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Schopenhauer, Kierkegaard, Comte, Positivismo, Dispense di Filosofia

Schopenhauer, Kierkegaard, Comte, Positivismo (Spencer, Darwin, De Gobineau) Feuerbach

Tipologia: Dispense

2020/2021

In vendita dal 08/12/2021

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SCHOPENHAUER
Stesso periodo di Hegel.
Di Platone lo attrae la teoria delle idee, da Kant deriva l’impostazione soggettivistica della
gnoseologia, dell’illuminismo il filone materialistico e dell’ideologia, da Voltaire lo spirito ironico
ela tendenza demistificatrice per le credenze tramandate e dal romanticismo l’irrazionalismo, il
tema dell’infinito e quello del dolore e inoltre si parla di sintonia con la sapienza dell’antico oriente
(filosofie orientali).
Un altro ruolo importante lo assume il pensiero idealistico, che disprezza e descrive al servizio di
interessi come successo e potere poiché giustifica ciò che fa comodo allo stato e alla chiesa e in
Schopenhauer si manifesta una esigenza di libertà di filosofia, criticando alcune visioni di Hegel.
È stato il primo filosofo occidentale a tentare il recupero di alcuni motivi del pensiero del’Estremo
Oriente, specialmente indiana e persiana.
ANTI-IDEALISMO (CRITICA A HEGEL)
Rifiuto dell’idealismo: Fichte, Schelling e Hegel (la realtà è tutto ciò che ha prodotto l’umanità e
può essere intesa come spirito) > Questa corrente viene indicata con la formula “filosofia delle
università” perché non è al servizio della verità ma di interessi volgari come il successo e il potere.
L’idealismo ha nascosto la realtà all’uomo.
Fa una forte critica verso Hegel “ciarlatano”: ha delineato una visione astratta del mondo perché
tutto ciò che accade non può essere spiegato solo con la ragione.
Infatti Hegel farebbe confluire l'oggetto nel soggetto, sostenendo che tutta la realtà non è altro che
produzione della mia ragione (come si dice nel panlogismo). Invece, il soggetto non potrà mai, per
Schopenhauer, diventare “consapevole di sé”, non potrà mai esser un oggetto di conoscenza da
parte nostra.
In altre parole, il soggetto è solamente una funzione: senza una realtà esterna da conoscere, di fatto
è un nulla, non ha senso di esistere.
CRITICA A KANT
Kant > concetto di noumeno e fenomeno da cui Schop. trae spunto ma con una sua interpretazione.
Kant: affermò che il Fenomeno era l’unica realtà accessibile all’uomo e il Noumeno era
un limite della conoscenza oltre cui l’uomo non poteva andare
Schopenhauer: Distingue il Fenomeno (la cosa come appare) dal Noumeno (cosa in sé),
il Fenomeno è un’illusione e viene associato a quello che nell’antica cultura indiana era detto
“Velo di Maya” (apparenza delle cose che nasconde una realtà più profonda) mentre il
Noumeno è ciò che si nasconde dietro il Fenomeno e che il filosofo deve scoprire. Per
arrivare al Noumeno che si nasconde dietro il fenomeno bisogna interrogarsi e guardarsi
all’interno = squarciare il velo di Maya. Dobbiamo trovare la nostra essenza all’interno del
nostro essere = la volontà di vivere (istinto di autoconservazione comune a tutti gli uomini,
impulso che ci spinge a vivere, manifestazione dei nostri desideri interiori). Il Fenomeno
perciò è solo la manifestazione della nostra volontà di vivere = voluntas = Noumeno.
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SCHOPENHAUER

Stesso periodo di Hegel. Di Platone lo attrae la teoria delle idee, da Kant deriva l’impostazione soggettivistica della gnoseologia, dell’illuminismo il filone materialistico e dell’ideologia, da Voltaire lo spirito ironico ela tendenza demistificatrice per le credenze tramandate e dal romanticismo l’irrazionalismo , il tema dell’infinito e quello del dolore e inoltre si parla di sintonia con la sapienza dell’antico oriente (filosofie orientali). Un altro ruolo importante lo assume il pensiero idealistico , che disprezza e descrive al servizio di interessi come successo e potere poiché giustifica ciò che fa comodo allo stato e alla chiesa e in Schopenhauer si manifesta una esigenza di libertà di filosofia, criticando alcune visioni di Hegel. È stato il primo filosofo occidentale a tentare il recupero di alcuni motivi del pensiero del’E stremo Oriente, specialmente indiana e persiana.

ANTI-IDEALISMO (CRITICA A HEGEL)

Rifiuto dell’idealismo: Fichte, Schelling e Hegel (la realtà è tutto ciò che ha prodotto l’umanità e può essere intesa come spirito) > Questa corrente viene indicata con la formula “filosofia delle università” perché non è al servizio della verità ma di interessi volgari come il successo e il potere. L’idealismo ha nascosto la realtà all’uomo. Fa una forte critica verso Hegel “ciarlatano” : ha delineato una visione astratta del mondo perché tutto ciò che accade non può essere spiegato solo con la ragione. Infatti Hegel farebbe confluire l'oggetto nel soggetto, sostenendo che tutta la realtà non è altro che produzione della mia ragione (come si dice nel panlogismo). Invece, il soggetto non potrà mai , per Schopenhauer, diventare “consapevole di sé” , non potrà mai esser un oggetto di conoscenza da parte nostra. In altre parole, il soggetto è solamente una funzione: senza una realtà esterna da conoscere, di fatto è un nulla, non ha senso di esistere.

CRITICA A KANT

Kant > concetto di noumeno e fenomeno da cui Schop. trae spunto ma con una sua interpretazione.

  • Kant : affermò che il Fenomeno era l’unica realtà accessibile all’uomo e il Noumeno era un limite della conoscenza oltre cui l’uomo non poteva andare
  • Schopenhauer : Distingue il Fenomeno (la cosa come appare) dal Noumeno (cosa in sé), il Fenomeno è un’illusione e viene associato a quello che nell’antica cultura indiana era detto “Velo di Maya” (apparenza delle cose che nasconde una realtà più profonda) mentre il Noumeno è ciò che si nasconde dietro il Fenomeno e che il filosofo deve scoprire. Per arrivare al Noumeno che si nasconde dietro il fenomeno bisogna interrogarsi e guardarsi all’interno = squarciare il velo di Maya. Dobbiamo trovare la nostra essenza all’interno del nostro essere = la volontà di vivere (istinto di autoconservazione comune a tutti gli uomini, impulso che ci spinge a vivere, manifestazione dei nostri desideri interiori). Il Fenomeno perciò è solo la manifestazione della nostra volontà di vivere = voluntas = Noumeno.

Velo di Maya

Inserisce elementi orientali: Velo di Maya. Mito indiano: ci sono dei demoni, Asura (sconfitti da Nindra), che intrappolano i mortali all’interno di una nebbia, si confondono, non capiscono la direzione e si perdono. La rappresentazione, ovvero il fenomeno come velo di Maya (apparenza illusoria) consta di soggetto e oggetto e si basa sulle forme a priori di spazio, tempo e causalità. Per Schopenhauer non ci può essere soggetto senza oggetto. Il materialismo è falso perché nega il soggetto riducendolo all’oggetto. L’idealismo è parimenti errato perché compie il tentativo opposto. La causalità assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come necessità fisica, logica, matematica e morale, ovvero come principio del divenire, del conoscere, dell’essere e dell’agire. Poiché Schopenhauer paragona le forme a priori a dei vetri sfaccettati attraverso cui la visione delle cose si deforma, egli considera la rappresentazione come un inganno. Tuttavia, al di là di essa, esiste la realtà vera, sulla quale l’uomo deve interrogarsi. Il soggetto conosce oggetti.

PRINCIPI DI RAGION SUFFICIENTE

Esistono inoltre dei “principi di ragion sufficiente” ( Principio identificato per portare alla luce il fondamento delle ‘verità di fatto’ o contingenti ( a posteriori ) e il loro statuto rispetto alle cosiddette ‘verità di ragione’, cioè le verità necessarie o ‘identiche’ ( a priori )) che rappresentano i rapporti che il mio intelletto si figura all'interno della realtà:

  1. Divenire: è la necessità fisica , ovvero il mondo è SEMPRE regolato da rapporti meccanici di causa-effetto (un po' come viene detto sopra per quanto riguarda la causalità).
  2. Conoscere : è la necessità logica , ovvero c'è sempre, nel mondo, un rapporto logico tra qualcosa che viene prima e una cosa che viene dopo (come nei sillogismi, date due premesse si arriva a una conclusione: Tutti i greci sono uomini, Platone è un greco, Platone è un uomo).
  3. Essere: è la necessità matematica (nel senso più largo che posso dare al termine matematica, ovvero qualcosa frutto di un calcolo), ovvero posso sempre calcolare che nel mondo ogni elemento è in un posto e in un tempo (un po' come si diceva prima delle forme a priori).
  4. Agire: è la necessità morale , ovvero c'è sempre un rapporto tra un'azione e il motivo, per quanto banale possa essere, per cui la si fa.

VOLONTÀ

Per Schopenhauer, la vera “cosa in sé”, la forza che guida ogni cosa, è la volontà. E' una forza unica che non è un oggetto, che sfugge ad ogni determinazione. La volontà è irrazionale (E Schopenhauer fa ben capire che la ragione può funzionare solo nel nostro mondo dell'apparenza, mentre quando cerca di indagare oltre al mondo fenomenico, per esempio su Dio, l'Anima etc. etc. , fallisce miseramente). La volontà non ha un fine , è un tendere che non conduce a nessun piano superiore preordinato. In sostanza, il mondo non è altro che l'oggettivazione sul piano materiale di questa forza, questa

In una singolare sintonia con Leopardi (cfr. la sua “teoria del piacere”), Schopenhauer esprime una delle visioni più pessimistiche della storia della filosofia, perché assume come principio ed essenza del mondo il male stesso. L’uomo si illude di essere libero, l’uomo è solo uno strumento della volontà , non è lui che sceglie ma la volontà. Il piacere è solo cessazione del dolore. Appena raggiunto il soddisfacimento, il piacere scompare e subentra la noia. L’essere è una manifestazione della volontà di vivere, questo equivale a dire che la vita è dolore poiché volere significa desiderare e desiderare significa mancanza di qualcosa= dolore , il fatto stesso di mantenersi in vita è segno di sofferenza. Poiché nell’uomo la volontà di vivere è più presente, di conseguenza l’uomo è anche la creatura più sofferente: dato che ha maggiore consapevolezza patirà maggiormente (“più intelligenza avrai, più soffrirai”)

Liberarsi dalla volontà di vivere

Il piacere dipende dalla sofferenza, è solo una cessazione momentanea del dolore e per avere questo godimento deve esserci stato un dolore precedente, non appena viene meno il dolore cessa anche la possibilità di avere piacere. Accanto a dolore e piacere vi è la noia che si percepisce quando cessano le preoccupazioni perciò si potrebbe dire che “La vita è un pendolo che oscilla tra noia e dolore passando fuggevolmente dal piacere”. Schopenhauer allora cerca dei modi per sfuggire a questo susseguirsi di dolore, noia e piacere fugace e per arrivare alla noluntas, inizia analizzando due sentimenti:

  1. Eros > è un innamoramento egoistico che non può aiutarci perché nasconde sempre il desiderio sessuale che conduce alla voluntas
  2. Amicizia > non può aiutarci perché è un gioire per la felicità o il successo dell’altro che procura felicità anche a noi ( Amore : Potrebbe sembrare un'altra via di fuga dal dolore ma il fine dell’amore è solo l’accoppiamento, il perpetuare della specie e perciò si può affermare che non c’è amore senza sessualità. L’individuo, quando pensa di realizzare maggiormente il proprio piacere, si rende conto di essere solamente uno strumento per la natura, l’amore è procreativo e questo non è altro che “due infelicità che si incontrano e una terza che si prepara”. L’unico tipo di amore positivo è quello disinteressato della pietà ) ( Suicidio : Viene rifiutato e condannato da Schopenhauer perché non è un rifiuto della vita bensì un modo estremo e potente che l’individuo utilizza per affermare la sua volontà di vivere poiché non accetta la sofferenza. Il suicidio inoltre uccide l’individuo, cioè una manifestazione fenomenica, ma rimane intatta la volontà di vivere che può reincarnarsi in altri individui. ) Perciò la vera risposta al dolore si ha eliminando la voluntas stessa, infatti Schopenhauer dimostra che con la presa di coscienza del dolore, la volontà di vivere si trasforma in noluntas: questo può avvenire attraverso un iter salvifico di diverse fasi:

COME ATTENUARE IL DOLORE? (NOLONTÀ)

(Schopenhauer rifiuta il suicidio, perché esso è comunque frutto di un atto di volontà, non risolve il problema, in quanto sopprime soltanto il fenomeno (l’individuo), lasciando intatta la volontà di vivere che si incarnerà in mille altri fenomeni.)

  1. L’arte. L'esperienza estetica rappresenta la prima forma di liberazione dalla catena del bisogno, del desiderio e della volontà. Infatti, contemplando un bel quadro, leggendo un bel libro o ascoltando un brano musicale, l'uomo dimentica se stesso e il proprio dolore, si sottrae alla catena degli eventi e della causalità, esce dal proprio individualismo per contemplare l’universale dell’opera d’arte. La tragedia, per esempio, ci libera dalle passioni più radicali (l’amore, la morte, le guerre, i tradimenti, ecc.) attraverso la catarsi (purificazione dalle passioni, Aristotele). Un posto a sé occupa la musica , a cui Schopenhauer dà grande rilievo nel terzo libro del suo capolavoro. Riprendendo in maniera originale spunti presenti nella concezione romantica, l'autore ritiene che la musica sia del tutto indipendente dal mondo dei fenomeni, e quindi della volontà. L'arte, però, può sollevarci dal dolore, astraendoci dalla fatica della vita quotidiana e dalle sue preoccupazioni. Ma si tratta di brevi e fugaci momenti: perché subito siamo riassorbiti nella catena dei fenomeni e del dolore.
  2. La pietà (etica) (morale), come sentimento di compassione tra gli uomini e comprensione della comune condizione. Occupandosi degli altri si annulla il proprio individualismo, il proprio egoismo, che non è altro che una forma della volontà di vivere. Non sulla base di un principio etico, non dev’essere un “motivo”, ma un “quietivo”, qualcosa che fa stare fermo e fa in modo che non si invada la sfera personale altrui. Schopenhauer dice che la morale di Kant (imperativo categorico) è poco applicabile, utopica ma bellissima, dovrebbero seguirla tutti sul pianeta perchè funzioni.
  3. L’ascesi (elevazione), ovvero la soppressione della volontà di vivere. Schopenhauer ammette un passaggio ulteriore che soltanto il saggio riesce a percorrere: quello dell' ascesi (dal greco: esercizio assiduo ), che si realizza sopprimendo in noi la stessa volontà di vivere, alla radice del male, per giungere alla noluntas (la negazione della volontà). Cessando di volere la vita ed estirpando da sé il volere stesso, ossia la radice della vita dei desideri, l'uomo può liberarsi dal dolore. In Schopenhauer la redenzione finale viene riconosciuta nella conquista del nirvana (proprio della tradizione buddhista), cioè nell'esperienza del nulla. Dunque, il nulla è la negazione del mondo, con tutti i suoi fenomeni, con la sua catena causale, le forme dello spazio e del tempo; esso è l'estinzione della volontà di vivere che è in noi, con il suo carico inevitabile di sofferenze e inquietudini, in cui si sciolgono le catene del mondo. QUESTE TRE SOLO SOLO SOLUZIONI TEMPORANEE (IN ATTESA DELLA MORTE)

KIERKEGAARD

Nacque in Danimarca a Copenhagen nel 1813. Ebbe un’educazione rigida sul piano morale e religioso, da cui non si staccherà mai; infatti rimarrà

una categoria, ma qualcosa di strettamente connesso al singolo, all'individuo); Hegel era interessato solo ai grandi sistemi, alle categorie, ai generi, non all'uomo. L'uomo, che al contrario di ogni grande pretesa idealista, è incapace di giudicare la realtà oggettivamente perché è incapace di porsi dal punto di vista dell'assoluto ; sarà sempre un giudizio soggettivo, il suo. Infine, Hegel è anti-cristiano perché il cristianesimo è un fatto, non un'astrazione logico- razionale e si rivolge all'uomo come individuo, non come categoria. In sostanza, il cristianesimo deve essere visto non come sistema razionale, ma come un'esperienza di vita. Hegel: Essenza → Universalità → Rapporti di necessità tra i diversi passaggi (da A consegue B) Kierkegaard: Esistenza → Individualità → Possibilità e Scelta (da A può conseguire B, se io lo voglio)

ANGOSCIA (è lo stato d’animo che l’uomo ha rispetto al mondo)

Kierkegaard costruisce la propria filosofia in maniera differente rispetto a quella hegeliana. K. ritiene che il compito della filosofia sia occuparsi dell’ esistenza del singolo individuo. Quando K. usa la parola “ esistenza ”, non la usa in senso generico per indicare semplicemente il fatto che qualcosa c’è, per lui questa parola qualifica il particolare modo di essere dell’uomo. Ciò che caratterizza l’uomo è l’esistenza. (Deriva dal latino existentia: EX=essere fuori, SISTENTIA=stare). L 'angoscia deriva dalla scelta come “vertigine” , ovvero dalla possibilità di scegliere (male). L'uomo vive ogni giorno tale vertigine, poiché non sa mai se la propria scelta è corretta. L’uomo non è mai realizzato, non è mai pienamente sé stesso, e questo comporta il fatto che tutta la sua vita sia come percorrere una strada per trovare sé stesso. Questo percorso è caratterizzato dalla POSSIBILITÀ. L’essere umano non è ancora un ente determinato. Ciascun uomo nella propria vita ha la possibilità di diventare qualcuno, ma questo comporta che sia essenzialmente solo possibilità. La possibilità si contrappone alla necessità; ciò che è possibile è ciò che può essere , ma anche no. E’ il singolo individuo a determinare se quel qualcosa si realizza o no, tramite la SCELTA. Kierkegaard associa il termine possibilità a libertà. In genere questo termine è associato a significati positivi, ma in questo caso evidenzia come in realtà questa situazione di continua possibilità sia anche una condizione di angoscia. L’angoscia viene distinta dalla paura.

  1. La paura ha un oggetto determinato e quindi è più facile liberarsene;
  2. L’ angoscia ha un oggetto indeterminato (ciò che mi può accadere). Nel caso specifico dell’uomo, è causa di angoscia il fatto di non sapere quali saranno gli esiti delle nostre scelte, non sapere cosa sarebbe stato meglio scegliere e cosa ci sarebbe successo se avessimo scelta l’altra cosa.

Questa perenne situazione di radicale incertezza, instabilità e dubbio, caratterizza la vita di ogni essere umano. La vita umana è immersa nell’angoscia.

DISPERAZIONE (è lo stato d’animo che l’uomo ha rispetto a se stesso)

Kierkegaard affianca al concetto di angoscia il concetto di DISPERAZIONE. La disperazione di cui parla K. è la disperazione infinita che nasce dalla consapevolezza dell’uomo della propria insufficienza esistenziale, dall’impossibilità di essere soddisfatto di sé. L’esistenza umana in quanto ricerca continua di definizione di se è immersa nella possibilità, nell’angoscia e nella disperazione. L’unica terapia efficace contro la disperazione è la fede , ossia quella condizione in cui l’individuo riconosce la propria dipendenza da colui che lo ha posto nel mondo e che, solo, può garantire la sua realizzazione.

TRE STADI DELL’ESISTENZA

Kierkegaard distingue 3 stadi dell’esistenza che sono le possibili scelte che l’uomo può fare nella sua vita. Questi 3 modelli non sono in successione o in continuità perciò non è detto che siano tutti presenti nella vita di un uomo: Secondo Kierkegaard vi sono diversi modi di vivere l’angoscia e quindi diversi modi di condurre la vita. La vita è costellata di scelte. Non si può essere in tutti i modi possibili, bisogna scegliere che tipo di uomo essere e diventarlo. Questa modalità viene riassunta in tre tipologie:

**- STADIO ESTETICO

  • STADIO ETICO
  • STADIO RELIGIOSO** Questi stadi sono alternativi. Se scelgo di essere un uomo che vive secondo il modello estetico, non posso essere contemporaneamente un uomo che vive secondo il modello etico. Però, se a un certo punto decido di abbandonare il modello estetico e di dedicarmi alla vita etica, abbandono lo stadio estetico ed entro in quello etico. Passare da uno stadio all’altro comporta una scelta, che K. definisce con un “ salto ”. STADIO ESTETICO L’uomo che vive esteticamente decide di non scegliere difronte all’angoscia, decide di evitare di prendere una decisione determinante. Egli ricerca tutte le possibilità che gli si presentano davanti e salta da una cosa all’altra, cercando qualcosa che lo ecciti (come l’ape che va su tutti i fiori). L’esteta ricerca l’attimo fuggente, il piacere momentaneo. Ma se quel piacere si prolunga, si tramuta in noia ed insoddisfazione; quindi l’esteta è costretto a tornare alla ricerca del piacere. La caratteristica della vita dell’esteta è : LA RICERCA DELL’ATTIMO, e il RIFIUTO DI TUTTO CIÒ CHE È CONTINUITÀ E RIPETIZIONE.
  • La figura per eccellenza dell’esteta viene riconosciuta nel don Giovanni (il seduttore ) che conquista molte donne per ricercare sempre qualcosa di nuovo.
  • La forma estrema di estetismo è individuata nella figura dell’Imperatore romano Nerone, noto per

Dio. La religione è una scommessa. Nella religione ci si affida all’infinito di Dio, che in realtà non si è certi se esita davvero.

  • La figura di riferimento a cui K. pensa quando espone il modello della religione è:^ Abramo. Abramo è colui che prende il rischio della fede, accetta la sfida che Dio gli ha mosso, va all’altare per sacrificare il figlio, come gli aveva ordinato Dio. Dal punto di vista etico, questo atteggiamento può apparire paradossale, folle, è un abbandonarsi contro ogni logica ad un amore.

Cosa dà la religione che non davano i modelli precedenti?

Per Kierkegaard la religione non libera dall’angoscia, perché l’uomo anche essendo religioso resta comunque un essere che vive nella condizione di scelta e di possibilità. Però sicuramente, la religione libera dalla disperazione, perché l’uomo si sente giustificato nelle proprie scelte da una dimensione infinita, che è quella di Dio. In qualche modo l’uomo si affida a Dio e non prova più quel sentimento di insoddisfazione che provava prima. Però la scelta della vita religiosa porta a un estraniamento, o a un conflitto con gli altri uomini. Anche Kierkegaard vive questo conflitto in prima persona. Negli ultimi anni di vita si ritrova in polemica diretta, scrivendo degli articoli di giornale contro la Chiesa Protestante danese, che riteneva troppo corrotta moralmente e troppo appiattita su posizioni conformiste.

POSITIVISMO

Il positivismo SOCIALE si riferisce alla scienza come uno strumento che viene posto al servizio del mutamento e della riforma della società mentre il positivismo EVOLUZIONISTICO si riferisce alla scienza basandosi sulle scoperte biologiche evolutive di Darwin. Possiamo definire il positivismo come figlio dell'illuminismo. Le scienze, tuttavia, a differenza che nel '700, ora sono molto più avanzate e si pretende di spiegare con leggi oggettive non solo la chimica o la fisica, ma anche la sfera sociale. In sostanza, abbiamo una progressiva estensione della credenza nell'infallibilità della conoscenza scientifica ad ogni sfera del sapere. Per molti aspetti si definirebbe il Positivismo come la ripresa post-rivoluzionaria degli ideali illuministici, causata dal capitalismo industriale e dal progresso della rivoluzione industriale. Ma a diverse somiglianze si affiancano diverse differenze:

  • L’illuminismo portava fiducia nella Ragione e nel Sapere, mentre il positivismo porta fiducia nella Scienza e nelle Leggi immutabili e necessitanti.
  • ragione e scienza sono l’unico strumento possibile all’uomo
  • negano l’esistenza di un dio MA scienza diviene religione → scientismo (accezione negativa)
  • ha una visione ottimistica
  • non esiste nient’altro oltre alla materia →posizione agnostica
  • scienza è il punto di riferimento della vita→metodo scientifico permette di creare società migliori
  • produce la teoria dell’evoluzione delle specie di Darwin MA crea anche delle pseudoscienze, come la fisiognomica = studiando i caratteri fisici si può capire l’indole di una persona (L’idealismo assolutizza l’idea, il marxismo la prassi e il positivismo la scienza.) Il termine “positivo” è stato utilizzato per primo da Saint Simon e significa tutto ciò che è utile, necessario, buono. Il positivismo è, più che un’ideologia o filosofia, è un atteggiamento nei

confronti della realtà. La realtà che ha difronte il positivista è quella dei grandi cambiamenti epocali, è quella di una società in fermento perché tutto sta cambiando. Il positivismo è: reale, utile, certo e preciso = tutto ciò che contribuisce al progresso dell’umanità.

COMTE

Comte odia gli unicorni. Comte insieme a Saint-Simon viene considerato come il fondatore del positivismo. Dà 5 aggettivi alla parola “positivo”:

  1. Reale: occorre eliminare l'assurda pretesa di uscire dalla sfera della conoscibilità umana. Se un fattore sfugge al mondo fenomenico, come l'anima o Dio, allora non esiste!
  2. Utile: non occorre inseguire astrusi problemi teorici, ma bisogna perseguire il miglioramento concreto dell'uomo.
  3. Certo: non bisogna avere dubbi, occorre desiderare solo un sapere verificabile
  4. Preciso: utilizzare un linguaggio tecnico e rigoroso che non abbandoni tutto al vago. Linguaggio rigoroso per eccellenza è quello matematico.
  5. Costruttivo, quindi, appunto, Positivo : la filosofia non deve operare una critica, ma deve creare un vero progresso dell'uomo

LEGGE DEI TRE STADI

Questa legge consiste nel punto di partenza di tutta la sua filosofia e viene ricavata sia dall’osservazione dello sviluppo organico dell’uomo ma anche da considerazioni storiche. Secondo questa legge ciascuna branca della conoscenza umana passa successivamente attraverso tre stadi teorici differenti.

  1. Nello STADIO TEOLOGICO o fittizio lo spirito umano indaga la natura degli esseri, le cause prime e finali (conoscenze assolute) e considera l’origine di tutti i fenomeni come risultato dell’azione di agenti sovrannaturali, divini, per dare spiegazione a ciò che non comprendiamo. ( infanzia dello sviluppo )
  2. Nello STADIO METAFISICO lo spirito umano indaga anch’esso la natura degli esseri e le cause prime e finali ma l’origine dei fenomeni è dovuta all’azione di forze astratte (essenze). ( giovinezza ), si passa da entità soprannaturali a entità astratte immanenti al mondo della natura (le idee, l'Io, l'Assoluto...)
  3. Nello STADIO POSITIVO lo spirito umano, riconoscendo l’impossibilità di raggiungere nozioni assolute e rinunciando a indagare l’origine e il destino dell’universo e le cause prime dei fenomeni, si applica solo per scoprire, attraverso il ragionamento e l’osservazione, le loro leggi effettive, cioè le loro relazioni invariabili di successione e di somiglianza, si abbandona quindi la pretesa di conoscere l'essenza delle cose, limitando l'indagine della conoscenza solo al dato fenomenico, a ciò che appare evidente nella realtà. Non occorre arrivare a conoscere delle “cause prime” della realtà, ma solo elaborare leggi necessarie per capire come funziona ciò che abbiamo davanti. (età adulta) NON CI SIAMO ANCORA ARRIVATI. Inoltre Comte fa corrispondere a ogni stadio anche una facoltà o capacità mentale e un’organizzazione politico-sociale. Allo stadio teologico corrisponde l’immaginazione , la fantasia ( infanzia dell’individuo e dell’umanità) e la monarchia teocratica e militare (sovrano e chiesa ); (sacerdoti)

Per Comte la sociologia si occupa sia delle s trutture che permangono nel tempo (la statica) sia delle trasformazioni della società (la dinamica). Non occorre però vedere un contrasto tra le due cose: l'ordine infatti è sempre finalizzato al progresso. Infine, Comte identifica come nella storia vi sia un ciclo di conquista, distruzione e produzione. L'aspirazione sarebbe di arrivare ad un'epoca produttiva (il medioevo è stata l'epoca della conquista, dominata da preti e soldati; l'illuminismo è stata l'epoca della distruzione dei dogmi, mentre l'epoca produttiva sarà dominata da scienziati e industriali che lavoreranno in sinergia per creare una società perfetta).

POSITIVISMO EVOLUZIONISTICO

Il positivismo evoluzionistico assume il concetto di “evoluzione” come base di una teoria generale della realtà che non riguarda solo il mondo organico (specie) (teorie di Lamarck, principalmente, e Darwin) ma anche il mondo inorganico (società) e cerca di scorgere nei processi evolutivi la manifestazione di una realtà infinita e ignota.

CHARLES DARWIN

È uno scienziato che dopo varie ricerche pubblica nel 1859 “L’origine delle specie” in cui presenta la propria TEORIA DELL’EVOLUZIONE , una teoria scientifica sull’evoluzione compiuta e sistematica fondata su un numero enorme di osservazioni e di esperimenti. Questa teoria si basa su due punti: l’esistenza di piccole variazioni organiche genetiche probabili che possono verificasi negli esseri viventi lungo il corso del tempo e sotto l’influenza di condizioni ambientali portando talvolta vantaggi per gli individui che le presentano; la lotta per la vita ingaggiata dagli esseri viventi che lottano tra loro a causa della tendenza di ogni specie a moltiplicarsi secondo una progressione geometrica (Malthus). Da questi due aspetti risulta che gli individui portatori di mutamenti organici vantaggiosi hanno maggiori probabilità di sopravvivere nella lotta per la vita e per il principio di eredità ci sarà una tendenza a trasmettere ai loro discendenti i caratteri acquisiti accidentalmente. In tutto ciò consiste la LEGGE DELLA SELEZIONE NATURALE. Dalla teoria segue l’idea di un progresso biologico degli essere viventi per cui tra le varie specie conosciute e classificate dall’uomo dovevano esistere innumerevoli varietà intermedie che collegavano strettamente tutte le specie di uno stesso gruppo.

DE GOBINEAU

È il primo ad applicare, a livello storico, il razzismo su base Darwniana: esiste un innatismo della superiorità o inferiorità laziale (pensiero comune). Razze superiori: destinate a diventare impero, che a sua volta è destinato ad assoggettare le razze inferiori. Le razze superiori sono fatte anche livello sociale per creare strutture politiche in modo che assoggettino le altre: giustificazione semi-scientifica dell’imperialismo.

Ma De Gobineau era contrario all’imperialismo perchè le razze superiori, conquistando quelle inferiori, si indeboliscono, in quanto, accoppiandosi con loro, non rimangono puri. (motivo di caduta dell’impero romano) Tratti della razza inferiore si mischiano con quella superiore e perdono la loro superiorità, diventando loro stessi inferiori. (Appello giustificatorio per sterminare le razze inferiori, non vanno conquistate. ) Xantocroico: sembianze nordiche Melanocroico: mediterraneo A suo giudizio la più pura delle razze contemporanee era rappresentata dai tedeschi, che riteneva i discendenti più puri di un popolo mitico: gli ariani. Il termine “ariano” era comparso in quegli stessi anni nella Linguistica per definire i linguaggi di origine indoeuropea. La radice ari significa condottiero, nobile (da cui il termine aristocratico) e il termine ariano prese quel significato passando a definire il contenuto stesso del mito ariano, l’idea cioè di un popolo (quello tedesco) e di una razza (quella ariana) dotata di capacità, di coraggio, di forza e di indipendenza, in grado di affermarsi sugli altri popoli più deboli e sulle altre razze (inferiori).

HERBERT SPENCER

Dawinista sociale non razzista. Spencer cerca di elaborare la teoria del progresso mettendo il luce il valore infinito e religioso del progresso stesso considerandolo come una LEGGE COSMICA. Criticato da Richard Hofstadter, che ha travisato il suo pensiero.

DOTTRINA DELL’INCONOSCIBILE

È il punto di partenza del suo pensiero e si fonda sull’idea di inaccessibilità della realtà ultima e assoluta con la quale si può dimostrare un incontro e una conciliazione tra religione e scienza. Religione e scienza hanno entrambe le loro radici nella dimensione del mistero e non possono essere inconciliabili. Entrano in urto quando la religione si fa pseudo-scienza e la scienza si fa pseudo-religione. Infatti quando la religione pretende di conoscere il relativo e l’Assoluto, inteso come Inconoscibile, cioè quella forza misteriosa che si manifesta in tutti i fenomeni naturali e la cui azione è sentita dall’uomo positivamente, finisce per esprimere credenze non logicamente difendibili. Cosi anche la scienza quando pretende di scoprire le realtà ultime e l’Assoluto entra in contatto con realtà che non possono essere comprese. Questo perché la nostra conoscenza è chiusa entro certi limiti che sono invalicabili anche dalla stessa scienza che facendo progredire ed estendendo sempre più la conoscenza umana si limita solo ad includere delle verità specifiche in verità più generali che a loro volta verranno incluse in realtà ancora più generali arrivando cosi alla verità più generale di tutte che non ammette di essere inclusa in alcuna verità ulteriore ed è quindi destinata a rimanere un mistero. Perciò, poiché non è possibile definire l’inconoscibile, la religione e la scienza non devono sovrapporsi ma devono rispettarsi: il compito della religione è quello di mantenere vivo il senso del mistero mentre il compito della scienza è di estendere la conoscenza del relativo e del fenomenico. Questo non significa che il fenomeno sia apparenza infatti consiste nella manifestazione dell’inconoscibile e per questo motivo lo spazio, il tempo, la materia, il movimento, la forza devono essere considerati come prodotti dell’inconoscibile stesso intesi non come identici all’inconoscibile ma neanche dei suo modi ma come degli effetti condizionati della causa

dei singoli). Tuttavia non ritiene il regime industriale come definitivo ma prospetta un terzo tipo di regime sociale che si fonda anch’esso sulla libera cooperazione degli individui ma sostituisce i moventi egoistici che reggono il regime industriale in moventi altruistici o meglio concilierà egoismo e altruismo. Ma questa è attività dell’etica. (Indirettamente espone la dottrina del DARWINISMO SOCIALE che consiste in un’applicazione diretta della teoria dell’evoluzione biologica (selezione naturale e legge del più forte) anche sulla società.

DESTRA E SINISTRA HEGELIANA

Dopo la morte di Hegel (1831) i suoi discepoli influenzarono la cultura filosofica tedesca; essi erano divisi tra “vecchi hegeliani” e “giovani hegeliani”, la spaccatura era determinata dalla diversa interpretazione della filosofia dialettica del maestro ; ciò determinò un diverso atteggiamento riguardo alla religione e alla politica, tanto che si parlò da subito di una Destra hegeliana (interpretazione conservatrice del pensiero di Hegel) e di una Sinistra hegeliana (interpretazione rivoluzionaria del pensiero di Hegel). I primi intesero la filosofia come uno strumento di giustificazione razionale delle credenze religiose e dell’alleanza tra trono e altare, adattando l’idealismo alle tesi fondamentali del cristianesimo; i secondi la intesero invece come uno strumento di contestazione razionale della religione e come un progetto di trasformazione rivoluzionaria delle istituzioni politiche esistenti.

  1. La Destra hegeliana : costituita da coloro che sostenevano l’identità di contenuto tra religione e filosofia, ritenendo che la seconda fosse la conservazione della prima. Inoltre la destra, sostenendo l’identità ontologica tra realtà e ragione, assunse un atteggiamento giustificazionistico e conservatore nei confronti dell’esistente.
  2. La Sinistra hegeliana : costituita da coloro che sostenevano la diversità di forma tra religione e filosofia, ritenendo che la seconda fosse la distruzione della prima. All’interno di questa corrente la filosofia era intesa come strumento di contestazione razionale della religione. I giovani di sinistra concepivano la filosofia come critica dell’esistente atta a dover rivoluzionarle istituzioni politica del tempo.

FEUERBACH

È un filosofo tedesco, figura maggiore della sinistra hegeliana, considerato il fondatore dell’ateismo filosofico ottocentesco. Vicende biografiche: scolaro e seguace di Hegel all’università di Berlino, diventa professore all’università di Erlangen ma perderà il posto per le sue idee sulla religione. Si ritirerà in solitudine e nello studio nel castello di proprietà della famiglia della moglie. Nel clima delle rivoluzioni del 1848 gli studenti di Heidelberg lo invitarono per tenere in quella città le Lezioni sull’essenza della religione1, lezioni pubbliche che si tenevano nel Municipio, perché l’Università non aveva offerto i suoi locali al filosofo ateo. Dopo l’esito fallimentare dei moti rivoluzionari del ’48 e delle prospettive di liberalizzazione politica in Germania F. si ritirò in solitudine e si dette agli studi di geologia. Finì i suoi ultimi anni in condizioni di estrema povertà. Morì nel 1872 e fu sepolto a Norimberga, con grandiosi funerali ai quali parteciparono migliaia di operai (F. aveva aderito al partito socialdemocratico dei lavoratori).

La filosofia di Feurbach muove dall’esigenza di cogliere l’uomo e la realtà nella loro concretezza e si scontra con l’approccio idealistico-religioso al mondo della filosofia hegeliana. Per Hegel l’idealismo opera uno stravolgimento dei rapporti reali esistenti tra soggetto e oggetto, tra concreto e astratto. Nella realtà effettiva, egli pensa, l’essere è il soggetto originario di cui il pensiero è il predicato , cioè l’effetto; nell’idealismo, invece, il pensiero si configura come il soggetto originario di cui l’essere è il predicato, ossia l’effetto. L’equivoco dell’idealismo è quello di fare del concreto (l’essere, la natura, l’uomo, il finito ecc.) un predicato, un effetto dell’astratto (del pensiero, dello Spirito, di Dio, dell’infinito) anziché il contrario.

La critica alla religione

Applicando la sua metodologia materialista alla religione, Feuerbach arriva ad affermare che non è Dio (l’astratto) ad aver creato l’uomo (il concreto), ma viceversa , è l’uomo ad aver creato Dio. Infatti, Dio secondo Feuerbach, è solo una proiezione illusoria di qualità umane (specialmente di cuore, ragione, volontà). Mistero della teologia non è altro che antropologia, prima indiretta autocoscienza dell’uomo.

L’origine dell’idea di Dio

F. considerando la religione una semplice antropologia capovolta riflette su come nasca, in concreto, nell’uomo l’idea di Dio. Possiamo evidenziare tre punti principali:

  • Essenza del Cristianesimo:^ L’uomo ha coscienza di sé non solo come individuo, ma anche come specie. Ora mentre l’individuo da solo si sente debole e limitato, come specie si sente infinito ed onnipotente: da ciò la figura di Dio;
  • Teogonia:^ L’opposizione umana tra volere e potere: tale opposizione porta l’individuo a costruirsi una divinità in cui tutti i suoi desideri appaiono realizzati;
  • Essenza della religione.^ Il sentimento di dipendenza che l’uomo prova nei confronti della natura: tale sentimento spinge l’uomo ad adorare quelle cose senza le quali egli non potrebbe esistere: luce, aria, acqua e terra.

Alienazione e ateismo in Feuerbach

Qualunque sia la sua origine, la religione per F. è una forma di “alienazione”. Questo concetto, presente in Hegel e poi ripreso anche da Marx, è fondamentale; per F. indica quello stato in cui l’uomo “scindendosi”, proietta fuori di sé una potenza superiore (Dio) alla quale si sottomette nei modi più umilianti. Tanto più l’uomo attribuisce meriti a Dio, quanto più ne toglie a se stesso: “ la gloria di Dio si fonda esclusivamente sull’abbassamento dell’uomo, la beatitudine divina solo sulla miseria umana, la divina sapienza solo sull’umana follia, la potenza divina solo sulla debolezza umana ”. Per F. quindi l’ateismo (la negazione di Dio) si presenta come un atto di onestà filosofica e come un vero e proprio dovere morale ; egli pensa che per l’uomo sia giunto il tempo di recuperare in sé i predicati divini che ha proiettato fuori di sé , in quello specchio illusorio e astratto della propria essenza che è Dio. Ciò che nella religione è soggetto deve tornare predicato; non si deve affermare che Dio è sapienza, volontà e amore ma che, al contrario, la sapienza, la volontà e l’amore sono divini. Il compito della

Da ciò la tesi l’uomo è ciò che mangia. Tesi che non implica una forma di materialismo che esprime una lucida consapevolezza: dell’unità psico-fisica dell’individuo e del fatto che se si vogliono migliorare le condizioni spirituali di un popolo bisogna migliorare le sue condizioni materiali. Da qui traspare il grande amore per l’umanità che fu proprio di Feuerbach, la cui filosofia finisce per risolversi in una forma di filantropia Per F. la sensibilità (ciò che deriva dai sensi) non si limita alle facoltà conoscitive dell’uomo ma presenta una valenza pratica ed è legata all’amore, quella passione fondamentale che fa tutt’uno con la vita: “non essere alcun cosa e non amare alcuna cosa sono tutt’uno. Tanto più uno partecipa all’essere, quanto più ama, e viceversa”. L’amore è la passione che ha il potere di aprirci verso il mondo: “l’amore è la vera prova ontologica dell’esistenza di un oggetto al di fuori della nostra testa (...). Esiste soltanto ciò che – essendo - ti procura gioia, e – non essendo – dolore”. L’uomo è sensibilità, bisogno, amore; ciò equivale ad ammettere la necessità degli altri, che l’Io non può stare senza il Tu.