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Comunicazione, crimine e devianza, Sintesi del corso di Sociologia della Devianza e della Criminalità

Riassunto del manuale “la legge nelle proprie mani” e dei 4 articoli affrontati durante il corso : 1 “ la figura del criminale nella letteratura, nel cinema e in televisione “ (Isabella Pezzini) ; 2 estratto “la passione per il sociale : procedure indiziarie e figurazioni letterarie del romanzo poliziesco “ (Simona andrini) ; 3 “il sistema opaco : la giustizia nella fiction italiana “ (Milly Buonanno) e 4 “narrazioni filmiche e immaginario giuridico “ (Ferdinando spina )

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

In vendita dal 20/01/2025

gio167
gio167 🇮🇹

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COMUNICAZIONE , CRIMINE E DEVIANZA :
Capitolo 1 : Introduzione
- Concetto di “Giustizia privata” = farsi giustizia da sé, ovvero, con le proprie mani , senza
passare per il sistema legale à tale comportamento prende il nome di “autonomismo
solipsistico” , comportamento riconosciuto nelle società primitive ma condannato e punibile
in quelle moderne in quanto non corrispondente ad un atto di giustizia (il quale deve
rispettare i limiti e le regole della legge stessa).
I comportamenti di giustizia privata si collocano in una zona borderline tra giustizia e ingiustizia ;
contrariamente a quanto possa pensarsi giustizia privata e giustizia pubblica corrispondono l’una
all’ombra dell’altra : la legittimazione della prima è comprensibile solo all’interno di una visione
più ampia, la quale comprende
1 Alto livello di conflittualità sociale = conseguenze di un rapido cambiamento sociale
2 Fragilità dello stato = crisi della sua legittimazione
3 Inefficacia del sistema giudiziario = fallimento della regolazione dei conflitti
Tutto ciò provoca mutazioni costanti nel rapporto tra giustizia privata e giustizia pubblica.
EXCURSUS STORICO DELLA GIUST IZIA PRIVATA DAL L’UNITA’ D’ ITALIA AD OGGI :
- 1828 (il punto d’avvio) = “ il corpo delle pattuglie cittadine “ (Bologna) , questo corpo
consisteva in un insieme di cittadini bolognesi che si proponevano di proteggere le loro
proprietà; inizialmente fu composto solo da membri nobili ma con il susseguirsi del tempo e
degli eventi le loro basi sociali si allargarono notevolmente facendo arrivare il gruppo a
numeri esorbitanti, coinvolgendo fino a più di un migliaio di persone in determinati periodi
storici.
Nel corso della loro esistenza sono stati più volte chiamati a collaborare con le forse
dell’ordine nonostante le stesse risultassero spesso sfociare in atti violenti; in alcune
occasioni successivamente il modello fu esportato anche in altre città (Torino, Mantova,
Roma, Milano) nonostante poi non divenne un modello stabile e risolutivo.
- 1900 circa = vi fu una diminuzione della violenza e di conseguenza una riduzione del tasso
di omicidi e ciò grazie alla limitazione imposte delle pratiche di giustizia privata (anche se
non uniformemente in tutta Italia); questo periodo di pacificazione però durò poco
ostacolato da un aumento importante del disordine pubblico, il quale fece rivalutare
l’accettazione della giustizia privata.
- 1919/1922 (1° dopoguerra) = caratterizzato dalla dualità che vedeva da una parte continui
scioperi e conflitti sociali dall’altra un aumento della repressione statale e della violenza
privata.
- 1930 = nuovo periodo d’incertezza in cui si verificarono numerosi episodi di giustizia
privata come i processi sommari e le vendette contro fascisti e collaborazionisti (a seguito
del periodo di repressione cui la popolazione era stata sottoposta).
- 1943/1945 ( 2° dopoguerra) = rapida diminuzione della violenza
- 1970 = crisi istituzionale + crisi dell’ordine pubblico = impennata dei tassi di delittuosità
- 1980 circa = nuova emergenza nazionale : criminalità organizzata
- 1990 circa = nuova emergenza nazionale : paura del crimine e reazione ai consistenti
ingressi di immigrati nel paese ; a seguire come conseguenza vi fu la costituzione dei primi
comitati di quartiere , con lo scopo di controllo sociale del vicinato e di interventi violenti di
gruppo contro l’immigrazione, la prostituzione e lo spaccio.
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COMUNICAZIONE , CRIMINE E DEVIANZA :

Capitolo 1 : Introduzione

  • Concetto di “ Giustizia privata ” = farsi giustizia da sé, ovvero, con le proprie mani , senza passare per il sistema legale à tale comportamento prende il nome di “autonomismo solipsistico” , comportamento riconosciuto nelle società primitive ma condannato e punibile in quelle moderne in quanto non corrispondente ad un atto di giustizia (il quale deve rispettare i limiti e le regole della legge stessa). I comportamenti di giustizia privata si collocano in una zona borderline tra giustizia e ingiustizia ; contrariamente a quanto possa pensarsi giustizia privata e giustizia pubblica corrispondono l’una all’ombra dell’altra : la legittimazione della prima è comprensibile solo all’interno di una visione più ampia, la quale comprende 1 Alto livello di conflittualità sociale = conseguenze di un rapido cambiamento sociale 2 Fragilità dello stato = crisi della sua legittimazione 3 Inefficacia del sistema giudiziario = fallimento della regolazione dei conflitti Tutto ciò provoca mutazioni costanti nel rapporto tra giustizia privata e giustizia pubblica. EXCURSUS STORICO DELLA GIUSTIZIA PRIVATA DALL’UNITA’ D’ITALIA AD OGGI :
  • 1828 (il punto d’avvio) = “ il corpo delle pattuglie cittadine “ (Bologna) , questo corpo consisteva in un insieme di cittadini bolognesi che si proponevano di proteggere le loro proprietà; inizialmente fu composto solo da membri nobili ma con il susseguirsi del tempo e degli eventi le loro basi sociali si allargarono notevolmente facendo arrivare il gruppo a numeri esorbitanti, coinvolgendo fino a più di un migliaio di persone in determinati periodi storici. Nel corso della loro esistenza sono stati più volte chiamati a collaborare con le forse dell’ordine nonostante le stesse risultassero spesso sfociare in atti violenti; in alcune occasioni successivamente il modello fu esportato anche in altre città (Torino, Mantova, Roma, Milano) nonostante poi non divenne un modello stabile e risolutivo.
  • 1900 circa = vi fu una diminuzione della violenza e di conseguenza una riduzione del tasso di omicidi e ciò grazie alla limitazione imposte delle pratiche di giustizia privata (anche se non uniformemente in tutta Italia); questo periodo di pacificazione però durò poco ostacolato da un aumento importante del disordine pubblico, il quale fece rivalutare l’accettazione della giustizia privata.
  • 1919/1922 (1° dopoguerra) = caratterizzato dalla dualità che vedeva da una parte continui scioperi e conflitti sociali dall’altra un aumento della repressione statale e della violenza privata.
  • 1930 = nuovo periodo d’incertezza in cui si verificarono numerosi episodi di giustizia privata come i processi sommari e le vendette contro fascisti e collaborazionisti (a seguito del periodo di repressione cui la popolazione era stata sottoposta).
  • 1943/1945 ( 2° dopoguerra) = rapida diminuzione della violenza
  • 1970 = crisi istituzionale + crisi dell’ordine pubblico = impennata dei tassi di delittuosità
  • 1980 circa = nuova emergenza nazionale : criminalità organizzata
  • 1990 circa = nuova emergenza nazionale : paura del crimine e reazione ai consistenti ingressi di immigrati nel paese ; a seguire come conseguenza vi fu la costituzione dei primi comitati di quartiere , con lo scopo di controllo sociale del vicinato e di interventi violenti di gruppo contro l’immigrazione, la prostituzione e lo spaccio.

Negli ultimi anni nonostante la violenza sia diminuita non mancano comunque le vittime di giustizia privata ed episodi di vigilantismo aggressivo, come ad esempio il caso del 03 febbraio 2018 in cui un ragazzo commise una tentata strage nei confronti di persone straniere per vendicare l’omicidio di una ragazza italiana. Ovviamente l’aggressore fu severamente punito a seguito dell’atto, con l’accusa di tentata strage e con l’aggravante di odio razziale, ciò non solo come sanzione ma anche come dimostrazione dello stato dell’esclusiva detenzione della violenza legittima. Nonostante questi episodi si può comunque affermare che rispetto al passato vi sia una netta diminuzione di atti di violenza privata, anche se questi dati riguardano per la maggior parte statistiche maschili, infatti, i numeri di omicidi nei confronti delle donne, nonostante le evoluzioni , non sembrerebbero diminuire perciò sembra che un’ulteriore violenza che andrebbe estirpata possa essere anche la “ vendetta patriarcale” e a dimostrazione di ciò vi è la difficoltà delle donne, nelle sedi di giustizia, nel dimostrare (per poter condannare ) la violenza subita. Il processo di riduzione della violenza non è né lineare né evolutivo anzi è costantemente influenzato e in aumento in periodi di forti tensioni sociali e istituzionali; difatti spesso ad una crisi del governo corrisponde un aumento della giustizia privata. Per concludere è chiaro che il nodo del problema risiede nella credenza nella legittimità dell’amministrazione pubblica di giustizia però se in precedenza la percezione , di efficacia e giustizia, derivava dalle esperienze personali nelle società moderne risulta essere più complesso a causa di una percezione facilmente distorcibile dalle narrazioni e dalle rappresentazioni dei mezzi di comunicazione.

Capitolo 2 : Le narrazioni e la cultura giuridica popolare

La criminologia popolare è collegata agli studi sulla cultura giuridica popolare; I sociologi, che analizzano le relazioni tra società e sistema legale, non si concentrano solo sui casi giudiziari ma anche su come il diritto viene raccontato nelle diverse narrazioni culturali; questo include storie presenti nelle tradizioni orali, nella letteratura, nei media come cinema e televisione e anche nei social media. La cultura giuridica popolare comprende le idee e gli atteggiamenti sul diritto da parte di chi non lavora direttamente nel sistema legale, secondo Friedman questo concetto sostituisce quello più generico di “cultura giuridica esterna”, ovvero ciò che il diritto rappresenta nelle culture di massa: come esso cambi/si evolva nel tempo, quanto sia efficace e quanto sia realmente “accettato” nella società. Analizzare le narrazioni può rivelare molto sul funzionamento del sistema legale e sull’equilibrio tra legalità formale e accettazione sociale ; si tratta di un rapporto reciproco : le decisioni giuridiche influenzano le storie nei media e , allo stesso tempo, queste storie influenzano il modo in cui viene percepita l’autorità giudiziaria. Un campo di studio importante è rappresentato dal movimento “diritto e cinema” il quale si occupa di come il cinema e la televisione rappresentino il diritto. Tra gli studi più importanti ricordiamo quello di Tomeo con il libro “Il giudice sullo schermo” nel quale combina l’analisi del film con un successivo sondaggio alla ricerca delle opinioni degli spettatori mostrando nel tempo quanto sia stato utile per comprendere il ruolo del diritto nella cultura popolare. Un aspetto interessante è il confronto tra le rappresentazioni della giustizia privata in Italia rispetto agli Stati Uniti : nella prima sorge preoccupazione per l’influenza che il modello americano potrebbe creare (imitazione) negli italiani, modello che promuove un’idea di sicurezza basata sull’uso privato delle armi e una concezione più individualistica della giustizia “fai da te”

La seconda riguarda il fallimento dello Stato nel garantire sicurezza e giustizia. Esempi di narrazioni comuni: Alcuni film mostrano il giustiziere (un singolo uomo) vendicarsi contro un’intera organizzazione o sistema di potere (es. V per Vendetta 2005 ), mentre altri mettono in evidenza il confronto diretto con i criminali. Significato culturale e simbolico Riflessione sulla società: Il successo di questi film è legato al senso di sfiducia nelle istituzioni, comune in molte società. Il giustiziere rappresenta l’esasperazione di un cittadino che, privato di alternative, decide di agire. Impatto sulla cultura popolare: I vigilante film hanno contribuito a creare archetipi narrativi e personaggi che incarnano valori come il coraggio, la giustizia personale e la ribellione contro un sistema percepito come ingiusto. Di seguito saranno citati alcuni importanti film trattati :

1. V per Vendetta (2005)

  • Trama: Ambientato in un futuro distopico, il film racconta la storia di "V", un misterioso vigilante mascherato che si ribella a un regime totalitario in Gran Bretagna. "V" utilizza atti di terrorismo per risvegliare il popolo e incitarlo alla ribellione contro l’oppressione.
  • Caratteristiche principali: o Esplora il tema della giustizia come lotta contro un potere corrotto. o Il protagonista agisce non solo per vendetta personale ma anche come simbolo di ribellione collettiva. o Riflette sul potere dell’ideologia e dell’individuo come agente del cambiamento

2. Taxi Driver (1976)

  • Trama: Travis Bickle, un veterano di guerra, lavora come tassista nella caotica New York. Alienato e tormentato dalla solitudine e dalla violenza della città, sviluppa un crescente desiderio di "ripulire" la società. Il suo punto di rottura avviene quando decide di salvare una giovane prostituta, Iris, prendendo giustizia nelle proprie mani.
  • Caratteristiche principali: o Rappresenta il disfacimento psicologico del protagonista e la sua trasformazione in un giustiziere. o La città stessa è un simbolo di disordine sociale e disorganizzazione. o Mette in discussione la linea sottile tra giustizia, follia e violenza.

3. La nascita di una nazione (1915)

  • Trama: Questo controverso film di D.W. Griffith racconta la storia della Guerra Civile americana e della Ricostruzione. È noto per glorificare il Ku Klux Klan come difensore dei valori americani contro gli afroamericani e gli "oppressori" del Nord.
  • Caratteristiche principali: o Celebra il vigilantismo attraverso una rappresentazione razzista del Klan come giustizieri. o Criticato per il suo messaggio razzista, è anche riconosciuto per l’innovazione tecnica e narrativa nel cinema. o Illustra come il vigilantismo possa essere utilizzato per giustificare violenze collettive contro gruppi emarginati.

4. The Secret Six (1931)

  • Trama: Un gruppo di cittadini comuni si unisce per combattere la criminalità organizzata che domina la città. Con la polizia inefficace, si prendono carico di ristabilire l’ordine.
  • Caratteristiche principali: o Mette in evidenza il tema della giustizia fai-da-te contro la criminalità. o Critica indirettamente il sistema legale per la sua inefficacia. o Riflette il clima di disillusione degli anni della Grande Depressione.

5. Furia (1936) di Fritz Lang

  • Trama: Un uomo innocente viene accusato di un crimine e imprigionato. Una folla di cittadini tenta di linciarlo, ma lui sopravvive e cerca vendetta attraverso un processo legale per condannare i partecipanti. Alla fine, decide di perdonare, rinunciando alla vendetta personale.
  • Caratteristiche principali: o Esamina il tema della giustizia collettiva e del linciaggio. o Critica il comportamento della folla e il fallimento delle istituzioni. o Offre una riflessione morale sul perdono e la redenzione.

6. Cane di paglia (1971)

  • Trama: Un tranquillo matematico si trasferisce in un villaggio inglese con sua moglie. La coppia diventa vittima di molestie da parte degli abitanti locali. Dopo un'escalation di violenze, il protagonista esplode in un atto estremo di difesa e vendetta.
  • Caratteristiche principali: o Esplora il tema della trasformazione di un uomo pacifico in un giustiziere violento. o Analizza la brutalità umana e i limiti della civiltà. o Mostra il contrasto tra razionalità e istinto.

7. Harry Brown (2009)

  • Trama: Harry Brown, un anziano vedovo ed ex marine, vive in un quartiere dominato da gang criminali. Dopo la morte del suo migliore amico, decide di affrontare la criminalità da solo, utilizzando le sue abilità militari.
  • Caratteristiche principali: o Il protagonista incarna il tema dell’uomo comune che si trasforma in giustiziere. o Denuncia l’inefficacia della polizia e la paura che domina i cittadini. o Offre un ritratto cupo e realistico della vita in aree socialmente degradate.

Capitolo 4 : La giustizia privata nel cinema e nella televisione italiana

(giustiziere italiano)

Questo capitolo si concentra sul tema della vendetta e giustizia privata così come rappresentati nel cinema e nella televisione italiana, distinguendo questi fenomeni dalle rappresentazioni americane.

1. Vendetta e giustizia privata nel cinema italiano: un approccio per generi Melodrammi: La vendetta è spesso legata a temi familiari o sentimentali, ad esempio, nel film Catene , il protagonista uccide l'ex fidanzato della moglie per salvaguardare il suo onore, venendo però assolto in tribunale e questo riflette un elemento ricorrente della giustizia privata: la protezione dell'onore.

2.4 Significato culturale La figura del giustiziere italiano rappresenta un anti-eroe tragico , una vittima delle circostanze che, costretto a farsi giustizia da solo, diventa parte di un dramma più grande: il fallimento dello Stato e la difficoltà di vivere secondo regole morali in una società in crisi.

3. Televisione e cultura popolare Anche la televisione italiana ha affrontato il tema della giustizia privata, ad esempio, in melodrammi come Se un giorno busserai alla mia porta , una madre cerca disperatamente di salvare la figlia dalla tossicodipendenza, arrivando quasi ad uccidere il suo amante e spacciatore. In alcuni casi, la televisione ha alimentato un dibattito pubblico sul tema della legittima difesa , riflettendo un clima di insicurezza diffuso tra i cittadini. 4. Il confronto con il cinema americano Mentre i film italiani mettono in evidenza l’aspetto umano e la sofferenza interiore del giustiziere, il cinema americano tende a glorificare la figura del vigilante, rendendolo spesso un eroe idealizzato. Lo schema narrativo italiano si concentra sull'isolamento del protagonista, sulle sue difficoltà personali e sul fallimento delle istituzioni, rendendo il percorso di vendetta più drammatico e meno idealizzato. Di seguito saranno citati alcuni importanti film trattati :

1. Catene (1949)

  • Trama: La storia ruota attorno a Guglielmo, un meccanico che vive una vita modesta e serena con sua moglie Rosa e i loro figli. Il ritorno di un ex fidanzato di Rosa, Pietro, crea tensione. Quando Pietro cerca di riconquistare Rosa e minaccia di distruggere la loro famiglia, Guglielmo lo uccide per proteggere l'onore della moglie e il nucleo familiare. Alla fine, viene assolto in tribunale.
  • Caratteristiche principali: o Temi di onore e famiglia. o Rappresentazione della giustizia come un equilibrio tra legge e valori morali. o Il protagonista non è un giustiziere tradizionale, ma un uomo comune spinto a un atto estremo per proteggere i suoi cari.

2. Il gladiatore (2000)

  • Trama: Massimo Decimo Meridio, un generale romano tradito dall'imperatore Commodo, perde la sua famiglia e viene ridotto in schiavitù. Come gladiatore, cerca vendetta contro Commodo, che ha usurpato il potere e distrutto la sua vita. Il film culmina con il confronto finale tra i due nell’arena.
  • Caratteristiche principali: o Vendetta personale come motore dell’azione. o Contrasto tra il giustiziere eroico e il tiranno corrotto. o Ambientazione epica che enfatizza valori come il coraggio e l'onore.

3. Dove volano i corvi d'argento (1977)

  • Trama: Ambientato nella Sardegna rurale, il film racconta la storia di una vendetta familiare in un contesto dominato da antichi codici d’onore. Dopo un omicidio, i membri della famiglia colpita intraprendono una faida per vendicarsi.
  • Caratteristiche principali: o Analisi della vendetta come parte di un codice sociale arcaico. o Ambientazione in una realtà isolata, lontana dalle istituzioni moderne. o Mostra il peso delle tradizioni e delle leggi non scritte nelle dinamiche familiari.

4. Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica (1971)

  • Trama: Il commissario Bonavia combatte il crimine in una città del sud Italia, ma è frustrato dall'inefficacia del sistema giudiziario. Decide di eliminare un potente mafioso, Lomunno, con mezzi illegali. Tuttavia, la sua azione lo porta a scontrarsi con il procuratore della Repubblica, che rappresenta un approccio rigoroso e legale alla giustizia.
  • Caratteristiche principali: o Tema del conflitto tra giustizia privata e giustizia istituzionale. o Critica alla corruzione e all'impotenza dello Stato. o Il commissario rappresenta un giustiziere tormentato, disposto a oltrepassare i limiti della legge.

5. Il cittadino si ribella (1974)

  • Trama: Carlo Antonelli, un ingegnere, diventa vittima di una violenta rapina. Deluso dalla lentezza e dall’inefficacia delle autorità, decide di trovare i criminali e vendicarsi personalmente. Con l'aiuto di un ex detenuto, Carlo si trasforma in un vigilante.
  • Caratteristiche principali: o Il protagonista è un uomo comune che diventa un giustiziere per necessità. o Critica alla società moderna e alla mancanza di sicurezza. o Atmosfera cupa che riflette il clima di sfiducia degli anni '70.

6. Ero in guerra e non lo sapevo (2022)

  • Trama: Basato su una storia vera, il film racconta gli ultimi giorni di Mario Torregiani, un ristoratore che viene preso di mira dalle Brigate Rosse negli anni di piombo. Dopo essersi difeso da un assalto, diventa simbolo della resistenza civile contro il terrorismo, ma la sua vita viene spezzata in un successivo attentato.
  • Caratteristiche principali: o Storia reale che evidenzia il coraggio di chi affronta la violenza in contesti di lotta politica. o Contrapposizione tra cittadini comuni e terrorismo. o Riflessione sul sacrificio e sulla difesa dei propri valori.

4. Confronto con il cinema americano Mentre i vigilante film americani presentano spesso una narrazione forte e un eroe che esce vincitore, nel cinema italiano la giustizia privata è rappresentata come un percorso tragico e disilluso: i protagonisti italiani non diventano mai eroi, ma restano vittime del sistema e delle loro scelte. Di seguito saranno citati alcuni importanti film trattati :

1. Il cittadino si ribella (1974)

  • Trama: Carlo Antonelli, un ingegnere, subisce una rapina violenta e rimane profondamente deluso dall’inefficacia della polizia. Frustrato e in cerca di giustizia, decide di intraprendere una vendetta personale contro i criminali che lo hanno aggredito. Con l'aiuto di un ex detenuto, Carlo si trasforma in un giustiziere improvvisato.
  • Caratteristiche principali: o Rappresenta il cittadino comune che, di fronte al fallimento delle istituzioni, si assume il compito di ristabilire l'ordine. o Critica sociale verso l’inefficienza del sistema legale. o Atmosfera cupa e pessimista tipica degli anni '70, con un focus sull'alienazione urbana e sulla violenza.

2. L’uomo della strada fa giustizia (1975)

  • Trama: Un camionista assiste impotente all’omicidio del figlio durante una rapina. Deluso dal sistema giudiziario, si mette sulle tracce dei criminali per vendicarsi. La sua sete di giustizia lo spinge a diventare un vigilante.
  • Caratteristiche principali: o Un uomo comune che si trasforma in giustiziere, spinto dalla rabbia e dal dolore. o Esplorazione del tema del lutto e della vendetta come atto individuale. o Atmosfera tesa, con un’ambientazione urbana che riflette il degrado e la perdita di fiducia nei confronti dello Stato.

3. Un borghese piccolo piccolo (1977)

  • Trama: Giovanni Vivaldi è un impiegato che sogna di far assumere il figlio Mario nella stessa amministrazione pubblica in cui lavora. Quando Mario viene ucciso durante una rapina, Giovanni, devastato dal dolore, decide di vendicarsi sequestrando e torturando il responsabile.
  • Caratteristiche principali: o Profonda critica al sistema burocratico e alle disuguaglianze sociali. o Il protagonista, inizialmente un uomo pacifico, diventa un giustiziere mosso dalla disperazione. o Film tragico e realistico che esplora le conseguenze psicologiche della perdita e della vendetta.

4. Il giocattolo (1979)

  • Trama: Vittorio Barletta, un modesto impiegato con la passione per le armi, si trova coinvolto in una rapina in cui perde la vita un suo amico poliziotto. Dopo questo evento, Vittorio si trasforma in un vigilante armato, intraprendendo un percorso di vendetta contro i criminali.
  • Caratteristiche principali: o Esplorazione del tema della violenza e della fascinazione per le armi. o Critica della società contemporanea, dove la paura e l’alienazione spingono gli individui a scelte estreme. o Protagonista ambiguo, diviso tra il desiderio di giustizia e l'ossessione per la violenza.

5. Dogman (2018)

  • Trama: In una periferia degradata, Marcello, un toelettatore per cani, subisce continue umiliazioni da parte di Simone, un ex pugile violento e criminale che terrorizza il quartiere. Dopo essere stato tradito e distrutto psicologicamente, Marcello decide di vendicarsi in modo brutale.
  • Caratteristiche principali: o Ambientazione cupa e claustrofobica che riflette il degrado sociale. o Protagonista fragile e remissivo che si trasforma in giustiziere. o Analisi della dinamica vittima-carnefice e della vendetta come atto liberatorio ma devastante.

6. Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti (1986)

  • Trama: Ambientato in una Napoli decadente e affascinante, il film segue un investigatore che indaga su un omicidio legato a una faida tra criminali. Mentre cerca di fare luce sul caso, emerge una critica sociale al sistema giudiziario e alle ingiustizie radicate nel tessuto urbano.
  • Caratteristiche principali: o Atmosfera noir con un forte legame al contesto sociale e culturale napoletano. o Denuncia delle disparità sociali e della connivenza tra criminalità e istituzioni. o Intreccio complesso che combina elementi di thriller e critica sociale. 5. Conclusioni I film italiani analizzati offrono un ritratto realistico e spesso pessimista della giustizia privata; essi mettono in luce la fragilità delle istituzioni e la solitudine dei cittadini di fronte al crimine, riflettendo valori culturali profondi e radicati. La giustizia privata, per quanto comprensibile, viene rappresentata come una risposta dolorosa e insoddisfacente alle fratture sociali.
  • “La paga del sabato “ = la sindrome del reduce viene analizzata in profondità e il luogo della famiglia non risulta essere più un posto sicuro e mitico dell’infanzia, bensì un luogo caratterizzato da amore e odio e attraversato da tensioni non indifferenti. La guerra con l’enfatizzazione dell’essere uomini (e delle qualità virili) , quindi avere coraggio e sapere andare fino in fondo, resta scolpita nella memoria innescando tragedie irreversibili. Questi sono temi assunti e dilatati dal cinema in cui con sentimenti alterni si focalizzano sulla situazione delle campagne o su quella delle città e sul destino del singolo e su quello della comunità. Ricordiamo nel 1957 Carlo Emilio Gadda con uno dei più grandi polizieschi della nostra letteratura italiana : “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” ambientato nel ventennio fascista, il quale venne definito un giallo “problematico” e la causa era proprio la non conclusione della trama, ovvero, la mancanza della fine della storia e ciò dev’essere attribuito all’inaffidabilità della verità e non ad un casuale errore letterario. A partire dall’inizio del secolo la letteratura gialla si è venuta affermando anche in italia come “genere di consumo” e difatti negli anni 30 si assiste ad una vera e propria moda del giallo ( il quale si tratta di un genere borghese sia per gli ambienti in cui si svolgono le rame sia per il carattere di esercizio mentale svolto per snodare l’indagine) che però venne osteggiata dal regime fascista in quanto si temeva che il popolo potesse fare, oltre che ad una sbagliata distinzione di ciò che fosse giusto o sbagliato , una cattiva rappresentazione immaginaria della figura del poliziotto; e questo clima non aiutò il giallo italiano ad assumere le sue caratteristiche. Nell’immediato dopoguerra si affrontò una particolare branca della cronaca detta “nera”, la quale durante il ventennio fascista venne censurata; Dino Buzzati scrisse una serie di pezzi anonimi attraverso i quali si rivive la tradizione dei grandi processi che già dalla fine del secolo precedente avevano appassionato il pubblico. In un pezzo del 10 gennaio 1957 Buzzati affrontò il caso di Rina Fort ed escluse ogni forma di esaltazione preoccupato che l’interesse e l’attesa per il processo potesse in qualche modo trasformare la criminale in una specie di eroina; ciò che l’autore fa è quello di tratteggiare i contorni del disumano in modo tale da non far percepire al lettore di avere di fronte un proprio simile definendola “misera donna dalle mani insanguinate”. Milano è una delle città che nel dopoguerra più si sono trasformate e si sono espanse in vaste periferie in cui si sono ampliati i problemi del singolo e della collettività. Giovanni Testori con i suoi racconti traccia un ritratto dall’interno delle vite ai margini delle metropoli portando l’attenzione sul concatenarsi di fatti e delle passioni che inducono le persone ad oltrepassare delle soglie che ad essi stessi sembrano invalicabili. Nel 1960 esce un film di Testori “Rocco e i suoi fratelli” in cui racconta il mondo del lavoro milanese come la terra delle promesse non mantenute per l’emigrazione dal sud ed esso culmina con uno stupro e un omicidio, queste azioni indicano un’ambiente violento ed irrimediabilmente disperato. Oltre a Milano anche Roma è una città molto utilizzata nei racconti per i suoi vasti margini slabbrati in cui trasmigrano le persone attratte dalle briciole della metropoli. Roma rappresenta il centro del mondo poetico di Pasolini il quale, a differenza di Gadda, non cerca la possibilità della colpa al suo interno ma è piuttosto partecipe e persino affettuoso nei suoi confronti. Nell’opera “Ragazzi di vita” del 1955 racconta di sette ragazzi che si muovono sulla terra di nessuno delle borgate cercando di sopravvivere con i furti sempre alla disperata ricerca di qualche lira. Pasolini racconta come se

fosse ciascuno di questi personaggi dando loro una voce e uno spessore collettivo, non nascondendo una simpatica per la loro ideologia che non è quella del lavoro, ma quella dell’arrangiarsi. il teorema di Pasolini è molto chiaro ovvero per chi nasce e sopravvive in questi ambienti la via della marginalità e della microcriminalità è assicurata. A 39 anni Pasolini debuttò nel cinema con tre film scandalosi per l’ideologia perbenista imperante in Italia , la sua cosiddetta “trilogia popolare”:

  • “Accattone” = è presente una cruda rappresentazione della prostituzione e del suo sfruttamento
  • “Mamma Roma” = viene rafforzata la tesi del primo film ovvero della chiusa su sé stesso del mondo sottoproletario
  • “La ricotta” il suo fine va al di là del desiderio di denunciare l’ambiente delle borgate, si tratta di manifestare e di rendere visibile l’universo degli scarti rispetto alla società italiana mettendone in discussione i fondamenti. I temi centrali risultano essere il disagio generazionale caratterizzato dalla mancanza di denaro e dalla presenza della fame alle quali seguono reazioni dei giovani molto violente , esasperate e apparentemente gratuite. “I Vinti” di Michelangelo Antonioni fornisce un accurata rappresentazione dei problemi giovanili nel dopoguerra si tratta di tre episodi di cronaca nera ambientati in Francia, Inghilterra e Italia che descrivono tre delitti perfetti senza movente apparente; il gesto criminale trova la sua causa nella diffusione di un gesto di follia collettiva ereditata dal passato e trasformata in un comportamento cinico e aggressivo. Il problema di una profonda crisi dei valori infine arrivò anche alle grassi sociali più alte come si può notare dal film “la dolce vita” di Fellini (1960). Nel 1958 uscì “Il gattopardo” di Giuseppe Tomasi un libro destinato a diventare uno dei più grandi successi del dopoguerra, ma venne giudicato dalla critica militante come un romanzo di impianto vecchio rispetto al suo tempo, lontano dalla realtà del paese. Massimo Onofri evidenzia come dal romanzo emerga non solo la presenza tradizionale della mafia nella società siciliana, ma anche l’adesione all’interpretazione per cui essa assume un ruolo di rilievo nella vicenda dell’Unità. Questo delicato passaggio della Sicilia all’Italia era stato analizzato anche da Mario Camerini nel film “I briganti” affrontando la storia di Sante Carboni che decise di arrendersi pensando all’avvenire del film ma venne ucciso dai suoi stessi referenti. Fin dal dopoguerra anche nel cinema si presentò il tema della mafia: un film molto importante fu “I fuorilegge” di Vergano, in cui il protagonista al ritorno al suo paese trovò la sorella legata ad un mafioso; nello stesso anno esce il film “In nome della legge “ in cui prevale il tema dell’omertà. Francesco Rosi si occupò di un racconto-inchiesta che fece delle sue opere cinematografiche un mezzo di conoscenza e di investigazione di episodi della vita politica e sociale. Il primo film “Salvatore Giuliano” ricostruisce la vicenda del comandante dell’esercito separatista siciliano diventato mestatore al soldo dei latifondisti mafiosi con opportune coperture politiche. Nel secondo film “Le mani sulla città” il tiro si alza per colpire obiettivi politici contemporanei e denunciare la conduzione amministrativa del governo della città di Napoli. Leonardo Sciascia è lo scrittore che più di ogni altro mette al centro della sua opera un ragionamento contemporaneo sulla mafia come in seguito anche sul terrorismo. Nel suo primo romanzo “Il giorno della civetta” l’autore afferma che non lo ha scritto con la piena libertà di cui un

Un caso interessante per la rappresentazione della criminalità in televisione è il successo travolgente ottenuto nel 1984 dal film “La Piovra” il cui tema principale è la lotta alla mafia; con la sua narratività riesce a dare una forma accessibile ai dati sulla questione della mafia che provengono dalla realtà. Una materia informe e contradditoria e un senso di ingiustizia continuamente patito anche dai telespettatori riesca a trovare in questo film degli sbocchi che soddisfino l’immaginazione popolare; si scoprono delle trame e si esplorano dei territori proibiti. Il film attraverso le avventure del commissario riesce a seguire questa guerra ed anche a rappresentare il mutamento del fenomeno mafioso; le trame della piovra con il passare degli anni riflettono anche l’altalena dei sentimenti diffusi nei confronti della lotta alla mafia con punte di ferocia nella totale solitudine di chi si batte ecco perché è contraddistinto da un carattere popolare eliminando così ogni elemento aggiuntivo che potrebbe far perdere il focus principale.

ARTICOLO 2

La passione per il sociale : Procedure indiziarie e figurazioni letterarie del romanzo poliziesco (Simona Andrini) (appunti lezione ) Questo saggio tratta del romanzo poliziesco il quale nasce in contemporanea con la società moderna ( = società che rompe i canoni di quella tradizionale ) e vi si può identificare come periodo ideale quello della rivoluzione industriale; periodo in cui cambia il rapporto tra popolazione agricola e manifatturiera (la 1° diminuisce mentre la 2° aumenta) e in cui la manifattura diviene industria. Le città riferite come “centro” sono sempre esistite nella storia ma non hanno mai avuto tanta rilevanza come nel periodo industriale proprio in merito alla grande dislocazione dei cittadini dalle periferie al centro. Gli elementi che caratterizzano la società moderna e che fanno riferimento al romanzo poliziesco possono essere :

  • La presenza nella città di una classe operaia molto più compatta, visibile, la quale ha una coscienza di sé e prende coscienza della differenza tra coloro che possiedono i mezzi di produzione (capitalisti) e coloro che invece vengono completamente sfruttati e “allontanati“ dall’oggetto di loro produzione, comprendendo infine come tutto sia nelle mani del capitalista e la loro posizione discriminata (Marx). Tutto ciò andò a produrre tensione sociale in quanto tutti vollero ambire ad un miglioramento delle condizioni sociali e ad un proprio innalzamento della condizione di potere politico; a conseguenza di ciò avverranno in alcuni posti avverranno delle concessioni ed agevolazioni, e dove non venisse adottata questa linea d’azione saranno inevitabili manifestazioni e rivolte.
  • In questo periodo la società è anche caratterizzata dalle più grandi e importanti scoperte scientifiche , le quali ad oggi rappresentano anche il presente e la realtà (es. la scoperta dell’atomo). Tutto ciò fu possibile grazie all’enfasi e la sicurezza posta nel metodo scientifico il quale si sperava avrebbe portato alla risoluzione di tutti i problemi che l’uomo aveva con il dominio della natura (es. dominio elettricità) e riguardo al controllo dei rapporti sociali (ed è proprio per questo che nacque la scienza della sociologia , come strumento di controllo sociale nei confronti di rapporti così difficili). Pensando a questi macrofattori si può riflettere sulla nascita del poliziesco e su come esso sia esattamente un riflesso dei fenomeni sociali stessi del tempo. Nella premessa di Andrini si evince come le arti e le scienze o il diritto stesso siano SIMBOLI VISIBILI dei rapporti sociali : il sistema di leggi ad esempio aiuta a comprendere come si strutturano i rapporti di genere tra uomo o donna (in un paese rispetto che in un altro ad esempio) ,

il tipo di relazione , etc… parità di salario, diritti, agevolazioni, rappresentano tutti simboli visibili dei rapporti sociali; ove queste leggi (in questo specifico caso del rapporto tra uomo e donna) non esistano è perché o il problema non è presente all’interno della società soggetta oppure perché non lo si vuole affrontare. Guardare alle leggi di uno stato fa comprendere molto bene le relazioni tra le persone : il diritto corrisponde al simbolo visibile dei rapporti sociali. Nel metodo scientifico sopracitato si utilizza la logica per cui se c’è A ci sarà allora anche B e questo metodo come vedremo potrà essere utilizzato anche per spiegare tutti quei fenomeni criminali che non possiedono più una prevedibilità dei comportamenti. (appunti lezione) L'articolo esplora come il genere del romanzo poliziesco si sia sviluppato e sia diventato uno specchio della società e delle trasformazioni culturali tra il 19° e il 20° secolo. In particolare, analizza i collegamenti tra le "procedure indiziarie" dei romanzi e l'approccio scientifico e razionale che dominava il pensiero dell'epoca. Il romanzo poliziesco come specchio della società Il romanzo poliziesco riflette le grandi trasformazioni sociali e scientifiche della modernità, come la diffusione delle scienze, l'urbanizzazione ei cambiamenti culturali. L'importanza del metodo

  • Al centro del romanzo poliziesco c'è un processo di investigazione che simula il metodo scientifico: raccogliere indizi, analizzarli e arrivare a una soluzione. Questo è evidente nei protagonisti come Auguste Dupin (Poe) e Sherlock Holmes (Conan Doyle), che incarnano l'ideale del detective razionale L'articolo sottolinea l'importanza della "certezza" nella risoluzione del crimine, tipica dell'approccio positivista, dove si crede che tutto possa essere spiegato razionalmente e attraverso la logica Le critiche al positivismo Con il tempo, l'eccessiva fiducia nella scienza viene messa in discussione: si sviluppano approcci più complessi, che riconoscono i limiti della razionalità pura e introducono elementi di ambiguità e dualismo; questa evoluzione si riflette anche nei romanzi polizieschi, dove iniziano a comparire casi più complessi con addirittura soluzioni multiple. Edgar Allan Poe e Arthur Conan Doyle sono i protagonisti principali dell'analisi, ma l'articolo include anche riferimenti ad altri autori e periodi, mostrando come il genere poliziesco si sia adattato ai cambiamenti storici e culturali. L'analisi va oltre la trama dei romanzi, esplorando i temi e le tecniche narrative che hanno reso il poliziesco un genere così affascinante e duraturo. Edgar Allan Poe : Il fondatore del genere Edgar Allan Poe è considerato il padre del racconto poliziesco grazie a opere come I delitti della Rue Morgue ; la metodologia di Dupin si basa su un approccio logico e razionale, trasformando il "mistero" in un "problema" risolvibile, rifflettendo i caratteri di razionalità di Poe. Tuttavia, Poe introduce anche elementi di paradosso, ad esempio, Dupin risolve un caso in cui il colpevole è uno scimmione, sfidando le aspettative del lettore: questo mostra come Poe sperimenta con i confini della logica pura, creando situazioni apparentemente assurde ma razionali. Arthur Conan Doyle: L'evoluzione del detective Conan Doyle, con il suo celebre personaggio Sherlock Holmes, porta avanti e perfeziona l'eredità di Poe : Holmes incarna il detective "scientifico", che utilizza metodi rigorosi di osservazione e deduzione. Lente e microscopio sono strumenti ricorrenti nelle indagini di Holmes, simboleggiano l'importanza della scienza e della razionalità per scoprire la verità e questo riflette le idee positiviste del tempo, che attribuivano grande fiducia nel metodo induttivo scientifico.

Al contrario, altre fiction rappresentano un sistema giudiziario fallibile e opaco, con molti dubbi sulla possibilità di raggiungere la verità. Riassunto della serie "Perry Mason" Perry Mason è una serie TV americana trasmessa per la prima volta negli anni ’50 e ’60, racconta le vicende di Perry Mason, un avvocato difensore eccezionale, sempre pronto a lottare per la verità. La serie è tratta dai romanzi di Erle Stanley Gardner e rappresenta uno dei primi esempi di legal drama , un genere che porta il pubblico dentro le aule di tribunale. Caratteristiche principali della serie :

  • Il protagonista : Perry Mason difende i suoi clienti con grande abilità e non si ferma finché non scopre la verità; accetta di rappresentare solo persone innocenti.
  • Il metodo di Perry Mason : Usa logica, astuzia e interrogatori incisivi per smascherare i veri colpevoli; ogni episodio culmina in un momento drammatico in cui il colpevole confessa in aula.
  • I personaggi di supporto : È affiancato da Della Street (la sua segretaria) e Paul Drake (un detective), che lo aiutano a raccogliere prove e risolvere i misteri. Perché "Perry Mason" è così importante? 1 Un'innovazione televisiva : La serie è stata uno dei primi esempi di programmi che mostrano i procedimenti legali e i dibattiti in aula, ha reso il tribunale un luogo affascinante per il pubblico, trasformandolo in uno spazio di dramma e suspense. 2 Un modello di giustizia ideale : Perry Mason rappresenta l’idea di un sistema giudiziario che funziona, dove la verità trionfa sempre e gli innocenti vengono salvati e questo lo ha reso un personaggio rassicurante e amato. 3 Influenza culturale in Italia : Quando la serie arrivò in Italia nel 1959, ebbe un grande impatto: all’epoca, la televisione italiana era ancora agli inizi e trasmetteva pochi programmi stranieri tuttavia, il successo di Perry Mason fu enorme, tanto che il personaggio divenne un simbolo universale di giustizia. La frase “Perry Mason non abita qui” è diventata un’espressione comune per indicare che in Italia manca un sistema legale altrettanto efficiente e giusto. 4 Un’eredità duratura : La serie ha ispirato generazioni di programmi TV e ha influenzato il genere legal drama a livello internazionale. In Italia, molte fiction hanno cercato di ricreare il fascino e il modello di Perry Mason, come ad esempio Un caso di coscienza , dove il protagonista condivide il suo stesso senso di giustizia e dedizione. Conclusione : Perry Mason è importante perché ha cambiato il modo in cui il pubblico vede i procedimenti legali, mostrando che il sistema giudiziario può essere il luogo dove trionfano verità e giustizia; ancora oggi, è un simbolo di correttezza e professionalità.

ARTICOLO 4 :

narrazioni filmiche e immaginario giuridico. A cinquant’anni da “il giudice sullo schermo” di Vincenzo Tomeo (prof. Ferdinando Spina) Il saggio affrontato dal professore sul libro di Vincenzo Tomeo tratta di un testo molto importante, uscito negli anni 70’ e che fu uno dei primi seri studi sulla rappresentazione delle figure del crimine e della giustizia nel cinema/media. In questo periodo tale settore in Italia fu abbandonato per poi essere ripreso mentre in America già negli anni 80’ in poi divenne un filone di ricerca sempre più crescente e praticato in quanto fu subito compresa l’importanza della rappresentazione : i criminologi inglesi e americani già allora studiavano testi, giornali e film a riguardo.

Quando agli Inglesi arrivò il testo di Tomeo (da qui si può comprendere l’importanza del tale) rimasero molto impressionati sia per l’oggetto (studio di film italiani con al centro la figura del giudice / magistrato in quanto all’epoca il centro della giustizia, con il common low, erano piuttosto gli avvocati) che per il metodo.

1. Ex fabula ius oritur Cosa significa il titolo? L’autore spiega come le storie (fabulae) possano influenzare il diritto (ius) : attraverso la narrativa, la società costruisce immagini condivise della giustizia, che a loro volta influenzano le regole legali. - Immaginario giuridico: Le rappresentazioni della giustizia nelle storie aiutano a creare un’immagine del diritto, che non sempre coincide con quello ufficiale; questo immaginario giuridico condiziona il funzionamento delle leggi e la loro accettazione da parte della società. Narrazione e diritto: Il diritto non è solo un insieme di regole, ma anche un sistema di storie: le narrazioni giuridiche (nei film, nella letteratura, nei media) influenzano come il pubblico percepisce la giustizia. 2. Un’antesignana ricerca su cinema e giustizia L’articolo si concentra sul libro di Vincenzo Tomeo (1973), un pioniere nello studio del legame tra cinema e giustizia : Tomeo analizzò come i giudici e la giustizia venivano rappresentati nei film italiani del dopoguerra. - Il contesto storico: Negli anni ’60 e ’70, la giustizia italiana attraversava una fase di grandi cambiamenti, ma restava distante dalla società e i film rispecchiavano questa distanza, rappresentando raramente il giudice o la giustizia in modo centrale. Lo scopo della ricerca di Tomeo voleva essere capire come il pubblico percepiva il sistema giudiziario attraverso il cinema, usando le rappresentazioni filmiche per esplorare l’immaginario collettivo sulla giustizia. 3. Un complesso approccio alle narrazioni filmiche Il metodo di Tomeo: L’autore analizzò le trame dei film per capire come il conflitto veniva rappresentato, si concentrò su: - Il conflitto: Al centro di ogni narrazione giuridica c’è un conflitto (morale, sociale o legale) tra due soggetti/ entità ( specchio simbolico del conflitto tra classi sociali). - I personaggi: Come il giudice o l’avvocato affrontano le sfide legate alla giustizia e la crisi dei loro ruoli , la quale deriva dalle trasformazioni conflittuali della società e che impongono ai magistrati/ giudici di prendere parte da un lato o dell’altro del conflitto. Limiti dei film italiani: I film italiani di quel periodo non affrontavano direttamente i problemi della giustizia : spesso rappresentavano la giustizia come una questione secondaria o con toni comici, evitando di criticare apertamente il sistema. Lo sforzo nella ricerca di Tomeo consiste nel produrre un’interpretazione scientifica che possa avere una propria legittimità e plausibilità per un destinatario realistico , identificabile nei magistrati stessi e nel pubblico, non sono negli studiosi. Nel libro Tomeo da’ poca importanza ai meccanismi narrativi/cognitivi oppure alle forme rappresentative, scegliendo di porre l’attenzione al “racconto” più che al “raccontare”, cioè alla logica della storia (narrative) piuttosto che alle forme del racconto (narration). 4. Dalla teoria alla pratica: la ricerca di Tomeo La ricerca nel libro si è svolta in 2 fasi : nella prima sono stati selezionati film riguardo il giudice e la giustizia istituzionale nella produzione cinematografica italiana del dopoguerra con il fine di individuarne la struttura narrativa; nella seconda fase si è rilevara l’opinione del pubblico attraverso un questionario.