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Tipologia: Sintesi del corso
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La Tradizione popolare, oggi chiamata antropologia culturale, è lo studio delle pratiche umane e dei pensieri degli uomini. Questa disciplina ha portato alla nascita del termine FOLKLORE, che è l’insieme dei saperi, delle tradizioni, delle leggende, dei proverbi, delle pratiche magiche di una regione, di un gruppo etnico. È in definitiva un qualcosa di vago ed indefinito; il termine è stato coniato da Toms, archeologo inglese che, in una lettera presente all’interno della rivista THE ATENEUM, parla di folklore e dei saperi del popolo affermando che essi erano tipici delle persone ignoranti, analfabeti o comunque privi di una metodologia di studio (nel 700 molti di questi saperi erano criticati soprattutto dagli intellettuali). L’interesse per la cultura popolare nasce in Europa nella seconda metà del 700 quando i ceti dominanti cominciano a pensare sè stessi come moderni. Tra l’800 ed il 900 nacquero nuovi studi di cultura popolare (i fratelli Grimm, per esempio, iniziarono a raccogliere fiabe, proverbi) La stagione del FOLKLORE si divide in tre fasi importanti:
per insegnare tradizioni popolari. Anche Cocchiara studioso di tradizioni popolari e folklore, aderirà al manifesto della razza. SECONDO DOPOGUERRA (GRAMSCI, DE MARTINO, CIRESE) Un radicale rinnovamento di studi antropologici italiani lo si avrà nel secondo Dopoguerra con Antonio Gramsci, politico e giornalista sardo. Sarà fondatore nel ‘21 della rivista Ordine Nuovo, farà parte del PCI e nel ‘26 entrerà in Parlamento; in questo periodo sarà arrestato, fino al ‘34- e nel ‘37 sarà ricoverato in clinica per problemi di salute e morirà. In carcere scriverà diverse annotazioni sui “Quaderni del Carcere”, pubblicati postumi nel ‘48. In questo libro egli offrirà un quadro della storia e della cultura italiana alla luce di un’interpretazione della teoria marxista. Con Gramsci nasce il concetto di egemonia: all’interno della società c’è sempre un ruolo dirigente ed uno sottomesso; questi però non sono ruoli fissi, perché nel momento in cui la classe dirigente non è più in grado di dirigere, prenderanno il loro posto altre classi sociali. Per Gramsci la CULTURA è lo strumento attraverso il quale le classi dominanti esercitano il loro potere. Ogni aspetto della cultura (arte,letteratura) si apre ad un’analisi storico-politica. Il POPOLO è guidato dalle classi dominanti attraverso la cultura, è l’insieme delle classi subalterne e strumentali di ogni forma di società, e non può produrre per definizione concetti elaborati. Parla anche di FOLKLORE come concezione del mondo e della vita. Lo configura come AGGLOMERATO INDIGESTO di frammenti di tutte le concezioni del mondo ed assume quindi concezione negativa soprattutto all’interno delle pagine presenti nei quaderni: “osservazioni sul folklore”. Proprio qui Gramsci considera il folklore come un insieme inorganico di fossili che devono essere superati nel processo di educazione delle masse; afferma però che il fenomeno va comunque studiato per comprendere il pensiero delle masse ed educarle. “Occorrerebbe studiarlo non come realtà pittoresca ma come concezione del mondo e della vita di determinati strati della società, determinati nel tempo e nello spazio in contrapposizione con la concezione ufficiale di altri strati sociali che si sono succeduti nella storia”. Negli anni 50 ci sarà un forte dibattito sul folklore. De Martino intervenne nel ‘51. Antropologo, storico delle religioni e filosofo italiano, partecipa alla resistenza, rappresenta a Roma il Partito Italiano Del Lavoro, è più volte volontario del PSI. Egli si domanda: perché interessarsi al folklore se esso è ostacolo da rimuovere? Coltiverà il concetto di “FOLKLORE PROGRESSIVO” dopo aver letto i Quaderni Del Carcere di Gramsci. Afferma che da un lato il folklore è agglomerato indigesto (insieme di elementi che provengono dall’alto verso il basso,che non può mai consolidarsi in un sistema compatto e autonomo e che al massimo rappresenta un semplice indicatore della subalternità dei ceti popolari), mentre dall’altro parla di potenziale progressivo del folklore, che in determinate situazioni può rappresentare un supporto ad un processo di emancipazione delle classi subalterne (capacità di evolversi). De Martino utilizzerà questo concetto per un po', per poi lo abbandonarlo. Si concentrerà invece sulle culture delle plebi rustiche del mezzogiorno, sul tema della magia, del lamento funebre e del tarantismo. Scriverà ”Note lucane”(in cui dà risalto ai cafoni,presentandoli con i loro nomi e cognomi,le loro famiglie ecc), ”Il mondo magico”, ”Morte e pianto rituale nel mondo antico” ecc. Egli voleva conoscere da vicino la realtà dei contadini poveri del sud Italia perché in quegli anni il Sud era sottosviluppato, considerato scandalo per un paese avviato alla modernizzazione. Gianni Bosio si interessa a dar voce ai contadini del nord, elogia il Magnetofono (registratore di suoni), uno strumento in grado di registrare le fonti orali invertendo il rapporto tra cultura subalterna e cultura egemonica, nel quale la prima impara dalla seconda. Il disagio della questione meridionale sarà ben espresso da Carlo Levi, medico, intellettuale torinese ed antifascista, nel suo romanzo “Cristo si è Fermato a Eboli”. Nel libro di Prosperi ,si concentra sulle fonti medico-statistiche,le uniche a mostrare attenzione per il mondo delle campagne.Molti medici entrano nella vita dei contadini.Contadini che vivevano male,sporcizia,sfruttati,anonimi e la loro vita non valeva quanto quella dei signori. Anche il tema della magia sarà importante: per De Martino la magia salva il popolo dalle sofferenze, dai problemi interiori dovuti alla complessità della vita: nel suo libro “Il Mondo Magico”, che è la sua opera più profonda e celebre, De Martino intende dare una ricostruzione dell’età magica come momento di sviluppo della storia dello spirito. Si tratta di un’epoca in cui i confini tra uomo e natura, tra soggetto e oggetto sono ancora incerti. Questa incertezza crea un dramma: quello della «crisi della presenza», del rischio per l’uomo di essere annullato da forze
Su questa linea possiamo inserire Pier Paolo Pasolini, che difende il popolo dai consumi di massa. Secondo Pasolini la cultura di massa fornisce prodotti senza valore o significato. In un suo articolo (Il Vuoto Del Potere In Italia) parla di “scomparsa delle lucciole”, metafora utilizzata per indicare la scomparsa dei valori più importanti; il mondo secondo Pasolini si sta pian piano rovinando a causa dell’industrializzazione e dall'avvento della cultura di massa. Ritornando a Cirese, uno dei suoi importanti manuali è Cultura Egemonica e Cultura Subalterna, che parte dalle teorie di Gramsci e De Martino che avrebbero evitato la creazione di una scienza autonoma del folklore; Cirese invece riformulerà queste teorie, con l’intenzione di legittimare l’autonomia della demologia senza rinunciare alla tradizione folklorica. Il manuale nasce in un contesto che vede la fine della cultura popolare a causa della modernizzazione. I ceti subalterni, la classe operaia consumano cultura di massa. E la cultura subalterna dov’è finita? La demologia ha sempre cercato di recuperarla e valorizzarla, distinguendola da quella egemonica e di massa. Non essendo però riuscita a raggiungere l’obiettivo, la demologia scomparirà palesemente. È emersa allora un’altra ideologia anni 90: il PATRIMONIO INTANGIBILE (Patrimonio culturale intangibile sono le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, le abilità - così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati - che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come parte del loro patrimonio culturale), la sua diffusione è legata all’interesse manifestato dall’Unesco fin dagli anni ‘90 verso quei beni immateriali. Esso studia i modi in cui il folklore può esser recuperato e valorizzato come bene culturale; beni, però, non sempre legati alla cultura. L’Unesco è stata inoltre accusata di essere Re Mida, cioè di "trasformare oggetti effimeri in oro". Dove si nasconde la cultura popolare? Il dono. Il concetto di dono è stato coniato da Mouss. Gli antropologici hanno scoperto che attraverso il dono gli uomini instaurano rapporti sociali; è uno scambio di beni o servizi che crea legami sociali che lo stato-mercato distrugge; è una sorta di resistenza allo stato. Vi sono più esempi di dono: andare a trovare un parente senza voler nulla in cambio ma solo per amore, cura e affetto; in ospedale, tra pazienti allettati, tra paziente e infermiere, senza obblighi; la condivisione della rete, della musica programmati sulla base di uno scambio reciproco in cui un utente mette a disposizione un file, gratuitamente per gli altri (peer-to- peer). Il dono è paragonabile alla magia poiché si basa sulla concezione di razionalità messa in discussione. L’idea di Mauss oggi non è sempre applicabile: capita spesso di donare per poi voler ricevere qualcosa in cambio. PLURALISMO MEDICO. Termine utilizzato dall’antropologia per indicare le diverse tradizioni (saperi, pratiche culturali concernenti corpo e salute. Esistono tre settori nei sistemi medici: