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L'origine del linguaggio: una prospettiva darwiniana - Prof. Ferretti, Dispense di Filosofia del Linguaggio

riassunto del libro dalla comunicazione al linguaggio

Tipologia: Dispense

2020/2021

In vendita dal 14/03/2021

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madalina-98 🇮🇹

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Dalla comunicazione al linguaggio, scimmie, ominidi e umani in una prospettiva darwiniana:
cap. 1 scimmie:
parlare in senso proprio è mettere in connessione il linguaggio con il pensiero. L’opinione comune è che gli animali
riproducono soltanto la meccanica del suono ma non il significato che tali suoni rappresentano perché per avere
significati nella testa occorre essere in grado di pensare. Nel 1891 Wiliam von Osten diede inizio a delle esibizioni
pubbliche con il suo cavallo mostrando che Hans era in grado di eseguire calcoli aritmetici, riconoscere l’ora,
mantenere traccia del calendario e nominare le persone. Da un’analisi emerse che le risposte del cavallo erano
dipendenti dal fatto che von Osten conoscesse la risposta. Hans non comprendeva le domande che gli venivano fatte.
L’idea della netta distinzione tra linguaggio umano e comunicazione animale è stato sottoposto alle ricerche
comunicative di Alex un pappagallo allevato da Irene Pepperberg. La questione se Alex padroneggiasse in senso
proprio le espressioni che preferiva ha rappresentato la sfida concettuale con cui Pepperberg ha dovuto confrontarsi
nel corso degli anni. Come sappiamo che qualcuno pensa realmente ciò che dice? Non avendo accesso ai suoi stati
mentali interni, tutto ciò su cui possiamo contare come interpreti sono i suoi comportamenti esterni: il fatto che egli
dica di volere dell’uva è l’unica prova che egli vuole realmente dell’uva.
Non pensa dunque non parla: la tradizione cartesiana: in una lettera Cartesio presenta una questione di grande
rilievo: l’idea che gli esseri umani siano diversi da tutti gli altri animali a causa di una differenza qualitativa dovuta al
possesso dell’anima razionale. Secondo Cartesio la parola è l’unico segno certo del pensiero nascosto nel corpo e di
essa si servono tutti gli uomini, anche i più stupidi e insensati, persino quelli che sono privi della lingua e dell’organo
della voce, ma non le bestie. Cartesio aveva in mente il problema delle altre menti, la questione di come poter
riconoscere se qualcuno che è in tutto e per tutto uguale a noi rispetto al suo corpo, possa essere umano come noi.
Nel discorso sul metodo Cartesio sostiene che se ci fossero macchine con la forma esteriore di una scimmia non
avremmo alcun mezzo per distinguerle, al contrario se fossero macchine in tutto e per tutto simili agli esseri umani ci
sarebbero due mezzi per distinguerle da noi: queste macchine non potrebbero usare le parole per comunicare i nostri
pensieri, esse non agiscono per conoscenza, ma per disposizione dei loro organi. Cartesio afferma che la differenza tra
umani, macchine-animali dipende dalla relazione tra pensiero e linguaggio.
Cartesio oggi: in uno dei saggi più famosi Chomsky espone la sua idea di linguaggio, fa riferimento a Cartesio e alla
base c’è l’uso creativo del linguaggio: la possibilità degli umani di parlare in modo appropriato indipendente da stimoli
esterni e interni. Questo grado di indipendenza da stimoli esterni e interni da al linguaggio libertà e creatività. Negli
animali la comunicazione è totalmente sotto il controllo degli stimoli. La comunicazione animale da questo punto di
vista è uguale a quella di una macchina. Quando Chomsky sostiene che non esiste la mente di un animale è perché per
lui gli animali sono delle macchine, egli sta preparando il terreno per giustificare l’idea che il linguaggio umano sia
interpretabile solo ammettendo uno scarto qualitativo tra gli umani e gli animali.
La complessità del linguaggio: il modello del linguaggio di Chomsky non si presenta ad essere spiegato nei termini di
modificazioni numerose, successive e lievi che costituiscono la teoria della selezione naturale. A dispetto di quello che
crede Chomsky il sussidio tra Darwin e Wallace è da riferirsi a due modi diversi di intendere la natura umana per
Darwin gli umani sono animali tra gli altri animali e tutte le proprietà che li riguardano devono essere analizzate in
termini di selezione naturale; per Wallace l’evoluzione umana deve fare riferimento a forze e influenza non ancora
verificate dalla scienza. La difficoltà di Chomsky dipende dal fatto che il suo modello del linguaggio, fondato sulla
differenza qualitativa, non si accorda con le modificazioni numerose, successive e lievi che costituiscono la teoria
darwiniana.
Il primato della grammatica: l’idea di Chomsky è che la competenza linguistica umana sia retta dai principi della
grammatica universale. L’idea che il linguaggio risponda a un complesso piano di gerarchie è alla base del carattere
creativo delle produzioni verbali. Due aspetti sono alla base di questa idea: la infinita produttività e la connessione tra
pensiero e linguaggio. Questi due aspetti del linguaggio sono connessi tra loro. L’uso creativo del linguaggio implica un
dispositivo di produzione-comprensione delle espressioni verbali guidato dalla sintassi. Chomsky enuncia il principio di
dipendenza dalla struttura. L’argomento della povertà dello stimolo, cioè l’idea che lo stimolo ambientale sia povero e
che il linguaggio non provenga dall’esperienza, trova nel principio di dipendenza dalla struttura uno dei punti di
maggior forza. Per Chomsky per capire i processi che servono alla formazione delle interrogative bisogna fare
riferimento a operazioni che rispettano la dipendenza dalla struttura della frase. Se il principio di dipendenza dalla
struttura non è derivabile dall’esperienza allora deve essere un principio innato della facoltà del linguaggio.
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Dalla comunicazione al linguaggio, scimmie, ominidi e umani in una prospettiva darwiniana: cap. 1 scimmie: parlare in senso proprio è mettere in connessione il linguaggio con il pensiero. L’opinione comune è che gli animali riproducono soltanto la meccanica del suono ma non il significato che tali suoni rappresentano perché per avere significati nella testa occorre essere in grado di pensare. Nel 1891 Wiliam von Osten diede inizio a delle esibizioni pubbliche con il suo cavallo mostrando che Hans era in grado di eseguire calcoli aritmetici, riconoscere l’ora, mantenere traccia del calendario e nominare le persone. Da un’analisi emerse che le risposte del cavallo erano dipendenti dal fatto che von Osten conoscesse la risposta. Hans non comprendeva le domande che gli venivano fatte. L’idea della netta distinzione tra linguaggio umano e comunicazione animale è stato sottoposto alle ricerche comunicative di Alex un pappagallo allevato da Irene Pepperberg. La questione se Alex padroneggiasse in senso proprio le espressioni che preferiva ha rappresentato la sfida concettuale con cui Pepperberg ha dovuto confrontarsi nel corso degli anni. Come sappiamo che qualcuno pensa realmente ciò che dice? Non avendo accesso ai suoi stati mentali interni, tutto ciò su cui possiamo contare come interpreti sono i suoi comportamenti esterni: il fatto che egli dica di volere dell’uva è l’unica prova che egli vuole realmente dell’uva. Non pensa dunque non parla: la tradizione cartesiana: in una lettera Cartesio presenta una questione di grande rilievo: l’idea che gli esseri umani siano diversi da tutti gli altri animali a causa di una differenza qualitativa dovuta al possesso dell’anima razionale. Secondo Cartesio la parola è l’unico segno certo del pensiero nascosto nel corpo e di essa si servono tutti gli uomini, anche i più stupidi e insensati, persino quelli che sono privi della lingua e dell’organo della voce, ma non le bestie. Cartesio aveva in mente il problema delle altre menti, la questione di come poter riconoscere se qualcuno che è in tutto e per tutto uguale a noi rispetto al suo corpo, possa essere umano come noi. Nel discorso sul metodo Cartesio sostiene che se ci fossero macchine con la forma esteriore di una scimmia non avremmo alcun mezzo per distinguerle, al contrario se fossero macchine in tutto e per tutto simili agli esseri umani ci sarebbero due mezzi per distinguerle da noi: queste macchine non potrebbero usare le parole per comunicare i nostri pensieri, esse non agiscono per conoscenza, ma per disposizione dei loro organi. Cartesio afferma che la differenza tra umani, macchine-animali dipende dalla relazione tra pensiero e linguaggio. Cartesio oggi: in uno dei saggi più famosi Chomsky espone la sua idea di linguaggio, fa riferimento a Cartesio e alla base c’è l’uso creativo del linguaggio: la possibilità degli umani di parlare in modo appropriato indipendente da stimoli esterni e interni. Questo grado di indipendenza da stimoli esterni e interni da al linguaggio libertà e creatività. Negli animali la comunicazione è totalmente sotto il controllo degli stimoli. La comunicazione animale da questo punto di vista è uguale a quella di una macchina. Quando Chomsky sostiene che non esiste la mente di un animale è perché per lui gli animali sono delle macchine, egli sta preparando il terreno per giustificare l’idea che il linguaggio umano sia interpretabile solo ammettendo uno scarto qualitativo tra gli umani e gli animali. La complessità del linguaggio: il modello del linguaggio di Chomsky non si presenta ad essere spiegato nei termini di modificazioni numerose, successive e lievi che costituiscono la teoria della selezione naturale. A dispetto di quello che crede Chomsky il sussidio tra Darwin e Wallace è da riferirsi a due modi diversi di intendere la natura umana per Darwin gli umani sono animali tra gli altri animali e tutte le proprietà che li riguardano devono essere analizzate in termini di selezione naturale; per Wallace l’evoluzione umana deve fare riferimento a forze e influenza non ancora verificate dalla scienza. La difficoltà di Chomsky dipende dal fatto che il suo modello del linguaggio, fondato sulla differenza qualitativa, non si accorda con le modificazioni numerose, successive e lievi che costituiscono la teoria darwiniana. Il primato della grammatica: l’idea di Chomsky è che la competenza linguistica umana sia retta dai principi della grammatica universale. L’idea che il linguaggio risponda a un complesso piano di gerarchie è alla base del carattere creativo delle produzioni verbali. Due aspetti sono alla base di questa idea: la infinita produttività e la connessione tra pensiero e linguaggio. Questi due aspetti del linguaggio sono connessi tra loro. L’uso creativo del linguaggio implica un dispositivo di produzione-comprensione delle espressioni verbali guidato dalla sintassi. Chomsky enuncia il principio di dipendenza dalla struttura. L’argomento della povertà dello stimolo, cioè l’idea che lo stimolo ambientale sia povero e che il linguaggio non provenga dall’esperienza, trova nel principio di dipendenza dalla struttura uno dei punti di maggior forza. Per Chomsky per capire i processi che servono alla formazione delle interrogative bisogna fare riferimento a operazioni che rispettano la dipendenza dalla struttura della frase. Se il principio di dipendenza dalla struttura non è derivabile dall’esperienza allora deve essere un principio innato della facoltà del linguaggio.

Pensiero come linguaggio: Chomsky: è per il suo essere uno strumento di espressione dei pensieri, che il linguaggio deve avere una grammatica. L’idea di Fodor è che i pensieri siano rappresentati nelle strutture proposizionali del linguaggio del pensiero e che il linguaggio possa esprimere i pensieri per il fatto che pensiero e linguaggio condividono una forma comune. Chomsky e Pinker sostengono che le ricerche sulla comunicazione animale rappresentino una perdita di tempo quando si intende studiare la natura del linguaggio umano. Dall’altra parte della barricata: la Mettrie riconosce a Cartesio il merito di aver considerato gli animali come macchine. Pur avendo più intelligenza dei pappagalli, le scimmie non parlano perché non hanno gli organi adeguati per farlo, un difetto del genere non è grave al punto da rendere questi animali del tutto inabili al linguaggio. Per Darwin la differenza tra umani e animali deve essere interpretata in termini quantitativi e non qualitativi. Nell’origine dell’uomo Darwin fa riferimento alle scimmie e dice due cose importanti: la prima che il linguaggio umano deve la sua origine alle imitazioni e alla modificazione aiutata dai gesti, dei vari suoni naturali, delle voci degli altri animali, e dalle grida istintive dell’uomo; la seconda è che l’avvento del linguaggio è strettamente connesso ai sistemi cognitivi di cui dispongono questi animali. L’idea di Darwin è che il fatto che il linguaggio sia tipico degli esseri umani, non esclude che altri animali avrebbero potuto svilupparlo se le spinte selettive li avessero portati a dover comunicare in maniera più efficace. Le grandi scimmie possono apprendere il linguaggio? Il tentativo infruttuoso di insegnare agli scimpanzé il linguaggio verbale è stato a lungo considerato la prova definitiva dell’impossibilità degli scimpanzé di varcare la soglia della natura umana. La produzione dei suoni tipici del linguaggio verbale non può essere riproducibile dalle grandi scimmie perché loro non hanno l’apparato fonatorio. Corballis sostiene la tesi dell’origine gestuale del linguaggio. Nella metà degli anni sessanta del novecento, Allen e Beatrix Gardner provarono a inserire una versione semplificata dell’ASL a una scimpanzé di un anno di nome Washoe. Quando aveva 5 anni ed era in grado di usare correttamente 132 di segni e di capire molti altri, Washoe cominciò a fare il tipo di cose che Chomsky considerava il tratto specifico della competenza linguistica umana. Fouts: uno scimpanzé è in grado di capire la differenza di significato dovute a una regola grammaticale. Un’idea di questo tipo spinge l’analisi verso modelli del linguaggio alternativi alla grammatica universale. Per sostenere che sono in grado di costruire frasi gli scimpanzé devono dimostrare di essere in grado di applicare correttamente un certo numero di regole grammaticali. I dati raccolti secondo Terrace erano una solida base per mostrare che uno scimpanzé è in grado di creare una frase. La revisione dei filmati portò Terrace a riconoscere che le sequenze prodotte da Nim non potevano essere paragonate alle frasi prodotte dagli esseri umani. La revisione dei filmati di Nim mise in evidenza che le risposte della scimmia erano dipendenti dalla sequenza di segni utilizzate dallo sperimentatore nella formulazione delle domande. Questo costrinse Terrace a dire che le scimmie non potevano produrre frasi in senso proprio e porta Chomsky a dire che lo studio sulla comunicazione animale è una perdita di tempo. Mettere da parte la grammatica: a dare una svolta agli studi sul linguaggio delle grandi scimmie è la ricerca aperta da Sue Savage-Rumbaugh. Savage-Rumbaugh entrò a far parte del Lana project: un progetto iniziato allo scopo di studiare le capacità linguistiche degli scimpanzé alle prese con un codice artificiale di lessigrammi denominato Yerkish. La tesi di Savage-Rumbaugh era che Lana era competente sul piano della ricezione. L’idea alla base della sua proposta era che fosse necessario spostare l’attenzione dalle frasi alle parole. Protosimboli i simboli in senso proprio? I cercopitechi usano richiami d’allarme acusticamente differenti per segnalare la presenza di diversi tipi di predatori. Questi animali producono richiami diversi a seconda che si riferiscano a leopardi, aquile o serpenti. La cosa interessante è che ogni richiamo è associato a un tipo di comportamento: quando produce il segnale per il leopardo i cercopitechi cercano riparo correndo tra gli alberi; al segnale per l’aquila le scimmie guardano verso l’alto; il richiamo per il serpente induce gli animali ad alzarsi sulle zampe posteriori e guardarsi in giro. Secondo Deacon i richiami delle grandi scimmie possono essere considerati in analogia con le parole del linguaggio umano. Sostenere che i richiami dei cercopitechi corrispondono ai nomi dei predatori è per Deacon un grande errore fondato su una somiglianza di superficie che non coglie l’aspetto essenziale della capacità simbolica. A rendere simboliche le espressioni umane sono due fattori: uno interno e uno esterno alla mente. Per quanto riguarda il primo Deacon chiama in causa la nozione di interpretante per sostenere che le parole non sono semplici suoni, forme di inchiostro sulla carta. Ad attribuire a questi elementi la capacità di riferirsi ad atre cose è un processo di interpretazione, di cui una parte fondamentale avviene nella mente. Per riferirsi al mondo le parole devono riferirsi tra loro, sono gli esseri umani sono capaci di usare i simboli in senso proprio. Allo stato di natura le scimmie non comunicano attraverso un sistema simbolico. L’obiettivo si Savage-Rumbaugh era di capire se le scimmie sono in grado

la tesi di Tomasello qualsiasi animale dotato di un lettore della mente dovrebbe essere in grado, vivendo nelle opportune situazioni, di mettere in atto le stesse capacità linguistiche degli scimpanzé. Cap. 2 ominidi: la costruzione e l’uso di strumenti hanno modificato le mani e le menti degli uomini-scimmia a tal punto che essi si sono elevati al disopra degli altri esseri viventi e sono arrivati a dominare mondo della natura. La costruzione di strumenti, la produzione materiale degli ominidi, rappresentano il caso esemplare attraverso cui analizzare la natura essenzialmente pragmatica del linguaggio. Parentele filogenetiche: scimmie, antropomorfe e antenato comune: la storia evolutiva della specie umana si inserisce all’interno di quella dei primati, che circa 50-60 milioni di anni fa si sono distaccati dal ceppo degli altri mammiferi dando origine a forme proto-scimmiesche che hanno occupato gran parte della terra. La biforcazione uomo-scimpanzé risale a 6 milioni di anni fa; 3 milioni di anni fa si è avuta l’ultima separazione che ha portato allo scimpanzé comune e allo scimpanzé bonobo. Gli scimpanzé sono quelli più vicini agli esseri umani. Sono in grado di camminare su due piedi, sono in grado di stazionare in posizione eretta mentre raccolgono i frutti dai rami bassi. Gli antenati di homo sapiens si nono alzati in piedi a un certo punto della loro evoluzione. L’acquisizione della postura eretta ha avuto importanti ripercussioni anche sull’evoluzione del linguaggio. Origine del bipedismo: il bipedismo è un carattere tipico degli ominidi e di tutte le specie estinte dopo la separazione dalle grandi scimmie. Dal bipedismo occasionale degli scimpanzé, si passa con gli ominidi al bipedismo facoltativo. Il bipedismo diventa obbligatorio con la nascita del genere homo 2 milioni di anni fa. Con il bipedismo si ha uno spostamento in avanti del foro occipitale l’apertura attraverso cui il cervello si collega al midollo. Tale posizione permette alla testa di posizionarsi in equilibrio sulla colonna vertebrale rendendo possibile la posizione eretta. Il bipedismo è collegato a cambiamenti climatici e ambientali. Questi cambiamenti hanno costituito una forte spinta selettiva per gli ominidi, obbligandoli per sopravvivere allo sviluppo di nuove strategie comportamentali. I primi ominidi dovevano far fronte a una nuova nicchia ambientale. Alla ricerca dei primi ominidi: la specie più antica tra le australopitecine è Au. Anamensis. Le analisi hanno indicato che questa specie aveva caratteristiche bipede. Questa specie è molto simile a quella successiva: Au. Afarensis. Tra queste specie vi è Lucy. I primi resti di africanis sono stati ritrovati in Sud Africa. Due milioni di anni fa la terra era popolata da diversi tipi di ominidi. La comparsa del genere Homo: con la comparsa del genere homo l’elemento caratterizzante riguarda le dimensioni del cervello. Il cervello di homo sapiens è tre volte più grande di quello che un primate delle stesse dimensioni corporee dovrebbe possedere. L’aumento del cervello è dovuto a un cambio della dieta. Gli ominidi potevano occasionalmente cibarsi di carne e nel genere homo ha causato un cambiamento dell’apparato masticatorio. Questi cambiamenti sono avvenuti lentamente e gradualmente. Grazie agli strumenti appropriati, la ricerca di carne ha comportato strategie di caccia. Lo sviluppo di queste strategie è stato molto importante per la cooperazione. I primi artefici di strumenti: homo habilis e i ciottoli di Olduvai: i primi rappresentanti di homo sono noti dalla metà degli anni sessanta, da quando si attribuì alla specie homo habilis alcuni fossili ritrovati in Olduvai. I ricercatori inserirono il nuovo ominide al genere homo perché avevano una costituzione bipede. Con i primi homo compaiono anche i primi strumenti. Si comincia a lavorare la pietra. Diversi autori sostengono che il linguaggio articolato e la costruzione e l’uso di strumenti poggiano sugli stessi processi. La prima tecnica di costruzione di strumenti è l’industria Olduvaiana (modo 1). Nella tecnica del modo 1 uno strumento viene utilizzare per modificare l’altro al fine di renderlo efficiente per un altro utilizzo. Tale tecnica consiste nella scheggiatura del margine di un ciottolo per ottenere un bordo tagliente. Gli ominidi che costruivano strumenti olduvaiani possedevano sofisticate capacità di pianificazione, essi erano in grado di prevedere in anticipo le situazioni in cui avrebbero avuto bisogno di quegli strumenti. Cervelli sempre più grandi e sviluppo dell’industria litica: la costruzione degli utensili nel modo 2 è associata a homo erectus sensu lato. Il primo fossile di erectus è stato scoperto in Indonesia. La maggior parte dei paleoantropologi suddivide erectus in due forme: i primi esemplari africani arcaici sono attribuiti alla specie homo ergaster mentre la denominazione homo erestus è riservata alla successiva ramificazione asiatica, ergaster ed erectus sono specie longeve. Erectus è la specie che ha abitato la terra più a lungo. Lo scheletro trovato è stato chiamato il ragazzo del

Turkana, questo scheletro aveva un bipedismo ormai obbligato e aveva una grande dimensione del cervello. L’aumento delle dimensioni del cervello va di pari passo con lo sviluppo delle capacità cognitive. L’Acheuleano è costruito modellando una pietra di grandi dimensioni su entrambi i lati fino ad ottenere una forma a mandorla. Per avere una forma del genere chi costruisce lo strumento prima di costruirlo deve immaginarne la sagoma. Il passaggio dall’olduvaiano al primo acheuleano è caratterizzato da un incremento nella complessità di pianificazione ed elaborazione gerarchica dell’azione. Heidelbergensis è stato il primo ominide ad occupare l’Europa. Era capace di comportamenti di più complessa cooperazione sociale e da attività di caccia più sofisticate e impegnative. È probabile che heidelbergensis dopo aver colonizzato l’Europa abbia dato inizio in queste zone allo sviluppo dei neanderthalensis. L’uomo di Neanderthal è la prima specie di ominide estinto a essere stato scoperto. L’uomo di Neanderthal presentava una corporatura massiccia e un volume celebrale maggiore rispetto agli ominidi precedenti con la scatola cranica che conservava una struttura arcaica piatta e lunga. Gli artefatti di questi ominidi erano fatti attraverso un metodo levallois, una complessa tecnica di scheggiatura che fornisce indizi importanti sulle capacità cognitive di questi ominidi. Nella tecnica di levallois il costruttore deve immaginare sia la preparazione sia la costruzione dello strumento che dovrà essere prodotto successivamente. La sintassi del linguaggio sfrutta gli stessi dispositivi alla base della costruzione di piani gerarchici di azione. Fitch e Chomsky: la ricorsività ha origine in altri contesti, tra i quali emerge la costruzione di strumenti, ed è stata poi cooptata per fini comunicativi. Origine ed evoluzione dell’umanità sapiente: il primo fossile di homo sapiens a essere stato descritto è lo scheletro della Red Lady. In Africa dagli anni venti del novecento vengono ritrovati fossili di sapiens più arcaici di quelli scoperti in Europa. Il cervello è molto in linea con quello delle civiltà attuali. Con l’arrivo di homo sapiens in Europa si affaccia sulla scena una nuova modalità di costruzione degli utensili, il modo 4 del paleolitico superiore. Il paleolitico superiore è caratterizzato da un’industria litica più sofisticata. Si hanno numerosi tipi di strumenti. I sapiens in questo periodo vivono in società complesse, governate da regole e doveri come le comunità attuali. Gli uomini Cro-magnon erano come noi. Alle origini del pensiero simbolico: prende avvio la modernità comportamentale che è indice di importanti cambiamenti cognitivi. L’origine della modernità comportamentale è fatta coincidere con l’avvento del pensiero simbolico. Tattersall lega l’avvento del pensiero simbolico all’origine del linguaggio. Secondo Tattersall la simbolicità del pensiero segna una differenza tra esseri umani e tutte le altre specie animali. Homo sapiens è separato dalle grandi scimmie, nonostante abbiano delle caratteristiche in comune, e dagli altri ominidi con un salto profondo e la cognizione simbolica contribuisce in maniera decisiva. Per Tattersal l’avvento simbolico deve essere considerato un fenomeno improvviso e inaspettato che dipende da fattori culturali e non biologi. Exaptation è un termine introdotto da Gould e Vrba per indicare la cooptazione funzionale di strutture originariamente selezionate per altre finalità evolutive. L’argomento di Tattersal regge solo se può offrire una spiegazione della nascita del pensiero simbolico. Tattersal affida il cambiamento di homo sapiens all’invenzione del linguaggio. Nella prospettiva di Tattersal tutto ciò che conto è ciò che avviene dopo l’avvento del simbolo. La nostra idea è che la nascita del simbolo sia dovuta a principi darwiniani dell’evoluzione. La rivoluzione che non c’è stata: comportamenti simbolici nel Middle Stone Age: molti dei tratti considerati propri del paleolitico superiore sono apparsi molto prima in Africa in una forma più rudimentale durante il Middle Stone Age. La tesi che il pensiero simbolico si sia evoluto gradualmente, in relazione diretta all’evoluzione anatomica di homo sapiens, nel corso di un lungo arco temporale. Gli abitanti del Middle Stone Age usavano colori rossi molto forti, una prova del fatto che i pigmenti erano utilizzati per uso estetico. Un altro fatto che porta i sapiens ad essere simbolici sono le conchiglie che usavano come ornamenti per collane. Tra le varie scoperte che testimoniano lo sviluppo graduale del comportamento simbolico nella specie umana, meritano di essere menzionate le sepolture intenzionali. Quando parla di simboli in senso proprio Tattersall come Deacon ha in mente un particolare tipo di simboli: i simboli linguistici. Le pratiche simboliche del paleolitico superiore non sono diverse da quelle del Middle Stone Age. L’avvento del pensiero simbolico dipende dai processi dell’evoluzione biologica e non da quelli dell’evoluzione culturale. Alle origini del linguaggio: in origine era il verbo: nei capitoli dell’origine dell’uomo, Darwin propone la sua ipotesi sull’origine del linguaggio in riferimento allo sviluppo delle vocalizzazioni animali. L’dea di Darwin è che l’evoluzione del linguaggio sia passata attraverso tre fasi diverse: la prima fase è segnata da un cambiamento nella cognizione dei primati che eleva le capacità cognitive degli ominidi al di sopra di quelle delle scimmie in modo tale che qualche animale dotato di ingegno superiore abbia cercato di imitare il ruggito di una belva per indicare alle altre scimmie il pericolo. Lo stato successivo è stato quello dell’imitare più animali che ha perfezionato l’apparato vocale degli ominidi.

linguaggio emerge quando i sapiens scoprono la possibilità di nominare oggetti e azioni, sviluppando una struttura verbo-argomento. Per Arbib la grammatica è il processo finale. Cap. 3 umani: una parte del sistema cognitivo degli umani è fondata sugli stimoli linguistici. I sistemi di elaborazione alla base della comprensione del linguaggio operano in modo del tutto indipendente della vostra volontà. Nell’ipotesi di Fodor, ogni modulo è un sistema di elaborazione dedicato a uno specifico tipo di informazione e impermeabile alle informazioni provenienti da altri domini di conoscenza: il sistema che elabora l’informazione visiva è del tutto indipendente da quello che tratta l’informazione uditiva. Ci sono molti vantaggi a considerare il linguaggio come un modulo. I moduli funzionano come i riflessi per un motivo evolutivamente rilevante: la velocità di elaborazione. Il modulo standard della comunicazione: il modello del codice: secondo questo modello il pensiero viene codificato dal parlante in una successione di suoni che l’ascoltatore decodifica per poter condividere il pensiero che il parlante gli ha comunicato. Il legame tra teoria della mente e modello del codice si fonda sul rapporto tra pensiero e linguaggio. Se non avesse una sintassi il linguaggio non potrebbe esprimere i pensieri. La teoria del significato letterale si sposa con il modello del codice. Il carattere automatico e obbligato del linguaggio apre la strada a un’idea della comunicazione in cui tutto ciò che l’ascoltatore deve fare per comprendere il parlante è aprire le orecchie e lasciare che l’informazione giusta entri nella sua mente. Dalla grammatica alla pragmatica: secondo il modello del codice la comunicazione verbale consiste nel trasformare i pensieri in parole in modo tale che chi ascolta possa arrivare a condividere i pensieri di chi parla. La grammatica della lingua verbale non è un codice adeguato a fornire da solo l’interpretazione completa della frase. Come sostenne Paul Grice e poi Sperber e Wilson con la teoria della pertinenza, ciò che caratterizza la comunicazione verbale, è la produzione e il riconoscimento di intenzioni. Nella comunicazione il parlante fornisce all’ascoltatore un indizio della sua intenzione di comunicare un certo significato e l’ascoltatore inferisce, a partire dall’indizio, il significato che il parlante intendeva comunicargli. Nello studio del linguaggio la pragmatica ha proprietà sulla dimensione grammaticale. Significato e intenzioni: Grice sostiene che la comunicazione equivale a manifestare pubblicamente un’intenzione e che la comunicazione ha successo quando l’intenzione comunicativa del parlante viene riconosciuta dall’ascoltatore. È centrale la distinzione tra significato dell’espressione e significato del parlante. Il primo corrisponde al significato codificato linguisticamente; il secondo corrisponde a quello che il parlante vuole dire. Nel processo comunicativo sono in gioco due tipi di intenzioni: l’intenzione di produrre nel destinatario una credenza usando un’espressione; l’intenzione che il destinatario riconosca che quell’espressione è stata prodotta al fine di produrre nel destinatario una credenza. Grice definisce implicatura il contenuto comunicato attraverso un’espressione senza che quel contenuto sia esplicitamente detto in quell’espressione. Nell’ambito di ciò che è implicato, Grice distingue tra implicatura convenzionale e implicatura conversazionale. La prima dipende dalle parole utilizzate dal parlante, la seconda non dipende dal significato delle parole utilizzate, ma da alcune caratteristiche del discorso. Il principio che regola la conversazione è la cooperazione: in cui è necessario coordinarsi e sforzarsi di agire in conformità in quanto il nostro interlocutore si aspetta da noi. Le massime sono valide in tutte le attività collaborative e sono 4: 1 massime di quantità: 2 massime di qualità; 3 massime di relazione; 4 massime di modo. Con Grice si ha una razionalizzazione della situazione comunicativa in cui vige l’assunzione di interlocutori collaborativi e razionali. Un modello ostensivo-inferenziale della comunicazione umana: la teoria della pertinenza è stata formulata con l’obiettivo di spiegare la comunicazione umana focalizzando l’attenzione sui dispositivi e i processi mentali in atto durante la comprensione e la produzione delle espressioni linguistiche. Secondo Sperber e Wilson la comunicazione umana è un processo inferenziale di produzione e comprensione di intenzioni comunicative in cui il destinatario viene guidato nel processo di comprensione di certe aspettative sull’enunciato prodotto dal parlante. Con la teoria della pertinenza Sperber e Wilson propongono un modello ostensivo-inferenziale della comunicazione umana in cui il parlante fornisce all’ascoltatore solo un indizio della sua intenzione di comunicare un certo significato e l’ascoltatore comprende il significato producendo una serie di inferenze guidate dall’indizio prodotto dal parlante. In uno scambio comunicativo di questo tipo sono in gioco due tipi di intenzioni: l’intenzione informativa e l’intenzione comunicativa. Gli stimoli ostensivi devono catturare l’attenzione dell’ascoltatore e dirigerla sull’intenzione del parlante. Sono pertinenti tutti gli stimoli che si connettono con le informazioni di background che l’individuo ha già a disposizione e che lo conducono a conclusioni significative del suo punto di vista. La pertinenza è una questione di grado: maggiore è

l’effetto cognitivo positivo che si ottiene elaborando un input in un dato contesto, maggiore è la sua pertinenza. Gli effetti cognitivi sono il prodotto di processi mentali. I processi mentali richiedono uno sforzo. L’elaborazione di una informazione richiede quindi uno sforzo. Tale sforzo influisce sulla pertinenza dello stimolo. I processi cognitivi ottimizzano la pertinenza. Principio comunicativo di pertinenza: ogni stimolo ostensivo comunica la presupposizione della propria pertinenza ottimale. L’assunzione della pertinenza ottimale guida il destinatario alla comprensione. Quando il destinatario arriva a un’interpretazione che soddisfa la sua aspettative di pertinenza sospende la produzione di altre inferenze. So quel che pensi: processi inferenziali e sistema metarappresentazionale: secondo la teoria della pertinenza la comunicazione inferenziale è resa possibile dalla capacità cognitiva di attribuire stati mentali agli altri per interpretare e predire i loro comportamenti. la nostra mente è portata ad interpretare il comportamento degli altri attribuendo stati mentali, cioè credenze e desideri. La teoria della mente si è sviluppata grazie al test della falsa credenza. L’abilità di rappresentare una credenza falsa implica capacità metarappresentazionali. I soggetti autistici non sono capaci di di interpretare il comportamento in riferimento agli stati interni dell’altro, per questo la capacità metarapresentazionale è molto importante. La teoria della mente e l’origine del linguaggio: Savage-Rumbaugh sostiene che la capacità di Kanzi di comprendere espressioni linguistiche complesse dipende dal fatto che la scimmia dispone di un lettore della mente molto sofisticato. Davidson considera la possibilità di avere pensieri connessa alla possibilità di avere un linguaggio. È possibile formulare l’argomento di Davidson in 4 punti: 1 avere una credenza implica capacità metarappresentazionali; 2 le capacità metarappresentazionali dipendono dal linguaggio; 3 solo gli animali parlanti hanno metarappresentazioni; 4 solo gli animali parlanti hanno credenze. Le scimmie hanno una teoria della mente: Premack e Woodruff hanno ideato la teoria della mente. Secondo i due autori gli scimpanzé sono in grado di interpretare il comportamento degli umani attribuendo loro stati mentali. Nel suo nuovo studio Premack è disposto ad attribuire agli scimpanzé una teoria della mente più debole di quella degli umani: gli scimpanzé non sono capaci di attribuire credenze. Le scimmie sono capaci di metallizzare in senso ampio ma non in senso stretto. Secondo Kirkpatrick gli esempi più convincenti della presenza di una teoria della mente nelle grandi scimmie sono quelli implicati nel gioco di finzione. Kanzi è capace di far finta di mangiare del cibo che non è fisicamente presente, di offrire agli altri cibo immaginario o di nasconderlo. La finzione è una prima manifestazione di ciò che è stato chiamato teoria della mente. Gli scimpanzé dimostrano che si possono avere credenze anche senza il linguaggio. Il sistema metarappresentazionale è alla base dell’origine del linguaggio: per Sperber e Wilson il passaggio dalla comunicazione animale ai caratteri di flessibilità e creatività del linguaggio umano è rintracciabile nei dispositivi di mentalizzazione che rendono possibile inferire le intenzioni comunicative del parlante. La nuova storia secondo Sperber, Wilson e Tomasello è che la comunicazione umana sia un effetto collaterale delle capacità metarappresentazionali umane. Le capacità di mentalizzazione devono precedere il linguaggio: il linguaggio deve essersi sviluppato come un adattamento in una specie già coinvolta nella comunicazione inferenziale. La teoria della mente appare come un componente essenziale per delineare il passaggio dalla comunicazione animale al linguaggio umano. Per avere il linguaggio che hanno gli umani devono possedere un ingegno superiore diverso da quello delle grandi scimmie. Per una comunicazione propriamente umana: per Chomsky l’unico modo per attribuire una mente a qualcuno sia quello di valutare se egli usa il linguaggio in maniera normale. La capacità di parlare in modo appropriato al contesto è un tratto distintivo del linguaggio umano. Ancorare il linguaggio alla realtà: la capacità di mettere in atto atteggiamenti appropriati al contesto dipende dai dispositivi che regolano il radicamento degli organismi all’ambiente e che il linguaggio frutta questi dispositivi per produrre espressioni coerenti alla situazione. Gli umani sono animali flessibili. L’idea di una flessibilità contestuale vincolata chiama in causa due capacità: la capacità di ancoraggio al contesto e la capacità di proiezione dal contesto attuale a un contesto diverso. Radicamento e proiezione rappresentano le funzioni alla base dei comportamenti flessibilmente appropriati e anche del parlare in modo appropriato. Il radicamento proiettivo nello spazio: gli organismi agiscono nell’ambiente e trasformano l’ambiente a cui sono radicati. Secondo l’approccio ecologico di Gibson percepire è individuare le caratteristiche degli oggetti che fanno da appigli alle possibili azioni degli organismi su di essi. Nel suo modello attività motoria e percezione sono connesse. Da

tre sistemi cognitivi trovano un punto in comune nella capacità di radicare gli individui nell’ambiente, sganciandoli da qui e ora della situazione attuale attraverso le continue proiezioni in situazioni alternative nello spazio, nel tempo e nell’ambiente sociale. Discorso e conversazione: la conversazione umana non è mai solo un semplice scambio di informazioni, nella conversazione gli interlocutori mirano a costruire uno spazio comune di convergenza. Gli esperimenti di Panbanisha hanno evidenziato che le capacità conversazionali delle scimmie restano bloccate alla coesione di alcune frasi all’interno di un frammento di conversazione. La conversazione tra Panbanisha e gli umani è del tutto priva del carattere direzionale, progressivo e cumulativo che caratterizza la comunicazione umana. La comunicazione di Panbanisha non va avanti.