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Un breve confronto fatto per una ricerca scolastica, dove vengono messe a paragone la Primavera di Botticelli con l'Adorazione dei Magi di Leonardo
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Leonardo e Botticelli: due artisti a confronto Tra il 1481 e il 1482 a Leonardo venne commissionata una pala da destinare all'altare maggiore della chiesa di San Donato a Scopeto; l'opera, oggi situata presso la Galleria degli Uffizi, tuttavia non venne mai completata a causa della repentina partenza di Leonardo da Firenze. Firenze……. Come ben tutti sanno, è stata la culla del Rinascimento, una città che vide all'opera molti degli artisti più celebri; e l'artista di cui vi parlerò in questo confronto rientra proprio tra essi: stiamo parlando di Alessandro Filipepi, meglio noto come Sandro Botticelli. Nato a Firenze nel 1445, fu autore di opere famosissime, come la Nascita di Venere e la Primavera, che è l'opera che confronteremo con l'Adorazione dei Magi di Leonardo. ➢ La Primavera: La Primavera venne realizzata nel 1482 circa (anno in cui, ricordiamo, Leonardo su trasferì da Firenze a Milano presso la corte di Ludovico il Moro) presumibilmente in onore del matrimonio tra Lorenzo di Pierfrancesco de'Medici (cugino di secondo grado del più famoso Lorenzo de'Medici e discepolo del filosofo Marsilio Ficino) e Semiramide Appiani, avvenuto proprio nel 1482. L'opera, come è possibile notare, tratta di un soggetto mitologico, molto probabilmente ispirato al celebre componimento di Poliziano Stanze per la giostra.
In un ombroso boschetto troviamo, partendo da destra verso sinistra, Zefiro e la ninfa Clori, dalla cui unione nascerà Flora, la personificazione della stessa primavera rappresentata come una donna dallo splendido abito fiorito che sparge a terra le infiorescenze che tiene in grembo. Al centro esatto della composizione vi è Venere inquadrata da una cornice simmetrica di arbusti, che sorveglia e dirige gli eventi. Sopra di lei vola il figlio Cupido, mentre a sinistra si trovano le sue tre tradizionali compagne vestite di veli leggerissimi, le Grazie, occupate in un'armoniosa danza in cui muovono ritmicamente le braccia e intrecciano le dita. Chiude il gruppo a sinistra un disinteressato Mercurio, coi tipici calzari alati, che col caduceo scaccia le nubi per preservare questa eterna primavera. Come succede per altri grandi capolavori del Rinascimento, la Primavera nasconde vari livelli di lettura: uno strettamente mitologico, legato ai soggetti rappresentati, la cui spiegazione è ormai appurata; uno filosofico, legato alla filosofia dell'accademia neoplatonica e ad altre dottrine; uno storico-dinastico, legato alle vicende contemporanee, e uno legato alla gratificazione del committente e della sua famiglia. Tra queste tre possibili interpretazioni, mi soffermerei particolarmente su quella in chiave filosofica: gli studiosi che “si affidano” a questa interpretazione vedono l'opera come la narrazione di come l'amore, nei suoi diversi gradi, arrivi a staccare l'uomo dal mondo terreno per volgerlo a quello spirituale. Secondo questa interpretazione, dunque, il primo gruppo di personaggi (Zefiro-Clori-Flora) rappresenterebbero la Primavera, simbolo della natura non tanto intesa come stagione dell'anno quanto forza universale ciclica e dal potere rigenerativo; Venere rappresenterebbe l'Humanitas, ovvero le attività spirituali dell'uomo, le Grazie i tre aspetti dell'amore, descritti da Marsilio Ficino: da sinistra, la Voluttà (Voluptas), dalla capigliatura ribelle, la Castità (Castitas), dallo sguardo malinconico e dall'atteggiamento introverso, e la Bellezza (Pulchritudo), con al collo una collana che sostiene un'elegante prezioso pendente e dal velo sottile che le copre i capelli (verso la quale sembra stare per scoccare la freccia Cupido); infine Mercurio rappresenterebbe la Ragione, che guida le azioni dell'uomo allontanando le nubi della passione e dell'intemperanza. In questo modo, l'opera assume un forte significato neoplatonico.
impegnati in una battaglia; dietro di essi è possibile scorgere delle architetture in rovina. A mio parere, attraverso quest'opera, è possibile notare l'unicità di Leonardo rispetto agli altri artisti. La prima cosa che si nota è sicuramente il tema: nell'opera di Leonardo il soggetto non è mitologico, bensì religioso. Ma analizzando le due opere in maniera più approfondita, ci si accorge che in quest'opera i personaggi e perfino le radici della pianta appaiono più realistiche, più vive. Se nella Primavera ogni cosa appariva come “sospesa” in un tempo e in un luogo indefinito, nell'Adorazione dei Magi i personaggi assumono quasi una sorta di “identità propria”, ognuno caratterizzato da uno specifico movimento o da una specifica espressione del volto, c'è chi è stupito, chi sconvolto, chi quasi impaurito……insomma, ci sono talmente tante di quelle emozioni che sarebbe impossibile elencarle tutte una per una. E già questa cosa, a mio avviso, distanzia la resa naturalistica dell'opera di Leonardo dall'opera “neoplatonica” di Sandro Botticelli. Inoltre, anche lo sfondo accentua ancor di più la differenza che c'è tra i due autori: se Botticelli infatti ambientò la scena in un boschetto di aranci dai tratti quasi “idillici”, Leonardo ambienta la sua scena in un mondo totalmente differente, molto più realistico. E a proposito dell'ambientazione, osserviamo l'uso della prospettiva: nella Primavera, essa è totalmente assente (cosa abbastanza particolare, se consideriamo che tutti gli artisti Rinascimentali si basarono su questa importante scoperta), mentre nell'Adorazione dei Magi, Leonardo ne fa uno dei cardini principali dell'opera, rendendola, se possibile, ancora più “realistica”: egli infatti organizzò l'opera secondo delle precise direttrici (cosa facilitata dalla forma quadrangolare della tavola), lungo le quali si sviluppa lo sfondo, e organizza i tre gruppi dei personaggi secondo precise figure geometriche (la Madonna col bambino formano, come è stato già detto, una composizione piramidale, mentre gli altri personaggi sono disposti secondo dei semicerchi che diventano più larghi a mano a mano che ci si allontana); inoltre, è importante sottolineare come i “personaggi principali” siano più vividi e delineati rispetto a quelli sullo sfondo, che risultano essere più “sfumati” (effetto dovuto agli innumerevoli studi compiuti da Leonardo sulla resa prospettica).
Per quanto riguarda il “metodo di lavoro” (che verrà poi ripreso da altri artisti contemporanei/ successivi a Leonardo) utilizzato in quest'opera, per prima cosa è importantissimo sottolineare che egli fu il primo in assoluto a studiare attentamente la resa prospettica, tanto che nell'Adorazione dei Magi Leonardo sottolineò la distanza tra lo spazio prospettico e lo spazio percettivo, arrivando così alla conclusione che lo spazio è percepito solamente grazie alla presenza di corpi posizionati in esso. Inoltre, egli studiò attentamente anche la luce e la sua resa spaziale in modo estremamente accurato. A mio avviso, anche la resa del suono venne studiata attentamente (dato che è proprio dal gesto compiuto dal bambino che si propagano i cerchi concentrici con cui sono organizzati tutti gli altri personaggi). In secondo luogo, è interessante soffermarsi anche sui “materiali” utilizzati da Leonardo per realizzare questa splendida opera purtroppo (o per fortuna, perché altrimenti non avremmo mai scoperto il metodo di lavoro utilizzato da Leonardo) rimasta incompiuta: egli infatti, secondo la tradizione fiorentina, preparò un disegno estremamente accurato, utilizzando tuttavia il meno possibile delle linee nette e “ben definite” per i contorni. Questa scelta contrastava con l'opinione dominante a Firenze, che sosteneva il predominio della linea di contorno come “confine preciso” dell'oggetto rappresentato: come sappiamo, infatti, Leonardo prediligeva i contorni più sfumati, suggerendo una continuità tra i soggetti rappresentati e lo spazio che li circonda (dal momento che, come sosteneva Leonardo stesso, in natura non esistono contorni). È importante sottolineare che alcuni personaggi sono appena delineati, altri invece risultano essere più definiti. A partire dal disegno, Leonardo procedeva poi “rinforzando gli scuri”, ovvero stendendo una base di tonalità più scura dove necessario, lasciando invece visibile la preparazione chiara di fondo sui soggetti più illuminati. Su questa preparazione, Leonardo avrebbe steso i colori (un esempio “lampante” sono proprio le figure poste a destra, alle quali manca solamente il colore).