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Appunti del corso di Cybersecurity Investigation, che ora ha cambiato nome in Cybercrime, Cybersecurity e Intelligence
Tipologia: Appunti
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Lezione 2 Non esiste una definizione ufficiale di intelligence. Si dà per scontato che tutti lo sappiamo ma di scritto non c’è niente, in particolare nulla è scritto nella legge istitutiva delle attuali agenzie di intelligence e sicurezza. Quando parleremo dei servizi italiani vedremo che nel corpo dell’articolato si parla di intelligence però non si spiega cosa è. Le definizioni che tratteremo sono tutte definizioni empiriche cioè tratte a posteriori dalla pratica della materia, non sono definizioni teoriche che dipingono la realtà teorica all’interno della quale poi si scrive la realtà vera, ma è il contrario e quindi la realtà che si trasforma in definizione. La definizione universalmente accettata a livello di servizi italiani e stranieri è la seguente: l’intelligence è la raccolta e l’analisi di informazioni non altrimenti disponibili utili al processo decisionale dell’esecutivo in materia di sicurezza nazionale e utili quindi alla tutela della sicurezza nazionale. La prima cosa da tener chiaro è la differenza tra l’attività di intelligence e le investigazioni di polizia giudiziaria. Le investigazioni di polizia giudiziaria hanno un cliente diverso dall’intelligence ovvero il magistrato, il procuratore inquirente e le regole per arrivare all’obiettivo di tutela della legge son ben definite nel Codice penale e nel Codice di Procedura Penale. Proprio per questo non è così semplice passare dalle forze di polizia all’intelligence perché non è lo stesso lavoro. Nel lavoro di polizia giudiziaria la ricerca delle prove ha una importanza superiore all’analisi fenomenologica_. Ad esempio, se io voglio arrestare un assassino anche se è un criminale del jihad io devo cercare le prove e non devo scrivere un trattato che spieghi al governo il pericolo del jihad._ Non c’è quindi una sovrapponibilità tra polizia e raccolta informativa di intelligence; infatti, non si parla mai di investigazioni di intelligence perché nel mondo dell’intelligence non c’è la possibilità di investigare_. Se per esempio un magistrato sospetta che noi in questo momento facciamo una attività che presenta profili di reato, ci scambiamo bustine di cocaina tra di noi, per sapere quello che facciamo autorizza la polizia giudiziaria a mettere una telecamera nascosta nella sala con un microfono e immediatamente viene a sapere quello che diciamo. Se la stessa cosa la vuole fare un servizio di intelligence, deve acquisire l’elenco di tutti coloro che si trovano nella sala, esaminare la nostra realtà sociale ed economica, tentare di reclutare uno/due persone che si trovano nella sala e poi farsi raccontare quello che un magistrato può sapere direttamente da una telecamera._ Sono due mondi diversi. Esaminiamo la definizione: LA RACCOLTA E L’ANALISI. La raccolta e l’analisi sono messe insieme perché devono vivere insieme. In un sano servizio di intelligence analisti e operativi, ovvero coloro che raccolgono le informazioni, vivono insieme. L’operativo è una persona che deve avere la capacità di reclutare e di gestire un interlocutore ma non è detto sappia tutto sulla materia di cui si parla, ha quindi bisogno del supporto di altri esperti. Se per esempio io recluto uno scienziato nucleare russo ho bisogno di qualcuno che mi dica che cosa chiedere, la mia abilità operativa si manifesta nella capacità di reclutarlo ma poi ci deve essere una capacità di estrarre informazioni che può nascere soltanto tra la collaborazione tra l’analista, che studia, e l’operativo, che chiede. La chiave pratica di accesso alle informazioni è il questionario poiché per raccogliere informazioni bisogna costruire un insieme di domande alle quali dare risposta. Non posso andare a cena con lo scienziato russo e chiedere come sta sua moglie, al contrario devo sapere qualcosa di preciso e di tecnico da chiedere e questo lo faccio attraverso l’elaborazione di un questionario creato d’intesa con gli analisti. INFORMAZIONI NON ALTRIMENTI DISPONIBILI: Tutta la chiave del lavoro di intelligence si trova in questa categoria, le informazioni non devono essere informazioni di fonte aperta. Le fonti aperte ci servono in seguite nel processo di analisi ma le notizie che mi vengono fornite dall’interlocutore devono essere non altrimenti disponibili.
TUTELA DELLA SICUREZZA NAZIONALE: Utili non a fare giustizia. Ad esempio quando si legge sui giornali “i servizi non hanno collaborato nelle indagine sulle stragi” si legge la solita stupidaggine perché i servizi non possono collaborare con la magistratura e con la polizia nelle indagini perché non possono fare indagini. Non possono raccogliere un capello e fare l’analisi del DNA, quello è compito della polizia scientifica. Le strutture di intelligence possono collaborare con le forze di polizia nel percorso che si definisce a “Y”. La prima strada, come dice la definizione, è il processo decisionale cioè l’esecutivo mentre la seconda strada è la tutela. Per legge i servizi di intelligence dal 1977 dipendono dall’esecutivo, non dipendono dall’amministrazione dello stato, sono il braccio informativo dell’esecutivo. ESEMPIO CGL: Se un servizio viene a sapere dal proprio informatore che sta dentro Forza Nuova che c’è l’intenzione di attaccare la CGL, il servizio informa in prima battuta l’esecutivo ovvero il Ministro dell’Interno ma contemporaneamente manda l’informazione alle forze di polizia. Quindi consente al Ministro dell’Interno di decidere in materia di sicurezza e in tutela alla sicurezza collaborando con le forze di polizia. A quel punto si esaurisce la funzione del servizio. Nel momento in cui ho una informazione attendibile sul fatto che un gruppo vuole assaltare la CGL io scrivo l’informativa e la mando al Ministro dell’Interno, al Presidente del Consiglio, carabinieri, polizia e guardia di finanza. Nel caso della CGL è mancato un servizio competente, non si avevano informatori dentro Forza Nuova e quindi non si disponeva di informazioni non disponibili e così non si è potuto analizzare informazioni. Non si aveva prontezza ed il gruppo è entrato alla CGL mettendo in crisi il Ministro dell’Interno. Nel caso della CGL è mancata la raccolta e l’analisi. Dagli avvenimenti si è riflettuto negativamente sul fatto che una struttura eversiva come Forza Nuova non era coperta da un punto di vista informativo dagli organismi di informazione e di sicurezza. C’è stato un rigido attenersi al protocollo burocratico, nel senso che se il servizio non ha scritto l’informativa, se la polizia, la digos e il Ministro non hanno avuto notizie, sono tutti coperti in termini di responsabilità perché i passaggi sono stati tutti regolari, è mancata l’informazione. Non è stata messa in campo la prevenzione. Cosa fare e come agire non cade dal cielo ma si studia costantemente. Così come è successo con la pandemia che non esisteva una pianificazione aggiornata delle modalità di reazione di tutte le amministrazioni interessate così può succede nel caso della sicurezza nazionale. È importante fare qualcosa prima, altrimenti le crisi piccole e grandi non si gestiscono ma si subiscono. DIFFERENZA TRA GESTIONE POLITICA E GESTIONE TECNICA DELL’INTELLIGENCE: Uno dei motivi per i quali i tecnici in tre ministeri (l’Interno, gli Esteri e la Difesa) non devono diventare ministri è perché i tecnici si rifugiano nelle loro procedure abitudinarie. I politici hanno un orizzonte diverso. Il primato della politica nella tutela della sicurezza nazionale è assoluto. Prediamo in considerazione il Caso di Walter Biot, ufficiale di marina sorpreso a fornire segreti militari alla Russia. Quando una persona viene scoperta mentre rileva segreti al “nemico” la prima idea del controspionaggio non è quella di mandare la persona in galera ma quella di chiamare tale persona e metterlo di fronte a due strade, una è quella che inizi a collaborare con chi lo ha scoperto, come si dice in gergo, lo si “rivolta”. Questo è come agirebbe un tecnico. Nel caso di Biot al contrario quando il Presidente del Consiglio è stato informato che è stata scoperta una spia al Ministero della Difesa ha deciso, contro il parere dei tecnici, di farlo arrestare e di renderlo pubblico perché ha presumibilmente deciso di dare un messaggio politico alla Russia dando uno schiaffo pubblico sollevando lo scandalo e provocando le espulsioni e dando uno schiaffo pubblico ai filorussi presenti in Italia. È stata una mossa sagace dal punto di vista politico. Questa è la differenza tra la gestione politica dell’informazione dell’intelligence e la gestione tecnica. I tecnici non devono diventare politici perché non sono capaci di farlo. Cosa è l’intelligence lo ha capito Cossiga quando con la Legge n. 801 mise i servizi alle dirette dipendenze dell’esecutivo. L’intelligence è un braccio dell’esecutivo non è parte dell’amministrazione dello Stato. Rifugiarsi sotto le procedure della burocrazia è pericoloso poiché con la burocrazia non si risolvono i problemi. I problemi si risolvono con l’operatività, a sua volta assicurata da una collaborazione diretta tra le strutture informative e gli interlocutori politici. Questo purtroppo con la Legge n. 124 non è avvenuto, tale
stessa cosa. La raccolta delle informazioni tecnologiche, ad esempio, è un mondo nel quale la sovrabbondanza delle notizie mette a rischio la selezione delle notizie. È il caso della National Security Agency americana che intercetta chiunque però è così ingolfata di intercettazioni che una notizia significativa impiega pure otto/dieci giorni per essere processata. È vero che intercetta tutti i terroristi o i capi di stato del mondo, amici o nemici però è tale la quantità di notizie raccolte che raramente raggiungono lo scopo di produrre una reazione efficace in tempi efficaci. Quindi noi ci concentriamo per quanto riguarda la raccolta delle informazioni sulla human intelligence. HUMAN INTELLIGENCE E LA RACCOLTA DELLE INFORMAZIONI: La raccolta delle informazioni di fonte umana, per quanto riguarda l’ambito istituzionale, deve avvenire con delle fonti di notizie diversificate. Primo livello: La raccolta parte da una figura apparentemente secondaria ma decisamente fondamentale, il sensore d’ambiente. Ad esempio io voglio tenere sotto controllo l’Unint e l’ideale sarebbe avere il rettore che mi dà notizie. Siccome questo è difficile, nell’attività di intelligence la prima rete di raccolta è quella dei sensori d’ambiente e cioè delle persone inserite stabilmente nell’ambiente oggetto di interesse informativo. Non devono essere necessariamente collocate in posizioni di vertice. Nel caso dell’Unint si fa riferimento ai bidelli, ai portieri, alle segretarie cioè persone che non hanno necessariamente il compito di raccogliere ed estrarre attivamente informazioni ma devono soltanto darmi la temperatura dell’ambiente. Se avessimo il compito di spiare la Unint dovremmo quindi cominciare dalla periferia, non tentare di arrivare al vertice perché può essere pericolo, costoso e può mandare tutto all’aria. Il sensore di ambiente è il primo anello della catena informativa, è l’anello più ampio. Ad esempio, durante la Guerra Fredda quando Berlino era separata dal muro il servizio inglese, l’MI6, reclutò facilmente la portiera di un palazzo che stava davanti l’ingresso della base del quartier generale dei servizi segreti del KGB. Questa signora senza mettersi in pericolo doveva soltanto raccogliere dati sul traffico delle macchine che entravano e uscivano e soltanto se riusciva, prendere anche le targhe. Non prendeva nessuna informazione attiva ma l’MI6 tutti i giorni sapeva che il traffico era stato di routine o che il numero delle macchine, di colpo, non era il solito. Queste notizie dei sensori d’ambiente potevano essere utilissime messe insieme a notizie raccolte da altre fonti. Per esempio, si faceva normalmente un’analisi quantitativa del traffico di onde radio dal quartier generale del KGB e se un giorno aumentavano le macchine e aumentava il traffico radio significava che stava succedendo qualcosa. Il sensore di ambiente è una sorgente informativa essenziale nell’attività di human intelligence. ESEMPIO CARTELLI DELLA DROGA: Ad esempio, uno dei grandi fallimenti nei cartelli della droga è stata la disparità tra l’enormità delle risorse impiegate per catturare i capi per poi non cambiare niente successivamente, perché morto Pablo Escobar un altro cartello si è preso la sua attività e ha ricominciato e così via. Se invece l’attività fosse stata spostata sulla periferia probabilmente si potevano mettere, con meno risorse, in crisi i cartelli. Finché il 20% degli americani e degli Europei si fumerà o ficcherà in bocca quello che viene prodotto dai cartelli della droga, questi continueranno a produrre, è una questione di domanda e offerta. Il lavoro invece potrebbe essere spostato sul lato della domanda e cioè con una rete di sensori di ambiente lottare con la stessa forza con la quale si lottava per catturare Pablo Escobar per disgregare la rete della piccola distribuzione della droga, mettere in crisi il mercato della distribuzione. Se io avessi una rete di sensori adeguata e non eccessivamente costosa al Pigneto, a Trastevere, nei luoghi dello spaccio a Roma io potrei con risorse inferiori mettere in crisi i cartelli, colpendo il consumo e la rete del consumo. Una legge economica afferma che indagare sugli operatori non provoca guai mentre indagare sui clienti provoca la paralisi delle attività. Secondo livello: Al secondo livello della rete ci sono gli informatori , figure effimere e congiunturali. È la persona che viene reclutata per conoscere una situazione specifica. Gli informatori sono necessari all’interno di un progetto specifico e strategico e vengono pagati ad hoc. Nel caso dell’Unint, Io voglio sapere di che cosa abbiamo parlato oggi, il sensore di ambiente mi può dire quanti al massimo sono gli studenti presenti in classe ma per sapere cosa ci siamo detti bisogna reclutare uno studente. Finita l’esigenza
l’informatore viene pagato e non più riutilizzato. Serve per una specifica esigenza informativa e prima di reclutarlo, lo si deve studiare, fare un profilo, capire le modalità di approccio. Questo perché il funzionario di intelligence non ha a disposizione le leve delle Forze di polizia, al contrario deve conquistare l’interlocutore e portarlo dalla sua parte. Per fare ciò non necessariamente deve dire per chi si lavora ma lo si fa ma attraverso quello che viene chiamato “reclutamento sotto falsa bandiera”, ovvero dicendo di essere carabinieri, giornalisti, studenti che stanno preparando la tesi di laurea per mettere a proprio agio la persona interessata. Terzo livello: La terza figura è rappresentata dalle fonti , le quali devono essere stabilmente inserite in un progetto strategico all’interno di un’area critica di ricerca. La fonte è un individuo che ha accettato di fornire informazioni per un periodo di tempo prolungato e per questo, al pari del sensore di ambiente, riceve uno stipendio. Inoltre deve avere un rapporto con il gestore tale da essere i suoi occhi e le sue orecchie all’interno del settore bersaglio. Ha il compito, non soltanto di registrare e riferire ma ha, se possibile, il compito di diventare influente all’interno del settore nel quale viene inserito. Come si può immaginare la selezione e il reclutamento di una fonte è un’operazione delicata. Le fonti vanno accuratamente selezionate e addestrate questo perché mentre l’informatore deve entrare, ascoltare e registrare, la fonte deve ascoltare, registrare nella sua testa e in più, se possibile, deve fare carriera all’interno del settore nel quale è inserita. GESTIONE DI UNA FONTE: La gestione delle fonti vede il massimo della collaborazione tra l’analista e l’operativo, il loro rapporto è diretto. L’operativo è colui che gestisce fisicamente la fonte. L’analista invece è colui che prepara l’operativo, analizza le risposte e produce degli input ulteriori per fare avanzare la fonte, per farla crescere, in sintesi aiuta la fonte a fargli fare bella figura con i suoi capi. Quindi la gestione di una fonte è complessa, è la gestione nella quale si sviluppa l’arte del questionario. Naturalmente la fonte deve essere controllata perché non ci possiamo fidare ciecamente di persona. Come hanno dimostrato i pentiti di mafia, più la fonte si è dimostrata attendibile una volta, più è pericolosa nel momento in cui mi passa una informazione falsa e quindi più bisogna stare attenti alle notizie successive. La fonte più pericolosa è quella che viene chiamata “solitamente attendibile”. La gestione della fonte comporta un controllo costante della sua attendibilità, quindi, comporta anche un controllo della sua vita ed è una cosa molto delicata. Quarto livello: L’ultima figura nella raccolta informativa è quella degli agenti. Qui purtroppo riscontriamo una confusione linguistica tra l’italiano e l’inglese. Spesso in italiano definiamo gli agenti della Cia o dei servizi quelli che in realtà nel gergo americano sono i funzionari. “Agent” nel mondo anglosassone è una persona a contratto esterna, non un funzionario fisso ovvero non è quello che noi definiamo per agente. È una questione di caos linguistico. Gli agenti sono una forma sofisticata di informatori, è una figura impiegata nell’ambito di una singola operazione informativa nella quale assume una funzione attiva e cioè partecipa all’azione che viene montata dalla parte avversaria. Ad esempio, un sensore di ambiente mi dice che nella moschea di Centocelle c’è un gruppo di islamisti che si sta radicalizzando, decido quindi di mandare un informatore alla predica del venerdì con l’intento di osservarli. A quel punto si tenta di reclutare un informatore all’interno del circuito della moschea di Centocelle e lo istruisco in modo tale da diventare parte di quel circuito più ristretto, di fare carriera al suo interno. Nel caso in cui viene accettato, la fonte che si trova all’interno del piccolo circuito capisce che iniziano a parlare di attentato. Allora io posso decidere o di informare la polizia, mostrare le prove e in quel caso li arrestano con la conseguenza che dopo due mesi stanno di nuovo tutti fuori perché l’attentato non lo hanno compiuto oppure posso decidere di fare una operazione all’interno del gruppo, trasformo l’informatore in agente, il quale deve diventare protagonista di quella operazione ed essere così bravo da farmi intervenire un minuto prima che l’operazione cominci a diventare pericolosa. L’agente nelle operazioni deve avere una copertura solida. L’agente ha una funzione rischiosa e può partecipare una sola volta perché una volta finita l’operazione deve sparire. Deve sparire in primis per la sua incolumità, secondo perché i servizi tendono a voler evitare grane giudiziarie, nel senso che non si può andare in tribunale e dire “Lui era un mio agente, ha lavorato per me” è un patto che anche i
sarebbero entrati a Kabul entro 2-6 mesi invece sono entrati due giorni dopo.) Il coordinamento, la cooperazione e l’interazione tra operativi e analisti che esiste in Italia produce non soltanto il prodotto finale per il Ministro o il Presidente del Consiglio utile al processo decisionale ma produce carburante operativo per una efficienza nella raccolta delle informazioni. Lezione 3 CICLO DI RACCOLTA : La raccolta delle informazioni avviene attraverso una serie di sorgenti informative a sua volta gestite da una filiera specifica. Facendo riferimento al modello anglosassone del Desk officer, Case officer e Field officer, quello che ci collega al processo analitico è il tipo di raccolta che si intende fare. Esistono due modalità di raccolta che Mantici ha semplicisticamente definito: Il tipo di raccolta a pesca a strascico: Se noi dobbiamo andare a pescare, possiamo prendere una flottiglia di pescherecci, buttiamo le reti nel mare poi raccogliamo le reti e mettiamo sul ponte del peschereccio tutto quello che abbiamo raccolto. Ci saranno pesci pregiati, pesci meno pregiati, scarpe vecchie, copertoni di automobili, si può trovare di tutto. Se abbiamo una flotta molto grande alla fine della giornata possiamo sperare di avere una buona raccolta dei pesci che ci interessano. La pesca a strascico richiama il concetto di analisi deduttiva , analisi che viene fatta una volta raccolto il prodotto informativo. Il tipo di raccolta a pesca subacquea: Nel caso in cui non abbiamo la disponibilità di una grande flotta di pescherecci con centinaia di metri quadri di reti da gettare in mare, conviene passare alla pesca subacquea. Dovendo pescare, prima studiamo quali sono i pesci che in quel giorno il mercato richiede, ad esempio le sogliole, le spigole. Si fa quindi uno studio su dove si trovano le sogliole o le spigole e a quel punto si fa una valutazione dei costi. È necessario uno studio prima di raccogliere il pescato che indica una accurata analisi dei costi, dei posti e di tutto ciò che mi serve per raccogliere i pesci. Questo perché se io per ipotesi per raccogliere 50kg di pesce, che mi fruttano 1000 euro, devo spendere 2000 euro di bombole non mi conviene andare perché l’analisi costi-benefici è negativa. Il concetto di pesca subacquea introduce il concetto di analisi induttiva , analisi che studio lo scenario di riferimento e prima di avviare la ricerca informativa, tende di individuare i punti sensibili della ricerca. In questo modo è possibile capire che tipo di raccolta informativa può fare un servizio. Se facciamo riferimento ad un servizio come il KGB del secolo scorso, formato da 200.000 mila persone, ci si può permettere la pesca a strascico, ovvero si raccoglie e poi si pesca all’interno di quello che abbiamo raccolto le informazioni che servono. Se facciamo riferimento ad un piccolo servizio, formato da 1500 persone, non ci possiamo permettere la pesca a strascico ma dobbiamo utilizzare la pesca subacquea. È chiaro quindi che i piccoli servizi quali i Servizi italiani, il Mossad, i servizi inglesi e francesi che da un punto di vista numerico tra operativi ed analisti non vanno oltre le 1000 persone, devono per forza ricorrere al modello della pesca subacquea. Tra desk e analisi nel modello della pesca subacquea vi è una forte sinergia: gli analisti studiano che pesce chiede il mercato, dove sta il pesce e propongono un ventaglio di costi per andare a prendere questo pesce mentre l’operativo si mette bombole e maschera e lo va a raccogliere. PROCESSO CHE RACCHIUDE LA PAROLA “ANALISI”: “Analisi” è una parola che abbiamo tutti in testa ma la sua definizione esatta, presa ad esempio la sua etimologia dal greco “passare attraverso”, non è chiarissima. Spesso viene confusa con la sintesi che in realtà è un processo successivo all’analisi. L’analisi è un processo attraverso il quale la notizia viene trasformata in informazione. Notizia e informazione non sono sinonimi. Il processo di trasformazione della notizia in informazione è il primo step del processo analitico. Il primo passaggio per la trasformazione della notizia in informazione è la VERIFICA della notizia. La notizia non può andare avanti nel processo analitico se non viene verificata. Sembra una banalità ma è il primo ostacolo che trova sia l’analista che l’operativo. L’operativo è colui che raccoglie la notizia e spesso non è in
grado di verificarla all’instante quindi non può far altro che riportarla. Il primo processo di verifica della notizia è controllare se quest’ultima può essere confermata da una indipendente dalla prima. Ad esempio il soggetto X cmi dà una notizia, la prima cosa che devo fare per controllare se la notizia è attendibile è controllare il valore della fonte; solo se la fonte è attendibile la notizia viene presa sul serio. In genere più le fonti sono “normalmente attendibili” e più ci possono contrabbandare una fake news dandocela per buona. Quello che ad esempio è successo con i pentiti di mafia, i quali prima hanno dato le notizie che li qualificavano come pentiti dichiarando la veridicità dei fatti e poi hanno cominciato a fornire le notizie che i DM volevano sentirsi dire, inventando una serie di balle che, nonostante ciò, hanno ricevuto un credito di attendibilità poiché le prime notizie erano attendibili. Nel mondo anglo-israeliano le fonti che noi chiamiamo “solitamente attendibili” vengono definite fonti con accesso diretto alla notizia. Il livello successivo, che è la fonte per noi non straordinariamente attendibile, è la fonte con accesso indiretto alla notizia. Il terzo livello è quello della fonte in collegamento con un’altra fonte con accesso diretto. Ad esempio, per sapere cosa ci stiamo dicendo oggi a lezione, noi studenti siamo tutte fonti con accesso diretto, Raccontando ai colleghi di altri corsi quello che ci siamo detti, i colleghi diventano fonti indirette con accesso a fonti con accesso diretto. La notizia, quindi, non va presa per oro colato. Il processo di verifica oggi è reso più semplice da internet poiché si ha immediatamente la possibilità di verificare tutti i profili della notizia. Si ha la possibilità di compiere una verifica generica andando a vedere sui siti generici (BBC, CNN, New York Times) e sui siti specializzati se una notizia è vera o falsa, e ciò ci consente di dare un peso alla notizia rispetto a quello che mi dice una persona fisica, mi consente di approfondire. La verifica è il primo passaggio del processo di trasformazione della notizia in informazione ed è il primo passaggio obbligato del processo analitico. Il secondo passaggio, altrettanto importante, è la CONTESTUALIZZAZIONE della notizia. La notizia va pesata fisicamente all’interno del suo contesto. L’evento ha un peso a seconda del contesto. Il peso, il contesto e la valutazione del contesto sono esclusivamente sulle spalle dell’analista. Non avremo mai un algoritmo che dice quanto pesa qualitativamente un evento ma sarà il compito dell’analista. Ad esempio, la notizia è che sparano nelle gambe ad una persona ed è vero. Come ufficiale di Polizia giudiziaria mi basta sapere che una persona ha sparato ad un’altra persona, ha commesso un reato, lesioni gravissime, ed è punibile con una pena da 5 a 12 anni e in caso aggravante mafiosa o terrorismo la pena sale a 25 anni; ho il quadro preciso davanti. Invece come analista devo contestualizzare la notizia, devo dare un peso analitico all’evento poiché non è detto che sia sempre lo stesso. Ad esempio, le Brigate Rosse durante il sequestro Moro compirono una serie di attentati. Uno di questi è stato la gambizzazione del Presidente della Regione Lazio, Girolamo Michelli. In quel contesto di attentati, rapimenti, stragi e morti il peso di quella gambizzazione è stato molto poco elevato. Sui giornali di quei giorni la notizia del ferimento del Presidente della Regione Lazio è finita in cronaca di Roma perché nel contesto di una offensiva terroristica di ampie proporzioni non aveva ampia rilevanza. Se oggi pomeriggio sparano a Zingaretti si comprende come in questo contesto la notizia avrebbe un peso differente. Ad esempio l’ingresso e l’irruzione negli uffici della CGL a Roma ha provocato una enorme manifestazione. Negli anni 70 episodi del genere erano all’ordine del giorno e non provocavano reazioni analoghe alle settimane scorse. Le azioni erano le stesse, le Brigate Rosse addirittura entrarono nella sede della Democrazia Cristiana e uscendo uccisero due agenti di polizia; ci fu uno scontro a fuoco. MAX WEBER: Max Weber è il padre della storiografia moderna, è l’uomo che ha trasformato la ricerca storica in una scienza sociale. Weber si interroga su una cosa che noi diamo quasi per scontato, ovvero come fa uno storico a decidere che un evento è importante e che merita di finire sul libro di storia. Ad esempio il 12 ottobre del 1492 sono successi nel mondo migliaia di eventi ed uno solo è sui libri di storia: la scoperta dell’America. È un evento clamoroso che finisce sui libri di storia spazzando via tutto il resto. Weber quindi si interroga su quali sono i criteri facendo una riflessione molto adatta ai suoi tempi. Weber afferma che esiste lo storico romantico, il quale vede gli eventi come una successione di conflitti tra bene e il male e guarda quello che fa trionfare il bene e così decide_. Ad esempio, l’Inghilterra conquista_
avevamo però di diverso il supporto della maggioranza della popolazione, vivevano in un ambiente che li proteggeva. L’errore, l’irrazionalità rispetto allo scopo delle Brigate Rosse rispetto all’IRA e l’IRGUN è stato quello di non calcolare il supporto popolare che avevano intorno. Le Brigate Rosse non avevano il supporto nemmeno del Partito Comunista Italiano; eppure, avevano le stesse bandiere e cantavano le stesse canzoni. Nella valutazione del fenomeno brigadista non diremo “erano dei cattivi poiché hanno ucciso tanti poliziotti e politici” ma diremo “erano degli sciocchi che hanno pensato, come Hitler, di sconfiggere un nemico che non potevano pensare di sconfiggere”. Tutto quello che hanno fatto è stato inutile e dannoso per noi e per loro perché non avevano valutato lo spessore del consenso della popolazione intorno alle loro azioni. (Esempi IRGUN, rapimento dei due sergenti e Terroristi di Collins durante la guerra 1916-1921.). Quindi le azioni dell’Ira o dell’Irgun che giudicate con un criterio romantico e cristiano sarebbero criminali, in realtà erano razionali rispetto allo scopo perché il contesto nel quale operavano era favorevole al loro operato. I terroristi non sono buoni o cattivi, fanno sempre le stesse cose siano essi combattenti per la libertà, partigiani antinazisti, ebrei che lottano contro il dominio inglese, palestinesi che lottano contro il dominio israeliano. Questo l’analista lo deve capire prima. Ad esempio, prima che gli americani invasero l’Iraq nel 2003 gli analisti del SISDE dissero alla CIA di non andare poiché non avrebbero mai avuto il supporto della popolazione. Il risultato? Gli americani per conquistare l’Iraq nel 2003 hanno perso 88 soldati e nei 4 anni successivi 5400. Questo perché non sapevano dove andavano, perché non avevo analizzato il contesto che si sarebbe verificato dopo aver vinto la guerra. In Afganistan e Vietnam è successa la stessa cosa. Se gli americani hanno una colpa è quella di non imparare mai dai propri errori, non dalla storia ma dalla loro storia. La razionalità rispetto allo scopo significa essere gelidi nella valutazione. Il compito dell’analista è studiare il contesto sulla base delle informazioni senza criteri valutativi, freddamente. Non ci sono buoni e cattivi per l’analista, buoni e cattivi ci sono per i politici, giornalisti e per la pubblica opinione: il criterio deve essere avalutativo, non deve essere un bene o un male ma un fatto. Weber è un gigante della storiografia perché ha spazzato via la storiografia orientata. Il terzo passaggio, assolutamente fondamentale, è l’ INTEGRAZIONE della notizia. Dopo aver verificato una notizia circa la sua attendibilità e dopo averla inserita e pesata all’interno di un contesto bisogna ora integrarla con tutte le altre notizie e informazioni dello stesso argomento e sulla stessa materia di cui disponiamo. Ad esempio, si va in archivio a verificare sulle fonti aperte e nel momento in cui troviamo la notizia di un attentato dobbiamo integrare questa notizia con tutte le altre notizie di manifestazioni eversive o terroristiche nell’area oggetto di interesse. È evidente che un singolo attentato ha un peso diverso da una moltitudine di attentati. L’integrazione consente di costruire una informazione che inizia a diventare solida poiché ho gli elementi per definire un evento vero, importante nel contesto storico e che si collega ad altri eventi. Anche in questo caso, non valgono le norme quantitative ovvero dieci eventi sono più importanti di uno ma un singolo evento può valere molto di più. Con il processo di integrazione c’è un arricchimento nel processo analitico; dopo aver contestualizzato la notizia le diamo un peso all’interno del fenomeno che stiamo esaminando. Il quarto e ultimo passaggio, importantissimo, è la PROIEZIONE della notizia. Dopo aver verificato la notizia e trasformata in una informazione attendibile, dopo averla collocata nel contesto e messa a confronto con tutte le altre informazioni dello stesso fenomeno a quel punto si deve essere in grado di dare una proiezione a breve, medio o lungo termine. Una volta verificato l’evento che ha un suo valore, dobbiamo essere in grado di stabilire quali sviluppi potrà avere in futuro. Non stiamo parlando di un lavoro teorico, bisogna scrivere un report. Il processo di proiezione deve partire necessariamente da uno studio di tutte le implicazioni del fenomeno che si sta studiando. Ad esempio, a Milano un signore accoltella tre passanti e nel dare le coltellate grida “Allah è grande”. Quello che si deve fare è riscontrare tutti gli eventi in Europa di persone che escono di casa e prendono a coltellate i passanti gridando “Allah è grande.” Questo fenomeno si colloca all’interno di un’altra serie di eventi analoghi. Bisogna quindi domandarsi “Cosa succederà nei prossimi mesi? Che cosa può accadere? Quanti altri faranno la stessa cosa?” Un’analisi imperfetta e
imprecisa porterebbe ad arrestare tutti gli islamici d’Italia che si comportano in questo modo con il rischio di paralizzare 1 milione e mezzo di persone. Invece si deve continuare a ragionare su quello che è successo attraverso l’integrazione ovvero vedendo cosa è successo in Inghilterra, in Francia o in Israele, paese dove per la prima volta nel 2017 è partita questa ondata di omicidi spontaneisti. Ovviamente per mettere fine a tale situazione bisogna trovare misure adatte alla nostra realtà, trovare misure giuridiche che colpiscano in modo preciso questo tipo di reato. Bisogna quindi studiare cosa fare e scrivere cosa può succedere nei prossimi anni. Nel processo di analisi appena descritto è facile capire come l’analista non può lavorare senza l’operativo al quale chiede la verifica e i retroscena della notizia, la sua attendibilità e il suo spessore. Al termine di questo processo, nella proiezione, inoltre l’attività informativa potrebbe essere reindirizzata nuovamente all’operativo poiché ad esempio il fenomeno potrebbe essere destinato a espandersi. Il processo così diventa circolare, l’analista parte da una notizia fornita dall’operativo e al termine del processo, dopo aver definito i contorni dell’evento, indirizza ad una ulteriore attività operativa come emerge dall’analisi proiettiva. ANALISI INDIVIDUI, GRUPPO, EVENTO E FENOMENO: Tutto questo processo va applicato nel lavoro dell’analista all’analisi dell’ INDIVIDUO , di GRUPPO , di EVENTO e di FENOMENO. Gli eventi sono determinati da gruppi o da individui. Si deve, per quanto possibile, eseguire un processo di profilazione. Ad esempio per capire chi sono le Brigate Rosse devo partire dal tentare di capire chi sono i brigadisti rossi per due motivi: 1. Per comprendere qual è lo spessore culturale e operativo del gruppo nel quale operano gli individui. 2. Per capire in che modo posso prevenire l’adesione alle Brigate Rosse da parte di individui che hanno un profilo simile ai brigadisti, che già conosco. In questo caso, il brigadista è l’individuo e le Brigate Rosse sono il gruppo. Gli individui e i gruppi danno luogo ad eventi e il complesso individui, gruppi ed eventi rappresentano il fenomeno. La profilazione analitica delle attitudini degli individui e del comportamento di questi individui all’interno dei gruppi ci fa capire come si sviluppano gli eventi determinati da questi individui e gruppi e ancora, ci fa capire le coordinate del fenomeno che stiamo analizzando. ESEMPIO PER CAPIRE L’IMPORTANZA DELLA PROFILAZIONE DEL GRUPPO E DEGLI INDIVIDUI: Negli anni 70 c’erano molte rapine a mano armata in banca e nelle gioiellerie. Esisteva un criterio per poter stabilire a colpo d’occhio se una rapina in banca era un evento terroristico o no, ovvero la presenza di una donna nel gruppo dei rapinatori. Solo le Brigate Rosse avevano donne con le pistole che rapinavano le banche, mai la malavita tradizionale impiegava donne. Quindi nella valutazione di un evento la conoscenza del gruppo consentiva di dire immediatamente che tipo di evento era senza avere una conoscenza approfondita del gruppo. Ad esempio, si diceva che la mafia non colpisse le donne. Forse proprio per questo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa la sera del 2 ottobre dell’82 tornò casa con la moglie, perché si sentiva protetto. Questa era una caratteristica del gruppo mafia fino al 2 ottobre 1982. Ancora la mafia, Cosa nostra, non colpiva i bambini fino a Santino Di Matteo che venne sciolto nell’acido. Questo ci dà la possibilità di studiare l’evoluzione del fenomeno, fare una proiezione e comprendere le coordinate nelle quali sviluppare l’attività operativa. Un evento ci fa capire l’evoluzione di un fenomeno ma un evento singolo non è sufficiente. Un singolo omicidio non ci fa capire la portata delle Brigate Rosse ma comprendiamo la loro portata nel momento in cui inizia una campagna di omicidi. Solo a questo punto abbiamo gli elementi per capire come si può sviluppare la campagna. Ovviamente ci sono singoli eventi significati, le Torri Gemelle ad esempio è un singolo evento significativo ma si colloca comunque dopo l’accatto alle ambasciate del 98 in Kenya e Tanzania e si colloca in un fenomeno di attacco agli Stati Uniti. L’evento clamoroso è quello delle Torri Gemelle ma perché ha delle caratteristiche uniche. Una delle caratteristiche straordinarie è che per la prima volta l’esercito nemico si addestra all’interno del territorio, cioè quelli che hanno fatto l‘attacco si sono
con uno spessore ideologico non paragonabile alla prima generazione. La prima generazione aveva una base di consenso enorme e l’ultima aveva una base di consenso che non andava neanche al di fuori del circuito familiare. Questo fenomeno, pur chiamato Brigate Rosse, per l’analista non ha lo stesso valore del fenomeno Brigate Rosse che ha portato al sequestro di Moro. Nell’analisi del gruppo assume un rilievo fondamentale l’analisi strutturale del gruppo in quanto è necessario conoscere in modo approfondito la struttura del gruppo. È un lavoro faticoso ma indispensabile. Le Brigate Rosse erano organizzate in un determinato modo. È importante conoscere la struttura delle Brigate Rosse per conoscerne l’operatività. Al momento della massima espansione, tra il 66 e il 77-80, contavano 500 militanti regolari.
d’allarme senza aver visionato il suo contenuto. L’opuscolo n.15 si intitola “Tredici tesi sulla sostanza dell’agire da partito” e la cosa strana è che viene firmato “Fronte delle carceri, Colonna di Napoli”. È la prima volta che un opuscolo delle Brigate Rosse viene firmato da un fronte e da una colonna. Prima ancora di leggere il contenuto del documento si deve avere un’idea precisa ovvero che il gruppo che ha firmato il documento sta producendo un documento strategico, una risoluzione strategica, perché non parla di una monografia come i 14 opuscoli precedenti ma parla della strategia di tutta l’organizzazione. Questo ci porta a pensare che è in atto una spaccatura nell’organizzazione, una spaccatura che vede il fronte delle carceri e la colonna di Napoli agire indipendentemente dall’esecutivo e dalla direzione strategica. Grazie all’analisi strutturale, pur non avendo letto il documento, siamo in grado di affermare che non è un momento di massima potenza delle Brigate Rosse ma di massima debolezza. I dubbi che sono affiorati alla mente leggendo l’intestazione trovano conferma nel contenuto del documento che in questo caso è un contenuto scissionista rispetto alla strategia dell’organizzazione perché si capisce che il capo del fronte delle carceri, Giovanni Sensani, che dirige anche la colonna di Napoli è in contrapposizione con l’esecutivo che ha firmato attraverso la colonna veneta il sequestro Taliercio e con la colonna milanese che ha rapito Sandrucci la quale viene a sua volta accusata di sindacalismo armato. Nel testo quindi il fronte e la colonna criticano le operazioni compiute da altre strutture dell’organizzazione ovvero i milanesi vengono considerati come sindacalisti armati mentre il sequestro Taliercio viene declassato ad azione miope perché a parere di Sensani bisognava smettere di essere un movimento di guerriglia ma diventare un partito guerriglia. Questo andava contro la maggioranza della direzione strategica che voleva continuare a perseguire l’obiettivo della guerra civile e dispiegata partendo dalla tutela della classe operaia. Dall’analisi del solo frontespizio del documento, che nasce dall’analisi della struttura delle Brigate Rosse, il contributo al processo decisionale è stato quello di non spaventarsi per i quattro sequestri perché non era altro che la manifestazione e il sintomo di un momento di debolezza suicida delle Brigate Rosse. Insieme all’analisi strutturale vi è l’analisi semantica ovvero l’analisi del linguaggio. I documenti delle Brigate Rosse non consentivano di capire la calligrafia logica del documento perché era il frutto di un lavoro di gruppo e perdeva la sua specificità ai fini dell’identificazione dei tratti della personalità di chi scriveva. Per capire l’importanza dell’analisi semantica possiamo far riferimento a quando uscì il comunicato n.7 delle Brigate Rosse relativo al processo Moro “il comunicato del lago della duchessa”, il quale diceva che Moro era stato ucciso e il suo corpo era stato sepolto nel lago della duchessa ai confini tra l’Abruzzo e il Lazio. Si capiva dopo le prime cinque parole che era falso, in primo luogo, perché scherzavano “vi comunichiamo che il Presidente Moro è stato suicidato (..)” e i brigadisti non hanno mai fatto gli spiritosi, in secondo luogo si autodefinivano terroristi cosa che non avevano mai fatto in quanto si definivano combattenti. Se fosse esistita una buona struttura di analisi nel 78 avrebbe subito affermato che si trattava di un falso. Lo Stato entrò nel panico mandando elicotteri e polizia al lago della duchessa che tra l’altro aveva mezzo metro di ghiaccio ed era improbabile che Moro stesse li, lo stesso fecero le televisioni e i giornalisti. Due giorni dopo le Brigate Rosse scrivono il comunicato n.7 affermando di avere ancora Moro in ostaggio. Una corretta analisi semantica del comunicato del lago della duchessa avrebbe impedito la pessima figura che hanno fatto le istituzioni andando due giorni a scavare nel ghiaccio del lago. Il comunicato n.7 è stato scritto da un certo Picchiarelli della Banda della Magliana su richiesta di alcuni ambienti politici con lo scopo di vedere la reazione dell’opinione pubblica italiana alla notizia della morte di Moro. Purtroppo venne registrato una sorta di sospiro di sollievo e nessuna sollevazione o protesta. Il caso Moro proseguì con la linea della fermezza fino all’ultimo e il comunicato del lago della duchessa si crede sia stato funzionale a scegliere questa strada perché in effetti non successe niente il giorno della morte di Moro. Questo per dire che un documento delle Brigate Rosse anche se non scritto da un’unica persona poteva essere identificato come documento delle Brigate Rosse sulla base della struttura e della semantica del testo, anche se si trattava di un falso.
sottovalutazioni. Sottovalutare il problema può portare gravi danni: è bene discuterne e definire il problema (es. bloody Sunday tra UK e Irlanda). È compito dell’intelligence individuare gli anarchici ed è compito della polizia contrastarli. Non bisogna confondere le manifestazioni politiche con quelle di violenza politica;
nella società. Le BR si dettero una struttura rigida formata da militanti regolari (= avevano abbandonato la propria identità e la propria professione e operavano all’interno del movimento), al di sotto di questo nucleo c’erano i militanti irregolari (= militanti che mantenevano l’identità, il lavoro e fungevano da struttura informativa e di sostegno logistico nei confronti dei regolari). Nel 77-81 l’organizzazione aveva circa 500 militanti regolari (di cui 400 e più finiti in galera), una struttura di militanti irregolari che erano circa un migliaio di persone (dato analitico, perché pochissimi sono stati identificati), meno ancora sono stati identificati i fiancheggiatori (= non avevano mai contatto con i regolari, ma solo con gli irregolari, erano una platea di persone che non se la sentiva di sposare la lotta armata, ma comprendendo le idee se chiamati potevano dare una mano ad esempio gli avvocati del soccorso rosso che lo facevano in modo aperto, ma anche medici). Al di sotto ancora c’era la base del consenso politico delle BR, ovvero circa un milione di persone (calcolo analitico dopo il caso Moro). Nella loro rigida adesione al leninismo operativo, dovevano portare alle estreme conseguenze il rapimento di Moro. Nel 74 avevano rapito il giudice Sozzi, rapito sotto casa, tenuto in ostaggio per un mese e poi l’hanno liberato (perché non avevano ucciso nessuno per rapirlo). Siccome le Brigate Rosse non erano assassine, per rapire un uomo potente (Moro) hanno ucciso 5 persone (proletari) e non era possibile liberarlo senza avere in cambio nulla. La struttura di prima linea non era così rigida, era molto più aperta verso i movimenti del 77 e mentre le BR hanno sempre rifiutò collegamenti con KGB o la Stati, le armi erano quelle rapinate nelle armerie. Nel 1979 Prima linea fece un assalto nelle vicinanze di Torino in una scuola per quadri-dirigenti della Fiat e spararono alle gambe di 10 studenti. Andando via il capo di commando lasciò il Kalashnikov (da dare al generale Della Chiesa) proveniente dalla Germania est = i Russi e i tedeschi ritenevano le BR troppo rigide, mentre i gruppi meno organizzati erano più utili per creare disordini.
vedono all’opera funzionari dell’intelligence libica. Forma di terrorismo che può consentire legittimamente a norma di diritto internazionale una risposta militare internazionale. Regan dopo l’attentato alla discoteca ordinò di bombardare Beirut. Richiede una risposta militare. Israele classifica Hamas come terrorismo di stato e risponde militarmente tutte le volte.
proprie fonti o dei propri informatori diventi un testimone in tribunale. La dimensione giudiziaria per i servizi “più evoluti” del mondo è una dimensione inesistente. I servizi lavorano per l’esecutivo. Nell’Europa che vogliamo estendere fino agli Urali, l’FSD russo che è l’erede del secondo direttorato principale del KGB è molto simile all’FBI americana, è anch’esso organismo di polizia segreta giudiziaria, può arrestare e può portare le persone in tribunale. Quando sentiamo la frase castica “C’è stato l’attentato di Dar Es Salam, è scappato in Belgio, ci vuole una migliore collaborazione tra i Servizi”, in realtà i Servizi collaborano, il problema è che io lancio la palla ad un giocatore e il giocatore la può lanciare da un’altra parte rispetto a dove la lancerei io: il giocatore belga la lancia in tribunale, il giocatore americano la lancia in tribunale, il giocatore inglese la lancia al Primo Ministro di Sua Maestà, come il giocatore francese e tedesco. C’è una cacofonia di clientela che non rende agevole la condivisione delle notizie, ma le notizie circolano. SERVIZI SEGRETI ITALIANI: Prima di parlare dei servizi europei è necessario parlare dell’organizzazione dell’intelligence in Italia, di come si è evoluta la mentalità dell’intelligence perché, nel caso italiano, esiste un b.C. (before Christ) dell’Intelligence e un a.C. (after Christ). Il b.C. è prima del 1977. Senza andare troppo indietro nella storia, fino al 1977 l’architettura dell’Intelligence italiana era suddivisa in due branche principali: la difesa militare e la tutela della sicurezza interna affidata alle forze di polizia. La II Guerra Mondiale termina con un Servizio Informazioni Militari (SIM) che nel 1946 diventa Servizio Informazione Forze Armate (SIFAR). Il SIFAR dipende dal capo di Stato maggiore della Difesa, è un organismo militare che ha compiti di difesa interna e di spionaggio all’estero ma, come dice il nome, con una predilezione quasi assoluta in campo militare. Quella che possiamo definire intelligence tradizionale italiana dal 1946 al 1977 è concentrata in termini militari, sia lo spionaggio che il controspionaggio, sia la ricerca all’estero che la difesa all’interno. Sul versante vero e proprio della sicurezza interna agiva l’Ufficio Affari Riservati (UAR) del Viminale, erede di una struttura analoga costituita durante il fascismo. Era un ufficio centrale che si occupava di intelligence interna e con funzioni di polizia politica. Era in sostanza il momento di fusione delle attività di quelli che si chiamavano Uffici Politici delle Questure italiane. Ogni questura aveva vari uffici (ricerca dei latitanti, omicidi, rapine, ufficio politico) e l’Ufficio Affari Riservati era il terminale centrale delle notizie provenienti dagli Uffici politici di tutta Italia. L’Ufficio Affari Riservati, come il Servizio Informazione Forze Armate (SIFAR) prima e Servizio Informazioni Difesa (SID) dopo, dipendevano dal massimo della gerarchia. Il SIFAR dipendeva dal Capo Maggiore della Difesa mentre l’Ufficio Affari Riservati dal Capo della Polizia. Erano strumenti interni all’amministrazione dello Stato, i quali non parlavano direttamente con l’esecutivo ma rispondevano esclusivamente al massimo della linea gerarchica, in un caso il Capo della Polizia per quanto riguarda il Ministero dell’Interno e il Capo maggiore della Difesa per quanto riguarda il Ministero della difesa. È evidente che l’approccio ai problemi della sicurezza da parte di queste due strutture non poteva non essere condizionato dall’antropologia culturale degli ambienti dai quali provenivano i funzionari di questi uffici: funzionari di polizia per quanto riguardava l’Ufficio Affari Riservati e Ufficiali dei Carabinieri e delle altre forze armate per quanto riguardava il SID, il Servizio Informazioni della Difesa. Non si sta facendo un discorso sul merito, ovvero chi è meglio o peggio, chi è più bravo o meno bravo; il problema è che se un poliziotto risponde al capo della polizia e in questa filiera risponde alla Magistratura che dispone a sua volta della polizia giudiziaria, è chiaro che l’orizzonte operativo di un servizio di sicurezza di polizia è un orizzonte operativo abbastanza ristretto perché si svolge nei campi della prevenzione del crimine e della repressione del crimine, in questo caso politico. Un servizio di intelligence normalmente non tratta informazioni di reato ma raccoglie notizie, le trasforma in informazioni, produce dei quadri di situazione e comunica all’esecutivo qual è il fenomeno che ha analizzato. Ad esempio, il Rave party di Torino è stato affrontato apparentemente, da quello che sappiamo, solo su un piano di repressione. Solo quando era già iniziato la polizia ha circondato il posto, ha identificato e sequestrato le macchine. Quello che è mancato è stata la conoscenza del fenomeno, le notizie sul fenomeno,