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Dal romanico al gotico, Appunti di Storia Dell'arte

Riassunto sul passaggio dallo stile romanico a quello gotico in merito al tema del crocifisso: croci dipinte e sculture lignee. Di facile comprensione, ma preciso

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 24/04/2020

GiuliaC900
GiuliaC900 🇮🇹

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DAL ROMANICO AL GOTICO: IL TEMA DEL CROCIFISSO
LA SCULTURA LIGNEA
In epoca romanica ci sono molte testimonianze di sculture lignee, ci sono molti volti santi (= grandi
crocifissi molto venerati). Ad esempio il volto santo di Sansepolcro, difficile da datare (secoli
VIII/IX, policromia degli inizi del secolo XIII), molto venerato una leggenda vuole che sia stato
scolpito dallo stesso Nicodemo. La cosa impressionante è l’altezza di quasi 3m, fa quasi
impressione con questi occhioni che ti seguono ovunque ti metti, considerata immagine
acheropite. È un oggetto che possiamo definire romanico per la sua figura molto rigida, corpo,
pieghe del vestito molto simmetriche, rigido, si tratta di un crocifisso tunicato (lui ha la tunica
lunga). Un altro è il crocifisso di Lucca (XII-XIII) la figura si è scurita per il fumo delle candele, viene
molto venerato, anche questo considerato sacro, anche questo tunicato. Forse l’intento di questi
crocifissi era quello di far paura, incutere timore nel fedele. Anche questo molto rigido, mani e
piedi paralleli.
Questa tipologia iconografica si trova in molti crocifissi lignei: mani e piedi paralleli, rigidità,
perizoma lungo, sguardo attento. Un altro esempio, più piccolo, è il crocifisso a Matelica dell’ XI-
XII.
Qualcosa comincia a cambiare all’inizio del XIII sec. In ambienti francescani si diffonde un altro tipo
di scultura lignea non con solo cristo ma con gruppi di figure che inscenano le storie della vita di
cristo, queste sono le sacre rappresentazioni. Per coinvolgere maggiormente al fedele, avvicinarsi
a chi osserva, si accorcia la distanza tra il fedele e la scena, c’è partecipazione, movimento, storia,
le dimensioni cominciano ad essere più naturali, si vuole fare presa sulle emozioni. Queste scene
vengono appunto scolpite nel legno e venivano esposti durante la messa nelle festività, la liturgia
veniva messa in scena. La policromia era molto importante per rendere le storie verosimili.
Da un cristo rigido che osserva dall’alto della sua grandezza ad un cristo che viene umanizzato.
Questo percorso verso l’umanizzazione di cristo comincia a diventare concreto perde la sua
rigidità (avrà molta fortuna nel gotico), Cristo comincia a mostrare i segni della sofferenza
(umano), ad esempio il crocifisso di Giovanni Pisano, in cui il passaggio dal cristo severo, rigido con
gli occhi aperti a quello umano che soffre si nota bene. Si avverte il peso del corpo, sulle mani
aperte si vedono le ferite dei chiodi, la testa è girata e cade in avanti, le gambe si piegano, tutto è
naturalistico, il volto di cristo è sofferente, è un uomo che sta morendo.
Nel periodo gotico, nella parte finale, questo processo di umanizzazione verrà estremizzato e si
avranno i così detti crocifissi gotici dolorosi manifesto straordinario della sofferenza, i piedi sono
scarnificati dal chiodo, gambe piegate, mani si piegano, le costole sono molto evidenti, e spesso ci
sono segni proprio della sofferenza come tagli, corone di spine, sangue, costole molto evidenti.
Idea di coinvolgere l’osservatore, ma non solo, farlo piangere e farlo sentire una nullità nei
confronti della sofferenza di cristo.
LE CROCI DIPINTE
Si diffondono a partire dal XI sec., si tratta di dipinti su una tavola in legno sagomata, di soggetti
sacri. C’erano due tecniche: diretta, che consiste nel dipingere direttamente sul legno; indiretta, si
dipinge su tela o pergamena e poi si incolla sul legno.
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DAL ROMANICO AL GOTICO: IL TEMA DEL CROCIFISSO

LA SCULTURA LIGNEA

In epoca romanica ci sono molte testimonianze di sculture lignee, ci sono molti volti santi (= grandi crocifissi molto venerati). Ad esempio il volto santo di Sansepolcro, difficile da datare (secoli VIII/IX, policromia degli inizi del secolo XIII), molto venerato una leggenda vuole che sia stato scolpito dallo stesso Nicodemo. La cosa impressionante è l’altezza di quasi 3m, fa quasi impressione con questi occhioni che ti seguono ovunque ti metti, considerata immagine acheropite. È un oggetto che possiamo definire romanico per la sua figura molto rigida, corpo, pieghe del vestito molto simmetriche, rigido, si tratta di un crocifisso tunicato (lui ha la tunica lunga). Un altro è il crocifisso di Lucca (XII-XIII) la figura si è scurita per il fumo delle candele, viene molto venerato, anche questo considerato sacro, anche questo tunicato. Forse l’intento di questi crocifissi era quello di far paura, incutere timore nel fedele. Anche questo molto rigido, mani e piedi paralleli. Questa tipologia iconografica si trova in molti crocifissi lignei: mani e piedi paralleli, rigidità, perizoma lungo, sguardo attento. Un altro esempio, più piccolo, è il crocifisso a Matelica dell’ XI- XII. Qualcosa comincia a cambiare all’inizio del XIII sec. In ambienti francescani si diffonde un altro tipo di scultura lignea non con solo cristo ma con gruppi di figure che inscenano le storie della vita di cristo, queste sono le sacre rappresentazioni. Per coinvolgere maggiormente al fedele, avvicinarsi a chi osserva, si accorcia la distanza tra il fedele e la scena, c’è partecipazione, movimento, storia, le dimensioni cominciano ad essere più naturali, si vuole fare presa sulle emozioni. Queste scene vengono appunto scolpite nel legno e venivano esposti durante la messa nelle festività, la liturgia veniva messa in scena. La policromia era molto importante per rendere le storie verosimili. Da un cristo rigido che osserva dall’alto della sua grandezza ad un cristo che viene umanizzato. Questo percorso verso l’umanizzazione di cristo comincia a diventare concreto perde la sua rigidità (avrà molta fortuna nel gotico), Cristo comincia a mostrare i segni della sofferenza (umano), ad esempio il crocifisso di Giovanni Pisano, in cui il passaggio dal cristo severo, rigido con gli occhi aperti a quello umano che soffre si nota bene. Si avverte il peso del corpo, sulle mani aperte si vedono le ferite dei chiodi, la testa è girata e cade in avanti, le gambe si piegano, tutto è naturalistico, il volto di cristo è sofferente, è un uomo che sta morendo. Nel periodo gotico, nella parte finale, questo processo di umanizzazione verrà estremizzato e si avranno i così detti crocifissi gotici dolorosi manifesto straordinario della sofferenza, i piedi sono scarnificati dal chiodo, gambe piegate, mani si piegano, le costole sono molto evidenti, e spesso ci sono segni proprio della sofferenza come tagli, corone di spine, sangue, costole molto evidenti. Idea di coinvolgere l’osservatore, ma non solo, farlo piangere e farlo sentire una nullità nei confronti della sofferenza di cristo. LE CROCI DIPINTE Si diffondono a partire dal XI sec., si tratta di dipinti su una tavola in legno sagomata, di soggetti sacri. C’erano due tecniche: diretta, che consiste nel dipingere direttamente sul legno; indiretta, si dipinge su tela o pergamena e poi si incolla sul legno.

Probabilmente veniva appoggiata sul tramezzo (=tra il presbiterio e le navate) e agganciato ad un treppiedi o veniva agganciato con delle catene. Il più antico esemplare è la croce dipinta del duomo di Sarzana del 1138 Cristo è con gli occhi aperti le braccia parallele, le mani aperte, i piedi inchiodati con due chiodi, è un cristo triumphans (=cristo trionfante nei confronti della morte per questo è sveglio, è l’iconografia di cui parlavamo anche prima). All’inizio del XIII nel monastero femminile di S. Matteo a Pisa c’è un crocifisso un po’ diverso, per la prima volta abbiamo un cristo patiens ovvero sofferente, rappresentato con gli occhi chiusi, la testa che si appoggia sulla spalla. C’è questo cambiamento nelle croci dipinte, come è successo per la scultura lignea, si vuole umanizzare cristo. Stiamo entrando nel periodo gotico. Uno dei primi casi in cui si accentua la sofferenza di cristo è nel crocifisso di Giunta Pisano di metà del XIII sec.= Cristo è curvo, come se si stesse accasciando comincia ad esserci del movimento, occhi chiusi, espressione triste, gambe piegate, si sono eliminate le storie laterali che forse un po’ distraevano il fedele dal dolore di cristo. Nei terminali ci sono i soliti due dolenti. Qualcosa cambia anche con Cimabue, siamo già nel terzo quarto del ‘200, pienamente gotico, estremizza ancora di più la sofferenza, ma vuole anche rendere la volumetria ai corpi e lo fa con un uso del chiaroscuro ancora un po’ brusco e imperfetto, ancora è un po’ troppo netto non è ancora modulato in maniera graduale, però l’uso della luce e delle ombre dà volume alla figura, col tempo migliorerà. Ad esempio il crocifisso di Santa Croce a Firenze = in pessime condizioni per colpa dell’alluvione del 1966, oggi è nel museo, è del 1278. abbiamo una foto prima dell’alluvione per apprezzarne la bellezza, rispetto a quella di prima ad Arezzo è più avanti, soprattutto su un dettaglio: il perizoma si è alleggerito è quasi trasparente, vediamo quindi il corpo di cristo, le masse emergono con una particolare attenzione per il chiaroscuro che è molto migliorato, passaggio tonale molto raffinato. Vediamo come Cimabue sia cresciuto e sia diventato molto più abile. L’espressione che riesce a dare è di totale sofferenza. Entrando nel gotico infatti si comincia a parlare di espressività, si comincia a sentire l’esigenza di dare emozioni ai volti (cosa che fino ad ora non veniva considerata). Da qui prende le mosse quello che diventa il crocifisso gotico per eccellenza. Altro esempio è il crocifisso di Giotto a S. Maria Novella, 1245 circa, forse allievo di Cimabue. La croce è quasi di 6m in cui le novità sono tantissime, tutto cambia. C’è il cristo sofferente, si inclina in avanti con naturalezza, la testa si getta in avanti con un grande senso di gravità, le braccia e le mani si piegano in avanti, i piedi si sovrappongono in modo molto naturale.