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Contract Law 2 parziale, Appunti di Diritto Privato

secondo parziale contract law globalization and digital markets

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 12/06/2023

miriam-mancini
miriam-mancini 🇮🇹

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Parziale contract law
11. IL CASO UBER E AIR BNB
Qualche anno fa Uber era un caso sociale, l’impatto dirompente degli Uber driver nel mercato dei taxi ha
creato un alto livello di tensione sociale. Il caso Uber è un caso internazionale; in Francia Uber annunciò la
temporanea sospensione del servizio “Uber Pop” servizio con speciali caratteristiche basato sull’idea di
persone comuni che offrivano servizi di taxi, i driver non possedevano licenza necessaria a intraprendere
questo tipo di attività. Questa sospensione arrivò in seguito ad un ordine da parte del governo francese in
seguito a crescenti proteste e scioperi da parte dei taxi drivers tradizionali che temevano l’impatto di Uber
Pop sulle proprie attività lavorative giornaliere.
Il consiglio costituzionale francese ha, nello stesso periodo, adottato un’importante decisione che proibisce
ai servizi di noleggio con conducente di applicare metodi di calcolo della tassa basati sulla durata del viaggio
e sulla distanza in quanto discriminatori e contro il principio di libertà di impresa, uno dei principi
costituzionali in molti dei sistemi legali europei.
La Corte di Milano ha bandito Uber Pop in base ad una valutazione della corte basata sul diritto pubblico sul
mercato dei trasporti che impone ai taxi drivers di avere una specifica licenza per proseguire l’attività. La
valutazione della corte ha rilevato che permettere a persone prive di licenza di operare in servizi simili a
quelli di taxi costituisce una violazione del diritto pubblico e competizione sleale da parte di Uber nei
confronti dei taxi driver in possesso di licenza.
Per capire le motivazioni che hanno portato a questa decisione della corte è necessario capire cos’è Uber
Pop. Un elemento estremamente importante è il ruolo dei dispositivi mobili, Uber è prima di tutto
un’applicazione per smartphone che permette alle persone di avere una macchina per un viaggio in una
data destinazione selezionata dall’user. Si serve di un algoritmo creato con intelligenza artificiale e servizi di
geolocalizzazione, tramite la geolocalizzazione l’applicazione è in grado di individuare l’auto più vicina così
da ridurre il tempo di attesa e minimizzare il costo basandosi su dei criteri di efficienza forniti dall’algoritmo.
Il secondo punto è l’aspetto rivoluzionario di questo servizio che è sviluppato da Uber in modo da
permettere a persone comuni sprovviste di licenza di offrire servizi di “light” taxi nel mercato virtuale di
Uber. Il punto focale è proprio quello di fornire questo servizio senza avere la licenza necessaria imposta
dalla legislazione italiana.
Questa questione solleva alcune questioni legali è giusto comparare un servizio offerto via piattaforma
digitale ai servizi regolari di taxi? Impedire l’entrata nel mercato di un competitor tecnologico è compatibile
con il principio di libertà di impresa e libera competizione?
Una terza questione riguarda la relazione tra autonomia contrattuale e competizione sleale. In questo caso
non abbiamo un contratto ma un accordo che coinvolge tre parti: la piattaforma, il provider e l’utente. Il
mercato digitale processato da Uber è un mercato virtuale dove le persone possono conciliare domanda e
offerta di servizi, è presente un accordo tra il provider e l’utente che riguarda specifici servizi il viaggio, la
destinazione e il prezzo da pagare.
Doppio livello contrattuale persone che offrono un servizio di cui ho bisogno con un conseguente
accordo che riguarda la messa in pratica del servizio.
Qual è il ruolo di Uber in questa relazione complessa?
La decisione della Corte di Milano è corretta e coerente con il principio di libera concorrenza? La libera
competizione è uno dei pilastri della legislazione europea, per comprendere meglio il problema è
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Parziale contract law

  1. IL CASO UBER E AIR BNB Qualche anno fa Uber era un caso sociale, l’impatto dirompente degli Uber driver nel mercato dei taxi ha creato un alto livello di tensione sociale. Il caso Uber è un caso internazionale; in Francia Uber annunciò la temporanea sospensione del servizio “Uber Pop”  servizio con speciali caratteristiche basato sull’idea di persone comuni che offrivano servizi di taxi, i driver non possedevano licenza necessaria a intraprendere questo tipo di attività. Questa sospensione arrivò in seguito ad un ordine da parte del governo francese in seguito a crescenti proteste e scioperi da parte dei taxi drivers tradizionali che temevano l’impatto di Uber Pop sulle proprie attività lavorative giornaliere. Il consiglio costituzionale francese ha, nello stesso periodo, adottato un’importante decisione che proibisce ai servizi di noleggio con conducente di applicare metodi di calcolo della tassa basati sulla durata del viaggio e sulla distanza in quanto discriminatori e contro il principio di libertà di impresa, uno dei principi costituzionali in molti dei sistemi legali europei. La Corte di Milano ha bandito Uber Pop in base ad una valutazione della corte basata sul diritto pubblico sul mercato dei trasporti che impone ai taxi drivers di avere una specifica licenza per proseguire l’attività. La valutazione della corte ha rilevato che permettere a persone prive di licenza di operare in servizi simili a quelli di taxi costituisce una violazione del diritto pubblico e competizione sleale da parte di Uber nei confronti dei taxi driver in possesso di licenza. Per capire le motivazioni che hanno portato a questa decisione della corte è necessario capire cos’è Uber Pop. Un elemento estremamente importante è il ruolo dei dispositivi mobili, Uber è prima di tutto un’applicazione per smartphone che permette alle persone di avere una macchina per un viaggio in una data destinazione selezionata dall’user. Si serve di un algoritmo creato con intelligenza artificiale e servizi di geolocalizzazione, tramite la geolocalizzazione l’applicazione è in grado di individuare l’auto più vicina così da ridurre il tempo di attesa e minimizzare il costo basandosi su dei criteri di efficienza forniti dall’algoritmo. Il secondo punto è l’aspetto rivoluzionario di questo servizio che è sviluppato da Uber in modo da permettere a persone comuni sprovviste di licenza di offrire servizi di “light” taxi nel mercato virtuale di Uber. Il punto focale è proprio quello di fornire questo servizio senza avere la licenza necessaria imposta dalla legislazione italiana. Questa questione solleva alcune questioni legali  è giusto comparare un servizio offerto via piattaforma digitale ai servizi regolari di taxi? Impedire l’entrata nel mercato di un competitor tecnologico è compatibile con il principio di libertà di impresa e libera competizione? Una terza questione riguarda la relazione tra autonomia contrattuale e competizione sleale. In questo caso non abbiamo un contratto ma un accordo che coinvolge tre parti: la piattaforma, il provider e l’utente. Il mercato digitale processato da Uber è un mercato virtuale dove le persone possono conciliare domanda e offerta di servizi, è presente un accordo tra il provider e l’utente che riguarda specifici servizi  il viaggio, la destinazione e il prezzo da pagare. Doppio livello contrattuale  persone che offrono un servizio di cui ho bisogno con un conseguente accordo che riguarda la messa in pratica del servizio. Qual è il ruolo di Uber in questa relazione complessa? La decisione della Corte di Milano è corretta e coerente con il principio di libera concorrenza? La libera competizione è uno dei pilastri della legislazione europea, per comprendere meglio il problema è

necessario fare alcune riflessioni sulla legislazione italiana in materia di trasporto pubblico non di linea. i due modelli chiave sono i taxi e il noleggio con conducente. Queste attività sono governate dalla legislazione italiana, una legislazione obbligatoria designata per proteggere gli interessi generali, essendo obbligatoria può essere derogata dall’autonomia contrattuale e qualsiasi violazione delle regole obbligatoria può essere causa di nullità. Il servizio di taxi è un servizio pubblico offerto a utenti indifferenziati. Ci sono dei requisiti legali necessari per avere un’idea chiara del quadro giuridico. Nel caso dei taxi il prezzo del viaggio non è determinato dal conducente ma è fornito da una prescrizione amministrativa che stabilisce il modo in cui bisogna calcolare il prezzo, questo significa che il prezzo sarà calcolato nello stesso modo per tutti i taxi. Le tariffe non hanno un margine di applicazione differente e sono determinate dall’autorità pubblica competente sul territorio. Generalmente parlando il comune è competente per la determinazione e l’aggiornamento delle tariffe. Generalmente la corsa parte dalle stazioni o in alternativa è possibile chiamare e richiedere il servizio per una determinata destinazione richiesta dall’utente. Essendo un servizio pubblico i conducenti non possono rifiutare il servizio, sono obbligati a svolgere la richiesta del cliente. Il servizio di taxi non è un’attività aperta a chiunque voglia diventare tassista, ma solo a coloro che abbiano ottenuto una specifica licenza per svolgere l’attività in maniera legale. Ciò è basato su ragioni di interesse pubblico riguardanti sicurezza, salute ed esigenze che vanno protette considerati i rischi relativi alla guida e pubblica circolazione sulle strade. Essendo parte di un processo è interessante analizzare le principali argomentazioni proposte dagli avvocati delle parti coinvolte: l’associazione dei tassisti e alcune compagnie che forniscono servizio di radio taxi da una parte, dall’altra parte Uber, un player tecnologico con la sua app Uber Pop. Uber è considerato responsabile di competizione sleale nei confronti dei taxi in quanto permette a persone sprovviste di licenza di svolgere attività e servizi comparabili a quelli svolti da tassisti in possesso di licenza. I principali punti di difesa di Uber in tribunale sostengono che:

  • Uber non fornisce servizio di taxi
  • Si tratta di una app per smartphone
  • Non è comparabile ai taxi in quanto forma di trasporto condiviso, i servizi offerti da Uber sono più simili a quelli di car-sharing e carpooling che a quelli di taxi. A questi argomenti di difesa, l’altra parte (radio taxi) risponde che:
  • L’app Uber è comparabile ai radio taxi in quanto svolge la stessa tipologia di servizi.
  • Uber viola la legge secondo la quale è necessaria la licenza per essere tassisti
  • Uber è responsabile di “concorrenza sleale” A questo Uber risponde di star solamente offrendo un mercato virtuale e che non sono direttamente coinvolti nell’attività materiale, Uber permette solamente all’utente e al provider di siglare un accordo, non è parte dell’accordo, sta solo offrendo un ambiente tecnologico e gli strumenti che permettono la connessione delle persone e la conclusione del contratto. Si ritengono esterni sia all’attività materiale svolta dai providers sia alla relazione contrattuale. Un altro punto sostiene che Uber non è aperto a tutti bensì si tratta di una community i cui servizi sono destinati solamente agli utenti registrati, senza la registrazione non si possono utilizzare questi servizi.
  • Uber non possiede automobili e dunque non svolge servizi di taxi.
  • Uber non ricerca obiettivi di cost-saving in quanto offre solamente un servizio tecnologico.
  • Uno dei punti focali è che non ci sono basi legali secondo le quali bisognerebbe interrompere e bannare il servizio Uber Pop in Italia.

Si tratta di un problema legale che dipende dalla natura del servizio e dalle regole applicabili al servizio. In particolare, Uber dovrebbe essere definito come un servizio della società d’informazione sotto la direttiva 31/200? In questa prospettiva sarebbe molto positivo per Uber in quanto beneficerebbe del principio di libertà di circolazione dei servizi stabilito dalla direttiva. Se la conclusione della Corte di Giustizia determinasse Uber come servizio della società di informazione e non come un servizio di trasporti o intermediario, Uber beneficerebbe del principio di libera circolazione e non sarebbe bannato. La decisione della Corte di Giustizia e la sua decisione menzionano un punto che si differenzia rispetto a quella italiana perché l’attività svolta da Uber è considerata diversa dai servizi di taxi, il focus è sul fatto che Uber è prima di tutto una piattaforma digitale; non possiedono auto e non svolgono materialmente servizi di taxi. Ma l’enfasi è sul fatto che Uber gioca un’influenza decisiva sui termini e condizioni degli accordi tra fornitori di servizi e utenti del servizio. In questo caso l’elemento chiave nella decisione della CDG è il fatto che Uber determina i prezzi e i termini e condizioni, individua i conducenti e le auto. Tutti i termini e condizioni della relazione contrattuale sono completamente nelle mani di Uber o per essere più precisi, sono governati dall’algoritmo di Uber. Inoltre, Uber fissa i prezzi da pagare, riceve i pagamenti e trattiene la commissione. Uber tende ad essere un self-regulator, Uber si sostituisce ai regolatori e alle autorità competenti stabilendo tramite i termini e condizioni generali i requisiti e le obbligazioni da soddisfare per i conducenti  un'altra forma di forte influenza che Uber esercita non solo per quanto riguarda l’aspetto tecnologico e non solo offrendo un servizio tecnologico ma è direttamente coinvolto nell’attività stabilendo tutti i termini, condizioni e regole applicabili al servizio. Per questa ragione la corte di giustizia ha concluso che Uber, a causa di questa influenza e ruolo attivo deve essere considerato come un servizio nel campo dei trasporti. In poche parole, la Corte di Giustizia ha confermato la decisione della Corte di Milano concludendo che non va contro la legislazione europea e bannando il servizio per la violazione di regole a cui Uber doveva attenersi essendo considerato servizio nel campo dei trasporti. Per quanto riguarda l’aspetto riguardante la competizione non esiste competizione sana quando uno dei players gioca secondo regole differenti e viola delle regole già esistenti. La corte riconosce le grandi potenzialità dei player digitali che usano l’intelligenza artificiale e gli algoritmi in quanto possono fornire servizi efficienti per i consumatori a patto che rispettino la legge. E’ necessario che il sistema legale imponga limiti all’autonomia contrattuale quando invece di migliorare la competizione vengono create forme di distorsione della competizione. Questo succede quando due players che operano nella stessa area di mercato operano secondo regole diverse o quando uno di loro non si attiene a queste regole. In un caso del 2019 la Corte europea di Giustizia è stata chiamata ad esaminare il caso di AirBnb che risulta essere molto simile. L’ Associazione francese degli agenti immobiliare contestò che Airbnb poteva potenzialmente essere responsabile di competenza sleale nell’esercitare attività comparabili a quelle degli agenti immobiliari senza essere registrati nello specifico registro. Anche in questo caso abbiamo una piattaforma digitale che offre un servizio che può essere comparabile ad uno svolto da un operatore in possesso di licenza o autorizzato  svolgere attività nello stesso mercato sotto regole differenti. Airbnb promuove la conciliazione di domanda e offerta di affitti brevi o sistemazioni private e connettendo gli host (proprietari degli immobili) e ospiti. E’ necessario per Airbnb avere una licenza o essere autorizzati per svolgere questo tipo di attività in Francia? Questo è il caso che è stato portato all’attenzione dei tribunali francesi e della Corte Europea di Giustizia. Il problema che si pone è esattamente lo stesso e il focus sta nella definizione che si da ad Airbnb  qualora fosse individuato come servizio della società d’informazione potrebbe beneficiare del principio di libera circolazione dei servizi digitali che fa riferimento alla direttiva 31/2000. Il problema si pone nell’individuare restrizioni nella giurisprudenza francese che riservano le attività di intermediazione agli agenti registrati. La corte ha statuito che Airbnb usa strumenti digitali e una

piattaforma digitale per connettere, per il pagamento, la remunerazione e una commissione da pagare da parte degli host. In questo caso abbiamo una relazione peer-to-peer  sia gli host che gli ospiti sono dei non-professionals. In questo caso la Commissione è pagata solo dall’ospite. Il focus è sul ruolo della piattaforma che connette soggetti indipendenti. Sorprendentemente la decisione presa per il caso Airbnb è diversa rispetto a quella di Uber in materia di conclusione individuata dalla Corte  il ruolo giocato da Airbnb è differente rispetto a quello di Uber Pop. In questo caso non c’è intervento diretto di Airbnb nei termini della relazione contrattuale. Nelle transazioni Airbnb non c’è influenza da parte di Airbnb nella determinazione del prezzo che è invece direttamente determinato dall’host e accettato dall’ospite. In questo caso, dunque, Airbnb limita la sua attività all’aspetto tecnologico fornendo il mercato. Non è quindi da considerarsi un servizio intermediario bensì un servizio digitale con un mercato virtuale. Ciò che è decisivo è proprio il fatto che Uber non influenza il prezzo e che si tratta di un semplice strumento che connette domanda e offerta.

  1. AGENZIE DI VIAGGI ONLINE E L’INDUSTRIA DEGLI HOTEL Le agenzie di viaggio online hanno apportato un grande cambiamento nel panorama delle sistemazioni. Il segreto del successo di Booking ed Expedia (esempi lampanti di agenzie di viaggi online) è costituito scuramente dal ruolo giocato da questi due siti sono gli accordi e le clausole oltre a quello della tecnologia, in particolare algoritmi e intelligenze artificiale soprattutto per la pubblicità mirata, marketing e display degli hotel che gli permette di offrire il servizio al meglio. Questo ha creato un forte legame tra player digitali e hotel tradizionali che continuano ad avere lo stesso obiettivo ovvero quello di avere un alto tasso di stanze occupate. Cos’è un’agenzia di viaggi online? Siamo nel campo dell’e-commerce. Nell’industria degli hotel e delle sistemazioni abbiamo due principali canali per servizi di prenotazione che sono volti a garantire l’occupazione delle stanze:
    • Direct e-commerce: siti e altre forme di prenotazione online che sono gestite direttamente dall’hotel, sono principalmente i siti degli hotel stessi.
    • Agenzie di viaggio online: player digitali, si tratta di piattaforme che fungono da facilitatori che giocano il ruolo di intermediari nel conciliare domanda e offerta in materia di servizi di sistemazione. Tuttavia, queste piattaforme possiedono un più ampio range di attività poiché sono attive anche nel campo della prenotazione di voli o noleggio auto. Tutti questi servizi sono parte dell’offerta di servizi turistici. In questo caso analizziamo il caso di piattaforme che connettono business. Il mondo delle prenotazioni digitali è idealmente diviso in 2 aree:
    • E-commerce diretto: gioca un ruolo strategico specialmente per quanto riguarda le grandi catene internazionali che possiedono una grande infrastruttura digitale che può potenzialmente competere con le agenzie di viaggio online. Sono, come detto prima, siti direttamente posseduti dai fornitori di servizi (catene di hotel, prenotazione trasporti come treni e aerei)
    • Servizi di agenzie di viaggio online, piattaforme terze parti indipendenti dagli hotel e dagli utenti del servizio, si tratta di intermediari. Il ruolo delle OTA non si limita tuttavia a garantire il mercato virtuale sul quale avvengono le transazioni tra host e guests, c’è un ampio ventaglio di servizi digitali che hanno la funzione di supportare l’attività e la promozione delle camere e delle sistemazioni in generale. Fungono infatti da “espositore” di opportunità per le sistemazioni, un altro aspetto è quello della funzione di ricerca che permette agli utenti di trovare la migliore zona e sistemazione in base ai propri interessi ed esigenze; permettono di controllare la disponibilità così da conciliare

Questo processo comporta delle importanti conseguenze sotto il punto di vista legale poiché si diventa direttamente responsabili 

  • l’OTA è responsabile in quanto intermediario (errori di prenotazione)
  • l’hotel è responsabile per la performance dei servizi offerti dall’hotel
  • l’organizzatore (qualora ci sia) è responsabile per la performance del pacchetto di viaggio booking è un trademark e una compagnia del Priceline Group, un gruppo statunitense specializzato in piattaforme digitali nel campo dei servizi per il turismo, possiede anche altri importanti trademark. Booking è entrato nel mercato delle sistemazioni private allo stesso tempo in cui Airbnb ha aperto la piattaforma per la prenotazione di hotel. Questo ha marcato la differenza tra sistemazioni private e hotel facilities. CLAUSOLE DI PARITA’ Il segreto del successo di Booking ed Expedia sta nelle clausole di parità contenute nei termini e condizioni e gioca un ruolo estremamente strategico nel garantire a queste piattaforme il ruolo prominente che hanno acquisito nel mercato dei servizi turistici. Il ricorso alla clausola di parità non si limita a Booking ed Expedia ma a tutte le OTA. Possiamo definirle come imposizione di restrizioni nelle libertà contrattuali con terze parti. L’obiettivo è avere una garanzia contrattuale che la stessa stanza disponibile sull’OTA non sia disponibile ad un prezzo migliore rispetto a quello disponibile sulla piattaforma. In base allo scopo della clausola possiamo distinguerle tra clausole di parità tariffaria e clausole di parità per altre condizioni. E’ necessario sottolineare che la condizione a cui la stanza è offerta non è rappresentata solo dal prezzo ma il prezzo può essere determinato anche in funzione di altri servizi in generale che la stanza comprende come ad esempio la regola della cancellazione gratuita, servizi di parcheggio, colazione, Wi-Fi e altri servizi aggiuntivi che contribuiscono a determinare la condizione economica dell’offerta.
  • Clausole di parità tariffaria  l’hotel accetta di non offrire la stessa stanza ad un prezzo minore del prezzo offerto sulla piattaforma (OTA).
  • Clausole di parità di condizioni  es. cosa succederebbe se il prezzo fosse lo stesso ma il livello del servizio fosse differente? Per questo motivo insieme alla clausola di parità tariffaria troviamo questo tipo di clausola sotto la quale l’hotel acconsente a non offrire la stessa stanza disponibile sull’OTA con servizi più favorevoli in termini di offerta (es. colazione gratuita, Wi-Fi gratuito, parcheggio gratuito, cancellazione gratuita  diritto a ritirare la prenotazione senza penale) All’inizio del successo delle OTA le clausole erano particolarmente restrittive e definite WIDE PARITY CLAUSES  l’obbligazione assunta così da non offrire la stessa stanza ad un prezzo migliore erano estese anche ai rapporti con qualsiasi altra OTA e a qualsiasi altro canale di prenotazioni, che fosse online o offline. Questo rappresentava un problema di barriera per l’entrata di nuovi players nel mercato. Indipendentemente dal canale, con questa clausola si creava una sorta di sistema chiuso che garantiva all’OTA la sicurezza che la camera non fosse disponibile su nessun altro canale sul mercato. La combinazione delle obbligazioni a doppio livello è chiave per avere assoluta protezione contro prezzi migliori nel mercato per la stessa stanza. Le WPC sono significative per le OTA. Il punto debole di questo modello di business è il pagamento di commissioni, è cruciale per Booking assicurarsi che la stanza sia prenotata tramite la loro piattaforma altrimenti diventerebbe un servizio di pubblicità gratis. Le WPC sono necessarie per proteggersi dal free-riding (comportamento opportunistico che permette di beneficiare degli investimenti altrui senza pagare). Il ruolo crescente delle OTA e delle clausole di parità hanno indotto molte delle agenzie antitrust europee ad aprire delle investigazioni per

capire se le clausole di parità fossero strumenti legali con effetti di restrizione della competizione e chiusura del mercato. Nel 2014 l’autorità antitrust italiana ha aperto un’indagine pubblica su Expedia e Booking nella prospettiva di analizzare se queste forme di restrizione andavano contro l’art.101 del TFUE che stabilisce il principio di libera competizione. Il focus era sul fatto che le clausole di parità e le OTA erano in grado di chiudere il mercato ad altre OTA e allo stesso tempo limitare la competizione nei confronti dei canali sia online che offline. I punti sollevati dall’autorità antitrust europea erano molto chiari:

  • Le clausole di parità restringevano di fatto la competizione perché possono influenzare i prezzi e le condizioni limitando la libertà contrattuale e d’impresa di altri. Questo ha attribuito alle OTA una posizione consolidata nel mercato che ha creato un effetto di barriera per l’entrata di nuove OTA nel mercato attribuendo a Booking ed Expedia un ruolo dominante nel mercato delle prenotazioni online.
  • La capacità di queste piattaforme di connettere un grande numero di persone senza limitazioni territoriali e questo rappresentava un grande vantaggio rispetto ai canali tradizionali. Creando anche disparità sulle commissioni tra i canali tradizionali e quelli digitali. La conclusione dell’autorità italiana antitrust è che Booking ed Expedia rappresentavano dei partner necessari per gli hotel che avevano necessità delle OTA per avere un livello di occupazione che non poteva essere raggiunto senza l’ausilio di quest’ultime. Dopo queste considerazioni risultate dall’indagine, Booking ed Expedia hanno deciso di trovare una soluzione per chiudere l’indagine assumendosi degli impegni volontari:
  1. Accettare di sostituire le WPC con clausole di parità più strette (Narrow Parity Clauses, NPC) mentre le WPC si riferivano a tutti i canali disponibili, le NPC si limitano al e-commerce diretto degli hotel. Accettando che l’impegno da parte degli hotel era limitato ai loro siti web, non c’erano obbligazioni riguardanti altri canali disponibile e soprattutto riguardanti altre OTA. Apertura del mercato ad altre OTA e altri player digitali, che non risentivano più degli effetti legali delle clausole di parità. Questo valeva sia per le clausole tariffarie che per quelle di condizioni eguali.
  2. Ulteriori impegni: adattamento delle politiche di comunicazione, ban degli incentivi a conformarsi con le clausole di parità (commissioni ridotte, miglior rank etc.), estensione delle obbligazioni anche in caso di trasferimento ad altre compagnie. Sondaggio nel 2016 da parte dell’UE con lo scopo di verificare l’effettività di questi impegni e sul cambio dalle WPC a NPC così da esaminare se questo cambiamento fosse stato utile per aprire il mercato:
  • Intorno al 60% degli hotel che ha partecipato al sondaggio non ha notato variazioni nella disponibilità di stanze sulla piattaforma, hanno continuato ad operare anche senza le WPC nello stesso modo rispetto a prima del cambiamento.
  • Il 90% ha affermato che non ci sono stati cambi in termini di valutazioni e prezzi delle stanze dopo il cambio di tipologia di clausola restrittiva. Sembra che il mercato non abbia registrato cambiamenti sostanziali dopo gli impegni assunti. Nel 2017 è stato deciso in Italia e Francia di bannare sia le WPC che le NPC.

GOOGLE vs AUSTRALIA è un caso esemplare del problema degli effetti rivoluzionari dei player digitali e delle piattaforme nell’industria giornalistica. E’ necessario considerare il problema della Libertà di Informazione.