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romanico-gotico, Sintesi del corso di Storia Dell'architettura

romanico-gotico

Tipologia: Sintesi del corso

2012/2013

Caricato il 09/07/2013

vittoriacerino
vittoriacerino 🇮🇹

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Abbiamo visto come l’architettura carolingia si configura in maniera netta, caratterizzata da una ideologia politica molto evidente;
abbiamo anche visto come l’introduzione della liturgia stazionaria romana e del culto delle reliquie aveva aumentato il quadro
generale non solo delle credenze del paese ma anche l’organizzazione episcopale, in quanto molti vescovati vengono organizzati per
promuovere l’introduzione della religione. Nell’opera di organizzazione di questo clero la regola introdotta da Crodegango
costituisce un fatto nuoto nell’organizzazione monastica del periodo, poiché sino ad allora c’era una sorta di distorsione, in quanto il
clero della città praticava una religione cristiana più blanda e meno legata al lavoro (tutto era basato sul binomio benedettino “ora
et labora”), ma sopratutto godeva di una grande autonomia che il clero di campagna non aveva.
Quindi c’era tutta una serie di situazioni complicate, ma grazie all’azione da una parte di Crodegango e dall’altra di Fulgrado, si
assiste ad una sistematica riorganizzazione della chiesa carolingia; le difficoltà principali in quest’opera erano la scarsa conoscenza
della liturgia romana e di quei mezzi che facilitavano la liturgia.
Il merito di Carlo Magno (figlio di Pipino III) è di trasformare il regno del padre in un’impero, poiché conquista quasi tutta l’Europa, il
suo impero era un territorio vastissimo e per questo richiedeva un controllo molto efficiente. Il periodo di Carlo Magno lo possiamo
considerarlo come quello nel quale le premesse del padre vengono sviluppate in maniera più grande, assumendo una portate storica
notevole. Cioè i presupposti generali, che siano essi politici, economici, ma anche artistici assumono una dimensione di grande
portata (quindi l’architettura si delinea in questo senso di maggiore monumentalità, in relazione a questo suo intendo comunicativo
che presenta le solite premesse ideologiche della renovatio imperi, nel caso precedente erano solo apparse delle tendenze che
Pipino non era riuscito a concretizzare).
Abbiamo visto nell’abbazia di Lorsch (che possiamo considera una architettura di transizione tra la fase di Pipino III e Carlo Magno)
come si confermano queste indicazioni, ma appare anche in questo momento la volontà di evidenziare, all’interno della
componente romana, alcuni elementi della tradizione locale, in quanto non tradisce la fiducia del papa e nello stesso tempo
dimostra di essere altrettanto potente da non sottostare alla politica papale (compreso nel settore artistico).
Carlo Magno inoltre allarga questo quadro di riferimento anche a territori non prettamente romani (sempre del periodo
paleocristiano e costantiniano, ma non limitata esclusivamente a Roma), allargando per esempio i riferimenti in area adriatica ed
architetture orientali (sopratutto costantinopolitane). Questo allargamento sottende una intenzione politica, perché questo suo
ampliamento indica che voleva diventare imperatore sia d’occidente che d’oriente.
L'abbazia di Fulda
L'abbazia di Centula
Oratorio del San Salvatore a Saint-Germigny des Prés
Complesso Monastico di Sangallo
Cattedrale di San Pietro e Paolo a Colonia
Il Westwerk di Corvey
L'architettura carolingia da Carlo Magno a Carlo il Grosso
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Scarica romanico-gotico e più Sintesi del corso in PDF di Storia Dell'architettura solo su Docsity!

Abbiamo visto come l’architettura carolingia si configura in maniera netta, caratterizzata da una ideologia politica molto ev idente;

abbiamo anche visto come l’introduzione della liturgia stazionaria romana e del culto delle reliquie aveva aumentato il quadr o

generale non solo delle credenze del paese ma anche l’organizzazione episcopale, in quanto molti vescovati vengono organizzat i per

promuovere l’introduzione della religione. Nell’opera di organizzazione di questo clero la regola introdotta da Crodegango

costituisce un fatto nuoto nell’organizzazione monastica del periodo, poiché sino ad allora c’era una sorta di distorsione, i n quanto il

clero della città praticava una religione cristiana più blanda e meno legata al lavoro (tutto era basato sul binomio benedettino “ora

et labora ”), ma sopratutto godeva di una grande autonomia che il clero di campagna non aveva.

Quindi c’era tutta una serie di situazioni complicate, ma grazie all’azione da una parte di Crodegango e dall’altra di Fulgrado, si

assiste ad una sistematica riorganizzazione della chiesa carolingia; le difficoltà principali in quest’opera erano la scarsa conoscenza

della liturgia romana e di quei mezzi che facilitavano la liturgia.

Il merito di Carlo Magno (figlio di Pipino III) è di trasformare il regno del padre in un’impero, poiché conquista quasi tutta l’Europa, il

suo impero era un territorio vastissimo e per questo richiedeva un controllo molto efficiente. Il periodo di Carlo Magno lo possiamo

considerarlo come quello nel quale le premesse del padre vengono sviluppate in maniera più grande, assumendo una portate storica

notevole. Cioè i presupposti generali, che siano essi politici, economici, ma anche artistici assumono una dimensione di grande

portata (quindi l’architettura si delinea in questo senso di maggiore monumentalità, in relazione a questo suo intendo comuni cativo

che presenta le solite premesse ideologiche della renovatio imperi, nel caso precedente erano solo apparse delle tendenze che

Pipino non era riuscito a concretizzare).

Abbiamo visto nell’abbazia di Lorsch (che possiamo considera una architettura di transizione tra la fase di Pipino III e Carlo Magno)

come si confermano queste indicazioni, ma appare anche in questo momento la volontà di evidenziare, all’interno della

componente romana, alcuni elementi della tradizione locale, in quanto non tradisce la fiducia del papa e nello stesso tempo

dimostra di essere altrettanto potente da non sottostare alla politica papale (compreso nel settore artistico).

Carlo Magno inoltre allarga questo quadro di riferimento anche a territori non prettamente romani (sempre del periodo

paleocristiano e costantiniano, ma non limitata esclusivamente a Roma), allargando per esempio i riferimenti in area adriatica ed

architetture orientali (sopratutto costantinopolitane). Questo allargamento sottende una intenzione politica, perché questo suo

ampliamento indica che voleva diventare imperatore sia d’occidente che d’oriente.

  • L'abbazia di Fulda
  • L'abbazia di Centula
  • Oratorio del San Salvatore a Saint-Germigny des Prés
  • Complesso Monastico di Sangallo
  • Cattedrale di San Pietro e Paolo a Colonia
  • Il Westwerk di Corvey

L'architettura carolingia da Carlo Magno a Carlo il Grosso

L’abbazia di Fulda :L’esempio di architettura in cui si dimostra questa riconoscenza e di affermazione di questo modo di governare è l'abbazia di Fulda (in Renania) (un tempo appartenente ai Frisoni), una zona che era stata cristianizzata da San Bonifacio, il quale stabilisce il suo polo di azione in Germania settentrionale, scegliendo questo come luogo di residenza. Nel 794 viene creato il primo insediamento utilizzando le case romane del luogo che vengono adattate per il nuovo utilizzo (un fenomeno molto frequente, sopratutto nelle abbazie cluniacensi). A quel tempo le abbazie erano costrette a pagare un tributo al vescovo, ma Bonifacio si rifiuta di pagare e fonda questo monastero, creando una tensione perché il vescovo di Magonza non aveva accettato la decisione e si era rivolto al papa (eventi significativi di questo momento storico di grande cambiamento). Questo periodo di grandi rivoluzioni si riflette anche in ambito architettonico in quanto in molti casi queste abbazie autonome rientravano per certi periodi sotto il controllo della diocesi e quindi si cambiava progetto e monaci. L’abbazia di Fulda è un caso perché già dall’inizio si direziona verso alcuni progetti che poi subito dopo vengono cambiati perché scoppia all’interno del monastero una grande tensione, sopratutto dopo la morte di Bonifacio. Il suo successore, un certo Sturnio, voleva tornare sotto la dipendenza del vescovo.La complessità di questa costruzione si intona con il modo di procedere di questo periodo particolare perché Sturnio, quando eredita il posto di Bonifacio, altera la vecchia struttura romana (una struttura molto semplice adattata ai bisogno della comunità monastica con una piccola aula che veniva utilizzata come chiesa, però già nel momento in cui Bonifacio si insedia richiama molti fedeli dai territori vicini, per cui si rendeva necessario adattare le strutture). La morte di Bonifacio aumenta questa fama dell’abbazia e i devoti venivano per ammirare il sepolcro di Bonifacio e si rendeva ancora una volta necessario l’ampliamento della vecchia struttura romana.Viene quindi costruita una chiesa di maggiori dimensioni, con una grande navata unica conclusa da una parte absidale molto sporgente ed orientata ad est, che mostra un ventaglio di influenze non limitate al linguaggio costantiniano, in genere si riferisce anche all’architettura paleocristiana (in particolare Santa Sabina a Roma del V secolo, che presenta un’impianto molto simile). Ma siccome le controversie non si erano ancora esaurite Pipino III decide di porre l’abbazia sotto il suo controllo, reinsediando Sturnio che nel frattempo era stato cacciato, per questo decise l’ampliamento della chiesa; questa è la situazione intorno al 754, proprio nel momento in cui Pipino III diventa re. La fasi successive sono state attuate nel periodo di Carlo Magno, in questo periodo la chiesa ha sostanzialmente due fasi, una sotto l’abate Baugulfo (779- 802) e l’altra più importante sotto l’abate Ratgaro (802-817).Sotto Baugulfo la chiesa che Sturnio aveva creato viene ampliata per far fronte alle esigenze di afflusso, ampliamento venne attuato con una nuova ed ampia chiesa a tre navate priva di transetto e con un’ampio coro orientato ad est. Queste opere vengono concluse da Ratgano, che nel momento in cui diventa abate la chiesa di Fulda diventa il manifesta l’ideologia carolingia e l’omaggio a San Pietro rappresentava un’ulteriore segno di riconoscenza che Carlo Magno attribuiva al papa.L ’abate quindi decide l’aggiunta del transetto continuo con pareti divisorie, orientato ad ovest (seguendo lo schema di San Pietro, di cui è fotocopia, differiscono di 70 cm), della collocazione dell’altare lungo la linea che separa il transetto dalla navata, ma anche l’articolazione dei sostegni, con colo nne completate da un’architrave .Insieme con questa operazione si verifica un cambiamento di tipologia edilizia determinato dalla presenza di due cori, che sono tra di loro contrapposti, questo tipo di chiese erano già esistite precedentemente, sopratutto in ambito paleocristiano ed in particolare in chiese africane ed ispaniche, dove però il secondo coro aveva funzione esclusivamente funeraria, qui invece ha un significato differente, in quanto qui i cori contrapposti avevano pari dignità nello svolgimento liturgico (anche se in quello occidentale c’erano le reliquie di San Bonifacio), al co ro vengono poi affiancate due alte torri, secondo una disposizione che ricorda quella di Lorsch.L ’opera di Ratgano viene completata dall’abate che gli succede, un certo Egilone, con la costruzione di un’atrio quadriportico preceduto da un portico d’ingresso a tre fornici, fiancheggiato da due torri, realizzando una facciata massicci a; questa aggiunta non stona con la concezione di riprendere San Pietro, perché anche nella basilica romana si trovava un’atrio nella parte orientale e anche in quella occidentale, il quale viene costruito dietro l’abside orientale ma non da Ratgano.Subito dopo la morte di Carlo Magno assume un nuovo abate completa l’opera di Ratgano , non solo aggiungendo l’atrio (su esempio di quelli romani di San Paolo fuori le mura e San Pietro), ma anche realizzando due cripte sotto le due absidi, sia quello orientale che quello occidentale. La cripta orientale contiene una sala sotterranea con tre navate (dove quella centrale si prolunga in un’abside che costituisce le fondamenta di quella superiore), imitando la cripta di Sant a Maria in Cosmedin a Roma, mentre ad oriente viene scavata una cripta ad aula dove vengono collocate le reliquie di San Bonifacio.

Il Westwerk di Corvey:Adalhardo e Wala (cugini di Carlo Magno) furono i responsabili della prima fase dei lavori di costruzione dell’abbazia

di Corvey , il primo stabilì le fondazioni nell‘816, l’altro effettuò un’ampio programma edilizio negli anni 822 - 844. l’abbazia subì ulter iori

modifiche nell‘867 con la sistemazione di un’ampio coro e di una cripta articolate, mentre negli anni 873 -885 venne realizzata nella parte

occidentale il monumentale westwerk.

La basilica era formata da tre navate con un coro rettangolare molto ampio, circondato da un corridoio a forma di U.

Nel westwerk di Corvey sulla Weser, una delle ultime architetture costruite si radunano i vari concetti elaborati precedentemente in una

maniera molto più chiara; ovvero si chiarisce in maniera costitutiva l’aspetto tipologico del westwerk, in quanto quasi tutti gli esempi

successivi fanno riferimento a questo. Si chiarisce ancora di più il rapporto di corrispondenze di massa alle estremità dell’ edificio e le

conseguenze che il culto delle reliquie porta nella definizione dell’edificio carolingio. Una sorta di coronamento delle arch itetture precedenti

ma anche una liberazione dall’architettura romana, perché effettivamente si tratta di un’elemento originale elaborato dai carolingi; verrà poi

scomposto e rielaborato influenzando notevolmente l’architettura medioevale.

La chiesa già esistente viene trasformata nell’ultima fase da Carlo il Calvo e Ludovico il Pio, viene ampliato nella parte ab sidale mediate

l’aggiunta di una serie di ambienti sotterranei che costituiscono delle vere e proprie cripte per le reliquie, ma nello stess o t empo c’era il

problema di agevolare il flusso dei fedeli, per questo viene creato una sorta di deambulatorio intorno all’abside preesistente i n maniera da

consentire ai visitatori di ostacolarsi tra di loro (anticipando i modi compositivi delle chiese di pellegrinaggio dell’epoca successiva). Per

aumentare la possibilità di aumentare gli spazi si creano degli ambienti quadrati ma anche cruciformi, che servono ad ospitare le reliquie,

quindi anche le cripte subiscono dei cambiamenti rispetto ai modelli romani e proprio in questo va individuato un’altro dei c aratteri

dell’architettura carolingia.

Per quanto riguarda il westwerk troviamo grossomodo quegli elementi che erano stati

anticipati in maniera organica negli esempi precedenti, perché anche qui troviamo il

piano terra caratterizzato da un portico, che precede una sala ipostila trattata come

una cripta (in quanto diventa una sorta di reliquiario); attraverso le scale (che formano

delle vere e proprie torri scalari alle estremità della facciata) si arriva al piano

superiore che presenta una tribuna centrale con tre tribune che lo affiancano, mentre

il quarto lato era aperto verso la navata; ancora salendo si arriva al secondo piano.In

questo caso troviamo che non c’è quella corrispondenza di masse in quanto si trova

solo la parte occidentale, queste diverse soluzioni sono legate a due diversi territori in

cui l’architettura carolingia si era diffusa (neustria ed austrasia), il modello con due

corpi di fabbrica contrapposti è quello tipico in neustria, quello con un solo corpo è

dell’ austrasia. Un’elemento lega i due tipi architettonici, infatti in entrambi i casi si

vuole dare importanza alla facciata occidentale, in neustria si tratta di un’importanza

religiosa, mentre in austrasia è data dalla presenza di un solo volume.Un ’altro fatto

importante è che dall’esterno è impossibile capire cosa c’è al di la della parete, in

quanto manca la corrispondenza tra forma e funzione solo dopo si cerca di evidenziare

la funzione dei vari volumi, questo passaggio verrà attuato dall’architettura ottoniana.

La fine dell'architettura Carolingia

L’architettura carolingia arriva di fatto sino all‘888 poiché l’ultimo erede era Carlo il grosso che rimase senza eredi; infatti dopo la

morte di Carlo Magno gli succede Ludovico il Pio, il quale continua a diffondere gli ideali paterni dal punto di vista dell’a rchitettura,

ma dal punto di vista politico manca la capacità del padre e subisce gli attacchi degli altri figli; per questo gli succede Lotario e dopo

varie lotte intestine fra fratelli con un trattato si assiste alla divisione del regno in tre parti tra i figli Lotario, Ludovico e Carlo il Calvo.

Tra l‘843 ed l‘888 i tre fratelli continuano a combattere fra di loro per la supremazia, Carlo il Calvo vince nell‘875 e divent a imperatore

unico per pochi anni, nei quali costruisce Corvey; gli succede Carlo il Grosso che non resiste alle pretese al trono dei Capetingi da un

lato e dei Sassoni dall’altro. I Capetingi erano senza dubbio i più forti e si imposero su tutti gli altri feudatari, dando o rigine al regno di

Francia, mentre ad est l’antico impero di frantuma in una serie di piccoli staterelli al capo dei quali si pone un feudatario. Nel territorio

germanico la dinastia sassone riesce ad imporsi, con Enrico l’Uccellatore, prevalendo nella mischia; da questo momento le due aree di

muovono parallelamente con particolarità specifiche, legate alle tradizioni locali, ovviamente le terre che avevano subito con

maggiore evidenza le influenze dell’architettura carolingia elaborano soluzioni più originali, mentre le terre fuori dal circ uito carolingio

decadono in una fase di scarsa inventiva.

Parallelamente nella penisola iberica si sviluppa una cultura architettonica indipendente dal centro Europa poiché le tradizioni

culturali sono profondamente diverse; non a caso la Spagna non aveva avuto influenze carolingie, anche con il regno delle Asturie

erano alleati contro l’islam. Quindi la Spagna del X secolo vede nella parte settentrionale una zona fortemente cristianizzat a, mentre

tutto il resto è islamizzato, per questo l’architettura che si sviluppa ha scarsi contatti con i regni europei.

Accadrà intorno alla fine del X secolo che l’ordine monastico dei cluniacensi (che sorge in Borgogna) sarà elemento unificato re di tutte

queste correnti particolari n quanto svilupperà l’architettura definita cluniacense, dotata di una serie di peculiarità che t ramanda

attraverso una rete di monasteri sparsi in tutta Europa, creando le basi di quella che sarà l’architettura romanica. Anche l’ ordine dei

cistercensi diede il suo contributo, anche se in un modo un po’ diverso.

San Ciriaco di Gernrode:Iniziamo ad analizzare quelle architetture che si trovano tra il periodo proto-romanico ed il romanico vero e proprio, in particolare iniziamo dall’impero di Germania.L ’edificio più rappresentativo costruito nella prima fase dell’architettura ottoniana è San Ciro di Gernrode, che viene costruita durante il regno di Ottone II ed sottoposta già sin dal momento della sua ristrutturazione sotto il controllo della principessa Teofane (per questo una abbazia molto famosa e anche ricchissima, le varie mogli portavano che se delle doti). Tutte queste attenzioni pongono l’ edificio in una posizione di riferimento ma anche la pongono in una situazione di singolarità, in quanto è l’edificio che risente maggiormente di queste i nfluenza orientale che Teofane introduce. Bisogna precisare che la cultura orientale, per quanto la regina si sforzasse di diffondere, non era ben accetta poiché il mondo culturale tedesco era molto chiuso e legato alle tradizioni locali (in genere in ambito architettonico si preferisce utilizzare partiti architettonici di altre culture piuttosto che soluzioni architettoniche vere e proprie, come dall’architettura lombarda prendono gli archetti pensili, si tratta comunque d i elementi che non mutano la struttura e le forme generali dell’architettura tedesca). Anche qui troviamo la ripresa di motivi orientali permeati nella cultura locale; questa presenza orientale la troviamo sopratutto nell’uso dei matronei (che appaiono per la prima ed unica volta nelle chiese ottoniane), ino ltre la chiesa si distingue per un’ordine architettonico molto particolare, il quale però viene assoggettato nelle sue configurazione alle regole dell’architettura ott oniana, molto diversa da quella orientale (nel mondo orientale l’architettura aveva assunto una fisionomia diversa da quella orientale, che invece era rivolta ad esaltare i valori di massa); quindi questi matronei appaiono con una chiarezza strutturale ben lontana dagli esempi delle chiese orientali. L’edificio è caratterizzato da strutture realizzate in epoche diverse, esistono strutture costruite in un periodo successivo a quello di fondazione (che avviene nel 961), esistono parti risalenti al XII secolo (che trasformano la chiesa in una chiesa a doppio coro, seguendo una prassi che troveremo molto spesso nel romanico tedesco), questa seconda modifica nasce dalla volontà di creare due poli (così come l’architettura carolingi aveva preannunciato in alcune strutture, in particolare a Fulda). In seguito si assistette ad altre aggiunte, con anche annessi laterali, che hanno modificato in maniera sostanziale l’aspetto volumetrico iniziale della costruzione, poiché l’ampliamento in orizzontale ha tolto quella enfasi di sviluppo verticale , che l’architettura carolingia voleva ottenere; questa parte aggiunta è facilmente percepibile dall’apparecchio murario (in quanto è formata da pietre molto regolari ed isodrome).Elemento caratteristico della struttura originale di epoca ottoniana è la presenza del transetto continuo, il quale deriva dal mondo romano, ma che subisce delle modifiche durante una ristrutturazione successiva, infatti mentre precedentemente la struttura era libera, quando viene successivamente costruito un nuovo settore, per recuperare spazio, viene realizzata una nuova struttura che potesse ospitare il re o la stessa principessa durante le funzioni religiose. Quindi inizialmente la struttura era formata da un transetto continuo su modulo romano, però orientato ad est (come era stato a Saint- Denis) poiché con tutta probabilità la struttura preesistente condiziona l’andamento obliquo del transetto stesso (probabilmente si usarono le fondazioni di un’antica struttura ).La chiesa è dotata anche di una cripta coperta dal pavimento del presbiterio, accessibile da delle scale, si tratta di una cripta a sala.Rispetto all’uso del transetto continuo che abbiamo visto in altre aree, ancora prima che il transetto assumesse questa forma definitiva nel XII secolo, viene assunto come parametro di partenza del progetto il quadrato formato dall’incroc io della navata e del transetto. Questo elemento diventa il punto di partenza per determinare la lunghezza del corpo basilicale, si passa quindi ad un nuovo modo di procedere che tiene conto di parametri di riferimento, che sottendono delle proporzioni precedentemente stabilite; cioè da questo momento il vano d’incrocio costituisce l’elemento di base per la determinazione del corpo di base (bastava ripetere questa forma geometrica) e tutto l’i mpianto risulta essere la forma di forme geometriche che possono essere ripetute più volte.Questo modo di procedere introduce un senso di ritmo all’interno della navata e lo fa in una maniera ritmata, in quanto le pareti della navata principale perdono quell’ordinamento semplice, tipico della basilica cristiana, arricchendosi di una serie di partiti architettonici, disposti a fasce orizzontali che tendono ad arricchire il senso di dinamismo all’interno del la navata; elementi che attirano fortemente l’attenzione del visitatore.Il visitatore entrando si trova nella prima campata e già subito viene colpito dalla differenza dei sostegni (cioè ad un pilastro si alterna una colonna) e questa alternanza introduce dinamismo all’interno dell’edificio.

Questa variazione si percepisce anche ai piani superiori nelle varie gallerie, nel primo si assiste all’utilizzo non di una m a di tre arcate, le quali a loro volta sono divise in due parti; al di sopra si trovano delle finestre, quello che stupisce è che queste finestre non sono in asse ne con le arcate sottostanti ne con quelle del primo piano. Emergi qui uno dei caratteri principali dell’architettura ottoniana, ovvero quello di sostituire alla parete semplice della basilica paleocristiana della partiture decorative orizzontali, ciascuna delle quali autonoma rispetto all’ altra.Questo ordinamento verra superato dall’architettura romanica perché nell’architettura romanica ed in particolare in Germania si creeranno delle partiture di grandi arcate che da l pavimento si innalzano comprendendo i due piani superiori. Questa soluzione di trasformare una serie di elementi orizzontali in un coordinamento di elementi verticali si verifica in maniera coerente in Germania nel duomo di Spira (luogo che viene indicato come origine del romanico).Altro aspetto peculiare della chiesa è quella di essere caratterizzata da una aggregazione di vari volumi, i quali che sono tra di loro indipendenti e trovano però un’elemento di integrazione nelle grandi arcate che si trovano in tutta la chiesa.Tutti questi elementi sottolineati sono quelli tesi ad attaccare l’antico ed anticipano con tutta chiarezza (pur non essendo coperte da volte) l’architettura romanica, infatti l’architettura romanica rispetto a questa sede non farà altro che coprire ciascuna forma geometrica, assunta come modulo di base, con una volta (tutte le chiese ottoniane le coperture sono a capriate, pur conoscendo la tecnica della volta, la ragione è sempre il ritorno all’età costantiniana).Gli unici elementi che cambiano sono quelli legati all’ordinamento dell’ed ificio basilicale, che è impostato su sistemi proporzionali e su una regola d’ordine, un’ordine che si riflette anche nell’alzato, il quale, pur ricordando alcune chiese bizantine per la presenza delle tribune, si differenzia per questo senso di ordine percepibile in tutta la chiesa (infatti in esempi bizantini non si ha m ai questa chiarezza d’impianto, in quanto sono spesso utilizzate colone antiche che presentano diverse altezza, qui invece le colonne sono tutte identiche e contribuiscono a dare un senso di ordine, anticipando certe soluzioni successive).Altro elemento che colpisce ancora di più è che questo senso di ordine da comple ssivamente l’idea di un volume molto chiaro e definito. San Michele di Hildesheim:Nella stessa Sassonia si costruisce un’edificio che è più significativo dal punto di vista delle soluzioni adottate ma manifesta anche una varietà di soluzioni all’interno di questa architettura ottoniana, una varietà che non riesce a compromette la sint assi costruttiva generale, ma è una varietà che tende ad arricchire i partiti di partenza con altre soluzioni.La chiesa di San Michele venne fatta costruire dal vescovo Bernoardo (precettore di Ottone III), riprende temi già noti nel mondo carolingio e li sottopone ad un processo di modifica, il suo impianto si ricollega alla struttura bipolare che abbiamo visto nel mondo carolingio (ovvero quella struttura architettonica che imposta la sua fondamentale importanza sulla corrispondenza di parti uguali poste alle estremità dell’edificio). Si tratta di due corpi di fabbrica (così come abbiamo visto a Centula) uniti da un corpo basilicale che è formato da tre vani uguali a quello formato all’incrocio tra la navata ed il transetto, in una maniera più organica di quello che abbiam o visto a Gernrode (dove l’incrocio non era perfettamente geometrico a causa delle preesistenze). Viene quindi riproposto questo senso di ordine, che questa volta viene ancora di più ritmato perché mentre nel primo esempio tra i due pilastri è interposta una colonna, in questo caso sono interposte due colonne; nel primo caso l’alternanza ( pilastro-colonna-pilastro) si chiama alternanza renaria, mentre questa si chiama alternanza sassone; sono tutti elementi che contribuiscono a rendere il percorso movimentato e ritmato. La presenza del Westwerk che abbiamo visto a Centula, qui non è riproposta, poiché il corpo occidentale non ha la funzione di vero e proprio westwerk perché essendo formato da due parti che si corrispondono identiche l’ingresso avviene lateralmente, questo ingresso laterale e non più lungo l’asse di simmetria e apporta un’ulteriore modifica nella concezione dello spazio interno, infatti quando si entrava da occidente il visitatore sommava i quadrati e poi giungeva all’altare, in questo caso entrando da uno dei due lati non è subito attirato dall’altare, ma è colpito da un ventaglio di prospettive che si presentano ai suoi occhi, poiché quando entra vede questo intrigo di sostegni e vede in lontananza anche ambienti diversi rispetto all’ ingresso.Quindi la visione dinamica in direzione dell’altare si accresce ancora di più perché lo sguardo è catturato da elementi specifici che lo portano a conoscere queste parti prima di arrivare all’altare , quindi come abbiamo detto è lo spazio d’esperienza che comincia ad affermarsi con sempre più evidenza ed alla ricchezza di el ementi architettonici si associano anche elementi decorativi, sopratutto le dimensioni degli ambienti laterali (che in questo caso fungono anche da po rtici d’ingresso) si dilatano, perché in questo caso le navate laterali sono tre quarti quella centrale (questa grande profondità è un’elemento di ritorno alle grandi basiliche paleocristiane e ai grandi edifici termali così come abbiamo visto in altri esempi).

Le principali motivazioni che nell’Occidente europeo hanno originato la conformazione della chiesa romanica, rispetto ai caratte ri

dell’edilizia religiosa dei secoli precedenti, riguarda la generale necessità di ampliare e sistemare diversamente l’area del presbiterio, sia

per ricavare lo spazio necessario per il clero (ormai molto numeroso), sia per consentire un’officio maestoso e solenne dei r iti, dapprima

distribuite in tutta la chiesa ed ora concentrate nell’altare maggiore. La risposta a tale esigenza si trova nella forma assu nta dal coro, che

diventa coro deambula di sempre maggiori dimensioni.

la seconda motivazione si riferisce al modo di concepire ed immaginare l’edificio religioso, che diventa momento centrale e d eterminante

della vita dell’uomo medioevale; l’oggetto architettonico è quindi sentito come una struttura che gradualmente tende a divent are forma,

composta da una massa muraria grave e forte, articolata secondo membrature poste a scandire lo spazio.

Secondo formula sommaria e semplicistica, la formazione dell’architettura romanica può essere assimilata alla trasformazione della

basilica cristiana, che è un’edificio dotato di un sistema strutturale discontinuo e coperto a tetto, ad una fabbrica interamente coperta a

volte, tale da presentare una completa continuità di strutture murarie, anche se il processo di trasformazione è molto lungo ed articolato,

giungendo a maturazione soltanto nella seconda metà dell’XI secolo.

Il processo di formazione dell’architettura romanica sintetizzato e riassunto come la progressiva conquista della capacità di co struire un

organismo strutturato e coperto con volte, secondo una forma articolata ed aderente alla funzione d’uso ed alla solidità stat ico-

costruttiva. Tale sviluppo è di consueto ipotizzato come uno sviluppo lento, svolto attraverso diverse fasi successive, inoltre di

fondamentale importanza sono le premesse storiche che durante il Medioevo si possono riscontrare in varie parti d’Europa, inf atti la

copertura di un’ambiente attraverso l’utilizzo di una volta, seppur di piccole dimensioni, viene sempre considerato dagli architetti

medioevali.Un secondo motico è quello che indica ai costruttori del X secolo l’opportunità di realizzare l’intera copertura impiegando le

volte, per allontanare il pericolo costitutivo degli incendi, mediante la sostituzione della muratura al legname. La terza ragione riguarda il

desiderio di assicurare i migliori effetti acustici al canto corale, funzione di fondamentale importanza specialmente nelle comunità

monastiche.La chiesa romanica costituisce il risultato di un’impulso originario in cui l’uomo medioevale vuole raffigurare in un’immagine

architettonica la manifesta tangibile presenza del divino nella vita quotidiana; l’espressione linguistica di tale richiesta è quella già detta e

lungamente maturata nei secoli VII-X, che tende a tradurre la struttura muraria nei valori di massa plastica coerente ed omogenea,

determinando il carattere e la qualificazione figurale dell’edificio.

Introduzione al Romanico

Sant’Ambrogio milanese (coro 784, absidi 940, atrio 1098), che presenta un corpo a tre navate iniziato nel 1080 ma coperto da volte solo dopo il disastroso terremoto del 1117, qui la partitura della grande navata impiega la tipologia delle chiese di pellegrinaggio a navata cieca, in quanto bloccata dalle collaterali e dalle gallerie sovrapposte, ma nello stesso tempo ne modifica fortemente le proporzioni, rinunciando allo slancio verticale (tipicamente francese), adotta invece una conformazione bassa e larga quasi priva di luce dalle arcate, dalle volte e dai matronei. La forza delle membrature che scandiscono con ritmo largo e grave la grandiosa successione delle campate cupoliformi risalta nella luce radente che penetra dagli arconi della facciata, in contrasto con l’ombra diffusa delle navatelle. La facciata è composta da un loggiato su grandi arcate, corrisponde ad una pianta rettangolare, a tre navate senza transetto.E ’ un’architettura che meglio sintetizza temi che riguardano il mondo paleocristiano e temi provenienti dal nord (in quanto l’Italia era in forte ritardo nella costruzione della crociera), si tratta poi di un’architettura che elabora e trasmette questi temi alle architetture successive sia in Italia centrale che in quella del sud. L’architettura della chiesa è formata da due elementi e ssenziali, la chiesa vera e propria e il quadriportico ( un’elemento che appartiene all’architettura paleocristiana); il razionalismo nella progettazione di questa struttura porta all’uso di un modulo molto signi9icativo, cioè se noi guardiamo la pianta della chiesa notiamo che è formata da otto campate, come otto sono le campate del quadriportico; la navata centrale è il doppio della grandezza di una campata delle navatelle (questo è un’elemento nuovo perché nell’XI secolo non avevano ancora ben chiaro il concetto di modulo, al quale arrivarono attraverso la geometria sacra). In un secondo momento viene costruito il sistema a crociera per le navate e un’aspetto che non è ancora risolto nel caso di sant’Ambrogio è quello legato al tema della chiesa di pellegrinaggio, cioè quello a nave cieca, ovvero il fatto che con la presenza dei matronei la luce non poteva entrare direttamente nella navate centrale, il problema dell’illuminazione era risolto attraverso la facciata sul lato del quadriport ico e attraverso il tiburio, da qui la luce poteva illuminare direttamente il coro. Troviamo anche un riferimento al mondo nordico con la presenza delle due torri, il coro è rialzato, in quanto troviamo la cripta sotto, però non assume ancora quella dimensione straordinaria che poi vedremo paradossalmente presenti in alcune architetture successive in Italia meridionale.Un tema proposto e diffuso dalla chiesa di Sant’Ambrogio è quello degli archetti in alto sull’abside (un tema che si diffonde al sud Italia ma anche in nord Europa); ma elemento più importante e caratteristico della chiesa, che risolve molto problemi sia dal punto di vista proporzionale che dal punto di vista spaziale, è la facciata verso il quadriportico, una facciata definita a capanna a cinque aperture, che garantiscono l’illuminazione dello spazio interno e allo stesso tempo questo crea una loggia in alto che corrisponde dal punto di vista proporzionale alla campata che porta all’interno della chiesa. Il tema della facciata a ca pan na in sant’Ambrogio presenta due problemi che sono caratteristici dell’architettura, ma che in atre architetture successive diventano problemi ve ri e propri, ovvero nel caso di Sant’Ambrogio l’altezza è relativamente bassa, quindi crea uno spazio molto proporzionato sia all’interno che all’est erno ( un’aspetto tipicamente lombado). Nello spazio interno, oltre alle arcate cieche viste all’esterno, troviamo l’uso delle volte a crociera, notiamo inoltre che per la prima volta vengono utilizzate delle nervature squadrate, che formano uno spazio molto caratteristico, elementi che aumentano il ritmo dello spazio interno, inoltre hanno una funzione costruttiva molto importante in quanto tutto il peso viene guidato attraverso questi elementi sui pilastri della navata centrale.Il tiburio poggia si quattro pilastri, attraverso un doppio pennacchi ripetuto sui quattro angoli del quadrato di base.

San Michele a Pavia (1120-1150), che nel corpo delle navate riprende la tipologia ambrosiana, ma ne rifiuta la soluzione a

nave cieca, rialzando i muri della navata principale sopra il livello delle gallerie per aprirvi delle finestre. Qui troviamo la

presenza del transetto sporgente, l’abside è diverso da quello di Sant’Ambrogio in quanto riprende le architetture del nord, il

rapporto tra la dimensione delle navatelle e la navata centrale sono invece temi ripresi dalla basilica milanese, quindi c’è un

proporzionalmente dello spazio interno ed in più l’uso del pilastro a stella. Ma l’elmetto più importante che diventa

caratteristico di questa architettura è la facciata, tripartita attraverso la costruzione di due poderosi pilastri, la presenza di un

nuovo elemento che diventa quasi costante nelle architetture emiliane e toscane, ovvero le leggete sommitali le quali hanno

una lontana origine romana e bizantina (che diventa una reinterpretazione di un tema già visto, ovvero gli archetti pensili).

La trasformazione della chiesa romanica nella chiesa gotica comporta un lungo e composito processo di graduale conversione

dell’organismo statico -costruttivo, un processo che prende inizio nel terzo decennio del XII secolo e giunge a compimento nel nono

decennio successivo. Si tratta di uno sviluppo in cui l’intera massa muraria della chiesa romanica, composta da una grande st ruttura

continua, dotata di forti spessori e dimensioni, posta a creare un sistema statico spingente verso l’esterno, si trasforma at traverso vari

fasi e successive modifiche in un’organismo diverso, realizzando la propria stabilità attraverso un criterio opposto a quello adottato in

origine.

Il nuovo principio risulta quello di definire e specificare con sufficiente esattezza le forze agenti entro il sistema, individuando la

direzione e l’entità delle sollecitazioni portate alle singole strutture, ciò allo scopo di sistemare l’ossatura resistente n ei nodi vitali della

costruzione, convogliando le forze lungo predeterminati percorsi.

In tal modo la trasformazione della chiesa romanica in quella gotica si profila come la graduale sostituzione di un sistema statico non

sufficientemente definito (perché resistente per massa materica, spessore e peso), con un’organismo che si libera delle parti superflue e

tende a conformarsi come la raffigurazione muraria del sistema statico adottato: una trasformazione da blocco murario a sistema

scheletrico.

L’impulso che durante il XII secolo spinge gli architetti dell’ Ile de France a realizzare gradualmente questa radicale trasformazione sorge

da una spontanea potenzialità creativa insita nella stessa azione del costruire.

La specificità figurativa perseguita dai gotici e presenta una scelta graduata nel tempo, secondo specifiche direzioni; considerando che la

vera figurazione della chiesa gotica è l’interno (essendo gli esterni il retroscena di quell’immagine) la prima scelta che ri sulta compiuta è

quella riguardante la forma conferita al vano della navata, prevista e realizzata come un corpo altissimo (con un rapporto di larghezza ed

altezza da 1:2 a 1:3,5), una tendenza ereditata da alcune importanti correnti architettoniche romaniche (espresse nelle chiese di

pellegrinaggio) e nelle grandi costruzioni ottoniane.

Questa preferenza formale necessita chiaramente di una partitura in verticale che si manifesti come geometrica partitura dello spazio,

vengono quindi inseriti pilastri a tutta altezza e le arcate a costituire l’ossatura dell’edificio.

  • Coro di Saint-Denis
  • Cattedrale di Sens
  • Cattedrale di Laon
  • Cattedrale di Notre-Dame di Parigi
  • La cattedrale di Canterbury

Il Pre-gotico

Il monumento che segna l’inizio del sistema strutturale gotico è l’abbazia di Saint-Denis,

riedificata dall’abate Suger nel corpo frontale di facciata e nel nuovo coro, consacrato nel

1144, conformato come un doppio deambulatorio. E’ proprio questo coro (poi rifatto nel XIII

secolo) a rappresentare il primo esempio di grande impianto caratterizzato dalla

concentrazione dei pesi e delle spinte sopra una serie di sostegni isolati (e relativamente

esili), allo scopo di realizzare uno spazio libero e comodo per l’afflusso dei fedeli; inoltre

viene qui per la prima volta testimoniata la scelta di un nuovo tipo di copertura, ovvero la

volta a crociera costolonata e rialzata, conformata a sesto acuto.

Negli anni successivi alla realizzazione di questo coro prende gradualmente inizio la

formazione del sistema scheletro, nel nuovo assetto dell’edificio chiesastico la conformazione

delle volte è diretta a realizzare la concentrazione delle spinte nelle ristrette zone d’imposta,

situate sulle pareti, contro le quali si ergono gli archi rampanti, che a loro volta scaricano le

sollecitazioni sopra i contrafforti rastremati. Si tratta quindi di un sistema che riprende il

tema statico strutturale della chiesa romanica, ma lo risolve in una maniera differente.

Le navate 3 sono, voltate a crociera, quella centrale più ampia e più alta, e sul lato nord si

aggancia una fila di cappelle. L’edificio è preceduto da un nartece con rosone a richiamo dei

Westwerk carolingi: 3 portali e una torre sul fianco meridionale. Il complesso comprende

archi a sesto acuto, rampanti, volte costollonate, cappelle radiali, deambulatori, cleristorio

con enormi vetrate, ecc., era la prima volta che questi elementi comparivano tutti insieme in

un progetto.

Contemporaneamente al coro di Saint-Denis è quello della cattedrale di Sens (1150 circa) il quale, pur

mostrando nei pilastri angolari una robusta membratura di carattere romanico, rivela apertamente forma

ormai gotiche nella risoluzione della volta esapartita, la scelta di questo tipo di copertura su pianta quadrata,

con la conseguente accentuata diversità fra i pilastri estremi e binato di colonne intermedio, genera una

campata doppia, che si definisce come motivo architettonico complesso, accentrato e chiuso in se stesso,

motivo che, adottato come modulo, si ripete lungo tutta la navata.L ’architetto , Guglielmo di Sens, nel 1135,

ricorre a un volume semplice tripartito e continuo se si esclude la leggera sporgenza del transetto. La facciata

principale, quella ovest, richiama quella di Saint-Denis, un nartece con 3 ingressi.Tutto il perimetro

dell’edificio è scandito da contrafforti e da un primo tentativo di impiego di archi rampanti per sostenere le

sottili pareti della chiesa.La navata centrale è scandita dall’alternarsi di pilastri forti e deboli, questi ultimi

composti da semplici colonne binate; come nell’età romanica la parete è scandita su 3 livelli, quello più basso

è movimentato da archi a sesto acuto, quello intermedio è occupato dal triforio mentre quello più alto, il

cleristorio, da ampie vetrate sotto le volte costollonate della copertura. La parete del transetto è scandita da

solo 2 ordini, manca il triforio allo scopo di ingrandire le vetrate. Il lato lungo del transetto, in direzione del

coro deambulato che termina con un’abside centrale sporgente, presenta 2 absidi che fiancheggiano il corpo

longitudinale.

Ma la vera innovazione architettonica e compositiva appare nella cattedrale di Laon, costruita fra il 1160

ed il 1204, con torre lanterna, quattro torri, coro rettangolare e la facciata che diventerà prototipo di fronti

altogotiche. La scelta compiuta a Laon è quella di realizzare un’immagine dell’interno omogenea e

fortemente segnata, riducendo l’ampiezza delle campate, marcando in modo decisivo le linee verticali ed

articolando tutto l’insieme, per ottenere una lunga fuga prospettica lungo la navata, svolta secondo un

ritmo scandito e serrato. La prevalenza di questa soluzione è così marcata che la forma esapartita delle

volte e la differenza fra i fasci di colonnini non riescono ad incidere sugli effetti d’insieme.

Un corpo longitudinale tripartito con navata centrale molto più ampia e alta che conduce verso un

transetto ampio è tripartito esattamente come il corpo ed esso perpendicolare; all’edificio è possibile

accedere anche dai due bracci dei transetti dotati anch’essi, come la facciata principale di due torri e di un

nartece a quattro campate. Le pareti della navata mediana sono scandite su quattro livelli: arcate a tutto

sesto, forum, triforio e ampie finestre. Il coro a terminazione dell’edificio, inizialmente a tre navate, è stato

ingrandito a dieci, di conseguenza il transetto interseca il corpo longitudinale quasi al centro.

L’ultima opera pregotica è la cattedrale di Parigi, Notre Dame, iniziata nel 1163 e modificata più volte,

all’interno riprende la soluzione esemplificata che abbiamo visto a Laon: volte esapartite, grosse colonne

assimilate a pilastri, tre piani compresa la galleria. In questa grande chiesa a cinque navate, la partitura non ha

ricevuto ancora la sua forma matura, la quale compare quando, resa finalmente inutile la presenza delle

gallerie, la composizione della parete risulta composta solamente da due piani (arcate e finestre-luci) e da un

basso e minore triforio intermedio, è la soluzione che risulta essere adottata per la prima volta nella

cattedrale di Chartres.Il corpo longitudinale è diviso in cinque navate, scandite da dieci campate,

fiancheggiate da cappelle che girano tutto il perimetro (ad eccezione della facciata e del transetto); superato il

transetto, ampio quanto la navata mediana, non sporgente, segue un coro a cinque navate con cinque

campate che portano all’abside semicircolare, doppiamente deambulata e divisa in cinque settori dove sono

collocate cappelle radiali. Le navate sono separate da pilastri con semicolonne che reggono crociere

costollonate poste sotto una serie di arcate rampanti e contrafforti (poggiano sulle pareti del cleristorio

illuminato da vetrate) che reggono le pareti della navata centrale a tre livelli (arcate a sesto acuto, triforio e

cleristorio).

Nel 1174 la cattedrale di Canterbury Inghilterra,venne colpita da un’incendio e per questo si decide si ricostruirla nelle sue parti danneggiate, tra i vari maestri costruttori che accorsero si impose Guglielmo di Sens, quale propose il rifacimento, in forme rinnovate, del coro. Gervaso (un monaco del tempo) osserva come i sostegni del nuovo coro (pilastri e colonne) non differiscano in pianta da quelli antichi, ma sono molto più alti (come sono tutte le proporzioni dell’edificio); inoltre la con volte a croci era costolonate si presenta come il modulo determinate la spazialità dell’intero edificio, in modo tale che è ridotta l’autonomia di ogni singola parte nella ricerca di una maggiore fusione spaziale, è quanto, con linguaggio attuale, viene definito il superamento della concezione compositiva romanica per sommatoria di entità spaziali autonome e la tendenziale unità dello spazio gotico, si assiste alla dissoluzione del muro in quanto tale e alla riduzione del confine spaziale per arrivare ad un sistema diafano. Da questo deriva il discorso riguardate la luce, l’interno della chiesa gotica è infatti ben diverso dalla profonda oscurità che domina negli edifici romanici, anche se l’incremento di luminosità (dovuto allo svuotamento delle pareti) rimane relativo (almeno nella prima metà del XIII secolo) e comunque non rappresenta lo scopo dei costruttori. Infatti la luce gotica è più che altro una luce colore, che non sembra filtrare dalle finestre ma direttamente emanate da esse, una luce non naturale che si integra con la struttura dello spazio, condizionandola e trasfigurandola con la sua continua mutevolezza nel corso del giorno e dell’anno.

L’edificio ha una pianta un po’ “movimentata”: si inizia con un corpo longitudinale tripartito (voltato a crociera costollonate) da pilastri cruciformi che porta ha un primo transetto, superato il quale sorge il coro seguito dal presbiterio, quest’ultimo collocato nel mezzo di un secondo transetto di poco più grande con, su ogni braccio, 2 cappelle semicircolari che fiancheggiano l’ultimo tratto dell’edificio composto da un ambiente semicircolare di forma allungata (sul quale si aggancia un ultimo vano circolare) contenente tombe e la Cappella della Trinità. Sulla navata di sinistra affaccia un chiostro dal quale è possibile accedere agli ambienti monastici (è possibile raggiungerli anche da passaggi ricavati dai bracci sinistri dei transetti). La facciata principale è fiancheggiata da 2 torri, dalle quali partono contrafforti che circondano tutto il perimetro dell’edificio e dividono a gruppi di 4 le finestre che illuminano le navate laterali scandite su 3 registri sovrapposti e coronati, all’esterno da un’arcata a sesto acuto; una terza torre, più alta, si erge sul vano da crociera ottenuto con l’intersezione dei primo transetto.

Il cantiere della cattedrale di Bourges,Francia si apre nel 1195 edopo un’interruzione di alcuni anni nel 1255 era completata, rispettando l’originale progetto; la pianta ripete quella di Notre -Dame di Parigi, a cinque navate e coro a doppio ambulacro con cappelle radiali sporgenti, presentano entrambi una simile volumetria compatta, ma mentre a Parigi il transetto è allineato con le navatelle a Bourges manca del tutto, come nell’impianto originale della cattedrale di Sens (che rappresenta un’altro possibile modello). Anche sotto altri aspetti la cattedrale sembra attardarsi su soluzioni conservative, come l’impiego in tutta la navata di volte esapartite, la volumetria gradonata che ricorda quella delle chiese con tribune, il trattamento delle superfici esterne con architetture continue, cieche o aperte.L ’assenza del transetto (che consente all’architetto di configurare le doppie navate laterali come due corpi gradonati addossati alla navata maggiore, che avvolgono l’abside senza soluzione di continuità) e la regolare successione degli archi rampanti, sono i mezzi utilizzati per realizzare un volume esterno unitario e compatto; questo risultato trova una corrispondenza esatta nel grande vano interno, unico e cavo, che costituisce la grande novità di Bourges.L ’abolizione delle gallerie ha consentito all’architetto di elevare arcate altissime (circa 20 metri), attraverso le quali la navata centrale si apre completamente a quelle laterali, con un’effetto di ampliamento e di totale fusione dello spazio. La parete della navata maggiore presenta un’alzato su tre piani (arcate, triforio e finestre); il coro va oltre le realizzazioni della fine del XII secolo nell’insistenza sull’impiego di elementi linearistici che contribuiscono allo stesso risultato, le sottili nervature non suddividono la superficie delle volte in campate, ma si limitano a disegnarvi una leggera trama grafica.

La costruzione della cattedrale di Amiens Francia,ebbe inizio nel 1220, promossa dal vescovo Evrard de Fouilloy ad opera del maestro di nome Robert de Luzarches; il progetto delle navate sviluppa il modello di Chartres, accentuandone ulteriormente l’altezza, l’architetto tornò al modello di pilastro chertriano, con il capitello delle arcate articolato a produrre una sorta di snodo figurativo, ma se la colonneta anteriore interrotta solo da una modanatura corrispondente alla cornice dell’abaco, esalta la verticalità, una fascia continua, caratterizzata da un chiaroscuro naturalistico, corre sotto il triforio, dividendo idealmente l’alzato in due piani.L ’effetto è rafforzato dal trattamento della superficie superiore, dove le colonnine in controvena che articolano le aperture del claristorio sono prolungate in basso fino a questa fascia fondendo finestre e triforio in un disegno unitario. I costruttori di Amniens rinnovano anche il disegno delle finestre, sostituendo due bifore alla coppia di monofore sottostanti la rosa, sicché in sintesi si forma una finestra quadripartita, le cui partizioni secondarie replicano lo schema principale. Allo stesso maestro è stata attribuita la facciata molto sottile, il disegno dipende evidentemente da quello di Parigi ed assume come principio compositivo la collocazione del rosone tangente internamente alla chiave della volta maggiore; tuttavia le proporzioni inusuali della navata portano il rosone ad una altezza troppo elevata e la straordinaria altezza delle arcate interne porta a mantenere la zona dei portali più bassa di queste, con la necessità di aggiungere due fasce orizzontali per raggiungere la zona del triforio.Inizialmente il corpo longitudinale è composto da 3 navate, quella centrale più ampia, ma, una volta superato il transetto, anch’esso tripartito, il coro che ne segue è scandito in 5 settori che in corrispondenza dell’abside semicircolare deambulata, i 2 settori più esterni vengono rimpiazzati da cappelle radiali di cui quella centrale più sporgente.

Il nuovo tipo di alzato a tre piani con claristorio fortemente ampliato, stabilito nella navata di Chartres ebbe grande risonanza e venne ben presto ripreso, il modello infatti affermava una concezione del progetto come metodo e come approccio analitico ai problemi, corrispondente all’atteggiamento di pensiero sistematico e razionale degli ambienti dell’ Ile de France; inoltre consentiva un’adeguato utilizzo degli archi rampanti in modo semplice e logico, collegandole con un desiderio di monumentalità affidato essenzialmente al grande sviluppo delle dimensioni e alla ricerca di un’equilibrio e di un’armonia tra le parti (perseguita attraverso l’utilizzo di rapporti semplici e musicali). Si tratta di un periodo di intensa attività architettonici, con la costruzione delle cattedrali di Chartres, Reims e Amiens, un periodo che viene anche chiamato con il termine di altogotico, per indicare il culmine della parabola del gotico in un periodo che va dal 1195 al 1230.La cattedrale di Reims ,Francia(1210 ) adotta insieme al modello dell’alzato anche il pilastro di Chartres, ma con una correzione, ovvero le quattro colonnette del primo ordine hanno un capitello alto quanto quello del nucleo centrale, per cui troviamo una fascia continua scolpita con ricche forme naturalistiche e sormontata da un’unico abaco, Assimilabile ad un quadrato con gli angoli arrotondati, favorendo una lettura più immediata del pilastro incantonato. Anche nell’impianto planimetrico Reims riprende la cattedrale di Chartres, anche se il corpo longitudinale è più lungo, Il transetto meno sporgente ed il coro presenta cinque cappelle serrate l’una all’altra; ma le variazioni più significative riguardano la struttura della parate delle cappelle e delle navate laterali, in particolare il disegno delle finestre, unificando le due monofore e l’ oculo sovrastante, insieme ai quattro residui triangoli curvilinei ugualmente forati, in un’unica finestra archiacuta, aperta da montante a montante. La luce in questo modo si diffonde con regolarità nella navata; la novità si ritrova anche all’esterno, dove grazie alla ripetizione costante la finestra traforata diventa il motivo che contribuisce a dare un’effetto di unità alla struttura, cui concorrono anche gli alti contrafforti verticali e dei pinnacoli fortemente acuti.Come a Chartres anche Reims è caratterizzato dall’assoluto equilibrio tra slancio verticale e solidità materica delle strutture, ma a Reims le line e verticali prevalgono sulle orizzontali, inoltre mai come a Reims l’architettura gotica ha cercato una rigorosa corrispondenza tra la proiezione esterna e lo spazio interno e nello stesso tempo la massima chiarezza ed unità espressiva, mediante la ripetizione di elementi specifici.

Se la maggiore libertà consentita dal contraffortamento delle volte grazie all’impiego degli archi rampanti (con la conseguente abolizione dei matronei) ha permesso al maestro di Bourges di reinterpretare in modo originale la spazialità interna della navata, i costruttori di Notre-Dame di Chartres, Francia,muovendo dalle stesse premesse tecniche, trasformano completamente l’organismo architettonico in ogni suo aspetto. Il rifacimento dell’edificio segue quasi immediatamente un incendio del 1194, che aveva distrutto la chiesa esistente, i lavo ri si conclusero più o meno nel 1221. L’alzato è a tre piani, come quello di Bourges, ma con rapporti completamente differenti, invece che le proporzioni visionarie adottare a Bourges, il maestro di Chartres realizza un’equilibrio di sapore classico, che si manifesta nell’identica altezza attribuita al piano delle arcate ed al claristorio.La rinuncia alle tribune, necessaria per dare maggiore ampiezza alle finestre, trova giustificazione nella volontà semplificatrice, espressa anche dalla decorazione; ci sono però altre ragioni, infatti negli ultimi anni del XII secolo si vide affermare un diverso tipo di celebrazione dell’eucarestia che necessitava una partecipazione visiva del sacrificio sull’altare, un’aspetto che necessita l‘abolizione delle tribune.

Questa però non è l’unica innovazione di Chartres, infatti un’altra, immediatamente ripresa in quasi tutte le chiese successive riguarda le campate, che assumono forma rettangolare e sono coperte con volte a crociera quadripartite, per cui viene a mancare la necessità dell’alternanza dei pilastri (qui ancora mantenuta, forse per paura di un’eccessiva monotonia). Relativamente alla forma dei sostegni delle arcate uno rotondo con colonnette poligonali in corrispondenza dell’asse trasversale e longitudinale, ed il successivo poligonale con colonnette rotonde è il cosiddetto pilastro incantonato, destinato a diventare esemplare.