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La nascita del contesto illuminista, con le sue radici nel pensiero critico dell'umanesimo, nella riforma protestante e nel sviluppo della scienza. Vengono presentati i sovrani illuminati, i tratti caratteristici del loro governo e i principi fondamentali del pensiero illuminista: l'istruzione, il progresso e la felicità. Inoltre, vengono trattati i deisti e l'educazione, i progetti di organizzazione dell'istruzione pubblica e la proposta di gaetano filangieri.
Tipologia: Dispense
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La nuova mentalità illuminista affonda le sue radici nel pensiero critico dell’Umanesimo rinascimentale che pone in rilievo la libertà individuale e combatte pregiudizi e le forme di fanatismo religioso; nell’atteggiamento di rifiuto che la Riforma protestante esprime nei confronti della tradizione e del principio di autorità; nello sviluppo della scienza sperimentale grazie a Bacone, Galileo, Newton, nell’empirismo di Locke e di Cartesio nel razionalismo cartesiano. In Francia, l’espressione più caratteristica di questo secolo è la pubblicazione dell’Encyclopedie (1751-1780) iniziata da D’Alambert e portata a termine da Diderot, opera destinata a raccogliere e divulgare tutto il sapere del tempo e che oggi non basta più. Il movimento illuminista non è opera di una classe sociale determinata: vi prendono parte gli aristocratici, ecclesiastici e anche persone appartenenti a ceti più modesti. Quadro socio- politico in cui si colloca l’illuminismo: Dispotismo/assolutismo illuminato : nella storiografia più recente comincia ad essere sostituita con “Assolutismo illuminato”. Con l’aggettivo illuminato si vuole indicare che nel XVIII secolo si configura un tipo di governo diverso da quello della Monarchia assoluta ed aveva avuto la manifestazione più caratteristica nel “Re Sole”, Luigi XVI di Francia. Sovrani illuminati sono : Federico II il Grande di Prussia, Giuseppe II D’Austria, Caterina II di Russia, Carlo III di Spagna. Nel profilo di un sovrano illuminato spiccano alcuni tratti caratteristici: è un principe che accetta le idee dell’Illuminismo, ma vuole metterle in pratica, considera che tutto può essere riformato e migliorato; il timore dell’innovazione è sostituito dalla fiducia nella possibilità di raggiungere un futuro migliore attraverso una paziente opera educativa e legislativa (no palingenesi: cambiamento istantaneo), per cui la realizzazione del sovrano ha bisogno degli illuminati, non più semplici autori di memoriali e arbitri, ma vengono chiamati a partecipare ai compiti di governo. Questa unione tra pensiero e azione è il vero midollo dell’Assolutismo Illuminato. Determinate idee diffuse in quel momento storico si trasformano spesso in progetti di governo e in programmi di politica scolastica e non sono più solo oggetto di contemplazione astratta o riflessione. Gli elementi fondamentali del pensiero illuminista sono: ISTRUZIONE, PROGRESSO, FELICITA’: l’illuminismo non si presenta come una totalità organica di contenuti omogenei e oltre all’affermazione del potere assoluto della ragione , vanno ricordati: l’esaltazione della natura come fonte di ogni esperienza, la fede nell’uguaglianza di tutti gli uomini , la fiducia nella capacità di perfezionare il singolo uomo attraverso l’educazione, l’affermazione del diritto di essere felici , il convincimento della necessità di promuovere questi traguardi attraverso l’azione dello Stato impegnato talvolta “paternalisticamente” nella ricerca del progresso e della felicità dei sudditi mediante la diffusione dell’istruzione. Nel XVIII per questi motivi, si è data particolare attenzione alla scuola: è documentato il graduale progresso dell’alfabetizzazione in Europa anche se con tassi differenziati a seconda dei paesi. In Inghilterra, durante la prima rivoluzione industriale (porta ad un incremento dei bambini a lavorare), l’educazione popolare rimane in una situazione stagnante con”masse di ragazzi” impiegati nelle fabbriche invece di frequentare la scuola. Solo tra le donne inglesi si avverte un lieve incremento del tasso di persone che sanno scrivere, tuttavia l’Inghilterra è un caso eccezionale. Aumenta l’interesse per i problemi educativi e per risolverli a volte si ceca una soluzione in contrasto con la tradizione cristiana precedente. Però l’”irreligiosità” non costituisce un elemento caratterizzante del XVIII secolo. DEISMO (sensibili al tema educazione)E EDUCAZIONE: rilevante risulta il numero dei deisti, cioè quelli che ammettono l’esistenza di Dio, ma postulano un culto basato sulla ragione naturale, al margine delle religione rilevate, le quali vengono escluse dall’insegnamento scolastico pubblico. Voltaire, uno dei più rappresentativi della cultura illuminista, scrive nel suo “Trattato di metafisica” che l’esistenza di Dio è “la cosa più verosimile che gli uomini possano pensare” e aggiunge che tutto ciò che è fede e adorazione di un Essere supremo è superstizione. L’incidenza pedagogia presneta la critica illuminista della credenza cristiana del peccato originale e la conseguente affermazione della bontà originaria della natura umana,. Da questo concetto deriva l’esigenza di una nuova educazione che ebbe in J.J Rousseau il fautore di maggior spicco “l’uomo è buono, è la società che lo cambia”. Gli illuministi sono convinti della necessità dell’educazione e della scuola per la “riforma della società e per aprire le vie del progresso”. I contrasti nascono quando si cerca di indicare i destinatari dell’istruzione e l’ampiezza del programma da proporre. Mentre i fisiocratici (considerano l’agricoltura come la vera fonte di ricchezza da cui derivano le altre) vogliono un’istruzione generale, gratuita e obbligatoria allo scopo di promuovere le nuove
tecnologie agricole negli ambienti rurali; alcuni filosofi come Voltaire ritengono invece che le scienze non sono adeguate al popolo e giungono ad affermare la convenienza che esistano”rustici ignoranti”. PROGETTI DI ORGANIZZAZIONE DELL’ISTRUZIONE PUBBLICA : la consapevolezza del senso della “nazione” e la convinzione ottimistica della forza onnipotente dell’educazione, fanno emergere l’esigenza di un sistema di educazione “nazionale” e della creazione di una scuola pubblica aperta a tutti i ceti sociali. Lo Stato si fa presente soprattutto nell’ambito delle accademie e delle scuole speciali, perché i centri universitari sono restii a rinnovare i loro programmi e metodi d’insegnamento. L’azione statale si esplica nell’insegnamento secondario cercando di colmare il vuoto lasciato dai Gesuiti ( iniziarono a diventare insegnanti privati) espulsi dai paesi cattolici e soppressi dal papa Clemente XVI nel 1733. Ma gli interventi di politica scolastica rimangono speso semplici progetti elaborati da personalità vicine a circoli di governo. LO STATO E L’INSEGNAMENTO NELLA PROPOSTA DI FILANGIERI : Gaetano Filangieri (1753-1788), NATO A Napoli da famiglia nobile, indirizzato ancora giovane alla carriera militare la abbandona per dedicarsi agli studi, distinguendosi in quelli di matematica, economia, amministrazione e giurisprudenza. Occupa diverse cariche nella corte del re Ferdinando IV di Napoli: anche quella di membro del Supremo Consiglio delle Finanze. Spostandosi nel 1783 si ritira a Cava e scrive la sua opera “La scienza della legislazione” che rimane incompiuta a causa della sua prematura scomparsa. Nel capitolo quattro del libro(particolare successo, intitolato “ delle leggi che riguardano l’educazione, i costumi e l’istruzione pubblica (1785) emergono tematiche peculiari: Istruzione universale non uniforme : Filangieri scorge nelle società civili molteplici e innegabili rapporti tra vizio e ignoranza, tra virtù e lumi, tra l’istruzione pubblica e l’opulenza pubblica. Da questo fatto deriva l’obbligo dello stato di garantire una educazione universale ma non uniforme: l’educazione pubblica richiede che tutti gli individui della società possano partecipare all’educazione a prescindere dalle sue circostanze e destinazione. L’educazione per essere universale richiede che tutte le classi e tutti gli ordini dello Stato vi abbiano parte ma non richiede che tutti questi ordini e classi vi abbiano la parte stessa: deve essere universale, non uniforme, pubblica ma non comune. L’autore cerca di giustificare la sua proposta: il popolo è diviso in due classi principali di cui una formata da quanti servono la società con le braccia (agricoltori, fabbri) ai quali è sufficiente una facile e breve istruzione; l’altra formata da coloro che servono la società con la mente (magistrati, militari, medici, commercianti) a cui serve un ampio programma di educazione fisica, morale e scientifica. Filangieri accenna alla possibilità che i ragazzi poveri particolarmente dotati, possano frequentare le scuole destinate a classe superiore , a spese dello stato. Viene superata così una concezione rigidamente classicista dell’istruzione pubblica. L’educazione privata per le donne :anche per quanto riguarda i sessi, è prospettata una educazione universale e non uniforme. Ma in questo caso le differenze si riferiscono agli ambiti in cui si deve organizzare l’insegnamento. Per le ragazze, propone una “educazione domestica”. Condividendo la mentalità del tempo, che vede la donna essere più debole e fragile , destinata al ministero domestico, mette l’accento sui pericoli dell’educazione pubblica che renderebbe le ragazze meno familiari e più sociali. La proposta di un’educazione esclusivamente pubblica trova forti resistenze specialmente nei circoli ecclesiastici. La Scienza della legislazione è messa all’Indice dei libri proibiti. Tuttavia l’opera di Filangieri ha avuto notevole fortuna in Francia.