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Comunicazione e Team Working, Appunti di Scienze Della Comunicazione

Una panoramica approfondita sulla comunicazione, considerandola non solo come uno strumento o un mezzo, ma come una dimensione costitutiva dell'essere umano. Vengono esplorati gli aspetti sociali, culturali e convenzionali della comunicazione, il ruolo della relazione tra i comunicanti e l'importanza della meta-comunicazione. Inoltre, vengono analizzati i diversi tipi di comunicazione verbale e non verbale, come lo sguardo, il sorriso e i processi di gruppo. Infine, il documento introduce il tema della negoziazione e dei suoi diversi tipi. Questo documento potrebbe essere utile per studenti universitari che studiano discipline come psicologia, sociologia, comunicazione o management, fornendo loro una solida base teorica e pratica sulla comunicazione e il lavoro di gruppo.

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 19/10/2024

s.a.a.
s.a.a. 🇮🇹

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Team working & communication !
Comunicazione !
1. la comunicazione non è solo un mezzo o uno strumento (es. mail o telefonata?) ma una
dimensione costitutiva di ciascuno di noi —> noi stessi siamo sempre comunicazione: esseri
pensanti e comunicanti (comunico sempre) !
2. la comunicazione può essere vista come un’attività sociale —> ricorro alla comunicazione
per interagire con altre persone: siamo esseri in relazione con altre persone !
—> la comunicazione è messa in gioco dalla dimensione sociale della vita: vivere in
gruppo —> il gruppo è la condizione necessaria che richiede la comunicazione e ne
costituisce anche il vincolo (devo tener conto di me stesso e dell’altro) !
3. la comunicazione ha una matrice culturale e una natura convenzionale —> la
comunicazione nasce da accordi e negoziazione tra i gruppi !
—> ha a che fare con regole e convenzioni che rispecchiano il gruppo nel quale mi
colloco —> queste sono l’esito di una cultura !
es. comunicazione tra adolescenti con un proprio linguaggio !
4. la comunicazione può essere vista soprattutto come attività cognitiva —> comunicazione e
pensiero sono fortemente interrelati (es. se non conosco bene un argomento faccio fatica a
spiegarlo e comunicarlo)!
5. la comunicazione è sempre azione —> quando comunico faccio sempre qualcosa; l’altro
interpreta il mio comunicare come un’azione verso di lui !
—> la comunicazione è sempre comportamento, MA non tutti i comportamenti sono
comunicazione: !
-comportamento è un azione motoria di un individuo osservabile dall’altro —> se un
comportamento è un gesto automatico e riflesso, allora non può essere considerato
comunicazione !
—> la comunicazione non è una notizia !
-notizia è un’informazione acquisita autonomamente da A a B —> il suo determinarsi dipende
dalle competenze e capacità di A (es. capacità di trovare un’informazione)!
—> la comunicazione implica invece un’intenzione di cercare un’informazione o notizia !
—> la comunicazione non può essere ridotta a un’interazione !
-interazione indica contatto tra individui —> la comunicazione implica uno scambio
consapevole e riconosciuto quindi la comunicazione implica l’interazione, ma l’interazione non
sempre è comunicazione (può non avere un intenzionalità reciproca) !
Definizione di comunicazione !
La comunicazione può essere definita come scambio interattivo osservabile fra due o più
partecipanti, dotato di un certo grado di consapevolezza e di intenzionalità reciproca, in grado di
partecipare e di far condividere un certo percorso di significati sulla base di sistemi convenzionali
secondo la cultura di riferimento !
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Team working & communication

Comunicazione

  1. la comunicazione non è solo un mezzo o uno strumento ( es. mail o telefonata?) ma una dimensione costitutiva di ciascuno di noi —> noi stessi siamo sempre comunicazione: esseri pensanti e comunicanti (comunico sempre)
  2. la comunicazione può essere vista come un’ attività sociale —> ricorro alla comunicazione per interagire con altre persone: siamo esseri in relazione con altre persone —> la comunicazione è messa in gioco dalla dimensione sociale della vita: vivere in gruppo —> il gruppo è la condizione necessaria che richiede la comunicazione e ne costituisce anche il vincolo (devo tener conto di me stesso e dell’altro)
  3. la comunicazione ha una matrice culturale e una natura convenzionale —> la comunicazione nasce da accordi e negoziazione tra i gruppi —> ha a che fare con regole e convenzioni che rispecchiano il gruppo nel quale mi colloco —> queste sono l’esito di una cultura es. comunicazione tra adolescenti con un proprio linguaggio
  4. la comunicazione può essere vista soprattutto come attività cognitiva —> comunicazione e pensiero sono fortemente interrelati ( es. se non conosco bene un argomento faccio fatica a spiegarlo e comunicarlo)
  5. la comunicazione è sempre azione —> quando comunico faccio sempre qualcosa; l’altro interpreta il mio comunicare come un’azione verso di lui —> la comunicazione è sempre comportamento , MA non tutti i comportamenti sono comunicazione:

- comportamento è un azione motoria di un individuo osservabile dall’altro —> se un

comportamento è un gesto automatico e riflesso, allora non può essere considerato comunicazione —> la comunicazione non è una notizia

- notizia è un’informazione acquisita autonomamente da A a B —> il suo determinarsi dipende

dalle competenze e capacità di A ( es. capacità di trovare un’informazione) —> la comunicazione implica invece un’intenzione di cercare un’informazione o notizia —> la comunicazione non può essere ridotta a un’interazione

- interazione indica contatto tra individui —> la comunicazione implica uno scambio

consapevole e riconosciuto quindi la comunicazione implica l’interazione, ma l’interazione non sempre è comunicazione (può non avere un intenzionalità reciproca) Definizione di comunicazione La comunicazione può essere definita come scambio interattivo osservabile fra due o più partecipanti, dotato di un certo grado di consapevolezza e di intenzionalità reciproca , in grado di partecipare e di far condividere un certo percorso di significati sulla base di sistemi convenzionali secondo la cultura di riferimento

Modelli di comunicazione —> Elementi costitutivi della comunicazione:

  • (^) Emittente —> chi invia il messaggio
  • (^) Ricevente —> colui al quale il messaggio è destinato o giunge
  • (^) Codice —> sistema di regole che dà significato a segni e simboli: sia emittente che ricevente devono conoscerlo per la possibilità di transcodificazione
  • (^) Messaggio —> il contenuto: ciò che l’emittente mette in comune con il ricevente
  • (^) Canale —> mezzo su cui transita il messaggio ( es. onde sonore, testo scritto, disegno)
  • (^) Contesto —> sfondo di riferimento per interpretare il messaggio ( es. ambiente fisico e sociale, dimensione storica, situazione relazionale)
  • (^) Rumore —> fisico (canale) ma anche interferenza ambientali e psicologiche (abbassa l’efficienza, può far insorgere interpretazioni oppositive o sbagliate) La comunicazione ha avuto approcci da diverse discipline —> i tre percorsi identificati descrivono la comunicazione progressivamente in maniera sempre più precisa: 1. Approccio matematico : comunicazione come trasmissione di informazioni Elaborato da due matematici nel 1949 (Shannon e Weaver) —> è uno dei primi tentativi di formalizzazione dei processi comunicazionali —> secondo questo approccio la comunicazione è un processo di trasmissione di informazione
  • (^) l’ informazione è l’unità di base con cui interpreto e conosco il mondo (differenza che genera differenza: io possiedo un informazione, l’altro no) —> è una grandezza fisica , misurabile e osservabile —> ogni volta che si elaborano dei dati, la quantità di informazione viene diminuita —> il modello elaborato è semplice, astratto e lineare:
  • una sorgente di informazioni invia a un destinatario un messaggio
  • il messaggio viene trasformato da un apparato trasmettitore in un segnale che viaggia su un canale
  • il segnale raggiunge il ricevente che lo ritrasforma in messaggio prima di raggiungere il destinatario —> se il canale funziona bene e non è disturbato, la quantità di informazioni trasmesse sarà migliore —> limiti del modello:
  • comunicazione e informazione sono sinonimi
  • si considera la comunicazione come trasmissione : il processo comunicativo è processo trasmettitivo, un passaggio di informazioni da emittente a ricevente (non ci si interessa del contesto comunicativo)
  • è unidirezionale : procede da una fonte emittente a una fonte ricevente (non ci si interessa del feedback)
  • il messaggio è codificato e decodificato in maniera automatica e senza problemi (non ci si pone il problema del significato, ma si ha un interesse meccanico) —> non si considerano altri aspetti della comunicazione
  • si concentra sull’ efficienza del sistema : si vuole calcolare quanto del messaggio dell’emittente arriva al ricevente
  • implica una teoria forte del codice : condizione necessaria e sufficiente per comunicare è avere un codice di trasmissione dei messaggi

Gli assiomi della comunicazione —> i contributi più rilevanti sono dati dalla scuola di Palo Alto —> Mental research Institute di Palo Alto Pragmatica (non sintassi o semantica): analisi della relazione dei segni dotati di significati con gli attori. Si occupa dell'uso della comunicazione come azione (osserva come e per quali scopi la comunicazione viene utilizzata) —> oggetto di studio della pragmatica sono gli effetti della comunicazione sul comportamento e sulle relazioni Secondo la Scuola di Palo Alto è possibile indicare alcuni assiomi della comunicazione umana.

  • (^) assioma —> nel linguaggio comune è la verità o principio che si ammette senza discussione, evidente di per sé —> Gli assiomi della comunicazione sono proprietà semplici della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali Gli assiomi identificati sono 5: 1. È impossibile non comunicare Il comportamento non ha un suo opposto perché non è possibile non avere un comportamento (esiste solo il comportamento, non posso non comportarmi) —> di conseguenza se si accetta che il comportamento è portatore di significato per gli altri e ha valore di messaggio ne risulta che non si può non comunicare (il comportamento ha valore di atto comunicativo —> es. anche se si sta zitti) —> i messaggi inviati tramite il comportamento possono essere di 3 categorie:
  • (^) accettazione della comunicazione
  • (^) rifiuto della comunicazione ( es. messaggio di “non ho voglia di parlare con te” detto con un comportamento)
  • (^) squalificazione della comunicazione nel tentativo di disimpegnarsi dalla comunicazione contraddicendo, essendo brevissimo, cambiando argomento, usando frasi incomplete, parlando ma senza concludere niente Esempio Relazione tra Giuseppe e Chiara; le cose non vanno bene, si hanno continui litigi —> durante un litigio Giuseppe tace, Chiara dice che domani se ne andrà —> comportamento che comunica messaggi (anche se non si sta facendo niente) 2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione La comunicazione non trasmette solo l’informazione (modello matematico), ma anche il livello di qualità della relazione che lega i comunicanti, imponendo un comportamento —> quindi ogni atto comunicativo possiede:
  • (^) livello di notizia ( report ) —> il messaggio che trasmette l’informazione, il contenuto , indica le cose che si dicono
  • (^) livello di comando ( command ) —> indicazione su come l’interlocutore debba intendere il messaggio, le cose dette —> rimanda alla relazione tra i comunicanti e alla qualità della relazione che intercorre tra loro —> la pragmatica afferma che tra i due elementi, la relazione ha un peso maggiore rispetto al contenuto —> cosa dico può essere potenziato o depotenziato in base al tipo di relazione che intercorre tra i soggetti —> questo aspetto è comunicazione sulla comunicazione: meta-comunicazione —> la relazione classifica il contenuto, lo inquadra, fornisce un orizzonte di riferimento —> fornisce l’ efficacia o inefficacia (effetto) della comunicazione interpersonale —> esistono 4 casi:
  • sia il contenuto, che la relazione sono positive
  • sia il contenuto che la relazione sono negativi (non c’è stima tra gli interlocutori, i contenuti di cui vogliono parlare sono diversi)
  • il contenuto è positivo, la relazione non lo è (dire la stessa cosa, ma in un rapporto negativo, non andando d’accordo)
  • il contenuto è negativo, ma la relazione è positiva (anche se i modi di intendere sono diversi) —> dai 4 esempi si comprende che, se manca la relazione positiva, si perde tutto —> devo salvare la relazione e concentrarmi sul contenuto —> il comunicatore abile sente la responsabilità di porre attenzione al livello relazionale della comunicazione —> la focalizzazione sulla relazione introduce il tema della comunicazione come definizione di sé e dell’altro e come autorivelazione intesa come esposizione di sé e dell’altro (rischio) —> il disaccordo a livello di meta-comunicazione è più importante, per le sue implicazioni, di quello a livello di contenuto —> la natura della relazione condiziona le conseguenze comportamentali di un determinato evento comunicativo —> nel ricevente vi possono essere 3 reazioni alla definizione che l’emittente ha dato di sé, della natura della relazione:
  • Conferma
  • Rifiuto
  • Disconferma (tu non esisti) 3. La natura della relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti
  • (^) l’osservatore esterno può considerare una serie di comunicazioni come una sequenza ininterrotta di scambi
  • (^) Il partecipante alla comunicazione introduce la punteggiatura della sequenza degli eventi: —> la punteggiatura , in una sequenza di scambi comunicativi, si ha quando si assume arbitrariamente un anello della catena come punto di interpretazione —> essa differenzia la relazione tra i comunicanti e ne definisce i ruoli —> la punteggiatura è una delle possibilità d’interpretazione degli eventi stessi —> i ruoli sono dati dalla propensione ad accettare un certo sistema di punteggiatura oppure un altro —> la difficoltà comunicativa nasce dal disaccordo relativo a come punteggiare , quindi interpretare , una serie di eventi 4. L’essere umano comunica sempre sia con il modulo numerico (verbale) che con quello analogico (non verbale)
  • (^) Linguaggio numerico —> comunicazione verbale : è quello più adatto a veicolare il contenuto —> ha una logica complessa e efficace, ma è carente di una semantica per la relazione —> ha la grande capacità di trasmettere il contenuto, ma minori possibilità di esprimere la relazione
  • (^) Linguaggio analogico —> comunicazione non verbale : è quello più adatto a veicolare la relazione —> ha la semantica, ma non ha nessuna sintassi adeguata per definire in un modo non ambiguo la natura della relazione —> ha una maggiore ambiguità rispetto a quella numerica perché soggetta a una gamma di interpretazioni possibili —> l’uomo comunica con il modo numerico e analogico combinandoli e compiendo continue traduzione dall’uno all’altro 5. Una comunicazione può essere simmetrica o complementare
  • (^) Comunicazione simmetrica —> basata sull’ uguaglianza tra gli interlocutori, si considerano sullo stesso piano/livello ( es. fratelli, colleghi…) —> la comunicazione dell’uno è assertiva rispetto a quella dell’altro —> può generare anche competizioni comunicative se l’atto comunicativo di un interlocutore tende a rispecchiare quello dell’altro ( es. escalation tra politici)

—> il linguaggio (verbale) non è indipendente, ma è supportato da qualche dispositivo non verbale. Ogni livello è però autonomo, con proprie regole, e procede in maniera distinta a creare il significato. Interdipendenza tra verbale e non verbale e loro sintonia semantica determinano l’efficacia comunicativa. Il messaggio prodotto dal comunicatore è interpretato dal destinatario attraverso una molteplicità di sistemi ulteriori al codice linguistico (quindi interdipendenza dei sistemi che sono autonomi) —> i sistemi principali sono:

  • sistema cinesico —> mimica facciale, sguardo, gesticolazione
  • sistema prossemico —> gestione del contatto personale
  • Sistema vocale —> intonazione della voce, pause, silenzi (livello paraverbale) Le funzioni della comunicazione non verbale sono attinenti ai seguenti fenomeni:
  • espressione delle emozioni
  • esplicitazione degli atteggiamenti a valenza relazionale
  • presentazione di sé —> canali che emettono segnali:
  1. volto
  • (^) lo sguardo —> è un segnale potente, è un passaggio fondamentale per l’avvio di ogni interazione interpersonale —> trasmette immediatamente informazioni sulla situazione relazionale in atto: a. Sguardo e immagine di sé b. Sguardo e relazioni c. Sguardo ed emozioni d. Sguardo per regolare i turni della conversazione e. Durata dello sguardo
  • (^) Il sorriso —> è associato a esperienze di gioia, felicità, disponibilità MA può essere contrassegnato anche da un livello di ambiguità ( es. si sorride anche quando si è in imbarazzo) a. Promuove l’affinità relazionale —> mira a avviare e mantenere una relazione positiva con l’altro b. Rispecchia i rapporti sociali —> ne determina frequenza e intensità —> non tutti i sorrisi sono autentici: il sorriso autentico e spontaneo è quello che coinvolge tutti i muscoli del volto; il sorriso sociale e impostato è quello che movimenta solo la parte inferiore del volto
  • (^) La mimica —> tutto ciò che traspare dal volto di una persona —> le 6 emozioni comunicate con il volto sono: gioia, collera, paura, tristezza, disgusto, sorpresa —> la mimica fornisce un messaggio per l’interlocutore di interessi-motivi, intenzione in funzione del contesto - Se la mimica è congruente con le dichiarazioni verbali = ok - Se la mimica non è congruente con le dichiarazioni verbali = distonia = sospetto
  1. Gesti delle mani —> il gesto è un’azione motoria che genera significato indirizzato all’interlocutore —> ne esistono diverse categorie: a. Emblemici o simbolici —> codificati e convenzionali tanto da sostituirsi alla parola b. Iconici, lessicali, illustratori —> accompagnano le parole; vengono usati per rafforzare o sottolineare il contenuto verbale; non sono convenzionalizzati c. Indicatori emozionali —> esprimono il vissuto emotivo d. Deittici —> compiuti con l’indice; sono molto convenzionalizzati, si usano per indicare e. Motori —> gesti semplici, ritmici e ripetuti —> sono compresi i gesti di autocontatto e di adattamento sugli oggetti
  2. Gestione dello spazio (prossemica) —> uso sociale dello spazio (influenzato dallo spazio) —> la distanza fisica rimanda alla distanza psicologica —> La cultura inferisce sull’uso sociale dello spazio (evitare letture universalistiche).

—> Le sue caratteristiche possono rimandare per esempio a messaggi di apertura/chiusura, dominio/collaborazione. L’invasione del proprio spazio da parte di un’altra persona genera senso di intrusione/minaccia. Ciascuno sperimenta continue oscillazioni tra avvicinamenti-distanziamenti che rimandano a ricerca di vicinanza/riservatezza. Lo studioso che dall'osservazione dell'uso sociale dello spazio ha tratto conclusioni di maggior rilievo è Edward T. Hall (1966), fondatore della Prossemica che studia le relazioni spaziali come modalità della comunicazione. In sintesi egli ha individuato una scala delle distanze interpersonali :

  • Distanza intima —> modalità prossima (<15cm) o modalità lontana (>15cm) —> permette il contatto dei corpi; si avvertono odori/profumi; consente di parlare a voce bassa e crea un clima di intimità, di coinvolgimento notevole (di norma entra in questo spazio chi ha mia fiducia)
  • Distanza personale —> a portata di gesto (prossima); contatto più difficile, spazio limite per esercitare un'azione fisica su altri (lontana)
  • Distanza sociale —> È la distanza per le interazioni meno personali e più formali. Non prevede contatti fisici. Caratterizza gli incontri tra sconosciuti, relazioni professionali. Più aumenta e più rimanda a differenza gerarchica o al bisogno di tranquillità/sicurezza. Richiede voce alta —> Importanza dei confini
  • Distanza pubblica —> Rimanda a situazioni pubbliche ufficiali. Il protagonista è davanti a una collettività; il luogo ne assicura visibilità; lo sguardo del protagonista non riesce a fissare una singola intera persona, la comunicazione interpersonale si impoverisce e si fa più formale. Più aumenta più esprime differenza gerarchica (es. politico a comizio), i gesti sono enfatizzati, stereotipati, gli interlocutori divengono sempre più spettatori passivi; il coinvolgimento profondo è sempre più arduo. —> può far riferimento anche all’ orientazione di una persona rispetto all’altra:
  • fianco a fianco
  • ad angolo retto
  • faccia a faccia —> può far riferimento alla postura
  1. Comunicazione paraverbale La voce oltre alle parole può comunicare altre componenti di significato —> caratteristiche paralinguistiche della voce sono:
  • (^) Intensità/Volume : dipende dalla distanza tra interlocutori, dai rumori —> può essere espressione della personalità —> svolge una funzione comunicante evidente circa lo stato d'animo e l’umore —> Informa sulla natura dei contenuti (cose segrete) o sulla condizione dell'interlocutore (volume basso=è difficoltà? Non sa rispondere? Non ha chiara la cosa? E la voce perde potenza)
  • (^) Tono : è la modulazione che si dà alla voce (affermazioni, interrogazioni, esclamazioni).
  • (^) Tempo : inteso come tempo necessario per pronunciare un pensiero —> comprende queste componenti: 1) Ritmo, cioè la velocità di parola che può variare in funzione del vissuto (persona tesa parla velocemente) o della finalità (ho fretta e lo faccio capire). 2) Pause: cioè la sospensione del parlare. Si distinguono le pause piene = quelle che si riempiono con le vocalizzazioni (mhm, ehm); pause vuote = silenzio: forte potenza comunicativa. È ambiguo, può avere funzione di valutazione indicando approvazione/consenso o dissenso/disapprovazione. —> Accanto ad esse si segnala Riso: è un caratterizzatore vocale. Rappresenta la reazione a stimolo comico/sfogo di tensione Il livello paraverbale risente dei seguenti fattori:
  1. fattori biologici (per esempio sesso ed età)
  2. fattori sociali (cultura, la posizione sociale)
  3. fattori di personalità (stabili)
  4. fattori psicologici transitori
  • si evita la contrapposizione
  • si delega ad altri evitando le prese di posizione, le decisioni
  • carenza di difesa LATO RICEVENTE:
  • ha scarsa stima dell’emittente; prova disagio; afferma se stesso Stile aggressivo LATO EMITTENTE:
  • si domina l’altro, lo si svaluta, lo si giudica
  • si ordina, non si concorda
  • si impongono le proprie idee
  • si è intolleranti, giudicanti, interpretativi, aggressivi, ipercritici
  • non si ascolta
  • si ricatta, si minaccia LATO RICEVENTE:
  • si sente ferito, umiliato, frustrato; sviluppa paura o risentimento; si allontana Stile assertivo LATO EMITTENTE:
  • accetta il punto di vista altrui, cerca la collaborazione dell’altro
  • non giudica, rispetta l’altro
  • ascolta, ma conserva la propria autonomia
  • è disponibile a cambiare idea, ammette i propri errori
  • ha una buona autostima
  • esprime la propria posizione in modo socialmente adeguato (senza ansia o prevaricazione)

LATO RICEVENTE:

  • si sente accettato e rispettato, è soddisfatto, sente di potersi esprimere, si avvicina, si apre Tecnica del MI SENTO per allenare l’assertività:
  1. MI SENTO...TRISTE, DELUSO, PERPLESSO, TRASCURATO, IGNORATO, STANCO, AVVILITO…..
  2. DESIDERO CHE TU... E QUI SI DICE ASSERTIVAMENTE IL COMPORTAMENTO CHE DESIDERIAMO DALL’ALTRA PERSONA
  3. E INFINE ESPRIMIAMO IL VANTAGGIO CHE DERIVERÀ DAL NUOVO COMPORTAMENTO: QUESTO CI CONSENTIRÀ... PERMETTERÀ... CI PORTERÀ... —> CON QUESTA TECNICA EVITEREMO SIA DI AGGREDIRE GLI ALTRI CON ATTEGGIAMENTI ACCUSATORI (TU FAI SEMPRE...TU NON FAI MAI...) SIA DI SOFFRIRE IN SILENZIO IN MODO REMISSIVO. Strumenti:
  • ASCOLTIAMO IN MODO ATTIVO : QUANDO RICEVIAMO UNA CRITICA, ASCOLTIAMO ATTENTAMENTE, SENZA INTERROMPERE. FOCALIZZIAMOCI SULLA COMPRENSIONE DI CIÒ CHE L’ALTRA PERSONA STA COMUNICANDO.
  • EVITIAMO LA DIFENSIVA/SOSPENDIAMO IL GIUDIZIO : NON GIUSTIFICHIAMOCI IMMEDIATAMENTE E NON ARRABBIAMOCI. RESPIRIAMO PROFONDAMENTE E RIMANIAMO APERTI.
  • RIFORMULIAMO : RIASSUMIAMO CON PAROLE NOSTRE IL PENSIERO DELL’ALTRO, VERIFICANDO CON L’INTERLOCUTORE L’ESATTEZZA DI QUANTO AFFERMATO.
  • FACCIAMO DOMANDE PER CAPIRE : CERCHIAMO, CON DOMANDE, DI CAPIRE MEGLIO I CONTENUTI DELLA COMUNICAZIONE. AD ESEMPIO: “A COSA TI RIFERISCI?” O “PUOI DARMI UN ESEMPIO SPECIFICO?”, «DESCRIVIMI MEGLIO…»
  • SFIDIAMO LE CREDENZE NEGATIVE : IDENTIFICHIAMO I PENSIERI NEGATIVI CHE CIRCOLANO NELLA NOSTRA MENTE. CHIEDIAMOCI SE SONO BASATI SU FATTI O SOLO SU PERCEZIONI. SOSTITUIAMO I PENSIERI NEGATIVI CON AFFERMAZIONI POSITIVE. La finestra di Johari
  • Messa a punto nel 1955 dagli psicologi Joseph Luft e Harry Ingham. Il nome della finestra/ matrice ne combina le iniziali.
  • Intende spiegare come «funziona» la persona dal punto di vista della coscienza di sé e dei processi che avvengono nelle relazioni con gli altri. Premessa: la persona è un’unità, ma per fini didattici, la finestra propone un’analisi che combina le seguenti dimensioni:
  1. la conoscenza che ho/non ho di me stesso
  2. la conoscenza che gli altri hanno/non hanno di me Matrice di Johari —> la combinazione delle dinamiche generate dai due assi porta all’ identificazione di 4 quadranti Piano d’azione

Le reti di comunicazione Leavitt evidenziò correlazioni tra indice di centralità e alcune modalità di lavoro di gruppo: più la rete è centralizzata (comunicazioni meno numerose), più rapido è lo svolgimento del compito. —> Ma ciò (cfr. Shaw 1954, Heise e Miller 1951, Flament 1965) vale solo per compiti semplici; per i compiti complessi le reti decentralizzate (circolari) sono più performanti e forniscono prove più efficaci. Quindi la natura del compito è variabile fondamentale : nei compiti complessi i gruppi decentralizzati distribuiscono l’informazione per affrontare il compito e così hanno più probabilità di affrontare il compito adeguatamente rispetto ai gruppi centralizzati —> Per Leavitt la natura della rete ha implicazioni anche sul versante della soddisfazione provata dai partecipanti la rete stessa. Il morale del gruppo è più elevato nelle reti decentralizzate che in quelle centralizzate (il morale dunque diminuisce all’aumentare della centralità). Anche gli studi successivi hanno confermato che in una rete centralizzata colui che sta in centro si sente più soddisfatto perché sente di poter influenzare il comportamento altrui. Conclusione: il dibattito attorno studi sperimentali sulle reti di comunicazione si concentra sul tema dell’esportabilità dei risultati di laboratorio a gruppi «in natura» sui cui impatta un numero di variabili maggiore. Tuttavia si ribadisce che tali studi mostrano una strategia conoscitiva con cui esplorare fenomeni presenti nei gruppi naturali (gerarchia, efficienza, morale). Livelli di fiducia/collaborazione = livelli di comunicazione Comunicazione e negoziazione I diversi tipi di negoziazione La negoziazione può essere classificata in base alla natura degli interessi in gioco tra le parti. In una negoziazione i soggetti coinvolti hanno interessi convergenti (hanno entrambi convenienza ad accordarsi) ma diversi

  1. perché in un caso opposti rispetto al punto di accordo = NEGOZIAZIONE DISTRIBUTIVA
  2. perché nell’altro caso complementari = NEGOZIAZIONE INTEGRATIVA Negoziazione distributiva Le parti riceverebbero un vantaggio dalla loro cooperazione ma confliggono sulla modalità di suddivisione dei vantaggi (Nash, 1950) Gli interessi delle parti sono opposti al punto di accordo È come un gioco a somma zero perché una parte vince ciò che l’altra perde (tiro alla fune) Si tende a cercare reciprocamente il minor svantaggio Seguono questo schema le negoziazioni «a posta singola» (la materia del contendere è 1 sola). Nell’esperimento di Leavitt (1951) vennero individuate e descritte alcune reti di comunicazione. La rete di comunicazione fissa i percorsi che le comunicazioni devono seguire per essere accettate e riconosciute come funzionali alla vita dello stesso gruppo

Esempio classico: la vendita di una casa. Esiste un vantaggio reciproco nello scambio di beni. Conflitto: il venditore vuole massimizzare; l’acquirente minimizzare. In un gioco alla fune ognuno tira a partire dal proprio punto si resistenza per conquistare margini di spazio negoziale (la zona negoziale è 130.000-150.000 €). Entro questo range sono possibili diverse soluzioni accettabili da entrambi ma con utilità diversamente distribuite.

  • è più aggressiva (prime mosse possono definire la zona d’accordo: una mossa aggressiva può segnare la trattativa)
  • richiede di acquisire previamente tutte le informazioni
  • indagare su effetti leva/di potere: necessità dell’accordo, variabile tempo, reali partner alternativi. Possono rafforzare il potere negoziale
  • ricorre alla prassi della concessione tattica per sondare e spingere la controparte a comportamento analogo (pena irrigidimento). Occhio all’ampiezza della concessione; ricorre alla prassi degli ultimatum Negoziazione integrativa Gli interessi delle parti sono complementari , infatti si tende a cercare il maggior vantaggio reciproco. È come un gioco a somma variabile, a somma > 0 perché è possibile che entrambe le parti vincano. Questo perché vi sono più poste in gioco e per ciascuna di esse il grado di preferenza è differente agli occhi delle controparti. Tale situazione permette di elaborare soluzioni per cui tutti vincono (ogni parte cede di più nelle poste per lei meno interessanti, ma ad alto valore per la controparte). Non è più vero che se una parte prende di più, l’altra per forza prende di meno. Entrambe possono prendere di più a patto che siano capaci di ampliare la torta prima di dividerla. Esempio classico: gli Accordi di Camp David (1978) tra Egitto e Israele circa la Penisola del Sinai, conquistata da Israele nel 1967 con la Guerra dei sette giorni. Il modello negoziale di Fisher e Ury Roger Fisher e William Ury (1981) hanno proposto un modello negoziale integrativo dove alla competizione si affianca la cooperazione. —> Tale modello può essere riassunto in 4 punti :
  1. separare le persone dai problemi Occorre evitare di identificare la persona con la posizione da lei rappresentata perché ciò trasforma un conflitto di interessi in un conflitto tra persone. Per risolvere il problema, trovare l’accordo, si deve lavorare perché la controparte resti un partner e non diventi un nemico accanito. Occorre imparare a considerarsi non avversari ma partner in una ricerca tenace di un accordo equo e vantaggioso per entrambi. —> L’interesse sulla salvaguardia del rapporto è funzionale al fatto che la maggior parte delle trattative si colloca in relazioni continuative. È utile:
  • riconoscere e comprendere le emozioni (le loro e le tue) per separarle dal problema
  • costruire un rapporto di lavoro, conoscere la controparte
  • ascoltare attivamente (usare domande, voglia di capire, riformulazioni, riepilogazioni, non interrompere): è difficile in situazione di stress, ma l’interlocutore capisce che non è in una routine. Capire non significa essere d’accordo.
  • parlare di noi, non di loro
  • non polemizzare, duro sul problema - tenero con le persone (non vanno attaccate)
  1. focalizzare la trattativa sugli interessi delle parti e non su posizioni precostituite Interessi e posizioni non sono sullo stesso piano. Gli interessi soggiaciono alle posizioni; queste ultime spesso coprono ciò che è veramente importante per la controparte (la posizione è come la buccia mentre l’interesse è la polpa). —> Non bisogna concentrarsi sulle posizioni assunte dagli interlocutori, ma puntare a comprendere gli interessi sottostanti (cosa vuole realmente l’interlocutore?). Possono sussistere diverse posizioni che soddisfano il medesimo interesse.

LEZIONE 3

Team working Cos’è un team Una squadra è un gruppo di persone con un elevato grado di interdipendenza , che tengono conto gli uni degli altri e collaborano, con la guida di un leader , apportando le loro competenze e le loro conoscenze, per il raggiungimento di un obiettivo comune.

  • (^) elevato grado di interdipendenza - tengono conto gli uni degli altri —> le diverse parti del team non vengono semplicemente messe insieme, ma nello svolgere le singole attività si tiene presente il concetto di squadra: quello che fa uno, ha impatto su quello che fa l’altro —> se non c’è collaborazione, non può esserci lavoro di squadra MA può esserci collaborazione anche senza lavoro di squadra
  • (^) guida di un leader —> non va visto necessariamente come figura con poteri maggiori e superiori rispetto alle altre che collaborano (potere monodirezionale), ma può anche essere considerato come parte del team (lo scambio avviene fra tutti, compreso il leader stesso) —> la collocazione del leader dipende da lui stesso (dipende inoltre da contesti e cultura) —> la sua funzione è quella di assumere la responsabilità del risultato del team —> se la leadership non è attribuita formalmente, la figura del leader può anche emergere in maniera naturale durante la collaborazione (qualcuno che fornisce metodi e input per realizzare il lavoro) e può intercambiarsi con altri soggetti nel corso del tempo a seconda delle esigenze ( es. persona più adatta a gestire gli altri come intermediatore neutro, o persona che ha idee su come collaborare) MA se anche il leader fosse stato istituito in maniera formale, può capitare che richieda la collaborazione di altri soggetti, che hanno competenze che gli sembrano utili alla gestione del team ( es. braccio destro del leader) —> possono anche verificarsi problemi se, vista la presenza di più soggetti leader, si creano sotto-gruppi che seguono persone diverse
  • (^) competenze e conoscenze —> sia tecniche che non tecniche; in alcuni casi servono ad esempio delle soft skills ( es. capacità di creare un clima positivo, persona che spinge a ragionare)
  • (^) raggiungimento di un obiettivo comune —> lo scopo comune può essere dato, ma è difficile da mettere a fuoco (capire cosa si deve fare) —> chiarire questo aspetto dovrebbe essere compito del leader —> MA un raggruppamento comune non costituisce una vera squadra ( es. corridori di una maratona: hanno uno stesso obiettivo, ma non sono una squadra, sono in competizione tra loro ; essi hanno un obiettivo individuale: se io raggiungo il mio obiettivo, l’altro non raggiunge il suo) —> un raggruppamento comune può anche riferirsi al concetto di massa ( es. prendere la metro per raggiungere un determinato luogo) —> nessuno collabora e si confronta con gli altri —> essere una vera squadra La gestione di un gruppo di lavoro impone, perché si realizzi un effettivo processo di lavoro di squadra, che i soggetti che lo compongono sviluppino legami di integrazione superando la semplice interazione. L’interazione, propria del gruppo, si limita a percepire la presenza degli altri, mentre l’ integrazione si fonda sul convincimento di una reciproca necessità : all’interno di un gruppo si assiste al passaggio da una semplice aggregazione di singoli individui, allo scambio e alla collaborazione tra gli stessi, con la partecipazione attiva di tutti i membri. L’evoluzione da “insieme di individui” a “team” si fonda sull’integrazione, e cioè sulla presa di coscienza da parte dei singoli individui di avere bisogno gli uni degli altri per il raggiungimento dell’obiettivo comune —> sento che ho bisogno degli altri, altrimenti non raggiungo l’obiettivo (ci sarebbero attriti, non sarebbe un lavoro fluido)

Quando serve un team? —> team si —> serve quando:

  • Supporto al processo di analisi e risoluzione di un problema
  • Combinazione e integrazione di conoscenze e competenze diverse
  • Supporto nell’affrontare situazioni difficili —> es. per alleggerire il carico di responsabilità e avere una responsabilità diffusa (sono responsabile di ciò che ho fatto io, ma tengo conto anche degli altri: io influisco su quello che fanno gli altri e viceversa)
  • Creazione di partecipazione e coinvolgimento —> es. modalità per capire le dinamiche aziendali, conoscere i colleghi, condividere le competenze…
  • Aumento delle proposte di soluzioni alternative —> il lavoro di gruppo non deve essere visto necessariamente come improntato alla realizzazione di qualcosa di tangibile, ma posso usare il team anche per ottenere delle risposte, elaborare delle proposte, definire aspetti o elementi
  • Creazione di una visione allargata della situazione —> es. aziende multinazionali con soggetti provenienti da diverse parti del mondo
  • Decisioni qualitativamente migliori —> team no —> non si ha:
  • Quando è necessario aumentare il livello di responsabilità individuale (tutti fanno tutto) —> es. quando serve una valutazione individuale
  • Quando non c’è tempo
  • Principio guida: non si può e non si deve condividere tutto —> per alcune attività non serve la creazione di un gruppo I pilastri del lavoro di squadra
  • Fiducia —> è fondamentale, senza di questa il team non funziona —> può diminuire nel momento in cui si verificano errori, ma questo dipende dalla situazione, non è detto che un errore implichi la perdita esclusiva di fiducia —> questo dipende dall’entità dell’errore, dal contesto… ( es. operazione chirurgica: maggiore o minore fiducia a seconda della sua esperienza e degli errori compiuti) —> generalmente si attribuisce fiducia quando si riconosce: competenza e onestà —> la fiducia va data a priori nel momento in cui ci si interfaccia per la prima volta con le altre persone dato che non le conosco; allo stesso modo se sono io ad entrare per la prima volta in un team devo fare in modo che gli altri acquisiscano fiducia in me, lo devo fare con fatti concreti (essere disponibile e darsi da fare)
  • Scopo comune —> allinearsi a quell’obiettivo, sapere perché il team esiste e qual è l’obiettivo da conseguire; ogni componente ha una propria motivazione personale, con forza e intensità diversa, ma comunque allineata a quello scopo comune —> il leader deve spendere tempo per assicurarsi che questo scopo sia chiaro e compreso
  • Integrazione di competenze —> i soggetti devono saper fare il loro mestiere; non tutti devono avere tutte le competenze richieste, può essere che si aggiungano e si tolgano soggetti con competenze diverse a seconda delle necessità
  • Responsabilità condivisa —> ogni membro del team è sempre responsabile oltre che del suo lavoro, anche del prodotto finale e della prestazione di tutto il team —> il team è l’unità
  • Ruoli chiari e definiti —> per ottenere il massimo impegno è necessario che tutti i componenti del team siano ben collocati, che abbiano quindi ben chiari i loro obiettivi e i confini all’interno dei quali devono operare
  • Dialogo —> è una conversazione il cui unico scopo è quello di portare alla superficie le più profonde strutture del pensiero, i modelli mentali, le assunzioni di base mai discusse, le regole sociali che governano, e spesso inibiscono, le conversazioni, i metodi utilizzati per gestire le differenze di opinioni
  • Sostegno/incoraggiamento
  • Riconoscimento del risultato
  • Tenacia —> perseguire con continuità di impegno gli obiettivi propri e del gruppo di cui si fa parte con forte motivazione verso il risultato, nonostante ostacoli ed avversità
  1. Storming —> stadio della contestazione —> resistenza alla struttura del gruppo: si manifesta ostilità tra i membri del gruppo e verso il leader —> resistenza al compito: la natura di questa opposizione varia a seconda del tipo di compito (spesso lo stile del leader fa sì che il conflitto non emerga in modo naturale)
  2. Norming —> stadio delle norme —> Fase di coesione ed accettazione del gruppo. Volontà di fare in modo che il gruppo funzioni. —> sviluppo di norme: Standard di comportamento che il gruppo elabora al fine di guidare l’interazione dei membri e di gestire il compito assegnato. —> Libera circolazione delle informazioni, si instaura un clima di schiettezza e fiducia.
  3. Performing —> stadio dei risultati —> Fase in cui il gruppo affronta il proprio compito. —> Il gruppo è ora dotato di una struttura, di uno scopo e di un ruolo. —> accento sui risultati: Si svolgono processi positivi di risoluzione dei problemi e decisionali. Stadi di sviluppo del gruppo e stili di leadership adeguati Stadio 1 Stadio 2 Stadio 3 Stadio 4 Produttività : bassa Morale : moderatamente alto Produttività : bassa - moderata Morale : basso Produttività : moderatamente alta Morale : variabile - in crescita Produttività : alta Morale : alto I membri del gruppo:
  • (^) sono abbastanza impazienti rispetto al compito da svolgere;
  • (^) sono fiduciosi riguardo ai risultati;
  • (^) dimostrano sia una certa preoccupazione sia interesse per lo scopo per cui si trovano riuniti e per ciò che otterranno;
  • (^) cercano di capire e conoscere gli altri membri: chi sono e come sono;
  • (^) sono dipendenti dall’autorità. I membri del gruppo:
  • (^) riscontrano alcune divergenze tra aspettative iniziali e realtà della situazione;
  • (^) sono insoddisfatti della dipendenza dall’autorità;
  • (^) sono spesso frustrati e irritati rispetto ai compiti ed agli obiettivi;
  • (^) possono avere reazioni negative nei confronti del leader o di altri membri;
  • (^) a volte si sentono incompetenti o confusi. I membri del gruppo:
  • (^) sono più soddisfatti non appena il modo di lavorare insieme diventa più chiaro;
  • (^) risolvono le divergenze tra aspettative iniziali e la realtà in relazione ad obiettivi, compiti e competenze;
  • (^) diminuiscono le ostilità verso gli altri membri e il leader;
  • (^) sviluppano rispetto reciproco, armonia, fiducia, coesione; si sentono gratificati dall’appartenenza al gruppo e superano il pessimismo. I membri del gruppo:
  • (^) sono soddisfatti e fieri di appartenere al gruppo;
  • (^) hanno fiducia nel conseguimento dei risultati;
  • (^) lavorano bene insieme in maniera autonoma;
  • (^) comunicano apertamente e liberamente;
  • (^) riconoscono, sostengono e a volte sfidano le reciproche competenze e qualità;
  • (^) coordinano il loro lavoro e si aiutano reciprocamente. Il lavoro di gruppo :
  • (^) si registra un basso/ moderato raggiungimento dei risultati.
  • (^) Ci si concentra su obiettivi e compiti: come affrontarli e con quali competenze Il lavoro di gruppo :
  • (^) può essere interrotto da sensazioni negative
  • (^) È comunque lento Il lavoro di gruppo :
  • (^) aumenta con lo svilupparsi delle abilità e dell’intesa
  • (^) È favorito dalla positività delle relazioni tra i membri Il lavoro di gruppo :
  • (^) è migliorato sia dall’orgoglio per un compito ben svolto sia dalla coesione del gruppo
  • (^) È più facile, più efficiente e più soddisfacente con un continuo aumento di competenze, conoscenza e sicurezza.

Il leader La funzione più importante di un leader di un gruppo —> aiutare il gruppo a muoversi attraverso gli stadi di sviluppo —> In caso di dubbio, sia che si tratti di un gruppo nuovo che di uno stabilizzato, partire con uno stile più direttivo —> Se hai sbagliato la diagnosi ed il gruppo è più avanti è facile diventare più flessibile. Il contrario è più difficile: i membri ne soffrono anche se ciò è coerente. Le persone soffrono di una riduzione di partecipazione e di leadership. Perché i gruppi passano allo stadio di insoddisfazione se la leadership è passata al coaching al momento giusto? Uno stile di leadership appropriato può ridurre il livello di insoddisfazione ma non può evitarlo. —> Nel momento in cui le persone incominciano ad esprimere le proprie opinioni e ad evidenziare i propri bisogni emergono le differenze. RISULTATO : alcuni entrano in competizione ed altri si estraniano o, ancora, si sentono scoraggiati e frustati a causa della difficoltà del compito. Il gruppo combatte per guadagnare indipendenza e ragion d'essere della propria azione. Ma è anche uno stadio dinamico e creativo. Sfortunatamente molti gruppi si fermano in questo stadio… Comportamento del leader:

  • (^) Stabilire obiettivi realistici e raggiungibili;
  • (^) Chiarire compiti e relazioni;
  • (^) Stabilire standard e regole;
  • (^) Insegnare e dimostrare capacità;
  • (^) Dare feed-back sulle dinamiche di gruppo;
  • (^) Prendere decisioni e dare direttive. Comportamento del leader: - (^) Ridefinire e condividere obiettivi ed aspettative; - (^) Ridefinire e condividere compiti e relazioni; - (^) Attribuire significato; - (^) Accettare e capire le differenze riconoscendo le difficoltà; - (^) Stabilire relazioni di sostegno e gestire i conflitti; - (^) Ascoltare attentamente e lodare i comportamenti costruttivi; - (^) Continuare lo sviluppo delle abilità sia tecniche, sia interpersonali che di gruppo. Comportamento del leader: - (^) Facilitare l’attività del gruppo; - (^) Coinvolgere il gruppo nello stabilire obiettivi e standard; - (^) Far partecipare il gruppo al processo decisionale; - (^) Incoraggiare e riconoscere il rendimento; - (^) Spingere il gruppo ad agire. Comportamento del leader: - (^) Facilitare il processo di condivisione delle informazioni; - (^) Mantenere il collegamento fra il gruppo e l’organizzazione; - (^) Guidare il gruppo nello stabilire gli obiettivi ed il processo di valutazione dei risultati; - (^) Controllare il continuo adeguamento delle competenze; - (^) Controllare le variabili di clima. Stadio 1 Stadio 2 Stadio 3 Stadio 4