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Considerazioni sul Tempo, Appunti di Filosofia Teoretica

Riflessioni sul concetto di Tempo

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 18/03/2017

Utente sconosciuto
Utente sconosciuto 🇮🇹

4.6

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8 documenti

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Considerazioni sul Tempo
Perché il Tempo? Cosa è il Tempo? Certamente è un problema complesso, spinoso, impervio, ma
estremamente interessante e delicato. Rispondere non è cosa semplice; per fortuna, la storia della
filosofia, non senza difficoltà, dedica svariate e ricche pagine di spiegazioni, riflessioni e
interpretazioni sul tema, che noi, cercheremo di affrontare in compagnia di quattro grandi autori,
Heidegger, Husserl, Dilthey e Nietzsche. Con l’aiuto di Nicola Abbagnano e del suo dizionario
filosofico è possibile fare una piccola e iniziale distinzione del concetto di Tempo secondo tre punti
fondamentali: 1) il Tempo come ordine misurabile; 2) il Tempo come movimento intuito; 3) il
Tempo come struttura delle possibilità . Al primo punto si connettono, nell’antichità, il concetto
ciclico del mondo e della vita dell’uomo (metmpsicosi) e, nell’epoca moderna, il concetto
scientifico del tempo. Al secondo punto si connette il concetto di coscienza, con la quale il Tempo
viene identificato. Il terzo punto nasce dalla filosofia esistenzialistica e in particolar modo dal
concetto, come vedremo, che del Tempo ha Martin Heidegger (Tempo=struttura delle possibilità).
Chi legge di filosofia sa che Aristotele definisce il tempo come il “numero del movimento
secondo il prima e il dopo”, stabilendo quindi che fra tempo e movimento esiste un rapporto, in
quanto il primo è la misura numerica del secondo e contiene in distinzioni e divisioni che
possono essere calcolate e sommate. Agostino assegna invece al Tempo un valore psicologico, egli
identifica il tempo con la “distensione dell’anima”, per cui il Tempo è una rivelazione soggettiva
che avviene all’interno della coscienza, dove la memoria e l’aspettativa ci danno il passato e il
futuro, mentre l’attenzione coglie il presente. Con il pensiero cristiano, inoltre, la concezione del
tempo muta: da circolare diviene lineare e il tempo diviene il cammino che l’uomo deve percorrere
per ritornare a Dio nella redenzione della fine dei tempi; Dio è infatti eternità, ossia è fuori e al di là
del tempo; le due tesi, aristotelico e agostiniana, si alternano nel Medioevo, fino a Hobbes e
Cartesio, che non si discostano da Aristotele. La nascita della meccanica ripropone il problema in
termini scientifici per opera di Newton che, sull’ipotesi del tempo e spazio assoluto, fonda le
proprie leggi, considerando il Tempo come l’ordine delle successioni; teoria alla quale si
oppongono gli Empiristi, che ribadiscono la soggettività del Tempo: è dall’esperienza interiore del
fluido delle idee e degli stati psichici che si elabora la nozione di Tempo; e anche per Leibniz il
tempo esprime l’ordine di successione delle nostre percezioni. Una sintesi del realismo newtoniano
e del soggettivismo empiristico si ha in Kant: il tempo è intuizione pura, la forma a priori dei
fenomeni del senso interno, cioè dei processi psichici, la condizione necessaria e universale delle
nostre percezioni; quindi è soggettivismo, in quanto è un’attività dello spirito umano, ma è al tempo
stesso oggettivo, in quanto è condizione d’ogni possibile esperienza. Perché Heidegger? Perché
Husserl? Perché Dilthey? Perché Nietzsche? Il filo conduttore del Tempo, in Essi, ci aiuta a
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Considerazioni sul Tempo

Perché il Tempo? Cosa è il Tempo? Certamente è un problema complesso, spinoso, impervio, ma estremamente interessante e delicato. Rispondere non è cosa semplice; per fortuna, la storia della filosofia, non senza difficoltà, dedica svariate e ricche pagine di spiegazioni, riflessioni e interpretazioni sul tema, che noi, cercheremo di affrontare in compagnia di quattro grandi autori, Heidegger, Husserl, Dilthey e Nietzsche. Con l’aiuto di Nicola Abbagnano e del suo dizionario filosofico è possibile fare una piccola e iniziale distinzione del concetto di Tempo secondo tre punti fondamentali: 1) il Tempo come ordine misurabile; 2) il Tempo come movimento intuito; 3) il Tempo come struttura delle possibilità. Al primo punto si connettono, nell’antichità, il concetto ciclico del mondo e della vita dell’uomo (metmpsicosi) e, nell’epoca moderna, il concetto scientifico del tempo. Al secondo punto si connette il concetto di coscienza, con la quale il Tempo viene identificato. Il terzo punto nasce dalla filosofia esistenzialistica e in particolar modo dal concetto, come vedremo, che del Tempo ha Martin Heidegger (Tempo=struttura delle possibilità). Chi legge di filosofia sa che Aristotele definisce il tempo come il “numero del movimento secondo il prima e il dopo”, stabilendo quindi che fra tempo e movimento esiste un rapporto, in quanto il primo è la misura numerica del secondo e contiene in sé distinzioni e divisioni che possono essere calcolate e sommate. Agostino assegna invece al Tempo un valore psicologico, egli identifica il tempo con la “distensione dell’anima”, per cui il Tempo è una rivelazione soggettiva che avviene all’interno della coscienza, dove la memoria e l’aspettativa ci danno il passato e il futuro, mentre l’attenzione coglie il presente. Con il pensiero cristiano, inoltre, la concezione del tempo muta: da circolare diviene lineare e il tempo diviene il cammino che l’uomo deve percorrere per ritornare a Dio nella redenzione della fine dei tempi; Dio è infatti eternità, ossia è fuori e al di là del tempo; le due tesi, aristotelico e agostiniana, si alternano nel Medioevo, fino a Hobbes e Cartesio, che non si discostano da Aristotele. La nascita della meccanica ripropone il problema in termini scientifici per opera di Newton che, sull’ipotesi del tempo e spazio assoluto, fonda le proprie leggi, considerando il Tempo come l’ordine delle successioni; teoria alla quale si oppongono gli Empiristi, che ribadiscono la soggettività del Tempo: è dall’esperienza interiore del fluido delle idee e degli stati psichici che si elabora la nozione di Tempo; e anche per Leibniz il tempo esprime l’ordine di successione delle nostre percezioni. Una sintesi del realismo newtoniano e del soggettivismo empiristico si ha in Kant: il tempo è intuizione pura, la forma a priori dei fenomeni del senso interno, cioè dei processi psichici, la condizione necessaria e universale delle nostre percezioni; quindi è soggettivismo, in quanto è un’attività dello spirito umano, ma è al tempo stesso oggettivo, in quanto è condizione d’ogni possibile esperienza. Perché Heidegger? Perché Husserl? Perché Dilthey? Perché Nietzsche? Il filo conduttore del Tempo, in Essi, ci aiuta a

comprendere e unificare le problematiche centrali delle Loro stesse opere e non solo, ma è anche un collegamento tra posizioni filosofiche che appaiono molto distanti tra loro.

Heidegger e il Tempo

Nella filosofia di Heidegger rispetto al problema del Tempo ci sono due fasi fondamentali: la prima arriva fino a “Essere e Tempo” (1927), la seconda fase, va dagli anni trenta in poi, dunque post-“Essere e Tempo”. Queste due fasi si distinguono tra loro da una “svolta” che nel pensiero di Heidegger corrisponde al risvolto o rovescio (problema che da il titolo all’imponente opera heideggeriana). Nella prima fase il pensiero di Heidegger matura verso un compito filosofico fondamentale che viene realizzato in “Essere e Tempo” ossia, il tentativo di passare dalle concezioni dell’essere ad una concezione del tempo. Tutte le concezioni dell’essere, tutte le “metafisiche” che si sono susseguite nella storia del pensiero occidentale sarebbero state determinate dall’isolamento di una modalità del Tempo, il quale ne ha tre: passato, presente e futuro. Egli allude all’isolamento della modalità del presente, usata poi come selettore ontologico, cioè come schema per definire l’essere. Quindi usare il presente come selettore ontologico significa chiamare essere ciò che è presente. Dire che è ciò che è presente , cioè dire che non è il passato in quanto non è più, e non è il futuro in quanto non è ancora. Quindi: passato e futuro non sono, per ragioni opposte; mentre il presente è. Secondo Heidegger non c’è nessuna differenza sostanziale tra Aristotele ed Hegel nella concezione del Tempo. Cioè: il Tempo viene concepito secondo il modello inconscio, nascosto, della cosa, dell’oggetto presente. Ecco perché ne è venuta l’immagine del Tempo cosiddetto obbiettivo, il tempo degli oggetti, delle cose; che è poi il tempo misurabile; gli oggetti sono in una dimensione quantitativa e misurabile. Questa è l’immagine comune, abituale del tempo; il tempo come una linea aperta ai due lati all’infinito in avanti e indietro, una linea fatta di istanti tutti uguali fra loro; è una linea tale per cui vi è un solo istante di volta in volta reale che è quello del presente, mentre gli altri sono stati divorati oppure non ci sono ancora. Schopenhauer ha una concezione “edipica” del tempo; nel “Mondo come volontà e rappresentazione” concepisce il Tempo come un continuo divoramento che l’istante presente fa di quello passato. In questo rovesciarsi del problema dell’essere sul tempo si ha poi il ritorno della concezione del tempo su se stessa in termini di essere. Dunque, in partenza, si ha un concetto di tempo che si proietterebbe sul concetto generale di essere, poi, il concetto generale di essere comprenderebbe dentro di sé quello comune di tempo. L’analisi di “Essere e Tempo” vedeva come prima fase del proprio compito questo processo: ricondurre la concezione, l’idea dell’essere tradizionale alla sua origine costitutiva, cioè al problema del tempo; poi, mettere in discussione la concezione del tempo e recuperare la dimensione completa della temporalità. Dunque, si distrugge la storia dell’essere, si distrugge la