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D'Annunzio, documento word, Dispense di Italiano

vita, pensiero e opere di D'Annunzio

Tipologia: Dispense

2023/2024

In vendita dal 03/06/2024

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GABRIELE D’ANNUNZIO
Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara il 12 marzo 1863. Compì privatamente le
scuole elementari e frequentò il prestigioso Reale Collegio Cicognini di Prato.
Trasferitosi a Roma iniziò a collaborare con giornali e riviste scrivendo articoli di critica
letteraria e artistica. Condusse una vita raffinata e dispendiosa, accompagnata da una
fervida attività letteraria. Sposò la duchessina Maria Hardouin di Gallese ma qualche
anno dopo conobbe la donna che fu il suo più grande amore Elvira Fraterlani Leoni,
che lui chiamava Barbara. Si trasferì a Napoli per problemi economici e si legò
sentimentalmente a Maria Gravina Cruyllas. Successivamente intrecciò una lunga
relazione con l’attrice di teatro Eleonora Duse. Fu eletto deputato dall’estrema destra
e l’anno dopo si trasferì con la Duse in Toscana, in una villa, chiamata la Capponcina,
anni nella quale si dedica al teatro scrivendo vari drammi e i primi tre libri delle Laudi.
si trasferì in Francia per scappare dai creditori, dove vive una vita di insoddisfazione
della sua generazione e continuò la sua attività teatrale e narrativa, rimase lì fino allo
scoppio della Prima guerra mondiale.
D’Annunzio era un acceso interventista che si arruolò e prese parte a varie operazioni
aeree. Al 1918 risalgono la “beffa di Buccari”, durante il quale il poeta lasciò cadere
nella città austriaca di Vienna volantini propagandistici a dimostrazione del coraggio
del popolo italiano.
Insoddisfatto dell’assegnazione della Dalmazia alla Jugoslavia, progettò e guidò
l’occupazione della città di Fiume creando il malcontento del popolo per la “vittoria
mutilata”. Questa politica populista e nazionalista lo avvicinò la Partito Fascista.
Mussolini, timoroso che il poeta, una figura carismatica, potesse rappresentare una
seria minaccia lo allontanò dalla vita politica assegnandogli una splendida villa a
Gardone Riviera, sul lago di Garda, nella quale il poeta si dedicò all’allestimento di una
casa-museo che volle poi lasciare in dono al popolo italiano, il Vittoriale degli
Italiani. Morì il 1° marzo 1938.
Il pensiero e la poetica
Gli esordi poetici di D’Annunzio risentono dell’influenza di Carducci nei classici e di
Verga nei romanzi, con l’ambientazione spesso finalizzata alla rappresentazione di un
mondo violento e selvaggio.
Influenzato dalla cultura francese, incarnò l’eroe decadente raffinato, amante del
bello. Contribuì a creare il mito del “vivere inimitabile”, alla ricerca del piacere dei
sensi. Il mito dell’esteta presentava i suoi limiti, con il compito di distinguersi dalla
massa e quindi dalla meschinità della società borghese, il disprezzo della società che
lo portò a un isolamento sterile e privo di senso.
Con la figura del superuomo, svincolato da ogni regola morale, cultore del bello. Il
poeta promuove la nascita di un’umanità eroica, portatrice di vitalità; per farlo, usa la
parola poetica profondamente evocativa, strumento per attingere all’essenza segreta
delle cose. Prende spunto da Baudelaire, Mallarmé e Verlaine.
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GABRIELE D’ANNUNZIO

Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara il 12 marzo 1863. Compì privatamente le scuole elementari e frequentò il prestigioso Reale Collegio Cicognini di Prato. Trasferitosi a Roma iniziò a collaborare con giornali e riviste scrivendo articoli di critica letteraria e artistica. Condusse una vita raffinata e dispendiosa, accompagnata da una fervida attività letteraria. Sposò la duchessina Maria Hardouin di Gallese ma qualche anno dopo conobbe la donna che fu il suo più grande amore Elvira Fraterlani Leoni, che lui chiamava Barbara. Si trasferì a Napoli per problemi economici e si legò sentimentalmente a Maria Gravina Cruyllas. Successivamente intrecciò una lunga relazione con l’attrice di teatro Eleonora Duse. Fu eletto deputato dall’estrema destra e l’anno dopo si trasferì con la Duse in Toscana, in una villa, chiamata la Capponcina, anni nella quale si dedica al teatro scrivendo vari drammi e i primi tre libri delle Laudi. si trasferì in Francia per scappare dai creditori, dove vive una vita di insoddisfazione della sua generazione e continuò la sua attività teatrale e narrativa, rimase lì fino allo scoppio della Prima guerra mondiale. D’Annunzio era un acceso interventista che si arruolò e prese parte a varie operazioni aeree. Al 1918 risalgono la “beffa di Buccari”, durante il quale il poeta lasciò cadere nella città austriaca di Vienna volantini propagandistici a dimostrazione del coraggio del popolo italiano. Insoddisfatto dell’assegnazione della Dalmazia alla Jugoslavia, progettò e guidò l’occupazione della città di Fiume creando il malcontento del popolo per la “vittoria mutilata”. Questa politica populista e nazionalista lo avvicinò la Partito Fascista. Mussolini, timoroso che il poeta, una figura carismatica, potesse rappresentare una seria minaccia lo allontanò dalla vita politica assegnandogli una splendida villa a Gardone Riviera, sul lago di Garda, nella quale il poeta si dedicò all’allestimento di una casa-museo che volle poi lasciare in dono al popolo italiano, il Vittoriale degli Italiani. Morì il 1° marzo 1938.

Il pensiero e la poetica

Gli esordi poetici di D’Annunzio risentono dell’influenza di Carducci nei classici e di Verga nei romanzi, con l’ambientazione spesso finalizzata alla rappresentazione di un mondo violento e selvaggio. Influenzato dalla cultura francese, incarnò l’eroe decadente raffinato, amante del bello. Contribuì a creare il mito del “vivere inimitabile”, alla ricerca del piacere dei sensi. Il mito dell’esteta presentava i suoi limiti, con il compito di distinguersi dalla massa e quindi dalla meschinità della società borghese, il disprezzo della società che lo portò a un isolamento sterile e privo di senso. Con la figura del superuomo, svincolato da ogni regola morale, cultore del bello. Il poeta promuove la nascita di un’umanità eroica, portatrice di vitalità; per farlo, usa la parola poetica profondamente evocativa, strumento per attingere all’essenza segreta delle cose. Prende spunto da Baudelaire, Mallarmé e Verlaine.

In una fase della sua vita, definita fase della bontà , si interessò alla lettura di romanzi russi, in particolare in quelli di Tolstoj nella quale prese il tema dell’aspirazione alla natura e alla rigenerazione morale, e Dostoevskij con l’indagine psicologica. L’incontro con l’opera di Nietzsche portò l’interesse per la figura del superuomo in D’Annunzio. Nietzsche sosteneva che il superuomo era colui capace di esprimere una nuova libertà creativa, una volta che c’è il tramonto di tutti i valori considerati fondamentali per la società. D’Annunzio soprappose quest’idea al poeta creatore, quale uomo superiore capace di rappresentare un mondo migliore, pieno di volontà di essere superiore e di potenza e dominio sulla massa. Quest’idea riconosceva il diritto ad affermare sé stessi per cancellare la meschinità della società ricorrendo ad una politica aggressiva. Ma anche il superuomo è fragile: vittima delle sue aspirazioni irrealizzabili, ostacolato dalla presenza nemica (solitamente una donna), sconfitto e spesso da un finale tragico. Si parla anche di panismo dannunziano , e quindi messo in uno stato ‘dionisiaco’, inteso come la piena esaltazione dei momenti panici, di eccitazione ed ebrezza dei sensi che portano l’uomo a fondersi con la natura. Totale fusione tra stato umano e stato vegetale e viceversa. “ Panismo ”, termine che deriva dal dio Pan (in greco significa Tutto ), pone in cima l’uomo che deve diventare un tutt’uno con la natura. Con le forze della natura, l’uomo può liberarsi dai propri vincoli naturali ed elevarsi. D’Annunzio era anche considerato poeta ‘vote’ , ovvero, uomo in grado di guidare le coscienze di una società. Un esempio ne sono gli anni dell’entrata in guerra dell’Italia, durante il quale il poeta ebbe la capacità, attraverso la propaganda interventista, di convincere l’opinione pubblica.

Le opere

Le raccolte poetiche Romanzo dell’esteta Letteratura russa Produzione del Superuomo Periodo francese Fu un poeta e prosatore molto precoce, tra le sue opere:

  • Primo vere , libertà di temi e linguaggio con metrica “barbara” carducciana;
  • Canto novo , parla della natura simbolo di energia vitale con toni intimi e malinconici;
  • Intermezzo di rime , opera decadente;
  • Le poesie di Sul modello delle novelle veriste Verghiane e dal gusto decadente ed estetizzante, scrisse il romanzo il Piacere. Dedicandosi alla sperimentazione letteraria con temi della purezza, della bontà d’animo, al ritorno della natura, ispirazioni di Lev Tolstoj , all’indagine psicologica e agli stati mentali e tratti tipici dei romanzi di Dostoevskij. Scrisse due opere, ispirandosi a modelli letterari La lettura dell’opera di Nietzsche, il filosofo che aveva elaborato la teoria del superuomo, fece del poeta un essere superiore, svincolato da ogni regola morale, cultore del bello, visione politica aggressiva dominio della Tra le opere che risalgono al periodo francese: - Il Notturno.

Notturno

Si tratta di una sorta di diario che comprende meditazioni e ricordi, scritto nel periodo in cui fu costretto a rimanere a letto bendato in un occhio reso cieco in seguito a un incidente di volo. Scrisse quest’opera in circa diecimila striscioline di carta, che la figlia Renata, con amorevole pazienza, decifrò e trascrisse. I temi sono quelli della memoria, dei ricorsi, della madre morta e dei compagni caduti in guerra, dell’autoanalisi. Lo stile dell’opera riflette l’idea di una realtà conoscibile per via simbolica, per questo sono preferiti suggestione e richiamo allusivo. Le pagine sono composte in alta prosa lirica, con periodi brevi e paratattici, frammenti che rendono lo stile impressionistico. La continuità è data solo dalla libera associazione di immagini che mescolano presente e passato.