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Comunicazione e media Morcellini, Sintesi del corso di Sociologia Della Comunicazione

riassunto libro Comunicazione e media mario morcellini

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 03/01/2016

Francy1701
Francy1701 🇮🇹

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COMUNICAZIONE E MEDIA - MARIO MORCELLINI
1°CAPITOLO: LEGGERE IN PROFONDITA' LA TRACCIA DELLA
COMUNICAZIONE
È dagli inizi del 900 che si inizia a parlare di rivoluzione culturale, una
rivoluzione che ha portato alla messa in discussione dell’enfasi sulla modernità
e dell’homo communicans, esposto ad un mondo fatto di frammenti incoerenti e
conoscenze alternative, quindi incerte. Secondo Tenbruck la realtà equivale a
un universo fatto di oggetti dotati di senso in cui ciò che conta è la capacità di
creare significati che caratterizza l’uomo come essere culturale. Anche secondo
Geertz la cultura è qualcosa di vivo e fluido che immerge l’uomo in significati
che egli stesso crea; inoltre sia i simboli che i significati, sempre secondo
Geertz, sono di carattere pubblico, in quanto vengono intesi e scambiati dagli
attori, quindi condivisi. In realtà però sembra come se, analizzando i fenomeni
comunicativi, questi siano avvolti da una bolla: come se la comunicazione fosse
qualcosa di extrasensoriale, che non si preoccupa dei mutamenti della
modernità. Come spiega Mauro Wolf, i nuovi media hanno assorbito molto
potere di influenza, rischiando così che la comunicazione venga svuotata.
Bisogna invece riconoscere che alla comunicazione si deve il merito di
essere attività costitutiva dell’uomo e della sua azione, base per la sua vita
sociale, anche se però assistiamo ad un vero e proprio riorientamento nello
scambio comunicativo in merito al modo in cui il soggetto interagisce con la
tecnologia, inserendosi in una dimensione interattiva. Siamo nella società della
scelta, in cui tecnologia equivale ad un accrescimento della comunicazione:
seppure assistiamo al pluralismo delle fonti e alla moltiplicazione delle
piattaforme tecnologiche, all’aumento di accessibilità e alla riduzione dei costi
di comunicazione, ciò che conta è l’impoverimento delle varietà linguistiche e
dei sistemi di comunicazione. Ecco perché bisogna ragionare sull’effettiva
convenienza di costruire in rete dinamiche relazionali: si viene a creare un
vero e proprio mondo costruito dai media, di cui tutti ne facciamo parte,
diventa il nostro, di ognuno, perché tutti contribuiamo alla sua creazione.
Thompson la chiama “mediatizzazione della cultura”, in cui forme simboliche
infinite hanno sostituito i modelli di comunicazione e interazione.
Importante è il concetto di Over Information per cui un eccesso di informazioni,
derivato dall'ampiamento esponenziale delle fonti alle quali un singolo
individuo può fare riferimento, è in questi anni oggetto di indagini più che
approfondite. Come sottolinea Iannone , tutte le società umane sono sempre
state società dell’informazione perchè l'incremento dell'informazione ha
sempre giocato un ruolo di innovazione sociale e senza informazione nessuna
società sarebbe mai esistita. Ma è opportuno ora parlare di “società della
conoscenzain cui le nostre società devono:
- più che accumularle informazioni, bisognerebbe selezionarle;
- più che conservarle, bisognerebbe contestualizzarle al cambiamento;
- più che reclamare la società della conoscenza, bisognerebbe viverla.
5 Sono tutte strategie di educazione critica, una vera e propria media education,
o media literacy (alfabetizzazione mediatica), in cui la conoscenza è vista
come l’arma fondamentale dell’uomo per ordinare l’esperienza e darle
senso. In tutto questo la comunicazione è fondamentale, solo in assenza di essa
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COMUNICAZIONE E MEDIA - MARIO MORCELLINI

1°CAPITOLO: LEGGERE IN PROFONDITA' LA TRACCIA DELLA

COMUNICAZIONE

È dagli inizi del 900 che si inizia a parlare di rivoluzione culturale, una rivoluzione che ha portato alla messa in discussione dell’enfasi sulla modernità e dell’homo communicans, esposto ad un mondo fatto di frammenti incoerenti e conoscenze alternative, quindi incerte. Secondo Tenbruck la realtà equivale a un universo fatto di oggetti dotati di senso in cui ciò che conta è la capacità di creare significati che caratterizza l’uomo come essere culturale. Anche secondo Geertz la cultura è qualcosa di vivo e fluido che immerge l’uomo in significati che egli stesso crea; inoltre sia i simboli che i significati , sempre secondo Geertz, sono di carattere pubblico , in quanto vengono intesi e scambiati dagli attori, quindi condivisi. In realtà però sembra come se, analizzando i fenomeni comunicativi, questi siano avvolti da una bolla: come se la comunicazione fosse qualcosa di extrasensoriale, che non si preoccupa dei mutamenti della modernità. Come spiega Mauro Wolf , i nuovi media hanno assorbito molto potere di influenza, rischiando così che la comunicazione venga svuotata. Bisogna invece riconoscere che alla comunicazione si deve il merito di essere attività costitutiva dell’uomo e della sua azione , base per la sua vita sociale , anche se però assistiamo ad un vero e proprio riorientamento nello scambio comunicativo in merito al modo in cui il soggetto interagisce con la tecnologia, inserendosi in una dimensione interattiva. Siamo nella società della scelta , in cui tecnologia equivale ad un accrescimento della comunicazione: seppure assistiamo al pluralismo delle fonti e alla moltiplicazione delle piattaforme tecnologiche, all’aumento di accessibilità e alla riduzione dei costi di comunicazione, ciò che conta è l’impoverimento delle varietà linguistiche e dei sistemi di comunicazione. Ecco perché bisogna ragionare sull’effettiva convenienza di costruire in rete dinamiche relazionali : si viene a creare un vero e proprio mondo costruito dai media , di cui tutti ne facciamo parte, diventa il nostro, di ognuno, perché tutti contribuiamo alla sua creazione. Thompson la chiama “ mediatizzazione della cultura ”, in cui forme simboliche infinite hanno sostituito i modelli di comunicazione e interazione. Importante è il concetto di Over Information per cui un eccesso di informazioni, derivato dall'ampiamento esponenziale delle fonti alle quali un singolo individuo può fare riferimento, è in questi anni oggetto di indagini più che approfondite. Come sottolinea Iannone , tutte le società umane sono sempre state “ società dell’informazione ” perchè l'incremento dell'informazione ha sempre giocato un ruolo di innovazione sociale e senza informazione nessuna società sarebbe mai esistita. Ma è opportuno ora parlare di “ società della conoscenza in cui le nostre società devono:

  • più che accumularle informazioni, bisognerebbe selezionarle;
  • più che conservarle, bisognerebbe contestualizzarle al cambiamento;
  • più che reclamare la società della conoscenza, bisognerebbe viverla.

5 Sono tutte strategie di educazione critica, una vera e propria media education , o media literacy (alfabetizzazione mediatica), in cui la conoscenza è vista come l’arma fondamentale dell’uomo per ordinare l’esperienza e darle senso. In tutto questo la comunicazione è fondamentale, solo in assenza di essa

si andrebbe a scatenare un caos culturale, basato su incertezza e fiducia. L’ampia possibilità di manipolazione interpretativa del sistema normativo scatenerebbe l’incertezza, per poi aver bisogno della fiducia, il cui spazio è tanto più ampio, quanto più le strutture normative e gli espedienti organizzativi attivati per ridurre l’incertezza risultano manipolabili. L’enfasi data dagli studi sulle connessioni e le interazioni sociali mediate dalle tecnologie, va sottoposta alla precisazione di Meyrowitz, che ricorda che “ il gruppo creato dalle informazioni elettroniche ha dimensioni troppo vaste per mantenere la coesione del gruppo tradizionale ”. Si arriva a sostituire il termine connessione al termine socializzazione : risulta quindi chiaro che seppure si assiste ad una moltiplicazione degli scambi comunicativi, le interazioni sociali sono vuote e povere , proprio perché tanto più le connessioni si moltiplicano , tanto più i legami si assottigliano.

2°CAPITOLO: LA TEORIA DELLA COMUNICAZIONE, OGGI.

Tra le rovine della modernità troviamo sicuramente l’ormai inservibilità del concetto di cultura , l’inutilità delle discipline comunicative che si basano più su un’analisi quantitativa piuttosto che qualitativa e l’avvento sulla scena delle comunicazioni di massa che portano a un’ambientazione frizzante e coinvolgente, ma in realtà misera e disarticolata. La comunicazione inizia a ricoprire un ruolo importante dopo la rivoluzione industriale, ma ben presto ci si rende conto che se da una parte abbiamo un aumento degli scambi e una più facile circolazione delle idee (parola viaggia --> fili --> cavi sottomarini -->onde elettromagnetiche -->immagini --> dati), dall’altra si producono forme sociali inedite e reti sconfinate: la quantità trasforma la qualità , aggiunge quote di potere rendendo sempre più evidente che la comunicazione non si limita a trasferire significati, ma agisce sul contenuto. È con la prima guerra mondiale che la comunicazione inizia a definire il suo ruolo nella società. Da un lato si ha un senso di crisi causato dalla strage e dall'altro lato prevale l’esigenza della propaganda (utile per alimentare costantemente le proprie ragioni) e per le notizie che riuscivano ad infrangere i confini in maniera sempre più veloce. Proprio attraverso il lavoro di Lasswell, “ Propaganda Techniques ”, si inizierà a focalizzare l’attenzione sull’uso dei simboli e sulla formazione dell’opinione pubblica che lo porteranno a perfezionare tecniche oggettive di lettura dei documenti denominate analisi di contenuto, a collaborare con il governo durante la seconda guerra mondiale. Inoltre è anche il primo tentativo di inserire la comunicazione nel contesto della teoria politologica. Ciò perchè Lasswell, impressionato dall'impiego copioso della propaganda durante il conflitto, trova nell'analisi del linguaggio, e nella comunicazione in generale, la chiave di volta per la comprensione del comportamento politico.

Nel settore dei media studies un posto rilevante è occupato sicuramente dal sostegno finanziario, ricordando la fondazione Rockefeller nata nel 1913 per stimolare la ricerca nel campo della medicina e dell'educazione. Pose particolare attenzione agli strumenti più adeguati per un efficace controllo sociale, tutto finalizzato al bene comune. Si volge lo sguardo anche verso i comportamenti collettivi, che, con la crisi economica, vedono diminuire l’euforia del clima politico e sociale precedente, e soprattutto i comportamenti istituzionalizzati, funzionali alla persistenza della società. Con la rivista Public Opinion Quarterly , ci si immerge in un campo scientifico nuovo, basato sul ruolo dell’opinione pubblica e sulla nascita di potenti mezzi di influenza sulle masse. Si va ad analizzare anche il concetto di propaganda, che inizia ad assumere propri obiettivi, quali il disvelamento e il contrasto della propaganda nemica, la comprensione delle sue strategie e la conoscenza del funzionamento degli strumenti di persuasione. Nonostante le varie ricerche, troviamo anche molte perplessità riguardo la tradizionale vita sociale. Si cercano di studiare gli effetti del cinema sui bambini, come ci dimostrano i Payne Fund Studies, arrivando alla conclusione che, non bisogna preoccuparsi tanto della violenza trasmessa sul grande schermo, perché è molto più influente ciò che accade nelle istituzioni tradizionali quali la famiglia, il vicinato, la scuola o la chiesa. È alla fine degli anni Trenta che, grazie Felix Lazarsfeld, nasce la communication research , la quale si propone di andare ad analizzare problemi specifici. Grazie a tali ricerche, negli anni quaranta, la comunicazione di massa si consolida e la sua capacità di persuasione diventa fondamentale. Ma una collaborazione tra Lazarsfeld e Merton mostra che in realtà i media non influenzano la società così tanto quanto si pensa , anzi svolgono 3 importanti funzioni:

  1. il conferimento di status a persone (organizzazioni);
  2. l’applicazione delle norme sociali;
  3. il fatto che le energie individuali vengono assorbite dall’azione organizzata dei media.

Si analizzano anche le 3 condizioni che rendono utile per fini sociali la propaganda:

  1. la monopolizzazione : assenza di contropropaganda;
  2. la canalizzazione : indirizzo dei comportamenti verso un obiettivo determinato;
  3. l’ integrazione : rinforzo dei messaggi mediali entro le organizzazioni locali.

Per quanto riguarda lo sviluppo sulle teorie della comunicazione McQuail e Mauro Wolf, hanno individuato quattro fasi:

  1. fase di fiducia enorme nella potenza dei mezzi;
  2. fase di riflessione in cui si parla di limiti dei mezzi;
  3. fase dei powerfull media in cui si ricomincia ad avere fiducia nella forza dei sistemi di comunicazione;
  4. fase dell’influenza negoziata e delle visioni ecologiche dei media.

È importante però precisare che queste fasi non sono iniziate e poi terminate ognuna per poi passare alla fase successiva : tra di loro si fondono

(approccio per compresenza). In realtà il potere dei media non è mai venuto a mancare , semplicemente ha subito delle variazioni nel corso del tempo. Secondo James Carey, bisognava apportare alla comunicazione una visione culturalista, così in Gran Bretagna tra gli anni cinquanta e sessanta, prese avvio la cultural studies , partendo dallo studio della cultura delle classi operaie. Iniziò così uno studio qualitativo della comunicazione, che portò peraltro ottimi risultati, crescendo di volta in volta.

3°CAPITOLO: I PROCESSI SOCIALI DELLA MODERNITA'. IL CONTRIBUTO

DELLA SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE.

Nella società moderna, media e tecnologie si pongono nei confronti della società come risolutori di problemi e diffusori di intelligenza , facendo però passare in secondo piano il caos culturale che generano. Si arriva ad avere una società senza centro, in cui le classi dirigenti non sono in grado di porsi come guida, portando così la nostra società a non avere rassicurazione nel futuro. In tutto ciò, la cultura smette di essere un punto di riferimento, così come la scuola e gli insegnanti, che si dimostrano deboli nella lotta contro la modernità, formando così uomini e donne che nella realtà sociale sembrano drogati dai media: ne consegue che la nostra è la prima società in cui si esaurisce la funzione di rassicurazione del futuro. E’ evidente la perdita di forza della cultura intesa come processo capace di tenere aperta la fiducia e la speranza radicata negli uomini: la cultura cessa di essere punto di riferimento e di accompagnamento alle crisi. È ciò che gli americani chiamano public ignorance , l’ignoranza moderna che oggi si fonda maggiormente sull’arroganza, perché è la tecnologia che dà la sensazione di conoscere il mondo , regalando la percezione del sapere. Altra caratteristica delle società contemporanee è il fatto che esiste una continua ricerca da parte dell’individuo di vie di differenziazione e di creazione di un’identità virtuale, senza basare le proprie azioni sul ragionamento, arrivando così a stati di stress, sensazioni di insufficienza e impreparazione. Tutto si complica se si osservano i giovani, che si appropriano dei contenuti digitali in modo impressionante, ritirandosi dalla vita pubblica. Il tutto è basato sul tempo, che sembra essere sempre di meno, portando ad un’accelerazione delle azioni, in cui il soggetto non agisce più sulla vita vera: si parla di iperrappresentazione , in cui non si ha più alcuna relazione con nessun tipo di realtà. In tutto ciò la comunicazione si collocherebbe come forma culturale della modernità, ma anche come stimolo per la mente in cui avvengono trasmissioni di messaggi da un soggetto all’altro. È un requisito , la comunicazione, attraverso il quale l’individuo si identifica e si riconosce , ma è anche un evidenziatore dello stato di crisi e, dunque, risulta metodo per uscirne. È proprio la comunicazione a dettare le regole della vita pubblica : si confonde con la vita. Ognuno dovrebbe rimettersi in discussione, proprio per togliere quel senso di disagio, apatia, impreparazione e scontentezza rispetto al nostro tempo. È fondamentale un nuovo sapere: siamo circondati da paure, disagio, dolore, soprattutto tra i più giovani. Solo la comunicazione, in tutto questo clima, si pone come freno all’individualismo, mettendo tutto in discussione. Ma se tutto è messo in discussione, se ci si rende conto delle conseguenze dei media, perché questi non vengono messi in discussione? Perché la tecnologia si presenta come portatrice di conoscenza , ma soprattutto come portatrice di innovazione , di ciò che ciascuno vuole, senza rendersi conto delle conseguenze devastanti che portano al disorientamento e a

intravede l’indebolimento del legame sociale. Identità, status, ruolo, immagine: tutto si confonde al tempo della virtualizzazione delle identità, persino orientamenti culturali che sembravano radicati nella struttura dei valori della società come la religiosità. Se il quadro del Terzo Millennio è così cambiato, dobbiamo fare uno sforzo per ridurre il potere di accecamento dell’eccesso dei cambiamenti. E’ essenziale uno sforzo di manutenzione di idee e parole. Per uno sforzo di questo genere è necessario rinunciare ai dogmi , all’assoluzione di tutto ciò che abbiamo detto in passato. Tutti i nuovi impulsi si presentano come elementi salvifici, ma in realtà si dovrebbero cercare nuovi punti di vista rispetto ai media. Ecco alcune caratteristiche proprie della modernità:

  • è condanna alla velocità : rinuncia a pensare a ciò che facciamo;
  • è sindrome del rumore : si dà più importanza alla corsa e alla compulsività, elementi in contrasto col silenzio;
  • è il tempo della trasgressione : si supera ogni limite;
  • è aumento delle forze di dipendenza : si ha la presunzione dell’individualismo;
  • è impossibilità di fermarsi , di costruire continuità col passato.

In questo scenario la relazione tra conoscenza e comunicazione è divenuta quasi allergica. In tempi di crisi le relazioni umane, apparentemente arricchite dalla comunicazione, necessitano di una media literacy (alfabetizzazione mediatica) che le solleciti e le valorizzi. Da un lato, la conoscenza aumenta di valore economico, intrecciandosi con l’abilitazione alle tecnologie e portando ad una riclassificazione delle professioni entrando nelle macchine e nelle reti organizzative e informatiche, ma svalorizzando la riflessione sulla cultura come orientamento e guida all’azione individuale e collettiva; dall’altro lato la comunicazione, lontana dalla conoscenza, tende a screditare la socializzazione. E’ il trionfo della comunicazione che coincide con un processo di decadenza e poi di inversione della solidarietà , costruendo una mappa di bisogni individuali la cui mancata gratificazione viene attribuita agli altri subito destinati a diventare nemici. Inizialmente, nel secondo 900, questa nuova comunicazione si immette in campo come forma culturale quasi perfetta. Durante il duopolio televisivo tra RAI e Fininvest, nella relazione tra mass media e persone, al centro c’era ancora la società, fatta di relazioni significative tra i soggetti. Col passare del tempo, molti caratteri della comunicazione si sono profondamente alterati, soprattutto per le innovazioni dei consumi culturali e delle tecnologie. In queste condizioni è possibile dare una prima formulazione di ipotesi per la lettura del funzionamento delle diverse piattaforme comunicative:

  • la comunicazione assicura qualità e valorizzazione delle relazioni, soprattutto dove già ci sono;
  • dove c’è crisi del capitale sociale, la comunicazione tende a porsi come ideologia autosufficiente;
  • dove c’è deficit di relazionalità sociale e di forza culturale, la comunicazione si pone come luogo comune e come alibi per la conoscenza.

Ora dunque, dobbiamo tutti pagare il conto della crisi comunicativa, culturale, in cui non si dà più valore alla partecipazione e all’azione, ponendo dei veri e propri limiti alle interazioni sociali, limiti che portano all’individualismo.

5°CAPITOLO: TECNOLOGIA, COMUNICAZIONE E SOCIETA'

Un ambiente comunicativo è formato dalla strumentazione tecnica che accoglie e rende possibili le interazioni fra persone, e delle pratiche sociali che danno senso alle azioni svolte al suo interno. Ogni società è caratterizzata da piattaforme comunicative, ora però è evidente che al centro di qualsiasi di queste piattaforme ci sono i media, che rischiano di condurre a modelli comunicativi troppo semplificati. Per questo è opportuno recuperare alcuni momenti significativi dello sviluppo delle tecnologie per evidenziare pontenzialità e aspetti disfunzionali. Vannevar Bush iniziò a progettare nel 1945 il “ Memex ”, uno strumento capace di applicare funzioni di memorizzazione e recupero ad una macchina da scrivania, per arrivare così non tanto all’automazione dei calcoli. Arrivò a portare al limite le conoscenze del suo tempo, fondendo tecnica e pensiero. Rappresenta un'anticipazione del personal computer in quanto consente di immagazzinare informazioni differenti, costruire legami tra le informazioni, si offre come una macchina multi-scopo pronta a fornire un supporto per una miglior organizzazione della conoscenza. Da qui, sul finire degli anni sessanta, si inizia ad assumere l’idea che semplici macchine per il calcolo possano diventare strumenti per la comunicazione : il computer al centro, ecco tutto.

  1. il terzo livello fa riferimento al concetto di literacy (alfabetizzazione), cioè l’importanza della formazione per un uso corretto delle tecnologie;
  2. il quarto livello fa riferimento alle comunità e alle istituzioni, cioè all’area sociale.