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Riassunti di filosofia su Comte, Mill, Darwin, Shopenhauer e Kierkegaard
Tipologia: Sintesi del corso
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Grazie agli straordinari successi della scienza e della tecnica, durante la seconda rivoluzione industriale, provocarono la nascita di un movimento filosofico chiamato positivismo caratterizzato da una totale fiducia nella scienza e della tecnica, nella convinzione che il progresso avrebbe portato un benessere illimitato al’umanità. Il termine “ positivo ” da cui deriva indica una conoscenza scientifica e quindi: I Sperimentale e certa; Utile e pratica. Il positivismo si pone l’obbiettivo di interpretare la società attraverso conoscenze scientifiche e utilizzando il metodo scientifico. Tradizonalmente il positivismo è diviso in pos. sociale e pos. evoluzionistico. Attualmente però si preferisce considerare due aspetti: I I contesti nazionali; Contesto cronologico. I Gli aspetti fondamentali del positivismo sono:
Atteggiamento riformistico e non rivoluzionario , in quanto il positivismo era l’espressione bella borghesia (ceto al potere) che combatteva contro la rivoluzione proletaria; Il compito attribuito alla filosofia , per il positivismo aveva il compito di riflettere sulle conseguenze dei risultati scientifici; Differente modo di intendere il sapere , attribuivano un valore assoluto alla scienza (prima attribuito alla religione). L’assolutizzazione della scienza avvicina il positivismo al Romanticismo, tanto che il positivismo viene anche definito come il “Romanticismo della scienza”. Differenze:
Contrapposizione tra il fatto, la realtà su cui si fonda la conoscenza per i positivisti, e lo Spirito, realtà che da senso al fatto per i romantici; Modo di osservare i fenomeni, ovvero l’indagine scientifica: Romantici un insieme di fenomeni distinti possono essere compresi, in modo unitario, grazie ad un intenzione interiore: Positivisti la relazione che unisce singoli fatti è sempre una relazione di tipo meccanico grazie ad un rapporto di causa ed effetto;
Secondo la legge dei tre stadi di Comte lo sviluppo dell’umanità passa attraverso tre periodi:
Fisica sociale; Sociologia. Ordine storico : riguarda il passaggio delle scienze allo stadio positivo e si ricava dall’ordine logico. Ordine pedagogico : l’ordine secondo cui le scienze positive dovrebbero essere insegnate, ovvero secondo la loro successione logica e storia. Per fare questo è però necessario rinnovare l’istruzione. Classificazione:
**1. Astronomia ; 3. Biologia;
La tiflrssione di Comte è diretta a favorire la nascita di una sociocrazia. Essa è un sistema politico assolutistico fondato sulla sociologia. I Secondo Comte, una volta sconfitto il disordine sociale dovrebbe regnare l’ordine positivo di cui egli avrebbe voluto essere la suprema guida. La morale e la politica sono interconnesse da una relazione di causalità : ogni istituzione infatti conseguenza di idee morali. Per rinnovare la politica occorre rinnovare la morale, realizzando il passaggio dalla morale celeste (teologica e metafisica) alla morale terrena (concreta e positiva). Gli imprenditori dovranno guidare materialmente la nuova politica, essendo illuminati spiritualmente dagli scienziati. La nuova società positiva verterà sui doveri. La visione politica di Comte è organica e si basa sul convergere degli interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori in una società che ha raggiunto lo stadio positivo. Il parlamentarismo è un regime transitorio destinato a lasciare il posto a un governo inteso come unione delle società scientifiche , guidate da scienziati sociali, sociologi e imprenditori.
L’utilitarismo, è la dottrina che riconosce nell’utile il criterio orientativo per l’azione e il fondamento dei valori morali. Questo termine fu coniato da Mill; ma l’identificazione del bene come l’utile risale a Protagora. Nel durante il secolo del progresso, negli Stati Uniti e in Inghilterra, emergono i primi movimenti femministi con l’obbiettivo di conquistare parità di diritti politici e giuridici fra uomini e donne. Mill e Harriet Tylor nel 1869 scrissero “L’asservimento delle donne”, dando un grande contributo alla filosofia di genere (corrente culturale che studia come dietro ai concetti tradizionali della filosofia vi sia l’affermazione dei valori degli uomini in quanto maschi e la definizione dei ruoli stabiliti e subalterni per donne e uomini). Nell’ opera si esaminano: I I motivi della secolare subordinazione della donna nella società; L’ipotesi di una riforma del diritto di famiglia sulla base dell’eguaglianza e reciprocità dei diritti e dei doveri; La questione sull’accesso delle donne al lavoro. L’utilità dell’emancipazione femminile per tutta la società.
Darwin era uno scienziato e ha unito in un unico concetto, quello di evoluzione, l’uomo e gli animali. Questo mise in discussione due convinzioni molto radicate: I La convinzione religiosa che l’uomo è diverso da tutte le altre creature in quanto creato da Dio a sua immagine e somiglianza; La convinzione scientifica che non sarebbe mai stato possibile conoscere l’origine dell’uomo in quanto la specie animali e vegetali sono fisse e immutabili. D. elevò tutti gli animali a livello dell’uomo definendoli suoi fratelli. Nel 1871 pubblicò “L’origine dell’mondo” sostenendo che le attuali specie di viventi fossero il risultato di un processo di trasformazione chiamato “ evoluzione ”. D. pone alla base della sua teoria due leggi fondamentali: I
di Lamarck, secondo il quale era stato lo sforzo constante di alcune giraffe per mangiare le foglie costanti ha provocare il cambiamento che poi è stato trasmesso per via ereditaria. ( adattamento all’ambiente ) Per Darwin invece le giraffe nascono con colli di differenti lunghezza in modo casuale. Poi per motivi legati si mutamenti ambientali gli alberi bassi si sono ridotti e le giraffe con collo più lungo si sono trovate avvantaggiate. ( selezione naturale ) Nell’opera La discendenza dell’uomo D. afferma che le facoltà mentali dei mammiferi più elevati e degli uomini sono uguali per quanto riguarda l’aspetto quantitativo della facoltà intellettiva e del linguaggio e non per quello qualitativo. L’uomo deriva non dalle scimmie ma da antenati scimmieschi. I ILa teoria dell’evoluzione mette in discussione due principi: L’uomo è creato a “immagine a somiglianza di Dio” : questa descrizione non può essere accettata dai tradizionalisti perché l’uomo non essendo donato di un anima non è un animale e se l’uomo fosse un animale si comporterebbe come tale, seguendo l’istinto; Il ruolo di dio nell’universo: se l’evoluzione procede per prove ed errori seguendo il caso, allora verrebbe smentito il principio che Dio sia provvidente. Ci furono diverse polemiche, alle quali rispose dichiarandosi agnostico. Per D. non c’è coincidenza tra fede ed evoluzione, ma neanche opposizione perché ad opporsi a dio non è l’evoluzione, ma il materialismo. Con rivoluzione Astronomica di Copernico muta l’ordine spaziale, con quella biologica di Darwin quello temporale. Queste teorie non possono essere in contraddizione con la Bibbia perché esso non è un libro di scienza, ma di fede.
Per Schopenhauer quindi non esiste il dubbio di Kant (“ esiste un mondo oltre a quello fenomenico? ”), in quanto il soggetto conoscente e l'oggetto conosciuto fanno parte dello stesso mondo. Essendo la mente umana a costruire il mondo delle relazioni, conoscere significa “conoscere delle relazioni”, noi conosciamo gli oggetti inseriti in una trama di relazioni : la conoscenza è un tessuto che la nostra mente stende sulla realtà. Per spiegare la trama delle relazioni, Schopenhauer ricorre al criticismo Kantiano, in quanto Kant ha il merito di aver scoperto le forme pure a priori: costituite da spazio, tempo e le 12 categorie. Schopenhauer però riduce le 12 categorie a una sola: la casualità. Per lui quindi le forme pure a priori sono formate da: spazio, tempo e casualità. Per Kant la mente umana è vista come qualcosa di etereo, ma per Schopenhauer diventa qualcosa di più concreto: il cervello. Le facoltà cognitive di Kant diventano le funzioni cerebrali per Schopenhauer. La casualità, come una partita a scacchi , fa muovere gli oggetti sulla scacchiera, rappresentata dallo spazio e dal tempo. Ma quale forza spinge la casualità a muovere gli oggetti? Per Schopenhauer la risposta sta nel principio di ragion sufficiente , che indica ciò che fa sì che le cose esistano e siano quello che sono.
L'uomo non è soltanto un soggetto conoscente, ma in quanto corpo è anche oggetto della conoscenza: noi possiamo considerare il nostro corpo come qualsiasi altro oggetto, ma dentro di noi avvertiamo che l'intima essenza delle cose, il noumeno , è la volontà. Il corpo è “volontà oggettivata”, nel senso che è la volontà resa visibile , così come il mondo. La volontà è presente in tutti gli esseri viventi, ma solo l'uomo ne è consapevole, perché munito di ragione capace di intuire la volontà. Una diretta e drammatica conseguenza che ne deriva è che non esiste la libertà. Gli uomini credono di prendere decisioni in autonomia ma in realtà chi decide per loro è la volontà. La volontà è: ● Noumeno , cioè intima essenza delle cose; ● Unica , in quanto non è alcunché di individuale;
● Anonima , cioè senza volto; ● Irrazionale , cioè che non persegue nessun progetto; ● Cieca , cioè indifferente ai dati che persegue.
Se la vita è dominata dalla volontà, allora la vita è dolore. La volontà infatti si esprime sempre nel desiderio di qualcosa, e questa tensione frustrata è il dolore. Il mio successo è sempre l'insuccesso di qualcun altro, in quanto la mia volontà è sempre in contrasto con quella di qualcun altro. Questo perenne scontro tra volontà fa sì che tutti siano colpevoli , e la colpa consiste nell'essere nati e di conseguenza nel dover vivere a scapito degli altri. Tutta la natura soffre , non soltanto l'uomo: il mondo animale si nutre di quello vegetale, gli stessi animali sono preda degli altri. Più degli altri però soffre l'uomo , perché è consapevole della sua condizione, e tra gli uomini soffre di più il genio, in quanto “più intelligenza hai, più soffrirai”. In questo contesto la ricerca del piacere inteso come godimento o gioia diventa assurda, in quanto il piacere è solamente il rilassamento del dolore , e quindi non esiste il piacere senza il dolore. In quanto è rilassamento del dolore, subentra inevitabilmente la noia. Da qui la celebre descrizione della vita paragonata a un pendolo che oscilla tra dolore e noia. Ne consegue che dei sette giorni della settimana, sei sono di dolore e uno di noia. La vita umana è una tragedia dal finale già scritto e gli sforzi per cercare di accaparrarsi un po' di felicità sono come “quelli di chi cerca di gonfiare quanto può una bolla di sapone, sapendo che sarà destinata a scoppiare”.
Dalla visione tragica della vita ne deriva l'avversione di Schopenhauer nei confronti di qualsiasi forma di storicismo. Alla filosofia Hegeliana e al positivismo, egli contrappone la propria visione irrazionale della storia : cambiano i nomi e gli avvenimenti si manifestano nelle differenti collocazioni spazio-temporali, ma la realtà è la stessa. La storia dell'uomo è una “tragedia che a furia di ripetersi diventa una farsa”, un assurdo destino simile a una ruota che gira all'infinito senza andare da nessuna parte.
In breve, il suicidio non è la soluzione in quanto libera dalla vita, ma non dalla volontà di vivere. Schopenhauer allora indica tre strade alternative che possono condurre l'uomo a liberarsi dal dolore e dalla noia: arte, morale e ascesi ; analizzandone le caratteristiche e i limiti.
Tra l'illusoria conoscenza fenomenica e quella autentica della realtà noumenica c'è una via di mezzo: la contemplazione di quelle che Schopenhauer chiama le idee. Le idee sono forme eterne e immutabili, che rappresentano l'intuizione dell' essenza delle cose. Le idee trasformano questo amore nell'amore, questo dolore nel dolore, ecc… Solo l'artista può raggiungere questo tipo di conoscenza in quanto è quel genio che è capace di spezzare le catene della volontà per diventare “ il puro del mondo ”: ● Puro perché guarda gli oggetti del mondo in modo disinteressato ● Occhio perché vede negli oggetti le idee, le essenze delle cose Secondo Schopenhauer tutti gli uomini possiedono questa capacità di vedere negli oggetti le idee. La differenza consiste nel fatto che l'artista ha il vantaggio di possedere tale capacità in grado più elevato.
Le arti seguono, poi, una classificazione gerarchica a seconda delle idee che contemplano: ● L'architettura è nel grado più basso perché le idee intuite sono quelle più semplici, inerenti alla materia inorganica ● Poi abbiamo la scultura che ha come oggetto principale la bellezza dell'uomo ● Segue la pittura che coglie invece il carattere spirituale dell'individuo ● Nella poesia l'idea viene infine trasfigurato in un'immagine intuitiva e si tratta di un'impresa così ardua che vi può riuscire solo se concorre l'immaginazione del lettore ● Collegata alla poesia, la tragedia è la sua espressione più alta poiché in essa viene messa in rilievo la spaventosa lotta della volontà con sé stessa
L'arte, così, ci consola dalla vita ma è solo una “ consolazione provvisoria ” poiché l'artista coglie come nessun altro il dolore del mondo e l'assurdità della vita, ma non riesce a elevarsi al punto di staccarsi dalla volontà che lo lega ad essa. Per questo l'artista è un “ mistico mancato ”: l'arte è un breve incantesimo terminato il quale l'uomo ritorna vittima della volontà.
Mentre l'arte è un modo per consolarci dalla realtà, la morale impone un forte impegno nei confronti del prossimo. Da un lato Schopenhauer condivide con Kant la convinzione che la moralità si fondi sul disinteresse, dall'altra ritiene che la moralità non scaturisce dall'imperativo categorico ma da due sentimenti: il rimorso e la compassione. Il rimorso , spingendoci a ristabilire la giustizia nei confronti degli altri, è il primo passo verso l'oppressione del male. È un riconoscimento importante ma limitato, in quanto la giustizia consiste ancora nel non fare del male agli altri, quindi ha ancora valenza negativa. Solo la compassione ci rivela il vero significato degli altri. Solo chi compatisce (“patire con…”) ama veramente: il vero amore non ha infatti nulla a che fare con l'attrazione sessuale (che è solo un falso amore, in quanto inganno della volontà al fine di perpetuare se stessa). Nel momento in cui proviamo compassione avvertiamo che tra noi e gli altri sofferenti non c'è alcuna differenza. Non è la conoscenza che fonda la morale, ma è la morale che fonda la conoscenza : è per mezzo della compassione che giungiamo a comprendere che siamo tutti fatti della stessa sostanza metafisica , la volontà.
Compatire significa tuttavia ancora patire. La compassione rivela l'attaccamento alla vita , nel senso che si soffre anche per il dolore degli altri e si desidera per loro una vita migliore. Non rimane quindi che tentare un'ultima strada: quella dell' ascesi , che scaturisce dall'orrore dell'uomo per la volontà. Lo scopo dell'ascesi consiste pertanto nell' annullare in sé ogni volontà.
Kierkegaard riguardo a Hegel propone un'alternativa radicale: se per Hegel la filosofia era l'autocoscienza dello Spirito e aveva come oggetto la verità assoluta, per Kierkegaard diventa un'attività esercitata dal Singolo uomo. “ la verità è una verità solo quando è verità per me ” scrive il filosofo. Mentre la filosofia di Hegel è guidata dalla categoria di necessità , Kierkegaard individua nella possibilità la categoria fondamentale dell'esistenza: la vita del Singolo uomo è costruita dalle sue scelte. Hegel ha costruito un immenso e perfetto sistema dove l'uomo non ha nessuna parte, di conseguenza Hegel cade nel ridicolo: pretendendo di osservare il mondo con gli occhi di Dio, si dimentica del Singolo. La pretesa Hegeliana di costruire un sistema filosofico onnicomprensivo è del tutto estranea al pensiero di Kierkegaard. Per Kierkegaard infatti è assurdo affrontare tutti gli ambiti del sapere mediante l'applicazione di un solo procedimento, cioè la dialettica hegeliana. Kierkegaard prende a modello Socrate , utilizzando la sua ironia e dicendo che ha detto più cose sensate Socrate, senza aver scritto nulla, che Hegel, riempiendo volumi su volumi di parole inutili. È Socrate l'esempio da seguire. Il filosofo infatti non deve occuparsi dello studio del mondo naturale o degli aspetti astratti della vita umana: il suo compito consiste nel riflettere sull'uomo e sulla sua esistenza.
L'uomo è per Kierkegaard soprattutto esistenza. Con questo termine egli indica quell'aspetto di unicità, di eccezione che distingue il Singolo dal genere di cui fa parte. Gli infiniti modi di vivere che la libertà (della possibilità) offre all'uomo sono riconducibili ad alcune fondamentali tipologie, “i tre stadi dell'esistenza ”: ● estetico ● etico ● religioso I tre stadi non vanno intesi come tre tappe di un percorso che tutti intraprendono, ma al contrario si presentano come semplici possibilità
dell'esistenza. Il passaggio da uno stadio all'altro non è meccanico: è frutto di una libera scelta e come tale può anche non avvenire.
Il primo stadio individuato da Kierkegaard è quello estetico , così definito perché si fonda sulla soddisfazione della sensibilità. È questo l'atteggiamento di chi ricerca il piacere , vuole godere la vita e fuggire da ogni impegno. Ciò che infatti l'uomo estetico teme più di ogni altra cosa è la noia che nasce dalla ripetizione. Il personaggio che meglio incarna questo modo di vivere è il seduttore, il Don Giovanni dell'opera di Mozart. Don Giovanni ama ciascuna donna per la propria particolare bellezza, ma nessuna definitivamente. Disincantato e astuto, vive nell'attimo , è attratto dalla conquista e la paura di affrontare la prosa della vita lo costringe a una continua fuga ; finché proprio la noia non giunge a rivelargli la miseria della sua esistenza. Il Don Giovanni non vive, non sceglie, ma è scelto dalle donne che lui insegue. La sua essenza è nella conquista, (che è tale soltanto nel momento in cui la donna corteggiata decide di concedersi a lui). La vita non gli appartiene, è dominata dalle circostanze, dalla volontà capricciosa delle donne. Quando si rende conto di ciò, l'uomo estetico entra in crisi, il cui sbocco non può essere che la disperazione , il momento finale della vita estetica. La disperazione però non va intesa come negativa e rifiutata, ma deve essere scelta con determinazione; solo così è possibile passare dallo stadio estetico a quello etico.
Il secondo stadio, quello etico, è simboleggiato dal marito, narrativamente paragonato al giudice Wilhelm, Guglielmo. La sua vita è caratterizzata dall'impegno nel lavoro e nella vita civile. Convinto di questa scelta, è cosciente dei limiti della vita estetica, per questo apprezza la bellezza del legame matrimoniale e della fedeltà. Non teme la continuità e la ripetizione, né ricerca l'eccezionalità dell'attimo, come fa il Don Giovanni. Per lui la felicità può scaturire solo dalla normalità rappresentata dal matrimonio, che è alla portata di tutti.
C'è un paradosso, di nuovo: dal punto di vista della fede, infatti siamo contemporanei di Cristo , ci troviamo di fronte a una scelta radicale: “ con lui o contro di lui ”. Ecco perché il cristiano vero è inquieto, mentre il cristianesimo moderno spinge a vivere comodamente e, in ultima analisi, a non pensare a Dio. TERMINI disperazione: la disperazione deriva dalla coscienza del fallimento del rapporto tra il Singolo e sé stesso. Consiste nel “vivere la morte dell'io” che l'uomo prova nel momento in cui avverte la sensazione di non avere una via d'uscita. È come se l'uomo non avesse più possibilità. angoscia: l'angoscia deriva dalla coscienza del fallimento del rapporto tra il Singolo e il mondo. Non è angosciato chi sa tutto del futuro (Dio) o nulla (l'animale), ma lo è l'uomo che è cosciente dell'esistenza di un futuro di cui però non conosce i contenuti. L'angoscia è quindi determinata da ciò che potrebbe accadere.