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Morcellini, comunicazione e media, Sintesi del corso di Comunicazione di Massa

Riassunto del testo Morcellini "Comunicazione e media."

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 30/06/2020

giulia-massetti
giulia-massetti 🇮🇹

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COMUNICAZIONE E MEDIA
PRIMA LEZIONE DI COMUNICAZIONE
PIXEL = concentrato di ETICA e PRATICA della divulgazione.
MEDIA STUDIES = studi scientifici e teorici sui media, di provenienza soprattutto nordamericana. Il
bisogno di teorizzare si è manifestato sin dalla prima comparsa dei media. Intellettuali inizialmente
preoccupati per l'avvento delle masse nella società e per i rischi di tale evento.
Analizzeremo le varie teorie sulla comunicazione --> le teorie classiche vanno esaminate in
relazione al contributo che sono ancora in grado di fornire per la comprensione del presente.
Parole chiave:
COMUNICAZIONE = da intendere in un'accezione che punti a conciliare la DIMENSIONE TEORICA e
l'ESPERIENZA DI RICERCA.
STUDIO = intendiamo un atteggiamento per cui si scelgono volutamente alcune dimensioni
giudicate “fondative” per un approccio moderno e critico alla comunicazione.
TRADIZIONE TEORICA = la riflessione scientifica è utile ad ampliare la conoscenza delle idee e delle
interpretazioni del passato. La teoria serve a leggere le emergenze dell'attualità; in questa
prospettiva, i classici sono tali solo se riescono a parlare al ricercatore contemporaneo, uscendo dai
libri e influendo sugli studiosi.
RELAZIONE TRA MEDIA, COMUNICAZIONE E CAMBIAMENTO SOCIALE = penetrazione dei media
nella società italiana. Bisogna integrare analisi della struttura sociale e analisi della cultura.
Bisogna analizzare criticamente le conseguenze del lungo periodo di dominazione dei media e
rimettere in discussione l'idea che i media fossero facilitatori del cambiamento sociale: i media non
ce l'hanno fatta ad <<addomesticare la modernità>>.
La differenza rispetto al recente passato, in cui i ricercatori erano sistematicamente schierati a
difesa della comunicazione sta nella presa d'atto di 2 NOVITA' riguardanti i MEDIA STUDIES:
maggiore autocritica dei ricercatori e verifica più attenta delle conseguenze sociali dei pcropri
assunti ; una nuova prospettiva nella società italiana che tende ad analizzare sempre più
attentamente il modo in cui i media attaccano la modernità, la politica ecc... non possiamo
ignorare di vivere in una realtà caratterizzata da una situazione di DECOMPOSIZIONE SOCIALE.
CAPITOLO 1 : LEGGERE IN PROFONDITA' LA TRACCIA DELLA COMUNICAZIONE
Elemento fondante della cultura europea risiede nel momento in cui gli uomini “hanno inventato la
tradizione” (definizione di Hobsbawm e Ranger).
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COMUNICAZIONE E MEDIA

PRIMA LEZIONE DI COMUNICAZIONE

PIXEL = concentrato di ETICA e PRATICA della divulgazione. MEDIA STUDIES = studi scientifici e teorici sui media, di provenienza soprattutto nordamericana. Il bisogno di teorizzare si è manifestato sin dalla prima comparsa dei media. Intellettuali inizialmente preoccupati per l'avvento delle masse nella società e per i rischi di tale evento. Analizzeremo le varie teorie sulla comunicazione --> le teorie classiche vanno esaminate in relazione al contributo che sono ancora in grado di fornire per la comprensione del presente. Parole chiave: COMUNICAZIONE = da intendere in un'accezione che punti a conciliare la DIMENSIONE TEORICA e l'ESPERIENZA DI RICERCA. STUDIO = intendiamo un atteggiamento per cui si scelgono volutamente alcune dimensioni giudicate “fondative” per un approccio moderno e critico alla comunicazione. TRADIZIONE TEORICA = la riflessione scientifica è utile ad ampliare la conoscenza delle idee e delle interpretazioni del passato. La teoria serve a leggere le emergenze dell'attualità; in questa prospettiva, i classici sono tali solo se riescono a parlare al ricercatore contemporaneo, uscendo dai libri e influendo sugli studiosi. RELAZIONE TRA MEDIA, COMUNICAZIONE E CAMBIAMENTO SOCIALE = penetrazione dei media nella società italiana. Bisogna integrare analisi della struttura sociale e analisi della cultura. Bisogna analizzare criticamente le conseguenze del lungo periodo di dominazione dei media e rimettere in discussione l'idea che i media fossero facilitatori del cambiamento sociale: i media non ce l'hanno fatta ad <<addomesticare la modernità>>. La differenza rispetto al recente passato, in cui i ricercatori erano sistematicamente schierati a difesa della comunicazione sta nella presa d'atto di 2 NOVITA' riguardanti i MEDIA STUDIES: maggiore autocritica dei ricercatori e verifica più attenta delle conseguenze sociali dei pcropri assunti ; una nuova prospettiva nella società italiana che tende ad analizzare sempre più attentamente il modo in cui i media attaccano la modernità, la politica ecc... non possiamo ignorare di vivere in una realtà caratterizzata da una situazione di DECOMPOSIZIONE SOCIALE. CAPITOLO 1 : LEGGERE IN PROFONDITA' LA TRACCIA DELLA COMUNICAZIONE Elemento fondante della cultura europea risiede nel momento in cui gli uomini “hanno inventato la tradizione” (definizione di Hobsbawm e Ranger).

In tempi recenti abbiamo assistito a uno SLITTAMENTO delle SICUREZZE sulla MODERNITA' e una previsione del suo tramonto. Declino di fiducia della modernità ha messo in discussione il potenziale “ empowerment ” dell' homo communicans --> Lyotard parla di “fine delle grandi narrazioni”. Oggi la modernità sembra basata su ANTAGONISMO nei confronti della TRADIZIONE. I cambiamenti sociali si traducono in termini di STILI DI VITA e somatizzazione nell'assorbimento del nuovo alla luce di nuovi miti e aspirazioni. Nella modernità e la forma della CULTURA che restituisce senso all'AZIONE SOCIALE : la PROGETTUALITA' con cui il soggetto dà senso alle cose liquida ogni visione della cultura come “parente povero della struttura” (Margaret Archer). Importante citare il contributo di TENBRUCK (una delle figure più importanti della sociologia contemporanea) : “la realtà non equivale a una collezione di dati sensoriali ma a un universo di oggetti dotati di senso” --> ATTACCO esplicito alla sociologia dominante, caratterizzata invece da disprezzo per il “carattere culturale dell'azione umana”. Anche Clifford GEERTZ parla della CULTURA come qualcosa di vivo e fluido, che richiede comprensione soggettiva: l'uomo è sospeso tra ragnatele di significati che egli stesso ha tessuto. Oggi si è diffusa l'etichetta di COMUNICAZIONE DI MASSA contro quella più corretta di COMUNICAZIONE SOCIALE --> si parla di “BOLLA SPECULATIVA DELLA COMUNICAZIONE”, cioè senso di inferiorità, sudditanza psicologica che porta gli studiosi a raccontare le tappe dello sviluppo della comunicazione recidendo i legami col contesto sociale --> COMUNICAZIONE finisce per apparire come ELEMENTO EXTRASOCIALE, INDIPENDENTE DAI MUTAMENTI DELLA MODERNITA', REALTA' AUTOSUSSISTENTE. SUCCESSO E LEGITTIMAZIONE DEI MEDIA Mauro Wolf: i nuovi media, in quanto tecnologia caratterizzante della nostra nostra epoca, hanno grande potere di INFLUENZA. E’ importante che la sociologia della comunicazione si confronti coi processi culturali della modernità (infatti Edgar Morin intitolava la sua opera in cui analizzava il panorama comunicativo a lui contemporaneo “ Lo spirito del tempo ”, poi pubblicata in Italia col titolo “ L’industria culturale ”). CLASSICI COME PROVOCAZIONE ALL’EPOCA DELLA MODERNITA’ I CLASSICI vengono tralasciati nell’analisi dei fenomeni contemporanei perché accusati di essere oscuri o troppo teorici. COMUNICAZIONE è attività costitutiva dell’uomo e della sua azione per attribuire senso al mondo e anche architrave dell’attuale strutturazione del sociale  principali CAMBIAMENTI nella COMUNICAZIONE: -MUTAMENTO DEL RUOLO DEL SOGGETTO: i ruoli entrano in crisi, si crea un contesto fluido e revocabile organizzato in interessi e sottogruppi mutevoli, mode e labili orientamenti collettivi. IPERTROFIA DELLA COMUNICAZIONE e SOCIETA’ DELLA SCELTA Siamo di fronte alla cosiddetta SOCIETA’ DELLA SCELTA. A partire dalla fine del fondamentalismo del lavoro e con la diffusione delle promesse della società del benessere si arriva a quell’exploit di media e tecnologia chiamato IPERTROFIA DELLA COMUNICAZIONE, caratterizzata da: MOLTIPLICAZIONE DELLE FONTI, MODIFICAZIONE DEI PROCESSI DI PRODUZIONE MEDIALE e PERCEZIONE DI VALORE DEI MESSAGGI.

 tutte le società sono sempre state <<SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE >>. Quando parliamo invece di <<SOCIETA’ DELLA CONOSCENZA>> è perché le nostre società devono: -più che accumulare informazioni, selezionarle -più che conservarle, contestualizzarle nel fiume del cambiamento -vivere la società della conoscenza invece che reclamizzarla Bisogna realizzare adeguate strategie di educazione critica note come MEDIA EDUCATION. La ridondanza di informazioni è fonte di disordine informativo e disorientamento che presto si traducono in aumento della vulnerabilità sociale, soprattutto dei soggetti più distanti  tematica nota come DIGITAL DIVIDE = divario esistente tra chi ha accesso effettivo al pc e internet e chi ne rimane escluso in modo parziale o totale. La FIDUCIA è un’aspettativa circa l’esatto compimento dell’azione dell’altro secondo specifiche regole di comportamento  in questo senso, è sinonimo di controllabilità e persistenza di determinati esiti aspettati, in primis regole sociali e valori condivisi. Il livello più avanzato di CONOSCENZA (non si può prescindere dalla relazione conoscenza- comunicazione) passa attraverso la dimensione del CONFLITTO:per diventare uniti bisogna essere divisi, senza tensione sociale non vi può essere inclusione sociale (Georg Simmel). La comunicazione produce conoscenza solo quando riesce a stimolare consapevolezza, analisi critica, autoriflessività, quando diventa canale per l’elaborazione critica, la ricerca e l’invenzione  in questo senso si può elaborare una spiegazione del declino sociale e culturale italiano, dovuto alla perdita di intenzionalità e progetto. Zigmunt Bauman ha parlato di <> = la COMUNICAZIONE come NON LUOGO, nuvola sovrastante la nostra società e tuttavia funzionante da repertorio per l’azione individuale  si origina dunque una SOCIETA’ A RESPONSABILITA’ LIMITATA in cui gli spettatori si confondono sempre più con i cittadini. Ciò avviene a partire dagli anni 70 con l’affermazione del POSTMODERNO = caduta dei grandi racconti con la pretesa di offrire spiegazioni totali e comparsa di un “pensiero debole”. Il complesso coordinamento di saperi e informazioni produce discorsi incoerenti, instabilità ecc., ovvero CAOS CULTURALE. Il SOGGETTO MODERNO è <<finito, particolare, possibile di scacco>> (Botturi). SOGGETTO MODERNO E COMUNITA’ MEDIATE Oggi la libertà del soggetto rischia di diventare assoluta (cioè: sciolta da qualunque vincolo, quindi dissoluta). I <> creati dalle informazioni elettroniche hanno dimensioni troppo ampie per mantenere la coesione dei gruppi tradizionali  si formano sottogruppi dai confini labili, le persone devono fare uno sforzo per mantenere le distinzioni nelle identità di gruppo che un tempo erano date per scontate. Il rapporto comunicazione-società spacciato come paradigma unico e rassicurante è riconducibile alla tendenza dei sociologi a focalizzare l’attenzione solo su quei fenomeni che presentano due caratteristiche fondamentali:

  • una certa vicinanza con i propri riferimenti culturali e politici = DISTIONZIONE
  • una forte propensione all’INNOVAZIONE.  questo vuol dire tener conto solo delle fasce più ricche, istruite e attive della popolazione. CONNESSIONE VS SOCIALIZZAZIONE Dove è stata debole la sociologia della comunicazione? Nella difficoltà nel riuscire a mettere il “pensiero sulla società” al centro dei media; nel preferire l’ultima attualità o l’emergenza alle indagini a lungo termine; nel rinunciare un punto di vista generale e però infilarsi nella rassicurante corrente del MAINSTREAM dominante  in altre parole, è avvenuto PASSAGGIO del SOGGETTO da una situazione in cui i media sono molto performativi e

potenti a un campo di forze più in equilibrio. Questo approccio sostituisce il termine di CONNESSIONE a quello di SOCIALIZZAZIONE  più le connessioni si moltiplicano, più i legami sociali si assottigliano. La comunicazione, in passato attenta all’autoverifica e alla moderazione degli eccessi da narrazione, ora sembra perdere il senso del limite: le idee ingaggiate dai media (spesso poche e ripetute) diventano seccamente ideologia e diventano piattaforme di consenso. Dal 1975 al 1995 si registra <>, causata dall’importanza data ai beni materialisti. La concentrazione eccessiva sui consumi e sul possesso di beni riduce la disponibilità all’impegno e all’apertura verso gli altri , mina la fiducia sociale, favorisce l’isolamento del singolo dalla comunità. Con l’avvento di Internet le relazioni interpersonali, i legami di fiducia e di affidabilità reciproca diventano meno necessari; la società delle connessioni premia chi si muove tra le reti e rifugge dai legami sociali. Le tecnologie digitali presentano solo in parte quella stimolazione della capacità di sintesi che caratterizzava i media generalisti che tentavano di offrire modelli di comportamento e d’azione, superando l’individualismo. Internet è la piattaforma tecnologica che meglio riproduce la complessità sociale e la dispersione in mille rivoli.

CAPITOLO 2 : LE TEORIE DELLA COMUNICAZIONE, OGGI

COMUNCAZIONE COME STRUMENTO PER LA POLITICA

Già nell’800, dopo la prima rivoluzione industriale, si dà grande importanza alla comunicazione intesa come trasporto di merci e persone mediante veicoli sempre più veloci. Anche le idee circolano più velocemente. La comunicazione non si limita a trasferire i significati ma AGISCE sul CONTENUTO. PRIMA GUERRA MONDIALE: TRA SENSO DI CRISI E PROPAGANDA 1 GUERRA MONDIALE è spartiacque importante perché contribuisce a definire il ruolo della comunicazione nella società moderna in due sensi:

  1. guerra frantuma per sempre la fede positivistica nel progresso illimitato 2)le necessità della guerra, soprattutto necessità di PROPAGANDA, stimolano la nascita delle forme di comunicazione più moderne HAROLD DWIGHT LASSWELL E LA PROPAGANDA Dall’analisi della PROPAGANDA si fa cominciare l’analisi della storia della scienza della comunicazione. Uno dei fondatori degli studi mediologici è Harold Dwight Lasswell, autore di Propaganda Techniques in the World War : analisi del linguaggio e della comunicazione in generale diventa la chiave di volta per la comprensione del comportamento politico. Mette a punto tecniche oggettive di lettura dei documenti denominate ANALISI DEL CONTENUTO primo tentativo di inserire la COMUNICAZIONE nel contesto della TEORIA POLITOLOGICA entro un assetto razionale e con rigore scientifico. Propaganda durante la guerra, es. In USA, COMITATO CREEL è riuscito a trasformare l’orientamento pacifista di una popolazione isolazionista in bellicoso spirito antitedesco nel giro di pochi mesi. Per farlo ha usato tecniche pubblicitarie già usate nel campo commerciale per il controllo dell’opinione pubblica. LIPPMANN, BERNAYS, DEWEY: RICERCA DEL CONSENSO E FORMAZIONE DELL’OPINIONE

Pensiero oggi insostenibile, che ignora le qualità personali rendendoci tutti ugualmente indifesi e riprende l’ideale americano secondo cui chiunque può farsi strada nella vita grazie a una formazione adeguata, impegno e perseveranza. Parla di <> = obiettivo comune a tutti è quello del CONTROLLO SOCIALE di Ross: riguadagnare uno stato di ordine in cui sconti e caos sono evitati o regolati del tutto recuperando tutti i mezzi che contribuiscono al mantenimento dell’ordine sociale. LA NASCITA DEGLI STUDI Il consolidamento degli studi sulla comunicazione risale alla metà degli anni ’30 ed è riconducibile a 3 fattori:

  1. Pressione sociale che stimola le ricerche
  2. Affermazione, nelle discipline sociologiche, di un paradigma macroteorico di tipo consensualista
  3. Adozione di un’epistemologia quantitativista come garanzia di rigore scientifico PRESSIONE SOCIALE E RICERCA ACCADEMICA: IL CASO DELLA FONDAZIONE ROCKEFELLER Primo punto. Lo studio empirico della comunicazione si sviluppa negli Stati Uniti, quindi ambiente sociale molto diverso da quello delle università italiane e più legato all’amministrazione politica e agli interessi dei grandi apparati economici. Alla base dei lavori di ricerca empirica sulla comunicazione c’è il sostegno dei grandi gruppi economici, es. FONDAZIONE ROCKEFELLER = nata nel 1913 per stimolare ricerca nel campo della medicina, dell’educazione e dei problemi della società. Scopo: attuare un efficace controllo sociale in vista di un bene comune; incoraggiare cooperazione tra istituzioni accademiche e ambienti economici. Anche nella ricerca sociale bisogna fare IMPRESE COLLETTIVE; fine del periodo degli studiosi solitari. PUBLIC OPINION QUARTERLY E MISURAZIONE DEGLI EFFETTI DI CARL HOVLAND Nella sociologia diminuisce interesse per lo studio dei comportamenti collettivi. Crisi economica ha deviato la concentrazione della sociologia verso i comportamenti istituzionalizzati, conformi alle norme sociali e funzionali alla persistenza della società. Tutto ciò che riguarda la folla o l’emotività popolare è visto come fattore di disturbo  si privilegia il COMPORTAMENTO SOCIALE ANONIMO e CONFORMISTA; tutto il resto viene delegato alla non-scienza. Fondazione della rivista internazionale PUBLIC OPINION QUARTERLY = consapevolezza del ruolo della pubblica opinione e della nascita di potenti mezzi di influenza sulle masse. Analisi della PROPAGANDA, grazie all’apporto delle scienze sociali quantitative, assume una cognizione più precisa dei propri obiettivi, ovvero il disvelamento e il contrasto della propaganda nemica e una conoscenza approfondita del funzionamento degli strumenti di persuasione (grazie alla content analysis di Lasswell). PAYNE FUND STUDIES PAYNE FUND STUDIES = grande inchiesta sugli EFFETTI SOCIALI del cinema condotta da varie università agli inizi degli anni ’30. Il reverendo Short, direttore di un’associazione che si ripropone di sorvegliare gli effetti sociali del cinema, si accorge che qualsiasi filippica contro l’immoralità del cinema sarà sempre vana se non supportata da qualche prova oggettiva. Così ha inizio un’indagine sugli effetti sociali del cinema sui bambini. Risultati però non sono così imperativi da giustificare provvedimenti legislativi contro l’industria cinematografica. Condotte antisociali dei giovani non possono essere imputate esclusivamente alla visione di determinati film, anzi i film influiscono meno delle istituzioni tradizionali. C’è la possibilità che un film influenzi negativamente un giovane, ma dipende dal tipo di film e dal tipo di giovane (e dalla presenza/assenza della famiglia).

I risultati vengono pubblicati da un giornalista freelance che pone l’accento sul tema della della delinquenza e sugli aspetti nefasti della relazione tra giovani e cinema quindi negli anni successivi crociata cattolica contro Hollywood e restrizioni sui contenuti dei film. PAUL FELIX LAZARSFELD E LA COMMUNICATION RESEARCH Fine anni 30: nascita della COMMUNICATION RESEARCH. Lazarsfeld viene chiamato negli USA dalla Fondazione Rockefeller: una squadra di esperti lavora impiegando vari metodi (inchieste di mercato di massa, analisi statistica dei dati, focus group ecc.) su problemi specifici (es. un caseificio vuole conoscere i fattori che incidono sul consumo di latte). Poi inizia studi sull’impatto sociale della RADIO  anni 40: grazie a lui, COMUNICAZIONE DI MASSA si consolida come un campo di ricerca autonomo e capacità persuasorie dei mass media diventano elemento di grande importanza LA COMUNICAZIONE DIVENTA CAMPO DISCIPLINARE AUTONOMO Collaborazione Lazarfeld-Merton  risultato: ricerca sulla comunicazione si sposta verso l’orizzonte funzionalista. I media, con la loro presenza,non influenzano la società così a fondo come si crede. Ma svolgono alcune funzioni, principalmente 3:

  1. il conferimento di status a persone, argomenti, organizzazioni
  2. l’enforcement delle norme sociali
  3. la disfunzione narcotizzante = le energie individuali sono distolte dall’attenzione organizzata a causa del tempo e dell’attenzione necessari per tenersi al passo con la lettura o l’ascolto dei mass media. Le tre condizioni che rendono efficace la propaganda volta a obiettivi sociali sono invece: la MONOPOLIZZAZIONE (=assenza di contropropaganda), la CANALIZZAZIONE (=indirizzo dei comportamenti verso una determinata direzione), l’INTEGRAZIONE (=rinforzo dei messaggi mediali).  così la ricerca sulla comunicazione si costituisce in un PARADIGMA SCIENTIFICO compiuto. BIG BANG COMMUNICATION Anni 50: stagione della communication research. Convinzione di avere strumenti adeguati per la comprensione della conoscenza umana SVILUPPO IN 4 FASI Sviluppo nel tempo delle teorie sulla comunicazione: PRIMA FASE = fiducia totale nella potenza dei mezzi SECONDA FASE = FASE DI RIFLESSIONE, in cui si parla di effetti limitati TERZA FASE = riporta in auge la forza dei sistemi di comunicazione (powerful media) QUARTA FASE = dell’INFLUENZA NEGOZIATA o delle VISIONI ECOLOGICHE dei media. Questi stadi non si susseguono nettamente uno dopo l’altro, ma sedimentano l’uno nell’altro (es. il potere dei media non è mai venuto meno, così come non può arrestarsi la loro pressione sulla società). Qualcuno ha pensato che la potenza dei media fosse devastante e incontrollabile, da contrastare ad ogni costo, altri vi hanno visto una forma di potere facilmente incastrabile dentro le forme della democrazia borghese ecc.  diversi approcci. JAMES CAREY E I CULTURAL STUDIES Anni 80. Visione “culturalista” della comunicazione. CULTURAL STUDIES nascono in Gran Bretagna tra anni 50 e 60 a partire dallo studio della cultura delle classi operaie. Si concentrano più sui testi

SENSO COMUNE = insieme di pre-requisiti che fondano il giudizio e aprono alle possibilità dell’azione. Se esso diviene un <> di valori trasmesso dai media, viene compromesso  il rischio è che i valori distribuiti dai media anziché riflettere criticamente gli orientamenti culturali presenti nella società finiscano per accreditare visioni ipersemplificate della realtà. TEMPI MODERNI Contraddizione: All’allargamento culturale non corrisponde un aumento nelle forme di partecipazione civile. Giovani oggi sono caratterizzati da un’impressionante capacità di assorbire contenuti mediali e tecnologici, presenta tasso molto alto di scolarizzazione universitaria ma senza la capacità di trasferire questo sapere nell’intera società  la formazione alimentata dalla società sembra essere incapace di influire sulla vita <> e sull’autodeterminazione del soggetto. E’ la prima volta che entra in crisi in maniera così profonda la SOCIALIZZAZIONE EREDITATA CRISI E ALLUVIONE MEDIALE Cosa significano oggi l’overdose di messaggi a cui il soggetto non si sottrae e la metastasi delle funzioni assolte dalla comunicazione? Alla base di ciò vi è un tentativo di SUPPLENZA ALLA CRISI. L’accumulazione di media da parte del soggetto può essere una risposta alla crisi. La causa della CRISI della sociologia della comunicazione secondo Statera sta nella frattura tra teorizzazione e ricerca empirica (quindi è insita alla disciplina stessa sin dalla sua nascita). COMUNICAZIONE TRA POTERE E SOCIETA’ La comunicazione corre più veloce del sistema politico italiano  la comunicazione si è MESSA IN MEZZO tra potere e società per la sua attitudine a lucrare da tutte le crisi. La comunicazione finisce per LIQUIDARE progressivamente tutte le altre istituzioni che influiscono sul soggetto. I tempi moderni sono caratterizzati da una compenetrazione crescente tra economia e società (=globalizzazione). Realtà e rappresentazione si confondono, rendendo complesso il processo tradizionale per cui l’uomo si distingue per la sua capacità di produrre atti eticamente ispirati colmando la mancanza di significato della vita umana. La NUVOLA COMUNICATIVA è il primo prodotto dell’instancabile attivismo ella comunicazione a cambiare la propria pelle  siamo dentro quel processo definito come IPERRAPRESENTAZIONE COMUNICAZIONE E CONTEMPORANEITA’: AFFINITA’ ELETTIVE La COMUNICAZIONE oggi si caratterizza come RIVOLUZIONE PERMANENTE e DIFFUSIONE INAUDITA. E’ una realtà caratteristica della modernità in quanto costruisce la sua forza su elementi come l’industrializzazione, la continua evoluzione tecnologica delle macchine. Bisogna interpretare la comunicazione come oggetto di conoscenza ed evidenziatore della società moderna. IL SOGGETTO MODERNO NELLA GRANDE MUTAZIONE In questo tsunami di cambiamenti tutti gli impulsi di trasformazione agiscono sull’uomo e costringono il SOGGETTO a misurarsi da solo con gli inauditi spazi di libertà cui si trova di fronte  è dunque l’UOMO, con la sua dimensione antropologica, il primo punto di CRISI dell’esperienza moderna. Non si può capire l’uomo contemporaneo senza prestare attenzione alla comunicazione la comunicazione è la categoria epocale al centro della nostra storia : rappresenta la forma culturale della modernità ed è causa di quel fenomeno chiamato DISGELO COGNITIVO (=mente dell’uomo è stata stimolata da nuove opportunità cognitive). La comunicazione è affine alla crisi, dunque la sua narrazione è decisiva per uscirne. Essa si pone come espansione della realtà fisica e spirituale dell’uomo, quasi un aumento della sua realtà fisica.

Questo aspetto sembra porre l’accento sull’INDIVIDUALISMO della comunicazione. In realtà però la comunicazione deve essere anche AZIONE DIALOGICA, APERTURA ALL’ALTRO: se l’altro non diventa interlocutore, la comunicazione non si costruisce. La dimensione non solo fisica della comunicazione è la causa dell’eccedenza comunicativa dei tempi moderni. RUMORE, ECCESSO, INVIASIONE DELLA PRIVACY sono le ferite dell’uomo moderno. E’ come se l’incertezza dei valori costringesse gli uomo ad <> nella dimensione simbolica della comunicazione. UN SOVRACCARICO SULLA COMUNICAZIONE. Viviamo in una società della scelta apparente e al tempo stesso compulsiva. Conseguenza è che la crisi sociale e culturale si carica sulla comunicazione, vista come un mondo parallelo in cui il soggetto vive una apparente. La VETRINIZZAZIONE del soggetto: Codeluppi afferma che la vetrinizzazione ha intriso in sé ogni aspetto della vita sociale, dalla percezione del sé nel rapporto con il proprio corpo, alla ostentazione della vita privata,ecc. La vetrinizzazione può essere colta nello spettacolarizzarsi della vita quotidiana tipica della merce esposta a cui corrisponde una solitudine dell’uomo lasciato solo di fronte a questa merce. Siamo di fronte ad un virus che Teresa Serra chiama ‘’metafisica dell’oggetto’’, intesa come reazione all’eccesso di mentalizzazione di abilità. È come se le istituzioni fossero diventate nuove risorse puramente pubblicitarie le regole sociali sono percepite come aggressive e limitanti contro l’individuo, incapaci di valorizzarlo. LE TEORIE DELLA COMUNICAZIONE: QUALE CAPACITA’ DI PREVISIONE? L’esaurimento della istituzioni è stato previsto. Le previsioni più interessanti vengono dal mondo della teoria. Secondo Ricoeur: l’appello della riflessione all’interpretazione è generato dall’impotenza a superare l’astrazione dell’io penso, e della necessità che la riflessione ha di ritrovare se stessa attraverso la decifrazione dei propri sogni perduti nel mondo della cultura. PRECARIZZAZIONE DEI PUNTI DI RIFERIMENTO Un ulteriore motivo per indagare sulla crisi è la sottovalutazione delle sue conseguenze individuali e sociali. E’ assente nella riflessione pubblica l’impatto che la precarizzazione dei punti di riferimento può esercitare sull’autonomia del soggetto e dunque sulla possibilità che nel tempo moderno le parole “cittadinanza”, “partecipazione” e “protagonismo” possano riempirsi di contenuti non solo retorici. MISURARE LA CRISI? Un terzo aspetto chiama in causa la difficoltà di misurazione della crisi delle istituzioni. Illuminante è l’illustrazione del metodo interpretativo adottato da Hannah Arent intorno alle origini di un evento critico quale regime totalitario: gli elementi del totalitarismo costituiscono le sue origini, purché per origini non si intenda cause. La causalità è una categoria estranea e aberrante nel regno delle scienze storiche e politiche. Probabilmente gli elementi in se stessi non causano mai alcunché. COMUNICAZIONE E CRISI: UNA EXIT STRATEGY? Un altro elemento che dovrebbe costringerci a mettere al centro la riflessione sul declino dei valori (e quindi crisi) è che nelle società che conosciamo i cambiamenti sociali e culturali avvenivano sistematicamente in presenza di spinte antagonistiche e controculturali. È difficile pensare che oggi viviamo una situazione di transizione da una vecchia cultura ormai esausta a una nuova cultura, o a una qualsiasi exit strategy. Dietro il declino delle istituzioni non si delinea una nuova proposta di organizzazione tra soggetto e società. Mentre la modernità ha mostrato abbastanza per tempo l’altra faccia della medaglia lasciando emergere persistenze del

risorsa ed è percepita come ammonimento e tutela pedagogica del soggetto. Il risultato di questo fenomeno è l’aumento di aspettative individuali. Il cambiamento è vissuto come deciso da altri, così come la crisi è priva di riscontro con la responsabilità individuale. CONTRO LA BABELE COMUNICATIVA La relazione critica tra conoscenza e comunicazione ha spesso esaltato la possibilità che l’espansione dei trend di uso della comunicazione avrebbe portato con sé un incremento della capacità di lettura del soggetto. Da un lato, la conoscenza aumenta di valore economico e competitivo incorporandosi nelle macchine e nelle reti organizzative ed informatiche svalorizzando la cultura come orientamento dell’azione individuale e collettiva. Dall’altro, la comunicazione tende a risolversi in una delegittimazione della socializzazione così come l’abbiamo conosciuta. La comunicazione non si pone come un limite di conoscenza. Eliot afferma che la comunicazione non è altro che informazione, grazie alla comunicazione il soggetto può aumentare il bagaglio dei propri saperi. È il problema della nuova Babele. COMUNICAZIONE E IDENTITA’ NAZIONALE: IL CAOS ITALIANO È indispensabile partire dalla comunicazione perché è l’aspetto più innovativo e definito del soggetto moderno, ma soprattutto perché è diventata ben più complicata che in passato. Basti pensare alla densità delle relazioni tra comunicazione e società, in rapporto all’atteggiamento di alleanza o distribuzione rispetto alle istituzioni. L’ipotesi è che il preteso funzionalismo possa valere al massimo per una società semplice come quella italiana. Nei decenni di penetrazione della cultura televisiva e mediale, è apparso in modo evidente che la modernizzazione della comunicazione tendesse a porsi come forma culturale perfetta.. Oggi le donne assumono la leadership in quasi tutti i processi di formazione e soprattutto nelle professioni che hanno un’affinità con il merito, talento e comunicazione. Nei primi decenni del Secondo Dopoguerra, la comunicazione sociale è un potere tra gli altri. L’eccezione può essere intravista nella relazione tra reputazione della scuola e della formazione del di-vertimento, del tempo libero e del piacere. La comunicazione è stata discretamente gestita entro un disegno di modernizzazione cauto, ma capace di capire i tempi individuali di adesione e di comprensione del nuovo. Essa sembra stata capace di avere in mente e mettere in campo un piano regolatore dell’innovazione. Senza eccedere nella valorizzazione della tv commerciale occorre ammettere che le cosmologie immaginarie degli anni 80 sono un processo di cambiamento che prepara alle novità degli anni 90. QUANDO LA MATRICE SOCIALE ERA FORTE In Italia: persistenza della MATRICE SOCIALE, nella comunicazione vecchio stile, fino alla frattura del duopolio Rai - Fininvest. Nei lunghi decenni del duopolio, al centro della relazione tra i media e le persone c’era ancora la SOCIETA’, con tutta la sua fitta trama di relazioni significative e associative fra i soggetti. La comunicazione nel suo insieme è riuscita a porsi come fonte di benessere per gli individui, e probabilmente anche infrastruttura capace di spostarli verso elevati livelli di competenza. La comunicazione ha funzionato da elemento induttore di società e socialità. IL RAPPORTO IM-MEDIATO INDIVIDUI-COMUNICAZIONE Da un rapporto tra soggetti e media innervato in una società efficiente siamo bruscamente passati ad un rapporto sostanzialmente im-mediato tra individui e comunicazione. E non è stata una riduzione di distanze che ha aumentato il potere dei soggetti ma è più forte l’esercizio di autonomia. L’autonomia si è presentata come emancipazione del soggetto. Il passaggio a una mancata impostazione commerciale è avvenuto in un contesto in cui si è cominciata a delineare una scissione negli atteggiamenti generali adottati nei confronti della comunicazione.

4.4.1 IPERTROFIA DELLA COMUNICAZIONE E ASPETTATIVE DEGLI UTENTI.

IPERTROFIA DELLA COMUNICAZIONE è un tema su cui abbiamo scarsità di dibattito. Lo scenario si complica con l’entrata della Rete, che impone un interrogativo: quanto il digitale sposta in avanti l’acquisizione di cultura e di sensibilità del sociale? La stagione di ipertrofia dei media si nutre non solo di generalismo ma anche di forme di intermedialità tra mainstream e reti. AMBIENTE SOCIALE, CLIMA RELAZIONALE, EFFICACIA DELLA COMUNICAZIONE: TRE POSSIBILI SCENARI. Ci sono diverse ipotesi per la lettura del funzionamento plurale delle diverse piattaforme comunicative:

  1. La comunicazione assicura qualità e valorizzazione delle relazioni soprattutto dove queste già ci sono: e cioè in presenza di capitale sociale e culturale, comunicazione e conoscenza di sinergizzano reciprocamente.
  2. Dove c’è crisi di capitale sociale, la comunicazione funziona come supplenza debole e si pone come ideologia autosufficiente, contro la conoscenza e ponendosi come falsa coscienza di sé e dei problemi
  3. Dove c’è deficit sia di relazionalità sociale sia di forza culturale, la comunicazione diventa interfaccia di relazioni e presunzioni di sapere. LA COMUNICAZIONE OGGI: UN LIMITE ALLE INTERAZIONI SOCIALI? La comunicazione contemporanea, dopo essere stata a lungo una abilitazione sociale del soggetto, oggi sembra essere un virus verso l’ASOCIALITA’; oggi sembra prevalere la funzione di limite alle interazioni sociali a causa dell’iperproduzione di messaggi di violenza e di no sense. I media hanno a lungo strutturato l’interazione costruendo una tautologia tra comunicazione e società. Un primo piano di verifica è disponibile sul piano dell’osservazione storica dell’affinità tra espansione della comunicazione e trend all’acculturazione. Fino agli anni ’90 non è stato possibile trovare nel nostro paese convincenti prove che l’aumento della scolarizzazione comportasse una modificazione nella selezione tra i media, tra i generi e gli standard di competenza culturale. L’exploit dei media ha coinciso con una rottura di compartimenti stagni ponendosi come nuova accessibilità. Ma il successo delle relazioni mediate non è servito a costruire un profilo di competenza culturale più moderno e sofisticato. È vero che registriamo standard inediti di esplorazione di una più ampia mappa mediale. Ma gran parte della società è ancora attardata in una visione della comunicazione che sembra poter essere meglio descritta dall espressione consumo. La stimolazione dell’individualismo finirà per aumentare una sopravvalutazione del soggetto che lo porta ad esagerare nelle aspettative e a comportarsi come un superuomo.

5 CAPITOLO: TECNOLOGIA COMUNICAZIONE E SOCIETA’

TECNOLOGIE DIGITALI COME MACCHINE PER COMUNICARE.

Un ambiente comunicativo è formato dalla strumentazione tecnica che accoglie e rende possibili le interazioni tra persone, e dalle pratiche sociali che danno senso alle azioni svolte al suo interno. E’ opportuno ripercorrere alcuni momenti significativi nello sviluppo delle tecnologie e dei comportamenti delle persone. VANNEVAR BUSH E IL MEMEX Idea che una macchina pensata per il calcolo possa trasformarsi in un vero e proprio strumento di comunicazione. Vannevar Bush vive nel periodo in cui gli Stati Uniti giungono a progettare e usare la bomba atomica. Nel suo articolo ‘’ As We May Think’’, Bush ragiona sulla possibilità di applicare nuove tecnologie per la MEMORIZZAZIONE e il RECUPERO DELLE INFORMAZIONI a una macchina

ANNI ’90 : NASCITA DEL WEB ad opera di TIM BERNERS-LEE  il pc diventa la porta di accesso ad un insieme di contenuti organizzati come un enorme repertorio di materiali, reso accessibile dai motori di ricerca. 1991: Tim Bersers-Lee pubblica su internet la sua prima pagina web. Usare un motore di ricerca ti permette di spedire allegati, trasmettere messaggi in chat, newsgroup o forum di discussione online; caricare testi, immagini, video, fil o musica. I computer sono diventati vere e proprie forme di comunicazione. RETE E SOCIETA’ Lo sviluppo dei media digitali sta contribuendo a modificare l’assetto della società contemporanea e le pratiche comunicative attraverso le quali si struttura il LEGAME SOCIALE. Un passaggio fondamentale nello studio su questi temi avviene a opera di BARRY WELLMAN, sociologo nord americano a cui si deve il concetto di ‘ ’networked individualism’’ , e di Manuel Castells che concepisce l’idea di una società talmente tantocaratterizzata dalla presenza dei network da definirla ‘ ’network society’’. Espressione NETWORKED INDIVIDUALISM rappresenta la difficoltà di tenere insieme due fenomeni contrapposti che caratterizzano l’attuale panorama relazionale: da una parte la crisi delle tradizionali agenzie di socializzazione e delle formazioni sociali collettive che funzionavano da ambiente di collegamento tra singolo e società; dall’altra lo sviluppo massiccio di mezzi di comunicazione che aumentano la possibilità di entrare in contatto con reti di soggetti disseminati territorialmente con cui si possono condividere interessi, passioni ecc.  stiamo assistendo ad una trasformazione da gruppi sociali a network individualizzati. Il nesso di comunicazione e individualismo era già stato proposto da Mario Morcellini, che utilizzava la metafora socializzazioni senza mediazione. Wellman afferma che i recenti sviluppi delle tecnologie digitali hanno fatto dei network sociali la forma dominante delle organizzazioni sociali, modificando il modo in cui le persone interagiscono fra loro. DAL LUOGO ALLA PERSONA: LA NETWORK SOCIETY Le relazioni del passato erano basate su forme di PROSSIMITA’ TERRITORIALE. Oggi il contesto fisico viene sempre più scelto: il ruolo dei mezzi di comunicazione è quello dello spostamento di centralità dal luogo alla persona. Pensiamo allo sviluppo tecnologico del telefono: nella versione tradizionale la telefonata giungeva in un luogo specifico (es. casa, ufficio); adesso con l’avvento della telefonia mobile è possibile rintracciare una persona ovunque essa sia. Il nuovo assetto relazionale chiamato NETWORKED INDIVIDUALISM prefigura profonde modifiche del legame sociale di Castells recupera le intuizioni di Wellman e collega la descrizione della società in rete con il processo di lungo periodo che pone l’informazione al centro del sistema di produzione di valore  qui l’elemento di discontinuità è nel protagonismo degli elementi immateriali che diventano la base materiale della società contemporanea. La NETWORK SOCIETY nasce da tre processi indipendenti: la rivoluzione dell’information technology , la crisi economica che ha investito il capitalismo e i modelli di economia statalista, e il sorgere dei movimenti culturali e sociali impegnati per la difesa della libertà di pensiero e parola, per i diritti delle donne, ambiente ecc.  il nucleo di questo modello è l’individuazione della rete come morfologia sociale caratterizzante. LE TRE ETA’ DEGLI INTERNET STUDIES La sistematizzazione degli Internet Studies viene proposta da Wellmann. Siamo a metà anni 90, computer utilizzati per la comunicazione tra piccoli gruppi di persone. Lo studioso fa una ricerca sull’utilizzo dei computer per la comunicazione tra piccoli gruppi di persone. In questa fase gli studiosi sono attenti alle dinamiche organizzative rese possibili grazie ad internet. Nella seconda

metà degli anni ’90, lo sviluppo del web si allarga e a ciò si aggiunge la crescita della internet economy. La rete diventa un luogo separato dalla realtà, dove tutto può accadere. Poi ci sono i pessimisti che condannano la rete perché distrugge la vita relazionale delle persone in cambio di un altrove indipendente dalla realtà Questo è il PRIMO PERIODO degli INTERNET STUDIES. SECONDO PERIODO (fine anni ’90) : istituzionalizzazione della rete e l’inizio di un atteggiamento conoscitivo volto a mappare il suo sviluppo. Si comprende che la frequentazione delle reti digitali tende ad integrarsi nella vita quotidiana delle persone senza sostituire la loro vita. La rete si utilizza come pubblicazione di contenuti. TERZO PERIODO (dal 2004): con lo sviluppo delle applicazioni web 2.0. la rete smette di essere uno strumento di pubblicazione e comincia a diventare un metodo di interazione tra gli individui. L’utente del web 2.0 è produttore di contenuti che mette in rete allo scopo di condividerli. RETE E PERTECIPAZIONE Peter Dahlgren mette al centro della sua analisi il concetto di MEDIATED CITIZENSHIP = la radice dei comportamenti partecipativi istituzionalizzati deve essere messa in relazione con quell’afflato di partecipazione che ha modo di esprimersi prima delle formalizzazioni ufficiali, in una sfera del quotidiano nota come società civile  grazie all’influenza dei mezzi di comunicazione, la SOCIETA’ CIVILE vive in profonda interconnessione coi media. I media digitali posseggono quelle che Dahlgren chiama CIVIC AFFORDANCES = caratteristiche tecniche che orientano il loro utilizzo in una direzione compatibile con un rinnovamento del civismo. La possibilità di fruire di questi contenuti personalizzati sono accompagnate da una pervasiva tendenza all’instabilità nelle traiettorie di vita personale. La libertà di scelta e di direzione sperimentata all’interno delle piattaforme digitali, tende ad allontanare dal riferimento ai gruppi tradizionali che fornivano supporto all’azione. Spesso,sostiene Dahlgren , le analisi si focalizzano su un solo aspetto e ragionano a partire da una visione idealizzata della democrazia. I rapporti di forza all’interno della società sono si influenzati dai media, ma hanno la capacità di orientare in profondità il panorama comunicativo. Alcuni progressi nell’utilizzo della rete sono evidenti e davvero contribuiscono a rendere più trasparente il potere e i processi decisionali avvicinando i cittadini alla gestione della cosa pubblica. L’analisi delle tecnologie di rete deve essere problematizzato a partire dall’analisi delle pratiche quotidiane in cui però emerge la forza della comunicazione civica. In questo ambito, sostiene Dahlgren, gruppi, organizzazioni e attivisti possono sperimentare nuovi modi di comunicare e agire come cittadini. In questo senso le pratiche comunicative messe a disposizione dai media digitali possono influire positivamente per rendere le persone consapevoli delle loro capacità; per rompere quel senso di isolamento e di sfiducia nell’azione collettiva che è alla base dell’attuale crisi dei sistemi democratici occidentali. LA NATURA SOCIALE DELLE COMPETENZE DIGITALI. Nell’analisi condotta si è più volte messo in evidenza come i saperi sociologici rischino una certa marginalità rispetto a modificazioni che appaiono più vistose dal lato dello sviluppo tecnologico. Se è vero che le tecnologie non sono tutte uguali i contesti culturali in cui operano sono molto differenti e i soggetti che devono mettere in atto i cambiamenti promessi non agiscono in un vuoto contestuale che elimina differenze nel capitale sociale e culturale a disposizione delle persone. ACCESSO E INCLUSIONE: L’ANALISI DI MAEK WARSCHAUER Mark Warschauer mette in evidenza quattro tipi di risorse necessarie affinché si possa parlare di accesso e inclusione rispetto alla tecnologia:

  • Primo livello sono le risorse fisiche, la strumentazione tecnologica a disposizione delle persone per l’accesso alla rete;