Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


"Come pensiamo" John Dewey, Schemi e mappe concettuali di Pedagogia

Sintesi dei concetti fondamentali del libro "Come pensiamo" di John Dewey

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 26/04/2026

laura-sottosanti2
laura-sottosanti2 🇮🇹

5

(2)

9 documenti

1 / 10

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Capitolo 1: Cos’è il pensiero
Dewey isola il pensiero riflessivo definendolo come l'unica forma di pensiero che ha valore
educativo, poiché implica un controllo volontario.
L'autore identifica tre processi da non confondere con la riflessione:
- La corrente della coscienza: Un flusso casuale e automatico di immagini e reminiscenze
che attraversa la mente senza un ordine preciso.
- L'immaginazione: La rappresentazione di cose non percepite direttamente; quando
queste storie sono connesse, possono simulare la riflessione.
- La credenza (pregiudizio): Idee accettate passivamente per tradizione o istruzione, senza
un esame critico o una raccolta personale di dati.
Caratteristiche del pensiero riflessivo: Si distingue per essere una catena ordinata di idee,
in cui ogni fase è un "gradino" che determina la successiva e si appoggia sulle precedenti
per raggiungere un fine comune. A differenza del sogno, la riflessione mira sempre a una
conclusione o alla risoluzione di un problema.
Il fattore centrale (Significato): Il cuore della riflessione è la funzione per cui una cosa ne
significa un'altra. La riflessione inizia quando indaghiamo sul valore di questa indicazione,
cercando prove che giustifichino la credenza nell'idea suggerita.
L'origine del pensiero: La riflessione nasce sempre da uno stato di dubbio, perplessità o
difficoltà mentale. Il bisogno di risolvere questa incertezza è ciò che guida e controlla
l'intero processo di indagine.
Capitolo 2: I valori del pensiero e le attitudini necessarie
L'educazione al pensiero non è un mero esercizio intellettuale, ma ha una valenza
pragmatica ed esistenziale.
I tre valori cardinali:
1) Emancipazione dall'impulso cieco per un'azione intelligente;
2) Capacità di previsione e invenzione di strumenti (civiltà);
3) Arricchimento dei significati (una pietra non è solo un sasso, ma un reperto
geologico).
Dewey avverte che questi valori non si realizzano automaticamente. Necessità di
un’educazione sistematica.
Rischio del cattivo sviluppo: il pensiero può svilupparsi in modi errati, portando a false
credenze. Citando John Locke, Dewey osserva che se il pensiero ci libera dall'istinto, ci
espone anche a errori in cui gli animali non possono cadere.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

Anteprima parziale del testo

Scarica "Come pensiamo" John Dewey e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

Capitolo 1: Cos’è il pensiero Dewey isola il pensiero riflessivo definendolo come l'unica forma di pensiero che ha valore educativo, poiché implica un controllo volontario. L'autore identifica tre processi da non confondere con la riflessione:

  • La corrente della coscienza: Un flusso casuale e automatico di immagini e reminiscenze che attraversa la mente senza un ordine preciso.
  • L'immaginazione: La rappresentazione di cose non percepite direttamente; quando queste storie sono connesse, possono simulare la riflessione.
  • La credenza (pregiudizio): Idee accettate passivamente per tradizione o istruzione, senza un esame critico o una raccolta personale di dati. Caratteristiche del pensiero riflessivo: Si distingue per essere una catena ordinata di idee, in cui ogni fase è un "gradino" che determina la successiva e si appoggia sulle precedenti per raggiungere un fine comune. A differenza del sogno, la riflessione mira sempre a una conclusione o alla risoluzione di un problema. Il fattore centrale (Significato): Il cuore della riflessione è la funzione per cui una cosa ne significa un'altra. La riflessione inizia quando indaghiamo sul valore di questa indicazione, cercando prove che giustifichino la credenza nell'idea suggerita. L'origine del pensiero: La riflessione nasce sempre da uno stato di dubbio, perplessità o difficoltà mentale. Il bisogno di risolvere questa incertezza è ciò che guida e controlla l'intero processo di indagine. Capitolo 2: I valori del pensiero e le attitudini necessarie L'educazione al pensiero non è un mero esercizio intellettuale, ma ha una valenza pragmatica ed esistenziale.
    • I tre valori cardinali:
    1. Emancipazione dall'impulso cieco per un'azione intelligente;
    2. Capacità di previsione e invenzione di strumenti (civiltà);
    3. Arricchimento dei significati (una pietra non è solo un sasso, ma un reperto geologico). Dewey avverte che questi valori non si realizzano automaticamente. Necessità di un’educazione sistematica. Rischio del cattivo sviluppo: il pensiero può svilupparsi in modi errati, portando a false credenze. Citando John Locke, Dewey osserva che se il pensiero ci libera dall'istinto, ci espone anche a errori in cui gli animali non possono cadere.

Credulità primitiva: esiste una tendenza naturale a credere a tutto ciò che viene suggerito, a meno che non vi sia una prova schiacciante contraria. Senza una disciplina mentale, la superstizione è naturale quanto la scienza. Le fonti dell'errore (Bacon e Locke) Dewey ricorre a due filosofi classici per mappare i pericoli che minacciano il pensiero corretto:

  • Gli "idola" di Bacon: immagini o forme spettrali che illudono la mente.
    • Idola della tribù: Metodi erronei radicati nella natura umana in generale.
    • Idola del mercato: Credenze derivanti dal linguaggio e dalle relazioni sociali.
    • Idola della spelonca: Pregiudizi dovuti a cause specifiche dell'individuo.
    • Idola del teatro: Errori derivanti dalla moda o dalle correnti di un'epoca.
  • Le classi di uomini di Locke: tipologie di fallimento nel ragionamento.
    • Coloro che agiscono solo per imitazione, risparmiandosi il disturbo di pensare.
    • Coloro che mettono la passione al posto della ragione, accettando solo ciò che si accorda con il proprio interesse.
    • Coloro che seguono la ragione ma mancano di discernimento ampio, limitandosi a una sola specie di uomini e di libri, senza avventurarhsi nel "grande oceano della conoscenza". Le attitudini morali: Per essere un buon pensatore non basta il metodo; servono l'apertura mentale (libertà dal pregiudizio), la sincera adesione totale (entusiasmo) e la responsabilità intellettuale (coerenza tra idee e conseguenze). Capitolo 3: Le risorse native L'educatore deve lavorare su risorse già presenti nello studente. La Curiosità: il desiderio di allargare l'esperienza La curiosità è definita come la somma totale delle tendenze che spingono l'essere vivente a stabilire nuovi contatti con l'ambiente e a cercare nuove esperienze. Dewey identifica tre stadi o livelli della sua evoluzione:
  • Livello Organico (Fisico): È una forma di "irrequietezza fisiologica" che spinge il bambino a toccare, succhiare, lanciare e maneggiare oggetti. Sebbene non sia ancora attività intellettuale in senso stretto, è vitale perché fornisce il materiale per le future operazioni mentali.
  • Livello Sociale: Si manifesta sotto l'influenza di stimoli relazionali. È lo stadio dei famosi "perché?" del bambino. Dewey chiarisce che a questa età il bambino non cerca spiegazioni scientifiche, ma desidera semplicemente una conoscenza più vasta del mondo. Qui risiede il germe della curiosità intellettuale.

Dewey conclude che il compito dell'educatore è quello di selezionare occupazioni costruttive (progetti) che siano adatte allo stadio di sviluppo del ragazzo, ma che al tempo stesso lo guidino verso abiti di osservazione attenta e inferenza ordinata. Ogni materia può essere intellettuale: la sua "intellettualità" non risiede nella struttura intrinseca, ma nella sua capacità di far sorgere una riflessione piena di significato. L'obiettivo finale è intessere insieme i principi della logica con le qualità morali del carattere. Capitolo 4: Le condizioni ambientali e la scuola L'educazione del pensiero è indiretta: si creano le condizioni affinché il pensiero sorga.

  • Ruolo dell'educazione: Consiste nel coltivare la curiosità e la suggestione, accrescendo la sensibilità per i problemi e l’amore per la ricerca. Tutte le materie sono "intellettuali" non per natura intrinseca, ma per il ruolo che giocano nella direzione del pensiero di una persona.
  • Il compito del docente: L'insegnante deve studiare gli abiti individuali di ogni alunno e le condizioni ambientali che possono modificarli. Spesso, invece, si costringono gli studenti a imparare a memoria, creando associazioni verbali unilaterali anziché connessioni flessibili con le cose. Gli abiti mentali degli insegnanti influenzano profondamente quelli degli allievi attraverso il principio di stimolo e risposta. Dewey identifica tre rischi specifici:
  • Giudicare gli altri a partire da se stessi: Gli insegnanti tendono a fare delle proprie operazioni mentali un criterio di giudizio per gli altri, incoraggiando chi ha attitudini simili e trascurando chi non vi si conforma. Spesso si privilegiano gli interessi teorici a scapito delle abilità esecutive.
  • Indebita fiducia nell'influenza personale: Quando la materia suscita scarso interesse, il maestro può far leva sulla propria personalità per attirare l'attenzione. Questo può rendere l'allievo dipendente dal maestro e indifferente al valore intrinseco dello studio.
  • Soddisfare l’insegnante anziché il problema: Se non sorvegliati, gli allievi puntano a conformarsi a ciò che il maestro si aspetta invece di dedicarsi ai problemi. La domanda "è giusto?" finisce per significare "piacerà al maestro?" anziché "soddisfa le condizioni del problema?". Dewey classifica gli studi in tre categorie, evidenziando i pericoli di un approccio errato:
  • Studi disciplinari (es. aritmetica, grammatica): Mirano al "ragionamento", ma corrono il rischio di isolare l'attività intellettuale dall'esperienza ordinaria della vita, diventando troppo astratti e distanti.
  • Studi pratici (es. leggere, scrivere, musica): Mirano alle abilità esecutive, ma possono diventare meccanici se si cerca la via più breve per il risultato. Questo riduce l'educazione a un livello di "addestramento animale", privando l'abilità dell'intelligenza necessaria per la sua acquisizione.
  • Studi informativi (es. geografia, storia): Mirano all'acquisizione di conoscenze. Dewey distingue tra informazione (accumulo sterile) e sapere (conoscenza che opera per vivere meglio). L'accumulo di dati senza uno scopo intellettuale sommerge la mente e impedisce il giudizio. La scuola è spesso influenzata dall'ideale del risultato esterno (il prodotto) rispetto allo sviluppo del processo mentale.
  • Nell'istruzione: Si esalta la "risposta corretta", un metodo che si accorda con i meccanismi burocratici (esami, voti) ma che richiede meno padronanza pedagogica rispetto allo sviluppo delle attitudini intellettuali.
  • Nella condotta: Si tende a imporre la conformità a regole e precetti, riducendo al minimo la seria indagine riflessiva sui problemi della condotta, che sono invece i più vitali per formare una mente razionale. Il concetto di "transfer" Dewey affronta il tema del trasferimento di abilità da un'esperienza all'altra.
  • Elementi comuni: Il transfer avviene quando sono presenti elementi comuni tra due esperienze.
  • Il ruolo del pensiero: Il pensiero è il processo di cogliere consapevolmente questi elementi comuni. Senza la mediazione del pensiero, il trasferimento avviene solo in modo cieco o accidentale; la riflessione è il fattore che lo pone sotto controllo e ne allarga la disponibilità. Capitolo 5: Logica Formale e Processo Psicologico Dewey critica la scissione tra il "prodotto" (logica dei manuali) e il "processo" (pensiero reale). Pensiero Formale vs Pensiero Reale Dewey inizia analizzando la "logica dei manuali", basata su classificazioni rigide di termini, proposizioni e sillogismi (come il classico "Tutti gli uomini sono mortali..."). Sebbene utile per l'esposizione, questa logica differisce profondamente dal procedimento effettivo della mente per tre ragioni principali:
  • Impersonalità vs Abitudine Personale: La logica formale è impersonale come l'algebra, mentre il pensiero reale dipende dagli abiti mentali del soggetto (scrupolosità, pigrizia, passione).
  • Immutabilità vs Processo Temporale: Le forme logiche sono costanti e senza tempo; il pensiero reale è un evento dinamico che muta continuamente nel tempo.
  • Mancanza di contesto vs Riferimento contestuale: La logica formale ignora il contesto, mentre ogni pensiero effettivo nasce e si sviluppa solo in riferimento a una situazione specifica.

l'assenza di ostacoli; al contrario, si raggiunge proprio attraverso il superamento degli ostacoli tramite la riflessione. Senza l'educazione al pensiero, l'uomo resta schiavo degli impulsi sconsiderati e delle circostanze del momento. La continuità dello sviluppo mentale Dewey contesta l'idea che l'infanzia sia priva di riflessione e che la ragione appaia improvvisamente nell'adolescenza. Il pensiero inizia non appena un bambino (ad esempio, avendo perso una palla) comincia a prevedere una possibilità non presente e a sperimentare per realizzarla. Solo nutrendo l'attività pensante fin dalla prima infanzia si garantisce l'emergere dei superiori poteri della riflessione in età adulta. Capitolo 6: Esempi di Inferenza e di Prova Attraverso tre esempi tratti dai quaderni di alcuni alunni, Dewey illustra come la riflessione nasca da bisogni pratici, dalla curiosità o da problemi intellettuali. I Tre Casi di Attività Riflessiva Dewey seleziona tre esempi che formano una serie, dai più semplici ai più complessi:

  • Caso 1: Deliberazione pratica. È il pensiero quotidiano. L'esempio riguarda una persona che deve arrivare a un appuntamento e calcola quale mezzo di trasporto (autobus o metropolitana) sia più veloce in base al traffico e all'orario.
  • Caso 2: Riflessione dopo l'osservazione. È un caso di transizione. L'interesse non è un bisogno pratico immediato, ma sorge da un'osservazione casuale (ad esempio, un'asta bianca su un battello) che stimola una curiosità teorica sulla sua funzione.
  • Caso 3: Riflessione sperimentale. È il livello più alto, tipico della mente allenata scientificamente. Qui il problema è prettamente intellettuale e richiede un esperimento controllato per essere risolto (come lo studio delle bolle di sapone e della pressione dei gas). L’Inferenza: Il Cuore del Pensiero Dewey spiega che in ogni atto di riflessione la mente compie un'operazione chiamata inferenza.
  • Il salto verso l’ignoto: L'inferenza consiste nel partire da un fatto presente (ciò che vedo o ricordo) per arrivare all'idea di qualcosa che non è ancora presente. È un "salto" dal noto all'ignoto.
  • Dipendenza dall'esperienza: Questo salto avviene tramite suggestioni che emergono spontaneamente. La qualità di queste idee dipende però dall'esperienza passata del soggetto, dalla sua cultura e dai suoi interessi personali. La Prova come Controllo Un'inferenza non controllata è solo una supposizione. Per Dewey, "provare" una cosa significa sottoporla a un controllo (o esame) prima di trasformarla in una vera credenza. Esistono due modi principali per provare un'idea:
  1. Prova di consistenza (nel pensiero): Si verifica nell'immaginazione se i vari elementi della suggestione si accordano tra loro in modo logico.
  2. Prova tramite l'azione (nella realtà): Si agisce in base all'idea per vedere se le conseguenze anticipate nel pensiero si verificano effettivamente nei fatti. Se l'azione ha successo, l'idea è confermata. Dalla Perplessità alla Risoluzione Il pensiero ha sempre una traiettoria precisa:
  • L'origine: Nasce sempre da una situazione direttamente esperita che inizialmente appare incerta, confusa o disturbata. Dewey nota che il fallimento della scuola nel formare il pensiero spesso deriva proprio dalla mancanza di questo dubbio iniziale.
  • Il fine: La funzione della riflessione è quella di trasformare questa situazione di dubbio in una situazione chiara, coerente, risolta e armoniosa. In sintesi, per Dewey, la prova definitiva che ha avuto luogo una "genuina inferenza" è la sostituzione di una condizione mentale confusa con una ordinata e soddisfacente. Capitolo 7: Le Cinque Fasi della Riflessione È il cuore tecnico dell'opera. Le fasi non sono rigide ma funzioni logiche indispensabili: 1.La Suggestione: Quando l'attività diretta viene arrestata da una difficoltà, la mente si spinge avanti verso una possibile via d'uscita. È un movimento spontaneo che prende la forma di un'idea. 2.L'Intellettualizzazione: Consiste nel trasformare la perplessità emotiva in un problema definito. Osservando le condizioni della difficoltà, si definisce "cosa non va"; solo definendo il problema si può trovare la strada per la soluzione.
  1. Analisi e Sintesi: Le Funzioni Operative Dewey ridefinisce questi due termini logici classici, sottraendoli a una visione puramente meccanica:
    • L’Analisi come Chiarimento: L'analisi mentale non è la scomposizione fisica di un oggetto in parti, ma l'accentuazione selettiva di un tratto specifico che lo rende significante per la soluzione del problema. Dewey critica il "metodo anatomico" scolastico che enumera passivamente qualità senza uno scopo.
    • La Sintesi come Unificazione: La sintesi non è "mettere insieme frammenti", ma è la collocazione di un tratto selezionato nel suo giusto contesto, rivelando la sua relazione con la conclusione o con gli altri fatti.
    • Correlazione Indissolubile: Analisi e sintesi sono facce della stessa medaglia: l'analisi (selezione) conduce alla sintesi (interpretazione nel contesto) e viceversa. Ogni stima di valore implica contemporaneamente di mettere in rilievo un tratto (analisi) e stabilire legami con altre cose (sintesi).
  2. Implicazioni Pedagogiche Dewey mette in guardia contro la "superstizione" pedagogica secondo cui gli alunni dovrebbero iniziare dalle formule cristallizzate del metodo.
    • Metodo Inconscio: La formulazione consapevole di un metodo è possibile solo dopo che il risultato è stato raggiunto attraverso tentativi inconsci e provvisori.
    • Critica alla rigidità: Imporre schemi di analisi prefatti (come i diagrammi in grammatica o storia) finisce spesso per "istupidire" il naturale comportamento logico del ragazzo, sostituendo l'attività mentale reale con una contraffazione della logica dell'adulto.