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Questa lezione fornisce una panoramica introduttiva alla comunicazione, esplorando la sua definizione, i modelli di comunicazione e gli assiomi della comunicazione. Una serie di concetti chiave, tra cui la distinzione tra comunicazione e interazione, i diversi modelli di comunicazione, come il modello matematico e il modello semiotico, e gli assiomi della comunicazione di watzlawick, come l'assioma della impossibilità di non comunicare e l'assioma del contenuto e della relazione. Utile per comprendere i fondamenti della comunicazione e le sue implicazioni nelle relazioni interpersonali.
Tipologia: Appunti
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1)Comunicazione: definizione 2)modelli di comunicazione 3)assiomi della comunicazione 4)livelli di comunicazione: verbale-non verbale e paraverbale 5)finestra di Johari 6)stili comunicativi 1 )Con Comunicazione trova il corrispettivo latino nel termine in communication , onis La radice etimologica di communicatio è: cum+ munis =communis= aggettivo significa che “compie il suo incarico (munus=dono
obbligazione\onere cgfr.moenia,mura) con altri”. Comunicazione come dono ed onere, come superamento di barriere\confini. Anche ciò che è o viene messo in comune. Da qui sono nate nel latino tardo parole come communitas +actio = azione. Quindi communicatio che letteralmente significa partecipazione. Accezione dell’avere rapporti, essere in relazione con qualcuno, quindi con un senso di partecipazione. La comunicazione è quindi un atto di compartecipazione. IL PRISMA DELLA COMUNICAZIONE 1)Comunicazione non è solo mezzo\strumento, ma dimensione costitutiva di ciascuno di noi Non è soltanto mezzo per dire qualcosa a qualcun altro, ma dimensione che ci costituisce in quanto NON possiamo decidere se comunicare, comunichiamo sempre anche se in silenzio. La questione è invece: in che modo comunico , dato che lo faccio sempre 2)comunicazione come attività sociale (gruppo è condizione necessaria per la comunicazione MA è anche un vincolo perché posso essere influenzato o posso imparare a pormi facendo esperienza in mezzo agli altri; comunicazione influenza la vita del gruppo) 3)comunicazione ha matrice culturale e natura convenzionale ( processi di condivisione\negoziazione ). In base alla cultura che frequento la mia comunicazione si deve trasformare, e deve tenere conto di sensibilità, norme, contesti e culture differenti. 4)Comunicazione è soprattutto attività cognitiva La comunicazione umana è fortemente legata al pensiero, comunicazione e pensiero sono strettamente legate. 5)Comunicazione come azione (no neutralità)
La comunicazione determina sempre delle conseguenze rispetto al mio interlocutore, non è mai neutra, come ogni azione porta con sè una reazione da parte di chi riceve la notizia Alla luce di questa complessità (attività umana sofisticata) si comprende perché ka comunicazione sia divenuta ambito di studio, spesso interdisciplinare. NB:
Comportamento cioè azione motoria di un individuo osservabile da un altro. Ogni comunicazione è un comportamento perché essa si esprime con azioni, ma NON tutti i comportamenti, non sempre un comportamento è azione (comportamenti automatici\riflessi).
Notizia cioè informazione acquisita autonomamente da A su B (cosa\persona); il suo determinarsi dipende dalle competenze\capacità di A. la notizia è qualcosa che il soggetto A individua sul soggetto B in totale autonomia, e questa notizia dipende dalle competenze, capacità, fortuna del soggetto A. Comunicazione ≠ interazione Interazione indica contatto tra individui. Ma la comunicazione implica scambio consapevole e riconosciuto. La comunicazione implica l’interazione ma l’interazione non sempre è comunicazione. Comunicazione è quando il soggetto A vuol dire qualcosa a B, e vuole che il soggetto B capisca e colga che lui voglia dirgli qualcosa. “La comunicazione può essere definita come scambio interattivo osservabile fra due o più partecipanti dotato di un certo grado di consapevolezza e di intenzionalità reciproca, in grado di partecipare e di far condividere un certo percorso di significati sulla base di sistemi convenzionali secondo la cultura di riferimento ” 2 )Modelli della comunicazione Gli elementi costitutivi della comunicazione: 1 ) Emittente : chi invia il messaggio 2 ) Ricevente : colui al quale il messaggio è destinato o giunge 3 ) Codice : sistema di regole che dà il significato ai segni\simboli, E e R lo devono conoscere; possibilità della transcodificazione (possibilità di cambiare lingua in relazione al contesto in cui siamo) 4 )emittente e ricevente condividono il MESSAGGIO : contenuto, l’informazioneciò che l’emittente mette in comune con il ricevente 5 ) canale : il messaggio viene veicolato attraverso un canale, un mezzo (onde sonore, foglio di carta, rete); attenzione alla idoneità 6 ) contesto : è lo sfondo di riferimento per interpretazione del messaggio (ambiente fisico e sociale
situazione relazionale; dimensione storica) 7 ) rumore : fisico (canale) ma anche interferenze ambientali\psicologiche. Abbassa l’efficienza, può far insorgere interpretazioni oppositive\sbagliate. il rumore impatta e disturba il canale.
Principali limiti del modello: ◦ comunicazione e informazione sono sinonimi. ◦ si considera la comunicazione come trasmissione: il processo comunicativo è processo trasmissivo, passaggio di informazioni da emittente a ricevente (contesto comunicativo e «storia ◦ conversazionale» risultano irrilevanti). ◦ unidirezionale che procede da una fonte emittente ad una fonte ricevente, da un mittente ad un destinatario del messaggio. ◦ messaggio è codificato/decodificato automaticamente e non problematicamente. ◦ non si considerano altri aspetti della comunicazione (dimensione dei significati e loro rilevanza nello scambio comunicativo) ◦ il problema fondamentale della comunicazione è riprodurre esattamente o approssimativamente in un dato punto un messaggio selezionato in un altro punto. L'efficienza del sistema di trasmissione è punto centrale. ◦ implica una teoria forte del codice: condizione necessaria e sufficiente per comunicare è avere un codice di trasmissione dei messaggi. 2°MODELLO Approccio Semiotico: comunicazione come significazione e segno La semiotica studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale. Nella comunicazione si trasmettono informazioni dotate di significato. Il significato ha ruolo centrale. Come avviene il processo di significazione? I costituenti del significato sono 3: 1 ) simbolo\segno = immagine acustica\iconica di oggetto\evento usato nello scambio comunicativo. 2 ) referenza =rappresentazione mentale\idea\schema\concetto che corrisponde al segno 3 ) referente =oggetto\evento nella sua realtà fisica che viene rappresentata dal simbolo Questa tripartizione ricorda la formula scolastica (Aristotele- Tommaso d’Aquino): vox (simbolo), conceptus (pensiero, referenza) res (cosa, referente) La relazione tra i costituenti è illustrata dal triangolo semiotico che illustra il processo di significazione nella versione di Ogden e Richards (1923). Il Diagramma di significazione illustra che: non c'è un rapporto diretto tra SIMBOLO e REFERENTE, ma indiretto e sempre mediato dalla REFERENZA (il pensiero funge da mediatore tra le forme linguistiche e i referenti reali); vi è rapporto diretto tra SIMBOLO e REFERENZA e tra REFERENZA e REFERENTE. NB: ◦ il significato non esiste di per sé, ma viene costruito nella relazione interpersonale, se e in quanto vi è intenzione comunicativa tra i partecipanti la relazione comunicativa ◦ i messaggi possono essere interpretati diversamente a seconda del contesto in cui sono prodotti. Le informazioni provenienti dal contesto aumentano i processi inferenziali.
non c’è MAI UN RAPPORTO DIRETTO tra simbolo e referente (tra voce e cosa), ma il rapporto però è sempre mediato dalla referenza 3 STADI NELLO STUDFIO DEL LINGUAGGIO E DELLA COMUNICAZIONE a) SINTASSI= analisi delle relazioni formali (regole) fra i segni b) SEMANTICA= analisi dei significati dei segni c)PRAGMATICA= analisi della relazione dei segni dotati di significati con i comunicanti livello più vicino alla comunicazione intesa come “azione” APPROCCIO PRAGMATICO: comunicazione come interdipendenza tra testo e contesto Esamina la relazione tra segni dotati di significato e interpretanti in uno scambio comunicativo contingente. Il significato non è entità statica, univoca ma è immerso nelle pratiche comunicative. L'attenzione si sposta dal sistema di comunicazione all'atto comunicativo concreto e situato. Considera i processi impliciti della comunicazione, che hanno peso inferenziale. Considera la comunicazione come azione, come fare (comunicazione come processo, azione tra due o più partecipanti). Supera l'attenzione rivolta solo ai seguenti prodotti della comunicazione: segno, codice, significato. PRAGMATICA- Teoria degli atti linguistici Presentata da Austin (1962) sulla scia del paradigma comunicazione come azione. Dire qualcosa è anche fare sempre qualcosa Vi sono 3 tipi di azione che si fanno quando si parla: ◦ Atti di dire qualcosa (atti locutori ) = rappresenta ciò che si dice («Si è rotto il vaso») ◦ Atti nel dire qualcosa (atti illocutori ) = indica ciò che si fa nel dire qualcosa (dichiaro la mia estraneità rispetto al danno legato alla rottura del vaso) ◦ Atti con il dire qualcosa (atti perlocutori ) = si riferisce all'effetto che si vuole ottenere nel dire qualcosa (convincere l'interlocutore della mia innocenza: il responsabile è da cercare altrove). Dunque, si impiegano enunciati per produrre effetti intenzionali sull'interlocutore. La Teoria degli atti linguistici sottolinea l'aspetto intenzionale degli scambi comunicativi perché ciò che viene trasmesso con un enunciato sopravanza il suo mero significato letterale. Pragmatica- Gli assiomi della comunicazione Sono tra i contributi di rilievo della Scuola di Palo Alto (california), fondata nel 1958 da Don D.Jackson. Nel 1967 Paul Wàtzlawick (1921-2007), Beavin e Jackson pubblicano “La pragmatica della comunicazione umana”. Pragmatica (non sintassi o semantica): analisi della relazione dei segni dotati di significati con gli attori. Si occupa dell’uso della comunicazione come azione (osserva come e per quali scopi la comunicazione viene utilizzata). Per Wàtzlawick oggetto di studia della pragmatica sono gli effetti della comunicazione sul comportamento e sulle relazioni. Secondo la Scuola di Palo Alto è possibile indicare alcuni assiomi della comunicazione umana.
Ok ok Non ok non ok Ok non ok Non ok ok Sulla base del 2° assioma il comunicatore abile (che si considera principale artefice dell'efficacia) sente la responsabilità di porre attenzione al livello relazionale della comunicazione. La focalizzazione sulla relazione introduce il tema della comunicazione come definizione di sé e dell'altro e come autorivelazione intesa come esposizione di sé e dell'altro (rischio). Per la pragmatica della comunicazione, il disaccordo a livello di meta-comunicazione (relazione) è più importante, per le sue implicazioni, di quello a livello di contenuto. La natura della relazione condiziona le conseguenze comportamentali di un determinato evento comunicativo. Nel ricevente vi possono essere tre reazioni alla definizione che l'emittente ha dato di sé, della natura della relazione ◦ Conferma ◦ Rifiuto ◦ Disconferma: tu non esisti => (quando di te non mi interessa niente) 3° assioma: la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti L'osservatore esterno può considerare una serie di comunicazioni come una sequenza ininterrotta di scambi. Però chi partecipa alla comunicazione introduce «la punteggiatura della sequenza di eventi». Si parla di punteggiatura, quando, in una sequenza di scambi comunicativi, si assume arbitrariamente un anello della catena come punto di interpretazione. La punteggiatura differenzia la relazione tra i comunicanti e ne definisce i ruoli. La punteggiatura è una delle possibilità d'interpretazione degli eventi stessi. I ruoli dei comunicanti sono definiti dalla propensione ad accettare un certo sistema di punteggiatura oppure un altro. Esempio celebre: la scimmia pensa di aver addestrato bene il padrone perché questo si mette a suonare l'organetto quando lei inizia a ballare; il topo da laboratorio crede di aver addomesticato bene lo sperimentatore perché questi gli da da magiare ogni volta che lui preme una leva. Esempio: Marito :"mi chiudo in me stesso perché tu mi tratti male" Moglie: "non ti tratto male, sei tu l'ipersensibile che si chiude in se stesso e io così brontolo" Marito: "non sarei così sensibile se non brontolassi in continuazione con me!" ... e così via ... La difficoltà comunicativa nasce dal disaccordo relativo a come punteggiare (interpretare) una serie di eventi.
4° assioma: l'essere umano comunica sempre sia con il modulo numerico (verbale) che con quello analogico (non verbale) ◦ Il linguaggio numerico è in sintesi la comunicazione verbale. E quello più adatto a veicolare il contenuto. Ha una sintassi logica complessa ed efficace, ma è carente di una semantica per la relazione: Cioè ha la grande capacità di trasmettere il contenuto, ma minori possibilità di esprimere la relazione. ◦ Il linguaggio analogico è in sostanza la comunicazione non verbale. È quello più adatto a veicolare la relazione. Ha la semantica ma non ha nessuna sintassi adeguata per definire in un modo che non sia ambiguo la natura delle relazioni. Grava una maggiore ambiguità rispetto a quella numerica perché soggetta a gamma di interpretazioni possibili (cfr. relazione tra i comunicanti) L'uomo comunica sia con il modulo numerico che con quello analogico combinandoli e compiendo continue traduzioni dall'uno all'altro. Quindi, ogni volta che la relazione è il problema fondamentale della comunicazione , il linguaggio numerico è privo di significato. 5° assioma: una comunicazione può essere simmetrica o complementare Uno scambio comunicativo può essere ◦ simmetrico cioè basato sull'uguaglianza tra i comunicanti che si considerano sullo stesso piano/livello (es. marito/moglie, compagni di classe, fratelli, amici, colleghi). La comunicazione dell'uno è assertiva quella dell'altro. Può generare anche competizioni comunicative se l'atto comunicativo di un interlocutore tende a rispecchiare quello dell'altro (es. escalation tra coniugi, poteri politici/economici). ◦ complementare cioè basato sulla differenza (per ruolo, esperienza, funzione) tra i comunicanti che non si considerano sullo stesso piano/livello (es. mamma/bambino, docente/discente, medico/paziente, datore di lavoro/dipendente). La comunicazione dell'uno completa, si incastra in quella dell'altro. NB: Le relazioni simmetriche e quelle complementari non devono essere giudicate come "buone" o "cattive", né per la seconda le posizioni one-up e one-down vanno interpretate come "forte" o "debole". Si tratta di descrizioni che permettono di classificare ogni interazione comunicativa in uno dei due gruppi. Esempi: La segretaria dice al capo: «credo che dovrebbe ascoltare con più entusiasmo e disponibilità le proposte fatte dai suoi collaboratori; è d'accordo? Nei prossimi giorni le fornirò alcuni suggerimenti» Il figlio a padre: «per domani voglio trovare in cartella un quaderno nuovo, tre penne blu e un nuovo astuccio». Il padre al figlio «va bene, sarà fatto come vuoi». In una relazione simmetrica sana i comunicanti ◦ accettano le reciproche definizioni che ciascuno dà di sé ◦ se in situazione di conflitto, reagiscono utilizzando il rifiuto In una relazione complementare non sana prevalgono le disconferme I problemi, quindi, sorgono quando in una relazione comunicativa i partner contravvengono a tale impostazione non rispettando simmetria o complementarità. Un abile comunicare ◦ sarà attento a rispettare le «regole/parti» della dinamica comunicativa ◦ saprà individuare i tentativi dell'altro di uscire dallo schema riportandolo diplomaticamente nel giusto solco
Comunicazione non verbale Nella comunicazione umana il sistema elettivo per la trasmissione dei messaggi è il linguaggio, Essa però è arricchita dall'impiego simultaneo di altri sistemi che vengono definiti comunicazione non verbale (N.B. la facoltà del linguaggio si è innestata su una piattaforma non verbale) Con l'espressione comunicazione non verbale o extralinguistica si intende tutto ciò che non è parola, che non è linguaggio verbale; un'ampia gamma di segnali di diversa natura che integrano/confermano/sostituiscono/negano il contenuto verbale della comunicazione. Essa aggiunge informazioni alle informazioni. Noi siamo il nostro corpo, dunque quando comunichiamo anche il corpo si esprime e a volte diviene principale via di comunicazione. Nella sua manifestazione il linguaggio non è indipendente, ma supportato da qualche dispositivo non verbale. Ogni livello è però autonomo, con proprie regole, e procede in maniera distinta a creare il significato. Interdipendenza tra verbale e non verbale e loro sintonia semantica determinano l'efficacia comunicativa. Il messaggio prodotto dal comunicatore è interpretato dal destinatario attraverso una molteplicità di sistemi ulteriori al codice linguistico (quindi INTERDIPENDENZA DEI SISTEMI CHE SONO AUTONOMI) Nella comunicazione non verbale sono coinvolti diversi sistemi: 1)sistema cinesico: mimica facciale, sguardo, gesticolazione 2)sistema prossemico: gestione del contatto personale 3)sistema vocale: intonazione voce, pause, silenzi (LIVELLO PARAVERBALE) Le funzioni della comunicazione non verbale sono attinenti ai seguenti fenomeni: ◦ espressione delle emozioni ◦ esplicitazione degli atteggiamenti a valenza relazionale presentazione di sé
Volto: sguardo Il contatto oculare è passaggio fondamentale per l'avvio di ogni interazione interpersonale. Esso trasmette immediatamente informazioni sulla situazione relazionale in atto. a) Sguardo e immagine di sé. In occidente lo sguardo diretto comunica attenzione, coinvolgimento, condivisione, competenza, abilità sociale, affidabilità, sincerità (ma è sempre vero?). b) Sguardo e relazioni. In genere gli sguardi sono più frequenti/lunghi in situazioni cooperative rispetto a quelle di disimpegno, in situazioni di seduzione/interesse rispetto a quelle di evitamento. Fissazione oculare, cioè sguardo duraturo rimanda a situazioni di avvicinamento/allontanamento relazionale. Lo sguardo fisso reciproco rimanda alla seduzione/intesa; altrimenti ha il significato di minaccia, di sfida (come per gli animali) e quindi lo si evita se in posizione di debolezza (segno di sottomissione). In relazione asimmetrica chi è in posizione di potere é solito guardare di più e più a lungo l'interlocutore mentre parla (non avviane il contrario); cerca il contatto visivo chi ha bisogno di rassicurazioni (cfr. bambino), di affiliazione. c)Sguardo ed emozioni. Quelle positive (gioia, amore...) portano a cercare il contatto oculare; quelle negative (vergogna, imbarazzo, colpa) si accompagnano ad abbassamento/distorsione dello sguardo. d)Sguardo per regolare i turni della conversazione (sincronizzare/monitorare/segnalare). e) Durata dello sguardo (attenzione alle differenze culturali) => lo sguardo risente molto della cultura (nel mondo giapponese lo sguardo è per i familiari). Volto: sorriso Il sorriso è associato a esperienze di gioia, felicità, disponibilità. In realtà è contrassegnato anche da ambiguità: si sorride anche quando si è incerti, bloccati, quando ci si accorge di aver commesso un fallo. Il sorriso promuove l'affinità relazionale, mira a avviare/mantenere una relazione positiva con l'altro (saluto+sorriso). Sorriso chiama sorriso. Il sorriso rispecchia i rapporti sociali, il potere sociale ne determina frequenza e intensità (per esempio le persone in posizione subordinata devono sorridere di più di chi sta in posizione dominante). Secondo Ekman, Friesen e O'Sullivan (2005) il sorriso autentico/spontaneo coinvolge l'intero volto: i muscoli orbicolari dell'occhio, quelli della bocca (le labbra si aprono, si sollevano angoli della bocca), dello zigomatico maggiore (sollevamento delle guance). Nel sorriso sociale - che è stereotipato - si attivano solo i muscoli zigomatici della parte inferiore del volto. Volto: mimica Con il termine mimica si intende tutto ciò che traspare dal volto di una persona. Il volto con i suoi movimenti è canale privilegiato per inviare messaggi. L'espressione del volto comunica, fornisce una retroazione continua su stati mentali (dubbio, certezza, confusione...), emozioni (quelle fondamentali sono 6: gioia, collera, paura, tristezza, disgusto, sorpresa cfr. Ekman, 1972). Secondo la prospettiva comunicativa, le espressioni facciali non sono solo indizio di un'emozione, ma messaggio per l'interlocutore di interessi-motivi, intenzione in funzione del contesto Se la mimica è congruente con le dichiarazioni verbali = ok
La voce oltre alle parole può comunicare altre componenti di significato. Delle caratteristiche paralinguistiche della voce (proprietà acustiche che accompagnano la pronuncia della parola) si ricordano: Intensità/Volume : dipende dalla distanza tra interlocutori, dai rumori. Può essere espressione della personalità. Svolge una funzione comunicante evidente circa lo stato d'animo e l'umore. Informa sula natura dei contenuti (cose segrete) o sulla condizione dell'interlocutore (volume basso=è difficoltà? Non sa rispondere? Non ha chiara la cosa? E la voce perde potenza) Tono : è la modulazione che si dà alla voce (affermazioni, interrogazioni, esclamazioni). Ampia gamma: intonazione sarcastica, ironica, altezzosa, affabile, dispregiativo, di fastidio, di comando ... Tempo : inteso come tempo necessario per pronunciare un pensiero. Comprende queste componenti: