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Appunti integrati con slide di contabilità e bilancio - seconda parte Esame superato con il massimo dei voti
Tipologia: Appunti
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Il risultato civilistico è la base di partenza sulla quale effettuare le variazioni fiscali per addivenire alla determinazione dell’utile imponibile. Le rettifiche, in aumento o diminuzione, sono definite da un complesso di norme di matrice tributaria (ovvero il TUIR), differenti da quelle che regolano la redazione del bilancio (ovvero il Codice civile). L’imposta che colpisce il reddito delle imprese è chiamata I.R.E.S. ed ha un’aliquota pari al 24%. Questa percentuale si applica ad una grandezza chiamata “reddito imponibile” ≠ dall’utile ante imposte, che è il risultato d’esercizio prima delle imposte registrato mediante il testo del Codice civile; invece, il legislatore fiscale non riconosce come massa imponibile l’utile ante imposte, ma segue il testo di riferimento fiscale, chiamato TUIR. Doppio binario: reddito civilistico e reddito imponibile sono determinati distintamente applicando nel primo caso le norme civilistiche e nel secondo caso le norme fiscali. Calcolo delle imposte di competenza Per il calcolo delle imposte di competenza, si parte dal risultato d’esercizio risultante dal conto economico e ad esso si apportano le variazioni in aumento o in diminuzione, richieste per applicare i criteri stabiliti dalle norme tributarie del T.U.I.R. (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) → si giunge così a determinare il reddito imponibile. Il risultato prima delle imposte (RAI) = ricavi – costi. Se i ricavi diminuiscono, il risultato prima delle imposte (chiamato RAI = reddito ante imposte), ovvero il RAI, diminuisce e anche le imposte diminuiranno. Il legislatore mette un tetto minimo al di sotto del quale, se nel conto economico il ricavo è inferiore, quel minor ricavo non viene riconosciuto dal legislatore, ma viene aumentato rispetto al valore considerato minimo (si fa una ripresa in aumento). Il reddito imponibile è il valore sul quale le imprese vanno ad applicare l’aliquota del 24%. Se i costi aumentano, il RAI diminuisce, quindi le imposte diminuiscono: in questo caso il legislatore mette un tetto massimo al di sopra del quale i costi non sono deducibili, ovvero non vengono riconosciuti dal fisco. La variazione (il delta ∆) dei costi, tra quelli effettivi e quelli riconosciuti dal fisco, viene sommata al RAI (stesso procedimento per i ricavi). Partendo dalla base imponibile (reddito imponibile), che nel caso di società di capitali è costituita dal reddito d’impresa (ex art. 81 del TUIR il reddito complessivo delle società ed enti commerciali soggetti ad IRES è infatti qualificato come reddito d’impresa), si applica l’aliquota d’imposta IRES → si giunge così a determinare l’imposta corrente. RI = reddito di competenza dell’esercizio sul quale si applica l’aliquota determinando l’imposta corrente, ossia l’imposta di competenza. Variazioni in aumento e in diminuzione Norma di riferimento: articolo 83 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi D.P.R. 917 del 1986 (T.U.I.R.): il reddito complessivo (=reddito imponibile) è determinato apportando all'utile o alla perdita risultante dal conto economico, relativo all'esercizio chiuso nel periodo di imposta, le variazioni in aumento o in diminuzione conseguenti all’applicazione dei criteri stabiliti nelle successive disposizioni della presente sezione. La necessità di apportare delle variazioni in aumento ed altre in diminuzione per passare dal risultato del conto economico al reddito imponibile è una conseguenza delle diverse finalità che le norme civilistiche e quelle fiscali si pongono. Gli interessi tutelati sono diversi: il bilancio civilistico si interessa degli interessi dei creditori, degli interessi
dei terzi, dell’interesse pubblico e della tutela del risparmio; le norme fiscali, invece, focalizzano maggiormente l’attenzione sull’interesse pubblico, sul concorso alle spese pubbliche e sulla corretta determinazione della capacità contributiva. Anche i criteri valutativi presentano delle differenze: quelli civilistici si basano sulla rappresentazione veritiera e corretta, sulla chiarezza, prudenza e competenza; quelli fiscali, invece, sulla competenza fiscale, sulla certezza e obiettiva determinabilità, sulla previa imputazione a conto economico e sull’inerenza. Principi fiscali di valutazione: principio di competenza fiscale I ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi, per i quali le precedenti norme della presente sezione non dispongono diversamente, concorrono a formare il reddito nell'esercizio di competenza; tuttavia, i ricavi, le spese e gli altri componenti di cui nell'esercizio di competenza non sia ancora certa l'esistenza o determinabile in modo obiettivo l'ammontare, concorrono a formarlo nell’esercizio in cui si verificano tali condizioni. Concetto:
esercizio. I coefficienti sono stabiliti per categorie di beni omogenei in base al normale periodo di deperimento e consumo nei vari settori produttivi. Il legislatore prevede che, ove l’aliquota stanziata civilisticamente risulti maggiore di quella ordinaria prevista ai fini fiscali, l’ammortamento venga riconosciuto nei limiti della misura ordinaria. La variazione in diminuzione (il ∆ tra le due quote di ammortamento), nel caso in cui la quota di ammortamento civilistica sia maggiore di quella fiscale, deve essere sommata al RAI e, successivamente deve essere applicata l’aliquota fiscale.
nessuna variazione).
conto, che mostra tutte le entrate e le uscite in base alla loro causa. Si vede il dettaglio di tutti i movimenti. Ci deve essere coerenza tra entrate e uscite. Il conto economico mostra i costi e i ricavi. È importante, in questo caso, capire come si ha generato reddito. Tutti i costi e ricavi di gestione straordinaria non hanno più una posizione nel conto economico. In questo caso c’è necessità di avere un equilibrio reddituale, ovvero equilibrio delle diverse gestioni. Le analisi di bilancio:
costi fissi e costi variabili; con riferimento ad un determinato arco temporale e a una determinata capacità produttiva installata (livello di attività rilevante- relevant range), i costi si dicono variabili se variano proporzionalmente rispetto alle variazioni del volume della produzione entro il livello di attività rilevante (spesso i costi variabili per unità di prodotto restano costanti); gli stessi si dicono, invece, fissi (o costanti) se non risentono delle variazioni in parola. Riclassificazione del conto economico a valore aggiunto La riclassificazione del conto economico a valore aggiunto consente di verificare se l’impresa produce ricchezza in termini reddituali. Il “valore aggiunto” rappresenta il maggior valore imputabile al prodotto realizzato rispetto alla sommatoria dei valori dei fattori produttivi acquisiti esternamente da terze economie, impiegati per produrlo. Riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio di liquidità/esigibilità decrescenti (criterio finanziario) Secondo il modello “finanziario” di riclassificazione dello stato patrimoniale, le attività sono ripartite in due grandi classi:
Gli indici di redditività confrontano il reddito con lo sforzo, con il valore delle attività dell’impresa: rapporto tra reddito generato nel tempo e valore del sacrificio fatto dall’azienda o da un azionista. Il reddito si genera dal riclassificato del conto economico per aree di gestione, che viene confrontato con lo stato patrimoniale riclassificato. Redditività del capitale investito Esprime la redditività di tutti gli investimenti aziendali (sia quelli della gestione operativa caratteristica che quelli della gestione operativa accessoria). 𝑅𝑂𝐴 =
Capitale investito complessivo= totale delle attività dello stato patrimoniale. Reddito operativo aziendale (è il totale conto economico) = fatturato di vendita – costi operativi. L‘indice di redditività della gestione operativa caratteristica (ROI): 𝑅𝑂𝐼 𝑔𝑒𝑠𝑡𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑎𝑟𝑎𝑡𝑡𝑒𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 =
ROGC = reddito operativo gestione caratteristica CIGC = capitale investito gestione caratteristica 𝑅𝑂𝐼 𝑔𝑒𝑠𝑡𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜𝑟𝑖𝑎 =
ROGA = reddito operativo gestione accessoria CIGA = capitale investito gestione accessoria A sua volta, può essere utilmente scomposto in due parti: 𝑅𝑂𝐼 =
L’indice di redditività delle vendite (return on sales o ROS): 𝑅𝑂𝑆 =
Tasso di rotazione del capitale investito (asset turnover): 𝑎𝑠𝑠𝑒𝑡 𝑡𝑢𝑟𝑛𝑜𝑣𝑒𝑟 =
Di conseguenza: 𝑅𝑂𝐼 = 𝑅𝑂𝑆 • 𝑎𝑠𝑠𝑒𝑡 𝑡𝑢𝑟𝑛𝑜𝑣𝑒𝑟 Le determinanti del ROI:
𝑖𝑛𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑙𝑖𝑞𝑢𝑖𝑑𝑖𝑡à 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎𝑟𝑖𝑎 = 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡à 𝑎 𝑏𝑟𝑒𝑣𝑒 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖𝑣𝑖𝑡à 𝑎 𝑏𝑟𝑒𝑣𝑒
Calcolo del capitale circolante netto: 𝐶𝐶𝑁 𝑛𝑒𝑡 𝑤𝑜𝑟𝑘𝑖𝑛𝑔 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑎𝑙 = 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡à 𝑎 𝑏𝑟𝑒𝑣𝑒 − 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖𝑣𝑖𝑡à 𝑎 𝑏𝑟𝑒𝑣𝑒 = 𝐴𝐴𝐵 − 𝑃𝐴𝐵 Indici di solidità patrimoniale Solidità= l’equilibrio della struttura finanziaria dell’impresa in termini di scadenze degli impieghi e adeguatezza delle fonti di finanziamento presenti per farvi fronte; la fisiologica composizione delle fonti di finanziamento, in termini di adeguatezza della proporzione tra mezzi di terzi e mezzi propri. La valutazione della struttura finanziaria dell’impresa può essere analizzata in funzione della:
La risorsa finanziaria oggetto di analisi costituisce una quantità-fondo, mentre le forze che ne hanno comportato la variazione costituiscono flussi finanziari:
principi contabili nazionali italiani. ≠ FRS, che contiene i principi contabili internazionali, in caso di società quotata. È inoltre opportuno che stato patrimoniale e conto economico siano riclassificati per pertinenza gestionale. Il rendiconto finanziario è un documento consuntivo, ma aiuta a guardare avanti per capire se l’impresa riuscirà ad autofinanziarsi nel futuro → quindi si tratta anche di un documento prospettico. I documenti necessari per elaborare il rendiconto finanziario dell’esercizio X sono:
Aumento di capitale sociale con apporto di immobilizzazioni → entra un’immobilizzazione, non esce liquidità, ma escono azioni; quindi, il capitale sociale aumenta (perché aumenta il debito, quindi nessuna variazione). Si possono pertanto avere: