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cultura materiale antropologia del consumo Meloni, Appunti di Antropologia Culturale

riassunto saggio cultura materiale P. Meloni

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 28/10/2020

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INTRODUZIONE
Come fa notare Ugo Fabietti, l’antropologia nasce nella seconda metà
dell’Ottocento. I nomi di Tylor e Morgan, padri fondatori della disciplina in
ambito britannico e statunitense, sono legati proprio a questi due filoni di
ricerca. La cultura materiale dentro l’antropologia dopo un po’ scompare,
Malinovky, Boass abbandonano questo termine pur tenendo l’attenzione
sugli oggetti.
Il termine si afferma ancora a partire dagli anni 80 del 900 con i nuovi studi di
cultura materiale, che vedono 2 luoghi di produzione: gran bretagna con
Miller dove gli studi si intrecciano con l’archeologia e il secondo luogo è la
francia con Warnier. In entrambi i casi il termine cultura materiale torna ad
essere usato al centro della disciplina, indica l’attenzione verso i manufatti
delle società e non possono non essere visti in maniera intrecciata con il
mondo simbolico delle idee. I nuovi studi di cultura materiale mostrano
come gli oggetti sono impigliati in reti di significato e in questo senso
partecipano alla produzione della cultura in senso antropologico.
Questo nuovo modo di guardare la cultura in senso materiale va a
rimpiazzare il significato classico della cultura materiale che pensa gli oggetti
e al mondo materiale come una categoria specifica e distaccata della cultura,
senza intrecciarla come fanno i nuovi studi. Possiamo riferirci a Remotti
perché nel suo saggio c’è ancora una connotazione classica della cultura
materiale; nel momento in cui lui presenta la cultura in senso antropologico
riferendosi alla sua esteriorità, indica due strade della cultura in senso
antropologico che però non si toccano 1. Cultura materiale dei manufatti,
che mostra l’uomo attraverso i suoi oggetti 2. mondo simbolico, a cui Remotti
dà maggiore importanza.
Questi due ambiti non sono intrecciati nel saggio di remotti e nella visione
classica. La cultura materiale vista come produzione di oggetti utili che
rispondo alle necessità dell’uomo che si adatta all’ambiente esterno.
I nuovi studi intrecciano questi due binari. Queste due dimensioni sono
catturate in un processo continuo di influenza dell’uno e dell’altro. Possiamo
identificare i significati di cultura materiale in 5 ambiti:
1. Cultura materiale come elemento centrale del concetto
antropologico di cultura: non si può parlare di uno senza parlare
anche dell’altro. Appartengono alla cultura non solo le costruzioni
più elevate ma anche gli oggetti di uso quotidiano. Si parte anche
dalle riflessioni di leroi-gouran e il processo di ominazione, che non è
comprensibile senza far riferimento agli strumenti/oggetti elaborati
dall’uomo e con i quali ha costruito una relazione intima, sia
culturalmente che fisicamente. Anche la nostra dimensione culturale
è forgiata dagli oggetti, la nostra dimensione fisica e i nostri
movimenti acquisiti che chiamiamo naturali, sono formati dalla
nostra relazione con l’ambiente e gli oggetti che lo compongono.
2. Cultura materiale come base dei sistemi umani (produttivi):
dimensione strumentale della cultura materiale; gli oggetti
manipolano e trasformano l’ambiente esterno e creano un
determinato sistema produttivo. A questo riguardo gli studi di cultura
materiale fanno riferimento ad esempio al recupero di oggetti
artigianali/vita contadina: i musei etnografici mettono in mostra
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Scarica cultura materiale antropologia del consumo Meloni e più Appunti in PDF di Antropologia Culturale solo su Docsity!

INTRODUZIONE

Come fa notare Ugo Fabietti, l’antropologia nasce nella seconda metà dell’Ottocento. I nomi di Tylor e Morgan, padri fondatori della disciplina in ambito britannico e statunitense, sono legati proprio a questi due filoni di ricerca. La cultura materiale dentro l’antropologia dopo un po’ scompare, Malinovky, Boass abbandonano questo termine pur tenendo l’attenzione sugli oggetti. Il termine si afferma ancora a partire dagli anni 80 del 900 con i nuovi studi di cultura materiale, che vedono 2 luoghi di produzione: gran bretagna con Miller dove gli studi si intrecciano con l’archeologia e il secondo luogo è la francia con Warnier. In entrambi i casi il termine cultura materiale torna ad essere usato al centro della disciplina, indica l’attenzione verso i manufatti delle società e non possono non essere visti in maniera intrecciata con il mondo simbolico delle idee. I nuovi studi di cultura materiale mostrano come gli oggetti sono impigliati in reti di significato e in questo senso partecipano alla produzione della cultura in senso antropologico. Questo nuovo modo di guardare la cultura in senso materiale va a rimpiazzare il significato classico della cultura materiale che pensa gli oggetti e al mondo materiale come una categoria specifica e distaccata della cultura, senza intrecciarla come fanno i nuovi studi. Possiamo riferirci a Remotti perché nel suo saggio c’è ancora una connotazione classica della cultura materiale; nel momento in cui lui presenta la cultura in senso antropologico riferendosi alla sua esteriorità, indica due strade della cultura in senso antropologico che però non si toccano 1. Cultura materiale dei manufatti, che mostra l’uomo attraverso i suoi oggetti 2. mondo simbolico, a cui Remotti dà maggiore importanza. Questi due ambiti non sono intrecciati nel saggio di remotti e nella visione classica. La cultura materiale vista come produzione di oggetti utili che rispondo alle necessità dell’uomo che si adatta all’ambiente esterno. I nuovi studi intrecciano questi due binari. Queste due dimensioni sono catturate in un processo continuo di influenza dell’uno e dell’altro. Possiamo identificare i significati di cultura materiale in 5 ambiti:

  1. Cultura materiale come elemento centrale del concetto antropologico di cultura: non si può parlare di uno senza parlare anche dell’altro. Appartengono alla cultura non solo le costruzioni più elevate ma anche gli oggetti di uso quotidiano. Si parte anche dalle riflessioni di leroi-gouran e il processo di ominazione, che non è comprensibile senza far riferimento agli strumenti/oggetti elaborati dall’uomo e con i quali ha costruito una relazione intima, sia culturalmente che fisicamente. Anche la nostra dimensione culturale è forgiata dagli oggetti, la nostra dimensione fisica e i nostri movimenti acquisiti che chiamiamo naturali, sono formati dalla nostra relazione con l’ambiente e gli oggetti che lo compongono.
  2. Cultura materiale come base dei sistemi umani (produttivi) : dimensione strumentale della cultura materiale; gli oggetti manipolano e trasformano l’ambiente esterno e creano un determinato sistema produttivo. A questo riguardo gli studi di cultura materiale fanno riferimento ad esempio al recupero di oggetti artigianali/vita contadina: i musei etnografici mettono in mostra

oggetti rappresentanti di questi sistemi di vita. Oggi questi sistemi di vita hanno subito una dematerializzazione (o virtualizzazione) e alcuni studi vanno verso questo tema poiché nascono come risposta a questi sistemi di vita.

  1. Cultura materiale come terreno di formazione dei soggetti e delle relazioni sociali: “i soggetti fabbricano gli oggetti che non rimangono fermi ed esposti al puro uso dei soggetti, ma vengono investiti da una forza attiva che fabbricano i soggetti”. Noi siamo mossi e spinti dagli oggetti che creiamo.
  2. Cultura materiale al centro dei processi di significazione (produzione di significati pubblici, condivisi): produzione dei simboli condivisi. Non avviene solo con forme simboliche ma anche materiali.
  3. Cultura materiale come spazio ideologico della modernità: mondo degli oggetti in passato caratterizzava sistemi produttivi (agricoli e artigianali) ma ora caratterizza anche il nostro sistema produttivo (nato con l’industrializzazione) e gli oggetti qui non hanno solo una funzione ma sono significanti ideologici. Cultura materiale come spazio ideologico della modernità: si apre un percorso che mostra il periodo dell’evoluzionismo (nascita antropologia) e come nell’emergente spazio sociale conquistato dall’antropologia culturale e le discipline delle scienze sociali, si intreccia un dialogo sempre più stretto con lo spazio e il discorso pubblico prevalente dell’epoca gli oggetti assumono un valore particolare (oggetti del presente e passato) e in questa determinazione di come si vedono gli oggetti, si costruisce un percorso storico in cui la cultura materiale ha un significato specifico, ovvero testimonianza del progresso di una società, gli oggetti vengono investiti di un valore ideologico e specifico, come oggetti che testimoniano il grado di evoluzione di una società. Società più evolute e meno evolute vengono classificate con il criterio della tecnologia processo misurato attraverso l’idea della prod tecnologica. CRITERIO CENTRALE ATTRAVERSO CUI SI ORDINANO LE SOCIETA’ (si ordinano le società dentro una sequenza di epoche secondo la produzione antropologica). Società semplici, non evolute ed arretrate sono classificate dagli studi antropologici. Un passaggio di questo percorso:  Modo in cui nell’archeologia preistorica e poi nell’antropologia sono visti gli oggetti del passato (fossili, selci...) che vengono visti non più come una curiosità ma come testimoni delle epoche passate e della storia evolutiva. Questi permettono nella loro scala di maggiore/minore semplicità, di misurare la relativa semplicità o avanzamento non solo tecnologico, di una determinata società.  misuratore del grado di avanzamento di una società. La società tipica industriale pensa ad un continuo avanzamento della tecnologia e diventa segno universale che determina la capacità di una società. (forme di classificazione e quindi selezionare un det elemento e porlo come valore assoluto). Nel 700 gli oggetti antichi venivano messi dentro queste “stanze delle meraviglie” o “gabinetti delle curiosità” accanto a oggetti strani (naturali, animali strani…) e venivano raggruppati nella categoria del meraviglioso,

ordinare gli oggetti dei nativi in scale evolutive e si licenzia perché lui voleva mostrare gli oggetti dentro contesti d’uso. La teoria dello scambio rappresenta un filo continuo nell’antropologia culturale ed essendo legata agli oggetti, ha sempre permesso il mantenimento degli oggetti stessi e un’attenzione particolare verso questi. MARY DOUGLAS: negli anni 70 “il mondo delle cose”, riemerge l’interesse nella cultura materiale legandola alla società del consumo.  come gli oggetti siano legati a delle identità sociali e vengano usati nelle società come sistemi di contenimento/espressione di identità sociali, espressione del proprio ruolo/posizione in una specifica griglia sociale. Gli attori sociali si identificano in determinati oggetti con la moda o il consumo, questi oggetti non sono a loro utili, ma esprimono un’identità dentro la società.  cultura materiale=classificazione Questa attenzione agli oggetti si associa alle riletture che poi vengono fatte sui kula e antropologi classici. Qui emergono una serie di riflessioni di oggetti come doni, oggetti come merci etc. Godelier: propone una classificazione dei rapporti sociali su come si combinano uomini e oggetti. I doni oggetti in cui la materialità e le persone rimangono unite. Merci oggetti in cui la materialità e l’identità delle persone separate Beni inalienabilioggetti e identità devono per forza coincidere e sono inseparabili. Questa riflessione sulla teoria dello scambio ne scaturisce altre:

  1. Appadurai e Kopytoff: vita sociale delle cose o biografia delle merci gli oggetti sono tali solo se visti dentro un contesto sociale, il quale fa un determinato oggetto una merce/dono/bene da conservare in un museo/rifiuto. Gli studi sulla biografia degli oggetti sono interessanti poiché fanno capire le forme di organizzazione dei sistemi sociali. La vita degli oggetti comprende anche il trasferirsi tra diversi sistemi sociali (connessione o disconnessione tra mondi diversi). La circolazione degli oggetti tra mondi diversi ci dice molte cose di questi stessi mondi, poichè gli oggetti non sono solo legati alla produzione ma anche agli immaginari. Gli oggetti hanno quindi un potere autonomo e possono essere produttori di determinate identità oppure che gli uomini li usano anche come fonte di classificazione o relazione tra loro  IDEA DELLA AGENCY: feticismo degli oggetti. Feticismo indica strane forme di adorazione verso gli oggetti. Questo meccanismo è molto diffuso e universale dove gli oggetti sono fonte di classificazione, producono cultura nei gruppi umani.
  2. Un altro filone che dà la sua attenzione al singolo individuo. Studi di Warnier: si rifà a due autori classici francesi 1)Mauss, come autore di “tecniche del corpo” dove ha mostrato che il corpo sia un prodotto del contesto sociale e la sua capacità di movimento varia a seconda del contesto sociale. 2)leroi-goiran, autore della tecnologia

culturale, ha mostrato come la capacità manipolativa sia stata centrale per formare l’uomo, la specie umana. Warnier mostra come la cultura materiale è una matrice di soggettivazione, costruisce le persone sia fisicamente sia culturalmente, si lega con l’azione sociale. Le analisi di W vanno verso i processi di significazione (produzione di significati pubblici, magia dei simboli condivisi di remotti) non possono non farlo appoggiandosi alla materialità stessa, con performance culturali. La dimensione del sacro e del religioso: costruisce per un det gruppo sociale un sistema normativo molto contingente, seppur simbolico, quindi fuori dalla sfera umana. La costruzione del sacro avviene attraverso la materialità (oggetto sacro) e nascono poi significati condivisi (che passano attraverso la materialità). CAPITOLO 3 - CULTURA MATERIALE E POTERE COLONIALE Il collezionismo etnologico e l’instaurazione del governo coloniale nelle Figi – Nicholas Thomas Ambientazione: isole fiji nella seconda metà del 1800 con il colonialismo britannico, con un governo sul posto ma prima di questo, troviamo le occupazioni della terra stessa con i “piantatori”. Thomas lavora a cambrige, anche curatore del museo etnografico della stessa università; le collezioni a cambrige sono state portate da uno dei protagonisti del saggio, von Hugel. Il testo di thomas pone una serie di questioni: ha rinnovato la maniera di guardare i musei in generale, in particolare quelli etnografici, poiché ristudiando le collezioni etnografiche, capisce che gli oggetti hanno una loro biografia, che mantenendo una propria materialità, acquisiscono significati diversi in base al contesto  CONTESTUALIZZAZIONI E DECONTESTUALIZZAZIONI E RICONTESTUALIZZAZIONE (vita sociale delle cose). Guardare ai processi di contestualizzazione e decontestualizzazione, è un buon punto di vista per studiare le dinamiche sociali, come in questo saggio tra figiani e britannici e cultura europea e statunitense, sono appropriati gli oggetti della cultura materiale figiana, cambiandone il significato. Guardare ai processi di contestualizzazione e decontestualizzazione, è un buon punto di vista per studiare le dinamiche sociali, come in questo saggio tra figiani e britannici e cultura europea e statunitense, sono appropriati gli oggetti della cultura materiale figiana, cambiandone il significato. Collezionismo arte del collezionare, letto da thomas lungo 2 direzioni:

  1. Collezionismo che porta alla produzione di un sapere , in questo caso il sapere attorno alla cultura figiana e la sua

Ci sono esposizioni delle forchette dei cannibali e delle armi e i figiani appaiono come selvaggi, primitivi. (Gardenhire)

2. Riappropriazione della cultura figiana per dare un significato più generale. Si afferma l’amministrazione britannica nelle isole. Il primo personaggio che troviamo non è più un collezionista sui generis come Gardenhire, ma abbiamo von Hugel : viaggiatore e naturalista che pian piano sposta il suo interesse dagli oggetti figiani a quelli culturali, e la sua collezione diventa etnografica ; Thomas ci mostra il suo collezionare, che porta a una nuova forma di conoscenza (oggetti collezionati vengono ordinati secondo un criterio della cultura locale). Si diffonde questa pratica anche all’estero: curiosità verso gli oggetti etnografici figiani che vengono trasformati in oggetti etnici. Erano cosi richieste che venivano fabbricati da coloni, non dai figiani. Il governatore Gordon e sua moglie lady Gordon, tutti si interessano agli oggetti esotici. La tesi di T fa vedere come questo collezionismo nelle mani dei britannici appoggia l’idea di produrre una forma di governo, non di conoscenza. Il collezionare serve per acquisire conoscenze e piegarle alle esigenze di dominio e potere. Nella stanza principale del governatorato Gordon c’è una grande esibizione di oggetti figiani, mostra la totalità, ovvero che è riuscito a raccogliere un grande campione della cultura figiana e riesce a conoscere a pieno la loro cultura e instaurare una forma totale di governo. T cita brani tratti da vari diari del mondo coloniale delle epoca: il rapporto conoscenza/potere di gordon è legato a una forma specifica di governo coloniale, che poi sarà modello britannico anche in altri luoghi governo indiretto : gordon trova una società gerarchizzata con capi in lotta per il potere dove gordon cerca di diventare il più potente tra questi capi, intervenendo nelle dispute interne dei capi figiani, distribuendo armi ad alcuni e negandole ad altri pacificazione coloniale dove Gordon è capo, viene visto come uno di loro (doni e saluti “sacri”). Relazione stretta tra aristocratici inglesi e figiani affiliati a gordon. Questo fa nascere invidie nei coloni britannici e nei piantatori australiani, che si sentono sia rappresentazione della civilizzazione, ma sono trattati peggio degli aristocratici figiani piegati al volere di gordon. L’infermiera che lavora per lady gordon non capisce il ruolo tra capi figiani e britannici, pensando di essere sia sul lato civile rispetto ai figiani, ma anche dal lato della razza giusta.  mondo coloniale con vari tipi di gerarchie (bianchi vs neri) (classe sociale più alta vs bassa): alleanze fittizie. affermazione dominazione britannica FASE DEL DOMINIO STABILITO : gli oggetti figiani non vengono più connotati con una proiezione di pericolosità, ma in termini utili, viene

messa in rilievo la laboriosità, la loro utilità, che entra a far parte della vita quotidiana di tutti, grazie alle colonizzazioni. Esposizioni: melbourne e sidney Progresso delle fiji: da mani feroci a mani docili, grazie al processo di dominio. Questa successione di ricontestualizzazioni si può vedere con diverse forme di esposizioni:

  1. Gardehire: porta negli usa le forchette dei cannibali negli zoo umani
  2. Stanza di gordon
  3. Esibizioni universali dell’artigianato figiano Thomas fa questi esempi specifici ma sono complessi più ampi: von hugel  nuovo sistema di conoscenza. Gordon connessione conoscenza/potere. Febbre degli oggetti nascita mercato dell’esotico. Queste dinamiche possono sia essere viste come curiosità o come appropriazione della cultura figiana, capace di rinnovare il modo di pensiero (avanguardie), o esaltazione dell’etnico che nasconde sempre un meccanismo di dominio. Capitolo 6 DIMENTICARE I PROPRI MORTI Oggetti alienabili e inalienabili nel Nord Ovest della Tanzania – Brad Weiss ( ricerche e studi in Tanzania) La costruzione della memoria sociale e processi di oblio e dimenticanza: non equivalgono a un fallimento della memoria o a una volontà di non ricordare, ma questi processi devono essere visti come fenomeni paralleli al processo di costruzione della memoria, due processi di risignificazione e ricostruzione del passato, il quale viene selezionato dove alcuni passaggi vengono dimenticati e altri ricordati come memoria sociale o ricordo. Dimenticare e oblio sono atti culturali di alto significato. Il caso presentato di rituali funebri sono collegati alla memoria sociale di un individuo scomparso. Oblio e dimenticare sono atti necessari per costruire la memoria attorno alla persona morta. Il secondo caso è più legato alla cultura materiale: processi di oggettivazione come le pratiche socio culturale e le forme di conoscenza si producono con un confronto con gli oggetti e il tema che qui l’autore esplora è in quella distinzione degli oggetti, emerge una terza categoria di oggetti, gli oggetti inalienabili (relazione necessaria e stretta con un gruppo sociale/persona dove si costruisce proprio l’identità del gruppo; non si possono perdere perché mettono in pericolo la presenza stessa di un gruppo sociale). L’autore ci dice che l’inalienabilità non coincide solo con la conservazione dell’oggetto ma potrebbe anche coincidere con la distruzione dell’oggetto stesso, poichè questo viene posto fuori della circolazione ordinaria degli oggetti e quindi distruggerlo potrebbe

modo per confermare l’autosufficienza e la possibilità di sopravvivenza delle loro unità domestiche. Così, quando gli alimenti prodotti a livello domestico vengono mangiati, il valore della terra è confermato dalla sua capacità di provvedere per coloro che la mantengono. Per contro, il cibo che è comprato al mercato non è mai pienamente soddisfacente e non ha questo potenziale riproduttivo. Affinchè il cibo sia soddisfacente, il suo valore deve essere rinnovabile nella terra che lo produce. La mercificazione è diventata, infatti, una forza creativa nel mondo haya, un modo di controllare, dirottare ed estendere nel tempo e nello spazio le transazioni di valori. Infatti, l’inalienabilità ha assunto un diverso carattere dal momento che le qualità riconosciute di oggetti particolari, i modi in cui non solo vengono tramandati di generazione in generazione, ma orientano e direzionano di fatto gli agenti sociali haya verso il futuro di questi beni, si sono proiettate nel tempo.

  1. Questione dell’eredità e le trasformazioni entro cui sono pensati gli oggetti quotidiani del defunto : storia della bicicletta brutta ed arrugginita che però non può essere venduta o buttata perché appartiene al defunto.  trasformazione delle pratiche legate all’inalienabilità. Nelle comunità haya contemporanee gli oggetti ereditati diventano spesso dei beni ‘enclave’ (Appadurai), ossia preziosi perché rimossi dalla circolazione. L’eredità diventa quindi un obbligo da ricordare che non solo preserva il retaggio delle generazioni precedenti ma, di fatto, proietta se stesso avanti nel tempo dando il piacere ai propri discendenti di trasmettere continuamente i propri averi ereditati alle future generazioni. Questi obblighi e connessioni temporali sono ciò che gli uomini e le donne haya chiamano ‘ricchezza’ (=eitunga). Gli haya giustificano la mercificazione dicendo che inizialmente loro distruggevano gli oggetti perché temevano la morte mentre ora hanno una consapevolezza rispetto alla morte; ma l’autore non ci crede e pensa che sia solo un modo per giustificare il cambiamento e l’attaccamento agli oggetti. Un tempo quando gli haya erano esclusi dal sistema più ampio di mercato, gli oggetti quotidiani venivano sostituiti poco e avevano una lunga durata, non aveva senso produrre una pratica che conservasse oggetti che erano già di per sé conservati e l’inalienabilità quindi era la loro distruzione. Dopo gli oggetti vengono più frequentemente rimpiazzati e non avrebbe senso distruggere gli oggetti perché già lo si fa spesso ed emerge quindi la pratica della conservazione. Il tema della memoria oblio e dimenticanza: Legato ai rituali. Qui la distruzione come dimenticanza e la conservazione come memoria si ritrovano nelle pratiche rituali in forma ravvicinata e alternata. Queste pratiche sono sia delle micro-azioni che alludono alla conservazione e altre alla distruzione. Nel mondo culturale haya la conservazione della memoria è in forma esplicita, riconosciuta anche come passante con pratiche dell’oblio che non è un’offesa ai morti ma un atto necessario per costruire la memoria.

La fine dei rituali funebri è chiamata “finire la morte” dove l’oblio è necessario per costruire una distanza tra vivi e defunto e per ricollocare la relazione che si aveva col defunto attraverso la memoria. Finire la morte e dimenticare il morto sono attività piuttosto festive, la più importante consiste nell’offrire grandi quantità di birra preparata dalla famiglia in lutto per ripagare la comunità del suo contributo al funerale. Spesso la proprietà del defunto è divisa tra gli eredi. Quando il defunto viene dimenticato, la sua autorità è proiettata verso le generazioni nuove e i suoi ordini dettano la gestione dei suoi possedimenti. Così dimenticare i morti rende possibile il ricordare il loro potere sui vivi, la morte permette che le intenzioni del morto siano continuamente realizzate. Ci sono delle pratiche, piccole performance: giovani che indossano il cappotto del defunto come se fosse ancora vivo o le lenzuola dentro cui è stato avvolto il defunto viene sia fatto a pezzi che un po’ conservato. Le ceneri del defunto che vengono portate via per essere trasmesse ad altri, vengono posizionate ad incroci. Gli incroci sono un luogo efficace in cui separare il morto da coloro che sopravvivono perché gli incroci sono la congiunzione di percorsi diversi, e quindi, sono certamente luoghi in cui avvengono dei traffici (umani). Così, la morte che viene lasciata a un incrocio sarà rimossa via da coloro che la piangono e trasmessa a coloro che vi si imbattono. Gli incroci sono dunque siti di transizione. Anche ricevere le zucche per la birra dal proprio nonno è motivo di orgoglio per i giovani, dato che sono importanti cimeli di famiglia, mentre inizialmente venivano distrutti. Tutte queste pratiche hanno l’intenzione di mostrare sia la permanenza del defunto nella comunità dei vivi (ricordo) sia la sua dimenticanza, come forma di costruzione della memoria del defunto entro la comunità. Queste pratiche sono messe in atto esplicitamente sia per ricordare il defunto ma c’è anche la necessità di dimenticare. La morte di una persona ha la capacità di trasformare la natura dei beni, fa aumentare la loro desiderabilità, sia per i viventi che per il morto e, che siano demolii o conservati, il modo in cui questi oggetti circolano è limitato come conseguenza della morte, non sono accessibili a tutti. La morte quindi altera la relazione soggetto- oggetto. CAPITOLO 10- LA COCA COLA NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA (DDR)- fantasie orientali sui consumi occidentali- Milena Veenis La coca cola è diventato simbolo di un intero sistema. La coca cola era un simbolo dentro la Germania dell’est (unione sovietica) nonostante non vi circolasse al suo interno. La coca cola è simbolo del capitalismo statunitense. Il saggio della Veenis ci aiuta a capire come determinate merci/sistema di merci/oggetti può andare a costituire un immaginario, pilastro su cui costruire un immaginario che agisce come sfondo attraverso cui le persone si rispecchiano e costruiscono

politica del governo orientale che in realtà non si occupava del benessere della popolazione. Le contraddizioni vengono quindi attutite dentro questa fantasia e questo fa anche parte della cultura materiale, non con interazioni dirette. Dato che il consumo era un Fattore tanto importante tedeschi orientali e occidentali guardavano con attenzione a quanto accadeva nelle diverse zone d'occupazione. quando divenne evidente che la ricostruzione procedeva in modo più rapido ed efficace nella parte occidentale, cioè un impatto immediato sulla fede dei tedeschi orientali nel progetto Socialista. nel 1953 la situazione non era ancora migliorata e i tedeschi orientali scesero in strada. le politiche Socialiste iniziarono a competere con le politiche della ricostruzione della Germania occidentale sulla base di un’accezione più diretta di materialismo. dopo il 1954 I due stati tedeschi ingaggiarono una battaglia incentrata sul consumo. dalla fine degli anni cinquanta la lotta tra i due blocchi sembrava incentrarsi su quale dei due fossero in grado di garantire le migliori condizioni di vita ai propri cittadini. in quel periodo Le condizioni materiali il consumo della DDR erano migliorate significativamente e leader del partito Ulbricht lancia una sfida diretta alla DFR: l'obiettivo ambizioso era quello di vincere la battaglia del consumo entro tre anni e dimostrare la loro superiorità nella gestione dei principali indicatori economici nei confronti della Germania occidentale. e quindi in questo contesto che il governo della DDR decise nell'estate del 1957 di promuovere lo sviluppo di una bevanda tipo Cola. per tutta la durata della sua esistenza la sfera pubblica della DDR fu dominata da esuberanti promesse circa un successo economico che avrebbe sostenuto la solidarietà sociale e l'eguaglianza che tuttavia di fatto non si realizzò mai. Lo stato socialista finì per favorire involontariamente una politica identitaria esplicitamente legata alla dimensione materiale. A causa di questa politica molti tedeschi orientali e finirono per ritenere che l’agiatezza materiale fosse centrale per il benessere personale e sociale. Tutto ciò che proveniva dall’Occidente era speciale e aveva una magia. Persino le buste di plastica della spesa provenienti dalla germania dell’Ovest erano barattate. (immaginario dei cittadini che proietta i loro sogni e desideri, i prodotti dell’Ovest offrivano il sogno seducente di un altro mondo, uno forse migliore). I prodotti nella DDR erano pensati per fare solo ciò che la loro funzione richiedeva. Ai designer della Germania orientale veniva vietato di alimentare sogni desideri dei consumatori. veniva loro insegnato che il design appropriato doveva essere in linea con i processi produttivi ed esprimere la realtà contemporanea di questi. CAP 2 COSTRUIRE MONDI REGIONALI NELL’ESPERIENZA Lo scambio kula, la stregoneria e gli eventi locali a Gawa – Nancy D. Munn Nancy Munn antropologa esperta dell’area dell’oceania, ciò che vuole trasmettere è quella della problematica di costruire mondi regionali nell’esperienza. Cosa si intende per mondi regionali nell’esperienza?

Il tema è svolto con lo scambio cerimoniale dei kula, tema affrontato per primo da Malinovky nelle isole Trobian, abbastanza grandi che formano in un cerchio. Il tema è classico degli studi antropologici e lo troviamo sia in Godelier sia in Amselle, dove lo scambio viene presentato come una costruzione di spazio regionale su lunga distanza attraverso degli scambi cerimoniali di oggetti preziosi. (bracciali di conchiglie bianche). Lo scambio è in senso antiorario delle isole. Le collane di conchiglia rossa circolano invece in senso orario. Munn invece affronta gli studi (sei anni) a Gawa (si trova nel settore nord-orientale dell’anello kula) e gli scambi con questa e le isole vicine; lo scambio di un bracciale di conchiglie bianche che si chiama Manutasopi , che circola in senso antiorario. Nel suo saggio usa i termini “locale” e “translocale” in un senso ben specifico: dal momento che i gawani considerano la loro isola la loro terra madre e definiscono se stessi come una comunità singola In opposizione al tessuto sociale eterogeneo delle altre isole, l'autrice prende questa unità come suo riferimento generale per “locale”. per eventi locali l'autrice intende tutto ciò che avviene a Gawa e chi implica interazioni sociali e attività organizzative a questa popolazione. Per “eventi traslocali” l'autrice intende tutti quelli che coinvolgono partecipanti provenienti da isole diverse e che fanno parte di spedizioni kula d'oltremare, oppure che avvengono nel contesto di gawa o in altre isole, ma che vedono coinvolti attori diversi. ll termine translocale e regionale sono molti diversi poiché l'autrice Considera la regionalità come un qualcosa creato Nella sintesi esperienziale di locale e translocale E questa sintesi avviene attraverso dei processi di concatenazione di eventi in cui i gawani richiamano a certi eventi passati e ne configurano altri futuri all’interno dell’esperienza presente. Processi di globalizzazione: come si rendono evidenti e incisivi dentro un punto specifico di queste inter-relazioni. Ci troviamo in un sistema globalizzato che riguarda vari tipi di scambi. Che tipo di consapevolezza c’è in questo sistema e come si costruisce? Con mondo regionale non si intende le regioni ma la connessione di aree geografiche ampie e il tema quindi è quello della connessione, della formazione di un sistema di scambi e di relazioni in cui i singoli contesti locali sono immersi. Questo tema possiamo vederlo sotto diversi aspetti:

1. Relazioni sociali: le nostre relazioni nel gruppo di cui facciamo parte, non sono costruiti in maniera diretta su relazioni faccia a faccia, ma sono mediate da sistema simbolici, e sono costruiti a prescindere dalla reale messa in atto delle stesse. Problema dell’assenza/presenza della relazioni sociali ci rappresentiamo in un gruppo sociale e lo rappresentiamo a prescindere dalla messa in scena reale di relazioni con tutte le persone del gruppo sociale, quindi questa immagine di un gruppo sociale corrisponde a una

dentro il proprio sistema di relazioni di scambi. Al completamento della transazione, si produce l’effetto di circolarità nel viaggio degli oggetti dentro l’arcipelago. Sailars (pseudonimo), importante capo kula, entra in possesso di Manutasopi: è oggetto di invidia e critica di altre persone che avrebbero potuto avere Manutasopi: entrare dentro un keda diventa fonte di prestigio per la persona stessa e per la sua stessa isola e produce la fama di questi la posta in gioco è la produzione di un prestigio sociale, attraverso la possibilità di entrare nel gruppo del sistema kula di chi ha avuto più prestigio (rete di inclusi) ma in ogni scambio oltre alle inclusioni si producono anche le esclusioni. Sistema di persuasione: cerca di attrarre dentro il proprio sistema un determinato oggetto con una determinata diplomazia verso i possessori precedenti. Quando viene ottenuto l’oggetto nasce un’altra diplomazia verso chi lo riceverà dopo. Questi devono far girare in senso opposto delle collane di conchiglie rosse, che hanno un grande prestigio come Manutasopi. Già come aveva detto Malinovky, il sistema kula si può comparare a un torneo di prestigio tra persone di elevato status dentro le isole che vogliono confermare il proprio prestigio dentro una catena di relazioni sociali. Il percorso discorsivo della Munn è prendere in considerazione 3 situazioni che derivano dallo stesso episodio, ovvero manutasopi in mano di Sailas; e poi un evento scatenante che diventa un commentario sullo scambio kula stesso, la malattia di Sailas. In un primo momento Manutasopi avrebbe dovuto andare a più persone prestigiose a Gawa, ma Sailar riuscì a convincere John, dicendo che Manutasopi sarebbe stato subito trasmesso all’isola successiva, Kitawa. In una seconda scena dove un aggravamento di Sailas si traduce in relazioni tese dentro il suo stesso gruppo di parentela, come effetto di un evento passato di un’altra isola. Il terzo momento è quello di superare questa tensione a Gawa, poiché fanno correre il rischio di interrompere il sistema degli scambi. Il trattenere il sistema di scambi si traduce nella malattia stessa di Sailas e si precipita dentro. Interpretazione della malattia : viene subito ricondotta allo scambio manutasopi e ciò che era andato male in quello scambio riconduzione alla stregoneria, che per i kula è una simbolizzazione del fatto che determinate relazioni tra persone vicine (non possono entrare in conflitto) sono state guastate. Ciò che ha generato la malattia di Sailas diventa una performance culturale, una cerimonia di risignificazione e riparazione delle relazioni sociali guastate. La stregoneria è portatrice di una agency (capacità di agire) negativa, quindi degli esclusi, rispetto a quella dei kula, che è positiva. La stregoneria non va vista come una credenza che può essere compresa con un ‘alternativa vero/falso, attribuire la malattia a persone che agiscono male è sbagliato, è un processo simbolico che

produce un determinato significato. È quindi una credenza, è la possibilità di produrre significato di determinate azioni. L’azione di stregoneria è invisibile e tende a manifestarsi in modo visibile solo attraverso dei segni – disconnessi dall’attore e dall’azione che li produce- che recano disordine sui corpi degli altri. Il potenziale negativo di ogni atto particolare o scatenante può essere spesso identificato esclusivamente attraverso una ricerca all'indietro, partendo da questi segni negativi visibili nel presente. Il procedimento rituale di guarigione ( kawrawora ) avviene con la produzione di significati pubblici; la significazione avviene con la combinazione di varie forme di azione culturale: materialità degli oggetti perché ciò che collega la transazione manutasopi alla malattia, è il fatto che sono stati estratti dal corpo di Sailas delle conchiglie atto simbolico per produrre una credenza. Gli stregoni quindi avevano compiuto un maleficio con l’aiuto di tali decorazioni, causando la sua malattia. L'autrice ci dice anche che le fu riferito da un gawano, che Silas poteva essere stato ammaliato perché avendo vinto una competizione kula precedente aveva ricevuto i doni conseguenti; iniziale causa scatenante derivava Dunque dal passato ma gli stregoni ricordarono l'evento dopo che Silas aveva acquisito Manutasopi. La decisione di attaccare fu dunque scatenato da una rabbia precedente. I Gawani pensano che una malattia o la morte possano derivare da un sentimento di rabbia nei confronti di eventi trascorsi da lungo tempo che ritorna alla memoria. Accanto alla materialità degli oggetti che producono un senso condiviso poiché sono mostrati, si accompagna a altre forme di significazione: la narrazione delle persone che si sentono investite dell’accusa di essere stregoni e intervengono per discolparsi o aggiungono che la malattia era un evento passato carico di volontà; narrazione che interviene dentro i sogni di Sailas e che persone vicine a lui raccontano dove emerge il fatto che la sua malattia deve essere ricondotta al sistema kula. Silas aveva sognato un uomo e una donna che gli dicevano di uscire di casa per preparare del cibo a dei visitatori; essi gli presero la mano e, conducendolo all’esterno, gli dissero che era destinato a morire. Gli eventi del sogno sono intesi qui sia come una predizione di eventi possibili (futuri) che come una rivelazione dei collegamenti tra gli eventi passati e la malattia attuale di Silas. Il corpo, altro elemento di significazione, è oggetto di intervento e diventa poi il principio della agency negativa, quindi degli esclusi, che produce poi la malattia. Nonostante Silas fosse guarito dalla sua malattia del 1974, egli si ammalò nuovamente dopo cinque anni. Adesso la vicenda risultava strettamente legata a un conflitto tra Thomas e gli affini del suo più giovane fratello di clan, Peter. Il nucleo del conflitto fu il seguente  Thomas si sentì accusato di aver attaccato con la stregoneria Silas. La colpa dell’accaduto e l’accusa ricaddero in modo particolare su Daniel, un importante uomo kula e capo clan la cui figlia della sorella (= la nipote) era sposata con Peter, il fratello di clan di Thomas.

Uno dei riferimenti presenti è Mauss (prima metà del 900) con il suo Saggio sul dono. Mauss fa riferimento a due testi classici: malinosky sullo scambio kula e boass sul cerimoniale del potlach. Mauss riflette sui rapporti tra oggetti e soggetti e sulla dimensione costitutiva del rapporto con gli oggetti nel costruire i soggetti stessi. Mostra come le relazioni sociali si rendono evidenti attraverso uno scambio di oggetti, dove questo scambio implica uno scambio anche di vincoli e obbligazioni sociali delle persone che fanno parte dello scambio. Mauss voleva relativizzare la forma dello scambio entro cui siamo messi, quello più frequente: lo scambio mercantile. Vuole dimostrare come nel confronto con altre tradizioni culturali, l’idea di merce fosse un’idea costruita dalla storia, prima della merce non esisteva il baratto, ma esistevano altre forme di scambio (il dono. Dare-ricevere- contraccambiare). Questo permette una classificazione degli oggetti per come si mettono in relazione con i soggetti (doni e merci; con godelier anche i beni inalienabili). Weiss mostra che la permanenza degli oggetti può trovarsi sia in una forma di conservazione che distruzione. Meloni studia vari casi dei temi del consumo (rapporto uomo-oggetti) sia di sociologi, economista sia di antropologi. Inizialmente troviamo Mary Douglas, antropologa britannica, una delle prime studiose del consumo, vede il consumo come sistema culturale  il mondo degli oggetti e il loro uso diventa nel quotidiano delle persone un luogo per rendere evidenti e costruire la propria dimensione culturale. Ci sono oggetti che sono legati all’identità, a relazioni con altre persone, oggetti che hanno un significato in relazione con altri oggetti o con persone e che nell’insieme costruiscono un mondo culturale. Bourdieu, antropologo e sociologo, fondatore degli studi delle scienze sociali: la distinzione mostra come consumo e oggetti diventano indici e marcatori di distinzione sociale, i soggetti si associano a forme specifiche di consumo. inoltre ci dice che i sistemi di inclusione/esclusione sociale sono legati alle pratiche di consumo, fondate sulla distinzione. in generale nell’antropologia del consumo, il rapporto con merci e oggetti è vista come un’idea utilitaristica soddisfazione di bisogni effimeri. Daniel Miller: è stato uno degli autori più prolifici dei nuovi studi di cultura materiale. Oggettivazione : termine centrale delle tesi di Miller, dove l’alienazione e il confronto con gli oggetti, è uno dei momenti centrali della costruzione del soggetto stesso. l’oggettivazione non estrania il soggetto, ma lo costruisce, è una dinamica fondamentale. Il mondo de consumo inoltre non è determinato solo dai produttori, ma anche in modo decisivo dai consumatori, attraverso forme di appropriazione e risignificazione (personalizzazione).

Michelle de Certeau e Hall: autori differenti ma accumunati per aver messo in luce le dinamiche di uso e appropriazione. De Certeau lo ha fatto con l’opposizione strategia/tattiche, Hall l’ha fatto analizzando media, televisione e musica e i loro processi di significato e il punto di vista dell’utente. Ritzer. Studia consumo e grandi centri commerciali (le cattedrali del consumo) e ci propone il grande potere dei produttori e il loro sistema di produzione, nel quale i consumatori cono intrappolati e hanno poche possibilità di scelta. Latouche: critica la società del consumo. concetto di decrescita. Iperconsumo: attraverso pubblicità che fanno sembrare il mondo un sogno, attraverso stratagemmi tecnici, viene segnata un’accelerazione dei sistemi di consumi e una nuova forma per intrappolare il consumatore dentro queste dinamiche.