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CONSIDERAZIONI SULLO STUPA DI BHARUT, Tesi di laurea di Storia dell'India

Tesi laurea triennale in beni culturali sulla storia dell'arte indiana

Tipologia: Tesi di laurea

2018/2019

Caricato il 11/02/2019

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cecilia_magni 🇮🇹

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO
FACOLTÁ DI STUDI UMANISTICI
Corso di Laurea Triennale in SCIENZE DEI BENI CULTURALI
CONSIDERAZIONI SULLO STUPA DI BHARHUT
Relatore:
Chiar.ma Prof.ssa
Cinzia PIERUCCINI
Elaborato Finale di:
Cecilia MAGNI
Matr. n. 828441
Anno Accademico 2015/2016
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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO

FACOLTÁ DI STUDI UMANISTICI

Corso di Laurea Triennale in SCIENZE DEI BENI CULTURALI

CONSIDERAZIONI SULLO STUPA DI BHARHUT

Relatore:

Chiar.ma Prof.ssa

Cinzia PIERUCCINI

Elaborato Finale di:

Cecilia MAGNI

Matr. n. 828441

Anno Accademico 2015/

CAPITOLO 3: LE MODALITÁ DI NARRAZIONE SULLO STUPA DI

  • INTRODUZIONE
    • 1.1. La posizione dello stupa e la probabile epoca di costruzione CAPITOLO 1: LO STUPA DI BHARHUT
    • 1.2. Descrizione dello stupa.....................................................................
    • 1.3. Descrizione del torana
    • 1.4. Descrizione della cimasa
    • 1.5. Descrizione della cancellata e dei pilastri
    • 1.6. Descrizione della cancellata esterna
        1. L’albero della bodhi CAPITOLO 2: LE SCULTURE DELLO STUPA DI BHARHUT
        1. Il dono del Jetavana
        1. L’adorazione del Buddha da parte di Erapata
        1. Miga Jataka
        1. Yavamajhakiya Jataka
        1. Gaja-Lakshmi
        1. Scimmie ed elefanti
        1. Lo yaksha e le scimmie
        1. Chhanda Yakshi
        1. Cavaliere
        1. Guerriero
        1. Il Re Naga Chakavāka
        1. Le cimase
      1. Il vaso
      1. La danza del pavone
    • 3.1. Modalità monoscenica e statica BHARHUT
    • 3.2. Scene umoristiche
    • 3.3. Modalità sequenziale della cimasa
    • 3.4. Iscrizioni dei donatori
  • CONCLUSIONI
  • ELENCO DELLE IMMAGINI E DELLE FONTI
  • RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

INTRODUZIONE

Lo scopo di questo lavoro è un analisi dello stupa di Bharhut. Lo stupa è un monumento buddhista che rappresenta un luogo di devozione, pellegrinaggio e insegnamento, perché i suoi rilievi e le sue sculture trasmettono la conoscenze della dottrina. Il lavoro è diviso in alcuni capitoli che hanno l’intento di offrire un’idea complessiva dello stupa di Bharhut. In primo luogo sarà presentata una descrizione generale di questo stupa attraverso gli studi di Alexander Cunningham, archeologo britannico, che scopre questo reliquiario nel 1874; in primo luogo grazie ai suoi studi conosciamo la sua forma e la sua composizione. Lo stupa sì trova presso Satna nel Madhya Pradesh e la sua probabile epoca di costruzione va dal 250 al 200 a.C; i resti di questo monumento sono oggi conservati presso l’Indian Museum di Kolkata. Il lavoro si sviluppa quindi attraverso la descrizione dei medaglioni e dei pilastri che fanno parte della cancellata conservata nel museo; queste raffigurazioni rappresentano biografie del Buddha, jataka , scene umoristiche e animali, e si dividono in cimase, pilastri e infine medaglioni decorativi. Queste pagine si concludono con una breve spiegazione delle modalità narrative utilizzate nei rilievi di questo stupa , dove si prendono in considerazione gli elementi scolpiti analizzati in precedenza.

Esegue due scavi dal parapetto di pietra verso l'interno dello stupa e in entrambi i luoghi scopre che la pavimentazione a schiera cessava di colpo a 3,10 metri; questo punto è quindi il bordo della base dello stupa, che è di conseguenza 20,21 metri di diametro. In seguito, durante gli scavi della cancellata, trova numerosi esemplari dei mattoni con cui lo stupa è stato costruito; la maggior parte sono semplici, di forma quadrata e di grandi dimensioni, cioè 30 x 30 x 7,5 centimetri, ma ce ne sono altri di dimensioni molto più grandi, di cui si è potuto ottenere solo frammenti da 12,7 a 15, centimetri di spessore. Cunningham compie una seconda visita a Bharhut, in compagnia dell’assistente Beglar, durante la quale tutto lo spazio all'interno della cancellata viene scavato a una larghezza di 3,6 a 4,5 metri. Questo ampio scavo ha messo in luce l'unica parte restante dello stupa. La metà inferiore è piuttosto semplice, invece la metà superiore è ornata da una successione di cavità di forma triangolare, strette nella parte inferiore e larghe in alto, erano sicuramente nicchie destinate per le lampade. Di conseguenza ci sarebbero state 120 rientranze su tutta la circonferenza che avrebbe quindi ospitato 600 punti luce per l'illuminazione. Ogni fila di questi recessi è composta da tre linee di luci e poiché ci sono diverse file di rientranze l’illuminazione aveva una forma di diamante, con luci che coprivano tutta la parte inferiore dello stupa fino alla sorgente della cupola. Sappiamo dalla cancellata che la forma dello stupa era circolare; il suo aspetto generale si apprende dai rilievi di tre o quattro stupa che si trovano tra le sculture, i quali presentano caratteristiche comuni. La cupola era un emisfero che sorge su una base cilindrica ornata con piccole rientranze per le luci. Sulla parte superiore dell'emisfero si trovava una piattaforma quadrata decorata con una cancellata, che sosteneva il coronamento a parasole, con ghirlande sospese sul bordo insieme a grandi fiori che sorgono dalla parte superiore. La grande cancellata di pietra, che circondava lo stupa , aveva quattro aperture verso i quattro punti cardinali. Era diviso in quattro quadranti, ciascuno dei quali consisteva in 16 colonne unite da tre traverse e coperte da una massiccia cimasa in

pietra. Dal lato sinistro di ogni entrata la cancellata si estendeva verso l’esterno nella misura di due pilastri in modo da coprire l’ingresso diretto dello stupa. L’insieme delle quattro cancellate che circondavano le entrate creano una continuità tale da formare uno svastika , simbolo religioso buddhista. La cancellata conteneva 20 pilastri in ogni quadrante; quindi i pilastri sono 80 in tutto il cerchio, incluse le cancellate delle quattro entrate. In ogni entrata era previsto un arco ornamentale, torana sostenuto da due pilastri formati da un gruppo di quattro ottagoni uniti insieme e coronati da quattro distinti capitelli a forma di campana. Questi sono coperti da un unico abaco su cui poggia un grande capitello formato da due leoni alati e due tori alati^2.

1.3. Descrizione del torana

Altre porzioni di torana sono state scoperte successivamente. Uno dei pezzi ritrovati forma quasi tutta la facciata della trave centrale del torana e presenta un trono centrale con una serie di alberi di bambù sullo sfondo, e due leoni in avvicinamento, uno per lato. I frammenti di altre travi dei torana sono stati trovati davanti al portone orientale. Uno di questi frammenti rappresenta una processione di elefanti, due su ogni lato del centro, dove si presume ci doveva essere un albero di baniano con un trono corrispondente al bambù dell’altra trave; probabilmente il portone era composto da tre travi come quello di Sanchi. Le estremità sporgenti delle travi dei torana sono composti da coccodrilli con la bocca aperta e con le code arricciate. La parte quadrata del fascio, tra la curva centrale e l'estremità del coccodrillo, era ornato da uno stupa su un lato e un tempio o santuario dall'altra. I lunghi spazi tra le parti centrali curve delle travi torana sembrerebbero riempiti con un numero di piccole colonne e statue a pilastro posizionati alternativamente.

(^2) Cunningham 1879, pp. 2, 3, 7, 9.

altre scene che sono state notate in precedenza. Sulla facciata esterna tutti gli spazi delimitati dalle ondulazioni sono riempiti con ripetizione di fiori di loto^4.

1.5. Descrizione della cancellata e dei pilastri

I pilastri della cancellata misurano 2 metri di altezza, con una sezione di 2,54 metri, la stessa sezione delle colonne nella cancellata del grande stupa di Sanchi. I pilastri di Bharhut hanno tuttavia i bordi leggermente smussati e sono pieni di splendidi ornamenti a medaglione al cui interno sono presenti dei rilievi elaborati, principalmente di fiori di loto o composizioni floreali, ma ci sono anche molte raffigurazioni di animali e un numero considerevole di scene che trattano leggende buddhiste ed eventi storici. Alcuni hanno figure singole o di yaksha , devata o naga. Molte di queste rappresentazioni non hanno alcuna iscrizione per identificarli, ma tra le scene scolpite dei pilastri ci sono diversi jataka identificati dai loro titoli o scene prima della nascita di Gautama, ad esempio la concezione di Maya Devi con l’avvicinarsi dell’elefante bianco, oppure, rappresentazioni di alberi bodhi di sei diversi Buddha con i rispettivi nomi. I bordi dei pilastri sono scolpiti con vari ornamenti che arricchiscono notevolmente la cancellata; consistono principalmente di fiori, frutti con figure umane, sia maschile sia femminili, in piedi sui fiori con le mani in atteggiamento o di devozione, o che porgono le mani verso l’alto in gesto di raccolta. Su alcuni pilastri i fiori vengono portati da elefanti, cavalli, scimmie, pavoni mentre pappagalli e scoiattoli pendono dagli alberi e si cibano della frutta. L’ornamento dei pilastri angolari degli ingressi sono molto diversi dagli altri; quelli interni generalmente portano figure di yaksha , devata e naga per tutelare i quattro ingressi. Alla porta nord ci sono figure del re Kupiro Yaksha e Chanda Yakhi, mentre alla porta sud ci sono figure di Chulaloka Devata e Naga Raja Chakavako. Su due pilastri angolari esterni abbiamo una disposizione diversa; i volti di questi pilastri sono divisi in tre compartimenti, o pannelli, da bande orizzontali della cancellata. Ciascuno

(^4) Cunningham 1879, p. 10.

di questi pannelli è ricoperto di sculture che rappresentano scene o leggende sulla bibliografia del Buddha; molti di questi sono estremamente interessanti come le iscrizioni che ci consentono di identificare le diverse storie con una certezza assoluta. Una scena interessante rappresenta il re dei naga Erapatra in ginocchio ai piedi dell’albero della bodhi , viene indicato come Erapato Naga Raja Bhagavato vandate o adorazione del Buddha da parte di Erapata. Un'altra scena di grande interesse è Raja Prasenajit sopra un carro trainato da quattro cavalli che vuole espiare le sue pene presso il santuario della ruota buddhista; viene etichettato Bhagavato Dhama Ghaham , o “Buddha della ruota della legge”. Altre scene ci presentano il famoso albero della bodhi di Shakyamuni e l’albero di baniano di Kasyapa Buddha adorato da elefanti; infine c’è una scena che rappresenta una danza di Apsaras. Complessivamente sono 35 i pilastri che sono stati trovati sul sito dello stupa insieme a numerosi frammenti nei villaggi della zona. I pilastri sono dello stesso modello di quelli di Mathura; la differenza è che quelle di Bharhut sono di dimensioni leggermente più piccole, il che rende la loro superficie curva e più piatta. I pilastri recano medaglioni su ogni lato; tra di loro sono raffigurati pochi jataka , ma presentano scene umoristiche e una grande varietà di ornamenti floreali di singolare bellezza. Il numero totale di pilastri nella cancellata completa sono 228; alcuni medaglioni presentano solo scene religiose, come il culto dello stupa , l’albero della bodhi e il dharma. Tra la cancellata e lo stupa c’era uno spazio libero di 3,10 centimetri circa di larghezza per la circolazione dei pellegrini intorno al sacro edificio. L’insieme di questo spazio era coperto da un spesso pavimento di intonaco di calce; il bordo esterno del piano è terminato da una linea di cordoli curvi tagliati esattamente alla circonferenza del cerchio interno della cancellata e le colonne sono state fissate contro i cordoli che toccano appena il diametro. Il piede di ogni pilastro si basava su un blocco quadrato posato direttamente a terra. Il pavimento è stato continuato per tutto l’esterno della cancellata per una larghezza di parecchi metri^5.

(^5) Cunningham 1879, pp. 11, 12.

lettera di ciascuna delle sue due linee, ma può essere facilmente ripristinata come segue:

  • (Ba) hu hathika asana
  • (Bha) gavato Mahadeva È possibile, quindi, che questo pilastro possa aver fatto parte della cornice della cancellata un vajrasana. In altri due casi in cui le parole si trovano bahuhathika si riferiscono chiaramente al “grande branco di elefanti”, che appare nella scultura. Essi sono posti immediatamente sotto una fila di mani umane, il che suggerisce la probabilità che bahuhathika possa fare riferimento alle “molte mani” della scultura. File simili si trovano in un’altra scultura che a quanto pare rappresenta una fila di quattro altari o sedili collocate all’interno di un tempio. Cunningham pensa sia molto probabile che questi siano troni o sedi dei quattro Buddha verso il quale le “molte mani” sì rivolgono in adorazione. Se questa spiegazione è plausibile allora l’iscrizione sopra citata deve fare riferimento al numero di mani innalzate davanti al trono ( asana ) di Mahadeva, figura controversa che appare in vari ruoli nelle storie delle varie scuole buddhiste. Il vajrasana , o bodhimanda , come veniva anche chiamato, era il nome di un sedile su cui il Buddha aveva ottenuto il suo stato di illuminazione. Questo trono era oggetto di grande venerazione ed è spesso rappresentato nelle sculture. Nel medio e basso rilievo del pilastro su cui è inciso il nome Ajȃtasato si trovano rappresentazioni reali del vajrasana , o il seggio di Shakyamuni. Il trono sembra essere rappresentato in tre altre scene a destra della stessa colonna sotto l’ombra dell’albero della bodhi , che è stato omesso nelle altre scene per mancanza di spazio. Il vajrasana di ogni Buddha è rappresentato anche sotto l’ombra dell’albero delle bodhi nelle scene dove sono iscritti i rispettivi nomi. In due di queste sculture il sedile è supportato su pilastri, che conferma quello frantumato con la scritta contenente la parola asana è probabilmente uno dei sostenitori di un vajrasana o trono del Buddha^6.

(^6) Cunningham 1879, pp. 13, 14.

CAPITOLO 2

LE SCULTURE DELLO STUPA DI BHARHUT

1. L’albero della bodhi

L’albero rappresenta la figura del cosmo totale: i suoi rami sono il cielo e le radici rappresentano i mondi sotterranei. Appare ripetutamente in relazione con gli eventi più importanti del Buddha, una sorta di promemoria sull’asse del mondo, è l’origine del cosmo e quindi fonte di ricchezza e felicità^7. La rappresentazione di questo tema è un argomento molto popolare nell'arte scultorea buddhista. A Bharhut ci imbattiamo in sei alberi della bodhi associati con sei differenti Buddha. Questi sono:

  1. Pātali con Vipasyin
  2. Śāla con Viśvabhu
  3. Sirisha con Krakuchanda
  4. Udumbara con Kanakamuni
  5. Nyagrodha con Kaśyapa
  6. Pippala con Shakyamuni

La raffigurazione è stata scolpita nel medaglione centrale di uno dei pilastri e mostra l’albero della bodhi su un piedistallo. Diverse ghirlande pendono dai suoi rami e figure maschili raccolgono fiori; le figure femminili sono inginocchiate e una di loro è seduta su un sedile che può suggerire il suo status elevato. La parte inferiore è composta da due boccioli di loto ad angolo sospese ai lati. Nella parte superiore sui lati sono raffigurati due elefanti posti sopra un piedistallo di loto con i profili rivolti in direzioni opposte. Nell’epigrafe posta tra i due elefanti abbiamo delle scritte in brahmi nella prima riga Chakulānam sanghamitasa thabho

(^7) Snodgrass 1985, p. 180.

2. Il Sogno di Maya

Prima della nascita di Gautama sua madre Maya Devi fece un sogno in cui un elefante discendeva dal cielo ed entrava nel suo grembo. La scena è scolpita sul medaglione di un pilastro e vediamo la figura femminile sdraiata con la mano destra poggiata sul suo fianco; una lampada disposta su un basamento illumina i suoi piedi. Abbiamo due attendenti sedute su dei cuscini che sembrano addormentate mentre la terza ha le mani giunte in adorazione. L’elefante le si avvicina dall’alto. Sopra il medaglione leggiamo Bhagavato Ukramti , ovvero la discesa del Signore. Ai lati notiamo nella parte superiore raffigurazioni floreali che sono dei piedistalli per due figure umane, mentre nella parte inferiore ai lati abbiamo delle piante ricoperte di frutti. La parte posteriore del pilastro raffigura la storia dell’ Isisinga (Rishishringa) Jataka^8.

(^8) Sharma 1994, pp. 20, 22.

  1. Il sogno di Maya, da Bharhut, Madhya Pradesh, III secolo a.C., Kolkata, Indian Museum.
  1. Il dono del Jetavana, da Bharhut, Madhya Pradesh, III secolo a.C., Kolkata, Indian Museum.

4. L’adorazione del Buddha da parte di Erapata

La scena viene rappresentata al centro del pilastro angolare minuziosamente scolpito. Il re Naga Erapata va a rendere omaggio al Buddha che viene rappresentato come albero della bodhi posizionato su una piattaforma decorata con due ghirlande. Prima il re appare in forma umana con un turbante composto da cinque serpenti seguito da due donne che indossano lo stesso copricapo ma con un solo serpente; tutte queste figure stanno adorando il Buddha. Infine il re lo rivediamo inginocchiato davanti all’albero per rendere omaggio al Buddha (Fig. 6). L’epigrafe è situata alle spalle del re e recita Erapato Nagāraja Bhagavato Vandante , ovvero “il re Naga rende omaggio al Dio”. Abbiamo un'altra iscrizione a sinistra che rappresenta “il dono del reverendo Isadina di Bhanaka”, Aya Isadinasa Bhanakasa dānam^10. La parte superiore raffigura l’ultima visita di Prasenajit al Buddha su un carro trainato da quattro cavalli le cui criniere presentano una tecnica stilizzata. A destra vediamo un portone che porta alla città da cui il re è in partenza. Sulla sommità si trova l’iscrizione: Rājā Parenaji Kasalo , ovvero “il re Prasenajit di Kosala”.

(^10) Sharma 1994, pp. 24, 26.