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secondo parziale contract law globalization and digital markets
Tipologia: Appunti
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Parziale contract law
necessario fare alcune riflessioni sulla legislazione italiana in materia di trasporto pubblico non di linea. i due modelli chiave sono i taxi e il noleggio con conducente. Queste attività sono governate dalla legislazione italiana, una legislazione obbligatoria designata per proteggere gli interessi generali, essendo obbligatoria può essere derogata dall’autonomia contrattuale e qualsiasi violazione delle regole obbligatoria può essere causa di nullità. Il servizio di taxi è un servizio pubblico offerto a utenti indifferenziati. Ci sono dei requisiti legali necessari per avere un’idea chiara del quadro giuridico. Nel caso dei taxi il prezzo del viaggio non è determinato dal conducente ma è fornito da una prescrizione amministrativa che stabilisce il modo in cui bisogna calcolare il prezzo, questo significa che il prezzo sarà calcolato nello stesso modo per tutti i taxi. Le tariffe non hanno un margine di applicazione differente e sono determinate dall’autorità pubblica competente sul territorio. Generalmente parlando il comune è competente per la determinazione e l’aggiornamento delle tariffe. Generalmente la corsa parte dalle stazioni o in alternativa è possibile chiamare e richiedere il servizio per una determinata destinazione richiesta dall’utente. Essendo un servizio pubblico i conducenti non possono rifiutare il servizio, sono obbligati a svolgere la richiesta del cliente. Il servizio di taxi non è un’attività aperta a chiunque voglia diventare tassista, ma solo a coloro che abbiano ottenuto una specifica licenza per svolgere l’attività in maniera legale. Ciò è basato su ragioni di interesse pubblico riguardanti sicurezza, salute ed esigenze che vanno protette considerati i rischi relativi alla guida e pubblica circolazione sulle strade. Essendo parte di un processo è interessante analizzare le principali argomentazioni proposte dagli avvocati delle parti coinvolte: l’associazione dei tassisti e alcune compagnie che forniscono servizio di radio taxi da una parte, dall’altra parte Uber, un player tecnologico con la sua app Uber Pop. Uber è considerato responsabile di competizione sleale nei confronti dei taxi in quanto permette a persone sprovviste di licenza di svolgere attività e servizi comparabili a quelli svolti da tassisti in possesso di licenza. I principali punti di difesa di Uber in tribunale sostengono che:
Si tratta di un problema legale che dipende dalla natura del servizio e dalle regole applicabili al servizio. In particolare, Uber dovrebbe essere definito come un servizio della società d’informazione sotto la direttiva 31/200? In questa prospettiva sarebbe molto positivo per Uber in quanto beneficerebbe del principio di libertà di circolazione dei servizi stabilito dalla direttiva. Se la conclusione della Corte di Giustizia determinasse Uber come servizio della società di informazione e non come un servizio di trasporti o intermediario, Uber beneficerebbe del principio di libera circolazione e non sarebbe bannato. La decisione della Corte di Giustizia e la sua decisione menzionano un punto che si differenzia rispetto a quella italiana perché l’attività svolta da Uber è considerata diversa dai servizi di taxi, il focus è sul fatto che Uber è prima di tutto una piattaforma digitale; non possiedono auto e non svolgono materialmente servizi di taxi. Ma l’enfasi è sul fatto che Uber gioca un’influenza decisiva sui termini e condizioni degli accordi tra fornitori di servizi e utenti del servizio. In questo caso l’elemento chiave nella decisione della CDG è il fatto che Uber determina i prezzi e i termini e condizioni, individua i conducenti e le auto. Tutti i termini e condizioni della relazione contrattuale sono completamente nelle mani di Uber o per essere più precisi, sono governati dall’algoritmo di Uber. Inoltre, Uber fissa i prezzi da pagare, riceve i pagamenti e trattiene la commissione. Uber tende ad essere un self-regulator, Uber si sostituisce ai regolatori e alle autorità competenti stabilendo tramite i termini e condizioni generali i requisiti e le obbligazioni da soddisfare per i conducenti un'altra forma di forte influenza che Uber esercita non solo per quanto riguarda l’aspetto tecnologico e non solo offrendo un servizio tecnologico ma è direttamente coinvolto nell’attività stabilendo tutti i termini, condizioni e regole applicabili al servizio. Per questa ragione la corte di giustizia ha concluso che Uber, a causa di questa influenza e ruolo attivo deve essere considerato come un servizio nel campo dei trasporti. In poche parole, la Corte di Giustizia ha confermato la decisione della Corte di Milano concludendo che non va contro la legislazione europea e bannando il servizio per la violazione di regole a cui Uber doveva attenersi essendo considerato servizio nel campo dei trasporti. Per quanto riguarda l’aspetto riguardante la competizione non esiste competizione sana quando uno dei players gioca secondo regole differenti e viola delle regole già esistenti. La corte riconosce le grandi potenzialità dei player digitali che usano l’intelligenza artificiale e gli algoritmi in quanto possono fornire servizi efficienti per i consumatori a patto che rispettino la legge. E’ necessario che il sistema legale imponga limiti all’autonomia contrattuale quando invece di migliorare la competizione vengono create forme di distorsione della competizione. Questo succede quando due players che operano nella stessa area di mercato operano secondo regole diverse o quando uno di loro non si attiene a queste regole. In un caso del 2019 la Corte europea di Giustizia è stata chiamata ad esaminare il caso di AirBnb che risulta essere molto simile. L’ Associazione francese degli agenti immobiliare contestò che Airbnb poteva potenzialmente essere responsabile di competenza sleale nell’esercitare attività comparabili a quelle degli agenti immobiliari senza essere registrati nello specifico registro. Anche in questo caso abbiamo una piattaforma digitale che offre un servizio che può essere comparabile ad uno svolto da un operatore in possesso di licenza o autorizzato svolgere attività nello stesso mercato sotto regole differenti. Airbnb promuove la conciliazione di domanda e offerta di affitti brevi o sistemazioni private e connettendo gli host (proprietari degli immobili) e ospiti. E’ necessario per Airbnb avere una licenza o essere autorizzati per svolgere questo tipo di attività in Francia? Questo è il caso che è stato portato all’attenzione dei tribunali francesi e della Corte Europea di Giustizia. Il problema che si pone è esattamente lo stesso e il focus sta nella definizione che si da ad Airbnb qualora fosse individuato come servizio della società d’informazione potrebbe beneficiare del principio di libera circolazione dei servizi digitali che fa riferimento alla direttiva 31/2000. Il problema si pone nell’individuare restrizioni nella giurisprudenza francese che riservano le attività di intermediazione agli agenti registrati. La corte ha statuito che Airbnb usa strumenti digitali e una
piattaforma digitale per connettere, per il pagamento, la remunerazione e una commissione da pagare da parte degli host. In questo caso abbiamo una relazione peer-to-peer sia gli host che gli ospiti sono dei non-professionals. In questo caso la Commissione è pagata solo dall’ospite. Il focus è sul ruolo della piattaforma che connette soggetti indipendenti. Sorprendentemente la decisione presa per il caso Airbnb è diversa rispetto a quella di Uber in materia di conclusione individuata dalla Corte il ruolo giocato da Airbnb è differente rispetto a quello di Uber Pop. In questo caso non c’è intervento diretto di Airbnb nei termini della relazione contrattuale. Nelle transazioni Airbnb non c’è influenza da parte di Airbnb nella determinazione del prezzo che è invece direttamente determinato dall’host e accettato dall’ospite. In questo caso, dunque, Airbnb limita la sua attività all’aspetto tecnologico fornendo il mercato. Non è quindi da considerarsi un servizio intermediario bensì un servizio digitale con un mercato virtuale. Ciò che è decisivo è proprio il fatto che Uber non influenza il prezzo e che si tratta di un semplice strumento che connette domanda e offerta.
Questo processo comporta delle importanti conseguenze sotto il punto di vista legale poiché si diventa direttamente responsabili
capire se le clausole di parità fossero strumenti legali con effetti di restrizione della competizione e chiusura del mercato. Nel 2014 l’autorità antitrust italiana ha aperto un’indagine pubblica su Expedia e Booking nella prospettiva di analizzare se queste forme di restrizione andavano contro l’art.101 del TFUE che stabilisce il principio di libera competizione. Il focus era sul fatto che le clausole di parità e le OTA erano in grado di chiudere il mercato ad altre OTA e allo stesso tempo limitare la competizione nei confronti dei canali sia online che offline. I punti sollevati dall’autorità antitrust europea erano molto chiari:
GOOGLE vs AUSTRALIA è un caso esemplare del problema degli effetti rivoluzionari dei player digitali e delle piattaforme nell’industria giornalistica. E’ necessario considerare il problema della Libertà di Informazione.