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David Hume e l'illuminismo, Appunti di Filosofia

Descrive il filosofo illuminista David Hume e la sua ideologia

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 02/02/2026

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David Hume (1711–1776) è stato uno dei filosofi più importanti dell’Illuminismo
scozzese e una figura centrale nella filosofia empirista moderna. Nato a Edimburgo,
Hume ricevette un’educazione classica all’Università di Edimburgo già all’età di dodici
anni. Fin da giovane mostrò un profondo interesse per la filosofia, la storia e la
letteratura. Dopo un periodo di riflessione e studio autonomo in Francia, tornò in
Scozia per dedicarsi interamente alla scrittura.
Il suo primo grande lavoro,
A Treatise of Human Nature
(
Trattato sulla natura umana
,
1739-1740), fu inizialmente accolto con indifferenza, ma col tempo divenne uno dei
testi filosofici più influenti del pensiero moderno. Hume stesso, deluso dalla scarsa
accoglienza, pubblicò successivamente una versione semplificata delle sue teorie in
An Enquiry Concerning Human Understanding
(
Ricerca sull’intelletto umano
, 1748) e
An Enquiry Concerning the Principles of Morals
(
Ricerca sui principi della morale
,
1751), che ebbero maggiore successo. Fu anche un importante storico: la sua
History
of England
godette di vasta popolarità per tutto il XVIII secolo.
Il percorso della conoscenza: impressioni e idee
La teoria della conoscenza di Hume si basa sull’empirismo, secondo cui tutte le
conoscenze derivano dall’esperienza. Hume distingue due tipi fondamentali di
contenuti mentali: impressioni e idee. Le impressioni sono le percezioni più vivide e
immediate: sensazioni, emozioni, esperienze dirette. Le idee, invece, sono copie
sbiadite delle impressioni, le immagini mentali che conserviamo nella memoria o
nell’immaginazione.
Ad esempio, vedere un oggetto rosso rappresenta un’impressione; ricordarlo o
immaginarlo successivamente costituisce un’idea. Hume afferma che non esistono
idee senza una corrispondente impressione originaria: se qualcuno sostiene di avere
l’idea di qualcosa mai percepito, si può ragionevolmente dubitare della validità di tale
idea.
Il principio di associazione
Hume si chiede come avvenga il collegamento tra idee nella mente umana. A tal fine,
elabora il principio di associazione, secondo cui le idee si combinano tra loro
secondo tre criteri fondamentali:
1. Somiglianza: un’idea richiama un’altra simile (ad esempio, vedere un ritratto
può farci pensare alla persona rappresentata).
2. Contiguità nel tempo e nello spazio: un’idea ne richiama un’altra vicina
temporalmente o spazialmente (pensare a una stanza può portarci a pensare
alle stanze adiacenti).
3. Causalità: un’idea evoca un’altra che normalmente segue la prima, in base a
una relazione di causa-effetto (vedere una ferita richiama l’idea di dolore).
Queste leggi associative spiegano come la mente costruisce connessioni tra le
esperienze, anche se tali connessioni non riflettono necessariamente un ordine
oggettivo nel mondo.
Il principio di causalità: analisi critica
Uno dei contributi più rivoluzionari di Hume riguarda la critica del principio di
causalità, ossia l’idea che tra due eventi vi sia un nesso necessario, per cui uno causa
l’altro. Secondo Hume, non possiamo percepire la necessità causale attraverso i
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David Hume (1711–1776) è stato uno dei filosofi più importanti dell’Illuminismo scozzese e una figura centrale nella filosofia empirista moderna. Nato a Edimburgo, Hume ricevette un’educazione classica all’Università di Edimburgo già all’età di dodici anni. Fin da giovane mostrò un profondo interesse per la filosofia, la storia e la letteratura. Dopo un periodo di riflessione e studio autonomo in Francia, tornò in Scozia per dedicarsi interamente alla scrittura.

Il suo primo grande lavoro, A Treatise of Human Nature ( Trattato sulla natura umana,

1739-1740), fu inizialmente accolto con indifferenza, ma col tempo divenne uno dei testi filosofici più influenti del pensiero moderno. Hume stesso, deluso dalla scarsa accoglienza, pubblicò successivamente una versione semplificata delle sue teorie in

An Enquiry Concerning Human Understanding ( Ricerca sull’intelletto umano, 1748) e

An Enquiry Concerning the Principles of Morals ( Ricerca sui principi della morale,

1751), che ebbero maggiore successo. Fu anche un importante storico: la sua History

of England godette di vasta popolarità per tutto il XVIII secolo.

Il percorso della conoscenza: impressioni e idee La teoria della conoscenza di Hume si basa sull’empirismo, secondo cui tutte le conoscenze derivano dall’esperienza. Hume distingue due tipi fondamentali di contenuti mentali: impressioni e idee. Le impressioni sono le percezioni più vivide e immediate: sensazioni, emozioni, esperienze dirette. Le idee, invece, sono copie sbiadite delle impressioni, le immagini mentali che conserviamo nella memoria o nell’immaginazione. Ad esempio, vedere un oggetto rosso rappresenta un’impressione; ricordarlo o immaginarlo successivamente costituisce un’idea. Hume afferma che non esistono idee senza una corrispondente impressione originaria: se qualcuno sostiene di avere l’idea di qualcosa mai percepito, si può ragionevolmente dubitare della validità di tale idea. Il principio di associazione Hume si chiede come avvenga il collegamento tra idee nella mente umana. A tal fine, elabora il principio di associazione , secondo cui le idee si combinano tra loro secondo tre criteri fondamentali:

  1. Somiglianza : un’idea richiama un’altra simile (ad esempio, vedere un ritratto può farci pensare alla persona rappresentata).
  2. Contiguità nel tempo e nello spazio : un’idea ne richiama un’altra vicina temporalmente o spazialmente (pensare a una stanza può portarci a pensare alle stanze adiacenti).
  3. Causalità : un’idea evoca un’altra che normalmente segue la prima, in base a una relazione di causa-effetto (vedere una ferita richiama l’idea di dolore). Queste leggi associative spiegano come la mente costruisce connessioni tra le esperienze, anche se tali connessioni non riflettono necessariamente un ordine oggettivo nel mondo. Il principio di causalità: analisi critica Uno dei contributi più rivoluzionari di Hume riguarda la critica del principio di causalità , ossia l’idea che tra due eventi vi sia un nesso necessario, per cui uno causa l’altro. Secondo Hume, non possiamo percepire la necessità causale attraverso i

sensi: possiamo solo osservare che due eventi (come il colpire una palla e il suo movimento) si susseguono regolarmente. In altre parole, ciò che chiamiamo “causa” non è altro che un’abitudine della mente, una consuetudine psicologica formata dall’osservazione ripetuta di una sequenza costante tra due fenomeni. Non è possibile giustificare logicamente, né dedurre razionalmente, la necessità di questo legame: il fatto che il sole sia sorto ogni giorno finora non garantisce logicamente che sorgerà anche domani. La causalità, quindi, non è un principio fondato sulla ragione ma su un atto di fede nell’abitudine , che si radica nella natura umana più che nella struttura del mondo. Il principio dell’uniformità della natura Collegata a questa critica è la messa in discussione del principio dell’uniformità della natura , ovvero l’idea che le leggi della natura siano costanti nel tempo e nello spazio. Questo principio è fondamentale per la scienza, poiché permette di estendere l’esperienza passata a eventi futuri o a fenomeni non direttamente osservati. Tuttavia, Hume mostra che anche questo principio non ha giustificazione razionale: non possiamo dedurre logicamente l’uniformità della natura, né possiamo dimostrarla empiricamente, perché ogni tentativo di farlo ricade in un ragionamento circolare. In ultima analisi, si tratta di un atto di fede nell’abitudine, esattamente come per la causalità.