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Il documento descrive cos'è l'alessitimia, qual è l'etimologia, quando è stato coniato il termine, eventuali soluzioni
Tipologia: Appunti
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Alessitimia è un termine medico coniato negli anni ‘70 del secolo scorso da Peter Sifneos, ma divulgato solo nel 1976 alla XI Conferenza Europea sulle Ricerche Psicosomatiche. Il termine deriva dal greco a ovvero “mancanza”, lexis ossia “linguaggio” e thymos cioè “emozione”, che tradotto letteralmente significa “mancanza di parole per le emozioni”. Infatti con il termine si fa riferimento alla condizione di ridotta consapevolezza emotiva e incapacità nel riconoscere, nominare e descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui. Il soggetto presenta appunto stati emotivi affievoliti, che ha difficoltà a distinguere dalle percezioni fisiologiche. L’individuo confonde le emozioni con le sensazioni corporee percepite. Presenta inoltre: ridotta (e talvolta inesistente) capacità immaginativa ed onirica, limitata consapevolezza delle emozioni provate, difficoltà verbale nell’espressione dei propri sentimenti, difficoltà nel riconoscere le espressioni facciali altrui, ipersensibilità agli stimoli fisici e tendenza ad istaurare rapporti umani di forte dipendenza (in mancanza di questi tende ad isolarsi). Tale condizione è stata individuata per la prima volta in pazienti affetti da patologie psicosomatiche (disturbi che vedono il coinvolgimento sia della mente che del corpo), rafforzando così l’idea della tradizione psicanalitica, secondo la quale, tali pazienti fossero portati ad esprimere la sofferenza emotiva tramite la sofferenza fisica. A fine anni 90 un gruppo di studiosi di Toronto cambia le prospettive di studio dell’alessitimia, appare quindi evidente la possibilità di indagare la condizione indipendentemente dai disturbi psicosomatici. Diversi autori sono d’accordo nel riconoscere, come una delle principali cause del costrutto psicologico, il rapporto genitori-figli durante l’infanzia di questi ultimi, in particolare nelle prime relazioni affettive con la madre. Winnicott fu uno dei primi a riconoscere l’importanza della funzione di regolazione che la madre svolge nei confronti del neonato. Ritiene, infatti che quest’ultima se giudicata “sufficientemente buona”, sia in grado di percepire empaticamente le esigenze del neonato e di rispondere adeguatamente. Sempre secondo Winnicott il modo in cui il bambino è accudito fisicamente e psicologicamente può favorire o meno lo sviluppo di Sé, sia psichico che somatico. La condizione però può essere scaturita da altre cause quali: traumi, condizioni patologiche (Sindrome di Asperger, Disturbo post-traumatico da stress, depressione, abuso di sostanze, autismo, Disturbo di Personalità Borderline, Disturbo Narcisistico di Personalità e schizofrenia) oppure danni neurofisiologici (carente comunicazione tra i due emisferi – condizione del cervello scisso – oppure da un danno nell’emisfero destro, in particolare si parla di un deficit nell’attività della corteccia cingolata anteriore durante l’attivazione emozionale).
L’Alessitimia oggi rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di una serie di condizioni patologiche gravi quali: anoressia, bulimia, disturbi d’ansia e depressione, numerosi disturbi comportamentali (gioco d’azzardo, internet, pornografia e shopping) e l’abuso di droghe e alcol. Gli studiosi non sono sicuri del grado di diffusione dell’Alessitimia nella popolazione. Alcuni studiosi ritengono che ne soffra il 10% della popolazione mondiale, per altri la diffusione oscilla tra il 4.7% e punte del 8.9%. È certo che non vi sono differenze di genere. Secondo alcuni autori, dal momento che il soggetto non riesce ad esprimere le proprie emozioni, la psicanalisi classica non è una soluzione efficace o perlomeno è molto difficile. Per questo consigliano una rieducazione emotiva tramite la terapia di gruppo (che offre la possibilità di esplorare i propri sentimenti e al tempo stesso interagire con altri), oppure tramite la scrittura di un diario (alcuni studi dimostrano che la scrittura aiuta a riconoscere le proprie emozioni) o anche la lettura di libri o storie sentimentali (un modo efficace per imparare a parlare con proprie parole delle emozioni). Per altri, il professionista deve ricostruire le fondamenta delle emozioni per far apprezzare poi i sentimenti. In alcuni casi, essendo i sintomi associati a condizioni di salute mentale, la terapia può essere compresa nell’insieme dei provvedimenti farmacologici, psicoterapeutici e psicanalitici che mirano alla ricostruzione della personalità del paziente psicosomatico, al fine di permettergli di poter rappresentare, mediante le parole, le emozioni che normalmente in lui trovano espressione solamente attraverso il linguaggio del corpo.