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CONFRONTO TRA PANTEA E ANDROMACA, Esercizi di Greco

confronto tra Pantea e Andromaca, in Particolare tra il brano “L’addio tra Pantea ed Abradata” tratto dalla Ciropedia di Senofonte e il brano dedicato all’addio tra Ettore e Andromaca. quattrocento parole.

Tipologia: Esercizi

2022/2023

In vendita dal 19/08/2023

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1432_V 🇮🇹

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In entrambi i testi proposti assistiamo all’ultimo incontro tra marito e moglie che si separano consapevoli
del fatto che probabilmente non si rivedranno mai più. Nel primo brano “L’addio tra Pantea ed Abradata”,
tratto dalla Ciropedia di Senofonte, Pantea consegna ad Abradata una corazza e un elmo d’oro, bracciali e
braccialetti a difesa dei polsi e una tunica purpurea che aveva preparato sacrificando i suoi gioielli. Nel
frattempo lo riveste delle armi, cercando di nascondere le lacrime. Mentre Abradata si preparava a salire
sul carro, Pantea inizia un lungo discorso: gli dice di averlo onorato più della sua stessa vita e che
nonostante ciò non biasima la sua scelta di partire per andare a combattere. Preferirebbe infatti essere
seppellita di terra insieme a lui, piuttosto che vivere disonorata con un uomo disonorato. Abradata,
commosso dalle parole della moglie, invoca Zeus e onora la moglie e Ciro, che ha custodito Pantea per lui,
poi sale sul carro. Abradata, una volta partito, si volta indietro un’ultima volta a guardare l’amata,
salutandola per sempre e dicendole di farsi coraggio. Allo stesso modo Ettore, dopo aver preso in braccio
suo figlio, prega Zeus per esaltare Andromaca e Astianatte, chiedendogli di far diventare il suo bambino
illustre tra i Troiani, di farlo regnare su Ilio con forza e gli augura addirittura che possa diventare più forte di
lui; Anche Andromaca fa un lungo discorso ad Ettore, ma a differenza di Pantea, lo prega di non partire, di
restare con lei e il bambino e di non farli vedova e orfano di padre. Gli ricorda già quanti lutti ha dovuto
sopportare a causa della guerra e che lui è per lei padre, madre, fratello e marito. Lo prega di avere pietà di
lei e di fermare l’esercito. Ettore risponde dicendo che nessun uomo, vile o valoroso, è sfuggito dalla sorte,
dunque la prega di non affliggersi troppo nell’animo e di rassegnarsi. Conclude dicendole di andare a casa a
pensare alle sue occupazioni e che alla guerra penseranno tutti gli uomini nati ad Ilio, lui per primo. Questo
fa emergere il contrasto tra il mondo femminile, che pone gli affetti davanti a tutto, e quello maschile, per il
quale il primo dovere è il rispetto del codice d’onore. Ettore, seppure si confonde in lui un intreccio
complesso con il sentimento dell’onore e quelli personali, non può accogliere i consigli di Andromaca che
vorrebbe tenerlo lontano dai pericoli della guerra. Andromaca, a differenza di Pantea, non nasconde le
lacrime, anzi, si volta continuamente verso il marito che si allontana versando copiose lacrime e mostrando
tutta la sua disperazione.

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In entrambi i testi proposti assistiamo all’ultimo incontro tra marito e moglie che si separano consapevoli del fatto che probabilmente non si rivedranno mai più. Nel primo brano “L’addio tra Pantea ed Abradata”, tratto dalla Ciropedia di Senofonte, Pantea consegna ad Abradata una corazza e un elmo d’oro, bracciali e braccialetti a difesa dei polsi e una tunica purpurea che aveva preparato sacrificando i suoi gioielli. Nel frattempo lo riveste delle armi, cercando di nascondere le lacrime. Mentre Abradata si preparava a salire sul carro, Pantea inizia un lungo discorso: gli dice di averlo onorato più della sua stessa vita e che nonostante ciò non biasima la sua scelta di partire per andare a combattere. Preferirebbe infatti essere seppellita di terra insieme a lui, piuttosto che vivere disonorata con un uomo disonorato_._ Abradata, commosso dalle parole della moglie, invoca Zeus e onora la moglie e Ciro, che ha custodito Pantea per lui, poi sale sul carro. Abradata, una volta partito, si volta indietro un’ultima volta a guardare l’amata, salutandola per sempre e dicendole di farsi coraggio. Allo stesso modo Ettore, dopo aver preso in braccio suo figlio, prega Zeus per esaltare Andromaca e Astianatte, chiedendogli di far diventare il suo bambino illustre tra i Troiani, di farlo regnare su Ilio con forza e gli augura addirittura che possa diventare più forte di lui; Anche Andromaca fa un lungo discorso ad Ettore, ma a differenza di Pantea, lo prega di non partire, di restare con lei e il bambino e di non farli vedova e orfano di padre. Gli ricorda già quanti lutti ha dovuto sopportare a causa della guerra e che lui è per lei padre, madre, fratello e marito. Lo prega di avere pietà di lei e di fermare l’esercito. Ettore risponde dicendo che nessun uomo, vile o valoroso, è sfuggito dalla sorte, dunque la prega di non affliggersi troppo nell’animo e di rassegnarsi. Conclude dicendole di andare a casa a pensare alle sue occupazioni e che alla guerra penseranno tutti gli uomini nati ad Ilio, lui per primo. Questo fa emergere il contrasto tra il mondo femminile, che pone gli affetti davanti a tutto, e quello maschile, per il quale il primo dovere è il rispetto del codice d’onore. Ettore, seppure si confonde in lui un intreccio complesso con il sentimento dell’onore e quelli personali, non può accogliere i consigli di Andromaca che vorrebbe tenerlo lontano dai pericoli della guerra. Andromaca, a differenza di Pantea, non nasconde le lacrime, anzi, si volta continuamente verso il marito che si allontana versando copiose lacrime e mostrando tutta la sua disperazione.