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Tipologia: Appunti
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Lezione 1 DALLA COMUNICAZIONE AL LINGUAGGIO La domanda ora è: l’origine del linguaggio. Il tema di fondo è capire il passaggio dalla comunicazione animale al linguaggio. Noi non deriviamo dalle scimmie! Noi e le grandi scimmie deriviamo da un antenato comune, 7 milioni di anni fa circa eravamo lo stesso animale. Il nostro cervello parte da lì, devono esserci quindi selle comunanze, che però mettono capo a delle diversità e specificità. Come il linguaggio. PRIMO CAPITOLO DOMANDA : Se proviamo a insegnare il linguaggio ad una scimmia, saranno in grado di apprenderlo? La tradizione cartesiana Il punto è questo: il linguaggio è l’unica indicazione certa del pensiero. Gli animali parlano ma non pensano, riproducono solo i suoni. Può un animale non umano apprendere il linguaggio? Secondo i cartesiani NO. Non potranno mai perché non pensano, non è tanto il problema del mezzo espressivo, apparato fonatorio ecc… non c’è il pensiero dietro. È collegata ad un’altra domanda: bisogna capire se gli animali pensano. Per Cartesio gli umani hanno un’anima e gli animali no. Una prospettiva dualistica Gli animali sono delle macchine che pensano meccanicamente. Noi umani agiamo di conseguenza, pensiamo e parliamo perché pensiamo e diciamo ciò che pensiamo. Animali come macchine Agiscono secondo la disposizione dei loro organi, è il corpo che agisce e non l’anima o lo spirito. Non parlano e non potranno mai parlare, perché non pensano e se non pensano non parlano. Nel caso dei pappagalli non si tratta altro se non si un’imitazione puramente materiale e meccanica priva del significato proprio del linguaggio umano. Meccanicismo Il problema del modello di Chomsky è che non ha un modello di origine del linguaggio (modello dell’esplosione). Comunicazione animale: meccanica e obbligata Linguaggio umano: libero e creativo
Lezione 2 La proporzione tra il nostro cervello e il nostro corpo ci rende gli animali col cervello più grande. È una questione di quantità. Secondo Darwin (e dei prof) certo che ci sono delle differenze tra gli animali e noi, ma è una questione di quantità, è come dire che se diamo più neuroni a quell’animale allora esso sarà in grado di fare cose più complicate probabilmente, fino a fare le cose che facciamo noi. Secondo i prof, ci sono differenze tra noi e gli animali ma è una differenza di grado, non di qualità. Da un punto di vista cartesiano, non c’è una differenza quantitativa, ma una differenza di qualità. Secondo loro possiamo dare quanti neuroni vogliamo la testa di un altro animale, è una qualità, non è una cosa che dipende dal numero di neuroni. Prendiamo in considerazione gli homo tra il tempo da 2milioni e mezzo di anni fa fino ad oggi. L’homo sapiens ha 200.000 anni. Le prime forme di umani che ci interessano, c’è un continuo aumentare delle dimensioni celebrali, e man mano che diventa più grande i prodotti diventano più complessi. Quantitivamente il cervello aumenta e aumentano le capacità degli ominidi che ci hanno preceduto. La prospettiva darwiniana Il linguaggio umano è una di quelle differenze che rendono gli umani immensamente diversi, e tuttavia il linguaggio differenzia gli umani dagli altri animali solo per grado, e non per qualità. Parentele filogenetiche C’è più differenza tra un orango e un gorilla con uno scimpanzè e un bonobo e la differenza tra un noi e il bonobo e scimpanzè. DIAMOND: Noi siamo il 3° scimpanzè. Non stiamo all’estremo perché non siamo il fine dell’evoluzione.
Darwin dice che c’è una enorme differenza tra noi e gli altri animali, la differenza è quantitativa e non qualitativa. Intermezzo 1: Alex CARTESIANI: gli umani, a differenza degli animali, connettono il linguaggio al pensiero, connettono quindi ciò che dicono a ciò che pensano. Secondo questa idea Alex invece non connetterebbe quindi ripete solo i suoni che sente. Dal video si vede però che Alex non risponde meccanicamente, cambia lo stimolo e quindi cambia la risposta al cambiare dello stimolo. Quando lo stimolo mostrato è lo stesso, se cambia la domanda e risponde bene allora Alex non può affidarsi solo allo stimolo ma al significato della domanda. Se comprende il significato allora connette ciò che dice con ciò che pensa… Alex non è una prova contro Chomsky perché secondo i cartesiani l’importanza è la costruzione delle frasi e alla parola, quindi non scardina la prospettiva chomskyana (sono state fatte prove sulle scimmie invece che provano ad andare contro). Dopo svariati esperimenti si è giunti alla conclusione che Alex comprendeva il linguaggio. Intermezzo 2: Kanzi Secondo l’addestratrice, Kanzi comprende l’inglese. Ma come facciamo a capire che capisce? Probabilmente dal fatto che lui fa ciò che gli viene chiesto, dobbiamo attenerci ai suoi comportamenti. Se questo è vero (che comprende le frasi e la combinazione delle parole) allora va contro l’idea chomskyana (cioè che come combiniamo le parole nelle frasi conta).
Lezione 3 Emozioni in animali Alla base dell’empatia ci sono i NEURONI SPECCHIO. La morale non è una caratteristica sola degli esseri umani, ma anche gli animali (di base però). Koko: la comunicazione delle emozioni. Koko sta vedendo un film e si emoziona vedendo una parte triste e si gira per non vederla, poi con la lingua dei segni dice che non riesce a vederla perché è triste. Un caso controverso: Nim Chimpsky Uno scimpanzè preso per un progetto, allievo di Skinner. Terrace va sul terreno di Chomsky, prende di mira la capacità di creare frasi (non solo parole, attribuire le parole al soggetto). Quindi non sono più le parole isolate, ma qui c’è la capacità di creare frasi, combinare parole fra loro. E cambiarne il significato cambiandone l’ordine (Maria ama Mario/Mario ama Maria); questo è il primato di Chomsky, è il modo in cui noi combiniamo le parole in modi diversi per esprimere pensieri diversi. Il progetto Nim parte da questo, per dimostrare che gli animali non solo riescono ad associare le parole agli oggetti, ma se sono in grado di costruire frasi (SINTASSI: combinare unità semplici per crearne di complesse). Nim è in assoluto la scimmia più registrata fino ad oggi, e i primi risultati furono favorevoli. L’idea era che Nim fosse in grado di esprimersi attraverso la lingua dei segni. Questa enorme quantità di dati fu positiva, Nim era in grado di combinare 2 o più parole, quindi costruire frasi. Dimostrando la controversia contro Chomsky. Poi però… La revisione dei filmati portò Terrace a riconoscere che le sequenze prodotte da Nim non potevano essere paragonate alle frasi prodotte dagli umani. Due aspetti della produzione di Nim colpirono Terrace: 1- Scopre che le frasi di Nim non hanno quella struttura sintattica che hanno le nostre frasi. Per Chomsky la sintassi non è mettere le parole una dietro l’altra, ma costruire strutture che hanno una composizione gerarchica. Qui invece c’è una ridondanza espressiva, c’è una ripetizione delle parole, non c’è una struttura. Quindi Terrace cambiò idea. 2- La comunicazione meccanica è ripetitiva, non è il prodotto di una scelta. Secondo Chomsky, riguardava l’uso creativo (libero) del linguaggio, noi siamo incitati dalla situazione che abbiamo di fronte ma non siamo determinati. La scimmia sembrava seguisse invece il discorso della sperimentatrice, e quindi non erano delle attestazioni dell’uso creativo e libero del linguaggio umano. Perciò, si può attribuire a Nim un carattere di sequenza meccanica. Queste considerazioni spinsero Terrace a cambiare idea e ad arrivare alla conclusione che gli scimpanzè non erano in grado di produrre frasi in senso proprio. Nim veniva cresciuto attraverso modalità che cercarno di umanizzarlo e a reprimere la sua indole e spontaneità, scoraggiando i segni interessanti che produceva da solo. Per lunghi anni dopo il progetto Nim, il dibattito sulla comunicazione animale per capire il linguaggio umano venne ritenuta una perdita di tempo. La ricerca comparata si stoppò cosi per diversi anni.
Mettere da parte la grammatica DEACON fa una controversia per Chomsky per arrivare poi allo stesso risultato. Secondo lui l’unico animale che può fare simboli siamo solo noi. Chomsky era interessato alla sintassi, mentre Deacon al simbolico, come fa una parola a riferirsi ad un oggetto del mondo? Mostrare che solo noi siamo in grado di usare il linguaggio, ma cambia idea su come rappresentarlo (secondo Chomsky la sintassi), per Deacon è importante il referente esterno (come le parole si riferiscono al mondo). Un simbolo è qualcosa che sta per altro, la parola cane sta per il cane ecc. Questa capacità simbolica è il proprio del linguaggio umano, noi siamo una specie simbolica, noi solo siamo in grado di usare i simboli in quanto simboli, noi sappiamo cosa sia un simbolo e la usiamo come tale. Deacon parla dell’uso dei simboli in quanto simboli. Per lui la specie simbolica non è una specie che usa i simboli, ma usa i simboli in quanto simboli. Capacità simbolica Il riferimento alla realtà esterna è un elemento cruciale della natura simbolica del linguaggio umano. Le scimmie sono in grado di utilizzare simboli per riferirsi a cose o eventi del mondo esterno, ma per Deacon questo non basta, noi umani facciamo qualcosa di più secondo lui. Un esempio classico Video di scimmie diventate famose per avere tre segnali per avvertire di tre cose diverse alle altre scimmie. Es: serpente= grido. Ma questi segnali, sono simboli? Secondo alcuni sì (esempio del richiamo acustico del pane e delle mele). Simboli in senso proprio? Secondo Deacon invece no, per lui il riferimento simbolico rappresenta una barriera evolutiva invalicabile per gli animali non umani, la capacità di riferimento degli umani risponde a principi totalmente differenti da quella messa in campo dagli altri animali. Deacon, al contrario di Chomsky però, è un fautore dell’ipotesi darwiniana (evoluzione), a proposito del linguaggio però arriva ad un controsenso, lui dice che in virtù dell’abilità simbolica, gli animali non sono un’anomalia. Perché Deacon non è pronto a riconoscere lo statuto simbolico, qual è la differenza? Cosa distingue il riferimento simbolico umano dalle altre forme di riferimento di cui si avvale la comunicazione animale? Il modo con cui noi usiamo il linguaggio è un modo simbolico, per gli altri animali non è simbolico. Sono due le differenze, una interna e una esterna alla mente:
non era un simbolo. E che quindi la specie simbolica ha dei precursori e che la capacità di usare simboli in quanto simboli, è una caratteristica che possiamo trovare anche in alcuni altri animali, dunque non è una specificità umana, quindi noi non siamo un’anomalia evolutiva (lo saremmo se fossimo una specie speciale che fa qualcosa che nessun’altro fa). Sherman e Austin servono per criticare l’ipotesi di Deacon che noi siamo l’unica specie simbolica e quindi l’unica specie che è in grado di usare i simboli in quanto simboli, e perciò ‘denuncia’ il fatto che noi siamo un’anomalia evolutiva. Kanzi Kanzi, mette in discussione l’idea di Chomsky che la specificità del linguaggio umano risieda nella grammatica e nella sintassi. Kanzi serve per criticare il cartesianesimo chomskyano, cioè l’idea sia per le capacità simboliche sia per le capacità sintattiche. Mette in discussione l’idea di Chomsky che l’essenza del linguaggio umano sia la capacità di combinare parole per produrre frasi, e che comprendere frasi significhi comprendere combinazioni di parole fra loro. Per noi (prof) lo specifico del linguaggio umano, non risiede né nella grammatica (grazie a Kanzi), né nella capacità simboli (grazie a Sherman e Austin) e che quindi la specificità del linguaggio umano dovrà far riferimento ad altro, quindi noi pensiamo che abbiamo dei caratteri specifici, avendo dei progenitori comuni, è impensabile costruire un muro netto tra noi e le scimmie, ma noi abbiamo delle nostre specificità. Queste specificità non sono c’è la grammatica e sintassi, né i simboli. Lezione 4 SECONDO CAPITOLO Noi siamo delle grandi scimmie. Noi i bonobi e scimpanzè siamo nati in Africa. Gorilla anche ma sono rimaste lì. Orango grande scimmia asiatica, mentre le altre nascono e si sviluppano in Africa, quindi. 5-6M eravamo scimmie ma poi ci siamo divisi. Tipi di eventi che hanno portato alla biforcazione: La teoria più attendibile= chiama in causa eventi di tipo ambientale e climatico, circa 6M di anni fa c’è stato un aredimento del clima che ha portato un cambio del clima africano. 8M di anni fa presentava un ambiente forestale, ma 6M e 3M di anni fa c’è stato un aredimento del clima in uno più secco che trasforma le foreste africane in savana (ambienti spogli di alberi), ma accede solo nelle zone dell’Africa. All’ovest della linea rossa continua a mantenersi la foresta, a est invece c’è stato questo aredimento. Gli animali ad ovest (antenati comuni) continuano ad evolversi e svilupparsi lì, mentre quelli ad est sono costretti ad adattarsi al nuovo ambiente, dove viene data questa discendenza umana (homo sapiens), costrette a scendere dagli alberi e cercare il cibo camminando a terra, avendo poi così un’andatura bipede. Questa trasformazione si è sviluppata in vari milioni di anni (specie in due periodi: 8M e una 3M di anni fa). I primi ominidi: All’inizio avevano un bipedismo facoltativo, cioè 4 zampe alternate alle 2. Poi 3M circa il bipedismo da facoltativo diventa obbligato, l’unica modalità di locomozione. Bipedismo e origine del linguaggio Il bipedismo ha avuto ripercussioni sull’anatomia umana; il foro occipitale si è spostato da una posizione posteriore del cranio al centro del cranio, questo spostamento è stato importante per l’origine del linguaggio vocale (apparato fonatorio), avendo così anche la discesa della laringe che permette il suono. La differenza tra questo modello e quello cartesiano, riguardo all’origine del linguaggio: il bipedismo ha comportato ad una riorganizzazione dello scheletro e a sua volta dei cambiamenti per l’apparato
fonatorio, questo è il modello darwiniano (gradualista). Secondo Chomsky era un qualcosa di improvviso (neocartesiano). CONTINGENTE: è andata in questa maniera, poteva andare diversamente ma invece no (evoluzione). Il processo di fossilizzazione Video: un fossile si crea quando il terreno protegge i resti e col tempo i muscoli e la pelle va via mentre le ossa e i denti rimangono quasi identici alle originali, perché i minerali che sono presenti nella terra sostituiscono quelli che già ci sono trasformandoli di un minimo (colore e consistenza). Il ritrovamento dei fossili, non significa trovare un osso ma un oggetto che si è formato in milioni di anni in situazioni particolari. Gran parte delle nostre conoscenze ci permettono di ricostruire il tutto e viene dal ritrovamento dei fossili. La fossilizzazione è un evento estremamente raro. Inoltre la datazione dei fossili viene fatta dal terreno. Evoluzione umana Questa immagine qui sopra è in realtà errata. L’evoluzione umana non è un prodotto finalistico che finisce con la nostra specie, e in più nel corso dei milioni di anni non c’è stata una specie per volta (homo di neanderthal, homo sapiens ecc), ma in realtà no. Il fatto che noi siamo gli unici tipi di specie è la prima volta che si manifesta. L’evoluzione è fatta di antenati comuni, estinzioni ecc, nulla a che vedere con una sequenza lineare di stadi progressivi. Non è mai successo che il vessillo dell’umanità fosse eroicamente imbracciato da una specie sola. Condividevano specie diverse condividendo ambienti diversi. L’evoluzione umana è fatta anche di tentativi che si sono estinti che non hanno portato ad altre specie, per esempio il ramo dei parantromi. Noi siamo un’eccezione del processo evolutivo. L’evoluzione non ha un fine, le specie cambiano per i cambiamenti climatici che sono contingenti. Gli australopithecus: 4-2,5 Ma Dopo un’eruzione vulcanica si è conservata un’orma di due scimmie col figlio probabilmente, a Lateoli,Tanzania, 3,6 Ma. Nascita del genere Homo Oltre ad essere bipede ci sono altre due caratteristiche per essere classificati Homo: (strumenti in pietra)
-L’Homo Habilis: 2,4-1,6M Uno dei primi membri del genere Homo è l’Homo Habilis, il primo che costruisce in pietra (Habilis perché i suoi resti vengono ritrovati in concomitanza coi primi ciottoli). Questa prima industria litica viene definita Modo 1/Olduvaiano, perché la maggior parte di questi resti vengono ritrovati nella gola di Olduvai (corno d’Africa). Ha una capacità cranica non particolarmente sviluppata ma comunque più sviluppata rispetto ai predecessori e alle grandi scimmie (e di Lucy). Dove sono stati ritrovati i ciottoli (Olduvai) non ci sono rocce fatte di quel materiale, e questo significa che loro andavano alla ricerca di questi sassi adatti ad essere scheggiati per renderli taglienti per poi mangiare e li riportava lì sul posto ( condizione anticipatoria : caccia-ricerca del materiale-lavoro- tagliare la carcassa-mangiare). -Homo Ergaster: 2-1M È un ominide che secondo diversi autori rappresenta una svolta anche per lo studio dell’origine del linguaggio [prof]. Con l’Homo Ergaster nasce la forma tipica umana, ha dimensioni del cervello più sviluppate, cosa che va di pari passo con la comparsa della seconda industria litica definita Modo 2/Acheoleano, presentando uno strumento litico con un bifacciale aceoleano con una struttura più complessa a mandorla, dimostrando che chi lo costruiva aveva in mente l’uso a cui serviva ma aveva in mente anche la forma, dovendo coordinare le azioni adatte per costruire quella determinata forma. L’Homo Ergaster è il primo ominide che emigra fuori dall’Africa (ricerca dell’habitat-alberi e cibo) e si sposta in Asia e da qui pian piano danno vita ad altri ominidi tra cui Homo Erectus. -Homo Erectus: 1,8-50.000k Diffusione Ergaster/Erectus In Europa, questi primi Homo Ergaster danno origine a diverse specie sempre del genere Homo. E in Europa? Nel continente europeo il primo popolamento umano si può far risalire a 1,2 Ma. La prima ondata di diffusione degli ominidi africani nel continente europeo è testimoniata dalla presenza, per ora solo sul territorio spagnolo della Gran Dolina nel sito di Atapuerca, della specie Homo antecessor. I resti di questa specie, risalenti a circa 780.000 anni fa, sono stati rinvenuti in associazione stratigrafica con gli strumenti del Modo 1. E in specie da origine all’ Homo Heidelbergensis.
-Homo Heidelbergensis 700.000/300.00k È una specie importante per l’origine del linguaggio, in quanto gli aspetti importanti dell’aspetto fonatorio erano presenti in questo tipo di Homo. In più, è l’ultimo antenato comune a Homo Sapiens e Homo di Neanderthal (da cui non discendiamo ma siamo cugini). Mette in atto comportamenti complessi, ad esempio per il ritrovamento di lance in legno in Germania, ci fanno pensare che abbia sviluppato tecniche di caccia sviluppate, prova importante per l’origine del linguaggio perché queste tecniche di caccia sviluppate significa mettersi d’accordo sull’organizzazione alla caccia di grandi animali. -Homo Neanderthalensis 400.000/350.000 e 30.000k È l’unica specie di ominide che non si origine in Africa ma è europeo. Noi Sapiens ci siamo accoppiati con loro infatti nel dna dei Sapiens europei ci sono tracce di Neanderthal. In base al processo di encefalizzazione l’Homo di Neanderthal è l’ominide con la capacità cranica maggiore rispetto agli altri perché sono stati trovati anche di 1750 cc. Con esso si sviluppa una terza industria litica importante che è il Modo 3/Evaluà. Per citare Tattersal, che aveva torto, possiamo aggiungere poi che fino a qualche anno fa si pensava che l’Homo di Neanderthal fosse cognitivamente inferiore al Sapiens, ma nel corso degli ultimi 15 anni abbiamo capito che in realtà oltre ad avere capacità comunicative simili alle nostre, avevano anche forme di pensiero simbolico (per esempio avevano il culto dei defunti -ritrovamento tombe-, oppure delle perline con cui facevano delle collane che rappresentano magari uno status e nulla di effettivamente utile). -Homo Sapiens: i dati fossili Nella regione dell’Omo (Etiopia) sono stati ritrovati i resti più antichi (al momento) di esemplari della nostra specie: alcuni crani e diverse parti delle ossa dello scheletro post-craniale di sapiens vecchi di 195.000 anni.
Ipotesi dell’origine gestuale del linguaggio Evidenze primatologiche Evidenze dell’archeologia cognitiva Evidenze neuroscientifiche Evidenze primatologiche La comunicazione gestuale nei primati non umani è molto più flesibile rispetto alla comunicazione vocale. L’idea è che i nostri parenti prossimi (grandi scimmie) possiedano delle analogie con la comunicazione umana (gesti+parole). La comunicazione gestuale è più flessibile di quella verbale, flessibile vuol dire che quando si vanno ad analizzare le vocalizzazioni delle grandi scimmie, non sono simili a quelle umane perché noi possiamo controllarlo volontariamente, quelle delle scimmie invece sono legate alle emozioni e quindi involontarie. ASSENZA DI FLESSIBILITA’ E DI CONTROLLO VOLONTARIO Le vocalizzazioni delle scimmie hanno poco in comune col linguaggio parlato umano poiché esse sono, per la maggior parte, determinate geneticamente. Ogni specie possiede un repertorio relativamente ristretto di richiami le cui caratteristiche acustiche sono prevalentemente fissate alla nascita e mostrano modificazioni minime durante lo sviluppo. Come già evidenziato da Darwin, le vocalizzazioni dei primani non umani sembrano espressioni involontarie di emozioni. Jane Goodall: “è quasi impossibile per uno scimpanzè produrre un suono in assenza dell’appropriato stato emotivo”. Evidenze neuropsicologiche suggeriscono, infatti, che le vocalizzazioni delle scimmie sono prevalentemente legate a stati emotivi (sono controllate dal sistema limbico) e non sottoposte al controllo volontario (come accade negli umani). Le vocalizzazioni delle scimmie sono controllate dagli stessi cerebrali che negli umani controllano il pianto e il riso. Le grandi scimmie quindi non possono usare flessibilmente le vocalizzazioni. L’assenza di flessibilità= meccanicismo. Le vocalizzazioni non sono state il punto di partenza, proprio per questa mancanza di flessibilità. Le grandi scimmie comunicano però anche coi gesti, espressioni ecc… Prima conclusione dalle evidenze primatologiche Si può ipotizzare che l’antenato comune d esseri umani e scimpanzè fosse meglio preadattato per sviluppare un sistema di comunicazione volontaria basato su gesti visibili piuttosto che su suoni. I primi ominidi (anche i primi Homo), erano meglio equipaggiati per comunicare attraverso i gesti che sui suoni, ma non vuol dire che non ne producevano. I gesti erano più flessibili di quelli vocali, quindi le prime fasi del linguaggio umano hanno sviluppato anche attraverso il sistema visivo, un sistema gestuale ampio. Industrie litiche Archeologia cognitiva: cercare di ricostruire i sistemi cognitive attraverso le costruzioni litiche ritrovate.
Analogie tra produzione linguistica e produzione di strumenti Sembra esserci un’analogia tra la costruzione degli strumenti e il linguaggio. Possiamo ipotizzare che l’evoluzione nelle industrie litiche corrisponda anche ad una evoluzione al linguaggio. Chi costruisce uno strumento deve tenere conto sia della forma che gli darà, sia di cosa ci farà dopo; quindi significa che un individuo che fa ciò deve essere capace di anticipare il futuro, saprà che dovrà cacciare. Questi strumenti ci svelano delle cose importanti sulle capacità cognitive. Evidenze dalle neuroscienze (forse quello più importante) Esperimenti sui macachi: i macachi avevano degli elettrodi in testa ed una visiera davanti. Avevano finito il test sperimentale, erano tranquilli e mentre riposavano e lo facevano anche gli sperimentatori, mentre prendevano il caffè il sistema cognitivo (aree motorie) dei macachi scaricava. Hanno scoperto quindi i neuroni specchio : mentre il macaco vedeva un’azione di qualcun altro, la scimmia si preparava a svolgere la medesima azione. È un meccanismo di simulazione. Attraverso di essi osserviamo qualcuno che svolge un’azione e dentro la nostra mente svolgiamo la medesima azione ed è come se lo facessimo effettivamente. Neuroni specchio e comprensione dell’azione
vedendo di qualcun altro, quindi guardo qualcun altro, nel mio cervello i neuroni specchio si attivano e si preparano come se si dovessero fare quell’azione e quindi simulandola. Simulare internamente (mentalmente)= comprendere. Allora, quando faccio un gesto i neuroni specchio sono tra i principali artefici della comprensione di quel gesto. Servono per interpretare (ce le fanno capire) le azioni intenzionali degli altri (la comunicazione gestuale), ma noi le abbiamo usate poi anche per parlare. L’area di Broca oggi convergono sia i gesti che il linguaggio, quindi col tempo il linguaggio gli si è proprio aggiunto; ciò che manca nelle scimmie. Sistema specchio e origine del linguaggio L’estensione dei sistemi cerebrali alla base del linguaggio parlato è stata una conseguenza del fatto che il precursore dell’area di Broca fosse dotato, prima dell’avvento del parlato, di un meccanismo per il riconoscimento delle azioni altrui. Questo meccanismo è stato prerequisito neurale per lo sviluppo della comunicazione interindividuale GESTUALE e, poi, per lo sviluppo del linguaggio parlato. Prove dall’archeologia cognitiva L’analisi della crescente complessità nella produzione litica costituisce un ponte tra le capacità legate alla prassi possedute dai nostri lontani antenati e le abilità cognitive che rendono possibile il linguaggio (Arbib). Neuroni specchio, strumenti e linguaggio Imitazione semplice capacità di organizzare e ripetere sequenze di azioni (compresi i gesti manuali comunicativi e i gesti implicati nella costruzione e nella manipolazione di oggetti) orientate a un oggetto. Imitazione complessa capacità di ripetere ed eseguire movimenti composti da sequenze complesse, quali possono essere quelle implicate nella costruzione di utensili. Linguaggio è in continuità e si origina dai sistemi gestuali che hanno caratterizzato la comunicazione degli ominidi prima dell’avvento di Homo sapiens. L’Homo sapiens mette di suo la verbalizzazione, tutto ciò che procede l’Homo sapiens sfrutta tutto ciò che riguarda il gestuale. La mimesi (o pantomima) è la capacità di mimare (dunque di riprodurre in modo intenzionale) azioni ed eventi del mondo esterno che si sarebbe evoluta a partire da 2 Ma con Homo egaster/erectus. I nostri antichi predecessori comunicassero attraverso la pantomima, di un linguaggio che riesce a raccontare delle storie, attraverso la quale erano già in grado di raccontare storie. La mimesi Corballis ci dice che a differenza delle cugine grandi scimmie, gli ominidi erano bipedi e questo potrebbe aver permesso loro di liberare le mani per l’ulteriore sviluppo della comunicazione manuale. Il corpo e le mani sono liberi di muoversi in quattro dimensioni (tre nello spazio e una nel tempo) e in questo modo di mimare l’attività nel mondo esterno. Le mani possono anche assumere, almeno approssimativamente, le forme degli oggetti o degli animali, e le dita possono mimare i movimenti delle mani e delle braccia. I movimenti delle mani possono, inoltre, mimare i movimenti degli oggetti nello spazio e le espressioni facciali possono comunicare qualcosa delle emozioni legate agli eventi che vengono descritti.
Dalla mano alla bocca: lo sviluppo del linguaggio vocale Come si è passati da una comunicazione gestuale ad una verbale. L’evoluzione del linguaggio vocale: 7-3,qualcosa Ma sistema di comunicazione multimodale simile a quello delle moderne grandi sicmmie 3,qualcosa-1,qualcosa Ma sistema di comunicazione multimodale con priorità del gesto (forme di comunicazione complesse basate su pantomima) 1,qualcosa-0 sviluppo adattamenti necessari per il parlato: vocalità diventa prioritaria Le cose interessanti sul linguaggio sono emerse da 2M di anni fa con l’Homo Ergaster, da lui possiamo fare l’ipotesi che a partire da 2M di anni fa i nostri predecessori utilizzassero un sistema che era multimodale basata sul gesto e la principale forma di comunicazione complessa fosse la pantomima. Lo sviluppo degli adattamenti per il parlato è cominciato ad essere importanti dall’Homo Heidelbergenis, considerato l’ultimo antenato comune tra l’uomo di Neanderthal e l’Homo Sapiens. Le origini della produzione sonora Il primo punto riguarda l’anatomia: DIFFERENZE ANATOMICHE Scimpanzè= tratto vocale sopralaringeo a canna unica Homo sapiens= tratto vocale sopralaringeo a due canne Ciò che è importante sta nella trasformazione nel tratto vocale, al tratto vocale di Homo Sapiens. L’importante differenza è che in Homo Sapiens le due porzioni del tratto vocale, quella orizzontale (cavità orale) e quella verticale formano un angolo reto nella gola. Questo angolo retto non c’è nello scimpanzè. Un possibile modalità focus per provare a ricostruire l’evoluzione del linguaggio è vedere quando sono stati sviluppati questi tratti negli Homo Sapiens. Lo sviluppo a due canne è importante per il linguaggio articolato perché questa conformazione rende possibile la produzione dei suoni del linguaggio. Un aspetto rilevante è la posizione della laringe nella gola, posta in basso nella gola (rispetto a quella degli scimpanzè), è molto importante per la fonazione perché ci sono le corde vocali la cui vibrazione ci permette di produrre il linguaggio. VANTAGGI DI UN TVS A DUE CANNE
Gli studi di Lieberman sono famosi per la posizione della laringe, è importante come autore perché si è occupato più di tutti per ricostruire la struttura dell’apparato fonatorio, oggi la sua ipotesi però è stata superata, ma continua ad essere citato (ad es. da Tattersal) per vari motivi. Lieberman fa delle analisi che lo portano a sostenere che l’anatomia del tratto vocale sovra laringeo qualcosa tipica di Homo Sapiens e non è presente nei Neanderthal. Quando Tattersal sostiene che il linguaggio esplode con l’Homo Sapiens, tra le varie cose si appoggia proprio a questi studi di Lieberman che analizzando il tratto vocale di alcuni Neanderthal e degli Homo Sapiens moderni, sostiene che quest’angolo del basicranio nei Neanderthal è molto simile a quello di uno scimpanzè e che quindi il Neanderthal non avesse un tratto vocale utile per un linguaggio articolato. Tattersal ha una posizione molto radicale perché non sostiene solo che il è pensiero simbolico e che quindi il linguaggio sia una prerogativa dell’Homo Sapiens, ma che addirittura sia una prerogativa dell’Homo Sapiens di 50.000 anni fa (quello europeo e quello africano siano diversi). Tattersal si appoggia a Lieberman perché Lieberman sostiene un’ipotesi simile, perché Lieberman aveva messo a confronti i reperti fossili di un Neanderthal, quelli di uno scimpanzè moderno e quelli di un Homo Sapiens antico (100.000 anni fa) sostiene che le sue analisi sosterebbero che l’Homo Sapiens antico non aveva il tratto vocale simile a quello dell’Homo Sapiens moderno, non aveva sviluppato quest’angolo retto, e quindi la capacità di produrre il linguaggio articolato non è apparsa prima di 50.000 anni fa. Quindi lo mettiamo nel gruppetto di Chomsky e di Tattersal perché appoggiano una posizione discontinuista anche sull’evoluzione del linguaggio. Quindi, Lieberman sostiene che l’uomo di Neanderthal non possedeva capacità articolatorie vocali come le nostre, e che addirittura i nostri stessi antenati non lo avevano ancora sviluppato un linguaggio vocale perché non avevano un apparato fonatorio adeguato (laringe posizionata in basso). Mettiamo in discussione il modello di Lieberman attraverso vari studi come il fatto che le capacità articolatorie dei Neanderthal erano molto simili invece a quelle dell’Homo Sapiens. Inoltre,
Lieberman sostiene che la laringe bassa nella gola sia un’esclusiva di Homo Sapiens, ma alcuni studi (in particolare quelli di Fitch) hanno dimostrato che in realtà non è così, infatti ad esempio è presente anche nei cervi. CRITICHE AL MODELLO DI LIEBERMAN Esempio del cervo: l’abbassamento (seppur temporaneo) della laringe, allunga il tratto vocale, producendo suoni più profondi. MORFOLOGIA DELL’OSSO IODE (anatomia del tratto vocale): Osso fissato alla cartilagine della laringe a cui sono ancorati i muscoli necessari all’articolazione del linguaggio, fornisce un indizio indiretto della posizione della laringe nella gola. Un’altra opposizione agli studi di Lieberman è basata sull’anatomia dell’osso ioide. DOMANDA L’osso ioide è un osso importante per ricostruire la posizione della laringe, perché è proprio un osso che è fissato alla cartilagine della laringe e ad esso sono ancorati i muscoli necessari per l’articolazione del linguaggio. Essendo un osso lo ritroviamo nei fossili, quindi è molto importante per ricostruire la struttura della laringe. È stato ritrovato un osso ioide di un uomo di Neanderthal ritrovato in Israele: dall’analisi di questo osso ioide si è visto che nella forma è identica a quella di un essere umano moderno. E quindi, evidentemente anche la posizione della laringe nella gola dell’uomo di Neanderthal era simile alla nostra. Quindi di nuovo, l’idea di Lieberman secondo cui i Neanderthal non avevano capacità articolatorie viene messa in discussione. L’ominide con cui iniziano tutte queste cose è l’Homo Heidelbergenis perché abbiamo tracce del fatto che anche l’osso ioide dell’Homo Heidelbergenis fosse molto simile a quello umano. Quindi essendo l’Homo Heidelbergenis l’ultimo progenitore comune tra Homo di Neanderthal e Sapiens, allora possiamo capire che noi abbiamo ereditato da questo ominide alcune caratteristiche tra cui anche alcuni degli adattamenti necessari per il linguaggio vocale. Ci sono vari studi (libro) che convergono nel fatto che tutti questi cambiamenti nella morfologia del tratto sovra laringeo fossero particolarmente importanti a partire dall’Homo Heidelbergenis. Dall’Homo Heidelbergenis il parlato ha cominciato a prendere il sopravvento sul gesto (prima c’era la pantomima). Lezione 8 TERZO CAPITOLO Ora diamo conto delle specificità del linguaggio, cosa distingue il linguaggio umano dalla comunicazione animale. Ciò che rende il linguaggio, il linguaggio, non è distinguibile dagli aspetti di continuità. Noi studiamo la specificità nel quadro del continuismo. Il modello standard della comunicazione Il modello del linguaggio che ci propongono i prof è molto diverso dal modello cartesiano/chomsyano/fodoriano, quindi è un modello che è incline a rimodellare gli aspetti della pragmatica del linguaggio, NON della grammatica del linguaggio. La pragmatica è l’uso del linguaggio, cioè l’idea che le cose importanti del linguaggio umano riguardano a come noi usiamo questo strumento.