualcosa non attualmente presente e il pensare è la successione di tali rappresentazioni». La terza definizione di pensiero è assimilabile a quella di credenza. Quest’ultima fa riferimento a qualcosa che va oltre ad essa e che attesta il suo valore. È un’idea presa dagli altri e viene tramandata attraverso la tradizione, l’istruzione e l’imitazione. Idee di questo tipo sono definite comunemente pregiudizi, e si insinuano nella nostra mente diventando parte del nostro equipaggiamento mentale. Il pensiero riflessivo è caratterizzato dalla presenza di un’ordinata catena di idee, perché essa ha uno scopo e comporta una ricerca attenta e un’indagine personale. Il pensiero riflessivo è dato dalla considerazione attiva di una credenza o ipotesi e si basa su specifiche prove e relative conclusioni. IL FATTORE CENTRALE NEL PENSARE Nel vedere un oggetto (nuvola) pensiamo ad altro(suggerimento). Pertanto, si verifica una connessione tra oggetto visto e oggetto suggerito, perché l’oggetto visto è caratterizzato dall’evidenza. La riflessione inizia quando si indaga sul valore di una cosa. Ai fine di questa indagine il pensiero può essere definito come quella operazione in cui i fatti presenti suggeriscono altri fatti (verità). LE FASI DEL PENSIERO RIFLESSIVO Il pensiero riflessivo è, allora, un’operazione di indagine attraverso la quale si ricercano gli strumenti adatti a risolvere lo stato di dubbio e di perplessità e si tenta di fornire la soluzione al problema sorto dalla situazione cruciale. Questa operazione può essere caratterizzata da ostacoli, difficoltà che costringono a fermarci. L’intero processo di riflessione è guidato dall’esigenza di
risolvere una difficoltà, in quanto esse definiscono un fine. L’atto del pensiero è regolato dal suo scopo. CAP.2 PERCHE’IL PENSIERO RIFLESSIVO DEVE COSTITUIRE UNO DEGLI SCOPI DELL’EDUCAZIONE. I VALORI DEL PENSIERO Il pensiero ci permette di conoscere ciò che facciamo quando operiamo e di trasformare un’azione impulsiva in azione intelligente, ciò ci permette di distinguere l’uomo civilizzato dall’uomo selvaggio. Il pensiero consente sistematicamente la possibilità di invenzioni: questo si verifica per paura di dimenticare (monumenti e memoriali). Gli strumenti artificiali sono modificazioni intenzionali delle cose naturali, con lo scopo di indicare ciò che è nascosto o assente. Attraverso la facoltà del pensiero è possibile arricchire gli oggetti e/o gli eventi di significati e di valore. A tal proposito, è necessario educare il pensiero sistematicamente affinché esso possa svilupparsi in maniera corretta e non condurre a false e dannose credenze. LE TENDENZE CHE HANNO BISOGNO DI ESSERE COSTANTEMENTE CONTROLLATE Solo il pensiero riflessivo può far decidere se una determinata credenza sia errata o fondata. Poiché l’uomo ha modi sbagliati di pensare, Bacone identifica come “ idola ” delle fonti di errore:
suggestioni. L’avere delle idee significa che alla mente esse si presentano come funzioni della nostra esperienza passata e non della nostra volontà e intenzione del presente. In questo ha un ruolo fondamentale l’IO, perché indica l’origine del pensiero e allo stesso tempo esso riesce a controllare e a servirsi delle suggestioni stesse. Le dimensioni della suggestione: Le dimensioni della suggestione sono riconducibili a tre diversi aspetti: Facilità o prontezza : alcune menti assorbono passivamente altre invece riflettono su ciò che le colpisce. (Esempio studente disperato pg. 7 riassunto) Spesso le persone possono essere classificate in ottuse o brillanti in base alla loro prontezza o facilità con cui le loro suggestioni vengono richiamate attraverso la presenza di oggetti ed eventi. Numero e varietà : Il numero delle suggestioni può essere così grande che una persona può non saper fare una scelta. Essa trova allora difficoltà a raggiungere una conclusione ben definita e si aggira più o meno impotente tra esse. Il gran numero di suggestioni può impedire lo scoprire delle sequenze logiche. Il miglior abito mentale comporta sempre un equilibrio tra la povertà e l’eccesso di suggestioni. Intensità o profondità: Il pensiero di una persona può essere profondo, un altro superficiale; una va dritto al cuore della questione, mentre l’altro tocca superficialmente gli aspetti più esteriori. Questa fase del pensiero è forse meno educabile e meno influenzabile dall’esterno. Occorre del tempo per assimilare le impressioni e per tradurle in idee. Il pensiero è specifico e qualsiasi materie può essere intellettuale Lo sviluppo della mente avviene attraverso l’organizzazione logica delle strutture trattate. Il pensiero consiste nella capacità di sviluppare e collegare assieme le suggestioni specifiche con le cose che esse fanno emergere. Di conseguenza ogni materia è intellettuale grazie alla sua funzione e alla sua capacità di generare una riflessione piena di significato. ORDINE Per trasformare le suggestioni in pensiero riflessivo occorre un’altra qualità: la proprietà dell’ordine e della consequenzialità. Solo quando si giunge ad una conclusione in maniera ordinata e sequenziale si è in presenza del pensiero riflessivo. L’ordine del pensiero è spesso corrispondente in modo indiretto all’ordine dell’azione per realizzare un fine. Fin dalla prima infanzia i bambini devono essere abituati ad effettuare una corretta selezione di atti/oggetti come mezzi per raggiungere i fini. Vi sono delle differenze tra adulto e giovane.
L’educazione consiste nello sviluppo della curiosità, della suggestione e di abiti mentali predisposti all’esplorazione e alla verifica. Il pensiero non è un separato processo mentale: è una questione che riguarda il modo in cui una grande quantità di fatti osservati e suggeriti viene impiegata, il modo in cui essi concorrono assieme e sono fatti concorrere assieme, il in modo in cui sono trattati. Il problema del metodo nella formazione di abiti di pensiero riflessivo è quello di stabilire condizioni capaci di far sorgere e di guidare la curiosità, si impone spesso di tacere ai bambini che fanno domande; si insegna agli studenti a imparare a memoria le cose in modo da far nascere solo unilaterali associazioni verbali, quindi l’insegnante dovrebbe studiare i tratti e gli abiti individuali di ogni alunno, studiare quelle condizioni che possono modificare meglio o in peggio le direzioni abituali nelle quali si esprimono le capacita dei singoli. Quando l’insegnante fissa la sua attenzione solo su un campo specifico dell’attività dell’alunno finisce inevitabilmente con il trascurare il suo processo di formazione di abiti mentali e attitudini. Così facendo l’insegnante piuttosto che concentrarsi sulla formazione di attitudini permanenti, si concentra sull’apprendimento della lezione. Gli abiti mentali degli altri influenzano l’atteggiamento di colui che deve essere formato. Tutto ciò che fa l’insegnante, come pure la maniera in cui lo fa, stimola il ragazzo in un determinato modo o in un altro, e ogni risposta tende a fissare le attitudini del ragazzo in una determinata direzione o in un’altra. (Tendenza a soddisfare l’insegnante anziché il problema) Anche il modo di giudicare gli altri a partire da sé stesso influisce sul proprio pensiero riflessivo. In particolare, anche il maestro è consapevole che quando la materia di studio suscita scarso interesse nei ragazzi, la sua personalità a quel punto è più efficace. Ricorre a questa finché la relazione dell’allievo con il maestro sostituisce la relazione del docente con la materia. Questo rapporto rende l’allievo indifferente alla materia di studio. Anche la natura degli studi può influenzare colui che deve essere formato. Gli studi sono classificati in tre categorie: a) Gli studi pratici sono esposti al pericolo di diventare puramente meccanici perché si impone allo studente di fare una determinata cosa senza portarlo a conoscenza per cui deve farlo. b) Gli studi informativi possono non sviluppare il sapere.. La distinzione tra informazione e sapere è vecchia, e tuttavia ha bisogno di essere costantemente richiamata. L’informazione è accumulo di conoscenza; il sapere è la conoscenza che opera nella direzione della capacità di saper vivere sempre meglio la vita. L’informazione non implica nessun tipo di educazione a livello dell’intelletto mentre il sapere è frutto dell’ educazione intellettuale. c) Gli studi “disciplinari” si presentano sempre più lontani con la pratica della vita reale. Nell’ ambiente scolastico è possibile individuare alcune tendenze nel voler giudicare l’educazione più da un punto di vista dei risultati esterni che sullo sviluppo delle attitudini personali, come ad esempio nell’istruzione ci si concentra sull’importanza attribuita alla risposta corretta, tralasciando invece una seria preparazione pedagogica perché deve focalizzarsi sul modo di operare di ogni mente , lo stesso accade per la condotta. Esiste il transfer nell’educazione del pensiero?
PENSIERO FORMALE (logica formale) E PENSIERO REALE (pensiero riflessivo) L’attività riflessiva è caratterizzata da processo psicologico e forma logica. È possibile distinguere il pensiero effettivo dalle forme della logica: mentre il pensiero è un processo che un proprio corso e muta costantemente, le forme della logica sono immutabili ed escludono il cambiamento. Inoltre, si può guardare al pensiero da due punti divista differenti: prodotto (forma logica) e processo (pensiero effettivo o processo psicologico). Questa distinzione non è così rigida e assoluta perché il pensiero effettivo stesso segue una propria logica: può essere ordinato, razionale e riflessivo. Le forme logiche non sono usate durante il processo del pensiero riflessivo, bensì per mostrare le conclusioni raggiunte. L’EDUCAZIONE IN RELAZIONE ALLA FORMA Esiste una connessione tra il processo e il prodotto del pensiero sconosciuta da due scuole pedagogiche. Una di queste due scuole pensa che la mente agisca in modo illogico per sua natura e la parola d’ordine di tale scuola è disciplina , costrizione (ci si concentra sugli studi e lo studente impara le definizioni una per una). Nell’altro tipo di scuola la parola d’ordine è libertà. Difatti anche per quest’ultima la mente è avversa a ogni forma logica ma da libero sfogo agli impulsi affinché vengano stimolate e evocate le possibilità innate degli individui nel loro ordine naturale di sviluppo. Entrambe le scuole negano che la mente possegga delle tendenze naturali verso l’attività riflessiva e logica, le quali compaiono invece sin dal primo periodo dello sviluppo. Ambedue le scuole hanno un’idea sbagliata del significato dei loro principi:
e in seguito, le suggestioni accettate vanno provate tramite l’ azione , al fine di verificare le conseguenze che esse producono. L’inferenza, e quindi il processo del pensiero riflessivo, si compiono e si concludono con successo nel momento in cui si effettua il passaggio suddetto dalla situazione di dubbio e di incertezza ad una situazione nuova nella quale il dubbio è stato risolto, dalla situazione problematica ad una situazione nella quale le difficoltà si sono appianate e il problema ha ricevuto la sua soluzione. CAP. 7 ANALISI DEL PENSIERO RIFLESSIVO FATTI E IDEE Quando si verifica una situazione di difficoltà o perplessità, la persona può farsi da parte o affrontare il problema. In quest’ultimo caso il soggetto comincia a riflettere e questa riflessione implica:
Un’idea è un metodo per superare ostacoli tramite la riflessione. Le idee sono strumenti logici e non composti psichici. Esse sono determinate dalla loro funzione e non dalla struttura. COSE E SIGNIFICATI Il risultato di un’idea è la comprensione del significato di un oggetto o evento. I significati di tutti gli oggetti dopo una lunga pratica possono divenire familiari. Inoltre, le cose acquistano significato quando emerge la relazione mezzi-conseguenze. Essa costituisce il centro di ogni atto riflessivo. CAP.10 LA COMPRENSIONE: IL CONCETTO E LA DEFINIZIONE. NATURA DEI CONCETTI I concetti sono significati stabiliti e vengono impiegati come strumenti per spiegare cose che sono ancora incerte e confuse. Inoltre, vengono utilizzati come modelli di riferimento e ci consentono di fare delle generalizzazioni. Essi economizzano straordinariamente il nostro lavoro intellettuale. I concetti giocano un ruolo fondamentale a livello educativo, in quanto anche una lezione per avere un valore significativo, deve condurre a una concettualizzazione. I concetti sorgono con l’esperienza, come ad esempio il bambino che vede per la prima volta un cane, tutte le volte successive che ne vedrà altri gli attribuirà sempre le stesse caratteristiche del primo. È errato suppore l’idea che i concetti siano chiari sin dall’inizio, in quanto essi diventano familiari tramite l’uso. Esempio (il bambino più acquisisce familiarità con altri animali, più le proprietà che appartengono a un cane acquistano demarcazione). I concetti sono generali in ragione del loro uso e della loro applicazione e non in ragione dei loro ingredienti. DEFINIZIONE E ORGANIZZAZIONE DEI SIGNIFICATI. Una fonte costante di fraintendimenti è l’indeterminatezza dei significati e a causa di questa possiamo andare incontro a fraintendimenti verso gli altri, verso noi stessi e le cose. Ne consegue, così uno stravolgimento del significato reale. Eliminare questa indeterminatezza è impossibile, ma la sua riduzione esige sincerità e rigore. Il termine tecnico per indicare un qualsiasi significato che sia determinato è l’intensione, mentre il processo per arrivare a questa unità di significato è la definizione. L’intensione è il significato come principio di identificazione dei particolari, mentre l’estensione è il gruppo dei particolari distinti e identificati. Unite, definizione e divisione danno luogo a significati organizzati e fissati. Quindi definizione e classificazione costituiscono le caratteristiche di una scienza. Esistono tre tipi di definizioni: Denotativa : indica un metodo per delimitare tutte le qualità sensibili, emozionali e morali. (esempio significato onestà e simpatia afferrato solo se queste sono state presenti in esperienze individuali). Espositiva: fondamentale in questa definizione è il linguaggio come risorsa. Se una persona non ha mai fatto esperienza di un determinato colore, lo indicherà come qualcosa a metà tra due colori. (esempio: un bambino nato in Africa non riuscirà a cogliere il colore della neve). All’interno di questa definizione vi è il rischio di indurre il soggetto a non vivere un’esperienza personale, ma accettare un surrogato dell’osservazione.
Scientifica: usata nella classificazione scientifica. Essa permette di comprendere come le cose dipendano l’una dall’altra e si influenzino a vicenda. CAP.11 IL METODO SISTEMATICO: CONTROLLO DEI DATI ED EVIDENZA È indispensabile l’impiego di un metodo di natura sistematica per condurre delle operazioni che ci permettono di andare dai fatti alle idee e viceversa. Queste operazioni riguardano sia il controllo dei dati che la loro interpretazione. A tale scopo la ricerca ha bisogno di essere guidata e il modo migliore per farlo è quello di fare varie ipotesi. Nel processo di interpretazione dei dati risulta essere molto importante il metodo scientifico. Infatti, una persona, la cui mente è dotata di abiti sistematici di pensiero è suscettibile di controllo. Inoltre, è possibile cogliere una stretta relazione tra osservazione e pensiero. L’osservazione non è un’operazione opposta al pensiero, ma è parte costituente di esso. Difatti, il metodo scientifico include tutti quei procedimenti che regolano l’osservazione e la raccolta dei dati, allo scopo di facilitare la formazione di concetti. Tutto ciò facilita la selezione di quei fatti che sono determinanti. La determinazione selettiva implica: l’eliminazione dei significati irrilevanti perché possono favorire il fraintendimento; l’accentuazione dei tratti più importanti e la costruzione deliberata dei dati attraverso la variazione sperimentale. Quest’ultima è il fattore di controllo del metodo. CAP.12 IL METODO SISTEMATICO: CONTROLLO DEL RAGIONAMENTO E DEI CONCETTI Spesso si rischia di intendere i concetti e i significati come sinonimi. Ne deriva dunque la necessità di attuare un controllo regolato della loro formazione. Questo controllo finale si realizza attraverso l’osservazione sperimentale. A tal proposito assume un ruolo importante anche il ragionamento che permette di rendere plausibile un’idea suggerita, ma non ne assicura la sua validità. Pertanto, un pensiero per essere definito completo deve finire così per come è iniziato, mettendo in atto un processo deduttivo (dal generale al particolare). Questo processo diviene uno strumento di lavoro nel creare e sviluppare nuove esperienze. La maggior parte degli errori pedagogici consiste nell’isolare i fatti dai loro significati. Soltanto la deduzione e il ragionamento permettono di cogliere la relazione che vi è tra questi. Infatti, un mancato sviluppo del ragionamento può portare ad una mancata interpretazione della suggestione, come può accadere in ambito educativo. In questo caso, diviene fondamentale il ruolo dell’insegnante che dovrebbe assumere la funzione di guida nell’ aiutare lo studente a sviluppare un corretto metodo di interpretazione della suggestione e quindi condurlo a quella fase del ragionamento che è necessaria al suo completamento. CAP.13 PENSIERO EMPIRICO E PENSIERO SCIENTIFICO IL PENSIERO EMPIRICO Il pensiero empirico si fonda su una regolare connessione o coincidenza verificata nell’esperienza passata. Esso è utile in alcuni casi, ma allo stesso tempo presenta alcuni svantaggi. Tra questi vi sono: La sua tendenza a condurre false credenze, quindi non offre nessun criterio di discriminazione tra ciò che è vero e falso; L’incapacità di fronteggiare il nuovo;
Dai problemi che si sono presentati nella vita sono nate le conoscenze scientifiche e le abilità tecniche: la geometria per misurare il terreno, l’astronomia connessa alla navigazione, la meccanica per costruire macchine necessarie al lavoro dell’uomo, ecc... Per creare degli strumenti per la formazione di abiti intellettuali, la scuola deve organizzare e mettere in relazione tra loro queste materie. CAP. 15 DAL CONCRETO ALL’ASTRATTO CHE COSA È IL CONCRETO? Ogni operazione con le cose implica un’inferenza. Ciò accade anche nel bambino. Poiché con il termine inferenza si indica un salto da ciò che è noto a ciò che è ignoto, è possibile trasferire questo stesso concetto sui termini di “concreto” e “astratto”. Il concreto dipende dallo stato intellettuale dell’individuo, mentre l’astratto è il teorico, ovvero ciò che è lontano dalle faccende pratiche. Quello che è astratto in un periodo dello sviluppo umano, è concreto in un altro o anche viceversa. L’interesse per la conoscenza è un fattore indispensabile alla vita pratica. Dunque, occorre cominciare con il concreto: questo significa che l’uomo prima di una nuova esperienza di apprendimento deve attenzionare le cose a lui familiari e in caso connettere i nuovi argomenti con la ricerca di uno scopo. Per costruire un processo educativo significante è necessario “andare dal concreto all’astratto” e in questo l’insegnante ha un ruolo fondamentale, perché il suo compito è quello di far nascere un interesse spontaneo nei discenti. CHE COSA E’L’ASTRATTO? Il pensiero astratto non rappresenta un fine esclusivo per la maggior parte delle persone, inoltre astratto e concreto non sono subordinati tra loro. Lo scopo dell’educazione è quello di mirare a stabilire un equilibrio tra questi due tipi di atteggiamento mentale. CAP. 16 IL LINGUAGGIO E L’EDUCAZIONE DEL PENSIERO IL LINGUAGGIO COME LO STRUMENTO DEL PENSIERO. Il principale strumento di studio nel contesto scolastico è il linguaggio. Si pensa che esista una relazione tra pensiero e linguaggio ed in particolare sono state elaborate tre opinioni. Linguaggio e pensiero sono identici; Il linguaggio è necessario per trasmettere il pensiero; Il linguaggio non è pensiero, ma è necessario sia al pensiero che alla comunicazione di esso. Affinché il linguaggio possa raggiungere un certo grado di sviluppo è necessario riferirsi ai segni. Il linguaggio seleziona, conserva e applica i significati specifici: Seleziona perché permette di separare un significato da ciò che rimarrebbe vago; Conserva il significato di una determinata parola (per un uso futuro) che viene utilizzata come etichetta; Applica il significato di quella parola alla comprensione di altre cose. I segni del linguaggio sono strumenti per l’organizzazione dei significati.
Saper usare il linguaggio nel suo senso generico permette di imparare i significati delle cose. Inoltre, i simboli acquisiscono significato per una persona solo dopo averne avuto esperienza e la combinazione di più parole può produrre nuove idee nonostante limiti e possibilità. L’uso del linguaggio in rapporto all’educazione è sia una disciplina sociale della scuola e allo stesso tempo una materia di studio. Tuttavia, lo scopo del linguaggio è quello di influenzare l’attività degli altri. L’educazione deve trasformare il linguaggio in uno strumento intellettuale per dare la possibilità allo studente di ampliare e arricchire il proprio vocabolario, utilizzare i termini in modo più accurato e preciso e formare in lui specifici abiti di discorsi. CAP.17 OSSERVAZIONE E INFORMAZIONE NELL’EDUCAZIONE DELLA MENTE L’osservazione permette di estendere la conoscenza di ogni individuo. Nelle scuole vengono attuati dei metodi per procedere all’osservazione nell’educazione della mente. Essa comporta un’attiva esplorazione e si configura come un’indagine il cui scopo è scoprire ciò che è nascosto. L’osservazione viene condotta per individuare un’equilibrata combinazione tra qualcosa che è vecchio e qualcosa che è nuovo, acquisendo così un carattere scientifico. Nonostante il gran numero di osservazioni, la comunicazione delle informazioni è ricavata da diversi tipi di fonti. Anche il materiale fornito dall’esperienza degli altri costituisce una testimonianza che deve essere utilizzata dal giudizio personale per il raggiungimento di una conclusione. Il materiale, quindi dovrebbe essere fornito come stimolo e non con finalità rigide e dogmatiche. CAP.18 LA LEZIONE E L’EDUCAZIONE DEL PENSIERO ALCUNE FALSE IDEE SULLA RECITAZIONE DELLA LEZIONE L’uso della parola recitazione viene spesso usata in maniera equivoca in ambito scolastico. La recitazione della lezione costituisce l’occasione per stimolare e dirigere la riflessione. Se quest’ultima non avviene, si incorre nel rischio del pericolo della passività, ovvero si tende a spegnere la curiosità degli studenti. Le funzioni della recitazione della lezione dovrebbero essere: Stimolare la curiosità intellettuale, risvegliare ed aumentare il desiderio di attività e di conoscenze intelligenti e amore per lo studio. Avviare gli studenti al conseguimento di buoni abiti di studio. Saper usare ciò che è stato appreso, riuscendo a controllare la comprensione della materia, l’utilità e il progresso del pensiero (curiosità-ordine-sistematicità). LA CONDOTTA DELLA LEZIONE Nella condotta della lezione è importante la preparazione degli studenti e il ruolo dell’insegnante consiste nel contenere un equilibrio tra il dire e il mostrare. Inoltre, l’insegnante deve coinvolgere attivamente ogni allievo durante le lezioni, facendo in modo che egli si impegni a sviluppare le suggestioni che presenta. LA FUNZIONE DELL’INSEGNANTE L’insegnante si configura come un leader intellettuale di un gruppo sociale grazie alla sua conoscenza ed esperienza. Difatti, la sua preparazione intellettuale nelle materie di insegnamento deve essere accompagnata da un grande entusiasmo per l’argomento, così da coinvolgere gli studenti. Il compito dell’insegnante è quello di prestare attenzione al modo di esprimersi degli
How We Think , titolo originale dell’opera di John Dewey, fu pubblicato per la prima volta negli USA nel 1910 e fu rivisto e ampliato nella seconda edizione del 1933. Come pensiamo è un’opera complessa in cui le tesi anticipano molti temi che l’autore svilupperà nei suoi scritti successivi; inoltre, risulta molto attuale l’intuizione deweyana di formare i giovani a quell’abito mentale riflessivo. Educare significa predisporre ambienti e materiali affinché i bambini e i ragazzi sperimentino situazioni di dubbio, incertezza, difficoltà che portano all’indagine. Nel suo lavoro, Dewey si pose un problema: come formare le menti dei giovani affinché si impadroniscano di quel modo di pensare che è proprio del sapere scientifico, ovvero basato su osservazione, formulazione di ipotesi, ricerca di prove e formazione di teorie esplicate? Dewey lanciò una critica alla scuola tradizionale di quel tempo, perché la considerava solo come un contesto basato sulla trasmissione dei contenuti e non aveva lo scopo di formare nei discenti un pensiero riflessivo.